Elezioni comunali, giochi fatti. Corsa a tre

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IL PUNTO

– Dado tratto. La fotografia con gli gli uomini che si contenderanno la poltrona di sindaco è stata scattata. Nel centrosinistra alla partenza in tre. Stefano Giannini, Pd, lo scorso 12 novembre durante l’affollata assemblea degli iscritti che discuteva del futuro urbanistico di Misano Mare ha sciolto la riserva: “Mi candido”. Contenderà al sindaco e compagno di partito Antonio Magnani la leadership.
Per rendere la sfida più elettrizzante, prenderà parte alla corsa anche Fabrizio Piccioni, Comunisti italiani, sostenuto da Rifondazione, Sinistra democrativa e Italia dei valori. Data per le urne delle primarie: il 18 gennaio, dalle 8 alle 20. Cinque i luoghi dove si vota: hotel Casali (Misano Mare), bar della Cella, Villaggio Argentina (Comitato di quartiere), Scacciano (ex scuole) e Misano Monte (ex palazzo comunale).
Non meno incertezze in casa Pdl. Gugliemo (Nino) Guerra, professione avvocato, è stato presentato da Forza Italia come coordinatore. Cosa che ha fatto infuriare Rosario Zangari, An, consigliere comunale. Tuona: “Guerra rappresenta se stesso. Sono pronto ad una lista civica”. Al momento in cui si scrivono queste righe non c’è ancora il nome del loro candidato a sindaco. Assicura Guerra: “Faremo una lista di persone di prestigio in grado di vincere”.
Il Pdl ha con sé la Lega nord (Marco Sensoli, il referente) e pare l’Udc, caldeggiato anche da una parte del Pd. E sta trattando con i socialisti, che al momento sono in giunta con il centrosinistra.
Complessa la partita in casa del centrosinistra. Il Pd esprime due candidati a sindaco: Magnani primo cittadino uscente e figura storica del Pci-Ds-Pds. Giannini, avvocato, invece proviene dalle file della Margherita ed ha già ricoperto il ruolo di vicesindaco tra il ’95 ed il ’99; è stato consigliere provinciale e poi vice-presidente di Romagna Acque.
Lo scorso 21 dicembre, Giannini ha presentato la propria candidatura nel ristorante interno all’autodromo di Santamonica. In sala circa 300 persone. Un successo.
Il dualismo Magnani-Giannini in superficie appare un mare calmo, sotto è frenetico e tumultuoso. Il partito è diviso in più tronconi che seppur con sfumature e stili personali, volenti o nolenti, si riconoscono tra i due contendenti. Giannini è sostenuto dall’ex sindaco Sandro Tiraferri, Angelo Ciaroni, Alvio Semprini, Dino Benzi, Corrado Savoretti, Doralice Trezzi.
Magnani ha con sé l’ex sindaco Sergio Morotti, Giancarlo Ciaroni, Bruno Fabbri, Antonio Gaia, Nadia Moroncelli, Luciano Migliorini, Antonio Semprini, Francesco Dalla Rosa, Marina Cecchini. Non mancano gli incerti, per scelta o per paura.
Mente pronta, già assessore al Bilancio nel Comune di Misano, oggi assessore provinciale, in molti vedono Fabrizio Piccioni già battuto, in realtà darà del filo da torcere ad entrambi. Sulla carta dovrebbe portare via molti consensi a Magnani, anche se l’ala Giannini afferma che li eroderà a tutt’e due. Si paventa anche, che se Rifondazione e Comunisti italiani non trovassero l’accordo con il Pd, correranno da soli per il sindaco. E’ fantapolitica? Cosa che spianerebbe la corsa del centrodestra. Dunque, una strada poco percorribile, anche se in tanti nel Pd (quelli che giungono dalla Margherita) sono propensi a non cercare alleati.
Probabilmente i tre si giocheranno la candidatura per una manciata di consensi.
Aperte ai cittadini (iscritti e non) se le primarie sono avvincenti e segno di democrazia diretta, da una parte; dall’altra, esautorano il ruolo del partito, pilastro di ogni democrazia adulta e seria. Da un punto di vista ideale, quando non diventano un’oligarchia di semplice potere, i dirigenti dei partiti hanno le conoscenze per bocciare e promuovere la classe dirigente. Hanno informazioni vere, di prima mano, su chi si va ad eleggere. L’elettore medio ha meno informazioni per una decisione in grado di premiare, correttezza, capacità ed educazione.
Un Pdl compatto e di qualità aiuterà a governare meglio anche la sinistra, che sarà costretta a presentare una squadra di spessore e a fare meno proclami di principio e più sostanza, cercando di incentrare il proprio governo su come accorciare le disuguaglianze sociali, che sono atti della politica. Insomma, aiutare il cittadino e l’impresa. Non i pochi furbi e speculatori.
Dopo il 18 gennaio per ricucire un Pd sfilacciato, non meno che rancoroso nei rapporti interpersonali, sarebbe saggio che allo sconfitto venisse proposto il ruolo di vice-sindaco.

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