Cultura, chi l’ha detto che Rimini è arretrata?

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CONTROTENDENZA

La 52ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (la Biennale) ha ospitato all’interno dello spazio Thetis, nell’ambito di una rassegna di 100 giorni dedicata all’artista e pensatore Joseph Beuys, intitolata Difesa della natura, i progetti e gli interventi di molti artisti, cineasti, architetti, critici d’arte e ricercatori della Romagna e di Rimini.
Anch’io vi ho preso parte con un intervento dal titolo “Alberi d’oro, di seta e di carta. La natura pensata e dipinta tra Oriente e Occidente”, l’onore immeritato e la fortuna di trovarmi in una bella e generosa compagnia di menti studiose, pensanti e creative.
Il merito di questa folta presenza va all’associazione culturale «Pharos», che nelle persone dei suoi ideatori e fondatori – Roberto Barbanti, Luciano Boi, Angela Gorini, Simonetta Piscaglia e Sabrina Raggini – hanno invitato un folto gruppo d’intellettuali scelto tra i più originali e colti del panorama locale.
Hanno aperto, sabato 15 settembre, due progetti di architettura del giardino e del paesaggio, fondati sull’idea del recupero e della memoria.
Da una parte l’artista Franco Pozzi e gli architetti Maria Luisa Cipriani, Bernard Neuilichedl, Claudia Morri e Lucia Raffaelli hanno presentato un intervento di musica, grafica e animazione dal titolo “Tra natura e artificio, un volo nell’impermanente”: indubbiamente l’idea più solida e filosoficamente centrata che abbia avuto occasione di vedere e ascoltare quel giorno. Dall’altra, l’artista Claudio Ballestracci e l’architetto Frederic Barogi, con “Aperture a filo d’erba” hanno illustrato una serie di suggestivi e raffinati interventi dedicati al rapporto poetico tra architettura e paesaggio.
Entrambe le proposte, nutrite da una seria preparazione estetica e intellettuale, hanno dato un salutare spazio al linguaggio simbolico. Uno degli interventi più profondi per stile e concetto è stato quello dell’artista e storico dell’arte Massimo Pulini che, disseppellendo materiali dimenticati, ha parlato degli interventi di protezione delle opere d’arte italiane durante la Grande Guerra: strutture fascinose e geniali le quali di per se stesse perseguivano un’idea architettonica di bellezza e ordine e che, perciò, risultano oggi paragonabili a molte realizzazioni d’arte contemporanea.
Molto belli i film presentati tra cui il commovente “Appunti romani”, introdotto dal regista Marco Bertozzi con una relazione sul riciclo poetico dei materiali storici e d’archivio, il filmato “Memoria del latte” dell’artista Lucia Baldini, proiettato domenica 16 settembre, assieme al film ‘Petróleo México” di Roberto Paci Dalò, e a “Berbablù” dell’associazione Vaca. Una decisa smentita, nel complesso, all’idea di una provincia romagnola sonnecchiante e culturalmente arretrata.

Alessandro Giovanardi

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