Saponi, una bottega centro del mondo

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IN MEMORIA

di Lele Montanari

– Un buco al centro del mondo del calcio: viale Lazio: Riccione Paese. Era la bottega di Silvano Saponi. Con lui se ne va un altro pezzetto dei veri riccionesi; una memoria storica per la nostra città. Aveva collezionato migliaia di fotografie che oggi potrebbero essere utili ai nostri giovani per raccontare loro cosa fosse Riccione e chi erano i riccionesi che a modo loro hanno fatto la storia della città.
Silvano Saponi, riccionese doc, aveva 78 anni; una moglie e quattro figli. Cominciò fin da bambino l’arte della scarpa; il suo maestro, Montanari, fece anche gli scarponi del Duce.
La sua arte, da autentico mago della scarpa, si scoprì ancora meglio nel fare i calzini da calcio, negli anni Sessanta.
Sarebbe più facile dire chi non li ha calzato. Ma ecco alcuni campioni che hanno fatto faville sui campi con i suoi cuoi: Maradona, Beppe Savoldi, Altobelli, Beccalossi, Rivera, Pecci, Paolo Conti, Vittorio Spimi, Franco Nanni. Va ricordato però che queste scarpe poi avevano i loghi dei grandi marchi.
Il suo logo era una “A” (sulla linguetta); l’interno invece recava la scritta “Gol d’oro” in biancoceleste, i colori del Riccione.
Erano scarpe inarrivabili: indistruttibili, comode, morbide. E belle. E costavano meno che in un negozio, almeno la metà dei marchi famosi. Un paio le ho utilizzate 20 anni per arbitrare: sono ancora nuove. Ingrassate, le conservo per ricordo.
Oltre ai celebri calciatori di cui sopra, non va dimenticata la classe arbitrale. In tanti hanno fatto tappa nella sua bottega. Qualche nome: Alberto Michelotti, Tullio Lanese, Carlo Longhi, Collina, Vitali e Maurizio Mattei.
E’ sottinteso che andavano da lui a farsi fare le scarpe su misura tutti coloro che calcavano i campi dilettantistici della zona.
La sua bottega è stata anche una vetrina d’arte. Ha ospitato i quadri e le sculture di Augusto Del Bianco.
Come essere umano era un burbero dal grande cuore.
Negli anni il suo laboratorio ha perso lo smalto economico e piano piano era diventato un circolo culturale “la Bottega”. Era il punto quotidiano, serale, di ritrovo dei vecchi riccionesi del paese e non. I più assidui: Luciano Cecchini, Baratti, Chino Colombari, Fulvio Bugli, Adriano Angelini (il vecchio commerciante riccionese del carbone e della legna), Jimmy Monaco, Fino Montanari (calzature), Arnaldo Saponi (il Ribelle, corse con Coppi), Giorgio Leardini, Vittorio Moroncelli, Roberto Mignani, Luigino Protti (Lopez), Enrico Pullè, Walter (Zagnot), Piccari, Carlo Goldoni, Bruno Ronci, Gastone Berardi, Bigin, Gunin. Il tacito appuntamento quotidiano andava dalle 17 alle 19, prima di cena: sia d’inverno, sia d’estate. Nella bella stagione, fuori nel vicolo, con tavoli e sedie. Ed ognuno portava qualche stuzzichino e qualche bottiglia.
Potrebbe sembrare un cenacolo invece si sono fatte anche belle chiacchierate politiche. Nonostante le tante idee della bottega, si rimaneva sempre anici, come siamo sempre stati. Abbiamo avuto la fortuna di avere come ospiti il ministro all’Ambiente Gianni Mattioli, l’onorevole Ennio Grassi, Sergio Gambini, il sindaco Terzo Pierani, Gian Franco Micucci, Ermanno Vichi, Giuseppe Chicchi.
Gran galantuomo, negli ultimi anni la vita gli aveva riservato qualche delusione, ma per noi rimarrà la sua assenza: un buco incolmabile. Ciao Silvano; che la terra ti sia lieve.

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