Strada Tavullia, altro ritardo

Sulla Provinciale 58, San Giovanni-Tavullia, sono tutti d’accordo va fatta, ma non ci sono i soldi. Così i governanti delle due province e due comuni fanno incontri dove tutti concordano: s’ha da fare. Ma Pesaro non vuole mettere sul piatto neppure un centesimo. Con lo slogan, un altro passo avanti, lo scorso 3 luglio l’assessore provinciale Riziero Santi ha invitato tutti i protagonisti interessati ad un incontro dal quale è scaturito un “protocollo d’intesa” che conferma la valenza strategica dell’opera e convoca un incontro con le due Regioni interessate, Emilia Romagna e Marche, per l’inserimento dell’intervento fra le opere da finanziare anche con l’intervento regionale.




San Giovanni: feste, riti e santi della tradizione

– “San Giovanni in Marignano – Feste, riti e santi della tradizione”, è il libro curato da Nicoletta Biondi. La pubblicazione rientra nel progetto Padma Lab promosso dalla Provincia di Rimini e dal Comune di San Giovanni. Titolo del progetto riferito alla bassa valle del Conca: San Giovanni in Marignano. L’identità del territorio. Ideazione e coordinamento: Maria Lucia De Nicolò. Collaboratori: Laura Ballante, Nicoletta Biondi, Paola Novara, Cristina Ravara Montebelli.
“Il territorio di San Giovanni in Marignano, – scrive Maria Lucia De Nicolò nell’introduzione – caratterizzato dalla presenza di diversi corsi d’acqua, nonché dalla vicinanza di un approdo sul mare, nel quadro litoraneo del versante occidentale dell’Adriatico rappresenta un interessante osservatorio, utile ad una esercitazione storica di lungo periodo. Sin dall’età preromana la bassa valle del Conca si manifesta un luogo particolarmente favorevole all’insediamento umano e sulla scorta dei materiali archeologici rinvenuti negli ultimi tempi sembra confermarsi anche come luogo di scambio assai attivo con presenze culturali diverse (greca, etrusca, daunia, picena). Gli insediamenti antichi, a carattere prevalentemente agricolo, erano strettamente legati al buon andamento delle colture, conseguente dunque era l’esigenza dell’uomo di seguire ed indagare il ripetitivo succedersi delle stagioni e di programmare in qualche modo una sorta di simbiosi con la natura per poter sfruttare al meglio le potenzialità dei suoli cercando di potenziarne le rese anche con il ricorso a particolari rituali. L’unica incognita erano gli eventi climatici imprevisti e le catastrofi, contro cui non si poteva far altro che rimettersi ad interventi sovrannaturali. Si mettevano in atto così pratiche a carattere apotropaico, per attirare forze magiche e divinità benefiche che altro non erano che personificazioni degli elementi naturali (basti pensare al dio sole o alla madre terra) e che successivamente vennero trasformate in figure umanizzate, ognuna con un proprio elemento caratterizzante (ad es. Cerere legata alla produttività della terra o Artemide, connessa alla luna). Alcuni frammenti archeologici provenienti dal territorio marignanese permettono di considerare anche gli aspetti di questa religiosità, dando modo di individuare alcuni antichi culti particolari devozioni (Venere, Igea, Giove Sereno, Minerva, Ercole). Gli uomini celebravano riti propiziatori per ingraziarsi la benevolenza di queste divinità e spesso i riti più significativi si svolgevano nei momenti culmine dei cicli stagionali, cioè in occasione dei solstizi e degli equinozi o anche fra le mura domestiche. Con la diffusione del cristianesimo la Chiesa, non potendo debellare certi culti pagani che costituivano il substrato culturale della popolazione locale, ha cercato di legittimarli assorbendo in un’ottica cristiana anche ancestrali pratiche superstiziose. Le nuove figure si sono così sostituite alle antiche divinità dell’olimpo pagano e accanto al cristianesimo istituzionalizzato se ne è affermato un altro fondato sulle tradizioni e sul folklore popolare, legato alla devozione di reliquie, alla memoria di miracoli ricevuti, agli ex voto, ai pellegrinaggi o alla celebrazione di cerimonie particolari in onore del santo patrono. Un cristianesimo, se vogliamo, anche più umano, perché la richiesta di intercessione presso Dio rivolta ad un santo, è strettamente connessa con il senso di paura e di impotenza che l’uomo prova di fronte alle catastrofi naturali, alle epidemie, alle malattie o più in generale di fronte a tutto ciò che non è prevedibile. E’ questa la religione popolare, fortemente incentrata sul legame dell’uomo con la terra e con la natura”.
Il lavoro di Nicoletta Biondi “prende avvio dal censimento delle quadrerie esistenti negli edifici sacri di San Giovanni e susseguente lettura storica e antropologica dei soggetti rappresentati. Lo scopo è quello di mettere a fuoco, attraverso l’analisi delle scelte iconografiche e dei santi fatti oggetto di devozione, la comunicazione attivata dalla simbologia figurativa e il legame fra i caratteri originali e identificativi della società e la religiosità popolare, ricercando anche le sopravvivenze degli antichi culti precristiani richiamati dal ciclo agrario. La ritualità celebrativa delle feste calendariali e insieme ad essa anche tutta una serie di pratiche superstiziose e di abitudini alimentari, mettono in piena evidenza le vocazioni del luogo e le principali attività della società ivi insediata permettendo di individuare, in un percorso di lungo periodo, tradizioni e peculiarità produttive in cui emergono come emergenze connettive soprattutto la cultura della vite e del grano”.




Sr Morciano, obiettivo promozione

LO SPORT

– La Sr Morciano (Sr sta per Stella Rossa e più avanti ne vedremo il perché) si è attrezzata per il salto in Prima categoria. Ha un nuovo allenatore, Stefano Bartolini (provenienza dalla Tre V), con le fasce come per del suo gioco. E 6 nuovi giocatori: Guido Salerno (d), Fabio Vecchiola (c), Mirco Ricci (d), Manuel Amati (a), Francesco Benedetti (c) e il morcianese Matteo Zanza (p).
Con quel suo sorriso scanzonato, l’ambizioso progetto lo ha raccontato il presidentissimo Ennio Tagliaferri durante la presentazione del suo squadrone lo scorso 8 agosto presso il Circolo tennis gestito da Lauro. Per la squadra, per i dirigenti, per gli ospiti, una serata all’insegna dell’allegria ed il pesce cucinato dal riccionese Marino. Roba da leccarsi i baffi. La serata, per volere della dea bendata (vedasi Marino), è stata trasmessa per 4 minuti e mezzo sul tg di Studio aperto.
Afferma Tagliaferri: “Abbiamo costruito una squadra per tentare il salto. Dal nostro punto di vista abbiamo con noi ragazzi di prima grandezza con i quali fare il salto. Ma come gli appassionati sanno, è il campo l’arbitro indiscusso. Vedremo se la fortuna sarà al nostro fianco. Per essere a posto stiamo cercando una punta”.
In squadra ci sono 5 morcianesi: Giuseppe Celli, Andrea Pagnoni, Ginaluca Bartolini, Matteo Zanza e Filippo Balducci. Insieme ai ragazzi che scendono in campo, protagonisti indiscussi della Sr Morciano sono i dirigenti. Hanno quasi tutti calzato la mitica casacca. Sono degli appassionati scanzonati, con uno stile molto morcianese: un po’ indefinibile. L’unico a venire da fuori è il cattolichino Massimo Fronzoni, un ex giocatore rimasto a fare il dirigente. Un grazie va anche ai due sponsor storici: Fom Industrie e Moca.
La Stella Rossa viene fondata nel ’75 su idea di Ennio Tagliaferri, Enrico Pecci e Massimo Bernardi. Tagliaferri primo presidente, era una piccola armata brancaleone che si divertiva disputando i tornei dei bar. Aveva l’ambizione di far tirare quattro calci al pallone agli amici dal talento non proprio eccelso, ai quali era vietato il Morciano Calcio. In quegli anni, i giocatori si comperavano le divise con i propri soldi e spesso di andava in campo con pantaloncini diversi, tanto per dare un tocco di sano colore
Va per campi sterrati non meno che affascinanti fino all’82, anno in cui intraprendono la Terza categoria. Nei 7 anni, mettono in bacheca un torneo dei bar.
Tra i tanti episodi curiosi, quello meno noto risale al 1989. Si gioca sull’ostico campo del Torconca, una società per molti versi nello spirito sorella della morcianese. L’arbitro riminese Mario Ronchi fischia un rigore contro nato da un’azione fallosa. L’arbitro viene picchiato. Conseguenze: 6 milioni di multa, 5 anni di squalifica a 4 ragazzi e 5 anni di stop anche per il presidente Tagliaferri. Non manca il bel gesto: si chiede scusa all’arbitro.
Tagliaferri, eccetto quel lasso di tempo, è il presidentissimo; iniziò a 21 anni. Hanno indossato le divise rosse, o bianco e rosse, diventate mito, centinaia di morcianesi. E molte decine di dirigenti.




Foro Boario

…Tutti lo aspettano – In settembre iniziano i fuochi d’artificio in salsa morcianese per scegliere il successore del super-sindaco Giorgio Ciotti, un uomo che con i suoi 10 anni di governo assoluto ha rivoltato Morciano come un calzino, facendosi anche una inesauribile selva di avversari per il suo carattere spigoloso quanto imperioso. Anche gli acerrimi nemici gli riconoscono la quantità del fare, che in molti casi si è anche coniugata con la qualità. E Ciotti sarà lo snodo di ogni cordata che punta al bel Palazzo che si affaccia su piazza del Popolo, la sua opera peggio riuscita. Tutti lo aspettano. I dirigenti del Pdl ed il Pd prima di muovere le truppe vogliono vedere con chi si schiererà il primo cittadino. In tanti pensano che con chiunque scenda in campo si possa vincere. Ai morcianesi l’ardua sentenza.

…Atos, il grande ritorno? – Alcuni amici glielo hanno chiesto: “Atos, perché non ti candidi a sindaco? Ti voteremmo”. Quegli amici sono di destra, di sinistra e di centro. Un bell’attestato di stima per Atos Berardi, dagli anni ’60 grande mattatore della politica di Morciano, ma con gran peso in Valconca, senza dimenticare i suoi addentellati a Rimini ed anche oltre. Cinque anni sindaco, per tantissimi anni vice-sindaco, ha mente sveglia e pensiero tagliente, Atos. Forse l’uscita degli amici rappresentano un attestato di riconoscenza. Ma una eventualità che possa scendere in lizza c’è: che il sindaco attuale, Ciotti, possa scendere in pista col centrodestra. Se Ciotti dovesse scendere invece col centrosinistra, checché se ne dica, il mitico Atos, a certe condizioni, gli farebbe anche campagna elettorale.




La Valconca sotto le luci della costiera amalfitana

Acquerelli, tempere, acriclici che percorrono Morciano (piazze, borgo, angoli, uomini), Gemmano, San Marino. Da molti anni gli spazi della banca ospitano artisti locali; ne sono passati molte decine. Hanno avuto l’opportunità di farsi conoscere e raccontare storie.




I profumi della terra

Comanducci, in vacanza sulla traccia dei sapori

– La forza della natura, la natura come la terra vuole. E’ il “Custode degli Antichi Sapori”: un tempio dell’eccellenza eno-gastronomica sia dei prodotti della provincia di Rimini, sia dell’Italia. E’ la classica salumeria del buongustaio, dove si trova un’ampia gamma di prosciutti, di formaggi, di ortaggi e frutta. Vuole essere un punto di riferimento per i prodotti freschi per la vallata ed il Riminese. Dove si va per essere consigliati, prima ancora che acquistare. Aperta nel ’93, i profumi della migliore tradizione italiana si trovano a Morciano, via Marconi. Lo scorso 30 agosto, taglio del nastro alle 18.30, è stato aperto il nuovo negozio, a pochi metri dal vecchio. Dietro il banco c’è Pier Paolo Comanducci, gastronomo appassionato e curioso. “La mia bottega – racconta – si è semplicemente innestata su una consolidata tradizione di buoni salumieri presenti da sempre a Morciano. Mi piace andare alla ricerca di ciò che l’uomo ha la capacità di fare e conservare. E di questo l’Italia è terra ricchissima quanto varia. E’ uno smisurato e generoso giardino di sapori e colori”.
Durante le sue vacanze, solca l’Italia per scovare gli artigiani che si appassionano nel fare prodotti unici e dai sapori naturali ed inconfondibili. Antichi. “La natura – continua il salumiere – basta a se stessa. Un carciofo ed una melanzana la terra li produce con piccole differenze. Quelle grandi ci sono al momento della lavorazione. Insomma, è l’uomo poi che ci mette del proprio, nel bene come nel male. Ad esempio, presento una marmellata di 100 grammi che necessita di 125 grammi di frutta fresca”.
E la stessa filosofia è stata adottata nella scelta di ogni singolo prodotto. Entrare dal “Custode degli Antichi Sapori” significa una “fantasiosa rosti-gastronomia” di stagione, “la tipica salumeria artigianale italiana”, “la formaggeria della tradizione casearia da agricoltura biologica e latte crudo”, “la pasticceria-panetteria”, “la frutteria”, “i vini”.
“Tutti i giorni – racconta dei sui clienti Comanducci – mi sento invitato alla loro tavola, in punta di piedi, attraverso i prodotti che consiglio e reperiscono qui da me”.
La sua cultura è nel solco della migliore tradizione italiana; ed è ambasciatore delle eccellenze agricole della Valconca. Comanducci: “Mi fa piacere vedere il sorriso sulle labbra dei clienti. Mi raccontano che con i sapori fanno dei tuffi nei profumi dell’infanzia. Racconti che poi vengono fatti anche ai figli”.




Libro, “Mamma c’è un mostro!!!”

Misanese di origine, da tempo Camilla abita a Mondaino dove ha aperto un laboratorio artistico. Accademia di Belli arti alle spalle, ha un tocco di matita felice e disincatato, capace di attirare le attenzioni e di far volare con le emozioni. Gli esperti affermano che le illustrazioni sono semplicemente bellissime. Testi della mondainese doc: semplici e poco mostruosi.




Casadei, chi sarà il suo successore?

LA POLITICA

– Chi sarà il successore del sindaco di Mondaino Luigino Casadei? Sarà di matrice cattolica o di sinistra? Sicuramente la segreteria riminese del Pd avrà poca voce nelle speciali pagine mondainesi. Forse verrà ascoltato il segretario della Valconca, Claudio Battazza, gran manovratore e molto attento alle sensibilità degli altri.
I racconti interni dicono che la delegazione riminese che voleva imporre gli uomini, venne mandata a quel paese senza neppure troppe cortesie. Della serie: “Noi ci immischiamo delle cose di Rimini? No. Dunque, vogliamo lo stesso trattamento”. Il Pd al suo interno ha una serie di giovani preparati e perbene. Uno di costoro potrebbe essere Nicola Battistoni. E’ in politica da molti anni, ma non ha mai perso il gusto delle cose. L’unico ostacolo è il lavoro.
Roccaforte rossa, ma litigiosa al suo interno, nelle ultime tornate elettorali c’è sempre stata una grande vivacità nella scelta delle liste. Un ruolo lo giocano i laici (da sempre una folta schiera a Mondaino) e il prestigio dei candidati. Una certezza: i giochi si faranno su una manciata di voti.




Palio del Daino, nell’anno della ‘crisi’ il trionfo di Montebello

– La pioggia ha nascosto la crisi del Palio del Daino di Mondaino? In tanti se lo chiedono con insistenza e forse anche con la speranza inconscia di dare una svolta alla manifestazione: bella ma irta di sacrifici. Come tutte le cose ben fatte: richiedeno tempo, energia, risorse. Che si possono sintetizzare più che in danaro, in tempo. Da 20 anni, i ragazzi della Pro Loco che organizzano sacrificano le proprie ferie, il proprio tempo per fare di Mondaino una delle rievocazioni storiche più raffinate d’Italia. Il Rinascimento ritorna con la forza e la precisione dei certosini. Un grande merito per gli organizzatori. Ma andiamo con ordine.
L’edizione numero XXI è andata alla contrada Montebello (l’ultimo centro fu nel 2001). E forse nella sua vittoria c’è un segnale fatidico: Montebello issò sui merli del castello malatestiano la propria bandiera nella prima edizione dell’88.
Causa la pioggia arrivata tra il 14 e 17 agosto, sono entrati nelle mura circa 15 visitatori; quasi 10.000 persone in meno rispetto ai record del 2007 e 2006, quando vennero toccate le 25.000 unità. Nella serata del Palio, l’ultima, gli organizzatori hanno contato 7.500 ingressi. Però qualcuno avanza un’altra riflessione. Non è in affanno la manifestazione, erano troppi i 25.000 degli anni addietro. Come non dare ragione a tutt’e due?




Cappella del Crocifisso, inaugurazione il 29 settembre

– La cappella del Santissimo Crocifisso della chiesa parrocchiale di Mondaino è ritornata agli antichi splendori dopo il restauro avvenuto grazie alla sensibilità del Rotary Club Riccione-Cattolica. Cerimonia di inaugurazione il 29 settembre, in occasione della festa del patrono di Mondaino.
Negli ultimi anni i rotariani si sono impegnati nel recupero di una quindicina di opere d’arte. Ecco come il professor Pier Giorgio Pasini, uno tra i maggiori esperti d’arte del Riminese, ha commentato l’intervento mondainese: “L’ultimo restauro ora ci ‘restituisce’ la cappella del Crocifisso di Mondaino: un elemento importante, sia dal punto di vista formale che devozionale, della storia di questo paese e di tutta la vallata; un elemento che tiene insieme un’opera quattrocentesca, un fatto miracoloso seicentesco, un ambiente settecentesco, e che unisce una tradizione antica ad una devozione che si prolunga fino ad oggi. È stato un restauro laborioso e impegnativo da tutti i punti di vista, ma che ha reintegrato felicemente nell’ordinaria vita cultuale e culturale un ambiente che era stato in un certo senso ’emarginato’ e quindi trascurato, e che è di grande significato storico e devozionale, oltre che di grande suggestione e di armoniosa bellezza”.