Piccari, la nobiltà delle ‘poveracce’

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IL LIBRO

Titolo: “Poveracce e Champagne”,

con la prefazione di Sergio Zavoli. Articoli usciti sulla stampa locale dall’89 ad oggi. Fatti e personaggi che rappresentano un bello spaccato di storia locale

– L’opera di Piccari: “Poveracce e Champagne” (Panazzo Editore di Rimini), con la prefazione di Sergio Zavoli, è una raccolta di scritti giornalistici dell’autore pubblicati dall’aprile 1989 ad oggi sulla stampa locale e non.
Iniziano su “Rimini futura” poi la maggior parte sul “Corriere di Rimini”, poi anche sulla “Gazzetta di Rimini”, alcuni su “l’Unità”, sul “Resto del Carlino”, su “Riccione la città”, poi su “Chiamami città”, su “La voce di Romagna”, su “Rimini oggi”, su “Orizzonti”.
Vi sono precedenti di autori noti che hanno pubblicato le loro raccolte giornalistiche in volume (vedi ad esempio: Umberto Galimberti in “Idee – Il catalogo è questo”, Feltrinelli 1992 – 1999; Claudio Magris in “La storia non è finita” Garzanti 2006).
La raccolta occupa per intero 350 pagine dense di una prosa ricca di capacità stilistica e sapiente possesso dell’arte dello scrivere che denuncia l’acquisizione di solide basi.
Non contiene l’indice degli innumerevoli articoli che coprono tanti anni di attività di una mordace penna satirica di piacevole lettura. In fondo, solo l’indice dei nomi che appaiono nel libro, in ordine alfabetico che occupano otto pagine con 441 soggetti a margine dei quali le pagine cui corrispondono.
All’inizio, prima della breve introduzione dell’autore, la pregevole prefazione di Sergio Zavoli, noto personaggio della cultura italiana che non ha certo bisogno di illustrarne i meriti, completa il gusto della lettura di questa fatica del nostro conterraneo autore.
Nella conclusione della prefazione il richiamo a quell’immediato dopoguerra ove Rimini era ridotto un “catino di calcinacci” e a quei compagni di lotte: Guido Nozzoli, Gianni Baldinini, Niki Paglierani, Glauco Cosmi ed altri, mi rinnova memorie e momenti forieri di una successiva preparazione politica che ha forgiato i tempi cui matureranno i corsivi del nostro più giovane autore racchiusi nel volume (oggi 5 dicembre 2007) presentato nella Sala del Giudizio nel Museo riminese di Via Tonini.
Che dire di questi corsivi che denunciano la capacità di “sintesi”, unita alla “precisione e prontezza” che sono rare doti di un giornalista puntuale e “pungente”, come rileva Zavoli, negli scritti di Piccari? E’ questa una seconda sua raccolta, giacché è del 1988 la pubblicazione del volume, “Tre palle un soldo”, che racchiude l’attività giornalistica giovanile.
L’elemento che più colpisce in questi suoi corsivi è senza dubbio la satira che promana da quasi tutti.
Questa capacità, che personalmente io invidio perché non ho, di condensare in poche righe il fatto, l’accaduto, il momento culminante con un taglio espressivo fondato sull’ironia polemica, senza mai sconfinare nell’invettiva e nell’aggressione violenta, è senza dubbio una prerogativa dei migliori componimenti satirici.
Dalla lettura appare e traspare non tanto e non solo la volontà, ma direi anche la voluttà dell’autore nel far affiorare nel suo corsivo quel senso del “doppio”, dell'”allegoria” che sa rendere relativa la coerenza delle sue asserzioni rispetto al linguaggio della letteratura “seria”.
Sono tipici un po’ tutti questi corsivi dal tratto pungente rivolto, a volte pacatamente e a volte anche sferzante, verso personaggi, idee e costumi. Tanto per citarne alcuni a pagina 95: “Ho una lancia da spezzare” (sul Corriere di Rimini del 25/02/1994) con l’evidenza degli eccezionali strali.
A pagina 213 (sul Corriere di Rimini del 06/11/1998) l’usato titolo, in vernacolo riminese, per indicare il ceppo secolare romano a Miramare, a destra sulla strada statale, tre chilometri prima del centro di Rimini, di cui la prima parte di detto titolo da affibbiare allo sconosciuto avvistatore di presunti clandestini albanesi in procinto di un improbabile sbarco sul nostro bagnasciuga costiero.
Ancora, a pagina 251 con “L’isola dei mediocri” (su Chiamami città del 30/11/2004) rivolto a quei “moderati rispettosi” nostrani che, a mezzo stampa, hanno tentato di infangare fra Benito Fusco, direttore dell’Istituto San Pellegrino di Misano. Complimenti a quei “benpensanti”, sono senz’altro stretti parenti ed eredi di quegli altrettanto “benpensanti” toscani e “Cappellani Militari in congedo” che, poco più di quarant’anni fa hanno chiesto la incriminazione di don Lorenzo Milani.
Mi scuso se mi lascio trascinare in accostamenti inquietanti, ma la storia si ripete, purtroppo.
Vi sarebbero tanti altri corsivi da evidenziare tipo quello a pagina 82 dal titolo “Rimini è tutto un fiorir di tavoli” (sul Corriere di Rimini del 14/01/1994). Tutti i corsivi permeati da una incessante impronta satirica degna dei migliori autori tipo: Voltaire nel Candide, il Parini nel Giorno, il Leopardi nei Paralipomeni ove, il poeta recanatese, nella finzione di voler dar seguito alla batracomiomachia omerica e con la scusa della fantastica rappresentazione del mondo animale, sfoggia una satira politica degli avvenimenti murattiani coinvolgente l’Austria e la Curia romana.
Ma Piccari non è solo un corsivista satirico, sa anche essere delicato, toccante, probo e serio alla bisogna. Ne sono un esempio alcuni articoli cui correva questo bisogno: Liliano sul quel trattore a pagina 138 (Corriere di Rimini del 28/10/1994), ove un buon amico agricoltore perde la vita sul Faggeto, una delle tre diverse punte orogenetiche montefioresi.
Così anche a pagina 231 col titolo Loris trent’anni fa (sul Corriere di Rimini del 12/03/1999) ove ha sfogo l’amaro e consolatore ricordo dell’autore rivolto a un giovane compagno che con la sua auto si schiantò contro un camion alle porte della sua Sant’Arcangelo alle quattro del mattino di trent’anni prima.
Da ultimo, chiude la serie con un articolo del 7 novembre 2007 su “Chiamami Città”, a pagina 363 dal titolo “Ciao amico prete” dedicato a don Oreste Benzi.
Sono, questi diversi corsivi, di tutt’altro taglio, e denotano la capacità dell’autore di trasformare il suo abituale tratto pungente e satirico in un pacato ricordo rievocativo che trasforma il contenuto in una poesia accorata e colma di un sentimento sincero per un amico che scompare.

di Silvio Di Giovanni

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