‘Manca solo il candidato a sindaco’

– A Rimini il centro-destra è già maggioranza tra la gente, anche se non dentro il “Palazzo”. Per far sì che arrivi anche lì, bisogna trovare un “condottiero” per le prossime elezioni. E nel far questo la trasformazione di Forza Italia nel Partito della Libertà, o Popolo della Liebertà, potrà essere molto utile.
E’ il pensiero del senatore Giampaolo Bettamio, forzista assai vicino a Silvio Berlusconi, noto a Rimini perché paracadutato 7 anni fa per il seggio (sicuro) a Palazzo Madama, e ora coordinatore regionale degli azzurri emiliano-romagnoli.
Allora senatore Bettamio che sta succedendo in Fi?
“Stiamo avanzando verso un progetto che già ha avuto una sua metamorfosi, mirato alla nascita del Partito della Libertà o del Popolo della Libertà (saranno i cittadini a deciderlo in una sorta di referendum fatto nei prossimi week end ai banchetti). Parlo di metamorfosi perché in un primo momento sembrava che Fi dovesse sciogliersi per creare una forza più ampia con tutti i soggetti di centro-destra o liberali che volevano aderire (partiti, o dissidenti dei vari partiti?). Vi è poi una seconda strada che è emersa, e che probabilmente è quella che sceglieremo: la creazione di una rete dei soggetti che si riconoscono nell’area del Partito Popolare Europeo, con partiti che non si sciolgono e mantengono una propria individualità, e che sono coordinati da un nuovo organismo, per il quale ci sarà un’apposita assemblea costituente”.
Un po’ il concetto che il capogruppo di Forza Italia a Rimini Alessandro Ravaglioli ha lanciato qualche settimana fa, facendo appello a tutte le forze che non si riconoscono nella maggioranza di centro-sinistra?
“Sì, si tratta di questa seconda ipotesi alla quale, a livello nazionale, stanno già aderendo ad esempio Rotondi, della Dc, Storace di An?”.
A Rimini, secondo lei, questo rinnovamento aiuterà il centro-destra ad affermarsi alle prossime elezioni?
“A Rimini c’è solo un problema: serve una persona, perché la maggioranza c’è già. Serve un condottiero. A Rimini città, ad esempio, la maggioranza è già di centro-destra. Alle ultime elezioni se fossimo riusciti a schierare un candidato forte, incisivo, sopra le parti, io ad esempio avevo suggerito Stefano Zamagni, avremmo vinto. Perché Rimini non è più di centro-sinistra, è di centro-destra”.
Forza Italia a Rimini è nella stagione dei congressi. L’8 dicembre ci sarà quello provinciale dove, si dice, si imporrà Marco Lombardi. Dopodichè il lavoro sarà quello di cercare il condottiero di cui lei parla o dal 9 ce lo avrete già?
“Sarò io a presiedere il congresso dell’8 dicembre. In effetti Marco Lombardi ha tutte le caratteristiche per prendere in mano il partito e guidarlo verso la vittoria. Secondo me, lo ripeto, cercando un candidato forte e sopra le parti, gradito all’imprenditoria e che sia una garanzia per l’opinione pubblica”.
C’è però chi dice che nel patto che porterà alla vittoria, pressochè sicura, di Lombardi al congresso, è contemplata anche la designazione del prossimo candidato a sindaco per Rimini, e che sarà un “politico puro”?
“Ancora i tempi sono lunghi e ci sarà spazio per tutti, ma se si vuole vincere, credo che l’identikit del candidato sia quello che ho descritto prima io”.

di Francesco Pagnini




Da Rimini la legge sullo spettacolo dal vivo

Forse è per questa ragione che lo scorso 30 novembre, ore 18, Sala del Giudizio – Museo della Città di Rimini, si è tenuto il convegno “La nuova legge sullo spettacolo dal viv: istituzioni, operatori e territorio a confronto”.
Elena Montecchi, sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali, con delega allo Spettacolo ha presentato la nuova proposta di legge per lo spettacolo dal vivo, una legge quadro capace di valorizzare tutte le forme di spettacolo dal vivo e gli spettacoli della tradizione, di cui l’Italia e in modo particolare il nostro territorio è ricco e per ridisegnarne, di conseguenza, le competenze in materia.
Sono intervenuti Alberto Ronchi, assessore regionale alla Cultura, Marcella Bondoni e Stefano Pivato, assessori provinciale e comunale alla Cultura di Rimini, Damiana Bertozzi Presidente “Riminiteatri” e Maurizio Ermeti, Coordinatore Forum Piano Strategico Comune di Rimini, ma anche i Direttori dei Teatri della nostra Provincia, dell’Istituzione Musica Teatri Eventi di Rimini, i diversi esponenti di RiminiTeatri, i rappresentanti legati al fervido mondo della musica e all’intreccio tra arti contemporanee, laboratori di creazione artistica e spazi residenziali quali il Velvet Factory o i luoghi di formazione musicale come l’Istituto Musicale Lettimi e quelli dedicati alle Arti Visive come l’Accademia di Belle Arti.




“Non si può condividere la memoria del fascismo”

LA LETTERA

Gentile redazione,
nel precedente numero del vostro giornale è apparsa la recensione di un libro autobiografico del signor Cleto Cucci nel quale l’autore narra la sua militanza durante la lotta di liberazione tra le fila del Battaglione Venezia Giulia, appartenente alla fascista Guardia Nazionale Repubblicana. Il carattere fortemente ideologizzato e apologetico dell’articolo scritto dal signor Romano Ricciotti, ci induce a scrivervi queste righe con la richiesta di pubblicarle.
Riteniamo molto pericoloso dare credito, con la loro divulgazione, a interpretazioni che hanno lo scopo di diffondere l’idea che sia esistito un fascismo buono e che alla fine sia necessario parificare le ragioni di tutte le parti in causa.
La Repubblica Sociale Italiana rappresentò il ritorno del feroce e violento squadrismo che, aderendo alle ragioni ideologiche del nazismo, fece del collaborazionismo il suo principio fondatore poiché non avrebbe potuto durare un sol giorno senza il sostegno tedesco. La GNR svolse funzioni di polizia in assistenza agli occupanti tedeschi; dunque aveva compiti di repressione del movimento partigiano, di persecuzione degli antifascisti e di delazione a favore dei nazisti.
Qui si vorrebbe far credere, al lettore sprovveduto, che vi erano solo buoni propositi nella scelta, sbagliata, di combattere per il fascismo liberticida e antipopolare. Non traspare neppure quell’ideale di onore, comunque ingiustificabile, che per tanti significò mantenere la parola data agli oppressori nazisti combattendo al loro fianco fino alla catastrofe.
Invece si rivendica impudentemente la difesa del popolo italiano contro “rinnegati e approfittatori” (gli stessi sui quali si sostenne per venti lunghi anni la dittatura mussoliniana!), ignorando che nella Resistenza quel popolo stava già costruendo il proprio riscatto dalla infamia di un regime dispotico.
Da quell’esperienza non trapela neanche una minima riflessione critica: il recensore avvolge nell’immaginario irrazionale tipico del fascismo, una vicenda che mai ha fatto i conti con il sano dubbio della ragione, come dimostra la continuità politica dell’autore tra le fila dell’Msi dopo la nascita dell’Italia democratica e repubblicana. Così nemmeno gli umani sentimenti di paura, sofferenza, disperazione, dolore possono avere qui cittadinanza perché ciò che va celebrata è solo la mitologica limpidezza di un’esistenza oltre la quale appare il fine di giustificare e far accettare i disvalori e il disegno politico-sociale criminale che il nazifascismo proponeva.
Il presunto rispetto tributato a Giorgio Paglia e Guido Galimberti che, con altri partigiani italiani e russi, vennero fucilati dopo che due loro compagni feriti, per i quali erano state garantite cure in cambio della resa, furono brutalmente assassinati a pugnalate, è legato unicamente ad un concetto astratto di eroismo. Mentre per il fascista ciò che conta è il gesto, che conduce alla violenza estrema della morte inflitta o subita, per noi l’essere coraggiosi e generosi nel lottare per una causa non è un comportamento ammirevole in sé; così come non è una condotta esclusiva di chi ha uno specifico ideale piuttosto che un altro, o un attributo che appartiene ad un popolo rispetto ad un altro. Il discrimine dunque non si pone semplicemente tra l’eroe ed il codardo, bensì nei principi per i quali si lotta.
Allora come si può dimenticare che i fascisti teorizzarono e praticarono tra l’altro, la discriminazione e la persecuzione razziale? Nel settembre ’43, unità della divisione SS LAH avevano compiuto eccidi e rastrellamenti di ebrei in quegli stessi luoghi del Novarese dove, l’anno successivo, il sottotenente Cucci e i suoi camerati avrebbero trascorso l’ultimo periodo della loro spensierata “avventura”. Non sembra che ciò abbia suscitato alcun turbamento in loro.
La ricostruzione degli episodi accaduti dopo la liberazione di Novara (26 Aprile) sono il frutto di una distorta e fantasiosa memoria. I fascisti non poterono far altro che seguire le sorti dei loro alleati tedeschi: la colonna Stamm, tra cui era presente il btg. Venezia Giulia, composta da circa 2000 uomini, venne attaccata più volte dai partigiani che avevano l’ordine di impedirne il passaggio del Ticino; la folla affascinata e plaudente e il saluto dei partigiani allo stendardo fascista sono delle pure invenzioni.
L’autore dell’articolo raggiunge un livello veramente perverso da lasciar sbigottito chiunque abbia un minimo di conoscenze riguardo le vicende di quei tormentati anni, allorché pare stupirsi dell’accoglienza ricevuta dal Cucci una volta rincasato. Quali gioiose fanfare avrebbero dovuto accogliere chi aveva deciso di stare dalla parte del fascismo? Quali piacevoli ricordi poteva aver lasciato in quelle terre chi aveva militato nel battaglione che nello stesso Montefeltro fu protagonista dell’operazione che portò all’eccidio di Fragheto e all’assassinio di Ponte Carrettoni?
Con la pubblicazione di questo articolo l’aspetto che più ci amareggia è l’eclissi della ragione dinnanzi al capovolgimento dei valori (o se si trattasse di una scelta approvata dalla redazione chiediamo un’assunzione di responsabilità in quel senso).
Se ieri l’antifascismo permeava la società italiana grazie anche alla dedizione di coloro che parteciparono al movimento resistenziale, le attuali esigenze politiche spingono purtroppo verso la creazione di una “memoria condivisa” che si propone di rimuovere dalla coscienza nazionale i principi politici e sociali che ispirarono la lotta di liberazione.
Dovremmo ricordare però che non esistono diritti conquistati per sempre, democrazia eterna, libertà inattaccabili. Questi valori vanno difesi, e semmai ampliati, ogni giorno, come fecero quelle donne e quegli uomini più di sessantanni fa.

Ora e sempre, resistenza!
Anpi provincia di Rimini

Gentile Anpi,
grazie per averci scritto. L’articolo è stato redatto da un galantuomo Romano Ricciotti. Cleto Cucci, l’autore dell’aubiografia, è persona perbene. Partendo dall’etica dell’occidente (misto di cristianesimo, illuminismo e socialismo), il giornale racconta la comunità. La chiave di lettura della storia, sempre, deve essere morale; con fermezza e tolleranza. Legata ai fondamenti che fanno l’uomo: umanità, giustizia, libertà.

Giovanni Cioria




Quel fantastico presepe di Veterani

– Anche quest’anno Famija Arciunesa apre il magnifico presepe di Maurizio Veterani presso l’ex vivaio Cicchetti, via Bufalini, traversa di viale Ceccarini, lato monte. L’infaticabile, estroso Maurizio ha creato un gioiellino di 40 metri quadrati, tempestati da centinaia di figure in movimento: oltre 500. Bellissimi anche gli effetti sonori e meteo: con pioggia e neve. Il primo vagito del presepe risale all’89: un metro quadrato in un angolo di casa. Poi, fuori, al porto, all’Abissinia.
Il presepe sarà visibile da dicembre fino a tutto gennaio. Per le visite delle scolaresche sarebbe auspicabile la prenotazione. La segreteria di Famija Arciunesa è aperta il martedì, giovedì e sabato dalle 16.30 alle 19. E’ comunque sempre in funzione la segreteria telefonica (0541-643884), alla quale si può lasciare la propria richiesta per poi concordare la visita.




Spigolature degli Scrondi

…Iper – Leggiamo: “Le categorie: l’Amministrazione ha fatto scadere i 60 giorno senza obiezioni – ‘Iper in via Berlinguer, il Comune aiuta la Coop”. Vi ricordate la pubblicità? “La Coop sei tu, chi può darti di più?”…

…Caro Mondezza – Leggiamo: “Caro rifiuti: Hera vuole 10 milioni di euro in più – L’azienda chiede un saldo decisamente salato per il triennio 2005-2007”. Vi ricordate la canzone di Lucio Dalla? “Cara mondezza ti scrivo, così per pagare un po’…”.

…La voce del padrone – Leggiamo: “I Verdi chiedono la verifica di maggioranza – Albani: ‘Strana gestione del caso Fantini e il nostro parere non viene mai ascoltato dal Pd'”. Andrebbe cantata quella canzone di Caterina Caselli: “Io con te non ci sto più…”.

…Vendesi patrimonio pubblico – Leggiamo: “L’Amministrazione vende aree e immobili per 19 milioni di euro”. Ricordate la mitica canzone di Fred Buscaglione? “Anche il gatto m’hai venduto…”.




Pulici, un’associazione che germoglia nuovi noi

“Per noi non conta scomparire in terra / se la terra germoglia nuovi noi”, ha scritto Giovanni Baldinini in una delle sue toccanti poesie. L’associazione Michele Pulici si presenta. Serata conviviale il 21 dicembre, al Teatro del Mare di Riccione a partire dalle ore 18. E’ previsto un intrattenimento con spettacolo di giocolieria per i bambini, aperitivo, buffet, premiazione dei vincitori del concorso per il logo dell’associazione elaborate dagli alunni dell’Istituto d’Arte. E presentazione dell’associazione, sottofondo musicale, lettura di poesie e testimonianze, proiezione di immagini.




Boia di un birichin, modi di dire in dialetto

Alé burdèl, “Boia d´un birichin 2” è cosa fatta! Nerosubianco per una nuova scampagnata tra i viottoli dei modi di dire e i proverbi del dialetto nostrano; un parlare particolarmente ricco di saggezza popolare e intriso di concetti col pregio della sintesi; il cui suono è già spiegazione. D´altra parte l´alto gradimento della precedente pubblicazione di questo genere di raccolta -oltre 900 copie nelle case dei riccionesi- denota quanta simpatia (e curiosità) susciti il vernacolo locale che, pur poco “adoperato” nelle conversazioni quotidiane, risulta invece letto in maniera “confortante”. Un noto proverbio, enfaticamente afferma: “Carta canta, villan dorme” nel significato di stare tranquilli quando si ha in mano uno scritto firmato; così, parafrasando, proponiamo un “Carta scritta, lettor legge” nella prospettiva che, leggi oggi leggi domani, in un immediato futuro quanto “assorbito” trovi naturale sbocco in dialoghi, affari, controversie, riunioni, liti, confidenze e discorsi svolti in dialèt arcìunes. Leggete gente… assorbite… e….
Il volume è arricchito dalle illustrazioni a colori di

Luciano Luzzi.




Don Oreste, anima con due motori

– Parlare a caldo di don Oreste è impresa che “fa tremar le vene e i polsi”. Sei consapevole che il peccato di omissione è in agguato e finirà col prevalere. Quanti scriveranno dopo, a bocce ferme, facilmente più volte ti scavalcheranno. Consapevole di questa svantaggiata partenza, prendo il coraggio a due mani e mi butto.
Due motori
Parto mettendo in evidenza due motori fondamentali che lo hanno non solo trainato, ma anche orientato nel suo cammino. Strutturalmente non è stato un contestatore di vocazione. Ha accettato, anche con scrupolo, l’educazione e i contenuti che gli venivano offerti in seminario, che ai suoi tempi non brillava per particolari aperture. Solo che, a differenza di altri, li ha presi sul serio e ne ha tratto conseguenze che i suoi educatori minimamente immaginavano. La sua rivoluzione, perché di rivoluzione si tratta, è nata “da dentro”, per coerenza con la Parola del Vangelo. Il secondo motore, altrettanto potente, è dato dalla sua capacità e facilità di rapporto con gli uomini. Questi dunque i suoi maestri: il vangelo, vissuto alla lettera, e i poveri con i loro bisogni, la loro umanità, la loro ricchezza.
L’evidente presenza in lui di queste due virtù, chiamiamole così, lo ha favorito e così è stato scelto come direttore spirituale del seminario minore. In questa funzione, vissuta con stile amicale, non formale, ha conosciuto e aiutato decine e decine di preti, ancora vegeti e operanti nella Chiesa riminese. Questo è stato il suo primo significativo contributo alla nostra comunità. Non ha vissuto il seminario come un serraglio. Soprattutto in estate il suo rapporto coi giovani è stato costante. Campeggi, incontri, confessione e direzione spirituale erano all’ordine del giorno. Di qui, la sua idea di edificare una bella struttura, che poi è diventata “Casa Madonna delle Vette” ad Alba di Canazei in Val di Fassa, in Trentino. Non potendo attingere direttamente alle casse diocesane, non si è scoraggiato e si è fatto “pellegrino questuante” più volte negli Stati Uniti. Immagino sorridendo il suo inglese nei primi giorni. Ma la mimica romagnola e la sua capacità di creare simpatia hanno abbondantemente supplito alla carenza linguistica. Così il suo movimento è rapidamente cresciuto e si è consolidato. Prezioso supporto ad educatori in erba, sacerdoti e laici. E’ stata una vera manna dal cielo! Questa scelta di impegnarsi con i giovani non è nata solo per naturale propensione, ma anche per consapevolezza sociale. I giovani sono il futuro di una società, e lo stesso succede per la Chiesa. Ma non sono l’unico problema.
Sempre fedele allo stesso spirito, le incarnazioni successive sono state non solo numerose, ma anche diverse. Per analizzarle in maniera dettagliata occorrerebbe avere a disposizione un intero volume. Ci accontentiamo perciò di alcuni dettagli. Chi non ricorda le “case famiglia dei bambini” dell’associazione Papa Giovanni? Qui il ditino è stato messo sulla piaga “famiglia”. E contemporaneamente gli handicappati, di qualunque tipo, per cause fisiche o mentali. E fin qui il consenso della gente è stato unanime. Non si poteva che considerare benemerita un’ associazione che operava per sollevare tali sofferenze.
Ma quando poi si è interessato delle prostitute, spesso e volentieri sfruttate, è stato un vero scandalo! A chi gli diceva che i preti non devono interessarsi di prostitute, rispondeva provocatoriamente che, poiché in Italia il numero di queste corrispondeva grosso modo a quello dei preti in circolazione, se ogni prete se ne fosse presa a carico una, questa piaga sarebbe stata ipso facto cancellata! E, comunque, di queste critiche non sapeva che farsene, forte del fatto che anche il suo maestro, Gesù, era stato criticato dai “buoni” per essere amico dei pubblicani, dei peccatori e delle prostitute.
Non gli è andata meglio quando ha incominciato a interessarsi dei nomadi, o zingari che dir si voglia! “Rubano, stuprano, commettono violenze! Sarebbero da cacciare via tutti!”. Ma lui tirava dritto; barboni, zingari, drogati, prostitute? erano ancor prima esseri umani che bisognava ascoltare, accogliere, avvicinare.
Ultimo passo fatto è stato quello delle missioni. La Comunità Papa Giovanni è così diventata una realtà mondiale che spazia dalla Siberia alle Americhe, dall’Europa all’Africa. Don Oreste è stato un maestro e molti sono i discepoli. La sua Associazione è soprattutto una scuola di vita per quanti ci operano e anche per coloro che pur non facendone parte sono costretti comunque a misurarsi con essa, con le sue provocazioni. E’ anche tuttavia necessariamente un’organizzazione che pertanto necessita di personale e strutture. Spesso lo Spirito e la struttura si trovano a confliggere, e non sempre a favore del primo. Ma don Oreste da lassù vigila!

Pier Giorgio Terenzi




Saranda-Riccione: festival

– Si avvia alla conclusione, all’interno di Adria-net, l’articolato progetto, con Saranda, promosso dall’Associazione Agimi-Otranto sezione di Riccione con l’Associazione Riccionese Amici dell’Albania.
Il progetto è finanziato dalla Comunità Europea ed è stato presentato dal Comune di Riccione con la Provincia di Rimini insieme ad altri progetti similari con la Croazia, la Serbia e la Bosnia.
Il progetto di collaborazione con il Comune di Saranda, l’Associazione Agimi sezione di Saranda ed altre diverse realtà albanesi, prevede la realizzazione di manifestazioni culturali bilaterali nella regione durante l’ultima settimana di marzo 2008 in occasione delle loro festività pasquali.
Francesco Cavalli, assessore alla Cultura e alla Pace del Comune di Riccione, Claudio Parma, professore all’Istituto Alberghiero di Riccione e io abbiamo trascorso 4 giorni, dal 12 al 15 novembre scorso, praticamente sotto una pioggia scrosciante e quasi continua. Nondimeno siamo riusciti a preparare la realizzazione dei vari impegni che andremo a svolgere.
Le manifestazioni avverranno a Saranda in piazza, nel teatro, nel centro polivalente, nel bellissimo castello sulla collina sovrastante, nel locale Istituto Alberghiero e nello splendido sito archeologico di Butrinto.
Abbiamo fatto numerosi incontri e diverse ispezioni con un Francesco Cavalli veramente bravo e preparato in tutto; si prevede una manifestazione teatrale ed una di strada (clown e giocolieri), incontro di “Buon vicinato”, musica varia (forse anche un coro gregoriano), spettacoli folcloristici ed una realizzazione culinaria preparata da docenti e studenti dei due Istituti alberghieri con stampa preventiva di un libretto contenente numerose ricette italiane e albanesi da distribuire agli studenti.
Si faranno anche collegamenti attraverso un sito web che da poco abbiamo creato (www.riccionesaranda.com), tra radio e tv locali con altre radio e tv di Riccione e Rimini.
Un’interessante visita ad un centro polivalente molto frequentato con cui si spera di effettuare incontri con le nostre esperienze del “Buon Vicinato”.
La grande disponibilità, sempre puntuale e preziosa, di Agim Mato (responsabile dell’Associazione AGIMI sezione di Saranda), ci ha permesso di considerare questi quattro giorni di permanenza molto positivi ai fini della concreta realizzazione del progetto .
In particolare abbiamo trovato il Sindaco Edmond Gioka, direi, entusiasta del progetto; si augurava che il tutto potesse avere un seguito e non solo sulle manifestazioni previste ma anche su altri versanti, ovviamente in periodi successivi. Ad esempio lo sport (nuoto, maratona, calcio, ciclismo) oppure rapporti con la recente Università.
I governi locale e centrale hanno previsto grandi progetti da realizzare come un aeroporto, l’allargamento del porto attrezzandolo per yacht, un impianto per lo smaltimento dei rifiuti catalizzato, uno stadio, numerose strade, una risposta definitiva per il rifornimento dell’acqua e dell’energia elettrica ecc?
Ha promesso che per i giorni del Festival inviterà qualcuno del governo centrale di Tirana, forse lo stesso Presidente Sali Berisha.
Molto interessati i responsabili dell’Istituto Alberghiero, del teatro, del castello, di Butrinto e i 5 giornalisti di radio, tv e carta stampata che abbiamo incontrato in una interessante conferenza stampa poco prima di ripartire per l’Italia.
Per concludere qualche considerazione tecnica.
Da quando, nel 1992, abbiamo attivato il gemellaggio Riccione-Saranda, quella parte di Albania ha fatto veramente passi da gigante (sul verso dei fabbricati anche troppo!): migliorata la viabilità, strade asfaltate, quasi eliminate le innumerevoli buche (talvolta voragini), i servizi ricettivi (ristoranti, alberghi e bar) di tutto rispetto, circolazione veicolare non caotica anche se intensa, benessere diffuso anche se le sacche di estrema povertà sono innumerevoli soprattutto in periferia e nei villaggi.
C’è comunque molto ottimismo.
Abbiamo anche incontrato Suor Daniela delle suore Marcelline di Lecce (anni fa ha ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Saranda) che con le sue cinque sorelle continua a fare un grande e prezioso lavoro di volontariato ottenendo risultati, benevolenza e apprezzamenti veramente straordinari.
Attendiamo con ansia e confidiamo tutti nell’ottima riuscita del progetto.

Pietro Cavallaro, Riccione




Pascucci-Muccioli, bar ad energia solare

– Innovazione nel segno dello sviluppo sostenibile per la torrefazione Pascucci in accoppiata con l’Eletromeccanica Marco Muccioli: due delle aziende più importanti del territorio. Si è fermato per l’espresso senza fili anche il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Senza fili grazie ai pannelli fotovoltaici al “Caffè Scienza” (Hall Centrale – Entrata Sud) all’interno di Ecomondo, Fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, in cartellone dal 7 al 10 novembre a Rimini.
Tutto il bar, macchina per il caffè, macinino, lavastoviglie usa l’elettricità prodotta dai pannelli collocati sul tetto del chiosco.
Ne sono artefici Caffè Pascucci ed Elettromeccanica Muccioli Marco. Racconta Mario Pascucci, titolare dell’omonimo marchio: “L’idea è nata dai centinaia di bar di spiaggia della provincia di Rimini. Sono andato da Marco Muccioli che è un tecnico raffinato e gli ho spiegato che cosa avevo in testa. L’imprenditore-progettista ha sposato la mia idea ed ha sviluppato un progetto con tutti i crismi, con tanto di scheda tecnica. Credo che il risultato sia importante; a fronte di un investimento di poche migliaia di euro, c’è un risparmio energetico e ambientale notevole”.
Caffè Pascucci è uno dei principali brand italiani del settore. Sede in provincia di Pesaro-Urbino, a Monte Cerignone (dove ha la casa estiva Umberto Eco), ha innovato la cultura italiana della consumazione del caffè. Oltre ai normali canali distributivi (rifornire i bar con la propria miscela), ha creato i Caffè Pascucci. Sparsi per il mondo ce ne sono oltre 100 (42 nella sola Corea del Sud). L’ultimo sta per essere aperto nella Piazza Rossa di Mosca (è Pascucci anche il chiosco all’interno dell’aeroporto moscovita). Oltre all’immagine, agli ambienti (tanto stile, tanto design, tanta avanguardia), ha lavorato anche sul prodotto. Porta in giro per il mondo il gusto intrecciato all’artigianalità tipiche del Made in Italy. I risultati economici e commerciali sono evidentissimi: l’azienda ha una crescita a doppia cifra che dura da molti anni.
L’Elettromeccanica Muccioli è leader in Centr’Italia. Dalle sue officine escono numerose soluzioni progettuali. Forse quella di maggiore successo internazionale è il sistema capace di abbattere i fumi dei forni da pizzeria. Viene venduto perfino in Giappone.