Via XXV Aprile chiederà asilo politico?

– Agosto porta grandi novità nella politica gabiccese. Giovanni Miceli si dimette da coordinatore dell’alleanza di centro sinistra: la scelta fa riflettere. Il grande timoniere abbandona la nave. I denigratori ormai la chiamano “carretta del mare”. Infatti le opposizioni lo vedono come un ulteriore sfaldamento della maggioranza di governo. Naturalmente il Miceli ridimensiona il tutto: “Nessuna motivazione politica. Ho seguito l’evolversi dell’alleanza per 4 anni. Ora preferisco dedicarmi interamente al ruolo di assessore alle Finanze”. C’è da credergli? Ormai con pochi mesi di legislatura l’assessorato ha solo cose di ordinaria amministrazione da sbrigare. Mentre la parte politica più “guduriosa” è proprio quella che ha abbandonato: ricostruire la (o nuova) alleanza per la sfida elettorale. Ma siamo ancora in sintonia col “direttore unico” alias Curti?
Le turbolenze in casa Pd sono al calor bianco: ci sono ben tre consiglieri di maggioranza oggi nel gruppo misto, e di fatto all’opposizione, che hanno un diavolo per capello nei confronti del sindaco, giunta e dirigenti Pd. Attenti agli ex!, riescono sempre a fare gol …
Poi c’è stata l’investitura ufficiale per Corrado Curti: sarà il candidato a sindaco (per il Pd, ovvero per tutta l’alleanza) alle prossime elezioni. Dunque il motto “primarie sempre e ovunque” a Gabicce non si applica. Qualcuno dirà che lo statuto del Pd lo permette nei piccoli comuni…
Poi arrivano le dichiarazioni di affetto (politico) del segretario di Forza Italia Massimo Michelini nei confronti di Curti. In pratica propone una sorta di alleanza Pd – Pdl con Curti sindaco. Il Curti si dice “lusingato”, sorride lasciando qualche ombra di complicità, ma ovviamente dice che è già candidato del Pd.
Da Pesaro il commissario di Fi, Roberto Giannotti, lo smentisce: “parla solo a titolo personale”. Il Michelini ribatte dicendo che lui è il coordinatore comunale, e se non viene sfiduciato lui parla a nome del partito. Anche in casa Pdl-Fi soffia di quei “garbini” da rizzare i peli e che ti rendono irrascibili su tutto.
Ma le ripercussioni più scoppiettanti accadono negli alleati di sinistra (Prc e Pdci) che mandano segnali di fuoco è gridano alla proposta indecente. Poveretti, c’è da capirli. Dopo avere sopportato di tutto e di più per oltre 4 anni, si sentono improvvisamente impotenti e, quasi, scaricati.
Vogliono subito sentire un no deciso da parte di sindaco e Pd alla proposta indecente, altrimenti minacciano di fare armi e bagagli e andarsene, forse, anche prima del tempo (ma non ci crede nessuno…). Forse non hanno capito, ma è più probabile che non vogliano capire, che è proprio nel disegno strategico del Pd, nazionale e sempre più anche a livello locale, la cacciata della sinistra cosiddetta radicale. Oggi l’occhio del Pd guarda al centro destra. Non è una questione di tattica elettorale, è una questione di Dna politico ormai modificato. Non sono più un partito di sinistra, lo hanno detto e ridetto i loro vertici. Sono un buon partito di centro con qualche venatura di sinistra… in via di scoloritura.
Ma lo scontro più acceso avviene nel Consiglio comunale di fine agosto. Tema: la costruzione del nuovo municipio in via XXV Aprile incorporato nel “motorone” immobiliare (5.000 mc di commerciale e residenziale con altezza sugli 11 metri più parcheggi interrati). Alla fine, municipio più contropartita ai privati, saranno 6500 mc di cemento.
La via XXV Aprile forse vorrà cambiare nome: più che una liberazione accadrà una capitolazione a colpi di mattoni e cemento. Chiederà asilo politico? In Consiglio sono volate parole grosse, accuse e contro accuse. Il Curti arriva persino a perdere la pazienza e prova ad urlare. I più ribelli sono proprio gli ex: la Riccarda (Patruno), la Bruna (Tacchi), il Fosco (Gaspari). Vanno giù duro anche Domenico Pritelli (Rinnova Gabicce) e Massimo Muccini (Fi). Si accusa il sindaco e giunta di: nuova cementificazione inutile, di cattedrale nel deserto, di speculazione che aggredisce Gabicce… Ma i rappresentanti di Rc e Pdci tacciono e… approvono.
Insomma, tutti contro, tranne i 9 fedelissimi. Ormai definita la “Coalizione del mattone” si dà appuntamento al prossimo Consiglio. Ma ormai le cose più importanti sono state tutte approvate…
Il verde Giovanni (Nino) Galeazzi rilascia questa dichiarazione: “Il decisore infallibile Curti. In questi 5 anni tutti hanno conosciuto il sindaco e l’uomo Curti. Non aveva certezza di essere ricandidato ma è stato l’arbitro che provoca la mischia e poi estraeva i cartellini rossi. Cosa si dovrà aspettare la città dalla sua eventuale rielezione visto che il suo secondo mandato sarà comunque per legge l’ultimo ‘liberandolo’ di fatto da ogni vincolo residuale?”.
Insomma, mattonate a go-go in quel di Gabicce Mare…

di Ecci




“Alfredo”, regno della piadina

– Se siete a Gradara, per pranzo o cena, non avrete problemi. Si mangia bene dappertutto. La tappa storica è “da Alfredo” (già “Ristoro Ex Corpo di Guardia” e “Osteria dell’Olga”). Si respira già la vicina Romagna con una delle migliori piadine del territorio; fatta e cotta all’istante, è farcita con erbe di campo, affettati e formaggi pecorini che il titolare personalmente stagiona al punto giusto. Anche i vini arrivano dalle vigne del posto: sinceri, genuini e senza fronzoli.
Si trova sulla via principale che taglia in due il borgo fortificato, appena dopo la torre dell’orologio, un tempo munita di ponte levatoio che scavalcava un profondo fossato. Sposato, un figlio, la gestisce assieme alla moglie, Maria; risale agli inizi del 1900, già mèta dei primi vacanzieri.
Ogni tanto, un tempo spessissimo, Alfredo, con timbro alto recita con voce tonante le filastrocche che all’età di dieci anni urlava ai bagnanti, vendendo paste e croccantini lungo la battigia di Cattolica.
La sua avventura inizia nell’immediato dopoguerrra, quando la scuola alberghiera gli offre le opportunità; a soli sedici anni sostiene gli esami di addestramento per la sala. Lavora all'”Hotel Kursaal” di Cattolica ed al ” Tre Ville” di Gabicce Mare. Con il benestare della mamma, Alfredo a diciotto anni è a Vienna. Successivamente lavora all’ “Hotel Royal” di Cattolica. Poi è in Svizzera a Bellinzona, Locarno, Ascona e Saint Moritz. Durante i periodi estivi ritorna a Cattolica: “Victoria Palace”, “Caravelle”; a Fano all'”Elisabeth”.
In tutti questi anni perfeziona le lingue e nel ’70 conduce per due anni un bar ristoro a Gradara. Finalmente nel ’74 prende in gestione il “Ristoro Ex Corpo di Guardia”.
” Il lavoro mi appassiona e mi diverte – racconta Alfredo -. La mia specialità è la piadina sempre cotta all’istante, ma per certi clienti preparo piatti particolari come la tartara, il filetto alla fiamma, la cucina al flambé, le crepes suzette ed i Maccheroncini Fortuna.
I miei clienti sono per la maggior parte italiani, ma in certi periodi dell’anno, ricorrenze pasquali o fine stagione, sono stranieri. Ritornano puntualmente tutti gli anni e qui si trovano come a casa loro: con tutti parlo la loro lingua”.
Personaggi si sono seduti ai suoi tavoli: Fellini e la moglie Masina, Benigni e Dario Argento, Baglioni, Costanzo, Mengacci, Ippoliti e Fazzuoli, Barbara De Rossi, il musicista Tagliavini, lo speleologo Montalcini e don Ciotti.
“La tappa più importante nel lavoro – afferma – è stata Vienna negli anni ’56 e ’57, quando a diciotto anni servivo i tenori Giuseppe Di Stefano e Mario Del Monaco, l’attrice austriaca Romy Schneider, il direttore dell’Opera di Vienna Herbert von Karajan”.
“Il mio primo maestro – continua Alfredo – è stato il cavalier De Bona, direttore del “Kursaal” di Cattolica, il quale mi spedì a Vienna con una lettera di presentazione, nella quale affermava che avevo talento’.
Nel ’75 viene premiato all’Expo di Milano dal famoso gastronomo Luigi Carnacina per l’ospitalità e la valorizzazione turistica del settore gastronomico e vinicolo. Ha partecipato alla trasmissione televisiva “Uno mattina” condotta da Melba Ruffo, mostrando in diretta la preparazione e la cottura della piadina. Inoltre, si è cimentato in una piccola parte nel film Paolo e Francesca, diretto da Renato Castellani.
“Poi – continua a raccontare: era il periodo in cui nel locale mio figlio Maurizio suonava il pianoforte.
Una notte d’estate, quando ormai la stanchezza aveva preso il sopravvento e sui tavoli si contavano a decine i fiaschi vuoti di Sangiovese, avevo dato prova di canto e di ballo e tra gli archi dell’osteria gli ospiti si divertivano e mi incitavano. All’inizio il gioco era divertente, ma con il passare del tempo la situazione era diventata pesante: avrei voluto fermarmi, ma invano perché i turisti che nel frattempo giungevano dalle viuzze, si erano radunati all’esterno, continuando ad applaudire per la simpatia ed il coraggio, non tanto per il canto perché sono completamente stonato. La provvidenza accorse in aiuto e con una causale interruzione di elettricità vi pose rimedio!
Un’altra volta alcuni turisti stranieri si erano addentrati nella grotta sotto il locale, un tempo passaggio di guardia dei Malatesta, per visitare la cantina, ma tra le fresche bottiglie ben allineate lungo i muri, ne avevano aperto alcune alzando di troppo il bicchiere: i fumi dell’alcool li aveva assopiti. Fu ora di chiusura, spengo tutto lasciando i visitatori dentro”.
Oggi, se varcate la porta dell’orologio, e sentite ancora qualche verso di un’antica canzone, non sbagliate è Alfredo che vi aspetta.

di Marco Foschi




Festa del vino

Nata da un’idea di Angelo Cucchiarini, un appassionato cultore della civiltà contadina, ha coinvolto prestigiose aziende viti-vinicole e non solo: Torre del Poggio, Tempio Antico, Poggio San Martino, Monsignore, Mezzaluna, il Frantoio Bigucci, l’eno-gastronomia Imelo Gennaro e l’Artigiano del gusto.
Con gli esercizi commerciali gabiccesi aperti fino a tardi, tutte le sere degustazioni gratuiti di vino, olio, formaggi, miele. E distribuzione gratuita di uva, dolci. Mostra delle attrezzature della civiltà rurale. In chiusura, il 6 settembre, esibizione del gruppo in costume “La Corte Malatestiana”




In Belgio da 37 anni, si ritrova nell’Amarcord

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/agosto08/barca-di-paglia.jpg[/img]

Zona Tavollo, 1957
“La barca di paglia”
Dall’alto: Giulio Coli, Ivo Filippucci, Sergio Filippucci, Alceo Righi

Capitemi dopo 37 anni che non sono mai tornato, nella rubrica ‘Amarcord Gabicce’ di Vanzolini, Zona Tavollo, vedo le fotografie della mia famiglia e la più forte quella di mio padre, Ivo Filippucci. Infatti io sono suo figlio e ultimo membro della famiglia ad essere nato nel 1956 dietro il pagliaio che si vede nella foto. Tenevo a ringraziarvi per il ricordo pubblicato dalla redazione e vi faccio i migliori complimenti. Grazie.

Daniele Filippucci




Fratte di Sassofeltrio




Valconca, il grande ritorno del rombo dei motori

C’era una scuderia che si chiamava ‘Mercurio’ e che faceva rally”. Questo affresco storico è di Roberto Tordi, un super appassionato.
Giovanissimo, nei primi anni ’80, ha fatto gare di moto. Poi è passato alle quattro ruote. Con la Lancia Delta ha partecipato a molte gare rally, anche con molte soddisfazioni. Ha vinto anche il San Marino rally, più volte il San Mauro, gruppo N.
Nonostante la giovane età, ha un figlio già grande, Andrea. Stessa passione del babbo, nel 2004, esattamente come il babbo 20 anni dopo, ha debuttato nel rally di Cesena. Il giovane quest’anno ha vinto il rally di Piacenza nel gruppo N. Insomma, la storia si ripete.
Il loro “riportare il rombo dei motori in Valconca, inizia nel 2006, a Morciano, con un raduno di Lancia Delta all’interno della Fiera di San Gregorio. Grazie ai suoi addentellati nel pianeta-motori fa ammirare le mitiche Delta S4, Lancia Stratos, la 037 e l’R20 di Errani. Come spesso capita, da cosa nasce cosa, ed ecco altre manifestazioni che si susseguono ed hanno anche successo. Nel 2007 accetta la sfida del sindaco di Montefiore Conca, nonché parlamentare, Filippo Berselli. Organizza la prima Coppa Montefiore. Raccoglie 120 automobili. Un successone, con un emozionante show dall’inizio alla fine. In premio anche due targhe d’argento del Senato e la medaglia d’oro del presidente della Repubblica. Tra i partecipanti: Canè (campione italiano di specialità), Roberto Loi (presidente dell’Asi), Maria De Filippis (prima donna in Formula1 negli anni ’60). A riprendere anche la tv svizzera e Sky.

Erc Team
Ne è artefice l’Erc Team di Roberto e Andrea Tordi organizzano una serie di eventi bellissimi e di successo. In ordine: Rally Show e Ape Rally (a Morciano per S. Gregorio), San Giovanni (maggio), Fratte di Sassofeltrio (prossimo 14 settembre) e Montefiore (prossimo 4 ottobre)

Fratte
Il prossimo 14 settembre 1° Memorial Mario Bonci a Fratte di Sassofeltrio con una rievocazione di moto d’epoca sportive e da competizione.

Fratte
1° Memorial Mario Bonci

– Iscrizioni il 13 settembre dalle 15 alle 18

14 settembre
– dalle 9 alle 12, ricognizione del percorso;
– dalle 12 alle 14, pranzo
– dalle 14, inizio manifestazione
Partecipazione aperta a tutte le moto,
dalle origini al 1975 (sidecar compresi)
Obbligatorio: casco, tuta intera, stivali, guanti

Montefiore
Il 4 ottobre,
la 2^ Coppa
Montefiore Conca, un tour di 160 km sulle strade più emozionanti e sconosciute dell’Alta Valle del Conca




Se la fede ci fa fare carriera, c’√® qualcosa di preoccupante

Bisogna che il mondo sia formato da una grande quantità di poveri perché poche persone possano spartirsi l’ottanta per cento delle risorse del pianeta. È giusto?

“Non so come potrà avere fede questo mondo fondato sulla produzione della immondizia e sulla selezione umana. Non so come potrà avere fede una umanità fondata sulla competizione anziché sulla collaborazione”

– Un’occasione annuale per fare festa, per ritrovarsi a tavola e raccontarsi. Ma anche per riflettere ancora una volta sulla croce di Gesù, simbolo centrale e sconcertante della nostra fede, che mette in crisi i valori dominanti e disgreganti del successo, del potere e dell’avere e indica come unica possibilità di salvezza e di armonia sociale il recupero del vivere fraterno e solidale. Il testo che segue è un estratto dell’omelia tenuta da don Angelo Rubaconti, parroco di Misano Monte, lo scorso 25 agosto, in occasione della Festa del Crocifisso.

“Gesù disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli (Mt. 16,15-17)”.

Celebriamo le Festa del Crocifisso e in primo luogo bisogna dire che noi cristiani siamo gente piuttosto strana. Cosa c’è da festeggiare nel Crocifisso? La crocifissione di Gesù appare più una disgrazia che un evento da festeggiare. Apparentemente in questo giorno siamo invitati a contemplare la fede di Pietro ma non è così. Infatti Pietro è beato perché la fede che professa non è merito suo.

Il nostro racconto letto in maniera superficiale potrebbe anche essere fuorviante. La fede non può essere la risposta giusta da dare alla domanda di Gesù allo scopo di fare carriera. Se la fede ci fa fare carriera, c’è qualcosa che non funziona e c’è da preoccuparsi. Può succedere che invece di seguire Gesù lo usiamo per la nostra affermazione o per il nostro successo.
Ma cos’è la fede? Mi sembra che possiamo tentare di definire la fede guardando all’anello che molti di voi portano al dito. Non so per quale motivo l’anello sponsale si chiami fede, non so da dove derivi questo nome e nemmeno chi lo ha deciso. Però mi sembra una buona idea. Guardando all’anello nuziale direi che la fede è un legame con delle persone concrete, con una famiglia. Questo legame afferma che io non mi appartengo che non sono più mio. Appartengo ad una famiglia. Appartengo a persone concrete alle quali dono la mia vita. La fede è l’affermazione che la vita è dono. Non è dunque Pietro ad aver fede in Gesù ma è Gesù ad aver fede in Pietro e in questa umanità: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati (Prima lettera di Giovanni – cap. 4)”. La fede di Gesù si manifesta nella sua fedeltà sponsale verso questa umanità. Benché questa umanità sia una sposa che non è all’altezza, tuttavia Gesù manifesta la sua fede donando per essa la sua vita.
Non so come potrà avere fede questo mondo fondato sulla produzione della immondizia e sulla selezione umana. Tutto ciò che non ci piace, noi lo buttiamo o lo allontaniamo dalla nostra vita e in qualche modo lo facciamo sparire dai nostri occhi. Questo facciamo con le cose e soprattutto questo facciamo con le persone.

Non so come potrà avere fede una umanità fondata sulla competizione anziché sulla collaborazione. Siamo abituati ad applaudire un campione perché è stato capace di sottomettere a sé mille dei suoi avversari. Il campione ci viene presentato come il modello, l’emblema dell’uomo riuscito. Ma ci vogliono 999 sconfitti per fare un campione. Ci vuole il sacrificio di 999 persone per farne felice una. Può essere? E questo avviene in tutti i campi della nostra vita e non soltanto nello sport. Bisogna che il mondo sia formato da una grande quantità di poveri perché poche persone possano spartirsi l’ottanta per cento delle risorse del pianeta. È giusto?

Ricordo che una sigla televisiva che introduceva un programma di cartoni animati diceva: “Che mondo sarà quello che ha bisogno di “Superman”? Superman ha bisogno di antagonisti malvagi e di tanti esseri inferiori per essere celebrato e avere ragione d’essere. Ma non possiamo dimenticare che, al contrario, la specie umana ha vinto la sua battaglia con le altre specie animali per mezzo della solidarietà. Mentre fra gli animali vige la legge del più forte e della selezione naturale, la specie umana ha imparato a difendersi dalle avversità e dai pericoli sviluppando la solidarietà di gruppo, difendendo i piccoli e gli esseri più deboli fisicamente ma portatori di altre qualità. E in questo modo ha accresciuto le sue capacità fino a diventare egemone.

Solo Gesù è la vera novità della nostra storia umana solo lui è radicalmente nuovo, lui che “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome (Lettera di san Paolo ai Filippesi capitolo 2,6-10)”.

Gesù non è un campione che ha sconfitto i suoi avversari. Semmai Gesù è uno che fa crescere gli altri abbassandosi, mettendo fine ad ogni avversità.
Gesù non è un superman che difende l’umanità dai suoi nemici perché Gesù ama i suoi nemici e dona loro la sua vita perché anch’essi abbiano vita ponendo fine ad ogni inimicizia.
Il dono che Gesù fa di sé stesso è totale ed è il modello di una esistenza veramente nuova.

di Angelo Rubaconti Parroco a Misano Monte




Isola di Brescia, Festa in un paradiso

La chiesolina col campanile a vela custodisce forse la maggiore pinacoteca d’arte sacra della seconda metà dell’800 della Romagna

– Se San Giovanni è un corpo bello, efficiente, ben proiettato verso il futuro con le sue industrie eccellenti ed il borgo riportato agli antichi splendori, Isola di Brescia ne custodisce il cuore. Frazione tra Pianventena e Morciano nella bellezza del suo elegante silenzio è rimasta tale e quale ad un secolo fa.
Ma i fasti delle poche case sono racchiuse nella chiesolina dal campanile a vela che custodisce forse la maggiore pinacoteca d’arte sacra della seconda metà dell’800.
A questo va aggiunto, il lavoro dei suoi abitanti. Attorno al piccolo edificio sacro hanno costruito un vero e proprio paradiso. Giardino, area giochi, cucina attrezzata per feste e momenti di svago. In progetto la costruzione di un campo da calcetto con intorno un giardino. I componenti del Comitato stanno cercando 20 piante nobile ed autoctone da mettere a dimora.
Se qualcuno volesse vedere tutto questo, la scusa giusta è il 12, 13 e 14 settembre, in occasione della festa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista.
Il 12, come oramai avviene da alcuni anni, processione alle 9 di sera. Alla fine per tutti, il Comitato offre vino e ciambella.
Il giorno dopo, sabato, con inizio alle 21, festa con orchestra, musica, balli, giochi.
Tutto questo si replica il giorno dopo, domenica, solo che danze e stand aprono nel pomeriggio.
Quest’anno, quelli del Comitato presentano il palco permanente ed una pista da ballo che asseconda ed esalta i passi di danza.
La collezione religiosa invece è opera della passione di don Domenico Corbucci (1814-1887). Di agiata famiglia, il prelato aveva relazioni importanti in Vaticano, grazie alle quali riuscì a farsi dipingere, pagando, opere per una sperduta parrocchia di 200 anime, ma non per questo lontana dai centri della cultura. I suoi artisti lavoravano per il papa e la curia romana. Insomma, il meglio dei tempi.




Musica, bella stagione

9-13 settembre – Teatro Massari (dalle 10-12 e dalle16-18), esposizione del quadro “L’attimo fuggente” e altre opere del maestro divisionista Carlo Ambrogia Garavaglia.
9-13 settembre – Teatro Massari (dalle 9-12 e dalle 15-18) Master laboratorio “Esecutivamente”. Il violino e l’insieme. Docente: Michela Tintoni
11 settembre – Teatro Massari Ore 21.15. Guida all’ascolto: “Antonio Vivaldi e il suo Tempo”, relatore: Davide Diuliani
13 settembre – Chiesa di San Pietro – Ore 21.15. Concerto: Vivaldi “Gloria RV 580”. Soli, Coro. Orchestra e Basso Continuo, dirige L. Gabellini
9 ottobre – Teatro Massari, ore 21.15. Concerto: Duo Nataloni (pianoforte e percussioni). Musica di: Rosauro, Tanner, Asabuki. Creston, Mayuzumi, Monti.




Orme, grandissimo Daniele

Ingresso libero, il concerto con la mitica band si è tenuto lo scorso luglio, grazie al supporto economico di una settantina di amici di Daniele, della Pro Loco e dell’amministrazione comunale. Per i 15 minuti di assolo della batteria la gente è andata in visibilio.
La magica serata è stata onorata da ammiratori del gruppo arrivati da tutt”Italia. Quattro ragazzi sono atterrati a Miramare dalla Sardegna. Hanno preso il taxi e chiesto 4 biglietti in tribuna. Concessi. E ancora: da Lecce, Teramo, Bari, Verona, Mantova. Dopo un’ora di autografi a fine concerto, la serata si è conclusa all'”Usignolo”, con 150 persone a far festa fino alle 3 del mattino. Daniele ha coronato un sogno.