Tartufi, Mondaino è un modello

– Salve, sono Roberto Bacchini responsabile tecnico di Confagricoltura Rimini, sono stato assessore alle Attività Produttive e Agricoltura nel Comune di Mondaino dal 2004-2009 ed ho seguito sia in maniera tecnica che amministrativa la creazione dell’ “Associazione Tartufai delle piante Superiori” di Mondaino e stipulato la convenzione tra l’Associazione suddetta e l’amministrazione comunale con il Patrocinio della Provincia in riferimento legge regionale n. 20 del 25 giugno 1996: Art. 26.

1. La Regione favorisce la costituzione di associazioni locali che, particolarmente attraverso intese tra produttori o proprietari e raccoglitori, perseguano statutariamente i seguenti scopi:
a) la valorizzazione e salvaguardia del patrimonio tartuficolo locale e la promozione della corretta attività di raccolta;
b) la valorizzazione del bosco quale elemento essenziale per l’esistenza di tartufaie, nonché la razionalizzazione dei sistemi di manutenzione e di rinnovamento;
c) la promozione della gastronomia locale e delle potenzialità turistiche e commerciali legate al tartufo.
2. Con tali associazioni gli enti delegati possono stipulare convenzioni per lo svolgimento di attività volte alla realizzazione dei fini di cui al comma 1.
2.bis Gli enti delegati, al fine del mantenimento delle capacità produttive delle aree tartufigene oggetto di libera raccolta, promuovono interventi colturali di manutenzione e forme di tutela degli alberi singoli o in filare, anche avvalendosi, mediante apposita convenzione, delle associazioni dei raccoglitori.
Tutto questo perché negli ultimi anni la situazione era diventata insopportabile.

Il signor Minichiello, nonché G.E.V. dovrebbe sapere bene in quale stato era il territorio, divenuto una gruviera brulicante di talpe notturne che, più che esprimere passione e cuore verso un tesoro che i nostri territori ci offrono, sembrava un campo bombardato.
L’operazione non è stata fatta per un gruppo di privati, ma è un’associazione vera e propria che opera al fine di risanare e recuperare questi territori ormai esausti.
Da tre anni si sta operando in tale maniera e si sono piantumate in terreni comunali ben identificati ed analizzati più di 400 piante tra carpini, quercee e noccioli micorizzate e certificate, acquistate con il contributo della Provincia; questo grazie al lavoro anche manuale dell’Associazione che opera non come gli amici della domenica, ma conosce ogni angolo della propria terra e vuole ripristinare ciò che è stato in parte devastato.
Vorrei invitare il signor Minichiello a riflettere e magari a comprendere meglio il nome che ha messo alla propria associazione perchè “libertà” è anche segno di buona educazione quindi non serve a niente denigrare o minacciare, anzi sarebbe meglio collaborare e prendere come esempio ciò che è stato fatto a Mondaino, anche perché una volta che il tesoro tornerà ai vecchi splendori, si potrà forse ritornare a cercar tartufi liberamente.
Da buon capo Scout, concludo e dedico al signor Minichiello e a tutti i tartiufai, il motto per eccellenza di Baden Powell: “Lascia il mondo un po’ migliore di come lo hai trovato”.

Bacchini p.a.Roberto




Teatro Rosaspina, dialetto e musica

Le serate dialettali.
16 gennaio – “La galoina dagl’ovi d’or” della compagnia di Viserba “Gli altri siamo noi”.
23 gennaio – “Ognuna ma chesa sua” di “La belariaesa” di Bellaria.
30 gennaio – “Per gnint un fa gnint nissun” dei “Mej ch ne gnint” di Bellariva.
6 febbraio – “Stati interessanti andem a let ch’le ora” dei “Dè bòsch” di Gamebettola”.

Serate teatrali
Si inizia il 17 gennaio alle 19 con “Il dolce non lo mangi mai”.
31 gennaio, ore 18 – “Dewey dell”.
I concerti
24 gennaio , ore 17 – “I furiosi” in “Il ciocco”.

Piccolo teatro all’italiana, risale agli inizia dell’800. E’ intitolato a Francesco Rosaspina (Montescudo 1762 – Bologna 1842), incisore di livello altissimo. E primo titolare della cattedra di incisione all’Università di Bologna.




‘Non metto in soggezione i corianesi’

L’INTERVISTA

– Per la politica non solo corianese è un piccolo record: da quattro legislature il sindaco è donna. E radio politica del Pd afferma che ci sono buone probabilità che il candidato del centrosinistra tra quattro anni e mezzo possa essere un’altra signora. Altro primato.
Maria Luigina Matricardi porta con sé anche un altro bel simbolo: è il primo sindaco figlio di immigrati. La sua famiglia, come tantissimi corianesi (si parla del 30%), giunge da Ascoli. Bancaria, sposata, due figli (Alessandro, 25 anni e Giulia, 19), la Matricardi prima di succedere a Ivonne Crescentini faceva parte della sua giunta. Il suo percorso politico inizia non appena diventa maggiorenne, iscrivendosi al Pci; da allora ne ha seguito destini e vicissitudini. Di Ospedaletto, le sue passioni sono la lettura e le camminate.
Qual è il peccato più frequente in politica?
“Le promesse facili, che presto si scoprono. Ad esempio, a livello nazionale si stanno dicendo cose non vere. E’ stata tolta l’Ici (Imposta comunale sugli immobili) con grandi proclami verso i cittadini invece va a pesare sui bilanci dei comuni. Tagliare l’Ici significa tagliare parte dei servizi che giungono proprio dai comuni. Ad esempio, noi avevamo preventivato di iniziare i lavori di arredo urbano ad Ospedaletto, ma causa i tagli lo abbiamo rimandato. Abbiamo ridotto l’apertura della biblioteca”.
Spesso le necessità del cittadino sono negate dalle rigide regole, che cosa si prova?
“Frustrazione. A volte la macchina pubblica ha proprio delle regole assurde e difficili da spiegare al cittadino. Soprattutto quelle norme in campo urbanistico che non riescono a risolvere il problema casa”.
L’inceneritore per Coriano è una fonte di reddito, quanto percepite l’anno?
“Noi riceviamo circa 5 euro a tonnellata. Ora c’è una sola linea in funzione, così gli introiti sono diminuiti. Però per noi l’inceneritore rappresenta più rogne che vantaggi. D’altro canto per il fatto di averlo in casa si ha che la popolazione è molto sensibile al problema rifiuti e raccolta differenziata. Siamo stati il primo comune della provincia di Rimini a differenziare oltre il 50 per cento dei rifiuti”.
Di questi quasi sei anni di amministrazione, di cosa è particolarmente orgogliosa?
“Dell’apertura del teatro. Di avere cercato di dare un arredo urbano a tutte le nostre frazioni e della nostra rete di servizi per le persone con handicap e bisognose”.
Il rammarico?
“E’ un’opera pubblica che non faremo neppure in questi cinque anni di governo: la piscina presso il nostro centro sportivo”.
Come vorrebbe essere ricordata dai corianesi?
“Che siamo riusciti a fare delle buone opere nonostante i momenti economici difficili”.
La cosa che più la contraria della politica?
“Vedere persone che usano la politica per il proprio bene. E poi tanti politici sono lontani dalla gente”.
Tra i politici in circolazione che le piace?
“Bersani e Errani”.
L’Italia è il paese più iniquo dell’Occidente dopo gli Stati Uniti, però nessuno più solleva la questione, che cosa rappresenta per lei?
“Significa dare servizi e dignità a chi ha meno”.
Una delle ingiustizie comunali è il Prg (Piano regolatore generale) spesso regole nelle mani degli speculatori, che dice?
“Le regole servono per preservare il territorio, per limitarne il consumo. Cosa che il cittadino non sempre capisce; li considera dei vincoli ed è costretto ad allontanare i figli perché non gli viene concesso il cosiddetto lotto per il figlio accanto casa, soprattutto in campagna”.
In casa corrono mai delle battute sul suo ruolo?
“Non mi dicono dai non fare il sindaco, ma di passare più tempo a casa sì. A me piace cucinare; dunque i miei familiari sanno che li tratto bene. Lasagne e tagliatelle i miei piatti”.
Come si vede tra cinque anni?
“A livello comunale no, neppure se cambiasse la legge sul secondo mandato”.
Ricevuto battutine sul ruolo che ricopre?
“No. Li avevano consumati già tutti con Ivonne Crescentini”.
Il complimento più bello?
“Che sto in mezzo ai corianesi e che non metto loro soggezione”.




‘Niente cemento sul vecchio campo sportivo’

– Il Comitato Cittadino Coriano Capoluogo ribadisce il suo no, ripetuto, motivato e documentato già nel 2007 da una petizione popolare, alla volontà espressa dall´amministrazione comunale di cementificare l´area pubblica del vecchio campo sportivo di Coriano.
Dice il Comitato: “Costruito nel lontano 1939, la mura di sostegno sta cedendo giorno dopo giorno, in seguito allo stato di abbandono in cui è stata lasciata negli ultimi anni. La pioggia, la neve, le gelate e forse anche l´intervento improprio come l´aratura del terreno, non hanno fatto altro che accelerare una situazione di degrado creando nel contempo uno stato di pericolo e disagio alla viabilità e alle attività commerciali della zona”.
“Nonostante le promesse elettorali – continua il comitato – dove il Sindaco a più riprese aveva sottolineato che nessuna decisione sarebbe mai stata presa senza aver prima pubblicamente consultato i cittadini, ci apprestiamo ad assistere all´ennesimo comportamento irrispettoso e arrogante di gestire la cosa pubblica”.




L’AUGURIO DI UN 2010 DI SUCCESSI

ADRIA LEGNO SERVICE – Morciano; AGENZIA VIAGGI ADRIA EXPRESS – Cattolica; AGENZIA VIAGGI PRIMO SOLE – Riccione; AZIENDA VINICOLA TORRE DEL POGGIO – Saludecio-San Giovanni; ANTONELLI OPERE LATTONERIA – Misano; ARTISTICA MARMI – San Giovanni; AGRI STORE F.LLI CECCARONI – Sant’Andrea in Casale (San Clemente); AZ ARREDAMENTI – San Clemente; AERADRIA – Rimini; ABITA PARQUET – Riccione; API della provincia di Rimini; ASSOCIAZIONE PRAELUDIUM – Montefiore Conca; ARREDO 3 – Cattolica; AZETA INFISSI – San Giovanni.

BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI GRADARA – Gradara; BANCA POPOLARE VALCONCA – Morciano; BENEDETTI ARREDA – San Clemente-Cattolica; BLINFORT – San Giovanni; BANCA CARIM – Rimini; BENESSE PARRUCCHIERI – Morciano; BLUWATER – Morciano; BAGNESI MATERIALI EDILI – Cattolica; BACCHINI ADRIANO – Misano; BANCA COMMERCIALE SAMMARINESE – San Marino; BANCA DI RIMINI; BLU NAUTILUS – Rimini; BAR CELLA – Misano.

CARTOLERIA EDICOLA ANTONELLI – Cattolica; CARTOLIBRERIA EDICOLA BINDA – Cattolica; CASA DELLA PASTA FRESCA – Cattolica; CENTRO ELIO COPY FAX – Cattolica; COMECA – Morciano; COMUNE DI SALUDECIO; CONAD RIO AGINA SUPERMERCATO – Misano; COOPERATIVA EDILE MISANESE – Misano; COMUNE DI SAN GIOVANNI IN MARIGNANO; CENTRO DELLA CERAMICA – San Giovanni; C.N.A. della provincia di Rimini; CAFFE’ PASCUCCI TORREFAZIONE – Monte Cerignone; CONFESERCENTI – Provincia di Rimini; CAMERA DI COMMERCIO – Rimini; CONFARTIGIANATO Provincia di Rimini; CONAD MARGHERITA DI TOLMINO PAOLUCCI – Misano; COMUNE DI RIMINI ASSESSORATO CULTURA; COOPERATIVA ARTIGIANA MURATORI – Gabicce Mare-San Giovanni; CARROZZERIA BORELLI – Gabicce Mare; CONAD VALCONCA – Morciano; CRAI MARKET – Croce di Monte Colombo; CONTI ORAZIO – Morciano; CEM INDUSTRIES – Tavullia; CAFFE’ DIEMME; COALIZIONE ARCOBALENO – Cattolica; CAFFE’ SEGAFREDO; CONTI DI BUSCARETO VINI & CO. – Ostra; CONSORZIO IMPRESE VALCONCA – Cattolica.

DEBAR – San Giovanni; DAMIANI TRASPORTI – Misano; DEL CONCA CALCIO – Morciano.

EUSEBI MOBILI – Mondaino; EDIL SERVICE – Cattolica; EDILTAVOLLO – Gradara – Fratte di Sassofeltrio; ELETTROMECCANICA MUCCIOLI MARCO – Misano; EDIL MARIGNANO – San Giovanni; ECOSOLUTIONS – Cattolica; EDIL PASINI – Morciano; ECONATURA – Morciano; ENRICO BASTIANELLI – Gabicce Mare; EDIL GARUFFI – Morciano; EUROPIROTECNICA – Saludecio.

F.LLI DEL MAGNO IPERSISA – Morciano; FIORINI – Cattolica; F.LLI BALACCHI RECINZIONE – Coriano; FINTERZIARIO – Rimini; FATTORIA POGGIO SAN MARTINO – San Giovanni; FLOWER – Montefiore; F.LLI BALDINI – Morciano; F.LLI RAVAIOLI & FIGLI AUTO – Morciano.

GARAGE INTERNAZIONALE – Cattolica; GIFAR GROUP – Rimini; GAMBINI CALZATURE – Morciano; GARDENS PIZZERIA – Morciano; GESSIFICIO PRIOLI – Fratte di Sassofeltrio; GIOIELLERIA EMILIO LEARDINI – Cattolica.

ISOLCASA – San Giovanni; IDROTERMICA OLIVIERO DE ANGELI – Misano; IDRAULICA MARIGNANESE – San Giovanni; IFI ARREDI BAR – Tavullia; IL CUSTODE DEGLI ANTICHI SAPORI – Morciano; IL GIARDINO DI MADAME JULI – Morciano; IL FARO GASTRONOMIA – Morciano-Gabicce Mare; IMMOBILIARE PICCIONI – Misano; IL PANE DI VILLA – Misano; IACCHETTI-SABATTINI – Misano.

LEGATORIA F.LLI LUCARELLI – Morciano; LA LUCENTEZZA – Rimini-Ravenna; LA BULLONERIA PESARO – Chiusa di Ginestreto; LEGACOOP della Provincia di Rimini; LA PIEVE POLIGRAFICA EDITORE – Villa Verucchio; LA TUA MISANO – Gruppo consigliare Misano; L’OSTERIA VECIA – Misano; LIVIMPIANTI – Misano; LAGO DI MONTECOLOMBO; LA PIAZZETTA – Morciano; LET’S RELAX – Saludecio; LA MADIA – Morciano; LA CONCHIGLIA FIORITA – Morciano; LA GIUNCHIGLIA – Tavoleto-San Clemente.

MAGAZZINI GENERALI DEL MOBILE – Cerasolo Ausa; MAGNANI BRUNO – Morciano; MO.FA. TESSUTI – Morciano; M.S. PLAST – Cattolica; MO.CA. – Coriano; MONTANARI TENDE – San Clemente; MALPASSI MAURIZIO – Cattolica; MERLI AUTOSERVIZI – Rimini; MI VIDA GELATERIA CREPERIA – Morciano; METALSEDIE – Cattolica; MARCAR – Rimini; MAGAZZINI ROSSI – San Clemente; MERCATO COPERTO – Cattolica; MUCCINI GIOIELLERIA – Gabicce Mare; MIR ARREDO – Gabicce Mare.

NUOVO CENTRO COMMERCIALE DEL MARE – Misano: NIC ITALIA – Riccione.

OTTICA SANTA LUCIA – San Giovanni-Fossombrone; OTTICA POLVERELLI – Morciano; OTTICA BIONDI – Morciano-Macerata Feltria; OREFICERIA BIANCHI – Morciano; OSTERIA DA MENGHI – Monte Colombo; OFFICINA PAZZAGLINI – San Giovanni; OFFICINA FOTOGRAFICA TAMBURINI – Morciano; ORIZZONTE COMPLEMENTI D’ARREDO – Misano; OTTICA SANCHINI – Cattolica.

PASTICCERIA BAR GHIGI LUIGI – Morciano; PASTICCERIA GARDEN – Morciano; PLASTIMAR – Misano; PORTOVERDE S.p.A. – Misano; PIER STORE – Morciano-Bellaria; PANETTERIA PASTICCERIA GUDENZONI & MANCINI – Morciano; PROPOSTE IMMOBILIARI – Misano; PROVINCIA DI RIMINI ASSESSORATO AMBIENTE – Rimini; PRO LOCO MONTESCUDO; PIZZERIA DEL GALLO – Cattolica; PROGETTAZIONE D’ARREDO – Morciano; PAOLUCCI WEB MARKETING – Riccione; MASIMO PIRONI SINDACO – Riccione.

QUEEN VILLAGE – Cattolica.

RIMINI FIERA – Rimini; RIGHI – Rimini; RISTORANTE LA BRISA – Misano; ROMA CAFFE’ – Misano; ROTTAM ITTICA – San Giovanni; RISTORANTE IL BORGO – Morciano; RICCIONESE TENDAGGI – Riccione; LISTA CIVICA RINNOVA GABICCE; RISTORANTE I DUE FRATELLI – Misano.

STEELMOBIL – San Giovanni; STUDIO IMMAGINE FOTO & VIDEO – Cattolica-Morciano; S.G. GUIDI STEFANO – Montefiore; STACCOLI – Trebbio di Montegridolfo; STUDIO CEDAM – Morciano; STEFANINI AUTO – San Giovanni; STUDIO COMMERCIALE RAG. TORTURO GIUSEPPE – Morciano; STUDIO EMMECI – Morciano; SPAGNOLI ASCENSORI – Riccione; STUDIO IMMAGINE SERIGRAFIA – Saludecio; SPAGNOLI ASCENSORI – Riccione; SOCIETA’ GAS RIMINI; SPINNAKER LO SPORT – Cattolica.

TAPPEZZERIA F.LLI ANGELINI – Morciano; TOP SUN – Morciano; THE PEN SHOP CIMINO – Cattolica; TECNOMARBLE – San Clemente; TASINI GOMME – Morciano; TECNOACQUE – Misano; TERMOSANITARIA BIANCHI RODOLFO – Misano; TOSI REDEO – Monte Colombo; TAN SPORT – Rimini-San Giovanni.

VENTURINI FRANCESCO – Cattolica; VIDEO TAPE – Morciano; VENTIL SYSTEM – San Giovanni; VOLONTARIMINI della Provincia di Rimini; VIBROCEMENTI – Riccione; VIDEO & FOTO – Gabicce Mare.

www.CATTOLICA.INFO – Cattolica; WYSIWYG – Misano.

“la Piazza della Provincia”, mensile della provincia di Rimini, conta circa 25.000 lettori

UNA PUBBLICITA’ CHE VALE




Pletone, l’altro tesoro di Sigismondo Malatesta

CULTURA

di Silvio Di Giovanni

E’ custodito in uno dei sarcofagi esterni del Tempio Malatestiano. Pletone, uno degli uomini più prodigiosi del XV secolo, fu propugnatore, purtroppo inascoltato, di una riforma e di un ripensamento nella gestione del potere con le implicazioni politiche e sociali cui esercitavano i vari potentati religiosi del suo tempo: Giudaici, Cristiani ed Islamici

– Ho letto con vivo interesse il bellissimo volume dello scrittore e storico dell’arte Pier Giorgio Pasini dal titolo “Il tesoro di Sigismondo” e per sottotitolo “e le medaglie di Matteo de’ Pasti”, che la Banca Popolare Valconca, nella sua encomiabile iniziativa, ha recentemente dato in omaggio come strenna natalizia 2009.
Da amante dell’Arte e della Storia non posso che trovarmi d’accordo con la esposizione circa i veri tesori di Sigismondo: sia nella bellezza del Castello di Rimini che del Tempio Malatestiano e sia nelle Medaglie coniate da Matteo De’ Pasti e da altri artisti incisori del tempo, così come bene ed egregiamente illustrato nel volume con una nutrita esposizione di stampa di quei ritrovamenti dalla pregevole forma ed incisione.
Se mi è permesso, parlando di “tesoro”, vorrei aggiungere una mia idea sull’altro grande tesoro lasciatoci da Sigismondo.
Sappiamo che fu grande mecenate di artisti e letterati e letterato lui stesso, oltre che grande conoscitore dell’antichità e, così ricordiamo la sua Isotta, colta e paziente poetessa ben degna delle elegie del “Liber Isottaeus”.
Così pure sappiamo della sua decadenza, quale signore dei nostri luoghi dal 1462, anche per l’opera calunniatrice del Piccolomini, fortemente interessato a ridurgli le sue terre per la ben nota bramosia di potere dell’allora Chiesa di Roma, non meno che per l’opera militare delle armate, patrocinate dalla stessa Chiesa con il Legato Pontificio presso l’esercito, il Cardinal di Teano ed il conte Federico da Montefeltro cui, il tradimento dei montefioresi che aprirono le porte al nemico, gli valse la conquista del Castello con la cattura del giovane ventenne Giovanni, che era a capo della guarnigione dei difensori, quale figlio del Gismondo; dopo che erano già caduti Mondavio, Fano, Mondaino e le altre terre del vicariato (vedasi, Filippo Ugolini in: “Storia dei Conti e Duchi di Urbino”, Firenze 1859).
Sappiamo dell’ultima impresa di Sigismondo in Morea contro i Turchi nel 1464-66, con la quale, al servizio della Repubblica di Venezia, cercò inutilmente di poter trarre aiuti, speranza e gloria.
Ma, ciò che a me preme evidenziare, è che a lui non sia sfuggita l’importanza della personalità di quel grande filosofo bizantino, morto circa nel 1450 nella terra di Mistrà (l’antica Sparta), umanista e riformatore (che aveva trasformato e direi ampliato, il proprio cognome di Gemisto in quello di Pletone, che sono entrambi di analogo significato, “pieno”, nella lingua greca).
Pletone venne in Italia nel 1438, all’età di 83 anni, al seguito e quale consigliere dell’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo, alla cui corte partecipò al Concilio di Ferrara, poi trasferito l’anno dopo a Firenze ove, ci ricorda Marsilio Ficino, ispirò nella cultura la conoscenza della lingua greca ed il “ritorno” di Platone, spingendo Cosimo de’ Medici a fondare l’“Accademia Platonica Fiorentina”.
Si può pensare che la presenza di Gemisto al Concilio, per il contributo e l’interesse che le sue idee suscitarono in Italia (così come ebbe ad ispirare lo stesso letterato Leonardo Bruni, che era il cancelliere della Repubblica Fiorentina, quindi un importante uomo politico del suo tempo), non sia sfuggita a Sigismondo?
Sappiamo dell’importanza che ebbe l’opera di Giorgio Gemisto Pletone, uno degli uomini più prodigiosi del XV secolo, quale propugnatore, purtroppo inascoltato, di una riforma e di un ripensamento nella gestione del potere con le implicazioni politiche e sociali cui esercitavano i vari potentati religiosi del suo tempo: Giudaici, Cristiani ed Islamici.
E ciò alfine di non continuare nel futuro a provocare le grandi destabilizzazioni, che poi sono puntualmente avvenute, di cui la storia è piena e traboccante ed ovviamente sappiamo anche dei nemici che lo aggredirono, a cominciare dal patriarca Scolario che fece distruggere un suo componimento sulle Leggi dopo averlo accusato di pesanti ed inesistenti reati e di come il Trebisonda si scagliò contro un altro dei suoi libri.
Ecco, noi vediamo Sigismondo che, prima del suo ritorno dalla Morea nel Peloponneso, va a cercare questo grande personaggio e, quando apprende che è già morto, conoscendo la sua statura, compie un gesto, io direi un grande gesto, anche se solo di valore simbolico.
Prende le ossa di Gemisto e le porta a Rimini ove le dà sepoltura nello stesso suo Tempio (che immortalerà la sua gloria e quella dell’Alberti), ove sarà poi sepolto lui stesso e la sua Isotta.
Ma quale è il significato da cogliere in questo suo gesto per i posteri? Cosa si è prefisso e cosa ha capito Sigismondo (che sicuramente era assalito dalla preoccupazione della posterità), dell’importanza e del valore di questo filosofo bizantino?
Ecco, io penso sarebbe utile riscoprire questo personaggio il cui messaggio era un pensiero ed insegnamento che informava all’ideale di un vivere comunitario in una spiritualità basata sui principi della sapienza greca. Ha qualcosa ancora da dirci questo pensiero?
Può essere colto il gesto di inumazione delle spoglie mortali di Gemisto nel Tempio, da parte del condottiero-umanista Sigismondo, come il voler costituire, a futura memoria, un bene dall’indubbio valore culturale, quale uno dei “tesori” lasciatici da Sigismondo?

P.S.: dedico questa mia idea alla memoria dell’amico Attilio Talacchi, scomparso il 21 ottobre scorso, col quale, nei nostri conciliaboli culturali a due, era sovente presente il personaggio di Gemisto Pletone cui “Tilìn” si sentiva particolarmente attratto dal suo messaggio.




Parrocchia dei Salesiani, quante belle menti sfornate dal ’42 all’82

Dalle sue classi sono usciti ragazzi che hanno poi fatto la piccola grande storia di Rimini. Qualche nome: Giuliano Ioni (presidente della Carim), Paolo Barlini (Fisico), Serena Bonini (preside all’Einstein), Andrea Casadei (commercialista), Alberto Maria Cingolani (contrammiraglio), Federico Compatangelo (avvocato), Umberto Farneti (segretario comunale), Enrico Santini (insegnante nonché grande vignaiolo), Giuliano Masini (avvocato), Fabio Zavatta (preside al Giulio Cesare), Romeo Morri (ministro a San Marino), Claudio Costantini (giornalista).
Alle spalle due anni di lavoro, uno spaccato di storia riminese, il libro è uno spasso: i direttori dell’opera salesiana, l’oratorio, lo sport, la scuola, le feste, il teatro, gli spettacoli e anche la politica.
Dopo una maestosa accoglienza di don Bosco da parte dei riminesi avvenuta nel 1882, i salesiani fanno il loro ingresso nella storia di Rimini nel 1919, quando don Antonio Gavinelli prende possesso della chiesa di marina, la “cisa nova”, la chiesa nuova. Aveva il compito di servire i primi bagnanti ed i pochissimi abitanti di un quartiere periferico che quando dovevano andare in centro dicevano: “Andiamo in città” (ed è così ancora oggi).
Mano mano che la marina si popola il ruolo e peso dei salesiani cresce. Attraverso la fede e la chiesa diventa un centro di aggregazione sociale straordinario. Nel massimo splendore operano una quindicina di religiosi; oggi sono tre. E la loro scuola media accoglie oltre 200 ragazzi; le domande forse erano il doppio. La crisi della scuola, inizia negli anni ’70: “Dietro l’insuccesso della scuola c’è tutta la crisi che investe gli oratori”. Ora resta la parrocchia e una bella storia da leggere, per poi riflettere. Manlio Masini è cresciuto tra i salesiani. Tra i maggiori storici locali, direttore di “Ariminum”, ha pubblicato molti libri.




Tettamanzi, difesa di un arcivescovo

– Sarebbe penoso e triste parlare di un giovinastro uscito di senno che ricorre alla violenza contro il premier, ossia contro un uomo male protetto, di cui centinaia di migliaia di giovani, collegatisi in Internet, avevano pacificamente chiesto le dimissioni a Piazza San Giovanni. E ancora più disgustoso sarebbe parlare dei giornalisti antiberlusconiani additati quali mandanti di quel gesto esecrabile, con il rischio di altre ignobili aggressioni a loro danno.
Preferiamo affrontare il cono d’ombra che la Lega di Bossi sta facendo calare su menti e cuori dell’Italia padana in odio agli immigrati. What a pity!, direbbero gli inglesi: peccato, perché a suo tempo la Lega aveva cominciato bene (separatismo del prof. Miglio a parte), abbracciando il sacrosanto principio democratico dell’autogoverno e del federalismo.
La Lega si è ubriacata a causa del successo ottenuto alle elezioni del 2008 spargendo a piene mani il veleno della paura dell’immigrato, ed ora sembra decisa a cavalcare fino in fondo questa tigre.
Alla vigilia di Sant’Ambrogio il suo giornale ha sferrato all’arcivescovo di Milano, cardinale Tettamanzi, un ignobile attacco, titolando a tutta pagina Onorevole Tettamanzi, ed aggiungendo l’interrogativo Cardinale o imam? Tutto questo perché quel cristiano pastore aveva auspicato l’apertura di nuove moschee, ed aveva criticato la raffica degli sgomberi che ha messo sulla strada 250 rom di un accampamento abusivo. Che cosa vuol dire quell’onorevole? Che Tettamanzi fa politica contro la Lega, e contro i buoni rapporti da questa allacciati con il segretario di Stato Bertone? Purtroppo sì, e l’arroganza xenofoba di Bossi si traduce nella speranza di poter dettar legge alla Santa Sede, sfruttando l’involuzione integralista di questa. Come se il Vaticano potesse spingere la propria involuzione fino a calpestare i fondamentali precetti di carità del Vangelo, che valgono nei confronti di tutti, immigrati compresi. Di qui la condanna della Lega da parte dell’on. Casini: «Si difende il crocifisso e poi lo si spacca sulla testa di un immigrato».
La Lega si sente forte come non mai, tanto da poter attaccare un arcivescovo, come faceva un giorno Bossi che si scagliava contro i «vescovoni» e dichiarava (vedi “Corriere della Sera” del 26 agosto 2009): «Il Vaticano è il vero nemico che le camicie verdi affogheranno nel water della storia».
Che cosa contrappone la Lega al cristianesimo umanitario? La «tradizione». Ma la sua tradizione è quella delle crociate medievali, e poi quella della Controriforma di Carlo Borromeo, tanto santo quanto inflessibile inquisitore. Alla solidarietà con i dannati della terra predicata da Tettamanzi viene così contrapposto il peggiore cattolicesimo della storia, quello dell’inquisitore Paolo IV Carafa, creatore nel 1558 del primo Indice dei libri proibiti, istituito per sua volontà dalla Congregazione romana del Sant’Uffizio, e quello dell’altro grande inquisitore, il domenicano Pio V Ghislieri.
Per paura di essere scavalcato dalla Lega, il Popolo delle libertà lascia fare. Anzi, adotta anch’esso toni da crociata. Il suo assessore al Turismo nella Regione Lombardia, Pier Gianni Prosperini, ama presentarsi in Telelombardia quale «Baluardo della cristianità, Flagello dei Centri sociali, Condottiero del Nord». Ma tutti i salmi finiscono in gloria. L’assessore Prosperini è stato arrestato con l’accusa di avere intascato 230.000 euro in cambio di un appalto da sette milioni di euro per promuovere il turismo lombardo su alcune emittenti televisive private. Il governatore della Regione lombarda, Roberto Formigoni, esponente di Comunione e Liberazione e assiduo frequentatore dell’annuale meeting di Rimini, attacca i giudici e giura sull’innocenza del suo assessore.
Dal canto suo, il coordinatore lombardo del Pdl, Guido Podestà, parla di «giustizia a orologeria» in funzione delle prossime elezioni regionali. Siamo alle solite: toghe rosse, partito dei giudici ecc. ecc. Sembra di essere tornati indietro di diciassette anni, ovvero alla stagione di Mani Pulite del 1992. Con la differenza che allora erano i craxiani a lanciare le suddette accuse, oggi lo fanno i berlusconiani, loro eredi.
Ma la storia non finisce qui. La Regione lombarda, di cui Formigoni mena vanto, paga senza battere ciglio prestazioni che risultano costosissime sulla cartella clinica, ma sono ben più modeste nella realtà. Ciò è accaduto nelle cliniche San Raffaele, san Pio X, san Siro. Nella San Carlo in tutte le ernie ci sono, guarda un po’, complicanze, che ne alzano il costo! Il lettore ricorda certamente gli interventi chirurgici (tra cui delle amputazioni!) non necessari praticati nella Santa Rita: ebbene, quest’ultima ha già restituito la bellezza di 14 milioni di euro. Tutto denaro dei contribuenti che finiva e finisce nelle tasche dei furbi. Appropriazioni indebite «a orologeria»?
Ma se Milano piange, Venezia non ride. Su proposta del ministro dell’Interno, il leghista Maroni, il Consiglio dei ministri ha infatti rimosso il prefetto di Venezia, Michele Lepri Gallerano, a soli 4 mesi e 7 giorni dal suo insediamento. Lepri Gallerano era colpevole di non essersi opposto al trasloco della comunità dei sinti dall’accampamento di via Vallenari nel nuovo villaggio voluto dal sindaco Cacciari.
Contro tale decisione si erano espressi sia lo stesso governatore della Regione, il berlusconiano Galan, sia il sindaco Cacciari, che aveva tentato di fermare la decisione telefonando al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
E’ in corso purtroppo tutta una campagna contro i “diversi” che non soltanto è incivile, barbara e anticristiana, ma è anche incurante del fatto che proprio grazie agli immigrati e alle immigrate stanno in piedi migliaia di imprese e di famiglie.

di Alessandro Roveri
Libero docente
dell’Università di Roma




Crisi, iniziata la lentissima ripresa

L’INCHIESTA

di Matteo Marini

– Mentre gli esperti si domandano che cosa è successo all’economia mondiale degli ultimi due anni, sembra che si stia uscendo dalla crisi a passi brevi e lentissimi. Il termometro dell’avanti piano viene dato dagli scarti della produzione industriale: ne è aumentata la raccolta. E anche il più importante terzista metalmeccanico d’Italia (serve una mezza dozzina di multinazionali segnala lievi ordinativi.
Si è appena chiuso l’annus horribilis per l’economia, in generale, e per il Riminese in particolare. Ma un altro se ne apre e non è detto che sia tanto meglio del precedente, soprattutto per quelli che questa crisi l’hanno pagata più salata degli altri: i lavoratori dipendenti e i precari. In sottofondo alla parola magica, ripresa, c’è infatti il ritornello che conosciamo tutti molto bene: cassa integrazione, ristrutturazione, debito.
I dati forniti a inizio anno dall’Inps testimoniano come l’uso della Cassa integrazione sia, nel 2009, quadruplicato in Italia rispetto all’anno precedente, passando da 223 milioni di ore a oltre 900 milioni. Le cifre che riguardano la provincia di Rimini sono addirittura superiori al dato nazionale. Secondo le stime diffuse dalla Cgil, nei primi nove mesi dell’anno sono state autorizzate 2.110.000 ore totali di cassa integrazione (dati che comprendono la ordinaria, la straordinaria, la cassa edilizia e la cassa integrazione in deroga, misura eccezionale messa a disposizione dal Governo), un aumento del 602% rispetto allo stesso periodo del 2008, molto superiore al dato nazionale che viaggia attorno al 300%.
Il ricorso a questo tipo di ammortizzatore sociale, solo nell’ultimo trimestre 2009, ha conosciuto un rallentamento ma le previsioni per il 2010 appaiono nere. Se è vero che la crisi è in fase di riassorbimento, gli strascichi per i lavoratori si allungheranno per tutto quest’anno e forse per altri ancora.
Le aziende, messe in ginocchio, hanno intrapreso o intraprenderanno nei prossimi mesi forti interventi di ristrutturazione, tagliando costi e personale. Tanti dipendenti perderanno il posto, in aggiunta a quelli che già sono rimasti a casa.
Il totale della forza lavoro interessata dalla crisi nei primi tre trimestri 2009, nella provincia, è di 7.000 unità (fonte Cgil e Ufficio del lavoro di Rimini) circa l’8% della forza lavoro. Una percentuale comunque sottostimata, secondo la stessa Cgil, perché non include tutti quei lavoratori senza tutela o con contratto in scadenza e non rinnovato. Stesso discorso per chi ha perso il posto. Sono 1.212 gli iscritti alle liste di mobilità, 672 in più rispetto all’anno precedente.
“La stagione turistica ha funzionato da ammortizzatore sociale – spiega Graziano Urbinati, della Cgil Rimini – e in qualche modo ha limitato i danni. Dopo l’estate però i problemi si ripresentano e l’anno che viene sarà un periodo molto difficile. Finiti i soldi per la cassa integrazione le aziende dovranno ristrutturare, ci saranno tagli a molti posti di lavoro e quelli che avranno la fortuna di non perderlo dovranno adattarsi”. Il rischio è quello di un utilizzo improprio della forza lavoro: “In un contesto come questo i dipendenti sono spesso chiamati a lavorare di più e magari con mansioni per le quali non hanno le necessarie competenze. A quel punto si diventa ricattabili perché è facile rimpiazzare, mentre trovare un nuovo impiego non lo è. Le aziende tendono a fare questo per sfruttare al massimo le risorse senza dover assumere, per risparmiare. Così si alimenta anche il lavoro nero”. Per Urbinati quindi la ripresa non significherà nuovi posti ma, almeno all’inizio, solo riorganizzazione e razionalizzazione delle risorse.
Ferretti Craft
Quello che accadrà alla Ferretti Craft, leader mondiale nei motor yacht, nessuno lo sa. L’accordo con le sigle sindacali ha scongiurato per ora il ricorso ai licenziamenti, dovevano essere 300. La cassa integrazione partita il 10 gennaio e durerà per tutto il 2010. Già da febbraio 2009 il gruppo aveva fatto ricorso alla Cig e ora si ricomincia.
“Per ora i licenziamenti sono solo congelati – racconta uno dei ‘copertisti’ del cantiere di Cattolica – ma da come la vedo non ce n’è per tutti. Dal cantiere una volta usciva una barca ogni 20-25 giorni. Ora passano mesi. Da adesso fino a maggio comincia la stagione migliore, di lavoro ce n’è di più, ma vedrete che dall’estate si comincerà con la cassa integrazione a zero ore”.
Prospettive non certo rosee dopo un 2009 difficile: “Io sono tra quelli un po’ più fortunati, non ho mai fatto le zero ore ma in ogni caso ho una famiglia da mantenere e il mutuo, che stavo finendo quest’anno di pagare, è slittato. C’è gente però che l’anno scorso ha perso anche quattro o cinque mensilità”.
Valleverde
Tra le grandi aziende in difficoltà anche la Valleverde a Coriano. Cassa integrazione per 80 dei 210 dipendenti del calzaturificio, fino ad aprile.
Antonelli e i cinesi
Ed è proprio dall’estero che arrivano i problemi per una ditta di San Giovanni in Marignano. I dipendenti della Antonelli, azienda produttrice di macchine per l’edilizia sono arrivati ad occupare la fabbrica. Per molti di loro (sono in tutto 80 tra operai e impiegati) gli stipendi sono fermi a ottobre. In estate il gruppo Xuzhou Bohui, cinese, ha rilevato il 60% della società e ha svuotato il piazzale dei macchinari finiti, pronti per essere venduti. Ma di quei soldi nemmeno l’ombra.
“Ci hanno fatto solo promesse che non hanno mantenuto – racconta uno degli operai – ci dicevano ‘settimana prossima arrivano i soldi’, poi ‘Il prossimo mese’. Io ho puntato i piedi e mi sono fatto mettere in cassa integrazione”. Chi invece continua a lavorare (per esempio gli impiegati, rientrati dalla chiusura natalizia) vive ancora nell’incertezza.
“Tra i dipendenti ci sono persone che davvero non riescono nemmeno a comprarsi da mangiare – aggiunge – c’è chi ha un famigliare malato e nemmeno i soldi per la benzina da accompagnarlo alle visite”. Il ricordo di chi ha lavorato alla Antonelli per vent’anni va con tanta nostalgia a quando le cose andavano bene: “Antonelli era un uomo dai modi molto spicci e spesso era intrattabile, però lui voleva bene agli operai. Se diceva che una cosa era bianca, potevi stare sicuro che era così. I nuovi padroni invece ci hanno riempito di chiacchiere, sono arrivati e hanno trovato una situazione di seria difficoltà. Invece di investire per rilanciare l’azienda, hanno portato via e venduto i prodotti finiti, che erano in pratica tutto il capitale della società, e alcuni macchinari, quelli dal costo più elevato. Ma i soldi sono spariti. Chi ha provato a chiedere gli stipendi arretrati con più forza è stato messo subito in cassa integrazione a zero ore”. E ora toccherà probabilmente a tutti, fino a luglio. Poi se non ci saranno altri interventi, la chiusura.

I NUMERI

Pil Rimini, 7,74 miliardi di euro*

– Ecco gli indicatori economici fondamentali dell’economia della provincia di Rimini nel 2008.
Forza lavoro: 138mila unità
Ricchezza prodotta: 7,74 miliardi
Valore esportazioni: 1,68 miliardi
Importazioni: 608 milioni Numero imprese: 33.874
Micro impresa: 32.247
Grande impresa: 15
Sportelli bancari: 295
Depositi: 4,2 miliardi
Impieghi: 11,2 miliardi
*Fonte: Camera di commercio

IL PUNTO DI VISTA

Economia, ci vorrebbe la grazia di Dio

Agli imprenditori dico: quando le cose vanno bene non tenete le vostre aziende a corto di liquidità, nei momenti di crisi occorre avere un po’ di “fieno in cascina” per resistere, la crisi poi passa, ma se non ci sono risorse per superarla è un dramma

– Benedetto XVI lunedì 4 gennaio, all’Angelus, ha detto: “Anche il 2010 sarà più o meno buono nella misura in cui ciascuno, secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la Grazia di Dio”.
Il papa parla della Grazia di Dio, di quella forza interiore che ci spinge ad abbracciare il bene e a rigettare il male, forza che, purtroppo, non sempre ha la meglio, troppo spesso infatti viene sopraffatta da altri sentimenti quali: ingordigia, egoismo, vanità, malinteso senso di libertà, ecc.
Pensare come sarà il 2010 per la nostra provincia, i nostri imprenditori, le nostre Istituzioni non è né facile né opportuno.
Mi sentirei di dire solo poche cose e cioè: sarà un po’ come lo faremo andare e come lo vorremo percepire.
Il bicchiere potrà essere, come spesso succede, a metà, dipenderà da noi, guardandolo, pensare: “Va bene, è ancora mezzo pieno” oppure: “Va male, è già mezzo vuoto”.
Quest’anno ad esempio in molti hanno dipinto il bicchiere, che era a metà, come se fosse tutto vuoto, come se fossimo vicini alla catastrofe, con milioni di persone affamate e altrettanti milioni disoccupati. E non è successo.
La crisi c’è stata e c’è ancora, alcuni hanno perso il posto di lavoro. Gli ammortizzatori sociali però ci sono stati e hanno funzionato, il danno è stato contenuto.
Per molti addirittura la situazione è migliorata, lo prova l’assalto ai saldi di questi giorni.
In molti con la riduzione di alcune spese non indispensabili: ristorante, telefonini, messaggini, palestra, qualche giro in più in bici anziché in macchina, qualche “gratta e vinci” in meno, tanto si perde sempre, e con altri piccoli accorgimenti sono arrivati a fine mese senza troppi traumi.
“E i risparmiatori? Possono stare tranquilli? Personalmente direi di sì. Il nostro sistema bancario è solido, le esagerazioni americane in Italia non si sono ripetute, i provvedimenti presi hanno inteso portare fiducia a tutti e se la fiducia non scompare (e a mio avviso non ci sono motivi perché scompaia) tutto potrebbe finire anche abbastanza velocemente.
Certo qualcosa per qualcuno cambierà, ed è giusto che sia così”.
Lo dicevo un anno fa ed è più o meno successo. La ripresa si sta avvicinando. Un suggerimento però mi sento di darlo agli imprenditori e alle istituzioni.
Agli imprenditori: quando le cose vanno bene non tenete le vostre aziende a corto di liquidità, nei momenti di crisi, che ciclicamente arrivano, occorre avere un po’ di “fieno in cascina” per resistere, la crisi poi passa, ma se non ci sono risorse per superarla è un dramma.
Alle Istituzioni: abbiate come vostra bussola il bene comune (cioè di tutti non solo di questo o di quello). Abbandonate il ritornello: non abbiamo risorse, guardate bene nei vostri bilanci, ne avete e anche troppe, si tratta, invece, di spenderle bene.
Non assecondate desideri futili e mode passeggere, le opere pubbliche si fanno solo se veramente servono e sono utili alla comunità. E devono essere fatte bene anche tecnicamente, rifare un manto stradale dopo pochi anni è uno spreco che si può e si deve evitare.
Non occorre che siate presenti dappertutto, date invece direttive chiare, semplici e comprensibili, e cercate di creare le migliori condizioni perché la gente possa operare con serenità e praticità.
Buon Anno a tutti.

di Gianfranco Vanzini
Già direttore generale dell’Aeffe

Piero Manaresi, riccionese, consulente d’azienda con uffici a Bologna e Milano

“Saranno tre anni molto duri”

L’INTERVISTA

L’esperto più che dare certezze mette sotto i riflettori i dubbi. E una certezzza: “E’ finito il tempo della cuccagna. Ce la possono fare gli imprenditori preparati che hanno innovato e capitalizzato”

– I prossimi tre anni saranno durissimi e non ci sono storie. Un più 10 per cento della produzione nel 2010, con punti di più 30 per cento, dopo un 2009 che ha fatto segnare mediamente un meno 50 per cento non fa assolutamente primavera. Con l’olio del carburante dei mercantili sceso del 40 per cento negli ultimi tre mesi che afferma perentorio che la crisi sarà dura e non si sa ancora quanto lunga.
Renzo Manaresi consulente d’azienda riccionese con uffici a Bologna e Milano dal suo osservatorio privilegiato più che spargere sicurezza, sparge dubbi. Insomma, l’economia è un po’ come la vita: difficile da prevedere e mettere a fuoco. Argomenta secco, com’è nel suo carattere e dall’alto delle sue conoscenze: “Non intravedo un’uscita dalla crisi. Un più 10 nel 2010 non lo si può chiamare un successo dopo il meno 50 dell’ultimo anno. Negli ultimi tre mesi il prezzo internazionale del carburante delle navi merci è stato un autentico disastro; è diminuito del 40 per cento. Meglio però dello scorso marzo quando costava tre volte in meno rispetto al meno 40. Inoltre, assisteremo a qualche altro scossone finanziario. Tutti gli analisti concordano sul fatto che nei prossimi messi saliranno a galla i cadaveri veri: grandi aziende che non sono riuscite a reggere l’urto della crisi. Nel 2009 ho visto però anche imprese che per orgoglio della proprietà non ha messo nessuno in cassa integrazione, ma che non può più stare in questa bella bolla”.
Quali sono le debolezze del sistema produttivo della nostra provincia?
“Vedo troppi padroni ricchi e aziende povere. Fino a quando tutto era ok, con il mercato a tirare e le banche ad avere il borsone aperto, poteva andare, ora non più. Nel 2010 la produzione industriale dovrebbe fare segnare un più 10% al massimo un più 30%. Personalmente penso che sia difficile che la vecchia generazione di imprenditori, soprattutto quando ritengono di non avere i figli all’altezza, possano tornare ad investire nella propria azienda; cosa che invece sono portati a fare i giovani”.
Ma ha portato qualcosa di buono la crisi mondiale?
“La razionalizzazione dell’eccesso dei consumi. In questo momento in tutto il mondo il problema è trovare un nuovo livello di equilibrio ed in base a quel livello si strutturerà tutta la filiera produttiva. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita drogata. Con aziende che valevano moltissimo e acquistate a prezzi sbalorditivi. Ora si assiste al fenomeno inverso: ad aziende sul mercato a prezzi non alti, ma con i compratori che aspettano sperando di fare il colpo a meno”.

L’INTERVENTO

Etica e professionalità

– Sembravano valori superati l’etica e la professionalità, quasi dei disvalori in un periodo veloce dove tante giacche blu e belle cravatte sono andate in giro per il mondo a portare il gioco delle tre carte (col senno di poi i titoli spazzatura) tra gli ignari risparmiatori. Invece, più che per battere la crisi, per assicurarsi il futuro sono le due gambe fondamentali di Maurizio Focchi, presidente di Confindustria e uomo fuori dalla norma per gli interessi e anche per le aspettative iniziali. Ha smesso di fare il medico per didicarsi all’azienda di famiglia.
Argomenta Focchi: “Come abbiamo detto in occasione della presentazione del secondo bilancio sociale di Confindustria Rimini, un’impresa responsabile si deve fondare su quattro concetti chiave: etica, competenze, merito e lavoro di squadra. L’impresa ha una grande responsabilità nei confronti delle risorse umane che accoglie: sono persone, individui, che con le loro peculiarità contribuiscono alla crescita dell’azienda stessa.
Si deve lavorare sul valore dell’insegnamento e dell’apprendimento, sull’importanza della formazione dei giovani. Noi siamo impegnati da anni per favorire la cultura d’impresa e della formazione tecnica attraverso diverse iniziative per l’orientamento. Anche i giovani vanno avvicinati ad un modo di fare impresa dove il fine non è il profitto, ma il concorrere allo sviluppo economico, culturale e sociale della società in tutte le sue componenti. Il profitto è il mezzo che consente di raggiungere questi obiettivi”.
“Le imprese – continuaa Focchi – hanno bisogno di non essere lasciate sole. Devono essere supportate a partire dal credito.
Sul fronte dell’occupazione, le nostre imprese proseguiranno ad utilizzare tutti gli strumenti previsti dalle norme (cassa integrazione ordinaria e straordinaria) per garantire un reddito ai lavoratori in modo tale da consentire loro di superare questo momento.
Constatiamo che la generalità delle aziende si muove con questo spirito usufruendo degli ammortizzatori sociali che si sono dimostrati molto utili, soprattutto in raffronto a quello che sta avvenendo in altri paesi europei”.
“Ai miei colleghi – chiude la riflessione Focchi – dico di continuare a credere nelle loro imprese, dando forma a questi convincimenti e promuovendo nuovi investimenti nelle aziende e nelle loro risorse umane”.




Tonini: “I riminesi non si interessano di Rimini”

LA CULTURA

Luigi Tonini è stato il massimo storico di Rimini.

Il poeta Giosué Carducci disse che per quello che aveva fatto meritava un monumento più grande di quello di Paolo V in piazza Cavour. Tonini nell’Ottocento si lamentava che i riminesi, uomini dal carattere mite ma coraggiosi, non amavano la propria città e che poco sanno dei Malatesta e ancora meno della biblioteca Gambalunga.
Romano Ricciotti altro grande riminese, come più avanti vedremo, ne ha raccontato la vita in un bellissimo libro che dovrebbe stare in ogni casa dei riminesi (inteso come abitanti della provincia) e che i giovani dovrebbero leggere perché le pagine sono belle, piacevoli, non meno che profonde. Titolo: “Luigi Tonini riminese”, Panozzo editore, 104 pagine, euro otto.
Galantuomo, affidabile, ironia sottile, Ricciotti inizia il racconto con una citazione scoppiettante e rispettosa del lettore: “Se non le dai dei fatti da sgranocchiare, la Musa delle biografie diventa pigra”. E’ di Piero Buscaroli ed è tratta dalla biografia “Beethoven” (Rizzoli).
“Luigi Tonini: nacque a Rimini nel 1807. Studiò dapprima nel Seminario di Rimini e poi a Bologna, dove si laureò in Giurisprudenza. Nel 1834 si impiegò nella Biblioteca Gambalunghiana e fu coadiutore di Luigi Nardi e Antonio Bianchi. Nel 1840, alla morte di quest’ultimo, fu nominato bibliotecario reggente (diverrà titolare nel 1853)”.
Ricciotti pennella così il Tonini: “Formidabile setacciatore di documenti, esperto paleografo, valente bibliografo e bibliofilo, instancabile promotore di campagne di scavo e di censimento epigrafico, appassionato cultore di storia patria, Tonini coniugò esemplarmente la figura di bibliotecario con quella di storico della città, che considerò sempre, non meno dell’altra, un’attività di pubblico interesse.
La sua impresa storiografica è la monumentale e tuttora insostituibile ‘Storia civile e sacra riminese’, alla cui stesura attese per tutta la vita; i primi tre volumi furono stampati rispettivamente nel 1848, nel 1856 e nel 1862; il quarto e il quinto furono pubblicati postumi nel 1880 e nel 1882; il sesto, compilato dal figlio Carlo, vide la luce nel 1887-1888.
Luigi Tonini fu inoltre autore di decine di documentatissime monografie di storia patria, archeologia e della prima guida di Rimini (1864). Morì nel 1874”.
Scritto con un italiano veloce non meno che ironico, il libro si chiude con i monumenti di Rimini visti da Tonini e raccontati ne “Le passeggiate con il forestiero” in tre ideali giorni di visita ed una intervista immaginaria che Ricciotti fa diventare un ideale di comportamento civico com profondo senso dello stato. Ricciotti è un grande riminese. Giudice in pensione, ha sempre esercitato fuori Rimini, per “non giudicare gli amici e non essere additato come che pataca ad Ricciotti”.