E ora puntare ad uno sviluppo di qualità

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– Adriano Aureli, presidente Confindustria della provincia di Rimini: “In questi anni le imprese si sono trasformate lavorando sodo ed oggi stanno raccogliendo i frutti.
La crescita rilevata dalla congiuntura è una chiara dimostrazione che le aziende hanno saputo innovarsi ed internazionalizzarsi. Un impegno che ha permesso alla realtà imprenditoriale della provincia di superare la crisi, stare al passo con la domanda, raggiungere obiettivi importanti giocando da protagonisti sul mercato globale.
Affinché l’innovazione delle aziende si traduca in innovazione del territorio è necessario, come abbiamo fatto emergere con il Progetto Rimini e i Creativi, pensare alla Rimini del futuro. Dobbiamo cogliere la ricchezza di tutto il territorio per condividere un piano strategico che ci porti a disegnare come saremo da qui a 20 anni.
Non possiamo però dimenticare i problemi di oggi. A partire dalle infrastrutture e dalla mobilità. Colgo anche l’occasione per riportare l’attenzione sull’annoso problema delle aree industriali. Ci auguriamo che presto vengano create le condizioni affinché le industrie sul territorio possano vedere soddisfatte le loro esigenze. Inoltre, non dobbiamo dimenticare i giovani. Dobbiamo lasciare loro molto spazio”.

Giancarlo Ciaroni, presidente Legacoop provinciale: “Nei dati convivono molte complessità; ci sono attività dinamiche e altre no. E’ evidente che il turismo è andato bene, ma non siamo al pre-’89, come valore globale. E poi vanno aggiunti due milioni del congressuale che una volta non c’erano Buono il dato del lavoro: più crescita e meno disoccupazione. E’ indubbio che il nostro futuro passa per la strada della qualità: difendere la qualità del mare, dell’accoglienza e delle infrastrutture”.

Mauro Gardenghi, segretario della Confartigianato: “La nostra lettura dei dati è in controtendenza; il nostro è un cauto ottimismo. La lettura di maniera non ci interessa. I dati 2006 sono migliori del 2005 perché fu un anno negativo. I problemi ci sono ancora tutti. E’ aumentata solo l’edilizia e sono piccole imprese gestite dagli extracomunitari. Non esiste il distretto della moda e non è nato quello della natica. Nell’occupazione, nel Pil siamo gli ultimi della regione. Nel turismo le presenze dicono poco, contano i volumi d’affari”.

Enrico Santini, presidente Unione agricoltori: “L’economia, a Rimini, va bene se va bene il turismo. Altrimenti è un falso sviluppo. E il turismo va bene se il territorio resta vivibile. Se il paesaggio resta accattivante. Se Valconca e Valmarecchia verranno valorizzate per le loro bellezze e non lottizzate per speculare “continuando con questa economia di rapina. Non dimentichiamoci che in dieci anni, i questa provincia, ci siamo mangiati, costruendo, un territorio pari a quello del comune di Verucchio. Abbiamo fatto una vera economia di rapina sul nostro territorio. Altro che felicità per qualche ‘più’ sui dati. Si parla tanto del ‘sistema Rimini’, ma se questa è la nostri visione, direi che è solo miope e corta, altro che ‘sistema'”.

Roberto Brolli, presidente provinciale Confcooperative: “Come cooperazione c’è un certo ottimismo; il nostro modello risponde all’economia locale soprattutto nei servizi e nel sociale. Il futuro non può che essere legato alla qualità del prodotto e del servizio e deve coinvolgere tutti i settori. E soprattutto la piccola impresa che ha un rapporto diretto con il cliente finale. Quanto ai dati annuali della Camera di Commercio hanno sempre avuto peso poi nell’ambito delle scelte strategiche del territorio”.

Alberto Brighi, presidente di Api (Associazione piccole e media industria della provincia di Rimini), è appena tornato dalla Cina. Argomenta: “In Cina abbiamo ottenuto incontri positivi, ma vanno sfruttate, ma senza il rischio di autocompiacersi. Abbiamo la capacità di fare i prodotti, la capacità creativa, la capacità di proporre e vendere i manufatti, ma ci vuole la capacità di fare sistema che ci manca. Siamo in grande ritardo sulle infrastrutture e sulle aree industriali, con i tempi lunghi che vanno a penalizzare le imprese. Insomma, se ci culliamo, andiamo a prendere delle legnate. Il punto forte della nostra economia è il mix tra turismo e attività produttive”.

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