Salvatori: “Quando dipingo, volo”

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IL PERSONAGGIO

– Si chiama Alessandro Salvatori. Jazzista di rango assoluto, è un bolognese che ha trovato a Misano la sua seconda città. Sposato, una figlia, ha iniziato a frequentare Misano quando era ancora un ragazzo. Faceva la stagione come batterista in un’orchestra negli anni Sessanta suonando all'”Ok”, ai tempi un rinomato locale da ballo, oggi pizzeria-ristorante gestito da quel mito che è Paolino Torsani.
Ad una ventina d’anni, mentre studia ed approfondisce il jazz, per puro diletto inizia a fare delle copie dell’amato Giorgio Morandi, prestigioso e talentato pittore metafisico: fuori dal tempo, fuori dallo spazio, ma dentro l’uomo.
Tutti elementi cari al giovane musicista, che inizia una importante carriera. Gira l’Italia con le orchestre di Hengel Gualdi, Pierfilippi, Paolo Zavallone, Junior Magli, Andrea Mingardi. Incide dischi con Sergio Mandini e Silvano Salviati. Lavora con Paolo Gianogli e Fio Zanotti, arrangiatori per Celentano e Baglioni. Ha una sua band, “Bo-Bo Exspress”, in onore della targa della sua città. La carriera bandistica cresce con la sua preparazione. Ha come maestri due importanti musicisti, Elvins Jones e Gianni Cazzola.
Il brillante percorso viene interrotto da una malattia improvvisa quanto carogna: la sedia a rotelle e piano piano un recupero lento. Oggi, suona una volta la settimana la batteria con una mano sola in un locale di Bologna.
Durante il peggio, riscopre la pittura. Racconta: “L’ho sempre sentita dentro. Cerco di liberare le mie catene mettendo sulle tele le cose belle”.
Riprende a copiare Morandi; abituato ad approfondire e trovare se stessi in musica, sulle tele trova un proprio stile, che si potrebbe incanalare nella metafisica. Con i colori, vivaci e leggeri, che squarciano il cielo nero della vita. “Dipingo – continua Salvatori – per trovare il mio sé. Mi riempie e do significato all’esistenza per contrappormi ad una società assurdamente frivola. Dopo la caduta, se non avessi avuto la pittura, sarebbe stato davvero difficile. Mi rende libero. Quando dipingo volo”.
Molti soggetti delle sue pennellate è Bologna con i suoi monumenti. Uno reca la città sognante, nella quale svettano due rocce: le torri. Sovrastata da un lampadario. Altre quadri raccontano momenti felici della sua vita, come quella bottiglia dal collo lungo sul tavolo di una locanda di Calcinelli che spesso diventa metafora di vita delle sue tele.
Salvatori ha partecipato a numerose mostre e vinto il premio “L’arte come diletto” a Monzuno, Bologna. Al concorso partecipavano 284 artisti.
Di Misano, afferma: “Mi piace la sua tranquillità. Sentiamo il suo calore umano; conosciamo tutti. E non è affatto un caso che è stata scelta da molti bolognesi”.

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