Riccione, capitale delle pietre dure

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AZIENDE

L’anno prossimo, in giugno, ci sarà, a Rimini, una fiera, “Gem World”. Esempio concreto di territorio che fa sistema. Nella nostra provincia la sede nazionale dell’associazione

– In pochi lo sanno; il Riminese è leader in Italia nel settore delle pietre dure, fino ad oggi il fratello povero della gioielleria. Bulgari, forse il più blasonato orafo al mondo, compra le sue pietre a casa nostra. Sul territorio orbitano 23 aziende, circa 200 addetti e un fatturato di molti milioni di euro. Le 5-6 maggiori hanno anche 15-20 addetti.
Finalmente il territorio è riuscito ad concretizzare lo slogan “fare sistema”. Sollecitata dai produttori, investendo denari ed energie, la Fiera di Rimini, dopo aver commissionato un attento studio, ha messo in cartellone una fiera che aprirà i battenti l’anno prossimo.
Il Consorzio di imprese è associato all’Api (Associazione della piccola e media industria della provincia di Rimini). Afferma Alessandro Rapone, il direttore: “Rimini è un punto di riferimento a livello nazionale. C’è una specializzazione legata sia alla commercializzazione, sia al know how produttivo. Insieme le imprese hanno cominciato a lavorare su alcuni progetti. C’è stato uno stand collettivo alla fiera di Vicenza, la maggiore del mondo, dove le liste di attesa per i singoli imprenditori durano 5-10 anni. L’altro obiettivo è stato costruire un avvenimento espositivo a Rimini. Oggi, voglio rimarcare che la sede dell’associazione nazionale delle pietre dure è nella nostra provincia”.
Il momento fieristico si chiama “Gem World” ed è in cartellone dal 7 al 9 giugno 2008. La speranza è che si possa affermare.

Consorzio, presiede Cesari

– Il Consorzio adriatico pietre preziose e orafe è composto da 23 imprese. Ecco il consiglio direttivo.
Paolo Cesari (presidente), Franco Vagnini (vice presidente), Stefano Basili, Arrigo Filippucci, Renzo Morri , Silvio Muratori, Maurizio Ticchi (consiglieri)

Athena, bellezza e artigianato

Muratori è un giovane rappresentante di preziosi. Si fa fare qualche oggetto dagli artigiani col proprio marchio. Siamo nell’82, nasce l’azienda. Tanti film

– Che storia quella di Athena, gioielli in argento: ammiccante e simile a quella di migliaia di imprese italiane. Spirito, creatività, saggezza artigianale, con la forza di credere nel proprio prodotto. E tutto avviene per puro caso.
La fonda il riminese Silvio Muratori insieme all’amico Antonio Spadarella (successivamente uscito dall’impresa, purtroppo morto prima del tempo) nell’82.
Giovane rappresentante di preziosi, Muratori, per gioco, e per offrire qualcosa in più alla clientela, affianca agli oggetti che rappresenta una propria collezione. La fa produrre da abili artigiani. Il commercio inizia a prendere piede fino alla creazione dell’azienda. Sede a Rimini, poi a Riccione, conta una decina di dipendenti e una rete commerciale fatta di una quindicina di addetti. Con contatti che vanno dal Giappone all’America.
L’azienda lavora l’argento al naturale, privo di galvaniche, impreziosendolo con pietre, oro, perfino nastri di velluto. Gli oggetti oro e argento in questo momento vanno molto di moda, ma Athena portò sui mercati l’abbinamento nel 2000.
Catalogo di 500 oggetti, agli amanti strizzano bellezza e una lavorazione manuale raffinata. Ad esempio, si è attenti alle parti meccaniche, alla lavorazione, per estrarre dalla materia prima effetti capaci di catturare. E’ puro Made in Italy. La progettazione viene effettuata dallo stesso Silvio Muratori, dal figlio Federico (alle spalle l’Istituto d’arte di Pesaro) e da esterni (bel contributo da Paola Gemma).
Innovativi in bottega e dinamici da un punto di vista commerciale. “Athena” tenta di entrare in nuovi mercati; seppur piccola ha partecipato a fiere in Giappone e Usa. Collane, bracciali e orecchini “protagonisti” in una lunga serie di film: “Il bello delle donne”, “Carabinieri”, “Don Matteo”, “Incantesimo”, “Io no”. Quest’inverno “uscirà” nel film “Sms-Sotto mentite spoglie” del regista Vincenzo Salemme.
Dei propri gioielli racconta Muratori: “Non devono essere schiavi della moda, ma oggetti da lasciare in eredità, come un bell’orologio. Le cose belle sono sempre di moda. I nostri sono messaggi d’arte e di bellezza”.

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