Rimini, si farà il governissimo?

Speranze di vittoria, timore di emarginazione (politica), scatti in avanti e osservazioni tattiche. Effettuate dalle parti estreme della coalizione, con tanto orgoglio di appartenenza ma anche voglia di partecipare

LA POLITICA

di Francesco Pagnini

– Gli estremi si toccano? In un certo senso sì. Spira la stessa preoccupazione tra la parte “destra più destra” e quella “sinistra più sinistra” delle due coalizioni che, probabilmente tra pochi mesi a livello nazionale, di sicuro tra un annetto a livello locale, si contenderanno il potere.
Preoccupazione di essere marginalizzate di fronte ad un progetto politico, quello del Pd da una parte e quello di Forza Italia, o Partito delle libertà dall’altra. Anche se ora la crisi del Governo Prodi ha allontanato i due schieramenti più centristi, sotto la cenere cova il timore che un giorno, chissà quanto lontano, “il grande inciucio” possa riportare in Italia una specie di “balena bianca” che tagliando gli estremi governa per lustri e lustri. Cosa tutt’altro che improbabile anche a Rimini, dove la voglia di “governissimo” non manca mai.
“Io da tempo sostengo la necessità di due blocchi, la gente non capisce il frazionismo – esordisce Claudio Dau, da poco passato da An a “La Destra” -. Servono due blocchi in cui convivano tutte le sensibilità di ogni schieramento. E credo che le estreme debbano essere superate, non dal punto di vista geopolitico, ma culturale. Credo che debbano trovare il coraggio di appartenere ai due blocchi”.
Per quanto riguarda Rimini, poi, “questo processo potrebbe finalmente essere il volano per far vincere il centro-destra anche a Rimini. Affinché questo possa accadere è però necessario vincere quei blocchi trasversali che fino a questo momento non hanno consentito alla politica vera di prevalere. Faccio un esempio: la chiesa deve finalmente fare la chiesa e smetterla di intromettersi nelle cose dello Stato, che deve essere laico. Il centro-destra poi deve correre unito e davvero per vincere”.
La guarda in prospettiva anche Claudio Di Lorenzo, capogruppo in consiglio provinciale, che quindi tra un anno sarà sottoposto al giudizio delle urne. “Questa accelerazione della crisi politica ha portato un po’ di tranquillità: tutti vogliamo andare subito alle elezioni. Certo le cose, le alleanze, vanno chiarite bene prima, altrimenti poi si fa fatica? Ma credo che la stessa fatica la faccia, per la sua parte, il Pd. Da noi c’è l’incognita dell’Udc, ma credo che alla fine neppure Casini, quando si tratterà di decidere se stare al governo o meno, entrerà nella Casa delle Libertà”.
E la stessa dinamica sarà seguita, secondo Di Lorenzo, anche a livello locale. “Non vedo motivi per non andare tutti uniti. Anche perché se, invece, Veltroni va avanti col processo di ‘taglio delle ali’ nel suo schieramento, ci sono ottime possibilità di fare, finalmente, lo scavalco. Almeno in quelle zone della provincia in cui, non si sa perché, il centro-destra ‘vince’ alle politiche ma poi non bissa il risultato alle amministrative. Direi che è ora di rompere questo tabù. Ma servono anche persone nuove. Ad ogni modo, “per il futuro non so, spero che Berlusconi non intenda tagliarci fuori una volta per tutte”.
Dall’altra parte, il segretario di Rifondazione Comunista Pierpaolo Gambuti lancia chiari segnali di fumo al Pd. “Io credo che la nascita del Pd sia una scelta legittima, ma se ha idee di autosufficienza si scontrerà con la realtà. Per cui secondo me va fatta una riflessione”. Gambuti considera che “Prodi ha fallito nei presupposti: noi ci dobbiamo distinguere dalle politiche neo-liberiste. Se non fai politiche di sinistra, cioè di redistribuzione del reddito, fallisci”. A livello più squisitamente politico, “il Pd è solo la somma di due partiti, Ds e Margherita: serve una cultura di sinistra. E questi problemi te li devi porre anche a livello locale. Altrimenti l’unica alternativa è l’autodistruzione”. Concetto chiaro.
Proprio per portare avanti questi ideali e questi programmi, Eugenio Pari, capogruppo del Pdci in consiglio comunale, ritiene che si debba premere sull’acceleratore della nascita della Sinistra Arcobaleno. A fronte del successo delle “ultime primarie” del Pd, “le iniziative unitarie intraprese dai partiti della sinistra subiscono rallentamenti”. Perciò “io credo si debba aprire quanto prima anche a Rimini un momento di confronto non ristretto alle segreterie dei partiti ma allargato anche, anzi soprattutto, ai cittadini, alle associazioni e ai movimenti che richiedono la costruzione di un soggetto plurale, laico, per la pace, il lavoro, l’ambiente e per l’alternativa, insomma, un soggetto unito e di sinistra a cui possano contribuire in termini di idee e attività”. Anche perché di fronte ai problemi del paese, a partire da quello, appunto, della redistribuzione del reddito, “rimanere divisi non mi pare rispondere al compito storico che la sinistra deve assolvere. Per questo ribadisco una proposta già fatta ai compagni e agli amici e della sinistra: organizzare quanto prima un momento di discussione e di confronto anche programmatico esteso a tutti coloro che ci stanno, a quella parte attiva che ha scelto e continua a scegliere di ricercare una alternativa concreta, non solo a parole, anche a Rimini. Non possiamo permetterci di aspettare i tempi, talvolta i riti, delle direzioni nazionali dei nostri partiti, occorre anticipare e conseguentemente sollecitare processi unitari che altrimenti rischiano di rimanere sull’agenda politica sotto la voce ‘intenti'”.
Comunque, in prospettiva, Pari è convinto che “non basti un semplice cartello elettorale, anche se arrivare alle prossime scadenze sotto un unico simbolo sarebbe un risultato. È necessario un grande sforzo di coinvolgimento e di ascolto per capire quali siano le aspettative delle cittadine e dei cittadini e successivamente un momento partecipato in cui le cose apprese vengono declinate in proposte e programmi”.
Speranze di vittoria, timore di emarginazione (politica), scatti in avanti e osservazioni tattiche. Effettuate dalle parti estreme della coalizione, con tanto orgoglio di appartenenza ma anche voglia di partecipare.




La Pieve, quel calendario “must”

ECONOMIA

di Francesco Toti

– E’ uno degli specchi intellettuali ed economici che dà il senso alla provincia di Rimini. E’ calendario “Pirelli”; si pensa, stampa e presenta a Rimini che non ha nulla da invidiare a quello milanese, che si celebra in una serata mondana a Londra.
E’ un autentico “must”, un oggetto culto. Primo, si fa notare per le dimensioni, lungo cm 98 e largo cm 30, la bontà della carta (pelle umana) e l’alto livello di stampa. Secondo, ti scuote la mente. Può non piacerti, perché c’è chi preferisce le more, chi le bionde, chi tutt’e due e chi le giapponesi, qualcosa di diverso, al sapor di porcellana, ma non ti lascia assolutamente indifferente.
E’ stato presentato lo scorso 30 gennaio all’Hotel Duomo in una serata informale e piacevole. Uno dei presenti ha detto: “Sono riuscito a trovare due inviti”. In realtà, un passante si poteva intrufolare e sarebbe anche stato ben accolto.
Si diceva che rappresenta lo specchio del livello imprenditoriale del Riminese. Dietro c’è la Pieve, ovvero Poligrafica Editore Villa Verucchio, uno dei complessi tipografici leader nel Centr’Italia. Anche quest’anno la famiglia Pedrosi ha coinvolto le eccellenze del territorio, alzando gli orizzonti ad uno dei marchi italiani più prestigiosi nel mondo: la Kartell, oggetti d’arredo progettati da menti eccelse. Il calendario è stato partorito da Jader Bonfiglioli, un grafico di vaglia con studio a Verucchio.
Il soggetto del calendario 2008 sono i raffinati manufatti della Kartell, che da un paio d’anni ha piantato radici a Rimini. Ha arredato l’Hotel Duomo, aprendovi di fronte un negozio monomarca. Roba da grande capitale. L’albergo riminese è una delle eccellenze mondiali. Lo ha progettato Ron Arad, tra i maggiori designer internazionali. Il settimanale americano Time (6 milioni di copie in giro per il mondo), al Duomo, ha dedicato un servizio di mezza pagina, inserendolo tra i luoghi che fanno tendenza.
Tra gli ospiti della Pieve tanti politici (con in testa Mauro Morri, assessore alle Attività produttive della Provincia di Rimini, Giorgio Pruccoli, sindaco di Verucchio, Alfredo Arcangeli, un mito, presidente della Comunità Montana), molti imprenditori (tra cui Massimo Panozzo), uomini di cultura (Paolo Zaghini).
La Pieve è una delle maggiori aziende del settore del Centr’Italia. E nel nome c’è l’omaggio a Verucchio; dall’antica chiesa romanica che si trova sulla strada per salire al capoluogo. Dietro c’è la famiglia di Silvano Pedrosi. Scuola elementare e media dai salesiani, adolescente Silvano inizia a fare l’apprendista presso la tipografia Gattei di Rimini. Dopo 6 mesi chiede l’aumento: licenziato. Trova un nuovo impiego presso la Tecnostampa. Per approfondire il mestiere va a Ravenna. Ritorna a Rimini. Nel ’74, a 26 anni, si mette in proprio a Rimini. Presto torna a Villa Verucchio, in uno spazio vicino alla pieve.
Un anno importante è il ’76. Nella nascente zona artigianale di Villa Verucchio acquista un lotto e costruisce il proprio capannone; ingrandito nel ’96. Oggi, i metri quadri di coperto sono 7.500.
Spostamenti ed innovazione. La Pieve è stata la prima tipografia del Riminese, dopo Gattei, ad acquistare, seppure usata, una macchina per stampare a colore il formato 70X100.
L’ultimo investimento importante risale alla scorsa primavera: 4,7 milioni di euro per due nuove macchine per stampare: una otto colori da 17.000 copie l’ora ed una sei colori, più vernice ad acqua e UV adatta ai lavori di qualità.
Tre le grandi passioni di Silvano Pedrosi: la buona tavola, l’orto e la coltivazione dei limoni. Produce un olio da leccarsi i baffi che regala agli amici a Natale.




Spigolature degli Scrondi

Carnevale – Leggiamo: “Niente addizionale Irpef – Bilancio, non sarebbero previsti i grossi rincari temuti”. La notizia ha un solo difetto, è comparsa nei giorni di pieno Carnevale. E se poi dal Palazzo ci dicessero: “A Carnevale ogni scherzo vale?”…

Mattatoio – Leggiamo: “Gli allevatori al sindaco: ‘Riaprite il mattatoio'”. I politici del Palazzo sono preoccupati del tono della richiesta. E se quelli non intendessero macellare solo le bestie?…

Insolite frontiere del turismo – Leggiamo: “L’assessore al Turismo Berardi fa promozione in Uruguay”. Dove??? Abbiamo letto bene?…

Inceneritore – Leggiamo: “‘Mi rifiuto’: vertice dei comitati contro l’inceneritore di Raibano”. Ma Hera va avanti. Hera non c’Hera, ma se c’Hera non dormiva…

Traffico – Leggiamo: “Traffico, le categorie fanno blocco”. Le categorie economiche sono contro il blocco del traffico “perché inefficace, inutile e dannoso”. Dunque, meglio respirare più aria inquinata che perdere qualche cliente. Si è pensato che è possibile respirare aria più pulita e acquisire qualche cliente in più? Provare per credere…

Caro-cane – Leggiamo: “Il bisognino di Fido costa 50 euro – Primo giorno di controlli. Multati dieci padroni”. Bisognerebbe aggiungere loro anche la pena di pestare almeno dieci cagate di cane. Chissà perché per ottenere normali comportamenti civili si deve sempre ricorrere alla repressione…

Pd – Leggiamo: “Sauro Tonti è il nuovo segretario del Partito democratico di Riccione”. Peccato, sembrava un così bravo ragazzo…

Tendenza – Leggiamo: “Allarme sballo – ‘Qui si fa tendenza. Anche per la droga’ – Il Sert: Riccione record per tossicodipendenze”. Signori, è l’altra faccia del divertimentificio…




Sabato, quelle notti schiattate

LA RIFLESSIONE

Cosa ancora rimarrà
Accadrà di questa
Notte schiattata?
Cosa accadrà in questa
Notte schiantata
Dalla polizia misurata e disegnata?
Intorno alle sagome stanno
Come stelle esplose le torce
Bruciano l’asfalto
Teli d’argento coprono
Ali e oro giovane
Coprono notte e gelo
San Giovanni
Nel compianto sul Cristo morto
E’ la notte sull’asfalto
Statua davanti alla serpe
Testimone dell’oro giovane
Si scioglie
Frantumata spigoli di vetro
Dispersi sull’asfalto
Ascolta l’ultimo petto
Intermittenze di frecce
Annuncio di false albe
Asciutto sangue
L’aria sbattuta spara
Urti come rintocchi
Notte che urla
Quanto costa il sangue
Al mercato nero delle discoteche?
Quanto il cuore giovane?
Profili freddi
Mani ferme
Corpi gomitoli
Il racconto dell’alba
Un coro di sirene
Autoambulanza e polizia
Canto giovane
Profilo adolescente
A gruppi a comitive
E’ gioventù nostra
Sono figli nostri
Anima anima
Come oceano la notte
Inghiotte l’alba
Icaro cade
Dedalo dorme
Non ha più desiderio
D’insegnare
Sono sostanze MDMA
Chimica socializzante
Che rende carezza
Estremamente liberi
Sicuri nel gruppo
Leggeri
Noi grandi adulti accucciati
Nella notte fermi ad aspettare
Noi davanti ai televisori
Mamme in attesa
Rumore di motore
L’aprire della porta
Mamme con il cuore
Batte nella testa
Nelle viscere
Posacenere e cenere
Dormiveglia
Notte cocente
Cosa ancora rimarrà
In questa notte schiantata
Di atroce e dolorosa?
Può, questo dolore
Chiedere alla politica
Di occuparsene?
Può, questa tragedia
All’economia chiedere
Maggior Etica?
E questa croce
Chiedere pietà
Per il dolore!
Questa guerra
Si tiene sull’asfalto
E’ tenero è il cuore
Noi, dovevamo raccontare
Che si può raccontare
A se stessi il proprio racconto
Noi, dovevamo
Non è vero che ci chiamiamo
“Nessuno”
Vero è che ci sentiamo
“Nessuno”
Parole non raccontate
Vestono il corpo
Comunque è carnevale
Metamorfosi trasformarsi
In cerca di cuore
Su cui disegnarsi
Si sentono protetti
Nella notte i giovani
Così come i poeti
Ci vanno dentro
Con il cuore
È una eco
Le nostre parole
Senza eco
Parole false
Presi come siamo
Da altro
Da altro da “noi”

Il “noi” è un arido
Giardino asciutto
Il ricordo di una foto

A centinaia i ragazzi aspettano
Il blu line che li porti in discoteca
Seduti sui marciapiedi fumano
Stanno in mezzo alla strada
Appena arriva il bus
Inizia il ritmo la strada balla
Attendono per andare in discoteca
A gruppi parlano. Bevono.
Si ride. Le ragazze si danno un’aggiustatina
Ogni tanto un coro
I ragazzi inneggiare alla figa
Poi un tifo da stadio
Stanno fitti fitti
Dentro gli angoli
Davanti alla stazione
Quando arriva il bus è preso d’assalto
Un urlo continuo spintonarsi
Chi rimane a terra prende a pugni le fiancate
Ci si ricompone in gruppi
Gli elastici delle mutande
Come neon hanno varie griffe
Comunque vince D&G
Stili creativi
Capelli disegnati
In un angolo del parcheggio
Si rullano canne
Stanno insieme i ragazzi
Davanti alla stazione aspettano
Corpi stretti vestiti stetti
Bevono bottiglie strette
Davanti alla stazione sostano
I bus con i motori accesi
L’aria è un topo
Sotto alberi di tigli
Tra la siepe di pittospero
E pini marittimi
I nostri ragazzi
Si cambiano. Si pettinano
Chiedono agli amici
Di essere specchio
Le ragazze siedono
Sulle ginocchia del ragazzo
Alcuni stanchi di aspettare
Contrattano con il taxista
Il bar per paura chiude
Durante il giorno
Si adattano alla vita
Di notte si accomodano
La notte raccoglie
Come il nido accoglie
La fatica del volo
Che la notte muta
In un lasciarsi andare
Subwoofer subwoofer
Emozionante tenero cercato
Quel lasciarsi andare
È voglio essere eroe!
È voglio essere capace!
Essere all’altezza
Sono passato dalla
Mia camera a questa
Notte. Ho incontrato
Poche persone. I miei
Non a pranzo ma solo
A cena. Poi la mia
Camera e la mia TV
La TV di mamma accesa
In cucina. Quella del babbo
Accesa in sala. Vita trasmessa
Figli non più
Governati dalla terra
Piegati tirati
Per i capelli
Come il maestrale
Con i pini
Uguali per essere
Sentirsi fortezza
A proteggersi dal muto
Mondo che intorno
Gira con l’affetto
Di parole distratte
Figli non più
Governati dalla carezza
Del palmo della mano
Figli non più.
Intagliati e ritagliati
Adesso nella rete
Del tempo pizzicato
Mai lento mai disteso
Pizzicato schiatta
Caronte martella
La serpe attorciglia
Freni frizione acceleratore
Hanno le ali
I piedi hanno le ali
Sulla pedaliera
La pressa dello schianto
Accartoccia il tempo
Sui profili d’oro
La pressa dello schianto
Forma il silenzio
Ferma il tempo
Sui profili d’oro
Del Giovane oro
Ma quanto costa questa notte ?
Quanto, al mercato nero del divertimentificio?
Lontane da altre parole
Quelle ascoltate dal sabato notte
Custodite nelle auto
Desiderate per una settimana
Sono nel cruscotto luccicante
Sostano tra i piedi queste parole
Mentre le solletico tra i pedali
Nessuno mai viene
Tra le parole dei miei piedi
La strada l’asfalto i subwoofer i miei amici
Ci facciamo le parole le buttiamo giù
Tutte racchiuse rinchiuse quando arrivano
Nello stomaco vanno nel sangue
Nessuno mai si vede dalle parti del mio stomaco
Nessuno mai che ci parli che incontri
Queste mie parole che buttiamo giù
Nello stomaco. Nella turritella
“Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi [?]” san Paolo (15,4-9).
Pasquale D’Alessio




Impegno civile

“Sì, perché anche l’economia e il potere in loro stessi sono forme, anche poco camuffate, di religione. Non si possono servire due padroni. Non si può servire Dio e Mamona”

Facile comprendere il discorso del vescovo. La fede ha qualcosa da dire sulla politica, non per una indebita invasione di campo”

– Il primo incontro di “spiritualità” del nuovo vescovo Lambiasi con i politici riminesi è stato un vero e proprio esame, apparentemente di routine, in realtà molto ostico. Lo definisco così perché la tentazione più facile in simili frangenti è quella di assumere il ruolo del bravo moralista?figura che spetta di dovere a un vescovo. Ma, una volta finita la predica, tutti sanno che tutto ritornerà come prima.
Monsignor Francesco sapeva bene che tale look, o paravento che dir si voglia, andava evitato, e ce l’ha messa tutta per farlo. La politica, ci piaccia o no, al fondo non è mossa dal moralismo. E’ un arte che richiede, oltre che coraggio, competenza, e progetti a lunga distanza. In termini religiosi potremmo serenamente chiamarla “conversione”. Peccare di sesso, dato abbastanza comune, è facile, anzi addirittura motivo di vanto! Peccare, usando il potere che più o meno legittimamente si detiene, equivale a combattere una vera e propria guerra, con vittime magari poco visibili, ma di certo reali. Il cosiddetto Peccato Originale non è stata una debolezza di gola! Mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male equivale a mettersi al posto di Dio, determinando noi stessi ciò che è bene e ciò che è male.
Economicamente parlando, la schiavitù da una parte e il colonialismo dall’altra, sono un bene. Quale economista avrebbe il coraggio, dati alla mano, di negarlo? Eppure, oggettivamente, sono un male. La persona vale più del capitale. Solo che, per pensarla così, occorre un’apostasia, cioè un cambio di religione. Sì, perché anche l’economia e il potere in loro stessi sono forme, anche poco camuffate, di religione. Non si possono servire due padroni. Non si può servire Dio e Mamona.

Partendo da questa cornice interpretativa è più facile comprendere il discorso del vescovo. La fede ha qualcosa da dire sulla politica, non per una indebita invasione di campo. Questo sarebbe ricadere nel peccato di strumentalizzare la politica alla fede. Il Sacro Romano Impero c’è stato, questo è vero; ma non è più il modello cui ispirarsi. Ponendo al centro l’uomo e il bene comune, il termine servizio è un orientamento irrinunciabile. Questo anche a imitazione di Cristo che “è venuto non per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita per molti”. “Non si può esercitare la pubblica autorità per farsi strada?perché serve a una famiglia, a un gruppo o ad un clan” un’affermazione, questa del vescovo, talmente ovvia da apparire pleonastica se non fosse per lo spettacolo indegno quotidiano ogni giorno offerto ai cittadini in fatto di nepotismo, corruzione, intrallazzi ecc? E che dire del richiamo a “usare il potere senza esserne usati e senza che alla fine neanche un soldo si sia attaccato alle mani”? Le parole del vescovo sembrano appartenere al libro dei sogni. E forse bisognerebbe aggiungere che anche la chiesa non è immune dall’approfittare di una certa disinvolta gestione del potere politico per i propri interessi.
Saggezza e competenza sono doti assolutamente necessarie nell’arte di governo. E non deve mancare il coraggio, altra virtù da mettere in campo, “per buttarsi nella mischia del confronto, per sottoporsi al giudizio sovrano del popolo e per esporsi al vento della critica, anche quando questa risultasse infondata o ingenerosa”. Ma non abbiamo assistito in questi mesi all’indecoroso spettacolo della stragrande maggioranza dei politici, i quali, invece di far pubblica ammenda, si sono chiusi a riccio di fronte all’indignazione popolare sollevata non solo da Beppe Grillo ma anche da reportage di giornalisti e scrittori che, documenti alla mano, denunciavano il malcostume politico? “Antipolitica!” è stato il loro commento; aggiungendo che “tra qualche tempo tutto sarebbe stato dimenticato”.
Abbiamo parlato del potere o della politica “per” il popolo. A questo punto bisogna necessariamente aggiungere “col” popolo. Questa, in termini ordinari, si chiama democrazia.. Tale democrazia si esprime non solo col voto, per altro indispensabile, ma anche con l’arte del dialogo.
Nemico sottile, ma letale, della democrazia è il dogmatismo laico o clericale che sia. Non si possono eludere le proprie responsabilità con l’a-priori che “noi siamo dalla parte giusta”. E qui ci chiediamo se la chiesa abbia le carte in regola per questi ammonimenti. Si ripete ad ogni piè sospinto che la chiesa non è una democrazia. E’ vero! Ma ben di più. Essa è un luogo di fratelli con un solo Padre e tutti con la stessa dignità. La chiesa sa che ognuno vi ha diritto di parola e che la diversità, lungi dall’essere un ostacolo, è una ricchezza. Tuttavia non è questo clima di fraternità quello che si è respirato lungo i secoli e nei tempi più recenti. Basti pensare al freno posto alla Teologia della Liberazione, alle tante voci tacitate, ai tanti teologi allontanati dalle cattedre!

Infine i “poveri”. Il vescovo invita a non “trincerarsi dietro l’alibi troppo comodo che i poveri non ci sono più”. E aggiunge che la minoranza povera debba essere adeguatamente rappresentata e tutelata nei fondamentali diritti di una vita a misura d’uomo. Purtroppo non sembra che le cose stiano così. Secondo le statistiche sono sempre di più i nuclei famigliari che arrancano per arrivare a fine mese. La situazione in Italia appare tutt’altro che rosea. Ma non è compito della politica, anche locale, pensare in grande, guardare al di là del proprio orticello, produrre ideali di più vasta portata? Non è stoltezza, miopia politica, salvaguardare il proprio recinto, chiudere gli occhi su una povertà e precarietà che riguarda l’ottanta per cento della popolazione mondiale, con difficoltà per l’accesso all’acqua, al cibo, alle cure mediche, alla democrazia? Così conclude il vescovo: “Perché la politica non degeneri in mera e spesso cinica gestione del potere si richiede una forte tensione ideale. ?L’autentico uomo politico non potrà mai ridurre a basso voltaggio l’alta tensione tra i valori di riferimento e i provvedimenti più minuti, e non potrà mai togliersi quella che Aldo Moro chiamava “la spina dell’inappagamento”.

La grandezza del cristianesimo minoritario

RIFLESSIONI

di Jena-Marie Guénois

Può influire in modo più autentico sulla società. Lo afferma Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose

– Per Enzo? Bianchi, priore della comunità di Bose, un cristianesimo minoritario può influire in modo più autentico sulla società.
Lei arriva ad affermare che la fine della cristianità è una chance per il cristianesimo…
E lo confermo, perché il cristianesimo ha vissuto su una ambiguità, quella di “essere” cristiani senza doverlo diventare, di essere praticante senza vivere veramente un cammino di fede personale. La coincidenza fra fede e società non esiste più, e la nuova situazione di minoranza dei cristiani è una chance per manifestare che la loro fede è vissuta nella libertà e per amore. La libertà e l’amore sono infatti le condizioni della fede cristiana. Non sono più un caso o una necessità.?
Il diventare minoritari può essere un passo verso la scomparsa: questo non la preoccupa?
Essere minoritari non vuol dire essere insignificanti. Ci sono minoranze efficaci, che agiscono nella società perché sia compreso il messaggio cristiano. Bisogna vigilare perché questo statuto di minoranza non conduca ad uno spegnimento, ma sia come il sale o la luce del mondo. Bisogna che la minoranza cristiana abbia la possibilità reale di esercitare una vera influenza evangelica in seno all’umanità.?
Da minoritari, i cristiani devono cercare di esercitare un’influenza sulla società?
Intanto non bisogna avere l’ossessione dell’influenza, come non bisogna averne paura. La vera vita cristiana porta in sé un messaggio di umanizzazione. La spiritualità cristiana è, in fondo un’arte di vivere umanamente. Se gli uomini percepiscono che i cristiani hanno una vita buona, vera e felice, si porranno la questione del fondamento di questa vita, e l’annuncio di Gesù Cristo diventerà quasi naturale. Si farà nel dialogo, senza imporsi.?
La transizione da un epoca segnata da un cristianesimo dominante a questo nuovo statuto di minoranza è vissuta come un trauma da molti nella Chiesa. E da lei?
È un passaggio doloroso e una prova, ma non bisogna avere paura. I nostri occhi fanno fatica a discernere e non bisogna fidarsi delle statistiche, perché la fede non è misurabile. Nessuno, nella nostra società secolarizzata, è in effetti capace di misurare quanto dura l’influenza del Vangelo quando tocca il cuore di un uomo.?
Lei perciò non è preoccupato per il futuro?
Io ho una grande fiducia, perché se crediamo che il cristianesimo è una forma di umanizzazione, allora gli uomini si interesseranno al cristianesimo. Se ci fossero degli ostacoli a questo, verrebbero da noi, non dal mondo. Siamo noi che non siamo capaci di dire la nostra speranza, di dare entusiasmo con la nostra arte di vivere e di fare della nostra vita umana con Cristo un autentico capolavoro.?
Lo stato di minoranza può accompagnarsi ad un complicato riflesso comunitario : che ne pensa?
Bisogna riconoscere che il dialogo, l’apertura agli altri, l’esercizio dell’alterità sono diventati più difficili, perché suscitano diffidenza e noi stiamo attraversando una specie di inverno in tutte le religioni. Ma è un pericolo che passerà. Se la Chiesa resiste alla mondanità, se la Chiesa capisce che pregare Gesù per l’unità non è una moda ma appartiene all’essenza stessa della vita cristiana, allora avremo una nuova primavera dell’ecumenismo, un tempo nuovo per il dialogo.?
Ma come evitare il peggio?
Siamo condannati alla dinamica della Pentecoste. Il cristianesimo è plurale. Deve imparare la diversità e non l’uniformità. E spero che si troverà nel ministero di Pietro un ministero di unità che è necessaria per tutte le Chiese, come ha voluto il Signore. Il papa in effetti può avere un suo ruolo da giocare perché si realizzi la comunione delle Chiese. Così è stato durante il primo millennio del cristianesimo. Oggi soffro per lo spirito ecumenico perché nelle Chiese ci sono persone che lavorano contro l’unità o mettono in atto prassi difensive. Non prevarranno, perché lo spirito del Vangelo vincerà queste opposizioni. Ma diffidiamo del disprezzo per le altre culture: non è lo spirito cristiano. Cristo è stato capace di sedersi alla tavola di peccatori, è morto fra due malfattori…

(Adista)




Festa degli Innamorati

– San Valentino nacque probabilmente a Roma, si ignora l’anno, dove operò per tutta la vita e morì nel 269. Fu medico e sacerdote; venne martirizzato sotto l’impero di Claudio il Goto. Il suo corpo è sepolto sulla via Flaminia, dove dal 350 esiste una chiesa che ne porta il nome.
L’usanza degli innamorati di scambiarsi dei doni per San Valentino, deriva da una credenza medioevale secondo la quale gli uccelli davano inizio alla stagione degli amori proprio in quel giorno.
Dal 1969 il suo culto è stato ristretto ai soli calendari locali. Nello stesso giorno si festeggia un altro San Valentino, vescovo di Terni anch’egli martirizzato sotto Claudio. Secondo alcuni storici i due sarebbero la stessa persona.

CANZONE DI GINO PAOLI

Il cielo in una stanza

Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi, alberi infiniti
quando sei qui vicina a me
questo soffitto viola no, non esiste più
io vedo il cielo sopra a noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente al mondo
suona un’armonica
mi sembra un organo
che vibra per te per me
su nell’immensità del cielo
per te per me
per te per me
nel cielo.

CANZONE DI LUIGI TENCO

Lontano, lontano

E lontano, lontano nel tempo
qualche cosa negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
a quegli occhi che ti amavano tanto.
E lontano, lontano nel mondo,
un sorriso sulle labbra di un altro,
troverai quella mia timidezza
per cui tu mi prendevi un po’ in giro.
E lontano, lontano nel tempo
l’espressione di un volto per caso
ti farà ripensare al mio volto,
l’aria triste che tu amavi tanto.
E lontano, lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto chissà come e perché
ti troverai a parlargli di me,
di un amore ormai troppo lontano.

CANZONE DI BRUNO LAUZI

Ti ruberò

Ti ruberò a tutti quelli che
ti tengono lontana da me.
Ti porterò con la mia nave
verso terre sconosciute per te.
Conoscerai la libertà di amare
che non ti hanno dato mai.
Ti ruberò, vedrai ci riuscirò,
amore mio, se tu lo vuoi.
Ti ruberò a tutti quelli che
non sanno più sognare come noi.
Ti porterò in una casa
costruita solamente per noi.
Ti insegnerò ad essere felice
come non sei stata mai.
Ti ruberò, vedrai ci riuscirò,
amore mio, se tu lo vuoi,
se tu lo vuoi.

POESIA di Alvaro Mutis

Le donne…

Le donne non mentono mai.
Dalle pieghe più intime del loro corpo
scaturisce sempre la verità.
Capita che ci sia concesso di decifrarla
con una fatale lentezza.
Molti non ci riescono mai
e muoiono nel vicolo cieco dei loro sensi.

POESIA di Sandro Penna

Forse…

Forse la giovinezza è solo questo perenne amare i sensi e non pentirsi.




Parole da e ‘Fnil’

…Villaggio, chi odia le piante? – Che razza di fantasia sarà? Se lo chiede l’abitante della frazione che ci ha segnalato il fatto. Speriamo che non odi le piante e che sia una sciocca leggerezza. Sembra che ci sia un signore che abbia trovato come ideale pozzetto di scarico dell’olio bruciato di automobili la base di uno dei monumentali platani del Villaggio Argentina. Il fatto si può verificare nell’angolo tra le vie Sacco e XXV Aprile. Lo scarico sembra che avvenga di notte; di giorno c’è il coraggio dell’oltraggio. Sempre qualcuno, forse per assorbire il velenoso liquido, ci mette sopra la cenere. I platani del Villaggio non dormono sonni tranquilli. Da anni sono al centro di affettuose attenzioni. Ci si è sempre lamentati con l’amministrazione comunale per la mancanza di potatura. Ora sono stati potati; la primavera sarà verdissima al Villaggio. Le belle piante meritano una visita.




Ann, i colori della natura

IL PERSONAGGIO

– Si chiama Ann Van Massen. E’ nata nelle Fiandre (il Belgio olandese). Della sua terra, dice: “Il piatto paese di Jacques Brel”. Misanese per matrimonio, la signora è un affermato medico agopunturista (metodo terapeutico cinese che risale al III millennio avanti Cristo e portata in Europa nel 1600) con studio a Misano e Rimini ed ha una profonda passione per la natura che racconta attraverso bellissime fotografie. Fotografie che si possono ammirare sul suo sito.
Che è anche testo. Brevi massime di saggezza che aiutano a riflettere. Una afferma: “Se sapessimo che siamo destinati a diventare ciechi stanotte dedicheremmo un autentico ultimo sguardo ad ogni filo d’erba, ad ogni nuvola, ad ogni granello di polvere, ad ogni arcobaleno, ad ogni goccia d’acqua”.
Di sé, afferma: “Sono figlia delle terre del nord, ma con un’anima che appartiene all’Africa. Il mio cuore si meraviglia davanti ogni forma di vita, si appassiona per ogni animale, ogni espressione della natura, e lo vive con una sensibilità particolare. I miei occhi non vedono, ma scrutano, inquadrano, compongono, fissano l’immagine, captano ciò che esprime”.
La sua passione per l’immagine inizia prestissimo: “Da bambina, designavo a matita e carboncino? specialmente ritratti, cercando nei volti l’espressione di qualcosa di più profondo, nascosto nello sguardo, iniziando ogni ritratto dagli occhi; espressione del anima. Avrei voluto fare la scuola d’arte, ma si decise di studiare e sviluppare il disegno come hobby.
Studiando medicina; un surrogato al mio vero desiderio di studiare veterinaria; mi rimase poco tempo per sviluppare la mia natura artistica”.
Dopo la laurea si trasferisce in Italia, dove va scuola di pittura ed impara le tecniche di composizione ed acquarello. Nel frattempo compra una reflex Fujica con obiettivi 220 e 500. Gira per le zone umide, pinete ed Appennino: alla scoperta della natura.
Il viaggio è al centro della sua vita. A soli dieci anni chiede al padre di poter venire in Italia. Da allora ha solcato tutte le latitudine del mondo. E’ più facile dire dove non è stata che i luoghi che ha visitato: dal Capo Nord alla Patagonia, dal cuore del Africa all’India. Soprattutto sente di avere il cosiddetto mal d’Africa nel cuore.
Il suo sito lo pennella così: “Ha lo scopo di dividere le mie sensazioni fotografate e far conoscere, amare e rispettare tutte le forme di vita, la natura, gli animali, i popoli, la diversità e le culture. Spero di cuore che tramite la conoscenza della bellezza della vita che ci circonda si possa creare un maggior rispetto per la vita stessa di ogni creatura vivente e spero che qualcuna possa cambiare la sua arma per uccidere queste vite per la necessità primitiva di possederla tramite l’uccisione, con un arma per catturarne l’immagine, che rimarrà per sempre una testimonianza della sua bellezza unica”.
Il suo sito (da farci una passeggiata): www.discoveryphoto.it




“Pci, quel partito di grandi bacchettoni”

LA LETTERA

Misano, “Casacce” – Parole e idee come si sa possono cambiare il mondo, ascoltare le loro voci , guardare le cose da angolazioni diverse può servire a capire la letteratura, la poesia che non è fatta solo di rime, tanto che mi sentirei di strapparne le prefazioni di tanti autori: credo nei contenuti della poesia?
Ma vedi; caro lettore questo doveva essere l’inizio di una lettera indirizzata al giornale che ho cambiato, perché puntualmente si torna a parlare di aborto e divorzio, una legge dello Stato che divide la nostra società. La revisione di questa legge proposta dalla destra segue indicazioni e intromissioni di un potere “rispettabile” che dimentica spesso la laicita di esso.
Questo gioco tutto politico “permettetemi questa definizione” sulla pelle delle donne, fra i diversi schieramenti cattolici a destra come a sinistra, credo abbiano un loro fine. Ma direi non solo, visto la reazione molto debole del Pd e la posizione che prenderà la parte cattolica in questo partito. Al momento che scrivo la loro posizione è tutta da verificare anche se, “scusate la meschinità”, credo che dell’aborto possa “sì” interessare la “chiesa”, ma ai politici questo dramma che tocchi le donne interessi poco, se non i “loro voti”.
Il tutto lo collego appunto ad una ricerca che avrebbe, avuto come titolo “Quei comunisti così bigotti” questa reazione debole del (Pd, al quale non ho aderito), ha un collegamento storico con la sua storia con la mia storia, quella di tanti.
Prometto senza rime ma solo con contenuti. Sono partito da Giuseppe Carlo Marino che in un saggio intitolato “Autoritratto del Pci” aveva scandagliato le regole e la morale di un mondo in gran parte sconosciuto che per chi ha meno di cinquant’anni può sorprendersi, e sorridere del bigottismo che permeò la vita del Partito Comunista Italiano, che va dal primo dopoguerra alla fine degli anni cinquanta.
Poi Sandro Bellassai approfondisce in un libro i caratteri fideistici che rendevano il Pci, così diverso da tutti gli altri partiti. Una diversità coltivata negli anni duri dell’opposizione al fascismo, del carcere, del confino, dell’esilio, ma che continuò a lungo a permeare la mente e l’anima dei militanti comunisti. Lo spirito di sacrificio, per il bene del Partito e della società, fu la regola, la stella polare che doveva guidare la vita del buon comunista. La diversità del buon comunista doveva risultare evidente in ogni aspetto della vita sociale e familiare.
Ci furono alcuni allievi della Scuola regionale lombarda richiamati perché colpevoli di fare scherzi ritenuti non educativi, sani, seri, che affratellano. Altri compagni furono invece diffidati nel presentarsi alle lezioni, malgrado il caldo asfissiante, in “abbigliamento troppo succinto”.
Ma è sul problema della famiglia del divorzio, dell’aborto, dei figli illegittimi, che il Pci dovette affrontare una difficile polemica al loro interno. I casi di dirigenti famosi che si separavano e davano vita a nuove unioni, più o meno clandestine, alimentò la cronaca rosa dei giornali, e suscitò discussioni e polemiche a non finire. La politica ufficiale del Pci si basava infatti sulla difesa ad oltranza della famiglia e della sua unità. Il che mal si conciliava col fatto che buona parte dei leader comunisti erano in quegli anni alle prese con intricate storie matrimoniali.
Le tempeste sentimentali toccavano il vertice del Pci. Oltre al “caso” Togliatti-Iotti, c’erano quelli del vicesegretario Luigi Longo e di Umberto Terracini, fondatore del partito e popolare presidente dell’Assemblea Costituente. Fu durissima la separazione di Longo e la combattiva “Estella” che aveva vissuto in primissima linea, le difficili battaglie della clandestinità.
Fu una brutta storia culminata nel ’53 quando venne a sapere dal “Corriere” di aver ottenuto l’annullamento a San Marino del suo matrimonio, smentì irata allo stesso giornale ricordando con forza che i comunisti erano a favore del divorzio ma non degli annullamenti di comodo, espedienti a cui ricorrevano volentieri i ricchi e spregiudicati borghesi.
Un punto di vista largamente condiviso dalle molte compagne abbandonate dai loro irrequieti mariti. Pur con molti distinguo il Pci si schiera a favore del divorzio anche se sul “Quaderno dell’attivista”” si suggeriva il bisogno di dire che, in linea generale, i comunisti sono sempre stati e sono per il divorzio. Su “Vie nuove”, si giunse perfino ad affrontare il tema delicatissimo dell’aborto intitolato il “bisturi della borsa nera” si respingeva una legge inutilmente severa proponendo l’estensione dei casi in cui l’interruzione della gravidanza sia consentito.
Sul problema dei figli illegittimi il Pci si schierò decisamente su quella “barbara definizione” un prodotto della cosiddetta”civiltà occidentale”. In questo caso il Pci dette prova di un certo coraggio, tenendo conto del fatto che tutta la politica del partito fu quella di evitare rotture con la Dc sul terreno scivoloso riguardante la famiglia, l’educazione cattolica, il matrimonio.
Oggi si sono ritrovati, stanno insieme. E’ stato un lungo percorso finito bene. E’ nato un partito nuovo, dirigenti nuovi, facce nuove e rassicuranti, “misteri della genetica”. Non farebbe notizia vedere il segretario del Pd Veltroni essere d’accordo sulla “194”, lui è sempre d’accordo con tutti. Ma sarà interessante nel prossimo futuro sapere il pensiero di D’Alema, su questo come sulla legge elettorale.
A volte vorrei tanto essere un politico, ma solo per capire le magie della politica. Ma purtroppo non sopporto i maghi, come non sopporto le prefazioni ma rispetto le idee altrui, “anche se una volta ha detto di non essere mai stato Comunista”. Da tutte le angolazioni avrei potuto parlare delle nuove mode che tendevano a liberalizzare i costumi, che i fumetti venivano definiti “narcotici intellettuali”, che le balere erano consigliate, quella dei dancing decisamente condannata. Sfuggita a Gaber in quel bellissimo cd ‘Cos’è la destra – cosè la sinistra’, e tante altre cose, ma la pagina mi dice che è ora di chiudere.

Giorgio Pizzagalli




Cna.Com

Nati nei primi anni del 2000 per essere competitivi e creare eventi

A Cattolica è sorto per combattere l’abusivismo. Ora fa anche intrattenimento e promozione

– Se è vero che i Romani per vincere prima dividevano e poi condividevano, lo è anche per i commercianti raccolti nei Comitati e nei Consorzi. Il boom c’è stato agli inizi degli anni 2000. Sono sorti per reggere la concorrenza dei centri commerciali. E su quell’inizio si sono strutturati e continuano a lavorare di concerto con le pubbliche amministrazioni.
A Cattolica è nato tre anni fa per combattere l’abusivismo commerciale; ha 190 associati. Lo presiede Ignazio Sanchi, un commerciante in pensione, che ricorda: “Tutto è partito dai commercianti dei viale Carducci e Dante. Una protesta contro l’abusivismo commerciale che stava dilagando. Non era più qualcosa di folcloristico, ma si erano impadroniti della battigia, dove era quasi impossibile passeggiare e giocare. Il Comune ha capito che si era stanchi; è nato il Comitato anti-abusivismo. Grazie all’impegno si è riusciti ad eliminare la spiaggia dall’occupazione sistematica”.
“Negli accordi tra Comune e commercianti – continua Sanchi – si sono organizzati giochi sulla spiaggia. La fattiva collaborazione ha fatto sì che oggi facciamo promozione ed intrattenimento. Abbiamo organizzato cinque eventi in Piazza Mercato e sponsorizziamo eventi in spiaggia con premi, buoni acquisto, buoni vacanza. Il Comune per i venditori abusivi ha concesso uno spazio alla Ventena”.
Solo di supporto al commercio invece l’associazione di San Giovanni il “Granaio dei Malatesta”. Partiti nel 2002 in 24, oggi sono diventati una cinquantina e affiancano l’amministrazione comunale negli oltre 100 eventi che mette in piedi. Inoltre, l’associazione si è inventato il FantaNatale, una lotteria che funziona. Monica Mazzini, ne è uno dei protagonisti. Racconta: “Il nostro slogan e quello dell’amministrazione comunale è: ‘Un borgo vivo tutto l’anno’. Siamo un autentico centro commerciale all’aperto con una sua specificità.
Le cose che facciamo funzionano. Per la lotteria di Natale abbiamo staccato 80.000 biglietti; in tanti sono venuti da fuori a fare gli acquisti e chiedevano espressamente il tagliando. Oltre alla Toyota, in palio c’erano altri 11 premi”.
“Siamo partiti – prosegue la signora nella riflessione – per avere più forza con l’amministrazione comunale, ma finora c’è una collaborazione eccellente. Noi del Comitato partecipiamo a quasi tutti gli eventi comunali. Mettiamo a disposizione tempo e lavoro. La nostra organizzazione e la nostra grinta è molto invidiata all’esterno. San Giovanni è un vero e proprio centro commerciale all’aperto, al quale si aggiunge anche il rapporto umano. Il nostro impegno è dimostrato anche dai contributi che abbiamo ricevuto dalla Legge 41 per la riqualificazione del commercio: il più alto tra le città della provincia di Rimini. Nel 2005, ci è stato staccato un assegno di 62mila euro. Abbiamo fatto meglio nel 2006; l’assegno sarà di 120.000 euro. Segno che si sta investendo sulle attività”.
Giorgio Utili per 32 anni è stato il braccio destro di Gianni Fabbri, il titolare del Paradiso. Da 4 anni lavora per i locali dell’area Marano. Dove si è costituito un comitato, il Marano Doc. Argomenta: “Il Consorzio è nato non per ragioni di difesa ma per far sapere chi siamo, cosa facciamo e con quale spirito. Siamo imprenditori seri, aperti dalle 8 del mattino fino alle 4 del giorno dopo. E’ la movida riccionese; prima del successo c’è il fatto che chi viene da noi per divertirsi serenamente.
Non c’è lo stereotipo dell’abito firmato; si può venire come si vuole, in ciabatte e pantaloncini corti. L’ingresso è gratuito e non c’è l’obbligo della consumazione. Inoltre, il controllo avviene sia sulla strada, sia dentro. Ed abbiamo anche a disposizione un’ambulanza.
Fino a pochi anni fa la nostra era la peggior zona dell’Adriatico; ora è uno dei poli d’attrazione non solo notturno. Il Consorzio promuove anche la vita sportiva diurna, con campi da calcetto e da tennis. Richiama le famiglie di giorno; si fa surf, kite. Sulla nostra onda, ci sono nuove iniziative sulle colonie. Ne vogliono fare club, villaggi turistici. Il nostro esempio è stato riproposto a Rimini, zona porto, con più sensibilità”.
“Cerchiamo di essere – va avanti Utili nella sua riflessione – buone persone e buoni gestori. Diamo lavoro a circa 500 addetti, soprattutto giovani. Certo siamo sempre a rischio che certi permessi non ci vengano concessi. Aspettiamo regole certe per la nostra attività”.
Andrea Curzi, 37 anni, è da poco entrato nel comitato d’area di San Lorenzo, che conta una quarantina di aderenti. Ne è il vice-presidente. Insieme al fratello è il titolare di Cd Arredamenti, dice: “Il nostro Comitato è una bella realtà per una frazione così piccola. Prima ancora che stare insieme per ragioni commerciali, lo si fa per fare gruppo, essere una comunità.
Oggi abbiamo una vita di corsa, aiuta i rapporti interpersonali. Poi, come Comitato, ci ritroviamo per discutere dei nostri problemi. Lo stare insieme fa forza. Il momento topico della nostra attività sono le manifestazioni natalizie. Poi c’è ‘Notte sotto le stelle’ per celebrare San Lorenzo. E prima di andare in Comune per le ragioni del quartiere, ci riuniamo noi del Comitato per chiarirci le idee e fare le giuste richieste”.
Bruno Bernabei, coordinatore del Comitato San Lorenzo: “Solo insieme si fa sistema. Si riescono a mettere insieme degli eventi attraverso i quali si comunica la vocazione commerciale della zona.
Poi c’è tutta la partita dei rapporti con l’amministrazione comunale. Il nostro è un Comitato prima portato a fare e poi a chiedere. La debolezza dei Comitati sta nel tempo; l’importante è rilanciarsi con nuove figure e nuove idee, altrimenti sul periodo giunge la stanchezza di chi è portato a fare.
San Lorenzo negli ultimi anni ha accresciuto il numero dei soci e la quantità e qualità delle manifestazioni. Vorrei ricordare la Notte Rosa o Natale San Lorenzo. Le due isole pedonali che si animano, hanno spinto alla costruzione e l’arredo della piazza, con i lavori che partiranno a giorni”.

Ignazio Sanchi, Cattolica: “Negli accordi tra Comune e commercianti si sono organizzati giochi sulla spiaggia. Oggi facciamo promozione ed intrattenimento”

Monica Mazzini, S. Giovanni: Le cose che facciamo funzionano. Per la lotteria di Natale abbiamo staccato 80.000 biglietti. Organizzazione e grinta invidiata”

Andrea Curzi: “Il Comitato è una bella realtà per una frazione così piccola. Prima ancora che stare insieme per ragioni commerciali, lo si fa per fare gruppo, essere una comunità”

Bruno Bernabei: “Siamo portati prima a fare e poi a chiedere. La stanchezza del tempo si vince con nuove figure e nuove idee. San Lorenzo sempre in aumento”

“Nel 2008 balleremo a piedi nudi sulla sabbia”

– A.MareMisano. Il gioco di parole è il nome del Comitato d’area di Misano Mare. Racchiude 50 alberghi, una trentina di commercianti e le due associazioni dei bagnini, la Cooperativa e il Consorzio. E’ nato soltanto nel 2006 sull’impulso di 11 alberghi che si trovavano sul lungomare. Così Tiziana Frisoni, il presidente e Rossano Razzano, ne spiegano le origini: “Siamo nati sull’onda del nuovo arredo urbano sul lungomare.
Abbiamo cercato di animare il contenitore. Abbiamo pensato di comportarci come un villaggio vacanze per reggere la concorrenza e intrattenere i nostri clienti. Il singolo albergo da solo può fare ben poco. In questo modo, inoltre, il turista si sentiva ospite della città e non soltanto dell’albergo. La nostra esperienza è stata molto fortunata; ogni lunedì proponevamo un po’ di musica con balli sul bel lungomare. Spettacoli piacevoli, nei quali si tornava a respirare l’atmosfera romagnola, cosa che non si vedeva più da anni. Molto folcloristica, molto efficace. In fondo, il turista si vuole portare a casa un po’ di tipicità, di sana tradizione. Il clou lo abbiamo raggiunto con ‘Aspettando Ferragosto’, spettacolo con aperitivo gratuito dalle 18 a notte fonda”.
Il piccolo Comitato d’area nel 2007 si è allargato agli altri operatori, fondendosi anche con il Comitato di viale D’annunzio. La forza ha permesso di ampliare il numero delle serate. La scorsa estate sono state 42. Ed hanno coinvolto più punti di Misano Mare. Per dare un’immagine forte, ogni avvenimento è stato denominato con un nome capace di accendere la fantasia e fare un po’ di sano marketing. Così ecco: “Una rotonda sul mare” (eventi sul lungomare), “Tutti in piazza” (Piazza della Repubblica), “Viali in festa” (viale d’Annunzio). Per le occasioni speciali è stato coniato “Aperti per ferie”, ovvero la “Rustida di pesce”, serate che a Misano non si facevano da alcuni anni.
Affermano i due rappresentanti del Comitato, entrambi albergatori: “Il nostro Comitato è giovanissimo, ma ha già dato una piccola svolta a Misano. Non possiamo più pensare che possa più delegare tutto all’amministrazione comunale. Come imprenditori dobbiamo essere soggetti attivi del nostro turismo. La gestione dell’intrattenimento è almeno importante quanto la gestione delle camere. E non ci si può più appoggiare solo agli altri. Quest’anno presenteremo oltre ai classici eventi dell’anno scorso, due grosse novità: un animatore che vivacizzerà le nostre serate ed un palco fisso che si apre su Piazzale Roma, che permetterà di ballare e divertirsi direttamente sulla sabbia. Grazie alla nostra forza, oltre che dall’amministrazione comunale, un valido supporto lo abbiamo ricevuto dagli sponsor: Conad, Bpu-Banca Popolare di Ancona, Banca di Credito Cooperativo di Gradara, Carim, Banca Popolare Valconca”.
Nato per fare intrattenimento, il Comitato misanese si sta già muovendo sul fronte della sponsorizzazione. Grazie al suo sostegno economico ha trattenuto a Misano la festa nazionale Udace (ciclismo) che si terrà a Misano dal 22 al 25 maggio. Previste 5.000 presenze.
Chiude il presidente Tiziana Frisoni: “Abbiamo in cantiere altri progetti. Si sta pensando ad un evento nel quale si possa identificare prima il misanese e successivamente anche il turista.
Un avvenimento che col tempo possa avere un impatto tipo la Notte delle Streghe a San Giovanni in Marignano, oppure qualcosa di simile. E da svolgere nel Parco Mare Nord, uno scenario di valore assoluto”.

Tiziana Frisoni: Due novità nel 2008: un animatore che vivacizzerà le serate ed un palco fisso che si apre su piazzale Roma, con pista da ballo sulla sabbia

Rossano Razzano: Il nostro Comitato è giovanissimo ma ha già dato una piccola svolta a Misano. Non possiamo più delegare all’amministrazione comunale

INTERVENTO

Pesaresi: “Ci vogliono i Consorzi”

– Gilberto Pesaresi è un esperto. Testimone e protagonista del Comitato d’area “Cittadella” di via Pascoli di Rimini nel ’96. Dice: “Per esperienza il lavoro del Comitato dura 2-3 anni e sopravvive una decina. Sono nati perché allora si era divisi in associazioni, che si superavano con un altro livello. Oggi, ci vogliono i Consorzi. Cioè i commercianti devono stare insieme e organizzare eventi e fare promozione, mettendo sul piatto delle risorse. E avere quella forza contrattuale con le banche, le istituzioni”.

Viale Ceccarini il Consorzio, all’inizio fu l’apertura domenicale

Una ventina di anni fa su idea di Oscar Del Bianco che va a trovare un collega a Forte dei Marmi. Oggi, l’associazione è meno dinamica. Oscar: “Sembrerà incredibile ma il viale vive ancora di quell’abbrivio, ma sta per finire. Il futuro si gioca su idee di razza e non puttanate all’ultimo momento”

– Oscar (di cognome Del Bianco) è l’icona di viale Ceccarini. Dello spirito migliore della Romagna: idee, attenzione alla qualità, facilità delle relazioni. Lo conoscono in tutt’Italia. In questi anni ha messo in piedi relazioni lunghe. Anzi, lunghissime. Ha amici in ogni ambiente, che non sbandiera mai. Ma se qualcuno glielo chiedesse (si veda il Comune di Riccione, o la Provincia di Rimini) sarebbe pronto ad intervenire e portarli da noi, “gratis”. Forse, oggi, la sua massima ambizione è essere il consigliere del principe (i sindaci) per rilanciare una zona che perde colpi: il prestigio è spesso l’anticamera della decadenza.
La scorsa estate scese in riviera Elio Fiorucci, lo stilista che fu un emblema del Made in Italy degli anni ’70-’80, arrivando a fatturare 500 miliardi. Amici, il milanese lo volle rincontrare. Oscar appartiene a quella categoria di persone per le quali la moda è la capacità di farsi star bene addosso un vestito, senza dimenticare la qualità. Il suo “Block 60” ne è l’emblema.
E’ stato uno dei protagonisti del prestigio di Riccione. Fu lui più di vent’anni fa ad inventarsi il Consorzio Viale Ceccarini e portare la rivoluzione invernale: tenere aperto i negozi la domenica pomeriggio. Poi sono arrivati gli altri.
L’idea la ricorda così: “Andai a trovare un mio amico a Forte dei Marmi, Toscana. Aveva un negozio di abbigliamento e mi disse che stavano aperti la domenica durante l’inverno con ottimi risultati. Ritornai a Riccione, con l’aiuto dell’allora sindaco Terzo Pierani, e nonostante i contrasti, riuscimmo a far nostra l’idea”.
A chi gli chiede come nacque il Consorzio, continua: “Allora avevo 2-3 negozi in viale Ceccarini, ma nonostante tutto capivo che da soli non si andava da nessuna parte, ma che in 100 si poteva mettere in piedi una forza capace di farsi notare in provincia, in regione ed anche fuori. Aumentava il potere contrattuale con la pubblica amministrazione, con le banche, con i fornitori. Insomma, si voleva fare sistema. Si capiva che l’apertura domenicale senza intrattenimento era riduttiva. Così mettemmo in piedi un programma con spettacoli di strada, giocolieri. Mettemmo insieme delle sinergie con l’entroterra, con i sindaci della Valconca. Ci si rendeva conto che il mare legato alla bellezza dei nostri paesi poteva funzionare. Facemmo uscire, allegato all’Espresso, una cartina con i percorsi ciclistici della Valconca. Fu possibile, oltre che con la nostra quota, con le sponsorizzazioni dell’Aeffe, della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, il Comune di Riccione. Avevamo un bilancio di 500 milioni. Una cifra per i tempi”.
Oscar è uscito dal Consorzio alcuni anni fa. “Siamo dei solisti. Chi era dentro si era rotto le scatole di pagare e lavorare per chi non c’era. Chi non c’era non interveniva perché poi le cose si facevano in ogni caso. Alla fine dovevo rincorrere in molti soltanto per le quote. Una volta aprii a mio nome un fido di 100 milioni per fare delle cose”.
“Sono del parere – continua Oscar – che ogni cosa ha senso se ha continuità. Se la si fa crescere. Se la si migliora. Il nostro progetto di fare di viale Ceccarini un centro commerciale all’aperto si è arenato perché è mancata la continuità. Sembrerà incredibile ma il viale vive ancora di quell’abbrivio, ma sta per finire. Un centro commerciale ha le sue regole per attirare visitatori: investire e fare. Fare cose di razza e non puttanate all’ultimo momento. Insomma, non si può programmare il Natale partendo in novembre. La gestione deve essere lunga, con un progetto, con una strategia di medio e lungo periodo. Oggi, non si inventa più nulla. Dietro ci vuole lavoro, lavoro, lavoro”.
“Per carità – chiude Oscar – nessuna colpa a chi è lì; forse si è fallito perché la struttura era troppo personalizzata e su questo abbiamo sbagliato. Oggi, da solo non conti nulla. Dobbiamo fare sistema come provincia. Il nostro villaggio-vacanza che è tutto il territorio provinciale è unico per quello che offre: mare, collina, città d’arte, autodromo, campo da golf, equitazione, anche uno Stato, San Marino. Lo possiamo vendere in Germania e nel mondo. Ai cinesi, agli indiani, si può far loro base qui e poi raggiungere Venezia, Roma, Firenze. Il futuro si gioca con la qualità ed i servizi. Purtroppo, abbiamo un individualismo che ci porta alla tomba”.