De Nicolò: ‘Il turismo si fa guardando nel proprio orto’

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LA CULTURA

– “Primo, guardare nel proprio orto perché è ricco. Domenico Cervesi è tra i primi a scrivere dei bagni di mare come elemento di cura. Grazie alla sua posizione, a Cattolica c’è un microclima più gradevole che a Riccione e Rimini. Cervesi lo scrive e noi testoni non lo sfruttiamo appieno da un punto di vista turistico”.
Chi scrive era andato a casa di Maria Lucia De Nicolò, da 30 anni attenta studiosa di cose locali, nonché professoressa di Storia contemporanea all’Università di Bologna e direttore del Museo della marineria a Pesaro, il Washington Patrignani, per ascoltare un lavoro di due anni affrontato da un gruppo di giovani studiosi coordinati dalla stessa De Nicolò, che metteva sotto la lente di ingrandimento della storia Cattolica, San Giovanni, con puntate a Misano Adriatico e Gabicce Mare.
Invece, dal cilindro delle chiacchiere è venuto fuori lo spunto di cui sopra che potrebbe esser fatto proprio dal Comune di Cattolica e dalle associazioni di categoria per programmare il futuro turistico della città e della provincia di Rimini, partendo dalla forza della propria identità. Dal cosiddetto genius loci.
Biblioteca di oltre 16.000 volumi, quasi 200 pubblicazioni, la De Nicolò, allieva di Alberto Tenenti, a sua volta tra gli allievi prediletti di quel mostro di Fernand Braudel (il fondatore delle Annali), forse ha la maggiore raccolta di libri d’Italia sui bagni di mare.
Grazie ai finanziamenti dell’Unione europea, la sua squadra era formata da un bel gruppo di giovani studiosi: Cristina Ravara Montebelli, Asja Zec, Benedetta Gugliotta, Francesca Fiori, Luigi Alberto Sanchi, Joseph Franzò e Paola Novara. E’ emerso che la Valconca era terra di vigneti, uliveti e grano; quest’ultima però come ancella e non come coltura portante. L’olio era utilizzato più come liquido industriale che cibo.
Il gruppo guidato dalla De Nicolò ha prodotto due volumi, “Archeologia e storia di un territorio di confine” e “Custumium, archeologia adriatica fra Cattolica e San Giovanni in Marignano”, la carta archeologica della zona, due meeting che hanno portato a Cattolica prestigiosi studiosi.
Se dovessero giungere fondi comunitari, dovrebbe partire un nuovo progetto di studio in collaborazione con i croati e i montenegrini. Insomma, si utilizza la lente di ingrandimento della ricerca sul Medio Adriatico.

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