“Vallugola, fermiamo l’assalto”

IL FATTO

Piace poco agli operatori economici di Gabicce il progetto di ampliamento del porto di Vallugola, contrari i bagnini della Confartigianato, mentre nell’associazione albergatori i malumori sono prevalenti

– Sulla stampa locale quotidiana qualcuno comincia a parlare e a prendere posizione. Ma il progetto di ampliamento del porto di Vallugola, depositato nel Comune di Gabicce Mare il 13 agosto scorso, richiede approfondimenti altri da una partigiana esposizione della committenza privata del progetto. Perché progetti di tale portata vanno condivisi con tutte le voci della città, con ogni espressione sociale, politica, economica, non solo con l’impresa interessata alla realizzazione dell’intervento.
Perché quello che il progetto sottrae non è solo una semplice porzione di territorio da destinarsi a un uso piuttosto che a un altro. Questo progetto interessa un luogo “delicato” che in qualche modo ci rappresenta tutti perché chiunque pensa a Gabicce Mare pensa alla sua collina a picco sul mare. Il mare e la terra che proprio lì si fondono esprimono tutta la nostra identità. E allora questa dilatazione per un chilometro di costa dell’attuale porto, con annessi strade, parcheggi, foresterie, magazzini, spiagge artificiali, può equivalere alla rinuncia della nostra identità culturale e alla peculiarità del nostro territorio, oltre al sacrificio del patrimonio naturalistico che quella preziosa porzione di territorio ha tutelato fino a oggi.
La Politica deve essere consapevole che il progetto Gaudenzi ci indirizza verso un percorso senza possibilità di ritorno. Il patrimonio paesaggistico e ambientale non è una risorsa infinita e necessita di una politica conservativa delle sue peculiarità.
Anche la nostra vocazione turistica è radicata nella geografia di quel promontorio che compare per la sua unicità in ogni cartolina di Gabicce Mare, fino a essere sfruttato anche dalle località turistiche romagnole. Quel promontorio che, naturalmente, fa da sfondo alla nostra spiaggia quasi a volerci rammentare, a noi gabiccesi e ai nostri ospiti, che nella diversità si trova la ricchezza. Quel promontorio che nella sua integralità ci distingue e contraddistingue dalla piatta costa romagnola e rende Gabicce Mare un posto speciale.
L’eventuale realizzazione di un’opera così fuori contesto e sproporzionata rispetto al paesaggio, coinvolgerà complessivamente il volto turistico della città rischiando di omologarci al modello di offerta turistica romagnolo, anziché riconoscere la valenza competitiva insita proprio in quel territorio che si vuole modificare. Sarà compromessa definitivamente l’idea di un turismo sostenibile legato alla promozione del valore paesaggistico che può costituire il volano della nostra economia turistica.
Oltre alle perplessità legate strutturalmente alla ri-costruzione del porto di Vallugola, per esempio il rischio concreto dell’erosione della spiaggia gabiccese, piuttosto che la perdita dei requisiti costitutivi dell’Ente Parco, la riflessione sul tema “ampliamento si o no” coinvolge dunque un livello separato. Il tema non è semplicemente “riqualifichiamo un’area degradata e così salviamo anche la collina dai fenomeni erosivi marini”, obbiettivi condivisibili e condivisi anche da chi si oppone al progetto Mulazzani-Montagna. Ma i modi per giungere a questi obiettivi non sono tutti sovrapponibili.
Si può abdicare all’intervento privato che legittimamente antepone all’interesse collettivo il vantaggio dell’impresa economica. Si può interagire con la città in ogni sua espressione, sociale, politica, economica, per condividere la traccia della città che vorremmo sulla quale orientare oltre l’agire pubblico anche le iniziative private. Qui deve entrare in gioco la Politica, quella con la P maiuscola, che attraverso la pianificazione l’uso dei territori e il governo del sistema economico, si assume la responsabilità di programmare il modello di comunità futuro.
Perché la valutazione che faranno i politici che ci amministrano a ogni livello, dal comunale al regionale, deve coinvolgere oltre gli effetti immediati dell’opera anche una visione di lungo periodo. E’ un’occasione speciale quella offerta alla politica locale dal dibattito avviato dal Comitato Vallugola Terra Nostra sul tema “ampliamento si o no”. Vedremo se saprà coglierla.

GLI UOMINI

– Il Comitato ha nominato un Consiglio direttivo, composto da Pierino Balducci (presidente), Cristina Manzini (vice), Fiorella Sanchi (segretaria), Pierpaolo Frontini, Augusto Mulazzani, Davide Mazzini e Fabio Salbitano (docente di Paesaggistica all’Università di Firenze)




Mulazzani-Castelvetro, co-autori libro sulle colonie

Costruite durante il ventennio fascista, le colonie sono ampiamente riconosciute come un alto momento culturale della storia italiana del secolo scorso; e si ha anche la fortuna che sul litorale romagnolo ce ne sono tante e di pregio.
La Mulazzani ha portato la sua lente d’ingrandimento su “Architettura e percezione nelle colonie”. Il suo saggio ha “indagato ed analizzato le architetture delle colonie marine del ventennio secondo le regole della percezione della forma con il fine di dimostrare che le forme di quelle architetture erano funzionali alla politica del regime”. “Il regime fascista – scrive la Mulazzani – attraverso l’Opera Nazionale Balilla aveva istituito l’organizzazione delle colonie marine e montane affinché i bambini appartenenti ai ceti meno abbienti potessero godere di una vacanza al mare che per il regime si traduceva in consenso alla politica del Duce. Gli architetti chiamati a progettare tali strutture avevano ampia libertà formale pertanto poterono sperimentare forme architettoniche e spazi distributivi di grande efficacia e modernità. Proprio il tema della forma che vuole manifestare una ideologia…”..
Maurizio Castelvetro nelle sue pagine si è occupato di “Architettura + anni ’30 + Cattolica + colonie marine”. Scrive Castelvetro: “L’insediamento lungo la costa della Romagna sia in termini qualitativi che quantitativi costituisce un evento signficativo nella realtà delle città coinvolte che viene da esse favorito e sostenuto. Con l’obiettivo di mettere a raffronto dinamiche culturali nazionali e locali ed indagare sui legami inediti con personaggi, situazioni e luoghi…”. Castelvetro si sofferma su Cattolica, dove la colonia “le Navi” (la “XXV Ottobre”), quella del parco, è un vero e proprio gioiello di architettura. Il volume è corredato da moltissime fotografie che aiutano a capire meglio”. La copertina reca proprio la metafisica struttura cattolichina.




Amarcord Gabicce di Dorigo Vanzolini

Foto 1 – Cattolica, 19 giugno 1967: Squero. Foto ricordo di Salucci Antonio Tugnin ad Salucc, Carpentiere e calafato presso il cantiere navale di Dante Berti Mangoza. Sullo sfondo la casa dell’attrice Silvana Jachino, nipote dell’ammiraglio Angelo Jachino.

Foto 2 – 8 Luglio 1958, vongolara motorizzata. Sullo sfondo Silvano Vimini Gianpevle e Antonio Salucci con in mano la batecca (tipico arnese artigianale usato per la pesca delle vongole).

(Archivio fotografico Centro Culturale Polivalente di Cattolica)




ORIZZONTE APRE A MISANO

– Dal 2000 si chiama “Orizzonte” e in ottobre aprirà a Misano Adriatico, nell’angolo tra la centralissima via Repubblica e la Strada Statale, lato Cattolica. Prima per tutti era il “Supermercatone dell’albergatore”. Sede a Cerasolo Ausa, le sue origini sono tutte misanesi. Venne aperto nella metà degli anni Ottanta alle Casacce (frazione di Misano Adriatico) con prodotti di stoccaggio per gli albergatori. Dopo alcuni anni l’attività cresce e si trasferisce a Cerasolo. I 200 metri quadrati iniziali di esposizione sono diventati 1.200 oggi. E gli stock si sono trasformati in prodotti di qualità al giusto prezzo: pavimenti, rivestimenti, porcellana, rubinetteria, parquet, vasche idromassaggio, camini (termo-camini), stufe (termo-stufe) il variegato mondo della ceramica.
Tra i soci ci sono anche tre giovani misanesi amici d’infanzia. Roberto Bronzetti, Renzo e Bruno Monticelli (partiti come dipendenti). Dicono i tre: “Apriamo per amore di Misano e perché pensiamo che ci sia lo spazio per il nostro modo di lavorare. Siamo al servizio del cliente. Il nostro primo intento non è vendere, ma è offrire la nostra competenza maturata in quasi trent’anni: i sopralluoghi, la consulenza tecnica, i consigli. Siamo qui per fare un percorso insieme. Non è un caso che la nostra azienda si è trasformata negli anni (dalle occasioni al meglio del mercato) e che siamo cresciuti nel 2008 e tendenzialmente siamo in crescita anche quest’anno”.
“Il nostro intento – continuano i tre amici – è continuare a produrre valore e lavoro. E nel nome ‘Orizzonte’ c’è il nostro spirito: la mèta raggiunta non è altro che un altro punto di partenza. Sempre per puntare al meglio“.




Chiesa e politica, nulla sarà più come prima

La scollatura, è nei fatti perché dall’una e dall’altra parte pare essersi rotto lo strano patto di fiducia reciproca. Sono venute alla luce le reciproche, profonde insincerità e menzogne

Noi osiamo sperare e pregare affinché la chiesa nel suo complesso riesca a fare esame di coscienza, a ritrovare la sua libertà la  passione per il Vangelo, la fiducia nel Signore e in tutti i suoi figli.  Lo farà, crediamo, se ci sarà il coraggio…

L’INTERVENTO

di Angelo Bertani

– Nulla sarà più come prima nel rapporto tra la chiesa e la politica italiana. Lo dicono diversi osservatori ed è probabile che abbiano ragione. È entrata in crisi l’alleanza tra la destra politica e alcuni movimenti integralisti e istituzioni del cattolicesimo borghese e conservatore sotto la regia della corrente da vent’anni prevalente nell’episcopato.
L’occasione della crisi è fin paradossale; e lascia intravvedere molte reticenze. Tuttavia lo scontro, o almeno la scollatura, è nei fatti perché dall’una e dall’altra parte pare essersi rotto lo strano patto di fiducia reciproca. Sono venute alla luce le reciproche, profonde insincerità e menzogne.
Quella che si diceva, e forse voleva essere, un’alleanza per la fede, la moralità, il buoncostume, l’ordine naturale era invece fondata su un equivoco, molte bugie e una immensa distanza tra le parole e i fatti.
La verità è che  era un’alleanza soltanto di convenienza, e ciascuno degli interlocutori ha scoperto che la convenienza era un’illusione, un inganno.
Direi di più: la vera ragione dell’alleanza non era, non è mai stata, la forza di ciascuno dei contraenti, ma la sua debolezza.
Non esisteva, non poteva esistere, un progetto comune per offrire una prospettiva positiva al paese e alla chiesa; esisteva una necessità di sopravvivenza, di conservazione cui le due parti erano interessate e per la quale avevano stretto una sorta di patto.
La chiesa (o piuttosto la parte che ha più voce e potere)  si sente debole e perciò alza la voce e cerca alleanza nei poteri civili, nelle leggi e nei finanziamenti, nelle pubbliche cerimonie.
Cerca di conservare le vestigia dell’antica cristianità costituita, sostenuta dalle strutture e dalle abitudini. Sente che molti la abbandonano, o comunque si sentono liberi dai suoi precetti. Alcuni la distinguono ed anzi contrappongono al Vangelo.
Anziché sforzarsi di proporre una testimonianza credibile (e faticosa), anziché impegnarsi nella formazione di libere coscienze, anziché credere nei mezzi spirituali (il Vangelo, la comunione ecclesiale, la carità) – come pur si era incominciato a fare soprattutto dal Concilio in poi da più di vent’anni la chiesa italiana sceglie la strada dei mezzi umani, l’immagine, il prestigio… Cerca le truppe d’assalto o le compagnie di ventura.
Soprattutto cerca un suo ruolo nella società attraverso l’alleanza col potere, il danaro, la cultura dominante.
Quando poi si accorge che la cultura politica dominante, conservatrice, è quella che ha svuotato i contenuti etici personali e collettivi (dei quali parla ma che certo non osserva) la chiesa capisce che così non guadagna forza, ma perde quella residua. E deve reagire.
Dall’altra parte, quella politica, più che un patto, si voleva un sostegno incondizionato. Una politica che per sopravvivere ha bisogno di imporre una immagine falsata della realtà sperava in un esercito di propagandisti efficaci e motivati, a buon mercato. Una benedizione, un’unzione solenne, qualche frase retorica sulle radici cristiane sono un ottimo sostegno propagandistico anche per quelli che non credono a nulla. 
Avendo una visione assolutamente secolarizzata neppure sospettano che nella chiesa una qualche resistenza pure c’è; un senso critico che trae ispirazione da principi “indisponibili”. E allora vien meno la materia del contratto, dello scambio. Scoprono che l’interlocutore non è affidabile per i propri scopi; e che la somma di due debolezze non rafforza nessuno. Ecco perché la crisi di questa non-santa alleanza è vera e profonda. E tuttavia è anche pericolosa.
Bisogna immaginare quali trucchi e falsità ulteriori potranno essere inventate per superare la crisi dell’alleanza. La necessità s’impone. Certo la demonizzazione dell’avversario, certo la preclusione, legale o no, giusta o no, di ogni alternativa. Potrebbero affacciarsi giorni difficili…
Cresce dunque la responsabilità delle forze culturali e politiche democratiche affinché sappiano darsi un progetto possibile e chiaro, e lo sappiano spiegare al paese. È importante che esse riscoprano e pratichino con coerenza la loro differenza qualitativa (il che non significa un opposto estremismo) e non si mettano sullo stesso piano dei loro avversari.
Ma soprattutto noi osiamo sperare e pregare affinché la chiesa nel suo complesso riesca a fare esame di coscienza, a ritrovare la sua libertà la  passione per il Vangelo, la fiducia nel Signore e in tutti i suoi figli.  Lo farà, crediamo, se ci sarà il coraggio di uscire dal verticismo clericale che ora domina la scena.
Una chiesa davvero di popolo (non di massa, ma del popolo di Dio) è una chiesa di comunione, dove ci si incontra, si prega e si discute insieme. Una chiesa non arroccata nei palazzi, nelle istituzioni, negli uffici, ma presente nella società, ovunque c’è pensiero e necessità, dolore e amore. Questa chiesa della testimonianza non avrebbe paura del futuro e non avrebbe bisogno di fare improprie alleanza col potere civile.
E questa chiesa in verità c’è già. Larga parte dei credenti la vivono ogni giorno nelle parrocchie e nei gruppi di base, nella Caritas e nelle comunità religiose, nelle associazioni del laicato… Ma hanno poca voce, sempre meno. Persino i consigli pastorali sopravvivono a fatica e non decidono quasi nulla. La voce della chiesa sembra essere solo quella dei capi e dei loro portavoce, tutt’altro che infallibili.
Ma nulla sarà più come prima… speriamo che a questa chiesa venga restituita voce e autorevolezza. Ha ragione Paola Gaiotti che ha evocato una grande convinzione di Dossetti: in Italia la renovatio ecclesiae è essenziale per la renovatio societatis.
La Scrittura ci narra che Iddio si servì di Ciro per liberare il suo popolo; e la tradizione cristiana ricorda le gesta Dei per Francos. Non è escluso che ci sia qualcosa di provvidenziale nelle (pur sgradevoli) rivelazioni e nelle polemiche di questa estate.

(fonte Adista n.98 2009)




Don Mauro, un prete venuto bene!

– Normalmente i preti non vengono molto bene. Basta osservare il lungo elenco delle critiche – non sempre oggettive – che viene loro rivolto.
Succede però che qualcuno di loro venga bene. Anche questi hanno il loro buon bagaglio di critiche da portare… Solo che vengono da un’altra sponda, quella cosiddetta dei “buoni”.
Don Mauro è uno dei preti ben riusciti.
Recentemente è uscito un libro di testimonianze su di lui dal titolo “Don Mauro Ercoles – un prete di frontiera”.
Cattolichino doc, figlio e parente di marinai, marinaio lui stesso, ha amato il mare.
Aveva fatto al Vescovo una proposta. Quella di diventare prete dei marinai… non solo di quelli di Cattolica, ma di quanti battono il mare da Cattolica a Chioggia. Sono infatti una grande famiglia, sempre in contatto radio gli uni con gli altri.
Non è stato capito nella sua luminosa intuizione.
Ha iniziato il suo impegno pastorale – nella GIOC, cioè con i giovani operai. Facilmente era loro vicino… e capiva i loro problemi.
Poi è stato destinato a parrocchie dell’entroterra… delle quali la più importante – per il tempo ivi trascorso – è stata quella di Croce. Qui il suo amore per il mare si è trasformato in amore per la campagna. Sempre natura è! Basti ricordare la tenuta da lui allestita come luogo di incontro a Carbognano… la sua cavallina e cose di questo genere.
Abbiamo sinora sottolineato il suo amore per la natura, fatto certamente vero. Non va però dimenticato che prima della natura ha amato ed è stato vicino agli uomini.
I preti non hanno (o almeno non dovrebbero avere) dei figli e dei discendenti. In un altro senso… don Mauro ne ha avuti molti!
Sono questi che hanno spinto per produrre il libro di testimonianze di cui abbiamo parlato. Infatti è stato pensato e realizzato come testo corale, nel quale ognuno aveva la possibilità di dire qualcosa. Cose ed episodi diversi, certo, ma tutti legati organicamente dallo stesso spirito e dalla stessa visione della vita e della fede.
Enumeriamo per ordine i luoghi nei quali si è impegnato: Santarcargelo, Riccione, Croce, Montalbano, Morciano e San Clemente.
“Muor giovane colui ch’al Cielo è caro”.
Don Mauro voleva andare a pescare, invece nel buio della notte al porto di Cattolica i suoi amici marinai lo hanno aspettato invano.
Siamo nel maggio del 1998. Nel centro di Cattolica, alle 4 del mattino, dopo un violento scontro con una Golf, il sacerdote veniva proiettato fuori dalla sua Land Rover, piombando dall’altra parte della strada. Per il prete cinquantaduenne inutile qualsiasi soccorso.
I funerali si sono svolti nella sua parrocchia natale di san Pio V di Cattolica nel pomeriggio della domenica successiva.
Era presente il vescovo Mons Mariano De Nicolò, pure lui cattolichino.
Inutile sottolineare che don Mauro è mancato a molti.
A questi vorrei aggiungere anche i suoi animali che personalmente accudiva a Carbognano.




Lazzari, ‘Sarà una zona residenziale bella’


La lottizzazione. Il grigio è il lotto con le abitzioni (il nero), il verde e le strade interne

Renzo Lazzari, presidente di Nuova San Giovanni, la società proprietaria

IL PUNTO

– Renzo Lazzari è il presidente di “Nuova San Giovanni”, la società che realizzerà il cosiddetto “Compartone” e che ha nella compagine proprietaria tante piccole imprese del territorio.
Sposato, due figli, passione per l’orto e pesca sportiva, Lazzari è un cattolichino che da anni abita a Misano. Chi lo conosce da vicino sa che è persona perbene, dove responsabilità e etica hanno per lui un ruolo fondamentale nella vita.
Parliamo di Compartone…
“Intanto la terminologia è fuorviante, perché dà l’idea di un mega intervento e a forte impatto ambientale. In realtà così non è. Si tratta di un progetto che andrà realizzato per stralci e in un arco temporale di oltre 10 anni. E verranno costruiti circa 400 appartamenti. In pratica una quarantina l’anno, che non andranno di certo a stravolgere il tessuto sociale marignanese. Vorrei ricordare che la previsione urbanistica di sviluppo comunale risale a molti anni fa, al 1997 e fu fatta con la sostanziale approvazione di tutte le forze politiche per dare una risposta di lungo periodo alle esigenze abitative di un territorio decisamente in crescita. E voleva anche essere una naturale risposta alle ambizioni di chi desiderava una casa di proprietà, in particolare dei giovani e delle nuove famiglie”.
Perché avete acquistato il diritto di costruire?
“Per una ragione molto semplice. Per creare lavoro e ricchezza per gli artigiane e le piccole imprese del territorio. Abbiamo professionalità e competenza a livelli molto alti. E ci siamo detti: perché non creare direttamente opportunità di lavoro? Il nostro sarà un progetto utile a 360 gradi”.
Che cosa intende per progetto utile?
“Innanzi tutto è utile per chi ha la necessità di avere una casa a buon prezzo. E’ utile per il territorio marignanese, perché sarà in totale armonia e con una eccellente dotazione infrastrutturale: parco, parcheggi, strade, piste ciclabili interne, centro civico, funzioni commerciali integrate e di servizio.
Utile perché include tutte le tecniche e gli interventi volti alla tutela ambientale; dall’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili (come pannelli solari per l’acqua e i fotovoltaici per la produzione di energia elettrica), dal riuso dell’acqua piovana.
Utile perché la Nuova San Giovanni annovera nella proprietà le piccole imprese artigiane del territorio: edili, di impiantistica (idrauliche, elettriche), di tecnologia ambientale, di movimento terra, giardinaggio. Le piccole imprese attraverso il progetto potranno svilupparsi, creando lavoro e ricchezza per l’intera comunità”.
I critici parlano di cementificazione, che cosa risponde?
“E’ una riflessione lontana dalla realtà. Se è vero che i giudizi e le opinioni devono basarsi sui fatti, i fatti dicono che le abitazioni saranno al massimo di due piani ed immerse nel verde. Noi vogliamo realizzare un intervento residenziale bello e invitiamo tutti i marignanesi che possono avere dei dubbi a porci domande e ad approfondire. Siamo disponibili. Ne può dare testimonianza il sindaco Domenico Bianchi al quale abbiamo dato subito totale disponibilità alla massima collaborazione con l’amministrazione comunale e con gli uffici tecnici accettando ovviamente anche il ruolo determinante assegnato all’Università per elaborare e per suggerire le migliori soluzioni energetiche ed architettoniche dell’intervento affinché ci sia assoluta armonia ambientale. Con l’uomo come parte integrante. Sulla base di questi fatti e non di mistificazioni strumentali ogni confronto per noi è ben accetto se realizza l’interesse dei cittadini”.

LA SCHEDA

Su 18 ettari

– Anni ’90: idea giunta Cenci
– 1997: approvazione
– Ettari interessati: 18
– Appartamenti privati: 300
– Appartamenti pubblici: 140
– Commerciale: 6.000 metri/q
– Abitanti: 947
– Centro giovani
– Parco pubblico 7 ettari (con pista ciclabile di 1,5 km)
– Area per asilo nido
– Strada parallela a via Spesso




Laura Avanzolini, una bella voce da jazz

IL BEL CANTO

– Laura Avanzolini ha 24 anni e una bella voce da jazz. La passione l’ha scoperta grazie al babbo Pier Giorgio che fin dall’età di 12 anni la portava con sé per i concerti. Poi c’erano serate di musica classica, teatro, non teatro come mostre e conferenze. Insomma, opportunità.
Ricorda così la giovane Laura: “Per quella musica sentivo un certo trasporto e immaginavo di essere io al posto della cantante”. Alle spalle aveva, dai 5 ai 12 anni, la scuola di pianoforte, la chitarra. Per assecondare il trasporto, fa tre anni di jazz con la cattolichina Martina Grossi.
Siccome la carriera jazzistica non è proprio facile, Laura Avanzolini si laurea presso la scuola di interpreti e traduttori di Forlì. Inglese e spagnolo le sua lingue, con un’esperienza Erasmus a Granada, Spagna. La decisione di iscriversi in conservatorio risale all’ultimo anno di scuola superiore, ma si concretizza. Ora frequenta il secondo anno del triennio di jazz sperimentale al conservatorio Rossini di Pesaro. Ha ottenuto alcune borse di studio di livello assoluto. Nel 2008 e 2009 le sono state assegnate quelle di Nuoro Jazz, dietro la manifestazione c’è Paolo Fresu, un trombettista jazz di spessore internazionale. La borsa di quest’anno dà diritto alla marignanese e ad altri sette talentati di aprire la manifestazione, di prendere parte a manifestazioni anche a concerti con un repertorio originale. Infine, di incidere un disco. All’evento sardo hanno partecipato fiori di jazzisti: Franco Cerri, Gian Luigi Trovesi, i fratelli Ferra.
Durante l’ultimo anno di scuola, Laura riprese a cantare nel gruppo univeristario, Alma Jazz orchestra, diretta da Teo Ciavarella, un pianista-docente molto noto. E la sua tesi è strettamente legata alla sua musica. Ha messo sotto la lente Ralph Ellison, uno scrittore afro-americano che ha molto scritto sul rapporto tra la cultura afro-americana e il jazz. Il suo libro famoso in Italia è “L’uomo invisibile” (Einaudi). La tesi sarà pubblicata su “Ring shout (Urlo dell’anello), una rivista di musica afro-americana diretta da Stefano Zenni, un musicologo di fama. A chi le chiede qual è il suo sogno nel cassetto, risponde Laura: “Riuscire a diventare un’artista riconoscibile. Che ha un suo io, con la possibilità di gestire progetti miei e che non siano solo per gli addetti ai lavori, ma in grado di rivolgersi ad un pubblico più vasto”.
Al momento ha una serie di progetti. Sta preparando uno spettacolo semi-teatrale sul poeta Eliot con Filippo Fucili, Federico Paino, Massimo Valentini. Titolo: “I quattro quartetti”. Inoltre, fa parte di un quartetto, “The jazz fell 4et”’ composto da Filippo Fucili, Mauro Mussoni (bellariese) e Gianni Gabellini (marignanese). Collabora con un sestetto, “The two flowers sextett”, con il quale ha vinto il primo premio al “Mau Festival” a Urbino lo scorso giugno. Le fanno compagnia: Tea Crudi, Stefano Bartoloni, Carmine Terracciano, Massimiliano Tonelli e Luca Luzi. E’ anche la partner del chitarrista cattolichino Daniele Bartoli. Ultima novità: da ottobre inizia ad insegnare in una scuola di musica a Morciola, diretta da Filippo Fucili.




Trovate quattro caprette

Aspettando che salti fuori il proprietario, sono state affidate ad un signore della Tombaccia, per la semplice ragione che il caprone è il simbolo della piccola frazione marignanese. Le quattro caprette sono state “trovate” lo scorso 7 settembre. Appartengono a un bambino o a un adulto?




Bcc Gradara, socio: grande festa

Premiati tre soci per i 40 anni di militanza: Bruno Stramigioli, Umberto Della Martera, Giulio Lisotti. Riconoscimento speciale a Gina Galli, la prima donna. Riconoscimenti a Franca Foronchi, Palmiro Ucchielli e Marcello Tonini

BCC GRADARA

– Bellissima serata per la Festa del Socio della Banca di Credito Cooperativo di Gradara. Sono accorse oltre mille persone all’Hostaria del Castello lo scorso 13 settembre: un successo straordinario.
Le lunghe ore sono state aperte dalle premiazioni dei soci per i quarant’anni di attaccamento e degli ospiti illustri. Fausto Caldari ha consegnato la melagrana, simbolo delle Bcc, a Franca Foronchi (sindaco di Gradara), Palmiro Ucchielli (già presidente della Provincia di Pesaro Urbino) e Marcello Tonini (direttore generale dell’Ausl della provincia di Rimini).
Per sottolineare i 40 anni di militanza, Caldari ha premiato tre soci con le medaglie d’oro. Hanno raggiunto il prestigioso traguardo: Bruno Stramigioli, Umberto Della Martera e Giulio Lisotti. A Gina Galli è andato il riconoscimento per essere stata la prima donna socia nel lontano 1975. Il testo della medaglia loro consegnata recava: “Per aver contribuito alla storia della Bcc di Gradara”.
Il senatore Ucchielli ha salutato la platea con queste parole: “A differenza delle banche di interesse nazionale e internazionale, la banca locale grazie al forte radicamento nel territiorio dove opera ha una funzione di sviluppo economico e di coesione sociale straordinario. Nello specifico, la Banca di Credito Cooperativo di Gradara ha saputo giocare la sua posizione di confine assumendo una dimensione interprovinciale. E’ diventata un punto di unione tra le terrre di Rimini e quelle Pesaro. Inoltre, ha saputo crescere, senza dimenticare il suo aspetto di natura sociale, con grande attenzione verso i giovani e le famiglie. Tutto questo è ancora più accentuato in una fase di crisi economica dovuta proprio alla finanza internazionale”.
Franca Foronchi è il sindaco dove la banca è nata ed ha la direzione generale: “Desidero ringraziare la banca per essere vicino alla comunità. So che ha accresciuto la sua disponibilità verso i cittadini del territorio in questo difficile momento economico: famiglie, anziani, giovani e imprese. E chiedo di continuare nel segno del sostegno. La ringrazio per il suo impegno nel sociale e nel campo culturale. Ci auguriamo che tale collaborazione continui e che sia sempre vicino al Comune del quale ne porta con orgoglio il nome. La banca locale è quella che con certezza ci salva dalle traversie finanziarie come avvenuto nell’ultimo periodo”.
Marcello Tonini è il direttore generale della Ausl della provincia di Rimini: “Sul versante del fare prevenzione sulla salute la Banca di Gradara svolge un ruolo straordinario, sia per i soci, sia per tutto il territorio. Per i primi è convenzionata con le nostre strutture ospedaliere per le visite specialistiche; per il secondo ha donato apparecchiature e autoambulanze, pulmini, che si raccontano da soli”.

BCC GRADARA CULTURA

Libro su Gabicce. Sala gremita

Scritto da Maria Lucia De Nicolò, pubblicato dalla Bcc di Gradara per i gabiccesi

– Se come dice Maria Lucia De Nicolò con la cultura si può fare ancora più grande e unico il nostro turismo, con i suoi libri si riempiono i teatri, come un evento di cartello. Il cinema-teatro Astra di Gabicce Mare lo scorso 19 settembre era gremito come un uovo in occasione della presentazione del libro della De Nicolò dal titolo “Le Gabicce. Insediamenti, agricoltura, caccia, pesca. Secoli XV-XVIII”. Sul palco, insieme all’autrice, Ciaroni (assessore alla cultura del Comune di Pesaro), Corrado Curti (sindaco di Gabicce Mare) e Fausto Caldari (presidente della Banca di Credito Cooperativo di Gradara). Il volume è l’ultimo sostenuto dall’istituto di credito, che crede che molta parte della crescita socio-economica sia frutto del sapere e dell’identità dei luoghi. Caldari è architetto e usa la metafora degli edifici per raccontare l’impegno della banca. “Conoscere la storia della propria città, del proprio paese – dice Caldari – è come dare le fondamenta ad una costruzione, perché riprendere coscienza di ciò che è avvenuto nel passato significa valorizzare il presente facendo parlare i luoghi e le cose, per accrescere il nostro bagaglio culturale e affrontare con maggiore sicurezza il futuro”.

Banda di Colombarone-Fiorenzuola, col libro si realizza un sogno

– “La Banca di Credito Cooperativo di Gradara è orgogliosa di aver promosso un’iniziativa culturale che valorizza questi luoghi, che riconosce la capacità dei protagonisti locali, che li incoraggia, che li presenta, e li fa conscere proprio alla comunità”. E’ uno dei concetti espressi nel saluto firmato dal presidente della Bcc di Gradara Fausto Caldari in apertura del libro “Fotografia di un ottantenne”, che racconta la storia del corpo bandistico Colombarone-Fiorenzuola di Focara. Accompagnato dalle sempre emozionanti note della banda (tanti i giovani musicisti) è stato presentato al Centro civico di Colombarone davanti ad un bel pubblico lo scorso 26 settembre. Autrici due giovani bandiste, Sara Guagneli e Ombretta Bonci, le pagine sono un percorso delle due comunità che va ben oltre i confini della musica popolare. Il volume è vivo nelle testimonianze (linguaggio parlato riportato quasi fedelmente) e nelle fotografie (che dicono più delle parole).