Cristo: ‘La verità rende liberi’

– Oggi si parla molto, forse anche troppo, di libertà, dando spesso a questa parola un significato sbagliato.

Qualcuno arriva a dire : “E’ la libertà che ci farà veri”.
Intendendo però per libertà, soltanto il diritto illimitato dell’individuo “di fare qualunque cosa”, cioè di non accettare alcuna norma morale che possa limitare la ricerca del piacere personale e del proprio comodo.
Gesù Cristo invece (Gv 8,32) dice: “E’ la verità che vi farà liberi”
E i cristiani, seguaci di Gesù Cristo, dicono a questi fratelli, ingannati dalla ideologia agnostica e libertaria: no, fratelli, così non siete né liberi, né veri, così diventate schiavi: del sesso, del denaro, della droga, del vostro illimitato egoismo, della prima ideologia o moda che sembri offrire una parvenza di felicità immediata.
Perché la vera libertà è quella che parte dalla certezza di essere creature, cioè creati da Qualcuno, dal quale dipendiamo totalmente, che ci ha dato l’ intelligenza necessaria per ricercare liberamente il vero e aderire con il cuore e con la mente a quel bene cui naturalmente aspiriamo.

Di fronte alle quotidiane insidie paganizzanti che propagano la menzogna di una libertà umana assoluta, staccata da Dio e perciò da ogni valore morale, tutti dobbiamo difendere una serie di verità che il relativismo moderno vorrebbe oscurare.
16. La verità sulla dignità della persona e il valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale;
17. la verità sull’amore, sul “bell’amore”, che ha una dimensione anche spirituale ben superiore al solo “sesso”;
18. la verità sul matrimonio – unione stabile di un uomo e una donna aperta alla fecondità – e la verità sulla famiglia fondata su di esso.
Ma innanzitutto la verità sul valore anche sociale della religione e, più concretamente, della Rivelazione di Cristo, che ha detto di se stesso: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6) e, aggiungo io, seguendo la via che Lui ci indica raggiungiamo anche la nostra felicità terrena.
Ha detto il Papa nella sua omelia di Pentecoste: “Come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale degli uomini.

Allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – e per questo l’impegno ecologico rappresenta oggi una priorità –, altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito”
Occorre perciò aiutare coloro che si dicono agnostici o indifferenti e che erroneamente pensano che l’uomo possa fare a meno di Dio, che non si può vivere e morire, come se Dio non esistesse, o come se non dovessimo un giorno sottostare al Suo giudizio.
Il richiamo e il suggerimento sono chiari “non è la “libertà che vi farà veri”, ma è la Verità che vi farà liberi e veri.
La verità nel suo duplice significato.

Verità sull’uomo: che è creatura limitata e dipendente dal suo Creatore e non è pertanto un valore assoluto che può essere autoreferenziale (quello che va bene a me è giusto).
E anche la verità intesa, come ci ricorda l’ottavo Comandamento: non dire falsa testimonianza e cioè, non dire bugie né a noi stessi né agli altri.

Tutto diventa così, molto più chiaro e semplice.
È sotto gli occhi di tutti quotidianamente che per l’influsso dei “falsi profeti” del benessere e del progresso, si stia sviluppando un clima di materialismo pratico, che – in nome di un falso concetto di felicità – favorisce la tolleranza senza limiti e una permissività quasi totale.
Sembra che per molte persone gli unici valori reali della vita siano il profitto economico e il benessere personale; di conseguenza si comportano come se nessun altro valore – religioso o morale – possa essere anteposto alla ricerca di una fugace felicità terrena cercata inutilmente in effimeri “paradisi artificiali”.

Solo due dei nuovi “totem” , nuove divinità alle quali sacrificare qualsiasi cosa.
– Il P.I.L. (Prodotto interno lordo): se cresce: va tutto bene e non è vero, se il Pil diminuisce va tutto male, e anche questo non è vero.
– l’aspetto fisico, il benessere fisico, la palestra, il fitness: dopo che ho fatto un po’ di palestra mi sento un altro/a.
Non è la prima volta – basta leggere le encicliche e i frequenti messaggi dei nostri Papi – che la Chiesa leva la sua voce contro il falso concetto pagano di felicità umana e in difesa della vera gioia.
Benedetto XVI, per citare solo l’ultimo, esorta tutti i cristiani: “ad essere collaboratori della gioia degli altri, in un mondo spesso triste e negativo e testimoni della gioia di Cristo”.

Una gioia e una pace che il mondo non dà e non può dare, in quanto è la gioia vera e piena dei figli di Dio, che sanno che l’uomo è stato creato per conoscere, amare e servire Dio in questa terra, e godere dell’eterna felicità in Cielo.

E mentre fa queste cose è felice e sereno, pur fra le difficoltà quotidiane, anche su questa terra.
E non mi sembra poco.

di Gianfranco Vanzini




Dossetti, se la chiesa non si fa più spirituale

– Attrezzatevi per dei rimescolamenti più radicali.
«Viviamo in una crisi epocale. Credo che non siamo ancora al fondo, neppure alla metà di questa crisi. Noi siamo come alla fine di una terza guerra mondiale, che non è stata combattuta, ma che pure c’è stata in questi decenni. Che è in qualche modo finita, con vinti e vincitori, o con coloro che si credono vinti e altri che si credono vincitori.
La pace, o un punto di equilibrio, non è ancora stata trovata, in questo crollo complessivo. Si pensi a che cosa è accaduto della Russia. Ma la democrazia americana, anche se ha vinto, non può proporre niente e sino ad oggi non ha proposto niente.
Il rimescolo dei popoli, delle culture, delle situazioni è molto più complesso di quello che non fosse nel 1918. E un rimescolo totale. E in più c’è la grande incognita dell’Islam. E noi non abbiamo strumenti intellettuali per interpretare adeguatamente tutto ciò.
Siamo dinanzi all’esaurimento delle culture. Non vedo nascere un pensiero nuovo né da parte laica né da parte cristiana. Siamo tutti immobili, fissi su un presente che si cerca di rabberciare in qualche maniera, ma non con il senso della profondità dei mutamenti. Non è catastrofica, questa visione, è realistica; non è pessimistica perché io so che le sorti di tutti sono nelle mani di Dio.
La speranza non viene meno. L’unico grido che vorrei far sentire oggi è il grido di chi dice: aspettatevi delle sorprese ancor più grosse e globali, attrezzatevi per dei rimescolamenti più radicali.
Non cercate nella nostra generazione una risposta, noi siamo solo dei sopravvissuti ». (Giuseppe Dossetti, conversando con la redazione di Bailamme, pubblicata sul fascicolo 15-16 del dicembre 1994)
 
Sì c’è la Chiesa, ma se anch’essa non si fa più spirituale…
 «Vivremo sempre di più la nostra fede senza puntelli, senza presidi di sorta, umanamente parlando. Destinati a vivere in un mondo che richiede la fede pura. Potremo attingere soltanto alla fede pura, senza poggiare in nessun modo su argomenti umani.
Nessuna ragione, nessun sistema di pensiero, nessuna organicità culturale, nessuna completezza e forza di pensiero organico, costruito, potrà presidiare la nostra fede.
Sarà fede nuda, pura, fondata solo sulla parola di Dio considerata interiormente. Non potremo attingere a niente, a nessuna sintesi, a nessuna  summa.
Può darsi che i geni, che l’umanità può ancora far nascere dal suo seno, possano esprimere una nuova sintesi culturale adeguata al Vangelo. Ma è molto, molto, molto, sempre più difficile.
E non avremo il conforto in nessuno dei piccoli nidi sociali che siano omogenei e sostengano la nostra vita evangelica. Come non lo avremo più nessuno di noi nel nostro Paese.
Quegli ultimi nidi, quelle ultime nicchie “covanti” ed un poco facenti calore, un certo tepore… sarà molto difficile che si riproducano. E invano si cercherà di riprodurli.
Anzi, ogni tentativo di ricostituire, o di dar da bere che si può ricostituire una sintesi culturale o una organicità sociale che presidi e che difenda la fede sarà sempre un tentativo illusorio, …anche se una certa tentazione è sempre rinascente.
Forse già in questi giorni si cerca di preparare nuovi presidi, nuove illusione storiche, nove aggregazioni che cerchino di ricompattare i cristiani. Ma i cristiani si ricompattano solo sulla parola di Dio e sull’Evangelo! E sempre più dovremo contare esclusivamente sulla parola del Signore, sull’Evangelo riflettuto, meditato, assimilato.
Non guardando fuori, non appoggiandoci ad altri che possano in qualche modo consentire col nostro pensiero, ma guardando noi stessi ed ascoltando interiormente la testimonianza dello Spirito che ci attesta che Gesù è vero, che vive ed è eterno.
Sì, c’è la Chiesa, ma se anche essa non si fa più spirituale, anziché cercare dei sostegni, dei puntelli delle aggregazioni sociali di ogni tipo, delle cose che avrebbero dovuto ormai persuadere che non tengono…che non sono adeguate alla verità del tutto divina che noi professiamo, la Chiesa stessa se non si fa più spirituale non riuscirà ad adempiere alla sua missione di collegare veramente i figli del Vangelo!»

(Giuseppe Dossetti, dall’omelia a Montesole per la professione di Giovanni Lenzi, 1994)




Vallugola, la prima vittoria

– E’ stato un viaggio virtuoso quello intrapreso dal comitato cittadino Vallugola Terra Nostra, che ha mobilitato l’attenzione generale intorno al tema del progetto di ampliamento del porto turistico di Vallugola, presentato dalla società Svilluppo Marittimo srl e pubblicato dall’amministrazione gabiccese il 13 agosto. Il punto di partenza di questo viaggio è stata la convinzione condivisa che i valori ambientali e il paesaggio devono essere sempre competenza della collettività per la potente carica identitaria che i luoghi interpretano nelle nostre vite.
I luoghi che abitiamo rappresentano per ognuno di noi una sorta di codice della memoria che si tramanda quasi inconsapevolmente di generazione in generazione, intrecciando il passato al futuro. Per questo potere coesivo delle comunità che li abitano, i paesaggi non possono essere sottratti alla discussione pubblica.
Con questa sensibilità il comitato Vallugola Terra Nostra ha fortemente reclamato un confronto aperto sui destini di Vallugola che coinvolgesse sia la realtà sociale ed economica, sia la componente politica gabiccese e non solo. La raccolta di firme per fermare l’intervento espansivo della struttura portuale e promuovere invece un’idea di conservazione di quel contesto fragile e evocativo che è Vallugola simboleggia il primo e imprescindibile gradino del viaggio del comitato cittadino.
Tutte quelle firme da subito sono diventate Opinione pubblica, fittissima trama di individui accomunati dal senso di appartenere in qualche modo a Vallugola, perché ci sono cresciuti, perché ci sono approdati da visitatori. Un’opinione pubblica che si è strutturata in movimento di idee.
Le idee sono quelle trattate nell’incontro-dibattito del 26 ottobre organizzato da Vallugola Terra Nostra, per analizzare le criticità insite nella proposta di ampliamento ed elaborare una nuova cultura dello sviluppo dei nostri territori pertinente alle ricchezze ambientali, paesaggistiche e storiche dei luoghi. Le stesse idee sono quelle che hanno ispirato le 21 pagine di osservazioni al progetto predisposte dal comitato e consegnate in Comune il 10 novembre per dire no a un intervento di “urbanizzazione del mare” che snaturi la delicata geografia del paesaggio costiero su cui si fonda anche l’immagine turistica della città.
Queste idee sono state veicolate dal comitato negli animati dibattiti pubblici fino a essere condivise dalle categorie economiche che hanno maturato la loro contestazione allo sfruttamento indiscriminato di Vallugola. Fino a investire la classe politica a ogni livello della responsabilità di governo dei territori, di disegni amministrativi partecipati dalla comunità.
Nel silenzio amministrativo del sindaco gabiccese Corrado Curti, con l’autorità della sua carica il presidente della Provincia di Pesaro Matteo Ricci insieme all’Assessore provinciale all‘Ambiente Tarcisio Porto, hanno anticipato il no dell’ente nella conferenza dei servizi, ancora da convocare, al progetto “troppo impattante e sovra dimensionato” di ampliamento del porto di Vallugola.
Non sono state le uniche parole della politica. Prima della Provincia, l’assessore comunale pesarese Andrea Biancani e il consigliere regionale Mirco Ricci, allarmati da quella proposta di intervenire per oltre un chilometro di costa con la previsione di circa 3.200 mq di edificazione con annesse strade e parcheggi, avevano espresso la loro lucida contrarietà al progetto della Sviluppo Marittimo srl.
Non sono mancati neanche i no regionali tradotti dagli assessori Gianluca Carrabs e Marco Amagliani che sono intervenuti all’affollata assemblea del 26 ottobre per stroncare un intervento assolutamente decontestualizzato dall’unicità del paesaggio naturale in cui si va a inserire.
Che la riqualificazione di Vallugola debba essere vincolata alla sostenibilità ambientale, sociale e culturale delle azioni amministrative, che le azioni di mutamento dei nostri territori debbano essere partecipate da chi li popola, è opinione condivisa anche dal segretario del Pd provinciale Marco Marchetti, come testimoniato da un comunicato stampa congiunto della dirigenza provinciale e del comitato Vallugola Terra Nostra seguito a un incontro di approfondimento sulle opportunità di riqualificazione del luogo a cui non si addice un intervento “sovradimensionato, assolutamente impattante ed incompatibile con l’identità del luogo”. Così, orfano di ogni solidarietà politica, anche il sindaco di Gabicce Mare che era rimasto fino a questo momento solitariamente neutrale, ha dovuto declinare la sua posizione attendista in una distanza da “questo” progetto. Il primo cittadino ha bocciato l’attuale proposta di Svilippo Marittimo srl precisando che “il progetto più giusto deve nascere da oggi in poi”.

Intanto il viaggio virtuoso di Vallugola Terra Nostra ha fatto tappa il 25 novembre ad Ancona nella IV Commissione dell’Assemblea legislativa marchigiana con all’ordine del giorno il piano dei porti regionale di prossima adozione. Un’audizione richiesta dal comitato, cui anche la Regione ha riconosciuto il ruolo di interlocutore credibile e titolato, per ribadire l’incompatibilità in termini sia quantitativi sia qualitativi dell’ipotizzato ampliamento. Per sostenere l’inopportunità di una previsione di espansione dell’attuale struttura portuale racchiusa in un contesto ambientale e paesaggistico straordinario.

Semmai Vallugola reclama un grande patto sociale per la tutela del suo paesaggio, un ripensamento serio per la tematizzazione della sua valorizzazione, una progettazione altra che rispetti lo spirito del luogo.
Dunque tutti d’accordo sulla possibilità di pianificazione di Vallugola, di quel luogo naturale che rappresenta per l’immaginario collettivo quello spazio discreto di riconciliazione ideale con le nostre radici. In questo clima di rinato senso collettivo della tutela dei luoghi quali depositari dei nostri valori identitari, si tratta di ridefinire i contenuti del disegno di riqualificazione “più giusto” per Vallugola.
In quest’ottica il comitato sta formulando una proposta da portare al confronto con la città e con la classe politica. Il viaggio del comitato Vallugola Terra Nostra non è ancora concluso.




Natale a Gabicce: che fare

12 dicembre ore 16 –
Un poster per la pace – Sala Consiliare. In collaborazione con il Lions Club di Gabicce Mare. Premiazione del migliori poster eseguiti dagli alunni delle scuole medie.

13 dicembre dalle 10 –
A Gabicce Monte presenta: Natale nella cittâ dei baiocchi, giochi, animazione e dolci per tutti.

Ore 14.30 –
Festa in Piazza Vaibruna.

Ore 16 –
Seconda Fiaccolata Natalizia a favore della Croce Rossa ltaliana. Partenza da Gabicce Monte (Piazza Valbruna), arrivo a Gabicce Mare.

14 dicembre ore 17 –
Consegna Premio La Baia Verde e Blu agli imprenditori.

16 dicembre ore 15.30 –
I tuoi 80 anni, festa per i nati nel 1929. Chiesa di Ponte Tavollo.

Ore 15.30 –
Caccia a Babbo Natale a cura del G.S.Team 80. Ritrovo presso la tensostruttura del Municipio.

20 dicembre ore 15 –
I bambini della scuola primaria di Gabicce Mare presentano: Raccontando Natale, Piazza Municipio — Tensostruttura (in caso di maltempo palestra comunale).

24 dicembre ore 21 –
II Presepe Vivente a Ponte Tavollo. A cura dei Quartieri e delle Parrocchie di Ponte Tavollo e Gabicce Mare.

Ore 23.30 –
Messe chiese Gabicce Mare e Ponte Tavollo. Scambio di auguri davanti al Presepe a Ponte Tavollo.

26 dicembre ore 15 –
II Presepe Vivente – Ponte Tavollo.

6 gennaio 2010 ore 15 –
La Befana vien di giorno Case Badioli, salone parrocchiale. Organizzata dal Quartiere di Case Badioli in collaborazione con l’Avis di Gabicce. Lettura animata di favole a cura di Roberto Caminiti. Distribuzione calze e merenda finale.

– Babbo Natale nella Casetta di Marzapane vi aspetta tutti i sabati e domeniche dall’8 dicembre al 6 gennaio dalle 15.30 aIIe 9-

– II Mercatino Natalizio di piazza Matteotti è aperto tutte le domeniche dall’8 al 27 dicembre dalle 14.30 ate 19.30




Brindisi con le fonti storiche della Bastianelli

Simona Bastianelli, professione archivista a Pesaro, da anni con la passione di chi vuole bene alla propria città e il fiuto di un segugio, gira per archivi e scantinati in cerca di carte sul passato di Gabicce. Così da alcuni Natali nello studio dell’architetto Giovanna Mulazzani si invitano un po’ di persone e Simona illustra le ultime scoperte storiche.

La giornata si intitola “Gabicce si fa ospite… e la storia continua con le fonti raccolte dall’archivista Simonetta Bastianelli”. L’evento si tiene il 18 dicembre alle 15,30. E’ anche l’occasione per scambiarsi un brindisi di buone feste.




Santamonica, bel Natale

– Il Comitato di Santa Monica per le prossime Festività Natalizie ha preparato un ricco programma con lo scopo di fare comunità. Tutto è nel Parco di via Albinoni angolo via Bellini.

a) addobbo a festa dell’abete;

b) allestimento presepio nel Parco tra gli antichi ruderi seicenteschi di un convento di cappuccini con personaggi a d altezza d’uomo realizzati da quelli del comitato;

c) consegna ai nonni del quartiere, da 80 anni in su, di un presente natalizio presso ii proprio domicilio il 22 dicembre dalle 15 alle 17; le famiglie se gradiranno tale omaggio dovranno comunicare il loro nominativo ed indirizzo alla signora Giuliana (339.6541262);

d) gara tra bimbi dai 6 fino ai 13 anni per l’allestimento del “Presepio più bello”, all’interno della propria abitazione o nel proprio giardino. Una giuria del comitato si recherà in visione il 22 dicembre dalle 15 alle 17 e nel pomeriggio della vigilia, 24 dicembre, dalle 15 alle 17, sempre nel Parco, verranno premiati i primi tre; naturalmente comunicazione di adesione entro il 15 dicembre alla Sabrina (348.0330174);

e) consegna sotto l’albero di Natale dalle 14,30 alle 17 il 24 dicembre dei pacchi dono da parte di Babbo Natale ai bimbi i cui genitori aderiranno (in caso di brutto tempo le consegne saranno a domicilio). Le famiglie dovranno dal 13 al 23 dicembre, nei giorni di sabato, domenica, lunedì, dalle 15 alle 17, recapitare i pacchi presso l’abitazione della signora Giuliana Pecci (339.6541262);

1) celebrazione della Messa sempre nel parco la notte della vigilia di Natale alle ore 21 da parte di don Pasquale. A seguire: buffet e brindisi augurale.




Progetto Sofia, cena alla bar “Cella”

– Ogni giorno muoiono di fame e stenti 17.000 bambini, uno ogni sei secondi. Da alcuni anni Mauro Ciaroni fa sorridere molte centinaia di bambini africani: Uganda, Rwanda, Togo.

Ha un progetto denominato “Sofia” nel nome della figlia che ebbe l’idea con una domanda mentre guardava un servizio tv sulla povera Africa: “Babbo che cosa possiamo fare per loro?”. Mauro pensava di raccogliere un migliaio di euro; siamo nel Natale del 2003. Poiché “magico”, ha messo insieme circa 200.000 euro di aiuti portati direttamente sul posto per la salute, l’istruzione e carceri minorili.

Il bar “Cella” di Misano ha organizzato una cena di beneficenza il 14 dicembre, alle 21. Chi volesse partecipare, può telefonare allo: 388.7644863. Come dice madre Teresa: “Possiamo fare tutti qualcosa di piccolo con grande amore. Ma insieme possiamo fare qualcosa di meraviglioso”




Partiti, prevale il business privato

– Ho conosciuto un paio di Partiti di Misano negli ultimi anni per esperienza personale, non ne faccio il nome per quieto vivere.

L’impressione e’ stata la stessa. Sia che si tratti di un grande partito storico, sia che si tratti di una piccola formazione emergente. Quello che prevale su tutto è la politica come “Business privato”. Il partito come centro di interessi, nel caso di grandi partiti al governo locale, oppure il partito come trampolino di lancio personale per le piccole formazioni nuove. Non c’e’ posto per altri. Anzi si cerca decisamente di non farli entrare. O meglio gli altri devono essere i tuoi fedelissimi, tipo familiari o “amici di calcetto”.

Oppure i giovani, la mitologia dei “giovani” che danno lustro all’immagine, senza poter avere eccessive pretese gestionali o elettorali. Tutto qui. C’e’ speranza? Io credo di sì, voglio pensare che ci possa essere speranza. E voglio pensare a persone competenti, serie e oneste, al di là e al di fuori di qualsiasi steccato politico che comincino fin da ora a mettere le basi per una lista civica di misanesi veri e di persone disposte a dare per una comunità che davvero hanno nel cuore.

Ci vorrà forse una figura di riferimento, per coagulare altri, ma io credo che Misano abbia una grande riserva storica di persone di grande calibro. Si starà a fianco dell’attuale sindaco se l’attuale maggioranza avrà fatto bene per Misano, come credo e spero, oppure si cercheranno altre vie.

Il Forestiero




Campione d’Italia con moto mito

– Duilio Damiani corre su una moto mito. E’ la Patton 500 (acronimo di Pattoni-Tonti, quest’ultimo un raffinatissimo progettista di motori per giunta cattolichino). A cavallo tra gli anni ’60 e ’70 ci hanno corso e vinto Roberto Bergamonti, Roberto Gallina, Armando Toracca, Virginio Ferrari.
Con questo gioiello di due ruote il misanese ha partecipato al campionato italiano Epoca. Su 6 gare, ne ha vinte cinque e in una fu sbattuto per terra alla partenza da un collega di avventure. La prezosio e non meno che costosa moto è di proprietà di Alessandro Altinier, un appassionato collezionista di Treviso.

A suggello della grande annata, Damiani ha portato a Misano anche il titolo italiano con la Honda 500 bi-cilindrica del ’70; una derivata di serie di sua proprietà. Anche qui c’erano sei gare in programma, ma ha vinto alla giapponese, ovvero sempre piazzato sul podio e dintorni: due secondi, tre terzi e un quarto posto. Damiani spiega così i risultati senza l’acuto: “Non ho mai vinto perché il mio meccanico, Benito Savoia è deceduto lo scorso anno ed era l’unico che riusciva a farla volare”.
Duilio Damiani appartiene a quella cerchia di persone che se da ragazzo avesse avuto l’opportunità di correre in moto poteva essere un campione. Classe ’55, sposato con Nadia Moroncelli, due figli già grandi, ha da sempre la passionaccia per le moto. A 14 anni si compera il primo motorino e naturalmente gli “spatacca” il motore per cercare di volare. Da 20 a 27 anni, si prende una parentesi per due ragioni: la famiglia e le poche risorse.

Riparte con una Moto Guzzi 850 con la quale si diverte ad abbassare il proprio limite sulla pista di Santamonica. Nel ’91, insieme ad un pugno di amici fa “13” al Totocalcio. Si regala una Ducati fiammante, con la quale si diverte sulle strade dell’entroterra. Mèta numero uno: Bocca Trabaria. Su quei tornanti una domenica mattina la fortuna lo aiuta; la ragione gli fa cancellare il percorso per sempre. Quella Ducati la scambia con un’altra Ducati dell’amico Cesare Francolini. Siamo nel ’96 e inizia a correre in pista con i “ragazzi” della sua categoria. Alla prima gara, Vallelunga, fa il terzo tempo in griglia, ma in gara cade. La prima vittoria giunge dopo un paio di stagioni. Nel 2003 centra il primo italiano con una Ducati 500 monocilindrica. Altro tricolore nel 2007, questa volta con un’Honda 500 derivata di serie. L’anno seguente con Giancarlo Rossi e Orlando Fusco vince l’europeo endurance.

Il suo team si chiama Savoia-Damiani e prima ancora che essere competizione è piacere puro. Il camper con il quale va per circuiti se lo è autocostruito con la collaborazione dell’amico Michele Ottaviani. Oltre alla moglie Nadia, altra figura chiave dei fine settimana motoristici è il cuoco. Si chiama Romano Zanotti e cucina specialità romagnole da far invidia ad un’“arzdora’. Così sotto la tenda si raccolgono sempre una dozzina di ospiti. Il primo camper autocostruito risale al ’79; allora lo fece per portare a spasso i due figli, insieme ai quali ha solcato l’Europa. Ma che cos’è la moto per Damiani? Risponde: “Il fine settimana mi libera delle tensioni del lavoro, da una parte; dall’altra è adrenalina purissima quanto irracontabile”. La speranza di Duilio è che il nipotino Alex Della Speranza, due anni, possa raccogliere il suo testimone. Intanto, il giovane nonno dai capelli argentati già gli ha insegnato a mettere in moto.




Parole da e ‘Fnil’ – il vecchio nome di Misano Mare

[b]…Stile misanese[/b] – Alla fine di ogni gara è consuetudine che i podisti rigenerano le proprie energie con marmellate, integratori, energetici sotto forma di pappine e liquidi. Forse efficaci ma non di certo gustosi. A Santarcangelo, lo scorso 15 novembre, i ragazzi della neonata Misano Podismo (sono già oltre 50 gli iscritti) grazie alla creatività di Roberto Bronzetti il ristoro lo hanno fatto a base di salame, pecorino e pane toscano. Roberto, mente pronta e raffinato conoscitore-utilizzatore di vecchi detti romagnoli, ha aperto i tavolini da mercato e steso pietanze che solo a dirle ti creano immagini straordinarie nella mente. Lo stuzzichino da vecchio cuore di Romagna è stato assalito da ogni dove. Uno di loro ha detto: “Ma che cosa ho corso fare?”. Quella grande capacità di saper vivere misanese.

[b]…Comune, caldo per tutti [/b]- Un misanese in dicembre è andato per servizio in alcuni uffici pubblici. Fuori era freddo. Passa in varie stanze e nota molte finestre aperte causa il troppo caldo. Questione di altruismo? Forse intendevano riscaldare Misano.

[b]…Natale[/b]: una luce di speranza – Nelle vie di Misano Mare, una luce nelle vetrine delle attività chiuse darebbe un po’ di linfa a quelle aperte. La speranza è l’ultima a morire.