In vacanza con la Bcc di Gradara

Il viaggio in autopullmann, con la perfetta organizzazione e la gradita attenzione degli addetti della B.C.C., che avevano la capacità di anticipare e prevenire ogni nostro desiderio, è stato foriero di un piacevole svago rispetto alla vita quotidiana.
La solerte attenzione del personale della Banca, del Presidente e del Direttore, tutti in gita come noi, ha conferito al viaggio ed al soggiorno con la breve vacanza, un carattere allegro, di gioiosa e rassicurante convivenza, poi, di tanto in tanto, punteggiata di spiritose uscite di Eleonora, nostra guida di viaggio, che si ostinava a sillabare le sigle della nostra Banca con un gracchiante “Bo-Co-Co”, anziché l’orecchiabile e famigliare “Bi-Ci-Ci”.
Il pranzo sulle terrazze del Palazzo Ducale, attraverso una particolare scala di accesso ed una soleggiata terrazza, poi in una insolita sala da pranzo formata da sbalzi di quote del pavimento ed una copertura in legno a vista fuori dal comune per la notevole pendenza delle falde, lo stile, il tipo di legno e di ancoraggio della struttura portante, a notevole altezza, ti catturava lo sguardo e ti impediva di non osservarla.
La passeggiata nella grande e storica Piazza De Ferrari con la sua monumentale fontana su cui prospettano il Palazzo della Regione, il Palazzo dell’Accademia Linguistica di Belle Arti, il Palazzo della Borsa, il Palazzo Ducale, che nel 1339 divenne sede del primo Doge Simon Boccanegra, da cui Verdi nel 1857 trasse la sua opera musicale, il Teatro Carlo Felice sul cui fronte troneggia, in equestre posizione, la statua bronzea dell’eroe dei due mondi e l’adiacente Piazza Matteotti, abbiamo incautamente smarrito per alcune ore, e poi ritrovato, una coppia di carissimi nostri anziani coniugi, Aldo e Gina, la cui ricerca ha costituito un simpatico diversivo.
Sulla vecchia ed importante Strada Nuova, chiamata Via Garibaldi dal 1882, si ergono palazzi di una pregevole bellezza, testimoni della potenza e del fasto residenziale dell’aristocrazia genovese del XVI secolo, tra cui Palazzo Doria Tursi, che abbiamo visitato e che contiene la mostra delle opere di Van Dick ed altri pittori genovesi del XVI e XVII secolo, che 160 anni fa è divenuto sede del Municipio.
Fu eretto a partire dal 1565, poi, 32 anni dopo, Gian Andrea Doria lo acquisì per suo figlio Carlo, Duca di Tursi, da cui completò la denominazione dell’imponente costruzione, la cui facciata, costituita da materiale marmoreo, pietra ed ardesia, consta di due ordini sovrapposti diversi al piano rialzato ed a quello superiore ove le paraste rustiche aggettanti vengono sostituite, in alto, da paraste doriche di buon effetto estetico.
I mascheroni dalle smorfie animalesche sulle finestre dei piani, il maestoso portale marmoreo coronato dallo stemma della città, la geniale soluzione dei giardini soprastanti rispetto al portico, che sfrutta la pendenza naturale dei terreni, il tutto conferisce una plasticità ed un risultato ben integrato con il resto architettonico della intera importante strada.
Nel vecchio centro le strettissime stradine, che chiamano “caruggi” tra alti e vetusti fabbricati d’abitazione, nei meandri di vie tortuose dall’impianto medievale, ove si ritrovano i mercatini, le chiese, le piccole piazzette su cui prospettano anche importanti e vetusti palazzi come la cinquecentesca “Loggia dei Mercanti” su Piazza Banchi, il tutto conferisce all’insieme una interessante scoperta di una concezione urbanistica fuori dal comune e così realizzata anche a scopo difensivo contro le razzie dei pirati, per la facilità di ergere barricate e difendere postazioni dalle finestre.
La visita al porto, nella domenica mattina, nell’area di mare della piazza di “Caricamento”, cui il progetto expo di Renzo Piano, ha fatto sfoggio dell’arte creativa nell’architettura moderna e della ingegneria elettromeccanica, con un insieme di realizzazioni in carpenteria metallica, vetro, cristallo, similvetro, ecc. che hanno lo scopo precipuo di stupire, oltre ovviamente alla destinazione d’uso.
Il “Bigo” è una struttura che esce dall’acqua come tanti bracci di carico (i cosiddetti “bighi”) che ricordano il sistema di carico delle navi di un tempo, quando ancora non esistevano i containers.
Ad uno di questi bracci, uscenti a sbalzo, che si erge sulla terraferma è appeso un tipico ed innovativo ascensore panoramico che solleva ad una altezza di oltre cinquanta metri una cabina girevole a pianta circolare perimetrata di vetri, che ruota sul proprio asse e permette ai visitatori di vedere a 360 gradi la città, il mare, il porto.
Altre stupefacenti strutture sono state ivi realizzate come la “Bolla Tecnologica” quale struttura sferica di carpenteria metallica e cristallo destinata alla vita di preziosissime felci arboree.
Un altro braccio del “Bigo” sostiene la copertura della Piazza delle Feste che è stata realizzata con un ardito telaio portante teli di particolare tessuto plastico su di una struttura capace di trasformarsi a seconda degli eventi atmosferici.
Il sabato lo abbiamo invece dedicato alla visita a Montecarlo, nel principato di Monaco, il piccolissimo stato indipendente e sovrano, riconosciuto fin dal 1512, ubicato in territorio francese, a 13 km dal confine con l’Italia.
Durante il viaggio una leggera e rada pioggerellina, che a malapena imperlinava il vetro anteriore del pullmann, scendeva “cianin cianin” così come si esprimeva, in dialetto ligure, la nostra guida maschile genovese, aggiunta per l’occasione del viaggio in terra monegasca.
Questa è una interessantissima zona di parco naturale protetta da rocce scoscese e fin dall’antichità è stato un luogo conteso per gli interessi sul mare e per il clima.
Abbiamo visitato Montecarlo, abbiamo visto da fuori il Palazzo dei Principi con il cambio della guardia a mezzogiorno in punto. Abbiamo visto i vecchi bastioni e le stradine della Rocca, il Casinò Municipale con i giardini di fronte, sui quali è installato un interessante specchio sferico bifacciale rispecchiante le caratteristiche immagini sia sulla faccia concava rivolta verso il Casinò, la cui peculiarità tecnica della dimensione, della curvatura e della lunghezza positiva del segmento di distanza focale, permette di vedere in una ridotta superficie, tutto il fabbricato antistante mirabilmente specchiato e sia, sulla opposta facciata convessa la cui lunghezza negativa del segmento di distanza focale permette di riflettere, in un insieme, sia la vicina strada con il suo traffico e sia tutta la collina edificata e l’orizzonte con le immagini impiccolite ed ovviamente rovesciate.
Nel centro di viuzze che si snodano sulla collina sono ubicati tipici ristorantini ove abbiamo pranzato già all’inizio dell’ora di nona della giornata, rincorsi da un tempo che non prometteva nulla di buono, ma preannunciava il cambiamento in peggio con un’aria fredda, foriera di un’altra sottile pioggerellina sulla strada del ritorno a Genova.
La domenica sera, sulla via del ritorno, sui molleggiati sedili dell’autopullmann, mirabilmente guidato dal bravo autista, le stanche membra gustavano il riposo, di tanto in tanto interrotto dalle gentili addette della Banca che in maniera instancabile passavano a distribuire o golosi dolciumi o gradite bevande od altro ancora, mentre le conversazioni pian, piano languivano ed il mitico Morfeo lentamente avvolgeva tra le sue braccia noi stanchi gitanti che ci godevamo un meritato “riposo del guerriero”.




Cattolica in fiore

– Cattolica in fiore – XXXVI Mostra dei fiori e delle piante ornamentali dall’1 al 4 maggio. Per la 36a. volta, si veste del profumo e dei colori dei fiori e delle piante, per inaugurare una nuova bella stagione ed accogliere tutti coloro che desiderano arricchire di nuove gemme il proprio giardino e balcone.
Più di quattromila metri quadrati di esposizione, con i più rinomati e forniti
vivaisti da tutta Italia e dall’Estero. Cattolica in Fiore, non è solo una mostra-mercato di fiori e piante, ma è un occasione per divertirsi con spettacoli e intrattenimento e per trascorrere le prime giornate in spiaggia.
Accanto alla manifestazione classica, il “mercatino” Non solo fiori con prodotti
e articoli vari.
PROGRAMMA
1-4 Maggio – Viale Matteotti – NON SOLO FIORI
Giovedì 1 Maggio- Piazza Primo Maggio, ore 21. SPETTACOLO DI MUSICA E MODA. Primavera – Estate 2008
“I QUATTRO ELEMENTI”
IDEE PER LA TESTA. Organizzazione Centri Servizi Bellezza AVANGARD LOOK – Cattolica
Venerdì 2 Maggio- “La CIASPOLBEACH”. Gara di corsa con ciaspole sulla spiaggia. Ritrovo ore 16.30. Premiazione in Piazza Primo Maggio, ore 19. Organizzazione Futuradria Agenzia Viaggi in collaborazione con Atletica 75
Sabato 3 Maggio – Aulla spiaggia, ore 21.30 SPETTACOLO DI FUOCHI D’ARTIFICIO
Sabato 3 e Domenica 4 Maggio – Giardini Piazzale Roosevelt, tutto il giorno
FIOR DI PITTURA. Mostra di pittura libera e estemporanea
Domenica 4 Maggio –
Teatro della Regina, ore 17 Musica in fiore. Cori in concerto – Ingresso Euro 5. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza a “La Città Solidale” di Cattolica.




Foce del Conca, inizia il risanamento

AMBIENTE

Le principali azioni alla foce del Conca: creazione di percorsi pedonali (due collegamenti a basso impatto tra le due sponde) e ripristino pista ciclabile, creazione di verde pubblico, interventi di ingegneria idraulica, interventi a mare (prevista modifica delle scogliere) e progettazione di un parco marino

– La foce del Conca è una delle aree più degradate dei 150 chilometri di litorale della regione Emilia Romagna. Per riportarla alla natura la Regione Emilia Romagna ed i Comuni di Cattolica e Misano hanno messo sulla bilancia 1,8 milioni di euro. Non è che un primo stralcio. Il primo palo della rinaturalizzazione è stato piantato lo scorso 11 marzo, la mattina. Il sindaco di Misano, Antonio Magnani, ha salutato l’evento con una battuta rivolta al collega di Cattolica Pazzaglini: “Dai metti la mano sul palo che la martellata non fa male”.
Il pomeriggio invece all’acquario di Cattolica le Navi si è tenuto il convegno dal titolo “Foce del Conca: una risorsa naturale e turistica”. La sala era stipata come un uovo; piena in ogni posto, con tanti accosri in piedi. C’era rappresentata gran parte della città, sia politica, sia in rappresentanza delle categorie economiche. Qualche nome: Corrado Piva, il giovane Marco Tamanti, Bacchini e Gilberta Galli (Confesercenti), Armando Berlini, Maurizio Cecchini (presidente degli albergatori), Diego Olivieri (pubblicitario), Giuseppe Prioli (vice-sindaco), Antonio Cianciosi (consigliere comunale verde di Riccione), Galari, Nadia Moroncelli (già segretario dei Ds di Misano), Maura Tasini (assessore all’Ambiente di San Giovanni).
Grande ospite Lino Zanichelli, assessore regionale all’Ambiente. Ha chiuso il pomeriggio con queste parole: “La Gestione integrata delle zone costiere (Gizc) rappresenta la nuova visione, un nuovo rapporto tra sviluppo economico ed ambiente. La grande questione del territorio è la naturalità ed il suo recupero provocato da uno sviluppo accelerato. Nel nuovo millennio ci si chiede se occupare le ultime dune sull’Adriatico o fermare tutto. Ritengo che oggi le questioni sono legate alla qualità, con una sintesi tra la difesa delle risorse ambientali e sviluppo economico. Non appartengo alle categoria di chi crede alla decrescita felice, ma non si può neppure continuare a svilupparsi così. La qualità è il marchio con cui dobbiamo caratterizzarci”.
Cesarino Romani, assessore provinciale all’Ambiente, ha aperto il convegno. “Il progetto – ha argomentato – segna una tappa importante, da svolta sia per l’intervento, sia per gli attori. Puntare sulla natura significa assicurarsi un grande sviluppo di qualità di vita e di benessere economico. Non possiamo permetterci di aver paura di mandare il turista a fare il bagno. E finora i varchi a mare si sono sempre chiusi, ora si vanno ad aprire. E tutto questo è avvenuto facendo le cose insieme, con più enti (Regione, Provincia e i Comuni di Cattolica, Misano e San Giovanni in Marignano)”.
Pietro Pazzaglini, sindaco di Cattolica: “Dell’oasi sul Conca se ne parla da 30-40 anni. L’intervento è una cosa importante: 10 anni fa un sogno, oggi la realtà”.
Gli ha fatto eco Magnani, il collega di Misano: “Dal punto di vista turistico è un grande intervento. Diventa un corridoio con cui si unisce la costa, le due sponde del fiume e la costa con l’entroterra; infatti si giunge fino alla diga del Conca. Avrà un valore straordinario per vivere la natura, il tempo libero, se stessi”.
Oltre agli interventi delle istituzioni, ci sono stati quelli dei tecnici: Giuseppe Bortone (responsabile direzione ambiente difesa del suolo e della costa Regione Emilia Romagna), Attilio Rinaldi (presidente del Centro ricerche marine) e Mauro Vannoni (responsabile del Servizio tecnico dei bacini Conca e Marecchia).
Vannoni: “L’obiettivo è rinaturalizzare un’area di generale degrado. Di renderla fruibile, di migliorare il profilo (dall’esterno non si percepisce che è un fiume). Sono previste piste pedonali e ciclabili, verde, le demolizioni degli edifici, il collegamento delle due sponde con tecniche di basso impatto ambientale in due punti. Il tutto in l’integrazione con le due aree urbane vicine”.
Il primo stralcio, 252.000 euro parte dal lato di Cattolica. Dei complessivi 1,8 milioni di euro, 1,35 sono finanziamenti regionali, il restante 25 per cento a carico dei Comuni di Cattolica, Misano Adriatico e San Giovanni.
La rinaturalizzazione rientra in un progetto europeo con la Regione come regista. Si chiama Gizc (Gestione integrata delle zone costiere). Sul medio e lungo periodo, le azioni alla foce del Conca sono sei: creazione di percorsi pedonali e ripristino pista ciclabile, creazione di verde pubblico, interventi di ingegneria idraulica, interventi a mare (prevista modifica delle scogliere) e progettazione di un parco marino.




Spadolini, leone della Riviera Adriatica

– A Cattolica il Festival Bolero-Spadò “Cinema, danza, musica, pittura nella Parigi anni ’30” conclude i festeggiamenti per il 100° anniversario della nascita di Alberto Spadolini, il più eclettico artista del ‘900 all’interno dei festeggiamenti per i 25 anni di vita del Centro culturale polivalente. Appuntamento il 17 aprile, allo Snaporaz, con inizio alle 21.
Il jazzista Stefano Travaglini, nipote di Spadolini, ha riportato alla luce le note del Bolero-Spadò, musica dedicata dal maestro Enrique Juvet all’eclettico artista. Il Centro Professionale Danza di Riccione presenta “Gitana”, “Les Filles d’Esprit” e “Bolero di Ravel”, coreografie di Antonella Bartolacci, scenografie naturalmente di Alberto Spadolini. Sarà proiettato un documentario della regista riminese Cinzia Zavoli dedicato “Ad Alberto, ai ballerini, alla Francia, alla negritudine”.
Fabio Filippetti ed Elsa Ravaglia intervistano lo storico dell’arte Riccardo Gresta, lo scrittore Angelo Chiaretti e Marco Travaglini, autore del volume “Bolero-Spadò”.
Al termine della serata nel foyer del Teatro si potrà ammirare la mostra su Spadolini e unirsi al brindisi finale.
Ma chi è in realtà Spadolini? Una risposta esauriente è giunta in seguito al ritrovamento del suo archivio composto da un centinaio di artistiche fotografie degli anni ’30, manifesti, libri, articoli, spartiti musicali, depliant degli spettacoli di danza e delle esposizioni di pittura in tutto il mondo. Negli anni ’20 è giovane decoratore al Vittoriale ammirato da Gabriele D’Annunzio; è scenografo al Teatro degli Indipendenti di Anton Giulio Bragaglia con De Chirico e Marinetti. Negli anni ’30 a Parigi è pittore apprezzato da Max Jacob e da Jean Cocteau; attore con Jean Marais e Jean Gabin; coreografo stimato da Maurice Ravel, da Paul Valery, da Marlene Dietrich; danzatore con Mistinguett, Cécile Sorel e Joséphine Baker con cui ha una tempestosa relazione sentimentale.




Amarcord di Dorigo Vanzolini

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Quelli della Canta

In particolare in questi ultimi decenni dove la velocità del vivere consuma tutto e tutti in breve tempo.
La tradizione marinara, ma anche quella contadina, delle attività artigiane e delle prime grandi fabbriche conserviere di Cattolica e dintorni, hanno prodotto delle storie narrate attraverso le cante. Melodie che fino a qualche decennio fa uscivano dalle osterie dove gruppi di marinai e non solo, incuriosivano i cattolichini e affascinavano i turisti.
Già dai primi anni Novanta qualche appassionato a cercato di raccogliere e archiviare questo pezzo di storia nostrana. Una storia sostanzialmente orale che andava disperdendosi. Tra questi Valter Guidi. Dopo varie ricerche ed esperienze canore, nel 2000 nasce il gruppo La Canta. Guidi ne diventa il promoter e Roberto Bozza il direttore artistico.
Quest’ultimo, musicista di professione, riceve una specie di testamento dal padre, detto Jhonny Guitar, che lo raccomandò di non abbandonare mai gli amici delle cante.
La Canta nasce con la volontà di mantenere il legame con le tradizioni passate e ricreare quelle emozioni e desideri che animavano i primi cantori. Pur mantenendo il carattere spontaneo della tradizione popolare, i protagonisti entrano in scena con costumi ideati da loro stessi, pur rifacendosi, ovviamente, alla tradizione del vestire dei contadini e dei marinai. Sullo sfondo dei loro spettacoli la scenografia dipinta da Guido Di Carlo: raffigura antichi trabaccoli con le caratteristiche coloratissime vele e i simboli delle famiglie marinare.
Ormai sono decine i concerti della Canta a Cattolica e nelle città vicine. Ai quali si aggiungono quelli di Milano, in Friuli e a Monaco di Baviera. Quest’anno è prevista una tournèe a Debrecen (Ungheria).
Questi i componenti del gruppo La Canta di Cattolica: Roberto Bozza, Valter Guidi, Guido Di Carlo, Fabio Barilari, Ivo Bertozzi, Vito Agliaro, Cesare Riccio, Annunzio Livi, Fabio Gabellini, Giorgio Lucchetti, Fernanda Baldelli, Tina Biondi. Il gruppo ha perso Aldo Gabellini (Gabana), purtroppo recentemente scomparso.
Quelli della Canta lanciano un appello a tutti coloro che amano le canzoni della tradizione popolare ad unirsi a loro.

Per informazioni: Valter Guidi, tel. 0541-967758.




SAPORI E COLORI DEL NOSTRO DIALETTO di A.F.

– (2) T mi fè un gozz (fare gola) a védte scruclè (croccare) sa tènt gust cal filuncin francés sla murtadèla, che a dmandaria se Roma l’è da vènd se al pudésa fè mé si mi dent
– (3) L’era cèr cume al dé che cla roba an era faréna dal tu sach. Ma chi t vlév frighè? T cridév propria ca fussme tutt baciuch (invorniti) da fatt? Se t vè avènti isé an t vè dalong ‘na masa
– (4) Cal burdèl l’è tropp sgudéble (maleducato), l’arspond e an dà mént ma nissun. Già, i suv i j’ha dè un carètt ad vizie. Invece una s-ciaparadéna (sculacciatina) ogni tènt l’an gni avria fatt mèl pri gnint
– (5) T mi dmand che tip ch l’è? L’è un che la mosca sal nès un la vò ad sigur. Se po u s’è svigé d’arbuff (contrariato) l’è un po’ fadiga andèi rénta (vicino)
– (6) La s laménta che quand i la incontra i scantona via (svicolare). Ai créd, sa tutt i su lagn la fa vnì un bèl latt mi znocc (ginocchia)
– (7) Al sarà bon e brèv quan t’vo, mo ma mé un mi sfasola tènt (non mi piace); l’è un po’ tropp impicion e al vo es d’impartutt lu cum al parsèmle (prezzemolo)
– (8) An mi so mai tratt indré ad sigur. Ho fatt sempre cume al giva quèl: “Pala avènti e via a curr”
– (9) Tori (Salvatore) um dà la luca (prendere in giro) perché a so znén e um fa sempre li lègg (prepotenze) – “Dij alora che um vènga a tuchè al barbèt s l’ha curagg, che dop al cunc mé pli fèst”
– (10) E ogg nun avrésme da magnè sta sbazofia (porcheria) ad roba? Um pèr la sboba (brodaglia) che la s dà mai baghin. Dì bléna, t’zé andè in zampanèla? (fuori di testa)

– (1) “Boh!, andiamo avanti con questi bagni” – Diceva mio nonno Oreste – “Siamo intonati, mi fa male la testa e mi fanno mettere a mollo i piedi”
– (2) Mi fai gola a vederti croccare con tanto gusto quel filoncino francese con la mortadella, che domaderei se Roma è da vendere se lo potessi fare io con i miei denti
– (3) Era chiaro come il giorno che quella roba non era farina del tuo sacco. Ma chi volevi fregare? Credevi proprio che fossimo tutti invorniti? Se vai avanti così non vai molto lontano
– (4) Quel bambino è troppo maleducato, risponde e non ubbidisce a nessuno. Già, i suoi gli hanno dato un sacco di vizi. Invece una sculacciatina ogni tanto non gli avrebbe fatto male per niente
– (5) Mi domandi che tipo è? E’ uno che non vuole di sicuro la mosca sul naso. Se poi si è svegliato male (contrariato) è un po’ fatica andargli vicino
– (6) Si lamenta che quando la incontrano tutti svicolano via. Ci credo, con tutti i suoi lagni fa venire il latte alle ginocchia
– (7) Sarà buono e bravo quanto vuoi, ma a me non piace; è un po’ troppo impiccione e vuole essere dappertutto lui come il prezzemolo
– (8) Non mi sono mai tirato indietro di sicuro. Ho fatto sempre come diceva quello: “Palla in avanti e via a correre”
– (9) Salvatore mi prende in giro perché sono piccolo e devo subire sempre le sue prepotenze – “Digli allora che mi venga a toccare il mento (gesto di sfida) se ha coraggio, che dopo lo concio io per le feste
– (10) E oggi noi dovremmo mangiare questa porcheria? Mi pare la sbobba che si dà ai maiali. Dì carina, sei diventata matta?




Rc e Ci difendono le scelte della giunta

Capita anche ai migliori musicisti di sbagliare nota e così piazzare quella “stecca” che tanto più gli affezionati avvertono con particolare fastidio, così noi con un pizzico di sorpresa, abbiamo letto – su La Piazza di marzo – il pezzo “Pd e Sinistra, pappa e ciccia”. Articolo ironico? Non ci è parso. Critica politica? Neppure. E allora? Discutibili accostamenti, tra il piano della politica nazionale e quello amministrativo locale, il tutto condito con “battute” su amministratori di sinistra (il “buon Vittorio” ed il “bel Giuseppe”), che hanno semmai il merito primario di avere contribuito, con il relativi partiti di appartenenza, a licenziare la precedente amministrazione di centro destra, nata sulle ceneri di Rinnova Gabicce.
I compagni Annibalini e Cucchiarini hanno lodevolmente dimostrato come si possa rivestire una carica pubblica senza superbia, ma con capacità di ascolto, concretezza di azione, utilizzo parsimonioso delle risorse pubbliche, correttezza e riconoscimento del lavoro dei dipendenti.
Senso di responsabilità. Quanto ai rimpasti sostenuti anche dalla sinistra, siamo certi di avere fatto la cosa giusta, o dovevamo forse rimandare i Gabiccesi alle urne? Nell’interesse di chi e di che cosa? Abbiamo una volta ancora dimostrato quel senso di responsabilità che ci caratterizza, consentendo la prosecuzione dell’attività programmatica di questa Amministrazione. Le somme le tireranno poi i cittadini, allo scadere dei 5 anni previsti.
Incarichi e mattone. Quanto alle poltrone e al mattone, siamo seri! Gli incarichi non sono, per noi comunisti, punto di partenza da gettare sul piatto dei reciproci veti, tanto è vero che, quelli richiamati, sono stati la conseguenza di altrui scelte, da noi accettati in una situazione di necessità, ad un anno dal termine di questa amministrazione.
Il mattone? La situazione attuale viene dal passato, neanche troppo lontano, che ha fatto spazio ad un ingordo utilizzo speculativo del nostro territorio, peraltro con poche risposte alle esigenze abitative dei lavoratori. Quanto ai 20mila mq precisiamo che non di nuove espansioni si parla, ma di interventi su area urbana, con progettazione urbanistica di qualità che si propone di ricucire un tessuto cittadino distrutto dalla speculazione degli anni ’60. La nostra posizione resta il rilancio di una edilizia economico popolare che sappia rispondere ai bisogni delle fasce giovanili e dei lavoratori tutti, economicamente alla loro portata, ma questa è già materia della prossima campagna elettorale.
Quanto alla distribuzione del potere amministrativo e all’utilizzo del territorio, sono questioni troppo importanti che rinviamo al confronto con i cittadini, anche critico, che è il seme della democrazia.

Pierino Balducci (Rifondazione comunista), Fernando Semprini (Comunisti italiani)

Politica e critica

– Che dire di questo comunicato? La classe politica di governo, ahinoi!, di centrosinistra, non ama la critica, e quello che è peggio, non sa sorridere di se stessa. Il Pd, ampiamente toccato dall’Allegro ma non troppo, ha avuto l’accortezza di non affidarsi a comunicati ufficiali più o meno stizziti. A dire la verità, qualche contatto di disappunto c’è stato, ma tutto soft. Questo comunicato, se richiesto, sarebbe stato senza dubbio sottoscritto anche dal sindaco e da tutta la maggioranza. In silenzio ringraziano i fedeli alleati che si espongono anche per loro. Poi un elettore vorrebbe capire, a Gabicce, per quali motivi dovrebbe votare per la Sinistra Arcobaleno e non per il Pd. Agli amici Balducci e Semprini l’arduo compito di spiegarlo.

(Ecci)




Giacomo: “In cucina umiltà e creatività”

– “L’importante è avere passione. Con l’umiltà verso i piatti, verso la brigata, verso i clienti. Poi ottime doti manageriali per saper gestire su solide conoscenze di base. Infine, non devono mancare la creatività; con l’orologio che non va mai guardato”. E’ l’idea del bravo cuoco Giacomo Amicucci, gradarese di 21 anni originario di Gabicce Mare. Dalla sua ha il talento e la voglia di affrontare una “strada lunga e dura”.
Ha fatto, finora, ogni cosa per benino: la scuola alberghiera col massimo dei voti, un master alla corte di Gualtiero Marchesi a Parma, cuoco di prestigio assoluto. Fino a pochi mesi fa ha lavorato al “Gellius” (Treviso), stellato Michelin.
Come si sa, da cosa nasce cosa. Il titolare del blasonato ristorante veneto, Alessandro Breda, ha un amico, Anthony Genovese che insieme alla compagna Marion Litchle, una pasticceria di valore, hanno affermato nella centralissima Piazza dei Fiori (ospita il famoso monumento di Giordano Bruno) un ristorante da trenta coperti, “il Pagliaccio”. In pochi anni è diventato uno dei ritrovi più importanti della capitale. Genovese ha lavorato prima all’enoteca Pinchiorri di Firenze, uno dei templi della cucina mondiale. Conquistato la fiducia di Giorgio Pinchiorri, un mito, ha inaugurato il Pinchiorri di Tokyo.
Giacomo Amicucci dallo scorso 20 febbraio è a Roma presso la corte di Genovese per imparare e fare esperienza.
Giorgio Pinchiorri (la classicità) e il giovane padovano Massimiliano Alajmo (la creatività) sono i fuoriclasse della cucina punti di riferimento del giovane chef, che ha portato a Treviso il gusto della piadina e che con molto probabilità approderà anche nella mitica piazza romana.
A chi gli chiede con quali piatti si piace cimentare, risponde: “Non ho dubbi: gli antipasti. Necessitano di creatività e la puoi esprimere completamente. Ed aprono i pranzi. I primi vincolano troppo; mentre il secondo è il piatto forte”.
Della nostra cucina, afferma lo chef con la passione del viaggiare: “E’ povera, ma ricca di sapori. Va assolutamente riscoperta”. Il complimento più bello: “La giusta critica fatta dal cliente che si interessa della civiltà del cibo”.




Amarcord Gabicce

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