Gli itinerari della buona tavola

I SAPORI DELLA NOSTRA TRADIZIONE
di Stefano Piva pivastefano@gmail.com

Sembrano piatti invernali, invece si prestano anche in primavera ed estate

– Contrariamente a quello che comunemente si pensa, le zuppe e le minestre solitamente relegate dall´immaginario collettivo a piatti invernali si prestano ottimamente a pranzi primaverili ma anche estivi, con preparazioni che si servono fredde, come il famosissimo Gazpacho o come la crema fredda ai peperoni e la zuppa fredda di verdure crude, e tanto per rimanere nel nostro territorio chi non ricorda la minestra con la seppia, tipica del periodo primaverile, oggi quasi dimenticata. Accomunate dalla medesima origine, che risale alla cucina popolare di un tempo, le zuppe e le minestre hanno rappresentato in passato un primo piatto “povero” della tradizione contadina. Ormai di povero c´è rimasto solo il nome, visto il costo attuale ed inarrestabile delle verdure. Con il tempo e le migliorate condizioni economiche, queste preparazioni si sono via via arricchite di ingredienti più sostanziosi e raffinati, perdendo il loro carattere di cibo di sussistenza per diventare una portata di pregio. A testimonianza della popolarità e della vitalità di queste pietanze, compaiono nella tradizione gastronomica italiana una serie pressoché innumerevole di ricette di minestre, zuppe, creme, e vellutate. Preparate con gli ingredienti più diversi, dalle verdure a foglia agli ortaggi, dalla carne al pesce oltre a legumi e cereali o ai formaggi, danno vita da nord a sud a primi piatti ma anche piatti unici straordinari genuini e salutari. Iniziare un pasto con una crema di verdure o una zuppa può essere l´arma vincente anche per chi voglia regolare il proprio peso, infatti l´aumento del senso di sazietà riduce l´apporto calorico considerevolmente, in questo caso è però buona norma restare sotto le 150/200 calorie a porzione. Nel caso aggiungiamo alle nostre zuppe la carne o il pesce, ma anche legumi o formaggi otteniamo piatti unici che possono sostituire egregiamente un pasto completo. C´è da considerare inoltre che negli ortaggi e nei legumi sono presenti vitamine, alcuni minerali e una considerevole quantità di fitocomposti che hanno un effetto protettivo sulla nostra salute. I vantaggi non sono finiti qui, è importante sottolineare anche l´apporto di fibra, indispensabile per regolarizzare la funzione intestinale e riequilibrare la flora batterica. La fibra ha anche un’altra funzione e cioè quella di rallentare l´assorbimento dei carboidrati complessi come l´amido contenuto nei cereali, nei legumi e negli ortaggi, e grazie al rilascio lento fornisce energia per un tempo prolungato, dunque è ottimale per chi studia, lavora o svolge una attività fisica. Discorso che è ancora più vero se nella zuppa ci sono anche i legumi, che oltre ai carboidrati complessi sono buone fonti di proteine, consentendoci in questo modo di ridurre il consumo di carne, di uova o di formaggi. Dunque ceci, lenticchie, piselli o fave secche, fagioli o cicerchie, ogni occasione è utile per provare nuovi accostamenti. Meglio se le verdure sono di stagione, ma se per mancanza di tempo non riuscite da soli a costruire la vostra zuppa, piuttosto che rinunciarvi potete sempre affidarvi ai prodotti già pronti, secchi, liofilizzati o surgelati, evitando se è possibile i prodotti confezionati in barattolo i quali sono spesso addizionati di sostanze conservanti.

La cottura normalmente avviene sui fornelli, è buona norma partire con un soffritto di cipolla e poco olio extravergine. I recipienti utilizzati possono essere pentole o casseruole dai bordi non troppo bassi, queste possono essere di rame, di acciaio, pentole antiaderenti, ma anche di alluminio (per questa ultima tipologia di pentole non esistono controindicazioni per la cottura, ma è sconsigliabile conservare per il giorno dopo gli alimenti cotti, i quali vanno trasferiti in un altro recipiente) il recipiente ideale per le nostre zuppe o minestroni rimane comunque quello di terracotta (usata pochissimo negli ultimi tempi, andrebbe riscoperto) la sua particolarità è quella di assorbire e rilasciare il calore molto lentamente, si presta infatti alle cotture particolarmente lunghe, oltre ad avere il pregio di essere portata direttamente in tavola. Chiudo il discorso con due raccomandazioni: imparate ad utilizzare di più le spezie per dare sapore alle vostre minestre, limitando in questo modo l´uso del sale e di grassi vegetali o animali che danno si sapidità ma anche tante calorie, scoprite o riscopritele buone pratiche domestiche e gastronomiche, per i giovani può sembrare difficile all´inizio ma vi assicuro che queste pratiche rotto il ghiaccio danno tante soddisfazioni ed arricchiscono sotto tutti i punti di vista, non ultimo quello economico.




Piva, riminese a capo della sanità

POLITICA

– E’ la prima volta di un riminese alla testa della sanità della Regione Emilia Romagna. Eletto consigliere regionale per il Pd 4 anni fa, dal 29 aprile, Roberto Piva è il nuovo presidente della commissione per la Salute e le Politiche sociali, della quale ne faceva parte come componente. Non lo dirà neppure sotto tortura ma è un punto di comando dal quale si possono convogliare risorse per il proprio territorio. Ginecologo, Piva è sposato ed ha tre figli.
Vantaggi e svantaggi di un riminese alla teste della sanità regionale?
“Negli ultimi 10 anni la provincia di Rimini ha recuperato il ritardo che aveva rispetto alle altre. Speriamo di continuare su tale trend. Come medico poi so di che cosa si parla. Il fatto che io sia di Rimini non significa che sarò di parte, ma mi batterò affinché si consideri il Riminese nella sua peculiarità. D’estate da noi il pronto soccorso e i traumi causa le presenze turistiche aumentano il tasso di utilizzo. Grazie al fatto che il bilancio della Ausl di Rimini è positivo, dal fondo di riserva regionale giungeranno altri 20 milioni di euro”.
Si dice che la sanità riminese è la cenerentola della Regione, qual è il suo punto di vista?
“Abbiamo livelli di eccellenza in cardiologia. Quella di Rimini, per numero di interventi sugli infartuati, viene appena dopo il Sant’Orsola e con risultati straordinari. Voglio ricordare che sono stato il primo firmatario della legge regionale sui defibrillatori. A Rimini ci sono 3.300 parti l’anno, quando fino a 10 anni fa si andava a Cesena. Ed ha una chirurgia della spalla di ottimo livello. E dai primi di maggio a Santarcangelo sulla mammella si potrà effettuare lo Iurt, cioè iniziare durante l’intervento chirurgico la radio-terapia, per ridurre le sedute successivamente. L’ospedale di Riccione è messo bene e sono in via di ultimazione 5 sale operatorie. A Cattolica c’è l’oculistica e la spalla. Va sottolineato che è impensabile che una provincia possa avere tutte le specializzazioni. E fino a pochi anni fa per la radio-terapia si andava a Ravenna e fino ad un decennio fa per la diagnosi pre-natale bisognava spostarsi a Cesena o a Bologna. E abbiamo tutte le visite specialistiche, eccetto la neuro-chirurgia”.
Dove deve andare la politica sanitaria provinciale?
“Sulle emergenze-urgenze. E visto che oltre il 22 per cento della nostra popolazione è fatta da anziani sulla loro assistenza; un ultra 65enne costa 7 volte di più di un trentenne. Migliorare i servizi di base e le specializzazioni. Va potenziata la struttura che assicura la domiciliarità ai non auto-sufficienti”.

Costi della sanità in Emilia Romagna
6,6 miliardi

Costi della sanità nella provincia di Rimini
437 milioni di euro




I periti premiano Battaglino

ASSOCIAZIONI

Elio Verdinelli, presidente del collegio riminese, ha preceduto gli interventi dei consiglieri e delle autorità. Ha ricordato i lunghi anni di collaborazione e di partecipazione a fianco della categoria da parte del procuratore.
Negli anni sono stati tanti i momenti dove il collegio ha potuto ricevere i consigli, le considerazioni, gli approfondimenti che hanno accompagnato il difficile compito di gestire e di risolvere a più livelli i problemi dei periti industriali. Durante il saluto, è stata consegnata a Battaglino una targa ricordo.




Carim, utili a 8,34 milioni

Come dicevano i contadini farebbe meno male una coltellata e non uscirebbe neppure una goccia di sangue. L’unica consolazione, chiedendo perdono all’autrice, è il titolo dell’autobiografia del premio Nobel della medicina, la centenaria Rita Levi Montalcini: “L’elogio dell’imperfezione”.
Ci scusiamo per i refusi con l’istituto di credito, i suoi azionisti ed i nostri lettori.




Spigolature degli Scrondi

Il ladro – Leggiamo: “Tenta il colpo in un hotel, per sfuggire all’arresto si nasconde sotto il letto”. Ladro di poca fantasia! Quando i carabinieri hanno alzato le coperte gli hanno fatto: cucu, cucu, cucu…

Perla scatenata – Leggiamo: “Mambo, salsa e merengue. La Perla si scatena con Salsalandia 2009”. Evviva! La Perla si diverte…

La tivù – Leggiamo: “Riccione ritorna in tivù, ma con gli spot di un night club”. E allora? Tanto quel che passa in tivù e che passa a Riccione è la stessa minestra: gnocca e rignocca…

Banca e rapina – Leggiamo: “Rapina in banca: bottino tremila euro”. Ne valeva la pena? Troppo rischioso, meglio cambiare mestiere…

Fumo pesto – Leggiamo: “Botte dopo il ballo. Pestati per una sigaretta, condannato a un anno”. Lo dicono sempre: il fumo attivo e passivo fanno sempre male…

Don Giorgio – Leggiamo: “Don Giorgio: promozione per il Mese Mariano. Dopo le schede a punti, l’album delle figurine”. La chiesa si rinnova! A quando le ostie 3X2?…

Belem e problemi – Leggiamo: “Belem illumina. Forfait all’ultimo momento della Colombari. Corona: lite con un fan”. I grandi problemi del mondo riccionese. Os-cia!…

La vincita – Leggiamo: “Vince 33mila euro al Superenalotto: ‘Ora cambio i mobili'”. Una bella botta di culo…

Festa per 3 giorni – Leggiamo: “Tre giorni di Oktoberfest nel parcheggio del Marano”. E vai con le feste in quel di Riccione…

La cura – Leggiamo: “Ansia, paure e fobie come superarle. Domani allo stadio del nuoto”. Metodo drastico: 5 minuti con la testa sott’acqua…

Don Maurizio – Leggiamo: “Non solo la pioggia frena il Beato Alessio. Don Maurizio: ‘Si sta perdendo il senso di appartenenza”. I fedeli diventano sempre meno fedeli…




Agosto 1894, le origini del turismo

TURISMO AMARCORD

– “Riccione estivo, agosto 1894 – Origini del turismo riccionese al tempo della Belle époque”. E’ la ristampa di un giornaletto estivo, uscito nel 1894. Vuole rappresentare un suggestivo viaggio alle origini di quell’ “industria dell’ospitalità”, che sarà la base portante dell’economia di Riccione.
Difatti, nel volgere di pochi lustri, un’arida ed inospitale landa sabbiosa, si trasformerà in una stazione balneare rinomata a livello internazionale.
La pubblicazione si lega a quel fenomeno, diffuso tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, di opuscoli redatti e messi in vendita tra la borghesia del tempo, al fine di raccogliere fondi in sostegno di iniziative benefiche. Protagonisti, erano gli stessi proprietari dei villini, che in quell’anno erano giunti alle sessanta unità.
Illustri uomini politici, avvocati e medici di chiara fama, dame dell’alta borghesia e nobiltà, con fantasia e creatività, si cimentavano in commedie, concerti e giochi, con lo scopo di allietare le serate della comunità dei bagnanti.
Alcune signore, autentiche “Fondatrici di Riccione sul mare”, sono rese vive da simpatiche caricature, che rimandano a quel clima di gaiezza, di mondanità e di fiducia nel futuro, che fu proprio della Belle époque. A fianco di vere “celebrità” del tempo, accolte nei “cento casotti di legno civettuoli ed eleganti lungo la spiaggia? che fanno bella, allegra, elegante e prospera l’antica borgata di pescatori”, emergono i primi imprenditori locali, che ebbero un ruolo primario nella crescita del nascente centro balneare.
Tra le figure più significative, risalta quella di don Carlo Tonini, che aveva visto coronarsi il suo sogno della fermata del treno, e che va ritenuto uno dei principali artefici dello sviluppo turistico di Riccione.
Giochi, disegni e vignette adornano la rivista, e tra queste suscita una particolare tenerezza quella che rappresenta un carro condotto da buoi, su cui venivano trasportati i fanciulli scrofolosi dal vecchio Paese al mare. Immagine, quest’ultima, di indubbia valenza simbolica, che sta a rammentare che il movimento dell’ospitalità ottocentesca a Riccione, è sorto in buona parte per finalità terapeutiche, sfruttando la salubrità dell’aria e del mare.
Il libro, che trae origine dalla pubblicazione di un numero unico estivo, integrato da note, commenti e foto della fine dell’Ottocento, e dei primi del Novecento, frutto di meticolose ricerche d’archivio del curatore, nel fornire un quadro gioioso della vita di spiaggia e degli intrattenimenti esclusivi del tempo, rende palese come in questa località, fin da quell’epoca, si evidenziassero quelle note di stile, eleganza e signorilità, quel saper anticipare mode e tendenze, che sono stati fra i più importanti motivi del successo turistico riccionese.
Lavoro curato da Fosco Rocchetta, viene presentato il 28 maggio, alle 21.15, presso il Palaterme di Riccione (viale Torino, 4). Intervengono: Michela Cesarini, storica dell’arte e Daniele Imola, sindaco di Riccione.
Il ricavato della vendita del libro (a partire da 5 euro), verrà devoluto al Comitato locale della Croce Rossa Italiana di Riccione, pro terremotati dell’Abruzzo.

Per informazioni: Comune di Riccione
Tel. 0541-608369
frocchetta@comune.riccione.rn.it




Lele Montanari, un comunista nel Pdl

– Dalla catenina d’oro di Lele Montanari da decenni pende la falce e il martello, nonostante che sia su posizioni che dire critiche è dir poco. Riccionese del mitico porto (tanti i parenti che vivono e hanno attività sul nobile canale), è stato segretario di sezione del Pci, consigliere comunale dei Ds. Ha ricoperto anche il ruolo di presidente delle farmacie; il suo emolumento veniva suddiviso tra il partito e la beneficenza. Cinque anni fa, si presentò in lista con la Flora Fabbri. Alle elezioni comunali del prossimo 6-7 giugno correrà con Renata Tosi, ovvero il Pdl. Dice: “Per avere qualocosa di sinistra bisogna stare con la destra”.




Chiesa e politica: dall’Osservatore romano, marchio doc per la destra?

«La Chiesa in nessuna maniera si dovrebbe confondere con la comunità politica e non legata ad alcun sistema politico»
(Gaudium et spes, 76).? L’affermazione conciliare pone fine a qualsiasi collateralismo fra comunità cristiana e partiti politici

Più che indicare quale appartenenza, è bene richiamare, come faceva Giovanni XXIII, il valore del discernimento e della prudenza per raggiungere scopi economici, sociali, culturali, politici, onesti e utili al vero bene della comunità

LA RIFLESSIONE

di Rocco D’Ambrosio*

– Nel dibattito ricco e appassionato su comunità cattolica e politica in Italia, è giunto, da ultimo, l’intervento dell’Osservatore Romano del 31 marzo 2009. Secondo l’autorevole quotidiano il? Pdl appare come una “formazione forte”, nata “con l’ambizione di unire differenti culture politiche”, che “alla prova dei fatti, è maggiormente in grado di esprimere i valori comuni della popolazione italiana, tra i quali quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria”. Queste parole, vista l’autorevole fonte, obbligano ad una riflessione, anche perché sono in linea con interventi precedenti di diversi pastori e laici cattolici.
Il magistero non è povero di riferimenti in questa delicata materia. Vale la pena analizzare alcuni testi, a mio avviso tra i più significativi, per trarre alcuni insegnamenti.
1. «La Chiesa, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico» (Gaudium et spes, 76).? L’affermazione conciliare pone fine a qualsiasi collateralismo fra comunità cristiana e partiti politici – vedi il caso Dc – proprio perché presenta con chiarezza l’autonomia della sfera temporale da quella religiosa, restituendo alla comunità cristiana il suo proprio ruolo di profezia e coscienza critica (vero nucleo della scelta religiosa), il suo evangelico servizio nei confronti dei detentori del potere e dell’intera comunità civile. Quindi nessun singolo pastore, nessun giornale cattolico, come nessun fedele laico, può impegnare l’intera comunità cattolica in un appoggio politico così evidente. Perché tutto ciò sfugge a diversi pastori e laici cattolici e allo stesso Osservatore Romano?
2. È molto interessante anche un testo pubblicato, nel 2002, a firma dell’allora cardinal Ratzinger. In esso si ricordava, a chi si impegna in politica, le esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili nell’azione politica: no ad aborto ed eutanasia, tutela dei diritti dell’embrione umano, tutela e promozione della famiglia, libertà di educazione, tutela sociale dei minori, liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitù, diritto alla libertà religiosa, sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona, bene comune, giustizia sociale, solidarietà umana e sussidiarietà, promozione della pace. Ancora: questi principi morali non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, consegue che l’impegno dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità. Alcuni pastori e fedeli laici sono molto prodighi (come l’Osservatore Romano) nel riconoscere la fedeltà del Pdl ad alcuni di questi principi (no ad aborto ed eutanasia, tutela dei diritti dell’embrione umano), ma dimenticano che per gli altri principi i componenti del Pdl sono tutt’altro che cattolici. Del resto, il discorso varrebbe anche se caso mai l’encomio fosse andato ai cattolici di centrosinistra, i quali spesso vivono l’esatto opposto: fedeltà ad alcuni principi, i secondi, e distanza dai primi. Quindi l’appoggio ad una parte, a scapito dell’altra, non solo non è ecclesiologicamente giustificato, ma non lo è neanche moralmente. Paolo VI ricordava: «Una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi» (Octogesima adveniens, 52). Perché tutto ciò sfugge a diversi pastori e laici cattolici, e allo stesso Osservatore Romano?
3. Il magistero sociale della Chiesa, inoltre, è sufficientemente chiaro sul fatto che la stima, l’appoggio e il voto, a chi si impegna in politica, non possono essere basati su preferenze emotive, convenienze economiche, strategie politiche per l’approvazione di alcune leggi, ma solo sul riscontro della maturità umana, etica e tecnico-professionale di politici. I cristiani, infatti, «mentre svolgono le attività terrestri conservino una giusta gerarchia di valori, rimanendo fedeli a Cristo e al suo Vangelo, cosicché tutta la loro vita, individuale e sociale, sia compenetrata dello spirito delle beatitudini, specialmente dello spirito di povertà. Chi segue fedelmente Cristo cerca anzitutto il regno di Dio e vi trova un più valido e puro amore per aiutare i suoi fratelli e per realizzare, con l’ispirazione della carità, le opere della giustizia» (Gaudium et spes, 72). In quest’ottica il ruolo dei pastori, e di tutti gli organi di stampa ad essi legati, è quello di educare, confortare, sostenere tutti, nessuno escluso, i politici cattolici e aiutarli a compiere scelte coerenti con la fede. Non rientra nel ruolo di pastori il costituirsi in gruppo di pressione, né promuovere o favorire un partito di ispirazione cristiana o alcuni singoli politici a scapito di altri… Oggigiorno, il problema, per i cattolici in politica, non è tanto quello dell’appartenenza quanto quello della coerenza?.. Allora più che indicare quale appartenenza, è bene richiamare, come faceva Giovanni XXIII, il valore del discernimento e della prudenza perché i fedeli laici in politica possano «stabilire i modi e i gradi dell’eventuale consonanza di attività al raggiungimento di scopi economici, sociali, culturali, politici, onesti e utili al vero bene della comunità» (Pacem in terris, 57). Perché tutto ciò sfugge a diversi pastori e laici cattolici, allo stesso Osservatore Romano?……
Forse questa “profezia frenata dalla diplomazia” (B. Sorge) serve a salvaguardare i vari sussidi economici alla comunità cattolica. Forse si crede di recuperare così il primato culturale che la Chiesa cattolica in Italia ha perso da anni. Forse si pensa che la riduzione della fede a posizione ideologica, capace di ispirare leggi, sia il miglior modo per evangelizzare. Forse si pensa di rafforzare così il prestigio della comunità ecclesiale.
Ma forse la strada autentica è altra: riscoprire la lezione del piccolo resto d’Israele, di un popolo che non cerca grandezza e potere, ma vive e cresce solo in Dio. Di un Dio, come scrive Italo Mancini, più presente nell’invocazione che nella dimostrazione. Ciò non significa confinarsi tra mura sicure – tentazione molto frequente – ma recuperare la memoria della storia biblica, cioè di un popolo, presente nella storia quotidiana, che confida solo in Dio e non nei mezzi umani. E con dolcezza e rispetto (1 Pt 3, 16) annuncia il Vangelo a tutti e in tutti gli ambienti, fedelmente e liberamente.
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*Docente di Filosofia politica presso la Facoltà teologica pugliese di Bari e la Pontificia università gregoriana di Roma




Crisi, figlia dell’involuzione etica e individualismo

Lo scenario che stiamo vivendo è apocalittico. Si dice che la finanza dovrà tornare ad essere pulita, abbandonando le formule matematiche che hanno ingenerato la falsa illusione di guadagni inarrestabili ed a rischio zero. E l’economia dovrebbe tornare a fare impresa, tornando alla sana logica mercantile di produrre plusvalore mediante lo scambio di beni e servizi, senza “drogarsi” ricorrendo alle alchimie finanziarie.
Tutto vero. Viene però da chiedersi se il futuro non ci richiederà un cambiamento di mentalità e di cultura ben più radicale.
Ricordo un amico imprenditore che mi riferiva di essere costretto ad aumentare ogni anno del 3-4% i volumi della propria impresa per non entrare in crisi: la sua azienda è cresciuta ogni anno da oltre vent’anni, senza peraltro conquistare nuovi mercati, ma invadendo la nostra società di prodotti sempre nuovi in sostituzione dei precedenti già immessi sul mercato, e mantenendo così alto il volume d’affari necessario per rimanere competitivo.
In altri termini, il modello economico ha potuto prosperare solo grazie alla invenzione continua di bisogni effimeri, così repentini nel loro sorgere e nel loro soddisfacimento tramite i beni di mercato, da rendere il consumatore sempre insoddisfatto ed alla ricerca di nuovi “acquisti”. Ogni giorno facciamo esperienza concreta di questa dinamica. L’induzione psicologica al consumo è evidente – agevolata dalle tecniche del credito per cui, chessò, comperi oggi e paghi tra due anni a tasso zero – : i bisogni di ieri vengono sminuiti e svalutati, gli oggetti che li hanno soddisfatti vengono proposti come già obsoleti, l’insoddisfazione che si determina nel consumatore crea uno spazio mentale che sarà riempito dalle nuove offerte del mercato.
E’ l’atteggiamento dinamico che Zygmunt Bauman ha definito come “il rimanere in movimento del consumatore” – in un’economia in cui l’uomo è asservito, non servito – in una logica che ci farà prigionieri fino a quando non diventeremo – sempre secondo il grande sociologo – consumatori difettosi, cioè individui che si accontentano di avere un insieme finito, e non infinito, di bisogni.
E’ sorprendente notare come economisti e studiosi attenti della nostra società parlino sempre più spesso della necessità di acquisire la consapevolezza del proprio desiderio, inteso come complesso delle relazioni per cui vale la pena vivere, in contrapposizione ai tanti bisogni indotti.
Ma è ragionevole pensare che i consumi possano aumentare infinitamente? Quale nuovo modello di economia vogliamo far emergere dalla crisi di questi mesi? E’ possibile pensare un modello alternativo, che coniughi economia e sostenibilità, sobrietà nei consumi e sviluppo economico?
E’ un fatto che il modello economico che vediamo soccombere ha portato con sé un maggior individualismo ed una certa involuzione etica: un appiattimento dell’orizzonte sul presente a scapito del futuro, dell’effimero sul durevole, del puro profitto sullo scambio equo; tornare ad una giusta misura, nei consumi e nel fare impresa, riposizionando al centro del discorso economico la categoria del “bene comune”, rappresenta forse un buon punto per ripartire.

di Astorre (Pepe) Mancini
Vice presidente dell’associazione “Figli del Mondo” di Rimini, che si occupa di responsabilità sociale d’impresa




Elezioni comunali, una partita a quattro

IL PUNTO

– La roulette della politica misanese si è fermata. Le palline si sono incasellate dopo mesi di sfide, tattiche, accuse, giri di nomi, con gli insulti di gran lunga superiori ai rammarichi. Insomma, nulla di nuovo sotto il cielo della lotta per il potere come recita un saggio, speranzoso ed elegante passaggio biblico: l’Ecclesiaste.
Centrosinistra
Alla fine il candidato a sindaco Stefano Giannini è riuscito a fare quadrare il difficile cerchio. Il suo agire prima è stato l’artefice delle dimissioni dal partito di una fetta importante e perbene della sinistra misanese: Antonio Semprini (già sindaco negli anni ’70), Antonio Magnani (l’attuale sindaco), mezza segreteria in carica (Luciano Migliorini, Nicola Semprini, Daniele Michenzi). Indispettito, Sergio Morotti (sindaco di Misano negli anni ’80) si è fatto promotore di un’associazione culturale, “Misano riformista e democratica”, che minacciava di presentare una lista di centrosinistra in alternativa a Giannini, con la consapevolezza se non di vincere la partita, di certo di far perdere Giannini: a la guerre comme a la guerre (in guerra tutto è lecito).
E’ molto strano che l’avvocato Giannini, già vice-sindaco con Sandro Tiraferri, eletto consigliere provinciale, fino a pochi mesi fa vice-presidente di Romagna Acque, non sia stato accorto nella gestione del dopo 18 gennaio, fatidica domenica delle primarie nelle quali riuscì ad avere la meglio per un’ottantina di suffragi su Antonio Magnani e di circa 300 su Fabrizio Piccioni, Comunisti italiani, ma che correva anche in rappresentanza di Rifondazione e Sinistra democratica.
Le discesa in campo di Morotti ha portato all’accordo. Ma non era possibile evitare l’utile litigio e il logorante sfilacciamento del neonato Pd? Ma tutto è bene quel che finisce bene, recita un vecchio adagio. Ma gli uomini sono così, come piume al vento e qualche volta non sanno moderarsi. In molti pensano che Giannini nella suicida tattica sia stato mal consigliato; gli viene riconsociuta la mediazione e la capacità di trattare. In ogni caso il chiarimento non farà che bene al matrimonio. Ci si controllerà a vicenda, quasi come fanno i genitori coi figli. Con Giannini anche Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Sinistra democratica.
Centrodestra
Stessa situazione del centrosinistra: litigi elettrizzanti e finale a sorpresa degno del miglior teatro. Con Luigi Padula, referente di Forza Italia, che in cinque anni prende due batoste ma che poi ritorna in campo e si accorda. Cinque anni fa Rimini gli rifiutò il simbolo e fu costretto a correre sotto le insegne della lista civica la Tua Misano. Sede in galleria Gardenia con due vetrine, coordinatore Nino Guerra, questa volta invece come Pdl sembrava che avesse il suo candidato già in rampa di lancio, il riccio-misanese Antonio Mignani, ma all’ultimo minuto dal cilindro è sbucato Paolo Casadei, un riccionese che abita a Santamonica da un decennio. La scelta Casadei è stata decisa a Rimini ed ha trovato a Misano alleati in Andrea Muccioli, Maurizio Vandi e Rosario Zangari. Casadei rappresenta la mediazione all’interno delle tante anime del Pdl. Si potrebbe dire che è in quota socialista dentro il Popolo della libertà.
Per vendicarsi dell’affronto Padula voleva organizzare la sua lista. Scopo non dichiarato: sottrarre voti al candidato ufficiale. La mediazione di Marco Lombardi ha messo tutti d’accordo: una sola lista per cercare di vincere. Con il Pdl anche la Lega nord di Marco Sensoli, con alle spalle una famiglia di sinistra.
Sinistra critica
Tutto semplice e chiaro in casa Sinistra critica. Il candidato a sindaco è Sandro Pizzagalli, consigliere provinciale uscente eletto sotto le insegne di Rifondazione comunista e poi approdato in Sinistra critica. E’ molto probabile che la falce e il martello nel simbolo di Pizzagalli attireranno molti misanesi. Va ricordato che alle ultime elezioni comunali Rifondazione, Pasqualina Pala candidata a sindaco, ottenne oltre il 17 per cento del consenso. Fu un grande ed inaspettato successo.
Misano Futura
Masimiliano Laganà, figlio di Michele, sarà il candidato a sindaco della lista civica Misano Futura, che eredita l’esperienza della lista La Tua Misano. Il babbo corre come capolista, ma è candidato a sindaco a Bologna (la sua città; la famiglia da decenni abita a Portoverde) e alle Europee. A Bologna sotto le insegne della lista civica Futura; con il Mpa a Bruxelles. Insomma, Misano ha un cavaliere in lizza per il parlamento europeo.
Chiusa la partita liste e candidati ora i misanesi vorrebbero sapere dai contendenti i programmi e come realizzarli. Non i massimi sistemi, sui quali si è tutti d’accordo, ma che cosa fare in concreto: per le famiglie, per gli imprenditori, per il futuro. Continuare ad amministrare come negli ultimi 20 anni serve a chi? La società si è incattivita e sfilacciata; c’è chi ha ottenuto molto (gli affaristi) e chi non può aprire neppure una finestra (il cittadino medio). La politica deve essere al servizio del cittadino, perseguendo l’uguaglianza e la crescita civica. Più che fare qualcosa di sinistra o di destra, dovrebbe fare qualcosa di umano.