I cristiani riformisti

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– Uno storico ha il dovere di offrire una interpretazione della realtà nella quale vive. Ciò perché egli dispone di una certa conoscenza del passato, ossia del padre della realtà presente.
Mi ha rituffato in questo dato di coscienza l’annuncio di un convegno che si è tenuto il 27 aprile a due passi da casa mia, che mi incuriosisce non poco. Il convegno, dedicato al “Testamento biologico”, è stato organizzato dal nuovo movimento dei “Cristiano riformisti”, e vi hanno partecipato, quali oratori designati i parlamentari del Popolo della Libertà, Gasparri, Mantovano, Quagliariello ed Eugenia Maria Roccella. Questi ultimi due provengono dal Partito radicale di Pannella, che, come è noto, propugna nientemeno che l’abolizione del Concordato ed appartiene alla schiera dei mangiapreti di una volta.
Prima di tutto viene da chiedersi che cosa stia succedendo. L’ interpretazione dello storico è questa: altro che fine delle ideologie. Le ideologie esistono ancora, e come. Quella dei Quagliariello e delle Roccella, nemici giurati di papà Englaro e sostenitori dell’idratazione ed alimentazione forzata da imporre per legge anche a chi non le vuole, è l’ideologia integralista del cardinale Ruini e di papa Ratzinger. Intendiamoci: questa non è la sola ideologia del mondo cattolico, e sarebbe stolto dubitare della sua legittimità. La Chiesa cattolica ha però sempre conosciuto al suo interno, anche nell’Ottocento del Sillabo, ideologie contrapposte (questa è anche la sua forza). Accanto all’ideologia Ruini-Ratzinger (riconquista del terreno perduto dopo le sconfitte referendarie del divorzio – 1974 – e dell’aborto) esiste l’ideologia opposta dei cattolici democratici, che va dai Pedrazzi e Scoppola del 1974 ai Monaco e Marino del 2009, i quali sostengono la laicità dello Stato e delle sue leggi («A Cesare quel che è di Cesare»!).
E’ ormai evidente che il movimento dei Cristiano riformisti ha capito che l’ ideologia Ruini-Ratzinger è anche la stessa del suo duce Berlusconi. Gli atei devoti, Marcello Pera o il direttore del “Foglio” Giuliano Ferrara, paladino della guerra all’aborto di Stato, o gli ex socialisti ed ex radicali che hanno cercato di mettere i bastoni tra le ruote alla clinica di Udine (vedi Sacconi) e oggi tuonano in Parlamento contro la sinistra (vedi Quagliariello), non sono delle escrescenze estemporane e improvvisate dal loro protagonismo, ma comandano le quadrate legioni degli ascari militanti a fianco dell’esercito regolare del Popolo della Libertà.
«Atei devoti»? Sì, Ruini e Ratzinger imbarcavano volentieri i cosiddetti teocon. Ma fino a ieri sussisteva quel binomio alquanto anomalo. Oggi i Cristiano riformisti pongono rimedio a quell’ossimoro, perché si dichiarano fortemente cristiani. Alcuni di loro erano radicali e si erano battuti per divorzio e aborto? Poco importa: le ideologie stritolano le precedenti appartenenze.
Ma che cosa succede nel campo opposto? Qual è l’ideologia del Pd? Nel Pd militano anche alcuni seguaci dell’ideologia Ruini-Ratzinger, guidati dalla deputata Paola Binetti. E oggi l’esponente del Pd Luigi Manconi, compagno della presentatrice televisiva Bianca Berlinguer, ex “verde” e sottosegretario alla Giustizia nel secondo governo Prodi, pubblica un libro nel quale afferma che egli «non può vivere senza Paola Binetti e che il Pd non può vivere senza Paola Binetti». E’ un bel pasticcio!
Per quanto mi riguarda, apprezzo invece senza riserve quanto ha scritto l’11 aprile 2009 sul quotidiano “Europa”, al quale collaboro, il cattolicissimo Franco Monaco, anch’egli stretto collaboratore di Prodi e dal 1986 al 1992 presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana, in un articolo significativamente intitolato Il Pd non può essere la casa dei teodem. «Per il bene di un partito – ha scritto Monaco – ancora alla ricerca di un suo nitido profilo politico-ideale. Per un dovere in capo ai cattolici democratici che dovrebbero essere i più gelosi custodi dell’aconfessionalità del partito e della laicità delle istituzioni».
Nessuno, nel Pd, ha mai contestato alla Binetti il diritto di pensare e votare come vuole. Ad onta di ciò, la Binetti sta meditando di passare con Casini. Sopravvivrà Manconi?

di Alessandro Roveri
Libero docente dell’Università di Roma

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