Comandi Capitano!

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IN RICORDO

di Guido Calbi

– Mario Galli ten. col. dell’esercito in congedo, ha lasciato questa vita. Lo ricorda con rimpianto Guido Calbi.
28° Reggimento Fanteria Pavia (C.A.R.) Compagnia Comando Pesaro lì…
Mi accorgo di averci messo un secolo a digitare la scritta. Non era così nel 61/62. Furiere della compagnia, battevo a occhi chiusi, sui tasti sgangherati della vecchia Olivetti. Bisognava farlo decine di volte al giorno. Non esisteva carta intestata. Ad assegnarmi il prestigioso incarico era stato Lui in persona: il capitano Mario Galli. Comandante della compagnia comando. Quando raccontavo la cosa ai Suoi coetanei o compagnia di scuola, (il capitano era geometra) loro mi dicevano: “T’è un bel cul, Mario l’è un bunaciòn”.
Beh sì! Fare il militare a Pesaro era una bella fortuna. Ed essere il braccio destro del comandante, tutto sommato, anche. Ma certamente non perché fossimo paesani. Tutt’altro. Con me e con molti della zona, era particolarmente esigente. Da persona intelligente praticava, insomma, un nepotismo alla rovescia!
…Arriva a Pesaro, trasferito, un nuovo soldato. Lo accompagno dal capo: “Chi sei?” – “Alpino Prioli Sergio di Cattolica” (è il bagnino del bagnante Galli!!) – “Hai sparato colla carabina?”… “Schiaffiamolo in polveriera”.
Un capolavoro di ironia, la finta severità! “Calbi stasera sei di picchetto” – (servizio interno in caserma) – “Ma, signor capitano l’ho fatto anche ieri” – “Non rompere i coglioni, se no ti mando in polveriera”.
Ma entrambi sapevamo che non sarebbe successo. Il capitano, che era anche responsabile delle cucine, mi voleva sempre in caserma. Spesso dopo cena (eufemismo per definire il rancio della sera) mi chiamava nel Suo ufficio, senza mai impormelo, per aiutarLo a battere sulla calcolatrice a manovella, chilometriche file di cifre. E quando era di turno come ufficiale di picchetto (una settimana) per me non c’erano permessi di libera uscita. “Se sto dentro io, tu non vai a casa, cazzo!” (non era volgarità, ma un usuale punto esclamativo del gergo militare). Ma ho sempre considerato l’ordine come un complimento. Ed era un piacevole onore fargli da spalla, quando si faceva arrabbiare il maresciallo furiere. Il mitico Rizzarelli, uomo ligio al dovere fino all’autolesionismo, ma collerico e divertente una volta chiusi i registri della decade. Il capitano spesso lo strapazzava, ma gli voleva bene. E quando ci si ammucchiava in fureria, soldati ed ufficiali, c’era da schiattare.
Celebri le adunate della compagnia. Che, spesso d’estate, il capitano convocava alle 6 del mattino, di rientro da una notte in libertà. La visiera sollevata in alto era un brutto segnale. Era incazzato con noi. Ce ne diceva di tutti i colori… poi se andava a dormire!
Anche la siesta del pomeriggio era un irrinunciabile rito. “Calbi, se mi cercano (gli alti ufficiali ) dì che sono andato al battaglione di Falconara”. Il maresciallo fremeva a sentirmi mentire spudoratamente, ma borbottando ingoiava il rospo. “Non c’è mai stu ####di capitano”.
Ma, severo con noi, Galli non consentiva ad altri pari grado, di darci ordini. Lo faceva, di solito, con solenni sfuriate. Ma uomo di spirito, una volta si giocò, in una sfida a ping-pong, il dovere di ripulire l’immensa radura delle adunate. Che gioia per quella sofferta vittoria contro il tenente avversario! E che sfide in coppia con Prioli, mio successore in fureria, ad affermare la superiorità della Compagnia comando. La Sua creatura, la Sua vita!
Ma tutte le cose belle finiscono. Che magone, non sembri retorica, il giorno del congedo. “Grazie Calbi, ci vedremo a Cattolica”. Sì, anche al burbero comandante, dispiaceva interrompere un piacevole sodalizio. E quante volte poi ci siamo visti, al mare e soprattutto allo stadio di San Giovanni. “Ciao Guido, gioca bene tuo figlio, cazzo”. Ma io non sapevo come rivolgermi a Lui, che aveva smesso il Calbi. Troppo confidenziale Mario, lontano Galli, improprio capitano… era diventato colonnello. Certo non lo dava a vedere. Niente da spartire con la boria che tanti ex militari si portano dietro nel mondo civile.
Ne sanno qualcosa i tanti amici con cui, divertito, divertente e socievole, giocava interminabili partite a tressette.

Comandi capitano! Addio sig. Galli! Ciao Mario!

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