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Anziani, prestiti senza rate

– Un prestito per gli anziani – senza rate da pagare – Non è un pesce d’aprile può essere una realtà!
La legge finanziaria del 2 dicembre 2005 n. 248 ha regolamentato: innovandola, allargandola e migliorandola la normativa sui prestiti ipotecari.
In pratica, da quasi due anni, le banche possono concedere Mutui Ipotecari a persone con oltre 65/70 anni di età, proprietari dell’appartamento di residenza, senza rate da rimborsare.
Il prestito viene estinto, dopo la morte del mutuatario, dagli eredi, o con mezzi loro, o col ricavato dalla vendita dell’appartamento ipotecato.
Questa in sintesi l’operazione, adesso proviamo ad entrare nel dettaglio.
Una persona o una coppia di coniugi, anche socialmente e finanziariamente deboli (esempio, pensionati con pensioni basse) che, pur essendo proprietari dell’appartamento dove abitano, potrebbero avere delle difficoltà ad accedere alle forme di finanziamento ordinario, possono ottenere una pronta disponibilità di denaro, oppure assicurarsi una rendita pluriennale, senza rate da rimborsare semplicemente contraendo un PRESTITO VITALIZIO IPOTECARIO.
Che cosa è il prestito vitalizio ipotecario?
E’ un finanziamento a lungo termine assistito da ipoteca di primo grado su un immobile residenziale, senza rate da pagare.
L’erogazione del finanziamento può avvenire in unica soluzione oppure rateizzata in erogazioni annuali o mensili.
Con questo finanziamento, il o i, contraenti possono disporre di una somma, intorno al 25% del valore di perizia dell’immobile ipotecando, altrimenti difficilmente ottenibile oppure addirittura non ottenibile affatto, per soddisfare esigenze personali o familiari di qualsiasi genere.
E’ riservato a persone fisiche, proprietarie dell’abitazione che abbiano compiuto i 65-70 anni di età.
Non bisogna effettuare alcun pagamento, nemmeno per gli interessi, finché si è in vita e non è previsto nessun rimborso rateale.
Gli interessi che maturano sul finanziamento vengono capitalizzati annualmente e dovranno essere corrisposti in unica soluzione alla scadenza finale, dopo la morte del mutuatario.
Il debito dovrà essere rimborsato, dagli eredi del mutuatario, entro i 12 mesi successivi alla scomparsa del mutuatario (oppure del coniuge più longevo in caso di finanziamenti intestati a coppie di coniugi), oppure al momento della vendita se l’abitazione dovesse essere venduta.
Poiché è presumibile che negli anni il valore dell’immobile si rivaluti, il suo valore aggiornato, dovrebbe consentire agevolmente la copertura del debito maturato in modo da non creare problemi agli eredi.
Inoltre, qualora non esistano eredi, o questi rinunciano all’eredità, o comunque non vogliano interessarsi del rimborso del prestito, trascorsi 12 mesi dalla data del decesso del mutuatario, la banca provvederà al rimborso del prestito con il ricavato dalla vendita dell’abitazione ipotecata.
Essendo un finanziamento riservato ad una clientela in età avanzata sarà bene che gli interessati coinvolgano nella decisione i figli, se ci sono, oppure eventuali parenti o professionisti amici o esperti per essere certi di compiere l’operazione più adatta alle loro esigenze e alla loro situazione familiare ed economica.
Mi sembra evidente il fine etico e sociale di questa innovazione, le esigenze delle persone anziane possono essere, e spesso sono, molteplici: la necessità di avere qualcuno che li assista quotidianamente e che occorre remunerare, un intervento chirurgico importante e dispendioso, i denti da mettere a posto, il desiderio di aiutare un figlio/a ad acquistare l’appartamento dove vorrebbe andare a vivere, ecc., sono senz’altro molte le situazioni in cui un finanziamento di questo genere potrebbe essere utile.
Qui veramente non è necessario essere grandi, parliamo di importi di decine di migliaia di euro, non di milioni, occorre però, ed è doverosa per le banche locali, una attenzione attiva verso le esigenze della propria gente.

Gianfranco Vanzini

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L’inchiesta – Banche locali, sempre più forti




“Turismo, mancano gli stranieri perché sensibili all’ambiente”

– “…le nostre insufficienze sono in particolare verso il cliente del Nord Europa. …il cliente tedesco o scandinavo è sensibile alla pulizia, alla sicurezza, alla puntualità, alla mobilità sostenibile”. Dunque, se non vengono a Rimini è perché abbiamo costruito un ambiente (una insopportabile e evitabile colata di cemento dalla collina al mare) che crea la ricchezza di qualcuno, da una parte, ma l’altra faccia della medaglia è la perdita di un certo tipo di turismo, quello di una sicura sensibilità che preferisce altre méte.
La riflessione è del presidente della provincia Nando Fabbri è stata fatta lo scorso 14 agosto. Ds, potentissimo, è, al momento, l’indiscusso grande feudatario dei Ds provinciali. Non si muove paglia senza il suo assenso. Fa e disfa con la forza del capo. E’ Fabbri che fa i giochi all’interno del suo partito.
La sua nota sui dati turistici di quest’anno, l’ha chiamata la “Riviera c’è”. E da par suo, con la sua indubbia intelligenza, ha vergato una serie di considerazioni buone e sulle quali egli dovrebbe rimboccarsi le maniche ed iniziare ad invertire la rotta, forse di una rotta invertibile, che finora ha determinato. Il nuovo è un’accoglienza fatta di ambiente, serenità, pulizia, bellezza, tipicità, sorrisi. Tutte cose che oramai difficilmente si riescono a trovare nel Riminese. Dove, attraverso la rendita immobiliare, si fa molta finanza. Alla fine della tornata, il futuro è di chi lavora e produce.
Lo scricchiolio della stagione 2007 è ottima. Di solito nella crisi, nelle difficoltà, si ha la forza di dirsi tutto e qualche volta di abbandonare la vecchia strada (la cementificazione triste degna delle comunità arretrate, ma Rimini è arretrata?) per la nuova. Si mettono sul tavolo i punti di forza e quelli di debolezza, ci si rimbocca le maniche e si fa.
Nella sua arte di argomentare, il presidente ha detto del turismo: “Non è mica cosa da snobbare come a volte fanno a Roma. Sono numeri veri che fanno il turismo. E certo è più facile vendere il Colosseo che Rimini. Ma Rimini è un’industria e conta tanto quanto le grandi città d’arte in termini di fatturato. Ma bisogna attrezzare il nostro Paese con infrastrutture adeguate”. Altra cementificazione in nome del recupero turistico?
Se i cittadini, con in testa la classe dirigente del territorio (prima di tutto quella politica, economica e culturale) non riesce a mettere al centro l’ambiente e il cittadino con azioni concrete (sull’argomento sappiamo già tutto, basta chiacchiere), nonostante gli investimenti miliardari (parchi tematici e fiere) scivoleremo ai margini del turismo da villeggianti per sostituirlo con quello da città industriale. Non è un caso che facciamo concorrenza a Milano e Bologna.

Fabbri dixit.




“Bacchettona? Ne è sicuro?”

Ill.mo signor direttore Giovanni Cioria,
L’accusa è diretta. La difesa obbligatoria. Uno sguardo sull'”oscenario” non sarebbe già sufficiente per una mia assoluzione?
O non ci sono più occhi che intendano né orecchi che vedano?
Certamente così deve essere se di tutta una gloriosa avanguardia nulla resta se non il liquame del livellamento all’infimo. Neppure l’evangelico “oportet ut eveniant scandala” prevedeva una tale discesa agli inferi. Mi permetto di precisare che il modello bordello globalizzato è disgustoso (e non si offenda il bordello).
Ne segue che:
1) La corazzata Potemkin è un film meraviglioso.Una boiata pazzesca è l’infinita serie fantozziana e dintorni.
2) Il dark? Superficiale, esibizionista e spesso criminale. Idem il porno.
3) Perché una musica non richiesta deve accompagnare la mia “promenade” cancellando il frangersi delle onde?
4) Dal Ministero esigo il congiuntivo. Non mi decido affatto ad accettare il”?basta che vi decidete…”. Il Tfr (Trattamento fine rapporto) ci servirà, forse, a ripianare i debiti contratti per fedeltà al consumismo da discarica.
5) A propòs: il tanto decantato “alto grado di sviluppo” è pura speculazione e non progresso. Attenta Cina!
6) Vedere il film “La sconosciuta” di Tornatore e leggere “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di Saramago.
7) Finalmente! ‘Africa esige di NON essere aiutata ma RISPETTATA.
8) Chi per giustizia muor vissuto è assai.
Massì, tto punti. l sette è troppo kabalistico, il nve troppo beethoveniano, l dieci troppo biblico.
Lei mi ha detto freddo freddo, occhi negli occhi:
-Bacchettona!-
-Ne è sicuro?-
Fuggire.
Le mie civiltà.

Carla Chiara




Premio Ilaria Alpi, libertà di stampa, giornalismo e mafie

Informazione e mondo del lavoro, sguardi su altri mondi e culture. Questi alcuni dei temi del premio “Ilaria Alpi” giunto ormai alla sua XIII edizione

Per Curzio Maltese in Italia, di mafia, se ne può parlare, ma solo “spettacolarizzandola”. Per Saverio Lodato risulta faticoso parlare di qualcosa che si conosce poco e la quale esistenza, per molti anni è stata rinnegata anche dagli stessi magistrati che dovevano combatterla

– Il premio dedicato ai giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994, ha sempre avuto un occhio attento alle tematiche legate alla pace, alla solidarietà e alla giustizia, senza perdere mai di vista l’attualità e le tematiche che, anno dopo anno, sono state al centro dell’agenda setting dei grandi mezzi di comunicazione di massa, così come quelle tematiche che gli stessi media hanno lasciato sullo sfondo.
Tra i temi privilegiati in questa edizione quelli del rapporto tra lavoro e informazione, tra mafie e giornalismi e la libertà di stampa in Russia, con la serata finale dedicata alla giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca lo scorso ottobre e alla quale l’Associazione Ilaria Alpi ha conferito il premio alla libertà di stampa, consegnato al figlio Ilya Politkovsky, intervenuto per l’occasione.
Alla libertà di stampa in Russia, inoltre, è stato dedicato il dibattito cui ha preso parte, oltre a Ilya, anche Zoe Eroshok, giornalista di Novaja Gazeta e collega di Anna, nonché Mimmo Candito, Presidente di RSF Italia.
Tra i dibattiti che hanno animato la settimana dell’informazione riccionese, quello dedicato al lavoro, cui hanno partecipato Fulvio Fammoni Segretario Confederale Cgil, Rosa Rinaldi, sottosegretario al Ministero del Lavoro, Paolo Berizzi, giornalista di la Repubblica e Roberto Scardova, giornalista di Rai 3.
Molti gli spunti che ne sono venuti fuori, dalla necessaria istituzione di una “rubrica fissa” sul lavoro da inserire nei quotidiani, all’idea che al di là della cronaca e degli incidenti occasionali, si debba parlare in modo sistematico e continuativo di questo tema sociale, sino ad affrontare le modalità attraverso le quali, sino a questo momento si è parlato di questo delicato tema.
Spunti interessanti anche dal dibattito “Giornalismi e mafie” che ha visto tra gli ospiti Don Luigi Ciotti, Saverio Lodato e Curzio Maltese.
“Non bisogna occuparsi di mafia solo in relazione alle emergenze e non bisogna considerarla solo una questione di criminalità, ma anche di connivenze e legami”, esorta don Luigi Ciotti. Ma qual è l’atteggiamento dei mass media rispetto ai temi della legalità, della criminalità e della giustizia?
Se per Curzio Maltese in Italia, di mafia, se ne può parlare, ma solo “spettacolarizzandola”, per Saverio Lodato risulta faticoso parlare di qualcosa che si conosce poco e la quale esistenza, per molti anni è stata rinnegata anche dagli stessi magistrati che dovevano combatterla. “Oggi – continua Lodato – il modo in cui facciamo informazione è poco efficace, poiché tutto ciò che si vuole comunicare si trasforma in una grande retorica nazionale, spuria di consapevolezza profonda”.

Africa, Afghanistan, Kashmir e gli Obiettivi del Millennio, sono invece i temi protagonisti delle mostre realizzate che hanno raccontato la storia e le vicende di popoli troppo spesso dimenticati dai media e gli sforzi fatti per creare la pace ed eliminare la povertà.
Gli sguardi intensi, i sorrisi coinvolgenti, la semplicità dei viandanti che si portano dietro il loro fagotto, l’inquietudine dei bambini soldato: 40 scatti fotografici e gli scritti di uno dei maggiori narratori dell’Africa, Ryszard Kapuscinski, sono il contenuto della mostra “Dall’Africa – immagini e poesia di un reportage” che è stata esposta all’interno del Palazzo del Turismo.
Accanto agli scatti di Kapuscinski il Premio ha proposto anche le immagini di Gabriele Torsello in un suggestivo allestimento. Nelle suo foto Torsello, rapito in Afghanistan lo scorso ottobre, racconta la vita, il dolore, le speranze dei popoli dell’Afghanistan e del Kashmir. Un’esposizione che ha voluto focalizzare l’attenzione sulla comprensione di culture diverse con l’idea di aprire un dialogo di pace e collaborazione “Ho creduto, ha detto il giornalista, nella libertà di una informazione indipendente e trasparente e nel ruolo del giornalista capace di smontare e analizzare il muro della divisione e del conflitto.
La mia ultima esperienza afghana ha violentato la mia libertà. Partecipare ad un evento legato alla memoria e continuazione del lavoro di Ilaria Alpi, riaccende una emozione e una luce interna”.
A corollario la mostra didattica “Dammi un?zero, sette!!! Mostra del Millennio” che ha come obiettivo quello di sensibilizzare i cittadini, la società civile, gli enti locali e le istituzioni sugli Obiettivi del Millennio che, nel settembre del 2000, 189 capi di Stato e di Governo promisero di raggiungere entro il 2015, impegnandosi ad aumentare lo sforzo per eliminare la povertà, incrementare l’accesso ai servizi sociali di base, promuovere la pace, i diritti umani e la sostenibilità ambientale.

di Angela De Rubesi




Iran, primavere difficili

– E’ arrivata anche quest’anno, puntuale, la primavera di Teheran, ma nessuno la ricorda così dura. Non la stagione, ma la campagna repressiva dei costumi giudicati troppo ‘occidentali’ dai Guardiani della Rivoluzione, la milizia religiosa composta in massima parte da giovani fanatici delle campagne iraniane.
In passato, in particolare durante gli otto anni di presidenza Khatami, gli strali dei censori dei costumi si risolvevano in una bolla di sapone, ma il 2007 è stato caratterizzato da una morsa ferrea. Obiettivi principali le antenne satellitari, le ragazze aggredite per la strada per come sono vestite e, addirittura, i proprietari di cani.
Bastonati perché portano a spasso un animale considerato impuro. E’ stata lanciata una campagna di repressione dei vestiti indecenti: un milione di donne fermate dai Guardiani della Rivoluzione e oltre diecimila processate, con l’accusa di “immoralità”.
Coinvolti anche gli uomini, cui è vietato girare in pantaloncini, portare simboli al collo ed esibire scritte “aggressive” sulle magliette. Persino i parrucchieri sono stati diffidati dall’eseguire acconciature moderne.
Studenti, docenti universitari, attivisti e giornalisti hanno denunciato, a più riprese, questa stretta dei costumi. Che nasconde qualcosa di diverso.
Il governo di Ahmadinejad si è caratterizzato, dall’inizio, per un ritorno al passato, con una più rigida interpretazione dei dettami religiosi che ispirano la Repubblica islamica. Solo che adesso, esattamente come la retorica anti-semita e la minaccia nucleare, anche i costumi sono diventati un modo per oscurare il vero problema: la mancata riforma di una società corrotta.
Quando era sindaco di Teheran, Ahmadinejad aveva promesso una riforma profonda del Paese, dove solo una ristretta cerchia di mullah si arricchiva con le ingenti risorse dell’Iran, mentre il resto della popolazione aveva a che fare con fame, disoccupazione e povertà.
Nessuna delle promesse è stata mantenuta. E mentre gli zelanti guardiani inseguono i possessori di cani, la benzina viene razionata. Per la prima volta nella storia di uno dei grandi produttori di petrolio al mondo.

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Ghirotti, una vita per l’archeologia

– Dieci anni or sono, il 18 settembre 1997, avveniva la prematura scomparsa di Luigi Ghirotti, del “maestro Ghirotti”, com’era conosciuto dalla maggior parte della gente, autentico pioniere della ricerca archeologica nel territorio riccionese, ed in varie località romagnole, e principale artefice della realizzazione del Museo cittadino.
Questa importante istituzione culturale ed educativa, che rappresenta un vanto per una località come Riccione, priva di significative testimonianze storico-artistiche, verrà a lui giustamente intitolata un anno dopo, il 31 ottobre 1998.
E’ tuttora indelebile, nella memoria di quanti l’hanno conosciuto, il ricordo di questa persona, sempre riservata e modesta, che possedeva una non comune predilezione per l’archeologia, che lo rendeva entusiasta ricercatore di reperti del passato, non solo nel territorio riccionese, ma in diverse parti della Romagna.
Note erano le sue qualità umane e l’impegno che caratterizzava tutta la sua attività di ricerca, studio, e indagine del territorio, ovunque svolte con competenza a cui associava discrezione e moderazione, avendo sempre presente, in primo luogo, l’interesse pubblico ed agendo in piena sintonia con gli organi di tutela del ministero per i Beni culturali.
Luigi Ghirotti, di certo, non è stato un ricercatore solitario, in quanto, mettendo in pratica le sue doti di sensibile educatore, di professione era infatti insegnante elementare, era riuscito a coinvolgere non poche persone, la massima parte delle quali giovani, che, volontariamente, coadiuvavano alla sua opera, ed a cui sapeva trasmettere la passione per lo studio del passato, mettendo a loro disposizione un ricco bagaglio di conoscenze, frutto di tante esperienze sul campo.
E’ doveroso, altresì, sottolineare che il “Maestro”, noto per le numerose scoperte archeologiche e per l’individuazione e recupero di reperti del passato, che hanno consentito di ricostruire il popolamento del territorio riccionese, e della Vallata del Conca, a partire dalla preistoria, merita di essere citato per la redazione di vari scritti che accompagnavano i suoi ritrovamenti.
A lui si devono infatti molteplici saggi, spesso firmati assieme ad autorevoli studiosi del mondo antico, coi quali aveva avviato intensi rapporti e fecondi scambi di informazioni.
Tali lavori sono apparsi in riviste periodiche e libri di storia locale, a carattere divulgativo, ed anche in pubblicazioni specializzate tra cui “Studi Etruschi”, edita dall’Istituto di Studi Etruschi ed Italici.
In occasione del decimo anniversario della scomparsa di questo instancabile e serio ricercatore, che tanto ha contribuito alla conoscenza del territorio, ed alle origini della sua popolazione, l’amministrazione comunale di Riccione ha ritenuto opportuno pubblicarne gli scritti, in parte inediti.
Il volumetto “Luigi Ghirotti – Una vita per l’archeologia – Raccolta degli scritti nel decennale della scomparsa”, a cura dello scrivente, che vedrà la luce nel prossimo autunno, consentirà di ricordare in primo luogo l’amico, a quanti lo conobbero, il suo fervido e produttivo lavoro intellettuale e il servizio reso, in modo del tutto disinteressato, alla cultura della comunità riccionese.

di Fosco Rocchetta




Gian Luca Pasolini, ritorno alla Scala

– Gian Luca Pasolini ritorna alla Scala di Milano, il teatro d’opera più importante al mondo. Per il giovane tenore riccionese, dopo il debutto dello scorso giugno, il sipario si alza di nuovo.
Primo tenore, canta nel “Teneke” di Fabio Vacchi
Racconto: c’è un conflitto di civiltà nella Turchia del ventesimo secolo; storie di uomini che, come simboli, s’intrecciano alle vicende di due paesi forse destinati, un giorno, a ritrovarsi fianco a fianco per costruire un’Europa nuova, aperta a tutte le etnie e a tutte le culture. Teneke è l’opera nuova della Stagione 2006-2007. Fabio Vacchi è stato compositore di splendide musiche per film di Ermanno Olmi, come “Centochiodi” e “Il mestiere delle armi”.
Naturalmente alla Scala ci sono solo grandi nomi: direttore, Roberto Abbado, regia, Ermanno Olmi, scene e costumi Arnaldo Pomodoro. Quest’ultimo è nato a Morciano.
Tenore leggero uscito dal conservatorio di Pesaro, allievo del grande Robleto Merolla, Pasolini canterà in due serate: fine settembre e inizio di ottobre.




Isola di Brescia, festa con capolavori

– Isola di Brescia: da conoscere durante la festa parrocchiale organizzata dal Comitato cittadino. Tre le giornate: 7 settembre (alle 21 la processione, a seguire, per tutti, vino e ciambella per tutti); l’8 settembre (dalle 20 con l’orchestra), domenica 9 settembre (alle 9.30 la santa messa; nel pomeriggio, dalle 16, orchestra, stand gastronomici, pesca e lotteria di beneficenza).
Sconosciuta ai più, forse anche a molti marignanesi, sono i tesori della chiesolina dell’Isola di Brescia. La frazione si trova in pianura, sulla strada tra Pianventena e Morciano. La piccola chiesa col campanile a vela dedicata a San Giovanni Battista conserva una delle più importanti pinacoteche d’arte sacra della seconda metà dell’Ottocento. E questo grazie ad un parroco, don Domenico Corbucci (1814-1887). Di agiata famiglia, il prelato aveva relazioni importanti in Vaticano, grazie alle quali riuscì a farsi dipingere, pagando, opere per una sperduta parrocchia di 200 anime, ma non per questo lontana dai centri della cultura. I suoi artisti lavoravano per il papa e la curia romana. Insomma, il meglio dei tempi.
Per tutta la vita, don Domenico, con competenza e passione, commissionò le sue opere ad artisti da valore. A parere di Pier Giorgio Pasini, storico d’arte preparato e la capacità di divulgare, il capolavoro è una Santa Lucia di Francesco Coghetti (a lui si deve il sipario di cortesia del teatro di Rimini). A Pietro Gagliardi (prestigioso autore presente nelle chiese di Roma, compresa la Basilica di San Paolo) ordinò ben tre opere: Crocifissione, Martirio di Sant’Eurosia, Gesù Pastore.
Da un altro talentato del tempo, Francesco Modesti (pittore del papa e del collegio cardinalizio), il prete amante dell’arte ottenne tre tele.
Assoldò anche Francesco Grandi (ritrattista dei papi Pio IX e Leone XIII) e i migliori insegnanti dell’Accademia di San Luca: Cesare Mariani (il presidente), Augusto Bompiani e Pasquale Frenguelli. A completare la sua unicità, la chiesolina di Isola di Brescia è in un apprezzabile contesto urbano inferiore soltanto a quello naturale.
Ambiente: è uno dei più belli della provincia di Rimini. Gli abitanti, con l’aiuto e il contributo dell’amministrazione comunale, hanno costruito una delle oasi di verde più apprezzabili della Valconca. Accanto al campo di calcio (super utilizzato), un grande parco ben tenuto e ben arredato, completato da una struttura per le feste dotata anche di una cucina attrezzata stile ottimo albergo. Il parco e il campo di calcio sono dominati dalla chiesolina: lo scrigno d’arte sacra.




Strada Tavullia, approvato progetto preliminare

– La Provincia di Rimini ha approvato il progetto preliminare per la Strada Provinciale 58, quella che porta a Tavullia e che dovrebbe tagliare fuori dal capoluogo il traffico pesante. La giunta ha deliberato lo scorso 6 agosto.
L’arteria è un intervento complessivo di 11 milioni di euro, che vede impegnata oltre alla Provincia e il Comune di San Giovanni anche la Regione Emilia Romagna, che ha già stanziato 3 milioni di euro.




Chorus Marignanensis, canto in San Pietro

Ha affrontato il caldissimo luglio romano per partecipare dal 27 al 29 ad una prestigiosa rassegna internazionale di Musica Sacra organizzata dalla Courtial International col patrocinio dell’Associazione Internazionale amici della Musica Sacra in collaborazione con il Pontificio Istituto di musica Sacra che ha visto insieme sei cori provenienti da: Cipro, Grecia, Guatemala, Romania e Polonia, oltre, naturalmente, al nostro coro che rappresentava l’Italia.
Due concerti presso le chiese di Sant’Ignazio di Loyola e di San Lorenzo in Lucina davanti ad un pubblico numerosissimo ed estremamente competente che ha ascoltato con grande interesse l’esibizione di tutti i cori partecipanti. Il sabato 28 è stato un susseguirsi di appuntamenti e impegni: al mattino tutti i cori in sfilata nel cuore della Roma monumentale per presentare alcuni brani davanti a centinaia di turisti ammirati e stupiti e, nel pomeriggio, l’appuntamento più atteso a San Pietro dove ha eseguito la liturgia musicale in gran parte composta da don Gabellini, accompagnando una messa affollatissima celebrata nientemeno che dall’altare della Cattedra di San Pietro, un momento di grande emozione e gioia che ha ripagato le coriste dei sacrifici e dell’impegno profusi. Il 2007 è stato un anno di intensa attività per il Chorus Marignanensis, interamente formato da voci femminili, guidate e dirette dalla verve e dalla maestria musicale del don Leonardo Gabellini, coadiuvato dalla preparatrice vocale, il mezzosoprano Paola Saso Leone, dall’organista Gianmarco Mulazzani e dalla vice direttrice Giuliana Capellini.
Dopo il grande successo ottenuto con il tradizionale Concerto di Natale, il 31 marzo, nell’ambito della manifestazione “Voci in festa ha presentato nella chiesa del Suffragio di Rimini lo “Stabat Mater” di Pergolesi, eseguito, oltre che dal coro cittadino, da solisti di grande qualità, il soprano Donatella Dorsi e il mezzosoprano Paola saso Leone, replicando poi, in maggio nel Santuario di Trebbio di Montegridolfo con la soprano Reiko Higa.
In maggio nuova trasferta a San Marino nell’ambito della Rassegna organizzata da Music & Friends e, l’8 luglio, la chiesa di San Pietro di San Giovanni in Marignano ha ospitato un concerto del Chorus e della Choral Mixte Crescendo, proveniente dalla Francia.
Gli impegni per il futuro: concerto con esecuzione dello Stabat Mater il 7 ottobre presso la chieda parrocchiale di San Pietro a San Giovanni in Marignano e preparazione di liturgie e Concerto di Natale 2007.

Elena Castellari