MARCO TRAVAGLIO in: PROMEMORIA – 15 anni di storia d’Italia ai confini della re




Amarcord di Dorigo Vanzolini

1) ?, 13 agosto 1952

2) Walter Marchesini e Luisa De Nicolò, 1953

3) Rosalba Clementi, 1958

4) Alessandra Marchetti, 1954

5) Da sinistra: Gabriella Galeazzi, Silvia Fumelli, Elena Fumelli, 1981

6) Foto ricordo alla Fontana delle Sirene del coro LaCanta, fine anni ’90

(Archivio fotografico Centro Culturale Polivalente di Cattolica)




Giuliano Ioni: “Il bilancio della Carim va bene”

ECONOMIA

– “Il bilancio della Cassa di Risparmio di Rimini va bene”. Con queste parole Giuliano Ioni, presidente della Carim, educazione salesiana alle spalle, racconta il primo semestre del suo istituto di credito.
Andiamoli a vedere questi numeri della più importante banca della provincia di Rimini, che più o meno vale un terzo della raccolta complessiva.
La raccolta diretta ha segnato un più 10,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 3,74 miliardi di euro. Se si tenesse conto della restituzione di un prestito obbligazionario di 250 milioni di euro l’incremento sarebbe del 19,2 per cento.
La crisi finanziaria (della serie in natura non c’è nulla di simile ad un pasto gratis come promette la finanza allegra, ma c’è anche quella seria) ha fatto crollare la raccolta indiretta, cioè i titoli, facendola precipitare del 25 per cento. Risultato complessivo: 1,67 miliardi di euro. La raccolta totale è stata di 5,41 miliardi di euro, meno 0,6% (tenendo conto della restituzione dei 250 milioni di euro di prestito obbligazionario). Altro indicatore economico che dà il polso dello stato dell’economia locale sono gli impieghi (prestiti alla clientela) aumentati del 21,1 per cento, pari a 3 miliardi di euro. Il rapporto impieghi lordi su raccolta diretta è dell’82 per cento, contro l’88,6 dell’anno prima. Questo significa che la banca ha molta liquidità in cassa da una parte, dall’altra che l’economia riflette piuttosto che scommettere sugli investimenti.
Altro indicatore che dà il senso della salute dell’economia e della sua serietà sono le sofferenze, i soldi che il cliente non restituisce alla banca. Il rapporto tra sofferenze lorde e impieghi lordi è salito al 2 per cento (era all’1,4). Ci si può consolare con il dato nazionale che è del 3,1%.
L’utile netto invece ha quasi raddoppiato, passando da 4,3 milioni a 8,7. Alberto Martini, direttore generale, lo legge così: “Il nostro utile netto è aumentato per una ripresa dei titoli in portfolio. Dunque, tenerli è stata una scelta illuminante”.
Un altro dato forte per le imprese è il Mol (Margine operativo lordo), cioè l’utile prima delle tasse e degli ammortamenti. Ha avuto un balzo del 65,3 per cento, passando da 19,2 a 31,8 milioni.
Banca oramai dagli interessi interregionali, forse non è più come un tempo quando si diceva che se la Cassa di Risparmio di Rimini va bene, l’economia della nostra provincia è in salute, ma in parte è ancora così. Il presidente Ioni: “In questa crisi siamo pronti a sostenere l’economia locale purché sia sana e senza grandi preoccupazioni dato che abbiamo la liquidità. Possiamo dire che la stagione turistica ha tenuto. Il commercio sta soffrendo per la non grande disponibilità degli ospiti e la mancata riqualificazione degli esercizi. Per l’industria è difficile; col trimestre di fine anno non certo facile”.

NUMERI

– I numeri della Carim al 30 giugno 2009 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

*Raccolta totale: 5,41 (-0,6%)
*Raccolta diretta: 3,74 (10,4)
*Raccolta indiretta: 1,67 (-25)
*Impieghi: 3 (+2,1)

Utile netto: 8,7 milioni
Mol: 31,8 milioni (65,3%)
Sofferenze: 2% (erano 1,4)
Patrimonio: 382,6 milioni
Filiali: 111
Dipendenti: 800

*Dato in miliardi di euro




Provincia, non è Valmarecchia contro Valconca

Molte cose sono state dette, ma ultimamente, soprattutto dagli amministratori della Valconca, si manifesta il timore di veder ridefinite le priorità sul territorio provinciale. Revisione che molti temono sbilanciata nei confronti dei nuovi “concittadini”. Non nascondo che questo timore ha pervaso anche il sottoscritto nel corso della scorsa legislatura. Ma oggi siamo andati avanti e bisogna prenderne atto e attrezzarsi di conseguenza.
L’allargamento della Provincia a 27 Comuni cambierà le dinamiche e le azioni per raggiungere gli obbiettivi strategici che il nostro territorio provinciale si è dato da quando Rimini è diventata Provincia e che, va precisato, l’allargamento non mette in discussione.
Restare quindi ancorati a vecchi schemi, ma anche a vecchie rendite di posizione, non permetterà di sfruttare le opportunità che ha insite in se l’allargamento della Provincia. Sarebbe come se negli anni a seguire il 1989 si fosse preteso di interpretare l’Europa come se ci fossero stati ancora il muro di Berlino e il Patto di Varsavia.
Personalmente credo che vada rimossa la chiave di lettura, classica, proposta da più parti, di una provincia articolata in Vallate o in zone -Nord Sud-. Se ci si ferma a questa articolazione è evidente che la Vallata Sud ne esce indebolita sul piano dell’estensione territoriale, del numero di abitanti e dei propri rappresentanti nella conferenza dei Sindaci. Se invece introduciamo una chiave di lettura basata sull’ articolazione Costa Entroterra, appare subito evidente che è l’Entroterra a guadagnarne. L’Entroterra incrementa la propria estensione territoriale, il numero degli abitanti, i propri rappresentanti nella conferenza dei Sindaci. Su questa base, se si vogliono cogliere le opportunità dell’allargamento, la classe dirigente diffusa dell’Entroterra dovrà saper orientare i propri progetti di sviluppo territoriale incalzando gli enti superiori. Faccio presente che non sto inventando nulla di nuovo, già abbiamo sperimentato a Rimini due progetti esclusivamente dedicati all’Entroterra, riminese e non solo, che hanno dato una direzione di marcia. Mi riferisco al progetto provinciale Insediamenti Malatestiani e a quello interprovinciale Signoria dei Malatesta e del Montefeltro. Tali progetti hanno messo in campo risorse significative, pubbliche e private, che hanno contribuito a qualificare il nostro Entroterra e, in alcuni casi, ad orientare l’economia verso funzioni alte quali il turismo Ambientale, Culturale ed Enograstronimico.
Da subito dunque bisogna rimuovere l’atteggiamento ostile nei confronti di questi nostri nuovi “concittadini”, incontrarli, conoscerli; potremmo avere la gradita sorpresa di trovarli più affini a noi, per cultura, interessi e responsabilità, di tanti altri che frequentiamo da più tempo.

Sergio Funelli,
capogruppo Pd in Consiglio provinciale




Obiettivo, in classifica con onore

LO SPORT

Nata nel 2004 su idea di un manipolo di amici al ristorante con un obiettivo educativo prima ancora che sportivo

– Obiettivo 2009-2010: stare nella prima metà della classifica con onore e ben figurare nel derbissimo con i cugini del Real Fontanelle. Infine, inoltrarsi il più avanti possibile in Coppa Italia. Sono le speranze della Polisportiva Punto Giovane, una delle realtà dell´Associazione Punto Giovane onlus.
La squadra è nata nel 2004 da una intuizione di un manipolo di amici al ristorante: Andrea Gambuti, Marco Padovani, Cristian Messina, Massimiliano Innocentini e Andrea Mistura. Il “cuore” della squadra è formato da ragazzi di Riccione. L’età media è attorno ai 26 anni; il più esperto è il quarantatreenne Virgilio Pronti, che ha sentito il profumo dei campi di molte squadre della provincia di Rimini. Il cucciolo è Federico Pacciolla, 18 anni, centrocampista. La fascia dfi capitano è al braccio di Marco Sanchi, 26enne; mentre tutti si aspettano molti gol dal bomber della passata stagione, Marco Miscia, 25enne.
I fondatori volevano creare qualcosa che riguardasse il calcio ma fuori dagli schemi. Con lo spirito di affrontare un obiettivo educativo, diventando un momento formativo sia per i giocatori che per i dirigenti.
Fonda i suoi principi sui valori cristiani per avere un legame con l´associazione stessa. Dicono i dirigenti: “La proposta che facciamo ai ragazzi è quella di vivere nello sport tutti i valori che ne fanno una scuola di vita, il rispetto del compagno e dell´avversario, lo spirito di sacrificio unito alla gioia della vittoria. La scelta di giocare in un campionato ufficiale confrontandoci con altre realtà che vivono pienamente lo stile moderno di concepire l’agonismo e lo sport; la scelta di gestire questa realtà in totale trasparenza dell´amministrazione nei confronti di chi ci aiuta, prima che con sostegni economici con sostegni morali”.
Presidente Michele Vantini, la società è costituita da 9 dirigenti. L’organizzazione è portata avanti in maniera comunitaria e nel confronto reciproco. La società si riunisce una volta al mese e discute dei temi riguardanti il gruppo-ragazzi, il gruppo-dirigenti, la situazione economica (sempre in rosso!), e la questione etica.
Per quanto riguarda i giocatori la società ha fatto la scelta di non remunerare nessuno; “perché nessuno vale più di altri, nessuno viene escluso per le sue incapacità; di non comprare i giocatori ma di prendere sempre in prestito’.
Sempre i dirigenti: “Ci autofinanziamo anche con cene sociali (4-5 all’anno) dove invitiamo amici, parenti e “tifosi”. Come strumento di comunicazione utilizziamo il sito del puntogiovane (www.puntogiovane.net) dove vengono scritte le convocazioni, i commenti alle partite e le pagelle dei giocatori.
Uno dei problemi di Punto giovane è il campo. I dirigenti si stanno muovendo per poter averne uno in gestione senza più dover affittare campi altrui, “spendendo molti ma molti soldi”. Lo scorso anno hanno giocato a Spontricciolo; mentre in questo inizio di stagione si stanno appoggiando all’antistadio.
Sempre eliminati al primo turno di Coppa Italia nel primo passsaggio hanno vinto sul San Clemente ai rigori. Prossimo appuntamento in coppa: il derby con il Real Fontanelle. Andata il 30 settembre, ritorno il 14 ottobre in casa a Spontricciolo, alle 20 e 30. E i derby di campionato saranno le giornate clou dei ragazzi della Punto Giovane.
Sulla panchina siede un ragazzo giovanissimo, Alessandro Miscia, 28 anni. Al quale venne affidata la squadra alla fine dell’andata quando ancora giocava, affiancato da Simone Santini, 25enne, preparatore atletico.

Le scorse stagioni:
2004/2005: 36 punti (7°)
2005/2006: 38 (7°)
2006/2007: 22 (10°)
2007/2008: 22 (10°)
2008/2009: 20 (11°)




Quanta saggezza in un gomitolo per terra

– In un gomitolo per terra c’è una montagna di saggezza. Soprattutto quando la nonna, o la mamma, chiede al piccolo di raccoglierlo: sapienza coi ferri e piccoli aiuti che aiutano a crescere bene.
Deve essere stata per questa ragione forse che Giuseppe Lo Magro, presidente di Famija Arciunesa, ha intitolato l’ultimo libro della sua associazione “Còj sò che ghéfle saltrèin” (Raccogli quel gomitolo in terra. Filastrocche e storielle di Riccione).
Oltre a Lo Magro (Glm) ne sono autori: Albo Casadei, don Maurizio, Lorenzo Galavotti, Attilio (Titti) Battarra, Vittorio Guidi, Edmo Vandi, Dino Polverelli, Gian Carlo D’Orazio.
Il volumetto raccoglie fotografie pettinate sulla Riccione di un tempo: tradizioni, luoghi, personaggi (don Tommaso).
Le pagine sono rese più attraenti dalle illustrazioni di Lucianio Luzzi (Izzul), Sara Berni, Guerrino Bardeggia e Sandra Polverelli. Libro da avere per tramandare ai figli la vita dei nonni.




Ebrei a Riccione prima delle Leggi razziali

LA STORIA

di Rodolfo Francesconi

– C’erano ebrei a Riccione prima delle Leggi razziali emanate da Musslolini nel 1938 per compiacere l’alleato Hitler. Ce lo chiede un lettore. abbiamo girato la domanda a Rodolfo Francesconi, bella persona nonché appassionato di storia riccionese e non solo.
Gli ebrei che avevano abitazioni a Riccione all’epoca delle Leggi razziali erano i seguenti:

1° – Cantoni Margherita fù Giuseppe in Orvieto, nata a Mantova il 2 dicembre 1982,
residente a Bologna in Via Gombuti 19.
Era proprietaria di un fabbricato di civile abitazione di due piani e sei vani (valore L.60.000)
sito in Via Pergolesi 2.
Fu arrestata a Firenze da italiani nel dicembre 1943, detenuta prima nel carcere di Firenze poi in quello di Milano. Fu deportata da Milano ad Auschwitz con il convoglio 06 il 30 gennaio 1944 ed uccisa al suo arrivo il 6 febbraio 1944 all’età di 62 anni.

2°- Orvieto Alessandro, nato a Firenze il 26 settembre 1907, marito di Cantoni Margherita. Arrestato a Firenze da italiani. Detenuto nelle carceri di Firenze e di Fossoli. Deportato da Verona il 2 febbraio 1944 e deceduto in luogo ignoto in data ignota.

3°- Fano Aronne Gerioli Alberto fù Vitale, domicilio fiscale a Milano in Via Ausonio 16. Proprietario di una civile abitazione di piani 2 e vani 6 (valore L. 100.000) sita in Via Vittorio Emanuele 32.

4°- Finzi Nella in Durej, nata a Rovigo nel 1901 ed abitante a Riccione in Via Nino Bixio 25.

5° – Levi Lucia, nata a Bagno di Ripoli (FI), coniugata con Levi Alberto, proprietaria di una civile abitazione in Viale Oberdan 7 e di un terreno in Viale Zara.
Arrestata a Firenze, detenuta a Firenze e nel carcere di Fossoli. Deportata ad Auschwitz il 26 giugno 1944 con il convoglio 13. Uccisa ad Auschwitz il 30 giugno 1944.

6°- Levi Edgardo, nato a Istanbul, coniugato con Levi Lucia. Deportato da Fossoli il 16 maggio 1944 con il convoglio 10 ad Auschwitz e ucciso all’arrivo il 23 maggio 1944.

7°- Levi Ivo, fu Enrico, nato a Ferrara nel 1894, abitante a Riccione in Viale Dante 21, tenente colonnello dei carabinieri.

8°- Levi Wanda o Vanda di Alberto, residente a Firenze in Via San Marcellino 61, proprietaria di un fabbricato di civile abitazione di piani 3 e vani 15 (valore L. 300.000) sito in Via Vittorio Emanuele 32.

9°- Mondolfo Raffaele di Milano, proprietario di un edificio in Viale D’Annunzio adibito a colonia per la comunità israelitica milanese (edificio requisito dal Comune nel 1944 per i bambini sfollati)

10°- Sachs Emma fù Kalifa in Paulsen Lorenzo (ebreo) nata ad Alessandria d’Egitto nel 1877.
Proprietaria di due case e di un terreno a Riccione San Lorenzo in Via Adriatica 252.

11° – Salem Olga, nata a Trieste nel 1886, residente a Riccione in Via Oberdan 5, moglie di Tagliavacca Nobile Agostino, ariano, al quale aveva donato le proprietà

12°- Terni Egle fu Benedetta, domicilio fiscale a Roma in Via Sardegna 59, proprietaria di un fabbricato di civile abitazione di due piani e sei vani (valore L.200.000) sito in Via Bianchi 10.

13°- Uzzielli Margherita fu Angelo, domicilio fiscale Roma, Via Pola 16, proprietaria di un fabbricato di civile abitazione di piani 2 e vani 10 (valore L. 50.000) sito in Via Vittorio Emanuele 6.

Le proprietà di Cantoni Margherita, Fano Aronne Gerioli Alberto, Levi Wanda, Sachs Emma, , Terni Egle e Uzzielli Margherita furono confiscate dal Prefetto di Forlì in ottemperanza al Decreto legislativi della Repubblica Sociale Italiana del 4 gennaio 1944. articoli n. 7 e 8.
Dalle ricerche da me eseguite sulla proprietà di Cantoni Margherita (Via Pergolesi 2) risulta (Dall’archivio di Stato di Forlì) che l’esproprio è stato reso esecutivo il 16 giugno 1944 e registrato il 5 luglio dello stesso anno.
Il documento precisa: “Per la gestione ed il successivo realizzo detto immobile è trasferito all’Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare”.
Il suddetto Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare E.G.E.L.I. con sede a San Pellegrino (Bergamo), il 1° settembre 1944 trasmetteva alla Cassa di Risparmio di Forlì (e per conoscenza alla Prefettura di Forlì) la delega rilasciata (alla Banca) per la presa in possesso e la gestione dei beni.
Non mi è stato possibile verificare i successivi passaggi di proprietà perché le pagine dei registri dell’Archivio di Stato dal quale era possibile ricostruire la storia sono stati stracciati e asportati.
Suppongo che anche per le altre proprietà si sia verificato un “incidente” analogo.
Anche le ricerche eseguite a ritroso (dagli attuali proprietari indietro) non hanno dato finora alcun esito perché si sono modificate negli anni le particelle catastali.
Sono curioso di conoscere se la Banca era divenuta l’effettiva proprietaria (a quanto l’aveva acquistata dall’E.G.E.L.I e a quanto l’aveva venduta e a chi) oppure se aveva operato solo come delegata ed anche in questo caso chi ne aveva tratto vantaggio.
In ogni caso, soprattutto per coloro che avevano villa a Riccione e sono morti ad Auschwitz (se si notano le date sono stati uccisi prima della confisca) e cioè:
Cantoni Margherita, Orvieto Alessandro, Levi Lucia e Levi Edgardo

Sarebbe auspicabile che il Comune di Riccione ponesse una targa (magari in terra come è stato fatto a Berlino nelle case abitate dagli ebrei) in memoria ed a ricordo di questa tragedia.
Ricordo anche che Perlasca (al quale giustamente il comune ha dedicato un parco aveva casa a Riccione e non dovrebbe essere difficile individuare l’abitazione e porre su questa una targa. Comunque le ricerche continuano.




Assicurazioni, a Riccione inizia la rivoluzione

– Giacomo Rastelli, 38 anni,è il presidente del neonato Consorzio assicurativo. Il tennis, la bicicletta e il nuoto le passioni nel tempo libero. Il curriculum lavorativo del ragioniere Rastelli è tutto assicurativo. Inizia come sub-agente nel ’91. Dal ’94 è agente generale, lavorando sempre per la stessa compagnia, che per ragioni storiche ha cambiato solo il nome.
Che cos’è il Consorzio Assicurativo?
“E’ una rete di agenti di assicurazione riuniti in società consortile che gestisce più mandati di compagnie su tutto il territorio italiano”.
Quando è nato?
“Lo studio è iniziato due anni fa, al momento dell’entrata in vigore del decreto Bersani (legge 40). Una lucida follia con vari percorsi anche non facili, sfociati nella costituzione della società consortile il 18 febbraio del 2009. Soci fondatori: 29”.
Chi ha avuto l’idea?
“Nasce a Riccione, in ambito agenti Navale”.
Quali sono i vantaggi per gli assicurati?
“Offrire una vasta gamma di prodotti assicurativi e a prezzi più bassi”.
Quali sono i vantaggi per gli associati?
“L’associato con la semplice adesione ha la possibilità di avere più mandati, senza avere l’assillo dell’impegno di produzione. L’associzione permette anche di fare sistema con evidenti economie di scala in vari settori, non ultimo quello della formazione” .
Quanti siete?
“Attualmente hanno aderito 61 agenti generali. E puntiamo a raggiungere le cento unità entro quest’anno. Si punta anche all’adesione delle piccole e medie agenzie; riteniamo interessante, per gli agenti, aderire perché il consorzio vincoli di incrementi produttivi”.
Prospettive?
“Aprire l’adesione sin dal prossimo anno anche agli agenti di altre compagnie, rispettando un equilibrio territoriale”.




Armando, un “Turismo” speciale

LA STORIA

di Giorgio Fabbri

– E’ proprio il caso di dire “buon sangue non mente”. Suo zio, il mitico ‘Fafin”, fu il fondatore della famosa Osteria de’ Ghet ad Bastèla, sua madre la Marietta e suo padre il forte e generoso Mario – “e balèva e valzer s’un quintel sora al spale”- con lungimiranza e grandi sacrifici, trasformarono quella casetta, anni ’50, di via della Repubblica n° 36 nel bar “Turismo” e pensione “Mariolina”, aprendo così quella fortunata storia che dura tuttora.
Infatti Armando Cecchini – Luz per gli amici – assieme alle sorelle Mariolina e Virginia, mossi dalla stessa passione dei genitori, hanno saputo far crescere la “creatura” fino a farla diventare una delle più popolari attività di Misano.
Ma se le sorelle, cuoche divine, con grande bravura e impegno, hanno svolto la loro opera prevalentemente nella pensione; sicuramente l’anima del bar è stata Armando. Misanese purosangue e personaggio nato, ama rammentare come sin dalla giovane età – “da ragaz” – si prodigava, durante la stagione estiva, in quelle trovate bizzarre – “al matède” – che tanto piacevano a clienti e turisti. Come quella volta, ad esempio, che di notte andò, assieme ad un gruppo di amici tedeschi, a fare “la trata”, ossia la pesca a strascico, e al ritorno si festeggiò fino all’alba mangiando il pesce catturato e bevendo fiumi di vino. Oppure, quell’altra volta che organizzò una mini Oktoberfest bloccando letteralmente, con tavoli e sedie, il centro. Episodi che il mondo e la vita di allora permettevano e che hanno contribuito a creare l’apprezzato folclore della riviera.
“Il bar Turismo però – dice Armando – non viveva solo d’estate. Era punto di ritrovo anche per tanti misanesi – molti dei quali non ci sono più – che si dilettavano, nel loro tempo libero, nel gioco delle carte o del biliardo e s’inoltravano in appassionate discussioni. Quante litigate, insulti, imprecazioni!”.
“Del resto – aggiunge – un po’ ‘d’ignurenza’ è alla base del carattere della nostra gente, che poi sa sdrammatizzare il tutto con una battuta o con un buon bicchiere di vino”.
Armando ricorda, con soddisfazione, anche le innumerevoli attività di cui fu indiscusso promotore. Ideatore di una squadra amatoriale di ciclismo, che coinvolse amici e clienti; organizzarono diverse competizioni agonistiche, una delle quali ebbe grande risonanza nell’ambiente e fu fregiata dell’appellativo la ‘Classicissima dell’Adriatico”. Ma soprattutto ricorda quello che definisce, senza falsa modestia, il suo capolavoro. Da campione di biliardo – specialità boccette – riuscì a portare questa disciplina nel suo locale e nel paese, fino al punto che radunò delle formazioni di appassionati che parteciparono al campionato provinciale: “Una vera novità! All’epoca. Nel circondario c’era solo il bar Latina di Riccione e il bar Plutone di Rimini, altrimenti il grosso del torneo si svolgeva nel cesenate”.
Fu antidemocratico presidente delle sue squadre e, in questa veste, ne trascinò una al titolo. Perciò, con tono categorico, ama ripetere: “Provate pure ad andare a vedere negli almanacchi e vedrete nell’albo d’oro il nome Bar Turismo! Segno che di biliardo forse qualcosa capivo”.
Gli aneddoti, i fatti, le storie, nel corso del tempo, hanno seguito lo sviluppo del locale e oggi il “Turismo” non è più solo un bar, ma è diventato ristorante, osteria, pizzeria, insomma qualcosa di eclettico che assomiglia sempre più al suo proprietario. Armando, aiutato dalla sorella Virginia, la moglie Gina, i figli Massimo ed Elena, il genero Alì e la nipote, la piccola e simpaticissima Jasmin, con lo spirito e la personalità di sempre, in estate, continua a deliziare, con le sue specialità culinarie, e a divertire, con le sue trovate. Dall’autunno alla primavera, invece, si circonda di amici che, alla sera, si ritrovano “me tavlòn” e su di esso fanno rimbalzare, forse in modo troppo colorito, storie, opinioni e persino filosofie. Qui personaggi come Luciano Giorgetti (“e Ruzòn”) o Gianni Saponi (“e pitòr”) ricordano con nostalgia la vita e la Misano di un tempo. Altri come Leo Muccioli, Luciano Fuzzi, Bruno Fabbri, gli amici di infanzia, si vantano inorgogliti delle bravate compiute in gioventù. Altri ancora, come Tiziano Biagini (“Stracchi”) o Tommaso assumono il ruolo di “Fa quaiòn” facendo indispettire, in modo simpatico, i presenti, ed in questo clima di discussione “profonda” Armando è decisamente il mattatore. Ma non solo, è anche fine suonatore d’armonica; in passato con Giancarlo Ricci fondò il gruppo Harmony Show che partecipò a trasmissioni televisive della Rai e di diverse tv commerciali.
Il “Turismo” è uno di quei luoghi dove non ci si sente stranieri e dove ancora si respira quell’atmosfera goliardica e scanzonata, ma ricca di umanità, di una Romagna che, ahi noi, va via via scomparendo. E, forse, per chi ha voglia di trovare qualcosa di diverso, farci una capatina può diventare cosa buona, dal momento che non sempre ciò che è alternativo deve essere per forza complicato. Lunga vita a chi, con naturale simpatia, sa farci divertire.




Parole da e ‘Fnil’

…Vigili in sosta – Era lo scorso 2 settembre, attorno alle 8 di sera. Marco Borrini, segretario di Rifondazione comunista, partito di governo della città, è nel centro di Misano a passeggio. Nota negli spazi riservati della polizia municipale davanti al comando un’auto civile mal parcheggiata lì. Si rivolge ad una graziosa vigilessa nei pressi. La quale chiede: “Lei chi è?”. “Un normale cittadino!”. Denuncia la cosa, salta fuori che è la macchina personale di un vigile. A Borrini viene promesso che le vetture del personale non saranno più fermate negli spazi delle istituzioni.

…Fioriere e panche – I frontisti che si affacciano sulle isole pedonali dei viali D’Annunzio e Marconi hanno adottato le panchine-fioriere in muratura e pietre. Alcune, grazie alla pulizia dei privati, hanno ancora la seduta di un bel colore rosa (la pietra), invece molte sono ingrigite dall’incuria e mettono tristezza. Senza contare che alcune non hanno più la seduta e sarebbe opportuno ripristanarle, come a casa propria. Il Comune le potrebbe affidare, tutte ma proprio tutte, ai frontisti. Questo perché i compiti del pubblico sono talmente tanti ed estesi che non sempre riesce ad arrivare ovunque. A Riccione c’è quel bel progetto da copiare; “Buon vicinato”, dove i cittadini aiutano la pubblica amministrazione al mantenimento dei beni comuni. A Misano ci sono due ottimi esempi. Al Villaggio Argentina e a Santamonica; i comitati cittadini danno una bella mano nella gestione del verde e non solo.
P.S.: qualche misanese buontempone, visto ma volutamente non svergognato, va ad asportare il terriccio da fiori dai vasi di via Repubblica. E questo non è un bell’esempio di collaborazione.