Padre Giuseppe Cervesi missionario nei villaggi Maya

SOLIDARIETA’

– Raccontiamo una bella storia, quella di padre Giuseppe Cervesi, frate francescano di 48 anni. Un cattolichino di peso, dicono gli amici, per la sua possente mole di 120 chili, innamorato di Cristo e dell’Uomo. Ha preso i voti nella chiesa di san Pio; rimasto per un periodo a Cattolica, poi in altre diocesi, soprattutto Bologna. Educatore come missione, si è sempre occupato dei giovani, dai momenti aggregativi a quelli formativi, fino ai pellegrinaggi (molto belli quelli per Santiago di Compostela).
Da circa un anno vive in Messico, presso alcuni villaggi Maya. La sua generosità e impegno ha subito attirato le simpatie di quelle popolazioni che gli hanno donato un terreno per costruire un centro missionario con dei laboratori, opere per i bambini e anziani e la chiesa. L’entusiasmo è alto.
Di che cosa ha bisogno oggi padre Giuseppe Cervesi? Delle preghiere (per i credenti) e da tutti un sostegno economico per la realizzazione del suo progetto.
Padre Giuseppe oltre all’entusiasmo è anche un creativo. Da poco ha pubblicato un libro “Il segreto dell’archiginnasio”dove il protagonista è un frate, Fra Tac (una sorta di autobiografia). Nell’introduzione si mette subito in guardia il lettore: “Non chiedetevi dove finisca la fantasia e inizi la realtà”.
Il ricavato del libro va a sostegno del progetto in Messico. Per il momento il libro si può richiedere a: Quilefoto, via Bastioni 11 (Piazza Mercato).

Per saperne di più sito Internet: www.fratac.info




Shotokan Karate, parte la stagione 2008-2009

Lo Shotocan Karate Cattolica è guidato dal M° Luigi Sabbatini – C.N. 6° Dan Karate – C.N. Dan Aikido – Istruttore M.G.A. (metodo globale autodifesa, adottata da tutte le forze militari italiane – C.O.N.I.). Istruttore Raffaele Sabbatini – C.N. 3 Dan Karate – Istruttore M.G.A. 1° livello C.O.N.I. – M° 5° Dan F.E.K.DA.
Palestre: via S. D’Acquisto (palazzetto dello sport) per ragazzi/adulti M/F (lunedì – mercoledì – venerdì ore 18.00 alle 22.00); piazza Repubblica, ingresso via Comandini per ragazzi/bambini M/F (martedì – giovedì ore 16,50 alle 21.00.

Info: 333-6746026




Turismo, c’erano francobolli e cartoline

– La 60^ edizione la Fiera del Francobollo compare sul sito regionale delle Fiere, data prevista dal 29 al 31 agosto, e una settimana dopo, il 5 e 6 settembre il Salone Numismatico Nazionale e l’Europa Card Show, ma non si sono fatte. Al loro posto una versione ridotta da svolgere nella nuova struttura del Palacongressi. La decisione è stata presa dall’amministrazione comunale che ha ritenuto le edizioni degli anni scorsi troppo onerose per le casse comunali.
Già verso la fine di marzo si diffondevano delle voci circa il mancato svolgimento di questo appuntamento di fine estate che portava un supplemento di turisti. Una lettera diffusa dalla Sistematica srl (un operatore che organizza altri convegni del settore) ha fatto prendere consistenza alle voci che circolavano da mesi. L’azienda comunicava l’esito di una indagine, svolta per valutare la fattibilità di coordinare la manifestazione. Una quarantina i commercianti contattati; tutti, nel passato, avevano partecipato, ma solo quattro si sono detti favorevoli a ritornare. Da qui, la scelta della Sistematica di rinunciare all’incarico.
Dopo Sistematica anche altri soggetti interpellati dall’Associazione albergatori, nel frattempo incaricata di ulteriori tentativi, hanno risposto no. L’ultimo “no” è arrivato dal Circolo filatelico e numismatico di Rimini, che agli inizi, e per molti anni, aveva collaborato all’organizzazione con l’allora Azienda autonoma di soggiorno. L’obiettivo sarebbe stato di non rinunciare, ma -almeno per quest’anno- di organizzare una versione ridotta.
Il 16 luglio la conferma. La nuova iniziativa sarà ad opera del Cocap (Consorzio operatori commercio su aree pubbliche) di Rimini. “Non senza difficoltà – spiega dal Cocap Maurizio Giovannetti – visto l’esiguo tempo a nostra disposizione abbiamo concretizzato l’idea di poter dar vita ad un incontro tra espositori ed appassionati di filatelia e numismatica presso il nuovo palazzo dei Congressi a Riccione il 22, 23, 24 agosto”. “Pur non avendo ancora dato appuntamento alla stampa locale per un comunicato ufficiale, – continua Giovannetti- abbiamo, contemporaneamente all’uscita in luglio di pubblicazioni su importanti giornali di filatelia e numismatica, inoltrato una lettera di invito e il modulo di iscrizione a circa settanta espositori disponibili a presenziare”. Il convegno conta già sulla presenza di Poste italiane (ci sarà uno stand con l’annullo speciale, ma la divisione filatelia non parteciperà) e dell’Azienda autonoma di stato filatelica e numismatica di San Marino. L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato starebbe perfezionando la pratica, mentre il Vaticano avrebbe declinato l’invito”.
In base ai dati che gli organizzatori hanno in mano, risulta una preponderanza di commercianti specializzati in numismatica. “Lo spazio c’è, e non è precluso a nessuno, se altri operatori vorranno aggiungersi. Nel frattempo, stiamo lavorando sul programma, che prevede anche alcuni relatori”.
Il 23 luglio scorso un lancio d’agenzia lascia ben sperare per il futuro. L’assessore al turismo del Comune di Riccione, Lucio Berardi, sintetizza il pensiero della giunta cittadina con poche ma stringate parole: rammarico per le scelte compiute ma, al tempo stesso, auspicio affinché gli eventi collezionistici internazionali di Riccione, dopo la sosta obbligata del 2008, possano riprende.
“Negli ultimi tre anni – ha detto Berardi – non abbiamo aumentato la pressione fiscale e adesso, con l’abolizione dell’Ici e senza chiare alternative, la situazione è ancora peggiorata. Occorre tenere presente che tra le finalità di un Comune non figura questo tipo di iniziative.
Abbiamo privilegiato altre proposte, in grado di coinvolgere di più i cittadini e i turisti, e magari a costo zero, grazie alla presenza di operatori interessati a finanziarle”.
“Abbiamo resistito per tre anni sperando in un miglioramento, poi abbiamo deciso di sospendere l’esperienza, non di annullarla. Stiamo cercando una soluzione organizzativa che ci permetta, in futuro, di riprenderla. Il convegno filatelico numismatico organizzato dal Cocap dal 22 al 24 agosto non intende sostituirsi. È una iniziativa diversa, che abbiamo deciso di patrocinare anche perché non ha richiesto contributi”.
La manifestazione, con “monete, banconote, francobolli, cartoline illustrate, storia postale cartofilia, telecarte”; ha avuto il patrocinio, senza contributo, del Comune.

di Valerio Benelli




Inceneritore, rivoluzione riccionese

IL FATTO

– Smaltire i rifiuti senza la costruzione del nuovo forno a Raibano. E’ la rivoluzione riccionese sul Piano dei rifiuti della provincia di Rimini al centro di feroci polemiche e dissidi nonostante l’approvazione del Consiglio provinciale del 2006. Il “Comitato Riccione per l’energia pulita” presenta un vero e proprio contro-piano per smaltire i rifiuti che sta facendo proseliti sia nelle forze politiche riccionesi e riminesi, sia tra i cittadini.
Il contro-piano mette insieme diverse tecnologie impiantistiche funzionanti già in alcune zone del Veneto, della Lombardia e della Svizzera. Ne è artefice per il Comitato cittadino Margherita Bologna, che si occupa di divulgazione scientifica. Da anni si sta interessando di rifiuti e di soluzioni alternative agli inceneritori. Battaglia con ardore, veemenza, senza lasciarsi abbattere dagli eventi. Attacca Margherita Bologna: “Il Comitato ha fatto un lavoro propositivo, elaborando un piano di gestione dei rifiuti che mette in evidenza come sia possibile fare a meno della nuova linea dell’inceneritore, se si utilizzano le nuove tecnologie che separano i rifiuti a freddo.
Il Piano provinciale è nato vecchio, perché ha recepito il vecchio Piano industriale di Amia (l’azienda municipalizzata soppiantata da Hera) del 2001 che prevedeva la costruzione di un inceneritore. Invece il decreto legislativo n. 152 del 2006 stabilisce una gerarchia che mette al primo posto la riduzione dei rifiuti e poi prescrive il recupero di materia, ovvero raccolta differenziata e separazione del rifiuto a freddo da avviare alla filiera del riciclo. Solo per la parte non riciclabile prevede il recupero energetico, cioè l’incenerimento”.
“Il nostro Progetto – continua la Bologna – è il risultato di un’indagine sugli impianti funzionanti in territorio italiano. Tale ricerca andava fatta dalle autorità che hanno predisposto il Piano provinciale e non da noi. Sono partita dal fatto che per legge entro il 2008 bisogna raggiungere il 45 per cento di raccolta differenziata. Hera poi si è impegnata con ATO (l’autorità dei servizi) a raggiungere il 50 per cento negli ultimi 3 mesi di quest’anno.
Se consideriamo il 45 e 50% di differenziata di 250.000 tonnellate di rifiuti stimati per l’anno 2008, si ottengono 115.500 tonnellate. Abbiamo analizzato la composizione dei rifiuti differenziati. Il vetro recuperato separatamente tocca le 13.000 tonnellate che vanno direttamente al riciclo, l’umido tra cassonetti e porta a porta agli alberghi raggiunge le 30.000 tonnellate destinate direttamente al compostaggio. Mentre le stazioni ecologiche raccolgono 14.500 tonnellate di rifiuti già separati. Se da 115.500 tonnellate sottraiamo questi quantitativi resta il secco differenziato raccolto nei cassonetti stradali, in tutto 59.000 tonnellate. C’è un però: il rifiuto secco differenziato, prima di essere avviato alla filiera del riciclaggio, va riseparato nell’ impianto di selezione meccanica esistente vicino all’inceneritore, perché è raccolto male. E purtroppo questo impianto di selezione produce molto scarto perché è vecchio. Tutto questo fa ritornare all’inceneritore 19.000 tonnellate. Si potrebbe ovviare a questo inconveniente dotando questo impianto di moderni separatori ottici e aggiungendo una tecnologia funzionante a Vedelago, in Veneto, che attraverso un processo meccanico-fisico chiamato estrusione è in grado di trasformare la plastica in sabbia sintetica utilizzabile nell’edilizia, o per fare manufatti di plastica come i dissuasori di velocità”.
“Per la parte rimanente di rifiuto indifferenziato – prosegue Bologna – quello che proviene dallo spazzamento delle strade (6.000 tonnellate l’anno), potrebbe essere separato in un impianto dedicato già in uso a Milano e Bergamo.
L’indifferenziato raccolto nei cassonetti stradali, può essere separato grazie ad un vaglio dinamico, una macchina in grado di separare fino a 80 tonnellate l’ora di rifiuto umido dal secco. L’umido separato potrebbe essere utilizzato per produrre bio-gas, come fanno in Svizzera. Resterebbero 61.000 tonnellate di secco da smaltire provvisoriamente nella vecchia linea dell’inceneritore che ha una potenzialità di 68.500 tonnellate “.
“Con questo ragionamento – chiude la sua riflessione Margherita Bologna – abbiamo dimostrato che è possibile gestire i rifiuti riciclandoli al massimo ed con un costo decisamente inferiore. L’insieme degli impianti che noi proponiamo costano circa 15 milioni di euro; mentre il quarto forno di milioni ne costa 65. Una parte dei 50 milioni risparmiati potrebbe essere utilizzata per promuovere la raccolta differenziata porta a porta e avviare azioni per la riduzione dei rifiuti.
Riduzione che è un obbligo sia per la legge italiana e per l’Unione Europea. Infatti il problema dei rifiuti va affrontato a partire dalla testa cioè programmando la loro riduzione e non dalla coda ossia l’incenerimento.




Lamentele turisti – Intervista a Cecchini

TURISMO

– Turismo e reclami. E’ i ritornello che si ripete in ogni stagione. Tralasciando le diverse lamentele e segnalazioni sui servizi comunali (oltre 5.000 nel 2007 e circa 2.200 fino alla fine di luglio), trenino e bagnini, mettiamo a fuoco quelle che riguardano gli alberghi.
Sono una sessantina di reclami (scritti) di diversa natura. Sono molti? Sono pochi? Gli addetti ai lavori ci dicono che c’è un rapporto di almeno 1 a 5. Significa che per ogni reclamo scritto che arriva all’Ufficio Iat, ce ne sono altri 4 che si fermano a rimostranze fatte a voce. Non è un bel segnale. I clienti sono sempre più esigenti. Ma è giusto che sia così! La concorrenza si affronta con la qualità dei servizi. Ci si chiede fino a che punto resista la tradizionale ospitalità romagnola, che, insieme al contenimento dei prezzi dell’alberghiero, è stata il cavallo vincente del turismo della nostra Riviera.
Cosa viene segnalato: struttura fatiscente, servizio non conforme a quello pubblicizzato. Condizioni complessive non adeguate al numero di stelle. Mangiare scarso e poco curato. Maleducazione.
Inoltre: albergo inadeguato, scarsa pulizia e servizi offerti carenti, poca professionalità del personale. Scarso rispetto delle norme igienico sanitarie. Servizi igienici maleodoranti e malfunzionanti. Pubblicità su internet diversa dalla realtà.
Il più delle volte i malcapitati turisti cercano un altro hotel per continuare la vacanza. Nell’immaginario di ogni persona la vacanza è un insieme di emozioni; un equilibrio fragile che spesso basta poco ad infrangersi. Come bastano piccoli gesti di cortesia e buoni servizi (a prezzi ragionevoli) per esaltare il piacere dell’agognata vacanza.
Su questo problema dei reclami che mettono sotto accusa i nostri alberghi, abbiamo intervistato Maurizio Cecchini, albergatore e presidente dell’Aia (sono associati circa il 90% delle strutture di Cattolica).
L’associazione albergatori si pone il problema dei reclami e che provvedimenti prendete?
“Il problema esiste, ne siamo informati, ma evitiamo di prendere delle decisioni drastiche che avrebbero il sapore sgradevole di fare un distinguo all’interno dell’associazione tra buoni e cattivi. Però di fronte a situazioni reiterate, con documentazioni di altre autorità, siamo arrivati l’anno scorso a sospendere un nostro associato”.
Questi reclami scritti sono attendibili?
“Al 90% penso di sì, anche perché spesso sono sotto accusa strutture notoriamente deficitarie. Poi noi provvediamo a prendere contatti con questi albergatori per avvertirli di darsi una regolata. Tra le finalità della nostra associazione c’è quello della qualità e dell’immagine. E’ evidente che ogni turista che torna a casa insoddisfatto o addirittura arrabbiato, è un duro colpo all’immagine di tutta la città, non solo di quell’albergo”.
Una sessantina di reclami scritti sono molti o sono pochi?
“Sono cose che non dovrebbero succedere, però penso che di fronte a decine di migliaia di turisti, possiamo dire che è un fenomeno marginale e fisiologico. D’altro canto per sostenere il buon lavoro di tanti albergatori, voglio sottolineare la grossa fidelizzazione dei clienti. Questa percentuale oscilla tra il 30-60%. Se tanti turisti ritornano per anni e anni, vuol dire che si sentono trattati bene. Dunque molte strutture sono gestite con professionalità e sana ospitalità romagnola”.
Come giudica la stagione che sta per concludersi?
“E’ partita in maniera disastrosa, poi il bel tempo di luglio e agosto ha risollevato le sorti. Anche se il dato non sarà omogeneo per tutte le strutture alberghiere, direi che è stata una stagione di parziale tenuta”.

Reclami scritti da turisti e consegnati all’Ufficio Iat di Cattolica che segnalano disagi e carenze nelle strutture alberghiere.

Dati 2008

Primavera: 1 (nel 2007: 3).
Giugno: 20 ( 6).
Luglio: 15 (16).
Agosto*: 25 (31).

* circa metà agosto

di Enzo Cecchini




Bonetti, morcianese a Pechino

SPORT E SOCIETA’

In 7 anni, Pechino è nuova anche per i pechinesi. Grandi strutture, stadi faraonici e grattacieli. I nuovi edifici segnalati come il Palazzo d’estate o la Città proibita. Pochi segni del made in Italy, molta Francia e Svezia

– Ho avuto il piacere e il privilegio di essere a Pechino dal 7 al 19 agosto scorsi, assieme all’amico nonché valente addetto stampa del Cons di San Marino Emer Sani, per assistere all’evento “più importante da due secoli a questa parte”, così come lo ha definito il riminese Italo Cucci, nostro compagno nel volo di andata.
Un’olimpiade su cui la nazione cinese e tutto il suo immenso popolo, ha riposto grandi speranze e ha scommesso davvero tanto.
La città di Beijing (Pechino) in soli sette anni ha subito uno stravolgimento epocale finendo per apparire irriconoscibile agli occhi degli stessi pechinesi.
Davvero sorprendente la quotidiana esperienza di vedere il taxista a cui qualche minuto prima si era richiesto un passaggio, girarsi smarrito verso di noi per chiedere, in un incomprensibile idioma, in quale parte della città ci stessimo trovando.
Una grande sfida quella cinese nata sotto l’egida del dragone, il simbolo imperiale di forza, potenza e coraggio.
Una prova davvero maiuscola quella della nazione cinese che non si manifesta più nelle guerre di conquista imperiali o con le prove di forza dell’inossidabile Mao, ma che ora prende forma con grandi strutture, stadi faraonici e grattacieli.
Con l’organizzazione delle Olimpiadi la Cina ha voluto manifestare a tutto il mondo come il popolo cinese possa eccellere in ogni campo.
Non a caso il portabandiera della Cina alla cerimonia inaugurale è stato tale Yao Ming: un cinesone di due metri e ventuno centimetri che da anni gioca con grandi risultati nel campionato di basket Nba.
Le prestazioni di Yao Ming non sono la manifestazione dell’ingerenza dello sport americano nella grande nazione asiatica ma, al contrario, esprimono la capacità di eccellere di un atleta cinese in uno sport straniero.
Come dire: non siamo secondi a nessuno, neppure in ciò che il resto del pianeta pensa di avere il completo predominio.
Per meglio esprimere questa “nuovelle grandeur asiatica”, Beijing ha visto sorgere dal sottosuolo un nuovo tessuto stradale ed edifici maestosi, costruiti con l’abbattimento di migliaia di abitazioni in cui viveva la gente più umile.
I grandiosi edifici moderni vengono addirittura segnalati nella guida della sterminata città di Beijing, tra i monumenti più importanti, alla stregua del Palazzo d’estate e della Città Proibita.
E proprio di fronte a quella che fu l’immenso perimetro che ospitava la costosissima corte dell’Imperatore, a circa 500 metri da porta Quianmen, il grande ingresso alla “Porta della pace celeste” ( traduzione letterale di Tienanmen), si estende per circa un chilometro una delle grandi incompiute di questa incredibile svolta epocale cinese.
Si tratta di Tienanmen Street, una storica via commerciale lunga oltre un chilometro.
Ebbene, la via in questione è stata rasa al suolo e completamente ricostruita nel tipico stile imperiale cinese.
Le cose a Pechino sono cambiate molto in fretta, in tempi per noi occidentali davvero da record e le opere più importanti sono state inaugurate a pochi giorni dall’inizio dei Giochi.
La linea 5 della metropolitana, la linea 14 e quella che conduce al principale sito olimpico, sono state definitivamente aperte il 26 luglio a poco più di dieci giorni dall’inizio della cerimonia inaugurale!
Tienanmen Street, non ha avuto la stessa fortuna.
Pur se le strutture degli edifici commerciali sono giunti a completamento, i negozi ricostruiti nel tipico stile orientale imperiale non hanno avuto tempo sufficiente per vedere aperte le loro saracinesche.
La via che conduce alla piazza più grande del mondo, come in un racconto di Rudyard Kipling, è apparsa al passante completamente deserta, abitata solo dallo spirito di intrapresa di esercizi commerciali mai nati.
La lunga via appariva ancor più spettrale se visitata nelle ore notturne, quando Tienanmen Street, del tutto vuota, appariva circondata dalla cortina di sbarre posta dalla polizia.
Beijing, grande ed estesa com’è, non ha sofferto certo per la mancata apertura di questa sua importante arteria: la città è grande e il popolo cinese non è né abbastanza critico né sufficientemente curioso per curarsi dell’accadimento.
Sono infatti migliaia i negozi, i ristoranti e i centri commerciali aperti sino alle 21 per cauterizzare le neo smanie consumistiche di questo numerosissimo e compatto popolo.
Pochi sono i segni del “made in Italy” a Pechino mentre evidenti sono le insegne dell’insediamento nella grande Repubblica delle catene di distribuzione svedesi, francesi e americane.
Il prodotto estero per approdare alla moderna corte del Gran Khan deve però presentare delle caratteristiche fondamentali.
Innanzitutto il suo nome originario deve essere convertito in un fonema che, almeno nel suono, ricordi la marca estera e nel contempo possa avere un significato cinese.
Per questo l’impronunciabile nome della nota catena Mc Donald’s, presente nel centro di Beijing con un ristorante ogni 100 metri, è stato sostituito con un nome il cui significato suona più o meno così: ristoranti di cibo americano.
Stessa sorte è capitata anche al Viagra, destinato a soppiantare il consumo di pinne di squalo, corna di cervo o delle costosissime radici di Ginseng.
Questa volta il nome del segreto soccorso alla cinese virilità, è stato sostituito con un singolare ideogramma che in lingua cinese suona letteralmente così: onorevole fratello maggiore.
Una denominazione che ad un nostro concittadino può sembrare del tutto ridicola, ma che è l’inconfondibile indice di quella educata discrezione cinese, elegante e mai volgare anche nel descrivere l’intima potenza mascolina della repubblica di Mao.
La mia curiosità, però, non si è dimostrata così determinata nel verificare anche quest’ultimo dato. Dimenticavo: i cinesi sono gentili e disponibili. Bellissime le fanciulle.

di Matteo Bonetti