Verdi: Galasso presidente provinciale

– Combattere le nuove povertà che non ti fanno arrivare a fine mese. La viabilità. Grande attenzione per il mare. Il tutto con trasparenza e senza timori. Con questi temi si presenta Mario Galasso, dallo scorso 28 gennaio presidente provinciale dei Verdi eletto per pochi voti. Era in competizione con Gianfranco Giovagnoli (sostenuto da Cesarino Romani, Sauro Pari) e Francesco Castellani (appoggiato da Antonio Brandi). Con Galasso il gruppo riccionese dei Verdi (Stefano Albani e Antonio Cianciosi), i cattolichini e parte dei riminesi.
Assessore all’Ambiente del Comune di Riccione, sposato, due figli, Galasso proviene dalla cultura cattolica. Lavora in una cooperativa.
Dice: “E’ stato un bel congresso provinciale. Per la prima volta per i Verdi si è iniziato a dire chi sta da una parte e chi sta dall’altra. Per quel che mi riguarda, ritengo fondamentale la trasparenza. Nel primo incontro provinciale è stato introdotto il quaderno dei verbali e la prima nota, con le nostre entrate e le nostre uscite. Sono del parere che la trasparenza interna sia il primo passo per una politica seria. L’altro passo è non portare all’esterno le polemiche interne. Cioè dobbiamo dirci tutto durante i nostri incontri, senza le uscite ad effetto sui giornali, come accaduto nel passato. Insomma, le energie vanno utilizzate con gli alleati e non disperse nel nostro interno. Il rischio che corriamo come forza politica piccola è inseguire le priorità dei nostri partiti alleati grandi, cercando di arginare alla meno peggio quanto ci troviamo sul tavolo. Spesso succede che partecipiamo in modo minore nel definire l’agenda politica”.
Voi siete piccoli, quanto potete incidere nelle decisioni?
“Credo che sia possibile uno sviluppo rispettoso del futuro. Se da un punto di vista culturale tutti si definiscono ambientalisti, a livello operativo sono piccoli. Le scelte richiedono investimenti, sacrifici da parte delle persone. Questa è la pagina da girare. In modo serio e professionale vogliamo partecipare ai tavoli dove vengono decise le priorità del territorio. E’ chiaro che per avanzare tale priorità, dobbiamo dimostrare la serietà. Se oltre a litigare sui giornali si è anche piccoli, perché gli alleati grandi ti dovrebbero dare credito? Al centro ci sia il nostro partito e non le singole persone. All’interno dell’esecutivo non è importante tener conto delle singole mozioni, ma che si abbia voglia di lavorare e che si voglia essere nel rinnovamento dei Verdi. Con particolare attenzione vanno coinvolti i nostri tesserati e non; vanno attivati gruppi di lavoro sui grossi temi e un laboratorio culturale da presentare ai nostri alleati. Altro passo, è lavorare dove i Verdi in maniera ufficiale non sono presenti”.
Quali sono le tre priorità della provincia di Rimini?
“Sicuramente la viabilità. Si va al raddoppio dell’autostrada, della Strada Statale 16, della metropolitana di costa. Il trasporto è fonte di inquinamento reale.
Il secondo tema è l’uso e il consumo del territorio, massacrato dal motore immobiliare. Un tema difficile, tuttavia va affrontato. E nel territorio ci metterei anche l’inquinamento del mare. E’ la nostra industria, con grossi problemi di salute che non possono essere aggirati con le piscine. L’Adriatico ha la necessità di essere portato su tavoli molto alti.
Il terzo punto fermo sono le nuove povertà; coloro che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Pensare come intervenire non è semplice, ma va creato un gruppo di lavoro tecnico, serio, oggettivo, strutturale. Forse va anche inventato il percorso, ma i beni primari devono essere garantiti a tutti”.
Quanto incide un piccolo partito sul governo della nostra comunità?
“Credo che piccoli abbiamo poco senso di esistere; si rischia di incidere poco sui sistemi forti. Per cui l’idea è di pensare, da noi, ad un soggetto politico come l’Arcobaleno, per essere la seconda gamba sulla quale la sinistra possa camminare. Deve mettere al suo centro l’identità etica, spesso passata in secondo piano. Capisco che è un percorso non facile, perché vanno condivise cose, rinunciando a pezzi di sé. Perché non far nascere un laboratorio a livello regionale e nazionale?”.