Bagnino Montanari, 50 anni di tramonti sul mare

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COMUNITA’

– Salvatore Montanari (“Tori ad Sunfanel” per gli amici) è un misanese purosangue nato nella cascina accanto alla nobile chiesolina dell’Agina con il mare nelle vene. Un po’ strano per chi viene da una comunità come quella misanese, a quei tempi più radicata alla sicurezza della terra che al destino del mare. Passione scritta nei geni e sgorgata grazie al cattolichino Arturo Marchini (famiglia di intrecciatori e riparatori di reti da pesca ancora oggi) che durante la Seconda Guerra Mondiale, per sfuggire al fronte, venne a trovare rifugio a Misano, proprio vicino ai Montanari.
Inizia la dimestichezza con la grande ricchezza del mare. Classe 1930, già a 12 anni usciva in mare da solo con il moscone a calare le nasse per prendere le seppie. Famiglia con poche sostanze economiche, la madre Zaira diceva al giovane figlio: “Tori non abbiamo niente da mangiare; vai a fare una “calata” in mare che io intanto preparo la piada”. Tori ricorda così: “Andavo a riva e in mezz’ora rimediavo il pesce per la cena. Allora, a riva, c’era talmente tanto pesce che letteralmente vi si scivolava sopra”.
A 24 anni Tori prende il brevetto da bagnino di salvataggio; siamo nel 1954. Deve sorvegliare un tratto di litorale di 500 metri e guadagna mille lire al giorno; lo paga il Comune. Una piccola cifra che purtroppo non basta per mantenere la famiglia. La moglie Rina perciò continua a lavorare negli alberghi come cameriera e deve fare la spesa con il libretto (cioè annotando la spesa a credito che un giorno avrebbe saldato). Per dare ulteriore sostegno alla famiglia, Tori andava anche a pescare le vongole con Tomaso Mulazzani (bagnino anche lui e dal ’60 al ’64 sindaco socialista di Misano), tra i suoi migliori amici. A Misano Brasile, allora, gli alberghi si potevano contare su una mano. Le famiglie di bagnini erano tre: i Mulazzani, i Saponi e i Del Bianco (le prime due gestiscono ancora oggi le stesse zone). Nel ’59 Tori fa domanda e gli viene data la sua concessione che gestirà con la moglie. Nascono i “Bagni Salvatore”. E’ la zona numero 1. E Tori lo è davvero un numero uno. Nuota e rema come pochi e sa leggere gli umori del mare come nessun altro; attraverso i colori del tramonto e le traiettorie dei venti, grazie all’esperienza, sa che tempo farà il giorno dopo. Per acquistare la prima attrezzatura (sette tende, sette ombrelloni e 14 sdrai), vende i due maiali che stava allevando per la famiglia e fa le cambiali. Poi la sua storia è simile a quella dei tanti che hanno costruito il turismo misanese: il lavoro e la simpatia travolgente, con i clienti che diventano parte della famiglia. Ha ospiti che provengono da tutte le parti d’Italia, Germania, Svizzera, Austria e qualcuno anche dalla Francia. Tanti di questi non lo abbandonano da 40-50 anni. Tori: “Abbiamo curato ogni singolo cliente con autentica ospitalità. Spesso accendevo la brace e si faceva la famosa “rustida” di pesce appena pescato, oppure preparavamo le vongole, altre volte la ciambella; la damigiana del vino non mancava mai. Allegria pura. A Ferragosto facevamo divertire i turisti con gli stessi giochi che si facevano nell’aia quando eravamo in campagna: l’albero della cuccagna, la corsa nei sacchi, la mosca cieca, oppure organizzavamo le gare di moscone e di bocce. Oggi si sorride, ma a quei tempi ci si divertiva davvero!!!”.
Fino a metà degli anni ’70 sulle nostre spiagge i bagnini facevano anche le cosiddette sabbiature: scavavano delle buche, dentro le quali si stendevano, che poi venivano ricoperti con la sabbia calda, lasciando libera solo la testa. Allora si riteneva che fossero un toccasana per i reumatismi. Poi, sono giunte le attività termali e le sabbiature sono state vietate.
Due figlie, Flaviana e Elena, e due nipoti, Paolo e Andrea, entrambi fieri dei nonni che hanno trasmesso loro l’amore per il mare.
Da qualche anno la gestione dei “Bagni Salvatore” è passata alla figlia Flaviana e al marito Guido. Comunque, ancor oggi Tori e la moglie Rina tutti i giorni si fanno un giro in spiaggia. Salutano i turisti con quel trasporto tipico romagnolo: con l’esuberanza vera e senza fronzoli, da persone schiette. Se per un giorno i clienti non li vedono, stanno in pensiero.
Conclude Tori: “In questo mezzo secolo io e mia moglie abbiamo conosciuto tante persone che, nonostante il duro lavoro, hanno rallegrato la nostra vita. La loro soddisfazione e fedeltà ci ha dato la forza di superare anche i momenti più duri, come quando dopo l’alluvione nel ’64 abbiamo dovuto ricostruire tutto daccapo. Oggi posso solo essere soddisfatto e orgoglioso di come sono andate le cose”.

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