Berlusconi e i vescovi italiani

“I cattolici democratici che dovrebbero essere i più gelosi custodi dell’aconfessionalità del partito e della laicità delle istituzioni”

– Forse disgustati dalla frequentazione delle minorenni denunciata da Veronica Lario, o impressionati dall’ accusa di corruzione del teste Mills, i vescovi italiani hanno cominciato a prendere le distanze dal presidente del Consiglio. Lo ha fatto per tutti il loro presidente cardinale Bagnasco, che ha criticato gli “ammortizzatori davvero modesti” prodotti dal governo e criticato i poco cristiani “respingimenti” dei poveri fuggiaschi dalla Libia, che nei suoi campi di concentramento riserva loro maltrattamenti e stupri. Dal canto loro, “Famiglia cristiana” ha stigmatizzato le “incongruenze e contraddizioni” del presidente del Consiglio e attaccato il cosiddetto “velinismo”, e il padre gesuita Sorge ha scritto: “Mi fa paura il clima della cultura dominante fatto di velinismo”. Non c’è avvocato difensore che tenga: il miglior conoscitore di un uomo è di gran lunga la moglie che gli ha dato tre figli! Veronica ha anche aggiunto che suo marito è malato. All’Aquila, in mezzo alle macerie del terremoto, il marito ha detto alla rappresentante del Friuli-Venezia Giulia: “signora, posso palparla un po’?”.
Ma sarebbe ingiusto insistere su questa faccenda, che Berlusconi stesso ha fatto diventare pubblica attraverso la compiacente trasmissione “Porta a Porta”. Gli italiani sono ancora in attesa delle risposte a dieci domande legittimamente rivoltegli da “Repubblica”.
Ciò che più conta è l’ affare Mills. Sappiamo che nessuno può essere considerato colpevole prima della sentenza definitiva della Cassazione. Siamo, quindi, nel dubbio. Da una parte c’è la magistratura milanese che ha condannato il teste Mills a 4 anni e mezzo dichiarandolo corrotto da Berlusconi. Dall’altra parte abbiamo Berlusconi che definisce scandalosa la sentenza, e la attribuisce alla volontà del tribunale di Milano di condannarlo a tutti i costi per ragioni di preconcetta ostilità politica.
Questa accusa è gravissima, perché il primo dovere del magistrato giudicante è quello di essere imparziale, anche se in precedenza, come in questo caso, ha criticato provvedimenti governativi lesivi del principio secondo cui la legge è uguale per tutti.
Quale conclusione trarre? Che si resta nel dubbio: Berlusconi potrebbe essere innocente, e il tribunale di Milano potrebbe aver commesso un errore (un errore, va sottolineato, e non una mascalzonata!). Ma il nostro uomo potrebbe anche risultare alla fine colpevole di corruzione di un teste. Il dubbio rimane.
E in qualsiasi paese del mondo occidentale nessun presidente del consiglio potrebbe restare al suo posto. In qualsiasi altro paese il presidente del Consiglio, colpito da tanto dubbio, dovrebbe rassegnare le dimissioni. Questo gli va chiesto, fino a sentenza definitiva eventualmente favorevole al presunto corruttore. Altro che Noemi, sua cena a palazzo Madama il 19 novembre 2008 e sue vacanze di Capodanno in Sardegna!
Tutte sciocchezzuole, che possono dare fastidio ai vescovi che avevano esaltato l’ uomo quando aveva imposto ai senatori del Pdl di votare contro il diritto dei tanti papa Englaro di rifiutare l’idratazione e l’alimentazione artificiale: ma non interessano il potere giudiziario.
Tanto, si sa, il processo non si farà mai. Oggi non si farà perché il presidente del Consiglio, caso unico al mondo, non può essere processato in virtù del lodo Alfano, approvato in fretta e furia all’inizio di questa legislatura; e non si farà nemmeno domani, perché interverrà la prescrizione del reato, grazie all’accorciamento dei tempi della prescrizione penale varato con legge ex Cirielli del 5.12.2005 sempre dalla maggioranza berlusconiana.

di Alessandro Roveri
Libero docente dell’Università di Roma




Elezioni 2009, la fine di un’epoca

Si parte nel dopoguerra. L’emoraggia del consenso iniziata negli ultimi 20 anni

L’INCHIESTA

di Francesco Toti

Elezioni 2009, finita la rendita del Pci

– Enrico Berlinguer, segretario del Pci dalla fine degli anni ’60 al ’78 avrebbe detto che è finita la forza propulsiva del Pci e perché no anche della Dc. Dato che il Pd è la sommatoria del vecchio Pci e parte della Balena bianca. E’ l’essenziale e spartano racconto dei numeri usciti dalla tornata elettorale dello scorso 6 e 7 giugno. Sia nella media provinciale, sia in quella delle europee il Pd è attorno al 30 per cento. Sulla stessa altezza il Pdl.
La sinistra forse si può consolare col fatto che ha conservato il potere in molti comuni, ma grazie agli uomini, al potere all’organizzazione. Ma è uscita indebolita e con qualche perla in meno nello scrigno. Ad esempio, ha perso Bellaria, ha perso Gemmano, va al ballottaggio a Cattolica. In alternativa ha conquistato Morciano, ma prima ancora lo ha perso il centrodestra che si è presentata con due liste.
Il Pd, alle provinciali, ha lasciato sul campo più di 6 punti (ha ottenuto il 31,68 per cento contro il 37,84 di cinque anni fa), che in parte sono andati all’Italia dei valori di Di Pietro, ma molta parte è stato incamerato dalla Lega nord.
Il Pdl invece ha mantenuto inalterato il proprio consenso, continuando a veleggiare sul 30 per cento: 30,07 quest’anno, il 30,06 5 anni orsono.
Se si lascia il tavolo delle elezioni provinciali per quello delle europee, i numeri urlano che il Pdl ha superato il Pd: una svolta storica. Il centrodestra ha ottenuto il 34,18% (32,92 cinque anni fa) contro il 33,56% del Pd.
Poderoso balzo in avanti sia della lista di Di Pietro, sia della Lega. Alle europee, Italia di Valori ha raggiunto l’8,21 per cento (2,57 nel 2004). La Lega nord ha fatto meglio, passando dall’1,96% all’8,99.
Bene anche l’Udc, dal 2,23% al 4,38.
Notte profonda per la sinistra. Ha intercettato pochi voti, sia alle europee, sia alle provinciali.

Valconca
Altro tavolo, altre riflessioni, altre chiavi di lettura per quanto riguarda le amministrazioni comunali. Seppure in calo, il Pd può continuare a sorridere. In Valconca, dove storicamente il centro-destra vanta più consensi, il centrosinistra, dopo 10 anni, ha riconquistato Morciano, la capitale della vallata. Risultato raggiunto, oltre che per i meriti di Claudio Battazza, anche per il fatto che i voti del centro-destra siano stati suddivisi in due liste.
In Valconca il Pd ha perso Gemmano. Partiva favorito per Montefiore, ma il candidato Geo Agostini ha lasciato il passo a Wallì Cipriani, Forza Italia. In compenso si è riconfermato a Mondaino, Montegridolfo e Montescudo (anche se quest’ultima a differenza di Mondaino e Montegridolfo) è culturalmente favorevole al centrodestra.
Un discorso a parte merita Saludecio. Il sindaco Giuseppe (Pino) Sanchini ha vinto con tutti i colori del mondo, con il Pdl che non ha presentato la lista e gli ha convogliato i voti. Ma Sanchini è dall’altra parte per giochini di potere tutti interni a Ds-Margherita prima e Pd oggi. Cattolico, consigliere provinciale della Margherita dal 2000 al 2004, Sanchini ha in con sé componenti di cultura diversa, dal vecchio Pci fino alla Lega nord. Il garante è lui.

Valconca Mare
Scendendo la vallata, il Pd ha riconfermato San Giovanni (Domenico Bianchi) e Misano (Stefano Giannini). Sempre per contrasti interni, per abbassare gli orizzonti (motivo di dissapori Pietro Pazzaglini), il centrosinistra si presenta al ballottaggio. Il suo uomo Marco Tamanti se la giocherà con Cono Cimino il 21 giugno. E molto probabilmente la partita sarà decisa da una manciata di voti.

Riccione
Tutto facile a Riccione. Massimo Pironi ha messo tutti d’accordo. La sua avversaria, Renata Tosi, col 41 per cento, si è ben difesa. Ma la differenza tra gli schieramenti, punto di riferimento le elezioni europee, sono poche centinaia di suffragi.

Bellaria
In Valmarecchia, il centrosinistra ha smarrito Bellaria con Marcella Bondoni, lanciata sulla pista della politica dall’ex presidente della Provincia di Rimini Nando Fabbri, il suo mentore. La Bondoni è stata umiliata dal centrodestra.

Valmarecchia
In compenso, il centrosinistra si è consolato con la Valmarecchia. Ha alzato il proprio vessillo da Santarcangelo in su: Verucchio, Poggio Berni e Torriana.

Futuro
Il centrosinistra della provincia di Rimini è in ritirata da almeno un ventennio. Da allora, ad ogni tornata elettorale, ha lasciato sul campo circa il 5 per cento dei consensi. Per continuare a governare invece di elaborare orizzonti, progetti, idea di città, sviluppo del territorio, ha sempre cercato nicchie di voti, intruppando qualche associazione, o potentato locale. Più che cure sono palliativi che erodono sempre più la sua azione di governo e di consenso. Riesce ad aggregare sempre meno i giovani e non intercetta più le nuove istante sociali. C’è qualcuno al suo interno che afferma che non bisogna preoccuparsi troppo, dopo tutto.

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E’ il voto delle provinciali dello scorso 6 e 7 giugno. Fatto storico. Si era sul 14 a 6 nel 2004

Comuni: Pd batte il Pdl 12 a 8

– Nel voto alle provinciali, come si può leggere dalla tabella qui sotto, il Pd è primo partito “solo” in 12 comuni. Sono: Cattolica, Coriano, Misano, Mondaino, Montegridolfo, Poggio Berni, Riccione, Saludecio, San Giovanni, San Giovanni, Santarcangelo, Torriana e Verucchio.
Il Pdl è primo compagine in otto: Bellaria, Gemmano, Montecolombo, Montefiore, Montescudo, Morciano, Rimini e San Clemente. Se si guardano i territori provinciali, Valconca e Valmarecchia, il Pdl è primo in 6 comuni della Valconca e soltanto in 2 della Valmarecchia, ma uno è Rimini, il capoluogo. Fatto pesante.
Se si confrontano i numeri con le provinciali del 2004, si ha che Ds e Margherita insieme erano primi in 14 comuni; mentre, naturalmente, il Pdl (Forza Italia e An) vetteggiavano nei restanti 6. In questi 5 anni, sono riusciti a diventare primo partito a San Clemente e a Rimini. Il cambiamento di vento dovrebbe far bene al cittadino; nel senso che c’è maggiore competizione e questa dovrebbe aiutare a governare meglio. Ma è sempre così?

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Misano, poeti e filosofi sotto le stelle

– Poeti e filosofi sotto le stelle a Misano adriatico. Il giardino della nuova biblioteca diventa per l’occasione come un kepos (giardino) epicureo; pare che Epicuro amasse insegnare negli spazi aperti, dove tutti erano invitati alla riflessione. Prende il via, il 18 giugno, la seconda edizione de: “La biblioteca illuminata”. L’apertura, il 18 giugno, con Mariangela Gualtieri, una delle poetesse e interpreti più significative del panorama culturale italiano con un recital dal titolo “Un niente più grande”.
Dice Gualtieri: “Ho imparato a memoria i versi che ho scritto in questi due anni e con essi dare vita a quello che mi piace chiamare un rito sonoro. Quando la poesia viene data nella sua musica, nella sua ritmica e melodia, davanti ad un pubblico partecipe che se ne nutre,allora a volte le parole si dinamizzano e manifestano la loro efficacia.A questo servivano i riti, a rendere appunto attivi i simboli.E quali simboli abbiamo, più cari, più necessari delle parole?
Rito sonoro indica anche quanto la cosa sia fatta insieme, dal poeta e dal pubblico in ascolto, secondo un capogiro di forze che può saldare tutti in un unico respiro. Sentiamo bene ora quanto sfinite e logore siano le parole dalla nostra lingua: con ‘Un niente più grande’ vorrei dire che forse è tempo che poeti e filosofi ricarichino parole troppo sgonfie e rendano di nuovo possibile il ragionar d’amore, atto di cui non possiamo fare a meno”.
Il 25 giugno la compagnia teatrale “Quelli della recita”, per la regia di Alessandra Cogoli mette in scena “Non tutti i ladri vengono per nuocere di Dario Fo”. E’ uno degli spettacoli teatrali più rappresentati in Italia, facile è vederlo realizzato da laboratori teatrali di giovani (e non) alle prime armi. La ragione? Uno spettacolo divertente, dalla semplice scenografia, e dalle interpretazioni marcate. Frutto della fantasia di Dario Fo che la scrisse assieme ad altre tre farse nel 1957 componendo lo spettacolo “Ladri, manichini e donne nude” .
Fu un successo cui seguì poco dopo quello di “Comica Finale” e “Gli arcangeli giocano a flipper”. Furono i primi lavori del Premio Nobel, la politica era lontana, al centro c’era il teatro e le sue dinamiche.
La compagnia segue quasi diligentemente il testo, mantenendo intatto lo humour e fluida la narrazione, piacevolmente caratterizzando i personaggi con un’azzeccata cadenza romanesca. Ne risulta uno spettacolo piacevole, divertente e dalla comicità intelligente.
Il 2 luglio Quirino Principe, musicologo, attore, filosofo sale sul palco per declamare, da par suo, i versi di uno dei più grandi poeti italiani: Eugenio Montale.
Chiude la rassegna il 9 luglio, Massimo Donà, cinquantenne, veneziano doc, scrittore e filosofo. Donà non è solo un grandissimo intellettuale nel panorama contemporaneo, ma anche un jazzman con i fiocchi.
A Misano presenta la sua ultima opera: i ritmi della creazione una affascinante testimonianza dell’autore lungo i cammini delle arti e delle civiltà. Il ritmo dell’anima, del mondo, della vita, del trascendente viene individuato da Donà nella Bibblia, nella Commedia, nei miti greci, in Petrarca e in Leopardi, come pure in Mondrian, Klee, Kandiskij e naturalmente nella musica jazz.; insomma un bell’esempio di come l’idea filosofica possa farci capire e insinuarsi negli anfratti del pensiero comune, senza nulla togliere alla complessità dell’esistente e dell’immaginario.

Appuntamenti presso il giardino della Biblioteca di Misano, via Rossini, 7 con inizio alle ore 21,30.

Ingresso libero.

Info: 0541.618424 – website: www.biblioteca.misano.org




Provincia, testa a testa Vitali-Lombardi

IL PUNTO

– La Provincia non è proprio un ente inutile come tutti dicono e per questo andrebbe soppresso per risparmiare danari da investire altrove, come tutti i partiti a parole affermano. Non è solo una scatola di impiegati e politici che smistano fondi per le scuole superiori, le strade provinciali e i corsi di formazione, da poco tempo è suo il potere (prima era di competenza la Regione) che decide i destini dei Prg (Piani regolatori dei comuni). Il mattone. Dunque è diventata fondamentale per una caterva di interessi economici non meno che della qualità della vita. Inoltre, la Provincia possiede pacchetti azionari di una lunga serie di società pubbliche. E quindi nomina suoi uomini nei consigli di amministrazione. Altro potere.
Stefano Vitali (centrosinistra) e Marco Lombardi (centrodestra) si contenderanno l’ente al ballottaggio il 21 giugno, poiché al primo turno nessuno dei due ha superato la fatidica soglia del 50 per cento più un voto. Il primo si è fermato al 48,31; il secondo al 42,46. Tutt’e due sono sicuri di farcela.
Le loro fortune dipenderanno da quella variabile che è l’astensionismo e dai voti dell’Udc e di “Fare”, la lista di Maurizio Taormina, vice-presidente uscente della provincia di Rimini, che è sceso in campo con una sua lista dopo avere litigato con i compagni di partito del Pd.
Al primo turno si sono candidati alla presidenza anche: Eugenio Giulianelli ( Federalisti Democratici Europei), Maurizio Nanni (Udc), Massimo Pazzaglini (Fiamma Tricolore), Sandro Pizzagalli (Sinistra Critica).

Ai blocchi di partenza.
42,46%

Marco Lombardi – 53 anni, sposato con tre figli, avvocato, consigliere della Regione Emilia- Romagna, iscritto a Forza Italia, si presenta come candidato per la coalizione di centro-destra (PdL, La Destra e Lega Nord)

Risultati del 6-7 giugno
48,31%

Stefano Vitali – 41 anni, sposato con sette figli, ex assessore alle politiche sociali del Comune di Rimini, iscritto al Partito Democratico si presenta come candidato per la coalizione di centro-sinistra (PD, Coalizione per Vitali Under 35, Alleanza per Vitali, Rifondazione-Se, Italia dei Valori, Verdi-Sinistra Democratica, Comunisti Italiani, I Socialisti, Codacons – Lista Consumatori)

BELLARIA*

Sindaci, 1956-2009

1956-1960
Nino Vasini (Pci), Giulio Girgetti (Pci), Odo Fantini (Pci), Nino Vasini.
1960-1964
Nino Vasini (Pci)
1964-1970
Odo Fantini (Pci)
1970-1975
Odo Fantini (Pci)
1975-1980
Aldo Vasini (Psi)
1980-1985
Piero Baldassarri (Psi)
1985-1990
Ferdinando Fabbri (Pci)
1990 – 1995
Ferdinando Fabbri (Pci)
1995-1999
Italo Lazzarini (Ppi)
1999-2004
Gianni Scenna (Ds)
2004-2009
Gianni Scenna /Ds-Pd)

*Il Comune di Bellaria è stato istituito il 17 febbraio del 1956. Prima era una frazione di Rimini.

SANTARCANGELO

Sindaci, 1946-2009

1946-1951
Aldo Bagnoli* (Pci), Oreste Macrelli (Psi)
1951-1956
Giulio Belli (Pci)
1956-1960
Augusto De Girolomi (Psi), Filippo Tassinari (Psi)
1960-1964
Filippo Tassinari (Psi)
1964-1970
Giordana Ricci (Psiup),
Filippo Tassinari (Psiup)
1970-1975
Romeo Donati (Pci)
1975-1980
Romeo Donati (Pci)
1980-1985
Giancarlo Zoffoli (Pci)
1985-1990
Giancarlo Zoffoli (Pci), Maria Cristina Garattoni (Pci)
1990 – 1995
Maria Cristina Garattoni (Pci)
1995-1999
Fabio Maioli (Ppi)
1999-2004
Mauro Vannoni (Ds)
2004-2009
Mauro Vannoni (Ds-Pd)




Morosini contro il ‘Gotha’ di Cosa nostra

IL LIBRO SENTENZA

di Enzo Cecchini

– Piergiorgio Morosini, è una di quelle persone che ti fa sentire fiero di essere italiano in questo Paese di furbastri. Ancora di più se è un cattolichino, un grande amico che abita poi a pochi passi da casa tua. E’ ancora fresco di stampa il suo libro edito dalla casa editrice Rubbettino dal titolo “Il Gotha di Cosa nostra – La mafia del dopo Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine”. I proventi del libro verranno devoluti all’Associazione Italiana contro le leucemie (A.I.L.). Toccante la dedica del libro: “Ai magistrati caduti per non avere mai smesso di credere nella giustizia”.
Piergiorgio Morosini, 45 anni, è magistrato dal 1993. E’ giudice delle indagini preliminari presso il tribunale di Palermo. Titolare di numerosi processi a Cosa nostra, è stato estensore di sentenze relative ai capi storici della mafia (Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella). Si è occupato di infiltrazioni mafiose nella sanità, negli appalti di opere pubbliche, nella politica e nella giustizia. E’ autore di articoli e commenti in materia di giustizia penale e criminalità organizzata per le riviste “Questione giustizia”, “Diritto penale e processo”, “Foro italiano”. Ha fatto parte della Commissione ministeriale per la riforma del codice penale dal 2006 al 2008. E’ docente di Diritto penale presso l’università LUMSA di Palermo nella Facoltà di Sociologia. E’ componente del comitato direttivo e della giunta esecutiva dell’Associazione nazionale magistrati (A.N.M.).
Il libro di Morosini potrebbe essere sintetizzato così: “Intercettazioni, boss, sogni di dominio in una sentenza”. La sentenza è proprio quella di Morosini. Boss, imprenditori, politici e traffici. Passato e presente. Tante storie nello spartito di un’unica storia, quella dell’intramontabile Cosa nostra. E’ scritta nell’operazione Gotha, che decapita la direzione strategica della mafia.
Qual è il messaggio di questo libro-sentenza? “Sulle cose delicate come la criminalità mafiosa – dice Morosini -, è bene fare parlare dati, atti e prove documentate. Va capito che dietro l’apparenza di comportamenti folcloristici, gli uomini di mafia sono funzionali al sistema di potere. Un sistema dove convive un fitto intreccio tra politici, imprenditori, uomini d’affari e professionisti. La forza della mafia si avvale dell’illegalità diffusa che permea parte consistente dei comportamenti sociali. Queste infiltrazioni sono arrivate dentro le istituzioni locali e nazionali. Va capito che la mafia non è un fenomeno che non si può relegare alla Sicilia, ma è un fenomeno nazionale e internazionale di estrema gravità”.
La prefazione del libro porta la firma di Francesco Forgione, l’ex presidente della Commissione nazionale antimafia. “La sentenza del giudice Morosini porta a compimento, con un giudizio penale e centinaia di anni di reclusione, la più importante operazione del dopo-Provenzano e poi svela, grazie al lavoro degli investigatori della Squadra Mobile e della Procura di Palermo, un vero e proprio sistema di relazioni sociali, economico-imprenditoriali, politiche e istituzionali costruite nel tempo e tese a traghettare definitivamente Cosa nostra in una nuova stagione di inabissamento sociale e in una nuova dimensione internazionale”.
“La sentenza del giudice Morosini è scritta per essere letta, non solo per motivare le giuste e necessarie condanne dei protagonisti di una storia criminale. Questa sentenza non è importante solo per i suoi contenuti, per lo squarcio di verità che propone su uno spaccato importante del sistema mafia, ma anche per la sua struttura narrativa”.
Chiaro e illuminante il messaggio di Francesco Forgione: “La politica non può arrivare sempre dopo la magistratura, e arrivarci o per autodifendersi per le scelte compiute nella selezione delle proprie classi dirigenti o per attaccare la credibilità delle inchieste e dei giudici. Partiti e politica debbono ripulire se stessi”.
Emblematica la citazione riportata di Paolo Borsellino: “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.




Palazzate di Cecco

Burletta – Leggiamo: (1) “Pazzaglini sfida Tamanti in un faccia a faccia sulla sanità” – (2) “Tamanti accetta la sfida del sindaco” – (3) “Tamanti rinuncia al faccia a faccia”. Conclusione: è stata la disfida di burletta. Caz!…

Mattone – Leggiamo: “Edilizia, 26 evasori su 26 controlli. L’esito di un controllo della Guardia di Finanza tra le ditte della provincia. Recuperati 7,5 milioni di euro. 27 lavoratori irregolari”. Sti madòn! Al più pulìd l’ha la rogna…

Hera – Leggiamo: “Via Dante sporca, come tutta la città. Sindaco e assessori scaricano la colpa su Hera, ma sono loro che indicano tempi e modi per pulire”. Hera o non Hera, questo è il problema. Va pu là!…

Stelle – Leggiamo: “Troppo cemento, Cattolica e Riccione perdono una stella. E’ la ‘Guida blu’ di Legambiente e Touring club”. Si potrebbe parlare di stelle cadenti, o peggio, dalle stelle alle stalle. Quand u s’capirà che tropp cimént al dà dann mal turisme?…

Debito – Leggiamo: “C’è da pagare un altro debito. Quello di 900mila euro ai titolari della Villa Fulgida per l’esproprio di 16 anni fa”. I dèbte dal Cumun j’è cume li cirés, una la tira cl’elta…

Buche – Leggiamo: “Una passeggiata sul mare da pronto soccorso. Turisti caduti sul selciato sconnesso”. Willkommen tedeschen. Ma achtung turisten! Passeggiaren sempren con occhien per terren. Buchen, buconen und buchinen sempren in agguaten. Capiten ja?

Cuore – Leggiamo: “Pazzaglini riparte dal Macanno: con me il cuore dei cattolichini – Deluso da Prioli e Antonio Ruggeri”. Mai catulghin uj s’è strètt al cor quand j’è andè a vutè…

Sondaggio – Leggiamo: “Sondaggio Svg – Il Pd al Comune lo vota il 53%”. Poi abbiamo visto che il Pd lo ha votato solo il 25% dei cittadini. Insomma, un errore di 28 punti. Os-cia che serietà!…

Rubare – Leggiamo: “Pazzaglini ‘ruba’ due assessori e un consigliere al Pd”. Non è servito a niente. Rubè al porta mèl…

Manfrine – “Il sindaco si prende solo i meriti, mentre le colpe sono degli altri – Un ‘velenoso’ Antonio Gabellini replica a Pazzaglini sia sulle farmacie che sulla conduzione della Giunta in questi cinque anni”. Un si capés più gnint! Gabellini e Tamanti j’ha sempre vutè tutt quel cal vléva Pazzaglini. L’è stè ‘na manfréna eletturèla…

Sdoppiamento – “Tamanti: ‘Se eletto, taglio gli assessorati e il mio compenso'”. Questa è stato uno dei tanti annunci elettorali in netto contrasto con i 5 anni di consigliere di maggioranza. Tamanti candidato a sindaco e Tamanti consigliere Pd sono apparsi due persone diverse. Cal burdèl l’ha bsogn un’arcuncéda…




Antolini, un capolavoro di villa

Chi è Andrea Speziali e come nasce la passione per le dimore d’epoca?
“L’interesse per le antiche ville di Riccione è nato in me durante la frequenza all’ultimo anno dell’Istituto d’Arte “F. Fellini”. E’ stato in quel periodo che mi ha particolarmente affascinato il fenomeno dell’Art Nouveau e il desiderio di studiarlo in tutti i suoi molteplici aspetti,?compresi quelli legati alla sua espansione europea e mitteleuropea. Durante lo svolgimento delle mie ricerche ho avuto modo di valutare che la portata di questa corrente artistica ha interessato anche tutta l’area costiera romagnola e marchigiana.
Ho iniziato in questo modo un approfondimento del liberty a Riccione che mi ha portato a valutare come in questa città esistevano – e in parte esistono ancora -, alcune splendide ville costruite ai primi del ‘900, quando questa città? cominciò a diventare un centro balneare per tutta la ricca borghesia che qui si trasferiva?nel periodo estivo, spinta anche dall’apertura della stazione ferroviaria, avvenuta nel 1861.Tra tutte le dimore costruite durante questo periodo, ho avuto un specie di folgorazione quando ho visto per la prima volta Villa Antolini. E’ nata in questo modo una specie di?”empatia” che mi ha portato a studiarla attentamente,?al punto?di portarla come argomento di studio?alla maturità. Villa Antolini, progettata da Mirko Vucetich, secondo la mia opinione, è seconda solo al Villino Ruggeri di?Pesaro, rivalutato in questi ultimi anni tramite pubblicazioni prestigiose”.
Quali sono le ville di Riccione?
“Le ville più importanti di Riccione che, fortunatamente,?sono state oggetto di restauro?in questi ultimi anni sono le seguenti: (Villa Antolini, Villa Emilia, Villa Morara, Villa Pullè, Pensione Florence, Villino Levi, Hotel Stazione, Villino Graziosi, Villa Martinelli, Villa Lodi Fè e Villa Mussolini). Quasi tutte erano proprietà di ricche famiglie dell’alta borghesia provenienti da Roma e Ferrara, altre invece sono state costruite da nobili famiglie come i (Vucetich, Campanini, Santarelli, Antolini, Martinelli, Pullè, Monti)”
Cosa hai scoperto grazie a questi studi?
“Le ricerche sul liberty a Riccione mi hanno portato a scoprire molte notizie inedite su questa splendida stagione che?ha vissuto la nostra città. In particolare, studiando Villa Antolini ho avuto modo di approfondire la personalità del suo architetto, Mirko Vucetich, un personaggio di grande levatura culturale ed artistica che nella sua vita ha avuto modo di frequentare?intellettuali??di grandissimo spessore, come Massimo Bontempelli, Corrado Alvaro, Carlo Emilio Gadda, per il quale nel 1952?illustrò il primo libro delle favole.?
Il frutto delle mie ricerche è stato in parte raccolto in un volume intitolato ‘Una stagione del Liberty a Riccione: Villa Antolini”, così come è stato fatto per il recente libro su Villa Mussolini. Sono convinto che la pubblicazione di questo piccolo volume porterà a riscoprire le nostre radici culturali e rivalutare un periodo storico di grande importanza per la città, ancora quasi del tutto sconosciuto.
Ho inoltre intenzione di scrivere una monografia ragionata per rivalutare l’opera di Mirko Vucetich, sul quale possiedo moltissimi documenti inediti”.
Quali influenze di grandi architetti sono presenti nelle ville di Riccione?
“Nelle ville riccionesi eseguite durante il periodo liberty sono riscontrabili molte influenze dei grandi architetti italiani del periodo come Vandone, Menni,?Sommaruga e Michelazzi, pur ammettendo, però, che queste influenze vengono spesso recepite in modo eclettico, addirittura con richiami all’architettura geometrica di Vienna o Praga.
Il villino Antolini? ha un’ architettura certamente più uniforme e autonoma?rispetto alle?altre?ville riccionesi; si impone immediatamente per la sue linee ondulate, concave o convesse, che denotano una conoscenza?artistica profonda?delle opere del?grande Borromini.Per questo motivo, che implica un criterio di originalità del tutto nuova per l’architettura di quel tempo, ritengo che esso debba essere valorizzato e diventare un punto imprescindibile per la conoscenza del Liberty italiano”.

Francesca Rossetti




Pironi, quota 56 per cento

VOTO 2009

– Il ciclone Massimo Pironi non si è abbattuto sul centrodestra dopo la trionfale cavalcata delle primarie dello scorso gennaio. In tanti pensavano che nella seconda città della provincia di Rimini per numero di abitanti il centrosinistra potesse sfondare il muro del 60 per cento. Invece, Pironi ha toccato quota 56: un risultato eccellente.
Pironi ha molte qualità. E’ un lavoratore instancabile; è sempre disponibile; è sempre presente. Dopo il “litigio” interno con Fabio Galli, il compagno di partito che gli ha conteso il dopo Daniele Imola, ha avuto l’accortezza di ricucire il rapporto con gli sconfitti, conscio che senza quei voti la sua elezione sarebbe stata ad altissimo rischio. Oggi, in politica non c’è nulla di certo.
Il centrodestra ha avuto la forza e la capacità di presentarsi compatto e in ordine. Ha scelto un candidato forte come Renata Tosi. Quelli che la conoscono affermano che è determinata, capace e con la forza della perseveranza. Ha organizzato una campagna elettorale partendo da se stessa ed è stata premiata nelle urne. Il suo 41 per cento è una mètà eccellente, che tuttavia lascia l’amaro in bocca. Pone le base per una vivace competizione tra cinque anni, aspettando i risultati della Provincia tra 15 giorni e quelli del Comune di Rimini tra due anni.
Il terzo candidato, Wilma Del Bianco, Sinistra critica, archivia un risultato tutto sommato soddisfacente.
Ora Pironi è chiamato a governare una città dinamica e ambiziosa che vuole orizzonti alti e non una navigazione alla giornata.

RISULTATI

Riccione

Massimo Pironi (Centro-sinistra): 12.090 (56,95%)

Renata Tosi (Centro-destra): 7.910 (41,30)

Wilma Del Bianco (Sinistra critica): 439 (2,07%)

GLI UOMINI

Sindaci, 1946-2009

1946-1951
Giovanni Quondamatteo (Pci)
1951-1956
Nicola Casali (Pci)
1956-1960
Tommaso Della Rosa (Pci)
1960-1964
Giovanni Petrucciani (Psi)
1964-1970
Biagio Cenni (Pci)
1970-1975
Biagio Cenni (Pci)
1975-1980
Terzo Pierani (Pci)
1980-1985
Terzo Pierani
1985-1990
Terzo Pierani (Pci)
1990 – 1995
Terzo Pierani (nel ’91 Pierani si dimise; sindaco Massimo Masini)
1995-1999
Massimo Masini (Pds)
1999-2004
Daniele Imola (Ds)
2004-2009
Daniele Imola (Ds-Pd)




Ballottaggio: sfida Cimino Tamanti

POLITICA

– Questi i candidati (in ordine alfabetico) che si sono presentati nell’infuocata campagna elettorale cattolichina: 1) Alessandro Bondi, 2) Cono Cimino, 3) Pietro Pazzaglini, 4) Massimo Ricci, 5) Marco Tamanti, 6) Paolo Tonti, 7) Gianluca Vagnini.
Come previsto sarà ballottaggio; il 20 e 21 giugno l’ardua sentenza dei cittadini tra Cimino e Tamanti.
Contentezza per il candidato del centrodestra Cimino, anche se si rammarica di avere lasciato sul campo almeno 10 punti rispetto al voto europeo.
Soddisfazione per il canidato del Pd Tamanti, che pur lasciando sul terreno circa 8 punti rispetto alle europee, ritrova lo zoccolo duro del suo elettorato che vota il proprio simbolo, nonostante tutto.
Amarezza nel candidato della coalizione Arcobaleno, Alessandro Bondi che puntava al ballottaggio. La frantumazione delle liste in campo e la tenuta degli zoccoli duri dell’elettorato partitico, lo hanno relegato al terzo posto.
Pietro Pazzaglini ce l’ha messa tutta, inventando anche liste civiche (un paio con un buon esito elettorale), ma niente da fare.
Agli altri contendenti sono rimaste solo le briciole: Massimo Ricci, Paolo Tonti e Gianluca Vagnini. Quest’ultimo paracadutato da altri lidi, si sentirà il merito di avere sottratto un consigliere sicuro a Rifondazione.
Rispetto al 2004, c’è stato poco voto disgiunto. Ma quel poco che c’è stato lo ha preso quasi tutto Bondi rosicchiandolo qua e là un paio di punti. Tamanti è quello che ne ha perso di più (circa il 3%).
Sono iniziate le grandi manovre per il ballottaggio. I partiti faranno leva ancora di più sull’apparteneza ideologica. Il cittadino, ancora di più, sarà considerato un oggetto che vota. Forse la voglia di cambiamento e di una politica più pulita costruita dal basso, è solo un sport verbale che si esercita nei bar. Poi quando conta, nel diritto al voto, a molti gli comincia tremare la manina quando devono apporre la crocetta sulla scheda elettorale.

Cono Cimino (31,47%)

Marco Tamanti (27,91%)

Alessandro Bondi (19,02%)

Pietro Pazzaglini (17,42%)

Paolo Tonti (1,72%)

Massimo Ricci (1,56%)

Gianluca Vagnini (0,90%)

Sindaci, 1946-2009

1946-1951
Giuseppe Ricci (Pci)
1951-1956
Guerrino Renzi (Pci)
1956-1960
Primo Bartoli (Psi)
1960-1964
Ottavia Lazzari (Psi)
1964-1970
Mario Castelvetro (Pci)
1970-1975
Sergio Grossi (Pci)
1975-1980
Sergio Grossi (Pci)
1980-1985
Sergio Grossi (dimissionario nell’82; Franco Mazzocchi,
1985-1990
Franco Mazzocchi (Pci)
1990 – 1995
Gian Franco Micucci (Pci)
1995-1999
Gian Franco Micucci (Pds)
1999-2004
Gian Franco Micucci (Ds)
2004-2009
Pietro Pazzaglini (Ds-Pd)




Poesia, premio siciliano per Cardellini

Professione avvocato, per Cardellini non è il primo riconoscimento. Per la sua opera prima, “Diciannove versi d’amore e una rosa” ha messo in bacheca un riconoscimento abruzzese, “Parco Maiella” (bellissimo il trofeo, la miniatura di un tolos, abitazione in pietra dei contadini simile ad un trullo). Nel 2007, Cardellini ha dato alle stampe il suo secondo libro, sempre poesie d’amore. Titolo: “nel godere dell’amore”.
Giuliano Cardellini, per passione, oltre a scrivere fa teatro e regia teatrale. Insieme ad un gruppo di amici, ha appena costituito un’associazione culturale “Katarsi” con la quale organizzare eventi e stare insieme.
Ecco la poesia “Prima ode a Gandhi”
Abbraccio contaminante / di pura fede, / indelebile speranza / di fratellanza universale, / canto bianco, vitale / di pace durevole, / lotta strenua / di passiva resistenza / contro la violenza facile, / solidarietà / con la coscienza / degli avversari, / diritto alla felicità / pur nell’umiltà, / alito cosmopolita / di serenità giusta, / fiera tessitura / dell’esile gomitolo / dell’esistenza. / Mahatma di verità. / Gravoso / testimone / da cogliere. / Saprà / qualcuno / meritarlo ?