Giacomo: “In cucina umiltà e creatività”

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– “L’importante è avere passione. Con l’umiltà verso i piatti, verso la brigata, verso i clienti. Poi ottime doti manageriali per saper gestire su solide conoscenze di base. Infine, non devono mancare la creatività; con l’orologio che non va mai guardato”. E’ l’idea del bravo cuoco Giacomo Amicucci, gradarese di 21 anni originario di Gabicce Mare. Dalla sua ha il talento e la voglia di affrontare una “strada lunga e dura”.
Ha fatto, finora, ogni cosa per benino: la scuola alberghiera col massimo dei voti, un master alla corte di Gualtiero Marchesi a Parma, cuoco di prestigio assoluto. Fino a pochi mesi fa ha lavorato al “Gellius” (Treviso), stellato Michelin.
Come si sa, da cosa nasce cosa. Il titolare del blasonato ristorante veneto, Alessandro Breda, ha un amico, Anthony Genovese che insieme alla compagna Marion Litchle, una pasticceria di valore, hanno affermato nella centralissima Piazza dei Fiori (ospita il famoso monumento di Giordano Bruno) un ristorante da trenta coperti, “il Pagliaccio”. In pochi anni è diventato uno dei ritrovi più importanti della capitale. Genovese ha lavorato prima all’enoteca Pinchiorri di Firenze, uno dei templi della cucina mondiale. Conquistato la fiducia di Giorgio Pinchiorri, un mito, ha inaugurato il Pinchiorri di Tokyo.
Giacomo Amicucci dallo scorso 20 febbraio è a Roma presso la corte di Genovese per imparare e fare esperienza.
Giorgio Pinchiorri (la classicità) e il giovane padovano Massimiliano Alajmo (la creatività) sono i fuoriclasse della cucina punti di riferimento del giovane chef, che ha portato a Treviso il gusto della piadina e che con molto probabilità approderà anche nella mitica piazza romana.
A chi gli chiede con quali piatti si piace cimentare, risponde: “Non ho dubbi: gli antipasti. Necessitano di creatività e la puoi esprimere completamente. Ed aprono i pranzi. I primi vincolano troppo; mentre il secondo è il piatto forte”.
Della nostra cucina, afferma lo chef con la passione del viaggiare: “E’ povera, ma ricca di sapori. Va assolutamente riscoperta”. Il complimento più bello: “La giusta critica fatta dal cliente che si interessa della civiltà del cibo”.

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