Lavoro ed emozioni in Terra Santa

VOLONTARIATO

di Ivano Tenti

– Sono appena tornato da due settimane di lavoro “manuale” in Terrasanta, a Gerusalemme. Dico manuale perché il lavoro che ho sempre fatto era di tipo diverso, ho sempre fatto il bancario.
Ero già stato in Terrasanta nel settembre 2008 insieme ad una cinquantina di amici e quella terra così contraddittoria, ma è anche la stessa terra calpestata da un uomo che si chiama Cristo e che non può lasciare indifferente chi ci va anche solo per una vacanza tra le tante.
A Rimini esiste dal 2005 una associazione che si chiama “Associazione Romano Gelmini per i popoli della Terrasanta” che conta circa 70 soci ed il cui presidente è Pier Luigi Pari. E’ nata a Rimini dopo l’incontro con Ettore, un ingegnere padovano, che da diversi anni vive e lavora in Terrasanta.
In un primo tempo ha collaborato coi Fatebenefratelli presso l’Holy Family Hospital di Nazareth e da circa 3 anni lavora per la Custodia francescana di Terrasanta. Questa associazione ha lo scopo di aiutare i cristiani di quei luoghi ed in particolare i luoghi sacri. Romano Gelmini era un amico di Ettore, deceduto giovane, che aveva iniziato già quest’opera di aiuto.
In Terrasanta i cristiani sono solo il 2% della popolazione e divisi in molte confessioni. A me la voglia di quella terra era rimasta dal primo viaggio per cui, come a volte accade, un amico, una sera mangiando una pizza, mi dice: “A dicembre torniamo giù per dei lavori, perché non vieni anche tu?”.
Non sempre nella vita si programmano le cose, ma, a volte, senti che devi ugualmente rispondere di sì; e così, in 14, 10 riminesi, 2 milanesi e 2 bergamaschi, siamo partiti con destinazione Gerusalemme. Il nostro compito era principalmente uno: rifare la cucina dei frati francescani che stanno nel Santo Sepolcro e fare loro da mangiare per tutto questo periodo.
Non credo che tante persone possano poter dire di avere vissuto praticamente per due settimane nel Santo Sepolcro (nell’alloggiamento dei francescani) e di aver cucinato per i dieci frati che vi abitano.
A cosa servisse veramente il nostro lavoro ce lo ha ricordato la prima mattina padre Fergus priore del Santo Sepolcro: “Con il vostro lavoro voi fate la stessa cosa che facciamo noi: costruire la Chiesa in questa Terra e quindi costruire la Chiesa nel mondo”.
Con queste parole ci ha tolto il peso del fare, per non rendere il fare, pur per nobili scopi, il motivo del nostro essere lì, ma per rendere evidente che cosa muove il cuore dell’uomo. Non era la nostra bravura a tema (infatti alcuni di noi – tra cui io – non siamo artigiani), ma il senso primo del nostro essere lì era collaborare alla costruzione della Chiesa, cioè alla possibilità che altri possano incontrare lo stesso Cristo che abbiamo incontrato noi attraverso la faccia di qualcuno che ti colpisce e che ti fa porre la domanda: ma perché lui è così?
Come ebbe a dire l’allora cardinale Ratzinger. “Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo? Perché la risposta è affermativa? Perché essa trova corrispondenza nella natura dell’uomo”.
Al nostro desiderio noi non riusciamo a dare risposta, solo un Altro ce lo rende possibile. Abbiamo lavorato molto: spaccato tutte le mattonelle della cucina, tolti i lavandini e gli elettrodomestici, fatte le tracce nuove nei muri, fatto l’impianto elettrico, l’impianto idraulico, sistemato i muri e messe su nuove mattonelle, allacciato i nuovi elettrodomestici, attaccato i pensili, scaricato tante macerie lungo i tanti gradini che ci sono, pulito la sacrestia superiore piena di polvere e di tesori insieme, verniciato dalle suore Clarisse che si trovano sulla strada che porta a Betlemme.
La fatica è stata grande, ma la paga tanta. Non soldi evidentemente (ciascuno di noi si è pagato il viaggio ed ha contribuito al vitto), ma la grazia di respirare l’aria del Mistero che è presente in Quel luogo anche se si trova a lavorare nell’anfratto più isolato.
La S.Messa la mattina alle 6.30 al Santo Sepolcro con i frati, sentire la loro amicizia e le loro testimonianze di vita lì, l’incontro con le Clarisse che ci dicono che la nostra presenza lì, gratuita, è per loro fonte di domanda: ma perché una persona viene a lavorare gratis a Gerusalemme, anzi spendendo dei soldi (ma la parola gratitudine ha la stessa radice di gratis, e non è un caso).
E’ stata anche la possibilità di incontrare diverse realtà cristiane di Terra Santa: Samar una donna cristiana palestinese che ha una casa per bambine e ragazze maltrattate dalla famiglia (di solito il padre), Filippo un architetto che collabora a dei progetti con Ettore, Daniela un’archeologa che lavora al museo di Gerusalemme, Alberto e Tommaso che lavorano per una ONG (AVSI), don Vincent vice-parroco in territorio palestinese, etc.
Incontri che ti fanno riflettere sulla solidità della tua fede; lì non puoi barare perché la vita dei cristiani non è facile e chiede una certezza che troppo spesso noi qua abbiamo meno.
Vorrei terminare con una frase che disse Ettore un anno fa in un incontro con lui e che, secondo me, dice quello che quella terra ha come possibilità di incontro per tutti: “E allora uno dice: il vostro stare qua, a cosa serve?
A me ha impressionato, e io ho sempre presente questa cosa: che la Madonna era in una situazione assolutamente analoga, cioè era in un buco di posto e a un certo punto ha detto un sì fragilissimo di cui nessuno si è accorto nel mondo e attraverso quel sì è entrata un’altra cosa, è entrato un altro fattore nel mondo, che da quel momento lì ha iniziato a esserci e attraverso quel momento lì ha iniziato a salvare il mondo.
Il mondo non se n’è accorto, ha continuato ad andare avanti da un’altra parte, però è entrato un fattore che ha cambiato radicalmente tutto. Io sono grato quando qualche volta mi ricordo di questa roba qua e capisco che tutto il valore del mio essere qua e del mio vivere è in questo sì qui, è in questo fragilissimo sì”.




CIVICA UNIVERSITA’

– 16 gennaio: “Alla scoperta dell’energia nucleare”. Relatore: Ing. Luca Gallinucci, già ingegnere specialista ‘Area componenti meccanici centrali nucleari’.
– 23: “Lo sviluppo (in)sostenibile”. Relatore: Prof. Fausto Bersani Greggio, fisico.
– 30: “Un caso concreto: le politiche energetiche di Hera Spa”. Relatore: Ing. Franco Sami, direttore Divisione distribuzione fluidi Hera Spa.

Per informazioni: tel. 0541-951111




TEATRO DELLA REGINA

– 15: “Evolution – Dance theatre” (danza) di Anthony Heinl (ex danzatore Momix).
– 16: “Mostellaria” (comico) di Plauto. Tradotta in lingua pavanese e presentata da Francesco Guccini.
– 19-20: “Tartufo” (prosa) di Moliere. Regia di Carlo Cecchi.
– 23: “L’elisir d’amore” (opera lirica) di Gaetano Donizetti.
– 29: “Una vita da pavura” (comico) di e con Giuseppe Giacobazzi.
– 3 febbraio: “Coppelia” (danza) di Arthur Saint-Léon con Balletto di Mosca La Classique.
– 6 febbraio: “L’ardot dal linguazi” (dialettale). Compagnia ‘E teatre Rimnes’.

Teatro della Regina.
Inizio spettacoli ore 21,15.
Informazioni: Tel. 0541-966778.
teatro@cattolica.net




Vallugola, no all’urbanizzazione del mare

IL FATTO

– Quasi duemila firme contro l’urbanizzazione del mare consegnate al sindaco di Gabicce Mare Corrado Curti lo scorso 15 dicembre, alle quali ne vanno aggiunte altre 372 raccolte online. Maria Chiara Russo, professoressa universitaria e presidente del Comitato cittadino “Vallugola Terra Nostra”, ha consegnato nelle mani del primo cittadino il fondamentale punto di vista della comunità: la contrarietà all’ampliamento del porto turistico di Vallugola presentato dai proprietari alle autorità competenti.
Il Comitato ha raccolto le firme in breve tempo e sono così suddivise: 390 firmate gabiccesi, 503 dai turisti, 369 dai cattolichini e 94 dai gradaresi. Insomma, un no che coinvolge la comunità che orbita attorno alla Vallugola. A queste vanno aggiunte le 372 firme arrivate via internet.
“Credo che il sindaco Corrado Curti – argomenta il presidente Maria Chiara Russo – debba ascoltare la città, le categorie economiche, il nostro Comitato; non può prendere decisioni così importanti restandosene chiuso nelle stanze del Palazzo. Una volta fatta la sintesi si può presentare dai privati. Noi del Comitato continueremo a lavorare, prenderemo i contatti con la Provincia che per bocca del suo presidente Matteo Ricci è per il no, con la Regione Marche, con l’Ente Parco del San Bartolo, anch’esso sul fronte del no”.
“Siamo del parere – continua il presidente – che Vallugola e il Parco del San Bartolo debbano essere valorizzati con un concorso di idee capace di esaltarne i valori e le unicità ambientali. Il parco non può essere una meta da turismo di massa”.
Il progetto di ampliamento del porto ha messo sotto la lente di ingrandimento della comunità il problema Vallugola. Ha risvegliato la consapevolezza che il luogo è uno tra i più belli della terra. Ed è rimasto quasi intatto nel protetto parco regionale del San Bartolo, la cui strada panoramica è una delle sette meraviglie d’Italia.
Progetto
La società privata proprietaria della concessione del porto di Vallugola ha presentato un progetto che prevede di triplicare l’attuale porticciolo. La linea del porto parallela alla falesia sarà di un chilometro e dovrebbe collegare direttamente Gabicce Mare (ma l’eventuale passeggiata dovrebbe essere realizzata dal Comune). Sono stati chiesti soltanto 89 posti barca in più su un totale di 150, ma per natanti di 30 metri di lunghezza. Inoltre, dovrebbe esser costruita una foresteria di servizio di tre piani per complessivi 3.200 metri quadrati e ben 218 posti-auto lungo la falesia.
L’ampliamento del porto della Vallugola non esclude effetti di erosione sulle spiagge a nord. Inoltre, i geologi dell’Università di Urbino hanno espresso molti dubbi sul fatto che il nuovo porto possa difendere la falesia di Vallugola dagli smottamenti. Addirittura hanno parlato di mistificazione.
Un passo forte sul sì o sul no all’ampliamento del porto ci sarà entro il prossimo marzo. A pronunciarsi sarà la Conferenza dei servizi.




Premiati Mazzocchi, Caldari, Motta e anziani

Donna di prestigio assoluto, Giovanna Mazzocchi possiede una delle proprietà più belle di Gabicce Mare. Per ragioni affettive l’acquistò il babbo Gianni, fondatore di “Domus” e “Quattroruote”, negli anni Trenta, perché era il primo lembo di Marche più vicino a Milano dove aveva bottega; era originario di Ancona. Negli anni Sessanta fece progettare da uno studio prestigioso amico una semplice, rigorosa non meno che elegante residenza.
Come gli appassionati sanno Gianni Motta vinse un Giro d’Italia negli anni ’60 e fu un brillante primattore nelle classiche di un giorno.
Fausto Caldari rappresenta il grazie della città alla sensibilità della Banca di Credito Cooperativo di Gradara verso la comunità.
Ha detto Caldari quando ha preso la parola durante la cerimonia: “Questo premio mi onora perché riconosce un’attività svolta a vantaggio di questo territorio e di questa comunità; ma non lo ritengo un merito personale. E’ un riconoscimento importante, all’attività svolta in questi anni dalla Bcc di Gradara, in campo economico, sociale, culturale, prevenzione della salute.
Sottolinea i veri valori essenziali di mutualità e solidarietà basati sulla centralità della persona, sulla valorizzazione dei nostri giovani, sullo sviluppo e sulla crescita del territorio”.
“Lo ritengo – ha sottolineato il presidente – quindi un riconoscimento non alla mia persona, ma alla Bcc di Gradara, che ho l’onore di rappresentare, al suo Consiglio di amministrazione, a tutto il personale, a tutti i suoi oltre 2.000 soci. Rappresenterà certamente uno stimolo per fare sempre di più e sempre meglio”.
Nella stessa giornata riconoscimenti per le attività ultra trentennali a: Alceo Uguccioni, Luciano Scola, Mario Lanci, Danilo Badioli, Paolo Fabbri, Iliana Filippini, Sergio Filippucci.
Per il dinamismo imprenditoriale: Fabiana Montanari, Quarto Terenzi, Renzo Sparacca, Palladio Costruzioni, Mario Candiotti Hotel Europa, Simone Tomassini.




Addio a Carlo Pritelli

Carlo Pritelli (per tutti Tambùr, il babbo suonava lo strumento) è morto prima del tempo. L’aorta lo ha tradito l’11 dicembre, attorno alle 11 del mattino. Era in albergo sul terrazzo con Massimo Michelini. Che ricorda: “Doveva stringere un tubo nel vano macchine dell’albergo all’ultimo piano. Mi dice di aiutarlo. Lo stringe, poi si porta due mani aperte sul petto e mi dice che gli fa male. Si alza, va a fare un giro sul terrazzo fuori. Gli chiedo se è passato. Mi risponde di no e che deve andare a farsi vedere in ospedale. L’ho faccio entrare nella sala termica; lo faccio sedere. L’ho visto con gli occhi al cielo. Prendo paura, chiamo il 118. Gli faccio il massaggio cardiaco sotto le loro indicazione per una ventina di minuti in attesa dell’ambulanza”.
Settantasei anni, sposato, due figli, è stato uno degli artefici del turismo gabiccese. Protagonista e co-fondatore dell’Associazione albergatori, era il proprietario dell’hotel “Gabicce” e del ristorante “Traghetto”. Carattere tosto e verace, grande passione per la lirica e la storia di Gabicce Mare, voleva che la denominazione fosse tutta di una sola parola (Gabiccemare), Pritelli è stato anche uno dei protagonisti della vita politica gabiccese. Ha iniziato nelle file del Pci per il quale era stato anche assessore all’Urbanistica col sindaco e amico Ubaldo Pratelli. Poi entra nel Psi, nel ’94 è uno dei fondatori di Forza Italia a Gabicce Mare. Ancora oggi ne era uno degli uomini di spicco. Ha raccontato frammenti di storie gabiccesi sulla Piazza.
Attivo anche nel calcio gabiccese che, grazie alle sue energie, al tempo dedicato e al suo impegno sociale conoscerà momenti di splendore. Questo suo amore per Gabicce Mare lo porterà ad esporsi in prima linea, fino ai giorni nostri, per il bene della collettività.
Non ho altre parole per descrivere un uomo di valore… mi mancherai.

Dorigo Vanzolini




Spesa, arriva il mercato del contadino

I commercianti marignanesi puntano il dito: è concorrenza sleale. Luca Bonizzi è il presidente dei commercianti: “Ho già avuto esperienza con questo tipo di mercato a Parma. Il problema è che non si sa di cosa stiamo parlando. Il farmer’s market è stato in molti luoghi la causa di chiusura per tanti commercianti, che lavorano 6 giorni su 7, se gli si toglie un altro giorno alla settimana, in cui la gente è orientata da un’altra parte, fanno 100 giorni all’anno”

IL PUNTO

di Matteo Marini

– Filiera corta, che significa km zero o quasi, e niente intermediari: il filo diretto tra il produttore, contadino o allevatore, e il cliente. Sono le caratteristiche del mercato del contadino, o farmer’s market (per dirla all’inglese), una novità che potrebbe presto cambiare, almeno in parte, il modo di fare la spesa dei marignanesi.
La delibera era stata approvata in Consiglio comunale più di un anno fa, su proposta dell’allora consigliere di Rifondazione comunista Massimo Casadei. Poi il progetto cadde per così dire nel dimenticatoio, complice anche le elezioni comunali imminenti e la volontà di tenere calme le acque nei confronti della categoria dei commercianti. Ora se ne torna a parlare, perché probabilmente già nei primi mesi primaverili i contadini della zona potranno avere uno spazio per vendere i propri prodotti a un costo concorrenziale e, soprattutto, con la garanzia di alimenti di provenienza locale con un impatto più “morbido” sia per le tasche dei clienti che per l’ambiente, perché la merce viaggia di meno.
Un risparmio del 30%: è quello che promette il farmer’s market, soluzione già adottata in diverse parti d’Italia e nel mondo (come per esempio negli Stati Uniti) fino alla nostra provincia, con i primi esperimenti a buon fine a Rimini e Santarcangelo. Il risparmio deriva dai costi contenuti del trasporto, perché il prodotto deve essere locale e dall’assenza di intermediari e quindi di ulteriori ricarichi sul prezzo.
“Ci si basa sul prezzo all’ingrosso, aumentato del 60% – spiega Giorgio Ricci, della Coldiretti di Rimini – mentre per i normali commercianti si arriva anche a ricarichi del 100%. Il mercato del contadino non offre però solo un vantaggio economico. Il consumatore ci guadagna anche e soprattutto in qualità, perché il piccolo coltivatore diretto assicura una cura maggiore nella raccolta, per esempio. Per questo un prezzo più alto di quello che ci si aspetterebbe da un contadino locale è giustificato proprio da un lavoro più accurato e dedicato rispetto a quello di una produzione industriale”.
Tornata d’attualità la materia, tornano all’attacco anche i commercianti. Luca Bonizzi è il presidente del comitato di San Giovanni e vice presidente regionale della Fida (la Federazione italiana dei distributori alimentari). L’accusa principale è quella di concorrenza sleale. Per questo ha presentato al sindaco un documento in cui mette nero su bianco il perché non s’ha da fare: “Ho già avuto esperienza con questo tipo di mercato a Parma. Il problema è che non si sa di cosa stiamo parlando. Il farmer’s market è stato in molti luoghi la causa di chiusura per tanti commercianti, che lavorano 6 giorni su 7, se gli si toglie un altro giorno alla settimana, in cui la gente è orientata da un’altra parte, fanno 100 giorni all’anno. Questo ha mandato in crisi tantissimi esercenti che hanno dovuto chiudere. In nome di cosa poi? Del risparmio? Anche questo è tutto da verificare. In questo modo si fa solo concorrenza sleale: grazie alle agevolazioni fiscali, tasse zero per l’occupazione di suolo pubblico e il dubbio sulla provenienza dei generi alimentari, tutte regole che noi invece dobbiamo rispettare. Non esiste infatti l’obbligo della tracciabilità, col rischio che compaiano sulle bancarelle prodotti non della nostra zona. Ho visto io a Rimini contadini che in teoria dovevano vendere propri prodotti e invece li compravano all’ingrosso prima di aprire la bancarella. Per non parlare delle banane sotto banco…”.
Questa volta però sembra che il mercato del contadino sia cosa fatta. “Abbiamo già pronto una bozza di regolamento e di convenzione con i coltivatori – spiega Nicola Gabellini assessore alle Attività produttive – i ritardi sull’iter sono stati dovuti alla richiesta dei contadini di aspettare la stagione di produzione agricola, quindi marzo-aprile. Attendiamo di concordare con loro tutti i dettagli, per esempio quanti agricoltori parteciperanno, se inserire questo mercato all’interno di quello settimanale del lunedì, al quale già alcuni partecipano, e dove sistemarli”. Un’ipotesi potrebbe essere quella di utilizzare la piazzetta di fronte all’ex municipio.
All’Amministrazione il compito di vigilare: “Il nostro interesse è che tutto si svolga nelle regole del mercato agricolo – conclude Gabellini – con prodotti del territorio e di produttori locali”.
I commercianti di San Giovanni, nell’ultimo incontro tenuto assieme al sindaco e all’assessore hanno ottenuto di partecipare alla stesura del regolamento ma la partita del farmer’s market si inserisce anche in una più ampia valutazione del quadro commerciale di San Giovanni. È ancora Luca Bonizzi a sollevare la questione: “Il mercato del contadino è, in fondo, una piccola cosa. Vogliamo favorire i produttori diretti della Valconca? Se ne può parlare, l’importante è che siano veramente i contadini locali ad attuarlo e non le associazioni di categoria. Un mercato che veda coltivatori provenienti anche solo da tutta la provincia sarebbe troppo ampio e non ci trova d’accordo, soprattutto se ci sarà l’intervento di cooperative che potrebbero trasformare un’iniziativa anche meritevole in un supermercato a cielo aperto. Mentre per quanto ho potuto verificare sono proprio i coltivatori della zona che non hanno intenzione di partecipare. Quello che però va discusso è invece il più ampio assetto commerciale di tutto il paese. Tra Compartone e nuove aree di destinazione senza una programmazione adeguata si rischia il caos”.




Compartone, istituita la commissione

IL FATTO

La prima riunione della commissione per il comparto C2-4 e il nuovo Psc (Piano strutturale comunale) ha avuto luogo in un tiepido pomeriggio del 28 dicembre. La composizione riflette le diverse forze presenti nel Consiglio comunale. Daniele Morelli (presidente) e Susi Serafini per la maggioranza, Luca Vannoni di Mentelocale ed Emiliano Gaudenzi per il Pdl. Invitati permanenti, ma assenti, il sindaco e il responsabile dell’area tecnica edilizia, Claudio Battazza.
Il prologo al primo incontro non era stato dei più promettenti, almeno a guardarla dal punto di vista della minoranza. Nella raccomandata giunta a casa dei convocati si parlava infatti del solo Compartone, mentre l’obiettivo della commissione sarebbe quello di prendere in analisi tutti i nuovi sviluppi edilizi di San Giovanni, compreso il nuovo Psc, in discussione dai prossimi consigli comunali. Dopo una dovuta protesta ecco finalmente la convocazione ufficiale, nell’ufficio tecnico del Comune. Cambia l’aula ma non le forze in gioco. In commissione ogni membro ha potere di voto in base al numero di consiglieri che rappresenta, e non si è visto nulla di nuovo, nemmeno nelle intenzioni.




Massari, “vale” Cinquequattrini

Si chiamano Barbara, Paola, Silvia, Virginia, e Anna Maria e sono le componenti della compagnia dei Cinquequattrini. La scelta è arrivata dopo le valutazioni dell’offerta economica e culturale presentate dalle quattro compagnie che hanno risposto al bando, valutate dalla commissione giudicatrice.




Bcc Gradara: due strenne, due successi

Il primo si è celebrato a Cattolica, Teatro Snaporaz, il 12 dicembre. Sono stati presentati due volumetti: “Il terremoto. La vulnerabilità dei fabbricati e la solidarietà degli uomini” di Silvio Di Giovanni, un tecnico cattolichino e “Cattolica. Origine di un nome e di un luogo” di Alessandro Roveri, anch’egli cattolichino nonché uno tra i massimi storici italiani. Il lavoro di Roveri è stato un atto d’amore verso la sua città. In tanti in piedi, grande cerimoniere dell’emozionante pomeriggio il professor Angelo Chiaretti, appassionato di storia locale e fine dantista.
Nuova partitura, ma stessa storia, questa volta a Rimini, al Teatro degli Atti, il 19 dicembre. Nonostante la neve, la storica sala era gremita in ogni ordine di posto. Curato da Stefano De Carolis, è stato presentato “Ars Medica, i ferri del mestiere. La domus ‘del Chirurgo’ di Rimini e la chirurgia nell’antica Roma”. Il volume racconta uno dei ritrovamenti mondiali più importanti dell’antica Roma. Capace di attirare migliaia di appassionati, si può ammirare a Rimini in piazza Ferrari. L’impegno culturale della Bcc di Gradara lo spiega il presidente Fausto Caldari: “Vogliamo far riscoprire le antiche memorie, far conoscere meglio il passato per contribuire alla costruzione di un futuro migliore. Perché la nostra banca è molto legata al territorio e il suo radicamento, la sua volontà di promuovere lo sviluppo economico della propria comunità, passano inevitabilmente attraverso la crescita sociale e culturale dei suoi cittadini”.

BCC GRADARA – INDICATORI

Bilancio 2009 Bcc di Gradara, crescono raccolta e impieghi

– Bilancio 2009 con gli indicatori economici positivi nonostante il particolare momento economico in cui si dibatte l’Italia e la vecchia Europa: cresce la raccolta e salgono gli impieghi. Qual è la chiave di lettura di tali risultati? Molto probabilmente nei momenti di crisi, il ruolo della banca del territiorio diventa un fattore determinate e vincente. La conoscenza del tessuto soscio-economico è diretta. Si è vicini alle famiglie, alla piccola e media impresa, ai commercianti. In sintesi ecco i numeri dell’istituto di credito.
Raccolta: 564 milioni di euro (più 10 per cento)
Impieghi: 455 milioni (più 4 per cento)
Utile presunto: 4 milioni

CATTOLICA – GABICCE MARE – GRADARA

“Crescere nella cooperazione”, si va ad incominciare

– Cooperative per i baby a Cattolica, Gabicce Mare e Gradara. Sono nate all’interno del Progetto “Crescere nella Cooperazione” e vengono coinvolti centinaia di studenti: 12 classi, dalla quarta elementare alla terza media. Lo scorso 19 dicembre nella sala Parrocchiale della chiesa di San Giuseppe a Gradara è stata tenuta a battesimo quella di Gradara. Madrina: la Banca di Credito Cooperativo. Ha detto Fausto Caldari, il presidente: “Ho partecipato con piacere a questo vostro incontro, perché la costituzione di una cooperativa è un evento importante, soprattutto se si tratta di una cooperativa giovanile scolastica.
I principi statutari sono sempre i medesimi, hanno sempre gli stessi valori, sono sempre basati sulla mutualità, e sulla solidarietà.
I vostri insegnanti, vi avranno certamente spiegato il significato. Cooperare, significa operare insieme, collaborare per raggiungere gli stessi obbiettivi, tendere alla stessa causa, avere gli stessi interessi, lavorare per il bene di tutti i soci”.
“La vostra nuova cooperativa ha continuato Caldari -, qualunque siano gli scopi sociali, cioè le ragioni per cui l’avete costituita, tende al raggiungimento degli stessi valori di una cooperativa di adulti.
In un’impresa cooperativa, ogni comportamento, ogni socio, conta allo stesso modo.
Si dice una testa, un voto, ed il risultato ottenuto non viene diviso fra i soci, ma viene accantonato o reimpiegato, per il raggiungimento degli scopi sociali.
Mi auguro che questa vostra esperienza giovanile, oltre ad un gioco intelligente, possa rappresentare una buona palestra per quando sarete adulti”.

BCC GRADARA – INSIEME

Bcc, cena natalizia

– Cena sociale natalizia per confermare che gli obiettivi si possono raggiungere solo insieme, facendo squadra. Gli auguri quest’anno si sono scambiati presso la Tenuta del Monsignore sulle colline di San Giovanni in Marignano. Nel breve saluto ha detto il presidente della Bcc di Gradara Fausto Caldari: “In un momento di crisi è fondamentale preservare i valori di gruppo e unire la ‘famiglia’. In questo anno difficile economicamente, nel quale il nostro istituto ha continuato a crescere, la serata vuole essere il segno di ringraziamento tangibile da parte del consiglio di amministrazione ai propri collaboratori. E’ uno stimolo per andare avanti insieme, per raggiungere i comuni risultati”.
Nella foto: Fausto Caldari porge gli auguri. Hanno partecipato tutti i dipendenti, il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale.

BCC GRADARA – GITE SOCIALI

Gita sociale: Milano, Bergamo, Lugano

– Affrettatevi a prenotare la gita sociale di primavera della Banca di Credito Cooperativo di Gradara. Un’uscita che è un intreccio di arte e paesaggi mozzafiato, sia urbani, sia naturali. La tre giorni, dal 26 al 28 marzo, prevede: Milano, Bergamo e Lugano. Per i più Milano significa industria e finanza invece è un autentico scrigno d’arte: l’Ultima cena di Leonardo, il Duomo, l’Accademia di Brera. Bergamo Alta è unica e bella; mentre a Lugano prevale la natura e la collezione privata Thyssen Bornemisza di villa Favorita, tra i gioielli mondiali.