Prg, nuovo nome stessa sostanza?

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– Mercoledì 25 febbraio nel piccolo teatro del centro polivalente di Sant’Andrea in Casale il sindaco Christian D’Andrea ha illustrato ad una sala non gremita ma molto interessata, quali saranno le linee di sviluppo del Comune di San Clemente per il prossimo futuro.
Il vecchio Prg (Piano regolatore generale) è ormai esaurito, ma non illudetevi: non avete ancora visto tutte le schifezze che conteneva. La zona di sviluppo principale che il paese poteva offrire è diventata “area industriale” per “salvare la Ghigi”; politici e tecnici comunali sono improvvisamente scomparsi dalla scena comunale; tante voci in paese di piccole e grandi ingiustizie, alcune delle quali anche denunciate, ma finite nei cassetti della ordinaria “giustizia” senza che nessun intervento si sia visto.
La svendita del paese a qualche costruttore, la pretesa di spostare un importante azienda (la Ghigi) da un centro e ficcarla a margine di un altro in espansione ha dato i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Sant’Andrea è tra i peggiori esempi di periferia pensato nel nuovo secolo. C’è ancora qualcuno che può dire che tutto questo sia positivo? Ma adesso si riparte e si riparla di sviluppo. E’ piccolo il paese, ma nel piccolo teatro l’altra sera un pezzettino di esso ha sentito tutto: San Clemente, tutto il comune, ha quasi raddoppiato la propria popolazione dobbiamo rendere il paese vivibile.
Infrastrutture e servizi però sono ancora quelli di troppi anni fa. D’Andrea racconta come la San Clemente futura, pur all’interno di un più ampio progetto provinciale, la disegneranno assieme cittadini e amministratori. Ci saranno altre riunioni e ci sarà presto un referendum, la voce dei cittadini sarà raccolta e lo sviluppo sarà diverso. Bene.
Ha poi parlato il rappresentante della Provincia di Rimini ed ha raccontato la storia delle varie sigle ognuna delle quali corrispondente a un progetto: Ptcp (Piano territoriale coordinamento provinciale), Psc (Piano strutturale comunale, il vecchio Prg), Rue (Regolamento urbanistico edilizio), Poc (Piano operativo comunale), tutte cose che in poco tempo arriveranno sulle spalle dei cittadini.
E poi l’intervento tecnico di una signora, che non si è presentata, che non ha detto quali fossero le sue funzioni e non ha spiegato a quale titolo salisse sul palco. Lo avranno capito in pochi, o forse solo gli addetti ai lavori: terminologia troppo tecnica per i comuni mortali. Il silenzio alla richiesta di domande ne è una prova. E dire che lì era pieno anche di politici: nuovi e vecchi, onesti e meno; pronti a tuffarsi in politica e quelli che invece dalla politica hanno già spremuto tutto.
E poi quelli che pur di fare la loro “politica” sono pronti a cambiare mille direzioni, mille pareri e mille alleati ma nonostante tutto hanno comunque ragione. Ecco, tra tutti questi signori nessuno ha fatto osservazioni o richieste. Silenzio assoluto fino al teatrino finale in cui i politici si complimentavano fra loro.
Ora, è ammirevole che l’attuale amministrazione cerchi il pubblico per evitare gli errori del passato e coinvolgerlo nella programmazione del futuro. Peccato che le elezioni incombano e nessuno sa chi salirà su quel palco dopo giugno. Ma da qui alle prossime elezioni, le cose evolveranno, e se i sanclementesi vorranno confermare il diritto al mugugno dovranno farsi sentire. Nel bene e nel male dovranno dire la loro: i pescecani sono lì che sorridono e vogliono mangiarsi quel mondo che dobbiamo ai nostri figli, il mondo che è un diritto di quei bambini che solo qualche settimana fa hanno dato il “la” al progetto del Nuovo Bosco Urbano proprio dove un tempo cresceva l’antica Selva di Fagnano.
Nelle immagini di quella giornata e nelle facce di quei ragazzi chi governerà San Clemente dovrà rispecchiare la propria coscienza. Crisi permettendo noi saremo qui a raccontare e a ricordare a partiti e politici che i fatti contano e il passato e le cose fatte, buone o vergognose che siano nessuno le può cancellare. Buon PSC a tutti comunque.

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