Turismo, lo spirito riccionese nel libro di Sabbatelli

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ECONOMIA

– Una favola il turismo dei pionieri. Talmente ardita che si legge nella quarta di copertina: “Episodi realmente accaduti sulla Riviera Romagnola che proietteranno il lettore in un mondo che non c’è più”. Ed è quel “realmente accaduti”. Questa favola personale, nella quale si possono specchiare in tanti, l’ha scritta Luciano Sabbatelli. L’autobiografia si intitola “Sulle onde del turismo” (Maestri Editori); un centinaio di pagine, impreziosite da molte decine di fotografie che raccontano non meno dei ricordi.
Quelli di Sabbatelli sono quadri che conducono in un mondo unico, dove la voglia di vivere e la curiosità sugli ospiti prevalevano e sono stati i cardini del boom turistico. Si legge a pagina tre: “Erano altri tempi lo riconosco. Agli agenti che oggi si affacciano sul mondo del turismo auguro che quei momenti tornino, ma non è solo una questione di numeri e incassi. Sono cresciuto in un periodo della storia unico, anni nei quali contavano soprattutto i rapporti umani e i numeri, in fondo venivano in secondo piano”.
E con qui rapporti umani e la sua curiosità partendo dal nulla, Luciano ha coronato il sogno della sua vita: diventare proprietario dell’albergo che gestisce, il “Cristina”: “Il mio sogno diventato realtà”.
Il primo incontro con i ragazzi stranieri che scendevano in riviera, Sabbatelli ha 10 anni e lo ricorda così: “…avevano un modo di fare diverso, uno sguardo sul mondo nuovo per me. Insieme ad altri compagni cercavo di arrampicarmi sulle mura dell’ostello De Amicis di via Ricasoli. Sbirciavamo e a volte eravamo premiati con la vista di un ristretto triangolo di pelle che si scopriva mentre scendeva la spallina del vestito di una bionda ragazza. Eravamo curiosi e non solo della bellezza femminile. Io ero curioso perché volevo capire da dove venivano quei giovani e conoscere quei posti lontani”.
E a 10 anni, siamo nel 51, si compra un libro di tedesco per imparare la lingua dei turisti e la pronuncia, non proprio facile nella sua semplicità per uno senza guida. E la guida arriva da un corso di tedesco organizzato dalle Acli. Il suo primo lavoro estivo è aiuto mosconaio a Rimini, altezza di piazzale Tripoli. Grazie a quel tedesco imparato a 16 anni e mezzo lavora per un’agenzia turistica tedesca, la “Nord Sued” di Monaco di Baviera. Per il riminese è lo sbarco a Riccione e “nonostante mi chiamassero ancora per parecchi anni ‘quello di Rimini’, mi sono per sempre innamorato di Riccione”.
Quell’agenzia tedesca a fine stagione gli regala un soggiorno a Monaco, per via dei monumenti la città più italiana della Germania. A 20 anni, a Sabbatelli gli offrono di lavorare in banca a Monaco. Accetta. Conosce una ragazza benestante, ma la sua vita è il turismo. Ritorna all’agenzia. Spargeva i tedeschi in una serie di pensioncine di via Tasso: “Niagara” (fratelli Duilio, Italo e Gianna Montebelli), “Franca” (Montanari), “Nettuno” (Lidia Clementoni), “Baviera’ (Casadei), “Dory” (Giuliodori), “Vittoria” (D’Orazio).
Nel ’68, c’è il grande salto. Sabbatelli si mette in proprio, grazie al babbo che gli firma cambiali per tre milioni. Ha la sua agenzia viaggi: “Sabbatelli Tours”. Nel ’74 si laurea in lingue; altro sogno realizzato.
Negli anni ’70 e ’80, si vive il boom: c’era più domanda di camere che offerta. La discesa lenta e inarrestabile negli anni ’90. Ai primi del 2000, Luciano Sabbatelli, passione per le automobili, i vestiti eleganti, il canto, che con la sua agenzia aveva riempito gli alberghi di mezza Riccione “diventa uno di loro”: acquista il suo albergo. Il libro dovrebbe essere regalato ad ogni operatore turistico. Letto. E buttarsi nel turismo dei prossimi decenni con lo spirito di Luciano Sabbatelli: la passione.

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