Italia, quarto posto mondiale nella spesa per gli armamenti

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LA RIFLESSIONE

di Iglis Selvagno

– L’8 aprile, due giorni dopo il terremoto dell’Abruzzo, le Commissioni Difesa della camera e senato, hanno approvato (“in gran silenzio” come denuncia “Famiglia Cristiana”) in via definitiva l’acquisto di 131 cacciabombardieri da combattimento, denominati F35, aerei progettati al trasporto di armi nucleari. Quasi che la guerra fredda non fosse finita o che ci apprestassimo ad invadere la Cina, come ironicamente ricorda “Famiglia Cristiana”.
La spesa si aggira intorno ai 15 miliardi di euro. Più o meno la cifra che secondo il ministro Maroni servirà per la ricostruzione delle aree terremotate.

Con una delle sue uscite infelici, il ministro Tremonti aveva proposto di destinare all’Abruzzo il 5 per mille, che ogni anno gli italiani in sede di dichiarazione dei redditi destinano ad associazioni di volontariato, istituti di ricerca ecc… Perché no? Si saranno chiesti un po’ tutti. La trovata, estemporanea come tante altre (vedi Robin Tax, detassazione straordinari, ecc…), poteva suscitare il plauso degli italiani e ovviamente altri consensi al suo governo.

Probabilmente il ministro contava sul fatto che pochi sanno che le risorse provenienti dal 5 per mille sono piuttosto modeste, o comunque inadeguate a far fronte alla catastrofe Aquilana. Per uno strano caso, la cifra si aggira sui 400 milioni di euro; guarda caso la stessa che più o meno si poteva risparmiare accorpando il referendum alle elezioni europee. Ma poteva il ministro, ammesso che lo avesse voluto, scontentare il suo collega leghista Maroni, fieramente avverso all’accorpamento?

Dunque meglio sottrarre fondi destinati ad attività sociali ed umanitarie. Del resto il terremoto non è un’emergenza umanitaria? Qualcuno, particolarmente sagace, potrebbe anche pensare di ricavare la stessa cifra comprando 4 cacciabombardieri in meno; ognuno costa più o meno 100 milioni di Euro, salvo lievitazioni. Qualcun altro potrebbe sbilanciarsi un po’ più e chiedere al governo di non procedere alla firma del contratto che va siglato entro il 31 dicembre di quest’anno.
La Norvegia ci ha già ripensato, congelando la sua partecipazione fino al 2012. Ma poteva Tremonti, ammesso che lo volesse, opporsi alle richieste militari o creare un contenzioso col suo collega La Russa, ministro della Difesa?

E’ opportuno dare alcune cifre. Secondo il Sipri Yearbook 2009, un autorevole Istituto internazionale di Stoccolma di ricerca sulla pace, l’Italia è all’ottavo posto nel mondo per spese militari, ma sale al quarto posto se si divide la cifra per il numero degli abitanti. Un cittadino italiano spende 689 dollari, mentre un tedesco ne spende 568, uno russo 413 e un cinese solo 65. Sopra di noi ci sono invece americani (1967 dollari pro capite), inglesi (1070) e francesi (1061).

“In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali, destinare 14 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del Paese”: questo l’appello di Sbilanciamoci che raggruppa molte organizzazioni della società civile e cristiana (Mani Tese, Pax Christi, Beati i costruttori di pace…).
Sull’argomento è intervenuta anche la Commissione Justitia et Pax di Novara, provincia destinata ad ospitare una linea di assemblaggio e verifica dei cacciabombardieri. Nel suo documento la Commissione ricorda l’insegnamento di Giovanni Paolo II che definiva la corsa agli armamenti “immorale, non solo perché tesa a costruire strumenti di morte, ma anche e soprattutto perché essa sottrae risorse preziose che potrebbero essere utilizzate in maniera più proficua per lo sviluppo dei popoli”.
E Dio sa quanto bisogno ci sarebbe oggi, in un momento di crisi economica mondiale, di una politica che facesse propri questi consigli, che sono di una ovvietà che rasenta la banalità. Ma la politica risponde realmente agli interessi del cittadino? E i cittadini da parte loro si interessano di come vengano spesi o sperperati i loro soldi?

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