Caldari: “Un 2009 eccellente se raffrontato alla crisi”

– Architetto, come la Banca di Credito Cooperativo di Gradara archivia il difficile anno economico appena trascorso?
”Prima di parlare di noi, vorrei ricordare che l’uscita dalla crisi, la più faticosa e grave del dopoguerra, seppur iniziata, non appare assolutamente compiuta. La crisi ha portato ad una profonda riflessione su un sistema economico che sembra ormai sganciato da ogni riferimento etico e morale, in un contesto che ne ha amplificato l’effetto.

Proprio in considerazione dei principi etici, irrinunciabili, il Papa ha fatto di recente, esplicito riferimento alle esperienze che hanno a fondamento, la solidarietà e la cooperazione, e tra queste, la cooperazione del credito. Un riconoscimento importante che dà ragione alla nostra tenacia nel perseguire un modello di banca orientata alle persone.
In questo clima, la nostra banca ha dimostrato ancora una volta, di saper svolgere un importante ruolo di promozione e di sostegno dell’economia reale, aumentando il proprio impegno verso le piccole e medie imprese e verso le famiglie”.

Quali sono i vostri indicatori economici?
“Gli impieghi nel 2009 hanno raggiunto 455 milioni di euro, con un aumento dell’3%. Ciò significa che in un’annata particolarmente difficile, la Bcc ha incrementato il finanziamento delle imprese e delle famiglie di oltre 14 milioni di euro.

La raccolta complessiva è aumentata dell’10%, attestandosi su euro 564 milioni.
L’utile risulta pari a 4 milioni di euro, in linea con l’esercizio precedente, di 4,2 milioni.
Mentre il nostro patrimonio si attesta quest’anno sui 52 milioni di euro e risulta in crescita del 7% rispetto all’anno precedente”.

Questi i numeri, ma da un punto di vista organizzativo come vi siete mossi?
“Abbiamo proseguito il nostro processo di crescita e di sviluppo, procurando vantaggi al territorio ed a questa comunità.
Durante l’anno abbiamo dedicato grande impegno al consolidamento delle nuove filiali, per offrire un servizio sempre più capillare nelle nostre aree di operatività.
Con l’apertura delle filiali di Colbordolo, dicembre 2008, che ha ampliato il territorio di competenza verso Urbino e quella di Gradara, località Fanano, che ha consolidato la nostra competenza su Gradara; migliorando il servizio in una nuova zona di espansione urbanistica, il nostro Istituto può ora contare su 18 agenzie”.

Nella crisi le banche hanno stretto il credito, la vostra?
“La cosa più importante di questo esercizio è rappresentata dal fatto che la nostra banca ha continuato ad erogare credito quando altri lo restringevano.
Ha promosso, e continua a promuovere, una serie di interventi importanti a favore dell’economia del territorio, per venire incontro ai soci ed ai clienti, in un momento di difficoltà.
Interventi che vanno dalla sospensione del pagamento delle rate mutuo, alle agevolazioni per l’accesso al credito per le piccole e medie imprese, per le famiglie; dal sostegno alle imprese per le tredicesime, all’anticipo della Cassa integrazione, agli accordi di microcredito, al vantaggio dei soci”.

Crisi, economia, qual è stato invece il vostro impegno nel sociale?
“La nostra base, è cresciuta molto significativamente, passando da 1.921 soci al 31 dicembre 2008 ai 2110 del 2009. Quindici anni fa, i soci erano 737.
Nell’attività sociale ci siamo particolarmente distinti da altri gruppi bancari, diventando un punto di riferimento importante per la comunità.
Alcune iniziative promosse: la borsa di studio “Guido Paolucci”, il concorso “Giovani Talenti”, il progetto scolastico “Crescere nella Cooperazione”, la concessione di vantaggi per gli studenti, la prevenzione della salute, la collaborazione con le Istituzioni Sanitarie, la Festa del Socio, la promozione del tempo libero, le iniziative culturali e la riscoperta di antiche memorie, hanno accresciuto e consolidato il nostro legame con il territorio.

Nel 2009 abbiamo speso oltre 640.000 euro per la promozione dell’immagine, per le iniziative sportive e di aggregazione, per le iniziative culturali, scolastiche, turistiche e del tempo libero e per la promozione sanitaria.
Vanno inoltre aggiunti altri 200.000 euro erogati in beneficenza e mutualità alle parrocchie, alle associazioni no profit, alle famiglie bisognose, per un totale di oltre 840.000 euro: un investimento a sostegno della crescita e del miglioramento sociale, culturale e morale della nostra comunità”.

Come affronterete il nuovo anno?
“E’ partito con la riorganizzazione della direzione, dovuto al pensionamento per raggiunti limiti di età del direttore generale Luigi D’Annibale. Al suo posto è stato nominato Giovanni Lisotti, già vice-direttore generale. Ha alle spalle 30 anni di esperienza maturata all’interno della BCC di Gradara. Una risorsa preziosa che permetterà al nostro Istituto di mantenere una continuità operativa, con indubbi vantaggi gestionali sia per i soci, che per i clienti ed in generale per tutti i portatori di interesse.

Lisotti verrà coadiuvato dal vice-direttore generale Giorgio Del Bianco (responsabile dell’Area Credito) e da Domenico Mancini, ex direttore della filiale di Cattolica Centro, ora responsabile dello sviluppo commerciale. Un team eccellente ed affiatato, ideale per raggiungere gli importanti obiettivi prefissati per il 2010”.




Cultura: Visitare i capolavori sotto casa

– Come nessuno è profeta in patria (pensiero di Gesù), così è anche per i capolavori sotto casa. Forse soltanto perché vicini si cerca sempre di rimandarne la visita. “Tanto ci vado domani” è il pensiero e quel domani non giunge mai. Ma insieme agli amici la visita a pochi minuti da casa diventa un’opportunità. La Banca di Credito Cooperativo di Gradara, all’interno delle visite culturali 2010, ha nel proprio cartellone piccole grandi tappe locali.
La prima si è tenuta lo scorso 6 febbraio. Tutti al Castel Sismondo di Rimini a visitare i capolavori assoluti del Museo di Boston. Titolo: “da Rembrandt a Gauguin a Picasso”. Chiude il 21 marzo. Per gli amanti: affrettarsi.

Il 18 aprile si sale ad Urbino per “passeggiare” nelle stanze del Palazzo Ducale di Urbino, uno dei monumenti più importanti al mondo. Va ricordato che Urbino è patrimonio mondiale dell’Unesco.
Ai soci della Banca di Credito Cooperativo di Gradara è riservata un’esclusiva visita guidata all’acropoli: al Palazzo Ducale, anche sede della Galleria Nazionale delle Marche e alla Cattedrale.
Si è attesi dall’architettura medievale e rinascimentale, dai paesaggi di Piero della Francesca. Si attraverseranno gli stessi vicoli e piazze calpestati da grandi artisti, pittori e architetti: Piero della Francesca, Raffaello, Paolo Uccello, Francesco di Giorgio Martini, Luciano Laurana, Bramante, Barocci.

PROGRAMMA 18 APRILE. Partenza con pullman GT dal Piazzale A. Moro di Gabicce Mare ore 15. Thè e pasticceria ore 16. Visita guidata al Palazzo Ducale e Cattedrale ore 16:30 – 17. Rientro a Gabicce Mare ore 20 circa
Ai partecipanti verrà offerto il trasferimento in pullman, la merenda, la prenotazione e la visita guidata. Quota: euro 4. Le adesioni devono pervenire entro il 30 marzo.




Scomparso Diego Maltoni, socio dal ’94

– Caro Diego,
mi ritrovo a scrivere parole che non avrei mai voluto scrivere, perché riguardano un amico con il quale ho condiviso momenti importanti della vita, tanti progetti, tante sfide, tanti risultati.
Con te abbiamo avuto la fortuna ed il privilegio di condividere 15 anni di lavoro intenso ed entusiasmante, tenace ed appassionato, come era nel tuo carattere e nel tuo speciale ingegno.
La tua competenza, la tua professionalità, si sono unite ad un tratto umano, caratterizzato dalla sensibilità, dalla simpatia, da una fine ironia.
Sei stato una risorsa importante per la Bcc di Gradara.
Ci mancherà la tua generosità, le tue idee, le tue parole, il tuo spirito indomito.
Ci mancherà il tuo modo di affrontare i problemi, la tua competenza, la tua autorevolezza, la tua prudenza, la tua razionalità.
Ci mancherai soprattutto tu.
Vorrei parlarti ancora, chiedere consigli, ascoltare pareri, condividere decisioni e successi del nostro Istituto di Credito.
Vorrei ripercorrere gli anni trascorsi insieme, ricordare come era la nostra banca 15 anni fa quando ci siamo conosciuti ed attribuire i giusti valori al lavoro svolto con umiltà e competenza. Con convinzione e con amore.

Per tutto questo la tua scomparsa ci lascia ancora di più nello sgomento.
Perdiamo non solo un collaboratore importante, un punto di riferimento prezioso, una persona dai profondi valori umani e di alto profilo morale e sociale, ma anche un grande uomo e, soprattutto, un amico.

Con profonda commozione e tanta tristezza nel cuore restiamo vicino alla tua famiglia, Giacoma, Elena, Nora e Giulio.
Ciao Diego. Il tuo ricordo sarà sempre con noi.




Il sondaggio: il 79% vuole più zone pedonali

– Sondaggio dell’Arcobaleno (maggio-settembre 2008 – Hanno risposto circa 2mila cittadini).

Domanda: “A Cattolica vorresti più zone pedonali?”. Sì-Abbastanza il 79%.
Così suddiviso:
Centro cittadino (64%)
Zona mare (68%)
Zona porto-Violina (71%)

Commercianti (il 62%)
Imprenditori (69%)
Artigiani (72%)
Sono stati consultati:
N° commercianti 140
N° Imprenditori 320
N° Artigiani 130
Totale 590, circa il 30% di chi ha risposto al sondaggio.




Palazzate di Cecco

[b]Il marpioncello[/b] – Leggiamo: “Tamanti: Noi inesperti? Sì, perché non siamo vecchi marpioni della politica!”. Nell’ammissione di essere sostanzialmente dei “dilettanti allo sbaraglio”, il Tamanti dimentica che si può essere competenti senza per forza essere vecchi marpioni della politica. Che gin gin! I vo ess tutt lor cume Mufén…

[b]Neve (1)[/b] – Leggiamo: “Qualcuno protesta, ma per la Giunta la neve è stata sconfitta”. Dambatt! Facia che ti pò ciachè li mandule…

[b]Neve (2)[/b] – Leggiamo: “Caos neve, il sindaco chiede scusa”. Os-cia che figura! Caghè sota la néva us vén sempre s-cvért…

[b]Pd (1)[/b]: Ricotta- Leggiamo: “Andrea Venturi, eletto per mettere insieme i pezzi del Pd”. Avria savè parché ma stal Venturi i l’ha badzè

[b]“Ricotta”… Pd (2)[/b]: Fritto misto – Leggiamo: “Venturi riunisce tutte le anime del Pd: tutti dentro la segreteria”. Alé, che bèla fritéda! I dis che fréta l’è bona anche ‘na ciavata…

[b]Facce [/b]- Leggiamo: “Del Prete (Arcobaleno): ‘Casa Cerri esempio di doppia faccia dell’amministrazione’”. I fa più facie lor che al garbén…

[b]Vescovo [/b]- Leggiamo: “Tamanti scivola sulla visita del vescovo”. Don Biagio us dà da fè, ma quij ormai j’è ‘ndè in bambòza…

[b]Galleggiare[/b] – Leggiamo: “Opposizioni: Tamanti? Occupato a restare a galla – La città è frastornata dall’immobilismo”. La j va d’ardos. J’è dvént cume l’arvéna ma j’arvinéd…

[b]Conferenza stampa [/b]- Leggiamo: “Tamanti contro tutti, il sindaco in trincea – ‘Si può sempre migliorare ma la mia giunta sta lavorando molto bene’”. Parole dette in conferenza stampa per illustrare i primi 6 mesi di governo. Un momento importante, ma stranamente, era solo senza nessuno degli assessori. Che gli abbiano detto: va avènti té, che ma nun uc scapa da rid?…

[b]Swap [/b]- Leggiamo: “Le banche mettono ko il Comune: persa la causa degli Swap – Costano almeno 700mila euro all’anno fino al 2023”. Os-cia che bèl ciap! Tènt i pèga i pora pataca…

[b]Teatro realtà[/b] – Politica amministrativa e teatro. Quando si dice: che coincidenze! Mentre sta sempre più divampando la polemica sul degrado della città, Giacobazzi presenta: “UNA VITA DA PAVURA”. Mentre il Palazzo viene avvelenato da polemiche sui e tra i dipendenti comunali, la Compagnia ‘E teatre Rimnes’ dà l’esatta dimensione di cosa si è ridotto il Comune oggi: “L’ARDOT DAL LINGUAZI”. Si continua con “MOSTELLARIA” di Plauto tradotta in dialetto pavanese da Guccini che racconta le astuzie dello scaltro servo Furbòn e del suo padrone Strolgo. Infine: Carlo Cecchi mette in scena l’ipocrisia nella pungente satira del “TARTUFO” di Molière. Nel Palazzo e dintorni i “tartufi” abbondano per buttarsi sul carro del vincitore. Ma al Palaz più che un car l’è sno ‘na cariola…

[b]Proteste[/b] – Leggiamo: “Per risolvere le infiltrazioni i lavori partono in primavera. I commercianti di piazza Mercato sul piede di guerra”. – “Case popolari, manutenzione dimenticata – I residenti di via Caravaggio: infiltrazioni, infissi fatiscenti”. – “Centraline vecchie, nei quartieri troppi black out”. – “S.O.S. casa protetta – I parenti degli anziani denunciano gravi insufficienze nella struttura” – “Comune senza sale, neanche in zucca – Città in ginocchio per il ghiaccio: tante lamentele dei cittadini” – “Asilo, le mamme danno l’ultimatum a Tamanti” – “Orari di lavoro, lettera a Tamanti. Dipendenti in rivolta”. Burdèll, iché us mov anche i piatt tla scafa…

[b]Buche [/b]- Leggiamo: “Cimino (Pdl): I soldi per le buche c’erano. A luglio hanno sospeso i lavori su strade e marciapiedi”. Roba da andè a masès t’un canèl ad cana da la vargogna…

[b]Asfalto [/b]- Leggiamo: “La via dura da Natale a S. Stefano – Ad un mese dai lavori l’asfalto alla rotatoria di via Allende è da rifare. Strada molto trafficata, è già piena di buche pericolose”. J’ha fatt propria un bèl lavor a regola d’arte…

[b]Sabato [/b]- Leggiamo: “Comune ‘rosso’, ma ‘sabato fascista’. Dal 1° febbraio cambia l’orario dei dipendenti di Palazzo Mancini. Lettera di protesta di una parte di lavoratori”. Uj sarà da rid sal Cumun cius al sabata. E giù mocle e acidént dla génta incazèda…

[b]Gas [/b]- Leggiamo: “Allarme intossicazione: Comune evacuato. Problemi a naso, gola e occhi per venti dipendenti. Intervento dei vigili del fuoco e dei medici dell’Ausl. Nel mirino l’antigelo della pista di ghiaccio”. Poveri comunali, non bastano le critiche, ci provano anche col gas per falcidiarli. Sotto le elezioni vengono considerati una “risorsa”… po’ i dvénta tutt canocie scuradlèdie…

[b]Cacche[/b] – Leggiamo: “La città invasa dai ‘ricordini’ dei cani: proteste dei cittadini”. Molte vie sono diventate dei veri propri cagatoi. I dis che pisté la mèrda al porta i sold… sé mal caz!…

[b]PromoComune [/b]- Leggiamo: “Negata agli albergatori la sede al Palaturismo. Cecchini (Aia): In sei mesi neppure una telefonata”. Pronto! A dicidìn nun e nu rumpì i quajun…

[b]Pagelle [/b]- Leggiamo: “Tamanti e la giunta: per ora bocciati”. Severo giudizio della stampa. Le opposizioni giuducate ben oltre la sufficienza. Roba da fè al giogh dl’uva: ognun ma chèsa sua…




Risarcimento danni per neve e buche. Cosa fare?

– Dopo l’abbondante nevicata, il ghiaccio su strade e marciapiedi che hanno causato diversi danni ai cittadini, molti chiedono come devono comportarsi per avere un risarcimento del danno subito.

Non ci sono solo i danni della neve, ma anche la caduta di rami e alberature o altro, delle buche nelle strade e dei marciapiedi sconnessi. La richiesta d’indenizzo deve essere presentata al proprietario della strada (Comune, Provincia, Regione). Queste amministrazioni sono chiamate a rispondere, a suon di risarcimento, dei danni patiti dagli utenti delle strade loro affidate in custodia, conseguenti alla cattiva custodia e manutenzione.
Come ricorda la Suprema corte (tra le tante sentenze, la n° 25243/2006 della Cassazione civile, sezione II), ai sensi dell’articolo 2051 del Codice civile, la responsabilità per danni ha natura oggettiva, cioè sulla relazione intercorrente fra la cosa dannosa e colui il quale ha l’effettivo potere su di essa.

Il cittadino danneggiato potrà indirizzare al comune del luogo ove sia avvenuto il sinistro una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno (o consegnarla all’Ufficio protocollo che rilascerà opportuna ricevuta) contenente la richiesta di risarcimento, accompagnata dalle seguenti carte: 1) congrua documentazione fotografica dei beni (esempio autovettura) danneggiati, nonché dello stato dei luoghi esistenti al momento dell’incidente; 2) preventivi e/o fatture di riparazione del bene danneggiato; 3) nel caso di lesioni personali, documentazione medica (ad esempio certificati del pronto soccorso) e attestazioni delle spese mediche sostenute.

La prescrizione per i danni da buche sul manto stradale è pari a 5 anni (come per i danni per neve), ma è opportuno spedirla presto per rendere noto il fatto. Se alle richieste di risarcimento avanzate in via stragiudiziale non verrà dato seguito, l’amministrazione potrà essere chiamata a rispondere dei danni nelle opportune sedi giudiziarie.




Addio a Maurizio Dina

– Maurizio Dina se n’è andato lo scorso primo febbraio dopo una lunga malattia; non aveva che 59 anni. Lascia la moglie Lorenza e due figli. E’ stato uno dei protagonisti dell’economia cattolichina degli ultimi decennni; prima come direttore della “Copea” e poi, nello stesso ruolo, nella bella avventura di “Cubia”, dal nulla a creare un’azienda leader nella distribuzione alimentare per bar, ristoranti, alberghi, comunità. Era anche uno dei soci della Bcc di Gradara. Il presidente Fausto Caldari, ricorda l’uomo.

Ciao Maurizio,
lo sapevo, lo sapevamo, lo sapevamo tutti da molto tempo, ma non volevamo crederci, non volevamo arrenderci.
Un uomo così forte, così generoso, così legato al suo territorio, alla sua città, ai suoi amici, non poteva andarsene così presto.
L’ha fatto in punta di piedi, senza rumore, chiuso nel suo dolore ed in quello immenso, della sua famiglia. La discrezione, la riservatezza, la modestia e quel grande senso morale che l’ha distinto in vita, l’ha accompagnato anche nel suo ultimo viaggio.

Resta il grande dolore per aver perduto un amico, e tanto rammarico, nella consapevolezza che Maurizio avrebbe potuto fare ancora tante cose, per la sua famiglia, per la sua città. Un impegno sociale che lo ha sempre distinto nella sua attività lavorativa, nei suoi rapporti con gli altri, nel tempo libero e nello sport.
Un impegno ed un senso civico e morale tanto forte ed importante, quanto riservato e discreto.

Ti ricorderò nei miei pensieri, molti ti ricorderanno.
I tuoi alti valori umani, costituiranno certamente un insegnamento prezioso per i tuoi figli, Luca e Matteo, e per tanti altri giovani di questa città. Un pensiero affettuoso per tua moglie Lorenza.
Con coraggio ed ostinazione ha sofferto, ha lottato, ti ha donato serenità ed amore; ha continuato anche nei momenti più duri, a fare progetti, a darti forza, a credere ancora nel futuro. Grazie Lorenza, non potevi fare di più.

Ciao Maurizio.
Fausto Caldari,
presidente Bcc Gradara




Quartiere degradato, Pd premiato

– Diversi commenti e riflessioni sono arrivate dai lettori sull’inchiesta del mese scorso dal titolo “E’ scontro tra periferia e centro”. Ha fatto impressione il passaggio “Il degrado dei quartieri periferici mette a rischio la coesione sociale. Molti cittadini mettono sotto accusa una gestione delle risorse che privilegia solo turismo e centro cittadino”.
Abbiamo riportato dati e voci critiche raccolte dal sondaggio dell’Arcobaleno (circa 2mila cittadini) distribuito in tutta la città.
C’è un nodo che dopo anni di un percorso sotto traccia e sottovalutazione, è venuto fuori in tutta la sua gravità: il latente contrasto tra periferia e centro. Il sostanziale abbandono dei quartieri periferici, il degrado diffuso, la carenza di servizi hanno peggiorato la situazione. Ma la cosa più grave è che questo porta una parte di cittadini ad una sorta di ostilità verso la nostra prima attività economica: il turismo.

Questo in sintesi il contenuto dell’inchiesta della Piazza di gennaio.
Di conseguenza la domanda che ci hanno fatto diversi lettori è stata sostanzialmente questa: “Come mai il partito di governo , da sempre, della città, responsabile del progressivo degrado dei quartieri, ma non solo, viene poi costantemente premiato e portato alla vittoria elettorale proprio dalla maggioranza dei cittadini di quei quartieri?”.
E’ l’ideologia? Sono le clientele? E’ il buon governo?
Ma vediamo alcuni dati.
– Il partito di maggioranza del governo cittadino (Pd) raccoglie circa il 65% dei suoi voti nei quartieri (il 12% a Torconca, il 18% alla Ventena, il 35% al Macanno). Quartieri che da soli già contano oltre il 60% del corpo elettorale cittadino. Nei seggi di quei quartieri il Pd porta a casa una media del 60% (il 63% da Torconca, il 56% dalla Ventena, il 58% dal Macanno). Nei seggi del centro e zona mare, dove si spendono più risorse, il Pd è minoranza; allora basta posizionarsi decentemente nella zona porto-Violina e Casette e il gioco è fatto. La vittoria è acquisita.

Le ultime due legislature hanno dimostrato però che la cosa non è più così scontata. Costretto a ballottaggi rischiosi, nelle ultime comunali il Pd ha ottenuto il 25% dei voti, molto ben lontano dalle percentuali bulgare dei tempi del Pci-Pds e anche Ds, e il sindaco Marco Tamanti ha vinto per soli 303 voti rappresentando appena il 30% dei cattolichini con diritto di voto.
E’ merito del buon governo? Da tempo è fatica parlare di buon governo, forse il partito cittadino vive di rendita. Del lavoro fatto nei decenni scorsi da una classe politica dirigente più capace e coraggiosa. Le critiche e proteste nei confronti delle due ultime amministrazioni sono quotidiane: degrado diffuso, servizi carenti, scarsa trasparenza amministrativa, una valanga di debiti… Inoltre si è affermato un gruppo dirigente (sindaco e assessori) le cui competenze e visione programmatica sono largamente insufficienti.

E’ forse il richiamo ideologico di appartenenza? Certamente ancora influisce il fattore ideologico-culturale. Una città da sempre orientata a sinistra ha delle difficoltà a passare in massa dall’altra parte. Nelle ultime elezioni comunali ha inciso fortemente il fattore B (Berlusconi), con una destra nel governo nazionale impresentabile sotto ogni aspetto. Questo ha ridimensionato, senza nulla togliere alla persona, le potenzialità di Cono Cimino, che rappresentava localmente il Pdl.
Le clientele? Certamente decenni di governo senza interruzioni e soprattutto fino a pochi mesi fa, l’assoluta convinzione-certezza di vincere, ha sedimentato nel tessuto sociale ed economico una quantità di interessi convergenti mediati dal partito-amministrazione. Ricordiamo che il Comune è la prima azienda cittadina che gestisce la bellezza di decine di milioni di euro ogni anno. Dunque tutto, o quasi, passa attraverso l’occhio “attento” dell’Amministrazione che ha i mezzi necessari per convincere e dissuadere. Pensiamo solo alla partita del mattone, della gestione urbanistica, licenze…

Per decenni l’opposizione non ha mai scalfito più di tanto lo strapotere di quella maggioranza. Anche perché non ha mai sfoderato personaggi che fossero credibili per l’alternanza a questa classe politica dirigente. Nelle ultime due legislature il Palazzo ha tremato perché, l’opposizione ha trovato almeno due uomini che hanno dimostrato di incarnare un’alternativa credibile e programmatica: Alessandro Bondi e Cono Cimino.

Dunque, è anche una questione di uomini, anche se pur tremando, il Palazzo si è salvato grazie all’apparato partitico e di potere.
Ma ritorniamo alla domanda iniziale dei nostri lettori: “Come mai il partito di governo, da sempre, della città, responsabile del progressivo degrado dei quartieri, viene poi costantemente premiato e portato alla vittoria elettorale proprio dalla maggioranza dei cittadini di quei quartieri?”.
C’è una battuta che circola: “Il popolo è sovrano, ma non lo sa”. Dunque, partire dal basso, dai problemi reali dei cittadini, diffidare delle alchimie partitiche, praticare la partecipazione e l’organizzazione di base ed esigere, sempre, la trasparenza e l’informazione.

di Enzo Cecchini




La lettera

– Caro direttore uno dei motivi per cui amo il tuo giornale è la libertà e le pari dignità che le sue pagine possono offrire alle libere opinioni di chiunque: un esempio che tutto il paese e molte forze politiche dovrebbero seguire.

Emblematica la seconda pagina del numero di gennaio: l’inchiesta sulla crisi e il punto di vista del dottor Gianfranco Vanzini al quale, secondo me, manca la visione esatta della condizione di vita di una parte di questo paese. Una pagina in cui si può ritrovare tutta la contraddizione di una società, divisa ed arroccata sulle proprie convinzioni che sta scivolando velocemente verso una conflittualità pericolosa.
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e il lavoro per molta gente (fortunata) è stato compagno di una vita. E’ lavoro quello dell’imprenditore, è lavoro quello del dipendente. Il primo, fino ad oggi, ha visto premiate le sue qualità con tenori di vita adeguati alla sua capacità ed alla sua voglia di crescere. E’ lavoro quello del dipendente capace, che in silenzio e nella spesso vana attesa di qualche riconoscimento, ha affiancato il suo “padrone” e comunque ha goduto di una tranquillità anche economica forse modesta ma serena.
Penso che entrambi, una volta fatto il proprio dovere fino in fondo, dovrebbero essere uguali agli occhi del paese e della “Grazia di Dio”. Estremizzando e salvando le eccezioni, l’imprenditore moderno vuole sempre più assomigliare ai vecchi caporali che decidono quotidianamente chi e quanto deve lavorare per lui, vuole evadere quello che gli pare, ma se in difficoltà, pretende l’aiuto dello Stato e poi pretende di essere un benefattore comunque. Il moderno dipendente invece molto narcisista, spesso lontano dalla realtà della propria azienda, la considera solo una fonte di reddito e vive da isolato la sua condizione della quale troppo spesso ricorda solo i diritti e non i doveri. Non può reggersi un mondo di soli imprenditori o di soli dipendenti e c’è da capire come fare a mantenere vivo questo nostro paese che demonizza ormai solo le proteste di chi lavora per poche centinaia di euro al mese tacciandole di anacronismo e strumentalizzazione.

Ma quali altri strumenti ha chi ha tagliato da tempo i messaggini, conosce poco il ristorante e non è mai andato in palestra, che ha difficoltà a pagare le bollette e l’affitto ed è un po’ stanco di sentirsi ripetere che in fondo basta fare piccoli sacrifici, quando il sacrificio è da tempo il suo pane quotidiano?
Il problema vero è il costo del lavoro, il peso delle tasse applicate su di esso. Lo Stato arriva e si prende quello che è giusto. Adesso però è ora di cominciare a vedere come vengono spesi quei soldi: è la più semplice panacea per i dolori del mondo del lavoro. In una società sempre più divisa in caste aperte, ma reali, è ora che vengano evidenziati sprechi e false meritocrazie e che a chi viene presa una parte del reddito venga poi spiegato dove finisce il frutto del proprio lavoro.

In questo il dottor Vanzini ha ragione. Però dire che per vivere meglio basta eliminare le cose che ha scritto è un po’ come dire a chi viaggia in treno di portarsi un panino ed un maglione pesante. In ogni caso bisogna ammettere che c’è più onestà in certi settori della confindustria che nei comportamenti della maggioranza dei nostri politici e soprattutto dei nostri sindacalisti incapaci di difendere il lavoro e di mettere un freno logico ai compromessi. Quando si ha, come si dice in dialetto, “e cul te bur”, il culo nel burro, è facile dire cose inesatte e vedere bicchieri mezzi pieni, ma sono inesorabilmente vuoti quei bicchieri quando i 1.200 euro decurtati dei 500 dell’affitto, e dei duecento delle bollette, ti lasciano solo 500 miseri euretti per correre a “far compere ai saldi”.
Questo il dottor Vanzini lo sa perché viene da un mondo del lavoro dove rispetto e meritocrazie sono solo utopiche affermazioni, dove donne dopo dieci anni di precariato vengono espulse senza speranze di essere riassunte e senza nemmeno l’educazione di essere informate.
Del resto anche nel suo scritto il dottore si è dimenticato dell’ultimo anello della catena come se in fondo di loro il mondo del lavoro potesse fare a meno. Di operai “Ce ne sono tanti fuori dalla porta”, vero?

di Claudio Casadei




Maurizio Benvenuti, esagerazioni con umiltà.

– “Gli scritti raccolti nel presente volume contengono affermazioni volutamente esagerate allo scopo di impedire ogni credibilità del testo”. Come può essere un libro che si presenta con questa avvertenza ed è dedicato ai bambini? Divertente è dir poco.

E’ una specie di Spoon river della toponomastica (nome proprio dei luoghi) italiana: un po’ seria e un po’ inventata dalla creatività dell’autore. Se il capolavoro di Lee Masters dà voce agli abitanti dall’America profonda con le epigrafi sulle lapidi, Maurizio Benvenuti dà un’anima ai nomi di luoghi cambiati o più semplicemente sbagliati, scrivendo una serie di lettere agli amministratori delle città (dalle grandi come Roma, alle piccole come Longiano), ai direttori dei giornali, agli editori, ai contestatori, ai direttori commerciali, alle eminenze ecclesiastiche.
Si intitola “Gentilissimo” (Belletti Editore, 302 pagine, euro 14) il volume di Benvenuti, che è direttore cartografico di Belletti Editore, l’azienda misanese specializzata in cartografia.
E andiamole a vedere queste capriole dell’intelletto.

Al sindaco di Roma, dal quale trae spunto il titolo, ci sono volute 17 pagine per raccontare un po’ di sane e piacevoli storielle che saltano di palo in frasca come la scimmietta di Tarzan nella giungla, partendo da una strada sbagliata, via Marino con “Martino”: “…che il fascio era il simbolo dell’autorità etrusca preso a prestito dai romani e poi da Mussolini… che la guerra contro la Turchia per la conquista della Libia fu finanziata dal Banco di Roma che allora era la banca del Vaticano. Che Pio XII, dopo aver taciuto sulla strage degli ebrei, aiutò a fuggire i gerarchi nazisti procurando loro i passaporti falsi…”. Storie un po’ vere ed un po’ false, che forse potrebbero stimolare per tuffarsi nei libri di storia.

E che dire di quei beffardi di fiorentini che si sono dati piazza della Passera? E a Valenzano hanno sbagliato a scrivere il paese natale di padre Pio Pietralcina al posto di Pietrelcina. Un libro che infila nell’orecchio i dubbi della ragione.