Minghini, quella dignità in bianco e nero

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VOLUME-STRENNA BANCA CARIM

– “Davide Minghini – Fotografie dalla Romagna (1958/1963)” è il titolo del volume-strenna edito da Banca Carim e Biblioteca civica Gambalunga. Il libro è stato curato da Oriana Maroni e Giancarlo Valentini (Pazzini Stampatore Editore – Verucchio).
Davide Minghini, “l’occhio sulla città”, per un quarantennio il fotografo di Rimini, qui nasce nel 1915. Respira fin da piccolo l’arte fotografica dal padre Gualtiero, fotografo professionista. Muore a Rimini nel 1987.
Nel 1955 viene chiamato dal Resto del Carlino a coprire il ruolo di corrispondente fotografico del giornale. Per il ruolo di sostanziale monopolio dell’informazione rivierasca che esercitava la redazione riminese del Carlino, le sue foto venivano utilizzate anche dal Corriere della Sera, La Stampa, la RAI-TV e l’Agenzia Ansa.
L’Archivio di Minghini diviene a Rimini altrettanto famoso quanto il suo autore. Non solo vi attingono giornali, ma chiunque – studente, autore, editore – debba pubblicare foto di storia, di arte o di cultura locale. Questo patrimonio nel 1999 viene donato al Comune; i materiali trasferiti alla Biblioteca Gambalunga, sono attualmente conservati a disposizione del pubblico.
Roberto Balzani così definisce questo percorso romagnolo: “immagini come identità”. Il volume presenta circa 150 fotografie in bianco e nero, fortemente evocative, che si snodano in tre percorsi: “Tra monti, valli e colline”, “La Pianura”, “Le città del mare”. Un affresco vero della Romagna di quegli anni, dei suoi paesaggi, della sua gente. Il rammarico è quello di constatare che molto è andato perduto, sepolto da uno sviluppo troppo spesso perverso.
Giuliano Ioni, presidente Banca Carim: “… Quello che si è scelto di ‘mostrare’ è un reportage fotografico di Davide Minghini che va oltre i confini cittadini, e si estende alla Romagna. Nato dalla collaborazione con il giornalista e studioso riminese Nevio Matteini, con il quale, negli anni dal 1958 al 1963, ha percorso la regione in lungo e in largo, il fotoracconto ci conduce all’interno della narrazione di un’identità”.
Stefano Pivato (assessore alla Cultura e Marcello Di Bella (dirigente Settore Cultura): “… Questa pubblicazione offre al pubblico una ulteriore visione di un mondo e di un gusto la cui memoria richiede di essere riattivata: ciò avviene grazie a una committenza lungimirante e allo scrupolo professionale di operatori che producono conoscenze che rendono leggibili quelle immagini che, di per sé, correrebbero il rischio dell’oblio, o dell’incomprensione”.

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