Gabriele Siliquini, un misanese in Cina

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– Gabriele Siliquini è di Misano Monte, ma dal ’90 abita a Scacciano. Sposato, un figlio, lavora in Cina, a Tiangin, una città sulla costa di 10 milioni di abitanti a 180 chilometri da Pechino, a mezz’ora di treno veloce. Dirige un’azienda a capitale e tecnologia italiana specializzata in macchine per la produzione di tondini per cemento armato. Dopo le difficoltà iniziali l’azienda va bene; ed è pronta ad ingrandirsi.
Sede a Fano, si chiama “Schnell” (dal tedesco “Veloce”), a dispetto del nome è italianissima; con i suoi 250 dipendenti, la tecnologia e i 100 milioni di euro di fatturato, è tra le prime quattro al mondo (in alcune linee è leader). In Italia ha tre unità produttive, oltre a Fano, Pescara e San Marino (dal ’99). Una all’estero, in Brasile. Dal ’93 fino a tutto il 2008 è cresciuta tra il 20 e il 30 per cento l’anno; all’estero va l’80 per cento della produzione.

Il primo piede in Cina risale a quattro anni fa; due anni fa invece inizia la produzione. Siliquini ha la fortuna di conoscere la Cina di prima mano. Dice: “Il mercato cinese è difficile; è protetto dai dazi per difendere i manufatti interni. Una buona strada è produrre là. Al momento, il cinese acquista le macchine che costano meno, piuttosto che quelle di qualità. Ancora non valuta la capacità e l’affidabilità”.
Ma com’è questa Cina? Siliquini: “E’ un immenso cantiere di grandi opere. Stanno costruendo una linea di treni superveloci tra Pechino e Shangai. Il cinese come essere umano non è facile; è difficile inserirsi nella sua mentalità. Noi europei abbiamo ritmi di lavoro più alti. Noi facciamo una produzione che non si completa coi disegni, ma vanno portati avanti mentalmente e con spirito di iniziativa ed è per questa ragione che c’è un italiano. I cinesi sono molto bravi quando devono fare numeri alti, ma finito il compito si fermano. Molte aziende cinesi sono affidabili e di livello professionale alto. Nei rapporti interpersonali c’è molto rispetto, con la relazione che va costruita, un po’ come in Italia. Nella risposte di lavoro sono anche più immediati e puntuali di noi. Voglio anche dire che con lo Stato, a differenza che da noi, non ci sono compromessi. Se le regole dicono che il magazzino va gestito così, si fa così. Punto. E fiscalmente l’azienda è controllata una volta al mese attraverso un’agenzia che ci fa da supporto”.
Un’altra domanda che ci si pone, ma quanto guadagna un operaio in Cina? “In regola, 8 ore al giorno, costa tra i 230 e i 280 euro al mese; uno bravo giunge anche a guadagnarne 300”.
E i giovani? “Sono come i nostri. Vestono di tutto e di più e sembrano molto europei. Frequentano le discoteche”.

E l’ambiente? “Hanno lo stesso rapporto che avevamo noi 40 anni fa”.
L’esperienza cinese del misanese è la sua prima volta all’estero. “Ho detto sì all’azienda per attaccamento alla bandiera. C’era bisogno di una certa esperienza e mi hanno chiesto un impegno di due anni. E sono dell’idea che quando l’azienda chiede, bisogna essere disponibili”.
Gabriele Siliquini da giovane è stato un buon calciatore. Per via dell’altezza forse può recriminare con la fortuna, ma al calcio deve molto. Da ragazzo ha giocato nel Cesena; doveva andare alla Juve, ma gli mancavano una manciata di centimetri. Terzino, ha giocato nel Riccione e nel Gradara. Di quest’ultima società ne è stato il portabandiera. Professione perito, al compianto presidente Vichi chiese un posto di lavoro nella sua azienda, la “Viet”, dove rimase per molti anni. In Schnell è da 19 anni.

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