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Parole da e ‘Fnil’

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…Bar Grazia e ospite – Il bar-ristorante-pizzeria “Grazia” si trova in spiaggia ed è noto per il pesce e non solo. Uno dei suoi clienti è un albergatore, nonché amico, che per sollevarsi la mente si va a bere l’aperitivo proprio di fronte al suo albergo. Il signore è un grande appassionato di risotti, solo che nel suo hotel mal si concilia con i suoi orari, né prima del servizio, né dopo: prima non è pronto (dato che viene cucinato al momento), dopo il servizio è già freddo e molte delle sue bontà si smarriscono. I titolari del “Grazia” mangiano prima del servizio di mezzogiorno, quando in tavola hanno i risotti , lo invitano. Vorremmo essere al suo posto.

…Dov’è la targa? – L’ex scuola elementare Nevio Bianchini è un mito di edificio. Lì sono andati a scuola centinaia e centinaia di misanesi: genitori, nonni. Alcuni anni fa, è stata trasformata in uffici comunali. In tanti richiedono che venga ricollocata la vecchia targa di marmo con la dicitura SCUOLA ELEMENTARE NEVIO BIANCHINI (in maiuscolo e caratteri romani), perché rappresenta un pezzo importante della storia di Misano Mare. E perché chi smarrisce i propri ricordi, smarrisce una porzione della propria identità. Siamo tutti d’accordo con Mauro, che è venuto in questa bottega a sensibilizzare i nuovi amministratori. La madre, dalla Santamonica (allora una distesa di campi e poche case coloniche), insieme agli amici vi andava a piedi.




Risparmio energetico, edificio rivoluzionario a livello provinciale

FUTURO-PRESENTE

– E’ il primo edificio simile della provincia di Rimini. Consuma tre volte meno rispetto agli anni ’70; invece rispetto ad un edificio tradizionale il risparmio energetico si attesta attorno al 30 oper cento. Inoltre, per assenze di muffe, è di gran lunga più salubre.
Progettato tre anni fa, è in fase di completamento in questi giorni. Si trova a Misano Brasile, lato monte, su via Alberello, in una zona di pregio. Una ventina di appartamenti, è nato dalle ceneri dell’albergo “Mondial” e della casa di un privato.
Dietro c’è Giangiulio Costruzioni. Racconta soddisfatto Elio, uno dei fratelli, l’altro è Dino: “Lo abbiamo fermamente voluto. Come impresa misanese abbiamo voluto dimostrare grandi capacità realizzative, sia nelle parti murarie, sia in quelle tecnologiche. Ci costa il 100 per cento in più nelle muratura e il 30 per cento in più nell’impiantistica”.
Il progettista dell’impiantistica è Emanuele Barogi, un giovane ingegnere di talento, con la capacità di banalizzare i concetti tecnici difficili. Afferma: “Per abbattere i consumi energetici, gli edifici che si andranno a costruire saranno tutti come il nostro. Noi, 3 anni fa, abbiamo anticipato la legislazione di oggi. Il cuore tecnologico sono le caldaie a condensazione, in grado di sfruttare energeticamente anche i fumi nella fase di espulsione. Sono quattro unità in linea in grado di lavorare dal 15 al 100 per cento delle proprie capacità. Ogni singolo appartamento si può programmare le temperature ideali e non come un tempo dove tutto era sparato al massimo, anche quando si era assenti”.
“Ma – continua Barogi – non è solo l’impianto a determinare l’efficienza energetica. Anche l’involucro edilizio a suo modo è all’avanguardia. Sono state applicati materiali che non disperdono il calore. Il muro esterno è stato costruito con blocchi porizzati montati a colla costati il doppio dei tradizionali. Altro elemento non meno determinante è il cappotto esterno e non il classico isolamento intermedio, che aveva delle discontinuità nella zona dei pilastri. Va sottolineato che il muro finito è largo 40 centimetri contro i 30 tradizionali”.
L’edificio all’avanguardia della tecnologia, rubricato alla classe A, è stato venduto bene, “anche se molti acqurenti stentano a capirne la portata, sia in termini di rispramio energetico, sia per la sua salubrità”.




Un misanese al British Museum

Quello di Londra è tra i più importanti musei del mondo, due suoi collaboratori, Dora Thoorthon e Timothy Wilson (quest’ultimo responsabile della sezione ceramica dell’Ashmolean di Oxford, il primo museo pubblico aperto al mondo) hanno curato due poderosi volumi, per un totale di 800 pagine, dedicati, per la maggior parte, alla ceramica italiana del Rinascimento. Il lavoro è impeccabile, così come le schede biografiche di quasi tutti i pezzi. Un’opera straordinaria, come pochissimi grandi studiosi riescono a fare e che resterà come punto di riferimento negli anni a venire.
Lo studioso misanese viene ringraziato dagli autori a pagina 357, nota 11, su una notizia inedita che molto tempo fa aveva loro fornito: gli inglesi sono sempre molto corretti e si ricordano di tutto. Inoltre, Gresta nella bibliografia è citato 20 volte (a Wilson, in particolare, non sfugge nulla sulle pubblicazioni italiane, anche le più oscure). Dice Gresta: “La cosa mi ha reso molto felice; è motivo di orgoglio essere inseriti nel catalogo di uno dei più celebri musei del mondo”.
Gresta è stato allievo di Pietro Zampetti, professore universitario in Urbino, definito da Carlo Bo, affascinante rettore della stessa Università, mente eccellente quanto riservata. Successivamente, presso la stessa Università, Gresta ha conseguito il diploma di specializzazione in Storia dell’Arte con una tesi sulle maioliche istoriate della bottega dei Lanfranco dalle Gabicce. Il riminese ha insegnato nei licei della provincia di Rimini. E’ membro dell’Accademia Raffaello di Urbino.
E’ autore di saggi e articoli, apparsi su riviste specializzate e di alcuni volumi tra i quali ricordiamo: “Virginio Bartolucci, pittore (1866-1918)” e, in collaborazione con Piero Bonali, altro peso massimo della ceramica, “Girolamo e Giacomo Lanfranco dale Gabicce, maiolicari a Pesaro nel sec. XVI”. Le sue ricerche, volte inizialmente a temi inerenti la pittura dcl ‘500 e dell’800, si sono orientate da diversi anni verso la maiolica italiana del Rinascimento, con particolare attenzione alla produzione istoriata del periodo dei Della Rovere. Gresta è un divulgatore piacevole e divertente. Le sue conferenze intrecciano il rigore con la bellezza della semplicità, segno della profonda preparazione. Insomma, un taglio molto britannico.




Provincia, vittoria col metodo da vecchio Pci

– Una vittoria nel segno dell’organizzazione del vecchio Pci. Nel ballottaggio del lunedì mattina, 22 giugno, ultime ore di voto, forse Vitali era sotto. I dirigenti organizzano migliaia di telefonate per invitare a votare Vitali. La vittoria finale.

IL PUNTO

di Francesco Pagnini

– Stefano Vitali è il nuovo presidente della Provincia. Succede a Nando Fabbri e al suo “regno” decennale. Vitali è stato candidato di fatto senza bisogno di primarie e, anche se non nell’immediato, vi è stata una convergenza su di lui di tutti i “capi” del Pd. Ad eccezione di Maurizio Taormina che, tenendo fede a quanto promesso, è sceso in campo con una propria lista, ottenendo un 2,65 per cento: meno di quanto lui si aspettasse, abbastanza per trascinare Vitali al ballottaggio, giacchè il candidato del centro-sinistra al primo turno ha raggiunto il 48,3 per cento. Con dentro i voti, stavolta davvero una pioggia, dell’Italia dei Valori, tant’è vero che, si dice, il vicepresidente di Vitali sarà il professor Carlo Bulletti, primario del reparto di Fisiopatologia della Riproduzione dell’ospedale di Cattolica ed esponente di spicco dei “dipietristi” riminesi.
Marco Lombardi, invece, è arrivato al 44 per cento al primo turno. I restanti voti se li sono divisi l’Udc (3,85), Sinistra Critica e l’estrema destra col suo candidato Massimo Pazzaglini di Morciano.
Ma il momento più significativo, dal punto di vista politico, per la realtà provinciale, è stato quello degli apparentamenti. Il fatto che, inaspettatamente, Stefano Vitali ha deciso di apparentarsi con l’Udc di Maurizio Nanni e che l’Udc ha accettato.
Difficile dire quanto l’Udc abbia effettivamente portato nelle “casse” elettorali di Vitali: non tutti gli esponenti di quel partito, è emerso chiaramente, hanno votato secondo i dettami dei vertici, e forse l’apparentamento ha, d’altra parte, alienato voti dell’ala “più sinistra” della coalizione.
Ma il punto davvero saliente è che, come peraltro nel cosiddetto “modello Udine”, l’Udc si affianca al Pd, o più precisamente alla coalizione di centro-sinistra. Anche Taormina aveva detto di voler mettere in campo una coalizione così ampia.
L’accordo pro Vitali è stato fatto direttamente dal presidente della Regione Vasco Errani e da Pierferdinando Casini, e potrebbe essere funzionale alla creazione della coalizione di “centro-sinistra allargato” che si presenterà l’anno prossimo, per la presidenza della Regione Emilia Romagna. La cosa certo non è stata molto gradita da Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista che, però, al momento, non sono ufficialmente usciti dalla coalizione.
Si vedrà: questo primo anno di amministrazione di Vitali potrà essere un banco di prova molto interessante.
E comunque se, non tanto a Rimini e neppure in Emilia Romagna, quanto piuttosto a livello nazionale, la coalizione di centro-sinistra ha bisogno di allargarsi quasi a dismisura per vincere, non è che per il centro-destra, nel Riminese questa volta, le cose vadano tanto bene. Il Pdl e la Lega sono cresciuti moltissimo a livello elettorale. Il Pdl è diventato il primo partito, ma poi, quando si va sull'”uno contro uno”, il centro-destra non ce la fa mai. E questa volta la candidatura di Marco Lombardi era forte. E’ come se i riminesi scriccassero l’occhio al centro-destra per il governo nazionale, ma non riuscissero a fidarsi dei suoi esponenti locali per le pubbliche amministrazioni di “casa nostra”. Certo i continui litigi dentro il Pdl, che anche questa volta hanno caratterizzato sia il prima che il dopo elezioni, non aiutano. Ma non è solo questo. Così come non può essere solo la macchina organizzativa del centro-sinistra, invero più oliata, ad aver fatto la differenza.
Forse, si può azzardare, è il comportamento amministrativo delle opposizioni che non convince molto?
E dall’altra parte, il centro-sinistra non può sperare sempre di “cavarsela” puntando sulla tradizione dei buoni servizi che, effettivamente, ha sempre saputo dare sul nostro territorio.
Un modo nuovo di fare politica, da parte sia della maggioranza sia dell’opposizione, forse, farebbe bene a Rimini.

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Consiglieri provinciali

Pd: Sabrina Vescovi, Fabrizio Nicolini, Raffaella Guidetti, Leonina Grossi, Sergio Giovagnoli, Lino Gobbi, Ivonne Crescentini, Sergio Funelli, Nadia Moroncelli, Lucilla Frisoni, Giuseppe Prioli.
Idv: Carlo Bulletti (dimissionario, subentra Vittoria Eugenia Vitale) e Stefano Stargiotti. Udc: Maurizio Nanni.

Pdl: Franca Mulazzani, Oronzo Zilli, Ivan Podeschi, Marina Masioni, Giorgio Ciotti, Alessandro Ravaglioli, Giuliano Giulianini, Filippo Berselli.
Lega Nord: Giancarlo Diotallevi e Giampiero Arcario Ferrario




Vitali: ‘Forti evasori, grandi proprietari di suv’

Più che qualcosa di rivoluzionario, spesso afferma concetti di profonda umanità, non meno che di buon senso. Che ti avvolgono in una sottile vergogna. Lo scorso 3 luglio a Riccione, con molta tranquillità, ha detto riferendosi agli abitanti della provincia di Rimini: “Siamo un popolo di grandi evasori, con una denuncia del reddito del livello di Vibo Valentia, ma grandi consumatori di suv. Col federalismo fiscale, saremmo da Cassa del mezzogiorno. Dobbiamo tornare al lavoro come valore; negli ultimi anni ci hanno insegnato a lavorare poco e a guadagnare molto”.




Spigolature degli Scrondi

Quel Piccioni in giunta – Nominata subito dopo l’esito del ballottaggio in provincia la nuova giunta comunale. Spicca il nome di Bruno Piccioni come assessore all’Urbanistica e all’Edilizia, un nome sopra le parti, indipendente e al di fuori della scena politica, ma ben radicato nella realtà riccionese per la professione che ha sempre svolto con grande serietà e preparazione. Con questa nomina Pironi ha sorpreso un po’ tutti, avrà pensato di mettere ordine in un settore che da sempre è il più delicato per i rapporti che si instaurano tra gli impresari del mattone e la classe politica; le critiche rivolte in questi ultimi anni dalla città alla precedente amministrazione, erano legate soprattutto alla gestione degli strumenti urbanistici, con politici troppo magnanimi nei confronti dei privati: ora si cambierà pagina, tra le prime cose che saranno affrontate ci sarà la nuova Piazza Unità che ha agitato molti riccionesi. Piccioni ha spalle larghe, onestà e capacità di giudizio, il suo successo sarà il successo di tutta la città.

Socialisti in giunta – Delusi i socialisti per aver perso l’assessorato all’Urbanistica; il bello è che hanno anche minacciato di non entrare in giunta, scatenando tra gli addetti ai lavori sonore sghignazzate. Oddio, non sono cascati male, Lavori Pubblici e Demanio sono sempre un bell’andare. Un premio forse inaspettato visto che con la scelta di non sostenere Vitali alla presidenza della provincia, hanno costretto gli elettori della provincia a tornare a votare per il ballottaggio; al primo turno, a Vitali sono mancati i voti dei socialisti che hanno sostenuto l’avventura di Taormina. Un partito (il Pd) con le palle, avrebbe sbattuto fuori i socialisti da tutte le giunte di centrosinistra, oppure avrebbe assegnato loro le deleghe alle varie ed eventuali e all’aria fritta, nulla di più.

Gli assenti in giunta – Mancano in giunta i sostenitori di Fabio Galli, fonti bene informate riferiscono che hanno rinunciato nell’ordine Stefano Piccioni e poi Pruccoli. Non è un bel segnale, per la giunta, per il Pd, ma neanche per la città. E’ grave quando in un partito non si riesce a fare prevalere l’interesse della collettività rispetto a quelli di bottega, significa che in parte di quella classe dirigente ancora non c’è la cultura necessaria per governare una comunità. Ci ha provato in tutti i modi il segretario del Pd, ma ha trovato porte chiuse in entrambi gli schieramenti. Peccato, così tra le due aree del partito (chiamarle fazioni ci sembra esagerato) non ha vinto nessuno, con più senso di responsabilità avrebbe tutti vinto e convinto.




Addio Rosita, testimone di bellezza

Appassionata di fotografia, ha raccontato la sua città e la Valconca soffermandosi solo sulle bellezze, quasi a seguire il grido del grandissimo scrittore russo Dostojevskij: “La bellezza salverà il mondo”. Ha pubblicato sette libri, sei di fotografie. Il primo nell’87, “La mia Riccione”.
Albegatrice, moglie del compianto Italo Nicoletti, morto nella metà degli anni ’90 per un male incurabile, l’ultima apparizione pubblica di Rosita risale allo scorso anno. Pubblicò un bel libro, “E nascundèin de Tèmp” (Edizione Famija Arciunesa): racconti in dialetto riccionese. Il libro, oggi, assume il valore del commiato. Nella dedica si possono leggere i segni dell’addio: “Ai miei genitorti Nello e Maria, a mia sorella Rita, a mio marito Italo ai miei figli Luca e Mariagrazia e a mia nipote Greta. Per non dimenticare”. Le pagine raccoglievano ricordi personali che tratteggiavano un’epoca.
Una pagina era dedicata alla morte che qui riportiamo: “Bisognerebbe non aver paura di morire, imparare fin da bambini ad accettare la morte come un avvenimento che fa parte della nostra vita, come la nascita E poi perché aver paura? Quando c’è lei non ci sono io, quando ci sono io, non c’è lei!
Io penso: quando è finita, o finisce del tutto o altrimenti dove sono andati mio babbo, mio marito, i miei nonni, vado anche io e allora che bella festa sarebbe incontrarli di là! Quante cose avrei da dire che abbiamo fatto da quando loro se ne sono andati, e poi sapere che possiamo stare con loro per sempre”.

Che la terra le sia lieve.




D’Alessio, a settembre se ne va la vita

IL LIBRO

– “A Luisa. Per una vita. Poi per sempre”. Una commovente pennellata-dedica che introduce a “Settembre” (Raffaelli Editore, 64 pagine, 10 euro). Il libro di poesia lo ha scritto Pasquale D’Alessio per mantenere vivo il ricordo della compagna scomparsa prima del tempo lo scorso settembre. Se n’è andata dopo una lunga malattia. Nella normalità, mentre i bagnini rastrellano l’ultima sabbia, con il sole che sorge e tramonta e il vento che ritorna, la tua giostra si ferma senza perché. Tale abbandono somiglia a un delicato pensiero della poetessa russa Marina Cvetaeva: “Di tutte le cose della mia vita io mi sono innamorata, e le ho amate, con l’addio e non con l’incontro, con la separazione, e non con l’unione, per la morte – non per la vita”.
Il pensiero lo completa Paola Palareti Gargani, donna di grande sensibilità, morta prematuramente per un male incurabile: “L’amore passione, che in quanto tale non è vivibile, cioè calato nella realtà, cambia natura, diventa affetto, benevolenza, pietas, cioè tutt’altra cosa… Un amore assoluto esige la fissità eterna che nella vita non è possibile. Solo la morte fissa per sempre la sostanza di un amore del genere”.
Il bel volume reca la prefazione del famoso intellettuale riminese Sergio Zavoli. Scrive: “Ho preso in mano Settembre con l’idea, lo confesso, di non parlarne. Avevo saputo da un delicatissimo amico che questi versi erano l’eco di un amore tragicamente interrotto; con i suoi lasciti di sofferenza, fatta di scrupolo e di nostalgia per il poco che, persino dopo dedizioni esemplari, sembra di aver dato in cambio del tanto ricevuto. Immaginavo, insomma, un libro dolente, geloso.
Entrare in un mondo poetico per farlo consistere soltanto in una esercitazione di stile, chissà quanto in grado di separarlo dalla sua origine propriamente umana, cioè interiore, psicologica e morale, mi era parso mutilante: seppure, devo dirlo, tendessi l’orecchio e il cuore a qualcosa che mi togliesse dall’imbarazzo di dividere la fonte ispirativa dalla sua trasposizione poetica. Il risultato di quel breve dilemma sta, per quel che valgono, nelle righe che seguiranno, ispirate dal rispetto che in ogni caso si deve all’idea di trasformare una testimonianza in qualcosa di più sotteso e simbolico. Dopotutto, mi dicevo, una poesia della rimembranza, per giunta in nome di un’assenza non più colmabile, proprio dalla sua contenutezza e dalle sue rinunce acquista una tonalità di significato addirittura più nobile…”.
Quelle di D’Alessio sono confessioni dal pudore leggero, che ti augurano giornate intense. E piene di senso. Da tenere sul comodino.




Palazzate di Cecco

Il veto – Leggiamo: “Nella nuova giunta il veto dei cattolici – Il vice sindaco Prioli fuori dai giochi – ‘Linea politica dettata da chi non è del Pd'”. U s n’è incort tropp tèrd, quand i j’ha cavè la scarana da sota al cul…

Bollette – Leggiamo: “Tamanti e i ‘conti della serva’ – Il Comune deve pagare le bollette di luce, gas e telefoni – Variazione di bilancio per 300mila euro”. E cum i giva che j’aveva sanè i cunt…

303 – Leggiamo: “Tamanti ce la fa: è sindaco per soli 303 voti su Cimino”. Dambatt, roba da sunè al campèn…

La ola – Leggiamo: “Tamanti esordisce facendo la ‘ola’ – Inaugura la manifestazione ‘Suonare la spiaggia'”. A cmincèn bén! Subte sa li patachèdie…

Irripetibile – Leggiamo: “Pazzaglini: ‘Ciò che ho fatto in 5 anni è irripetibile'”. L’è mej che l’in s’arpéta più…

Gabellini story (1) – Antonio Gabellini è stato un fervente sostenitore di Micucci… per diventare poi un duro antimicucciano. Successivamente è stato un accanito sostenitore di Pazzaglini… per passare poi nella schiera degli anti-pazzagliniani. Oggi è uno dei più convinti sostenitori di Tamanti…

Gabellini story (2) – Leggiamo: “Gabellini apre la scuola del Pd – L’ex assessore vuole preparare le nuove leve alla politica”. Pori burdèll, l’è come l’arvéna ma jarvinéd…

Il chioscone – Leggiamo: “E’ spuntato il ‘chioscone’ – Il prefabbricato al porto è già criticato da molti cattolichini – Per Tamanti è in regola e rientra tra quanto previsto nel Piano del Porto”. Non poteva essere altrimenti, visto che per 5 anni ha approvato tutto quello che è passato nel convento di fra’ Pazzaglini. Mut cume un pès…

Livori – L’Italia dei Valori di Rimini al ballottaggio manda un diktat: Ercoles Marino deve invitare a votare Tamanti! Altrimenti è fuori dal partito. Coerentemente con le scelte della Coalizione Arcobaleno, tutta l’IdV di Cattolica lascia liberi i propri elettori di votare secondo coscienza. Puntuale arriva l’espulsione! Un metodo poco democratico e che non c’azzecca con le ostentate dichiarazioni di partecipazione e trasparenza del partito. Infatti, mentre Antonio Di Pietro tuona contro l’Udc e l’inutilità delle Province, a Rimini quelli dell’Idv non fanno una piega verso la scelta del Pd di apparentarsi con l’Udc e di spartirsi le poltrone di una Provincia che, a detta di Di Pietro, sono inutili, costose e terreno di conquista della casta partitocratica. A Rimini è diventata l’Italia dei Livori. Caz!…

Anziani e invalidi – Leggiamo: “Non sapevo che a Cattolica ci fossero tanti invalidi e anziani. Ad un certo punto il seggio elettorale sembrava la succursale della Rsa”. Qualcuno insinua che ci sia stato un vero e proprio “rastrellamento” per recuperare in extremis una partita che sembrava persa. Tutti sanno che una scarsa affluenza al voto avrebbe favorito Cimino. Ora si spera che quegli anziani e invalidi non cadano nel dimenticatoio e ci si ricordi di loro. I s’arcorda di vècc sno quand j’ha bsogn di vot e ad chi du sold dla pension…

Sceriffo – Leggiamo: “Rumore, Tamanti ‘sceriffo’ – ‘Via Dante? Me ne occuperò io'”. L’è arvat Tex Willer…

Mutande – Leggiamo: “Sposi in kilt, Tamanti celebra il suo primo matrimonio a una coppia di scozzesi”. Dicono che il vero kilt si indossi senza mutande. Vista la precaria situazione finanziaria del Comune, si può dire che Tamanti sia un sindaco in mutande. Os-cia!…




Vince Tamanti, stretto tra due “chiese”

ALLEGRO MA NON TROPPO – LA POLITICA

di Ecci

– 303, un numero dal sapore cabalistico. Sono i voti in più coi quali Marco Tamanti ha superato Cono Cimino nel ballottaggio. Tamanti diventa sindaco e tutti gli altri contendenti vanno all’opposizione… a giughé chi numara mal lott…
303 voti di scarto sono molti o sono pochi? Al ballottaggio basta anche un solo voto per sancire la democraticità del risultato, pertanto sono quanto basta. Ma se li guardiamo sul piano politico, sul successo o declino di un candidato e del partito che rappresenta, possiamo affermare che sono una miseria. Bacuch l’ha quasi fnì li nus…
Il Pd raggiunge il minimo storico con una caduta impressionante: 45% politiche, 35% europee, 33% provinciali, 25% comunali. Tamanti al primo turno prende circa il 3% in meno delle due liste che lo sostenevano. Al ballottaggio raccoglie 4.262 voti rispetto al corpo elettorale (13.751). Cosa significa? Che Tamanti rappresenta appena il 30% dei cittadini, pertanto un sindaco debole (con mezzo partito contro). Aveva fatto meglio Pazzaglini nel 2004 che stravincendo il ballottaggio con Bulletti, arrivò a rappresentarne il 39%. Insomma, diciamola brutalmente: il 70% dei cattolichini non voleva Tamanti! Chi sosteneva che fosse un candidato debole e che avrebbe rischiato di perdere, aveva visto bene. J’ha ciap un bèl pipacul…
Gli altri contendenti minori: Massimo Ricci (Udc), Paolo Tonti (Sinistra critica), Gianluca Vagnini (Comunisti italiani), hanno racimolato complessivamente circa il 4%. Sostanzialmente le briciole. J’è ‘rvènz nud e crud cume un bdoc…
Pietro Pazzaglini: delle quattro liste civiche assemblate all’ultimo momento, solo quella più longeva, la lista Micucci, ha ottenuto un buon risultato. Pazzaglini ottiene il 17,42% attestandosi al quarto posto tra i contendenti. Una percentuale buona, ma credeva fermamente di arrivare al ballottaggio, forte della posizione privilegiata di sindaco uscente. I suv sunadur j’ha stichè ad brutt…
Alessandro Bondi: col 19,02% arriva terzo, ma per il ballottaggio era necessario arrivare almeno secondo. Le liste della sua Coalizione Arcobaleno hanno tenuto, ha rosicchiato circa un 2% di voto disgiunto… ma per chi si era posto l’obiettivo di vincere le elezioni, anche un ottimo 19,02%, ha il sapore della sconfitta. L’è stè grisa, da mus-ce mal nès…
Sono state elezioni particolari. Da una parte la concomitanza delle Europee ha ideologizzato e polarizzato il voto sovrapponendosi e distorcendo la naturale dialettica di un voto locale. Dall’altra si sono insinuati elementi patologici che hanno avvelenato e “alterato” l’esito del voto. Caz! Questa l’ha i calzétt…
La calunnia, la notizia falsa, l’insinuazione… sono state protagoniste. Come il famoso “venticello” rossiniano, la calunnia è diventata spesso un “colpo di cannone”. J’ha smoll dli lofie da murì sfisiéd…
Il primo a cadere sotto questa “mitragliatrice” è stato Alessandro Bondi. Poi il fuoco di sbarramento ha colpito Cono Cimino. Abbiamo ascoltato cose inaudite! J’ha fatt un gran brutt ciricicì…
Nonostante tutto, alle 22 di domenica 21 giugno, l’affluenza alle urne era molto scarsa: 43%. Molti cattolichini non avevano tanta voglia di andare a votare per chi non li rappresentava più. Cimino, a questo punto, era ad un passo dalla vittoria. Ma nella tarda serata, notte e mattino seguente si è verificato il “cataclisma”. Centinaia di telefonate, sms, campanelli che squillano, anziani arzilli, meno arzilli e “moribondi” raccolti per un tour ai seggi. La parola che circolava di bocca in bocca era: la destra vince le elezioni, Berlusconi prende il Comune… aiuto! aiuto! L’ariva al bubù…
Tant’è che fino all’ultima ora si vedevano gruppetti di persone trafelate “chiamate” a compiere una missione in difesa dell’umanità e mettere quella “benedetta” croce sulla scheda per fermare l’orda fascista. Missione compiuta! Alle ore 15 di lunedì 22 giugno, i seggi si chiudono definitivamente e la percentuale raggiunge il 61,65%. Un miracolo! J’ha sughé ‘na bèla bughéda…
Sarà mai successo che il lunedì votasse il 18% di elettori? La macchina del partito (e si dice anche di ambienti della parrocchia) era riuscita nel miracolo: Tamanti batte Cimino per 303 voti. Le due chiese avevano vinto: una un po’ scrocciolata (il Pd) e l’altra in ottima salute. Tén d’occ la quaia svarnèda…
La partecipazione democratica è bella quando è libera e spontanea, meno convincente quando è “forzata”. Abbiamo accennato alla parrocchia… cosa c’entra direte voi. A conti fatti è stata l’arma vincente di Tamanti e del Pd. I “don Biagio boys” (come li ha definiti qualcuno), sono stati i veri artefici, prima della sua candidatura e poi della vittoria finale. Al primo turno hanno arginato, con la loro lista “Una città in comune”, l’emorragia di voti del Pd e prosciugato aree di società civile che potevano scivolare a votare diversamente. Bondi o Pazzaglini per esempio. A questo punto qualcuno ha argutamente proposto che la fascia tricolore di primo cittadino la indossi don Biagio. Complimenti don! Qualche vecchio comunista ha detto: gnènca quand u j’era la Democrazia cristcèna quij dla cisa j’ha fatt n’arionda isé…
Senza volere entrare in casa altrui, si deduce che il Pd cattolichino (ma è successo anche in altre zone) ha mutato sostanzialmente la sua identità, azzerando o quasi, la sua storia comunista, diessina e di sinistra, diventando, quando va bene, una Democrazia cristiana con venature sociali e progressiste. E’ questo il nuovo che avanza? Ma in tema di laicità, per chi interessa, è un salto verso l’ignoto. Cla piènta l’è patida, l’è tuta spluca…
Ma alla fine ha vinto Tamanti. Senz’altro il meno convincente dei quattro candidati che si giocavano la poltrona di sindaco. Negli ultimi 10 giorni di campagna elettorale è fuggito da ogni faccia a faccia, è stato nascosto dalla sua macchina “parrocchial-piddina”. E si capisce perché: i faccia a faccia erano stati solo due, in entrambi Tamanti ne era uscito malconcio. L’è ‘ndè in bamboza…
Ancora una volta ha vinto il simbolo del partito e il senso di appartenenza ideologico, anche se, visto il risultato risicato, potrebbe essere l’ultima. Come nel 2004, ancora una volta grazie ad argomenti ideologici ed extra-politici (qualche bugia e un po’ di brutto pettegolezzo), una cattiva amministrazione e un pessimo partito, non hanno pagato il conto fino in fondo. Gira e bréla, i casca sempre in pid…
Alessandro Bondi e Cono Cimino, ma anche Pietro Pazzaglini, hanno cercato di scindere l’ideologia dal giudizio sulla persona-candidato puntando sulla bontà delle proposte e ancor di più della coerenza nei 5 anni di lavoro in Consiglio e in città. E’ bastato che i primi due esprimessero pubblicamente, pur da sponde opposte, una reciproca stima personale… che la speculazione politica degli altri contendenti gridasse all’inciucio. Apriti cielo! Vecchie logiche ideologiche vogliono che tra avversari ci si sbrani. J’è stè ‘na sbarloca longa…
Questo tentativo di guardare le persone e i programmi, cosa molto laica e moderna, non ha ancora attecchito pienamente a Cattolica. Il richiamo della foresta del partito ha fatto la differenza, anche se risicata. Insomma, è vero che dietro ad un simbolo c’è una storia… ma, ad esempio, se a rappresentarlo ci sia un genio o un pesce… non è sempre la stessa cosa. Burdèll, i ché us bala sora la schina dal buratèl…
La competenza, l’autorevolezza, l’autonomia di pensiero e di scelta non sono un optional, ma l’essenza democratica per chi ricopre importanti cariche pubbliche. Altrimenti si finisce come al dutor Bunèga, cal curéva al bus dal cul p’na pièga…

LA GIUNTA COMUNALE

– Ecco la squadra di governo:
Marco Tamanti (37 anni) – sindaco – (Sport, Innovazione tecnologica e Ced);
Claudia Gerboni (39 anni) – vice sindaco (Turismo e Marketing);
Alessandra Angelini (38 anni) – (Gestione urbana, Sviluppo sostenibile, Demanio e portualità);
Roberta Bacchini (32 anni) – (Cultura, Pubblica istruzione e identità del territorio);
Mauro Palmacci (36 anni) – (Lavori pubblici, Ambiente, Patrimonio e risparmio energetico);
Astorre Mancini (42 anni) – (Servizi alla persona, Sanità e integrazione sociale, Polizia municipale e sicurezza urbana, Attività economiche);
Gianfranco Tonti (63 anni) – (Bilancio, Personale e organizzazione).
E’ una giunta composta prevalemente da giovani. La volontà sarà tanta, l’esperienza poca. Ci sono da affrontare problemi enormi, un’eredità molto pesante che solo Tamanti conosce (in parte?) perché responsabile col suo sostegno alla giunta Pazzaglini.