Paolucci, quel libro con i colori dell’anima

BCC GRADARA – LA BANCA DIFFERENTE

– “Da questa posizione, il colpo d’occhio della sala è particolarmente significativo; sembra si sia riunita l’intera città.
Testimonia il grande livello di partecipazione, la profonda considerazione ed il gradimento, per un evento culturale che ha come protagonista ancora una volta Guido Paolucci e la BCC di Gradara.
Vi assicuro che tutto questo è molto toccante. Sono assalito da sentimenti di emozione, di entusiasmo, di soddisfazione, e di orgoglio.
Emozione, perché parliamo di un grande uomo, di Guido Paolucci.
Entusiasmo, perché questa partecipazione ci spinge a proseguire, a migliorare, ed a farlo, con sempre maggior entusiasmo.
Soddisfazione, per come viene riconosciuto e ricordato questo grande personaggio; soddisfazione, quindi, per Guido e per i suoi familiari.
Orgoglio, perché tocca a me portarvi il saluto della BCC, presentare quest’ultima opera di Guido Paolucci; e poi, perché fra la comunità di Cattolica, fra questo pubblico, e la BCC di Gradara, è nato un feeling particolare che mi rende orgoglioso”.
Con queste affettuose parole, Fausto Caldari, presidente della Bcc di Gradara, ha sintetizzato la vita di Guido Paolucci e il suo rapporto con Cattolica durante la presentazione di “C’era una volta Cattolica” lo scorso 16 dicembre, libro che aveva terminato il 17 luglio, due giorni prima della prematura scomparsa, a 74 anni. La pubblicazione è talmente piaciuta che ne sono rimaste poche decine di copie.
Sul palco con il presidente Caldari, Luigi D’Annibale (direttore generale dell’istituto di credito), Umberto e Andrea (rispettivamente, fratello e figlio di Guido).
A proposito dei tre libri che raccontano la storia di Cattolica, ha sottolineato D’Annibale: “Guido, professore e maestro si è in qualche modo sdoppiato, fuggendo dalla sua vita lavorativa ed immergendosi in un mondo di fantasia per i nostri figli e nipoti. Il mondo della sua infanzia e della sua giovinezza, il periodo che corre dagli anni precedenti il secondo conflitto mondiale, a quegli anni Cinquanta anticipatori della rivoluzione culturale ed economica degli anni Sessanta definita poi come il boom”.
Dal fratello Umberto, numero uno della Microsoft Europa e neo presidente dell’Enit (Ente nazionale per il turismo), istantanee sulla personalità del prestigioso professore universitario: “Insieme ci siamo sempre divertiti. Non ho fatto il medico ma l’ingegnere perché era inarrivabile”.
Il figlio Andrea, regista di teatro, ha raccontato le ragioni della brevità degli interventi del babbo: “Per apprezzare una tagliatella, bisogna alzarsi con la voglia della fame”.
Poi, Micaela, attrice, moglie di Andrea, ha letto frammenti del libro: piacevoli, divertenti, rigorosi, come la personalità di Guido Paolucci.




Cultura, viaggi, istruzione

– Cultura. Istruzione. Viaggi. Per crescere insieme al territorio dove opera dal 1911. La Banca di Credito Cooperativo di Gradara ha presentato il programma con le principali iniziative del 2007.
Viaggi
Ne sono in programma tre: due all’estero e uno in Italia. Si inizia in marzo, dal 24 al 31. Tre le tappe, due in terra di Spagna: Valencia e Barcellona, mentre sulla via del ritorno si farà “scalo” ad Avignone (Francia) che per alcuni decenni (1308-1377) fu sede papale.
Il secondo appuntamento, 28-30 settembre, è un tour tutto laziale. La mèta: Castelli Romani, l’isola di Ponza e le bellezze del Circeo.
La stagione si chiude dal 15 al 22 ottobre, con la crociera nell'”Africa bianca”: Tunisia-Libia-Malta.
Viaggiare è uno dei tanti modi che l’istituto di credito ha scelto per creare aggregazione, unendo la cultura al tempo libero.
Cultura
Da marzo a settembre salgono in passerella quattro libri. Il primo, a marzo: “Gradara, solo ieri così lontana: personaggi, aneddoti e momenti di vita prima e dopo la Seconda guerra mondiale”.
“La ragione, il sogno e il grido” è il titolo del lavoro di quella mente raffinata di Vincenzo Cecchini. Sarà presentato a Pasqua.
Poi si passa a maggio e in quel di Pesaro, con Emidio Bruni: “Soledad: racconti e poesie sulle strade del mondo”.
“Gente di mare” invece è atteso in settembre. Ne è autrice la prestigiosa storica cattolichina Maria Lucia De Nicolò.
A novembre, si tiene la cerimonia di consegna della seconda edizione della borsa di studio intitolata a Guido Paolucci.
Con la cultura si chiude in dicembre, con un’altra pubblicazione di storia locale. Presentazione della De Nicolò, autori Dorigo Vanzolini e Sebastiano Mascilongo, si intitola “Cattolica e Gabicce nel primo Novecento: storia di vita e di mestieri”.




Natale con la comunità

– Nel segno dell’unione, dello sviluppo e della prosperità il dicembre/gennaio sociale della Banca di Credito Cooperativo di Gradara. Ha dato il proprio generoso apporto alle manifestazioni natalizie di Cattolica, Gabicce Mare, Gradara, Morciano, al concerto di beneficenza che Samuele Bersani ha tenuto al Teatro della Regina. Un impegno particolare c’è stato verso i bambini. A Cattolica ha sostenuto un progetto dal sapore nordico. Nella centralissima via Bovio sono state collocate dieci casette di legno ispirate alle favole, con all’interno fate e gnomi con i quali i piccoli potevano interagire: giocando e lavorando. Lavoretti che poi potevano essere portati a casa. Le manifestazioni cattolichine si sono chiuse il 6 gennaio con la Befana, che ha distribuito doni a 1.500 piccoli. Ha detto Giovanni Ruggeri, assessore al Turismo: “Ringrazio particolarmente la BCC di Gradara che ne ha sostenuto gran parte della realizzazione”.




BCC GRADARA – COMUNITA’

– “Il socio della BCC di Gradara è qualcosa di più di un semplice portatore di interesse: è il primo patrimonio della Banca e per questo motivo, al socio, viene dedicata tutta l’attenzione possibile”.
In molti ambiti della vita, salute, sport, cultura, il socio ha diritto ad una serie di sconti e benefici.
Salute
E’ sufficiente presentare la tessera di socio ed un documento di identità per usufruire dell’esenzione del ticket sanitario per le visite specialistiche che si fanno presso le strutture sanitarie di: ospedali Cervesi di Cattolica e San salvatore di Pesaro, clinica Montanari di Morciano e laboratori di analisi Alba di Riccione e Città di Pesaro a Pesaro.
Cultura
Sconto del 20 per cento per tutti i corsi della Civica Università di Cattolica.
Sport
Al socio e al figlio del socio, sconto del 50 per cento sui corsi che si tengono presso la piscina comunale di Cattolica.




Fede, non è la Madonna che piange

LE IDEE

– Sullo scorso numero della Piazza, Silvio Di Giovanni, ha raccontato la figura di Enrico Tanelli e la sua precoce e “assurda” morte. Astorre Mancini gli ha risposto con questa lettera, alla quale replica Di Giovanni. Punti di vista che aiutano a riflettere sul senso dell’uomo.

Caro Silvio,
scusa se intervengo nella sfera del tuo privato, ma avendo tu scelto di rendere pubbliche le belle parole che hai riservato alla memoria di Enrico Tanelli, pubblicate su questo giornale nel novembre scorso, non puoi sottrarti alla riflessione altrettanto pubblica di chi, come me, ha trovato quelle parole piene di bellezza e di amore per la vita.
Il tono elegiaco della tua prosa – non lo dico per compiacerti – mi ha ricordato le migliori orazioni funebri di Ovidio od Orazio, ma al contempo l’ho trovato decisamente stonato, perdonami la franchezza, quando ti rivolgi ai “credenti” esprimendo una serie di considerazioni che non fanno onore alla tua intelligenza.
In questa occasione, una bella e colta sensibilità come la tua ha tradito più la vocazione ad essere un semplice “mangiapreti” (ce ne sono tanti in giro!) che non a comprendere ed approfondire ciò che anima davvero un credente; eppure tanti “razionalisti” come te, se anche non hanno abbracciato la fede, si sono posti tuttavia con maggiore rispetto innanzi al grande problema umano del rapporto con il Tutto, sia esso la natura, la creazione, Dio e la trascendenza.
Quando osservi che l’uomo da sempre “costruisce divinità attribuendogli ciò che ci fa comodo attribuire”, hai forse in mente qualche superstizioso devozionista che rincorre le statue in lacrime della Madonna o programma la guerra in Iraq cercando conferme nei sacri testi biblici, ma non puoi certo rivolgerti con simile sarcasmo a chi vive la dimensione vera del rapporto personale con la trascendenza, che è fatta in primo luogo di silenzio ed ascolto, discernimento nel dubbio, inquietudine, senso di finitudine.
Tu stesso affermi “nelle notti insonni mi tormenta l’impotenza nostra in quella ultima, tragica ora fatale”: ebbene, Alfred Whitehead diceva che “la religione è ciò che l’individuo fa della propria solitudine”, credere significa dunque in primo luogo confrontarsi con sé stessi e con il proprio destino, è la ricerca di senso che ci anima e che in alcuni diviene consapevolezza di una trascendenza, e cioè dell’esistenza di qualcosa che avvertiamo come totalmente Altro e da cui in qualche modo pensiamo di dipendere.
Non c’è dunque alcuna via facile e consolatoria, caro Silvio, dietro l’adesione ad una fede, né tantomeno un furbo accomodamento, ma cammini personali, spesso diversi tra loro, che partono dalla medesima constatazione che la nostra natura è misteriosa e che questo mistero, come diceva Thomas Mann, “forma l’alfa e l’omega di tutti i nostri discorsi e di tutte le nostre domande”.
Don Milani, che conosci bene, od il biblista Sergio Quinzio che da credente ha patito lo smacco della morte odiosa della giovane moglie di 31 anni, per cui “neppure nel giorno del Giudizio la sofferenza potrà mai essere cancellata, ma solo consolata”; od ancora Simone Weil, che ha vissuto con travaglio il senso innato di trascendenza che la animava cercando di risolvere quello che nella Lettera ad un religioso definiva “il disagio dell’intelligenza all’interno della fede”, per non dire di Dietrich Bonhoeffer, Pavel Florenskji, Edith Stein: sono tutti esempi di esperienze di vita mantenute all’interno non già di una pacificante pratica religiosa, bensì di un orizzonte di fede travagliato, un credere inquieto, sorretto dal confronto continuo con la sofferenza dell’anima, una inquietudine spesso disperata da meritare comunque, se non la comprensione, almeno quella curiosità intellettuale che pure sono certo ti abita.
Credi davvero che questo modo di essere credente abbia qualcosa a che fare con quell’assurdo concetto di un dio magico che tutto sa e tutto vuole, che sceglie il minuto in cui passeremo da questa vita, che richiami nel tuo articolo?
E’ forse un retaggio deformato delle immagini di Dio che costruiamo nell’infanzia, ma questo concetto del divino vive solo in una certa credulità popolare, non certo nell’animo dei credenti, la cui realtà è ben diversa e parte da un concetto opposto, e ben noto: Dio ha lasciato Gesù Cristo appeso alla Croce, mostrandoci così che la nostra logica umana (per cui Dio dovrebbe evitare le disgrazie) ed il piano divino di salvezza parlano linguaggi del tutto diversi.
Nessuna magia, dunque, nessuna potenza taumaturgica: non può esserci fede laddove c’è una spiegazione razionale e scientifica di tutto, o quando il divino risponde ai nostri desideri ed alle nostre aspettative; al contrario, avere fede significa abbandonarsi fiduciosamente ad un piano divino di salvezza misterioso che dobbiamo leggere tra le pieghe della nostra condizione umana, e dunque della nostra quotidiana sofferenza.
Essere credenti significa convincersi che tutto possa essere recuperato dentro un orizzonte di senso, che ci supera e ci trascende, significa intuire che il mistero della vita non è il male, ma l’antinomia, il contrasto tra leggi contrapposte ed egualmente valide: alla bellezza della vita, degli affetti, dell’amore la stessa esistenza ci oppone la disperazione dei momenti di lutto, la sofferenza della carne e dell’anima.

Astorre Mancini

Caro Astorre non ho offeso nessuno

– Caro Astorre,
ho letto la tua lettera di commento, da te inviata a “La Piazza”, sulla mia di novembre in ricordo del nostro Enrico.
Ti ringrazio per i complimenti che fai al mio modo di scrivere. Mi sono doverosamente riletto il mio scritto, ma non riesco a cogliere quella stonatura che tu mi attribuisci, quando accenno a ciò che credono i “credenti”.
Nel mio ricordo al nostro caro congiunto non mi pare di avere offeso né la sensibilità, né l’intelligenza di chi crede.
Non penso proprio che in questo mio scritto si possa ravvisare un’offesa ad alcuno. Sono cose che la Chiesa ha sempre insegnato e tuttora insegna e che uno spirito ateo non può condividere ed ha tutto il diritto di poterlo dire.
Non riesco a trovare nulla di offensivo per il credente se le illustro in una lettera, nel modo come le ho illustrate, n’è mi pare di essermi pronunciato come un “mangiapreti” e nemmeno con “sarcasmo”. Ho fatto soltanto delle constatazioni per le quali non occorre necessariamente la fede nelle religioni e nel divino per educare e crescere gli uomini migliori.
Vedi Astorre, è un luogo comune costruito nei secoli, dalle pretese sacerdotali, quello che considera l’espressione del pensiero ateo rivolto alle religioni, a tutte le religioni, come un’offesa al credente. E’ un tabù che va superato in nome della ragione e del reciproco rispetto.
Io lo so che ci sono, per fortuna dico io, persone credenti con un’apertura mentale di livello superiore che non credono più a certi dogmi ed è con queste persone che sarà, non solo utile ma necessario, un continuo confronto e collaborazione su tutti i temi scottanti, (a prescindere dalla trascendenza), cui l’umanità ha davanti e che dovrà affrontare, se non vuole cadere nel baratro di un disastroso futuro.
Io non ho cercato, né voluto cercare, né voglio cercare un confronto sulla trascendenza. Assolutamente no. Se un confronto è utile cercarlo, il tema da scegliere per un fattivo contributo costruttivo tra: il credente illuminato, da una parte e, dall’altra parte, il pensiero razionale al di fuori della fede; non è certo sul piano della trascendenza perchè è un campo che, a parer mio, non serve, non porterebbe da nessuna parte e sul quale sarebbe difficile intendersi, né mi sembra necessario tentare di intendersi.
Invece i campi di intesa sono tutti gli altri che si trovano di fronte a noi e che possono farci trovare d’accordo: – il pericolo del terrorismo ed il perchè è nato e prolifera, – la fame nel modo con la crescita demografica incontrollata del terzo mondo e la vergognosa mortalità infantile, – lo sfruttamento del lavoro minorile e le guerre con bambini-soldato, – il diffondersi dell’AIDS ed il tabù sull’uso del condom in nome di non so quale dogma, – il problema del fondamentalismo religioso di quei popoli che non hanno goduto, come noi occidentali, del processo illuministico, – il problema della laicità dello Stato ed i confini della possibile interferenza del pensiero religioso, – la possibile distruzione dell’equilibrio ecologico della natura con la deforestazione continua e l’inquinamento dell’aria dai prodotti della combustione petrolifera in continuo e sfrenato aumento, sono solo alcuni esempi dei campi di intesa e di possibile fattivo lavoro assieme.
L’importante è che ciascuno di noi si possa esprimere con libertà in ogni campo, anche in quello delle religioni, senza dover temere di urtare la sensibilità di altri, giacché non è un privilegio, né una colpa, ma solo un diritto, il pensarla in maniera affatto diversa uno dall’altro e poterlo dire.
Caro Astorre, giacché tu mi hai citato tanti autori e personaggi di cultura e di fede, io ti confido che la mia tranquillità di non credente poggia su solide basi di alti riferimenti umani e morali, a prescindere dalla fede e che tra i miei autori preferiti e più importanti vi è la fulgida figura del matematico, filosofo ed eccelso uomo di cultura quale Bertrand Russell e poi, forse in maniera più modesta, ma per me non meno importante, ti cito un altro personaggio che mi riempie il cuore di orgoglio per averlo avuto quale nostro concittadino e sindaco, nella persona di quell’educatore che porta il tuo cognome e che pure, come me, non era credente e che dal suo decalogo che pubblicò e distribuì agli alunni delle scuole di Cattolica il 1° maggio del 1909, ti evidenzio solo l’ottavo punto, che così recita: “Osserva e medita per conoscere la verità, non credere ciò che ripugna alla ragione”.
Gli altri nove punti del suo decalogo forse già li conosci, sono tutti semplicemente sublimi e tu avrai certo capito che mi riferisco all’avvocato Vincenzo Mancini, detto Cino, che morì giovanissimo di malattia virulenta, a soli 36 anni l’8 giugno del 1912.
Il mio pensiero è stato da tempo plasmato da parole come queste e come le altre espresse nell’intero decalogo, compresa la grande illusione racchiusa nel decimo ed ultimo punto, di quel decalogo, che esprime in sé la migliore utopia di cui io mi sia innamorato fin da giovane.
Ciao, un saluto da un anziano al figlio di un amico.

Silvio Di Giovanni




SAPORI E COLORI DEL NOSTRO DIALETTO di A.F.

– La Pifania tutt li fest li porta via (2)
– Da Nadel a la Pasquèla (Epifania) li si slonga un pass ad vidèla (3)
– Da la Pasquèla a Sant’Antonie (17 gennaio) li si slonga mezorie bonie (4)
– Da Sant’Antonie in là li si slonga c’an sni dà (sempre di più) (5)
– J’urleva come i spacazot (chiassosi). Cus-ch-j-aveva fatt? Anca tu… l’è ‘na gubia ad matt che i lé accidenti lo meglio (6)
– Um dà scador (prurito) al nès: o l’è un pugn o l’è un bès (7)
– A j’ho dè la sfùita (spaventare) cume ma un chen. T’avev da veda… l’andeva cal plèva sli gamb mal cul (8)
– Al sènt c’un sa féd e an t’al prégh, l’è quèl c’ut fa la grezia (9)
– An tè fnì da sbarbutlè (brontolare)? T’mi pèr al mèr quand al ragaja (borbogliare) (10)
– Al sarà brut i dèbte? Ma lù l’è anche pegg. L’è al dièvle a forma ad cioca (chioccia) (11)
– Da quand i j’ha tolt al che fè (comando) u s’è invilì. L’è cume un’erba tajèda (12)
– Cal burdèl l’è sfrignèd dur (molto vivace), am so bèla sdriné (sfiancato) pri stei dré (13)
– La sarà anche ruza cume un scarpégn, però l’ha anche una bèla pussion dal suv (14)
– Mèt al pret tal let che la brèsa pla sora la è già fata (15)

– (1) Il cappone è buono anche dopo Natale e l’uovo anche dopo Pasqua (le cose buone vanno sempre bene)
– (2) L’Epifania tutte le feste si porta via
– (3) Da Natale all’Epifania le giornate si allungano come un passo di vitello (di poco)
– (4) Dall’Epifania a Sant’Antonio si allungano di buone mezzore
– (5) Da Sant’Antonio in poi si allungano sempre di più
– (6) Urlavano come degli sguaiati. Cosa avevano fatto? Anche tu… è una gabbia di matti, lì non ne trovi uno migliore dell’altro
– (7) Mi dà prurito il naso: o è un pugno o è un bacio
– (8) L’ho spaventato come un cane. Dovevi vedere… andava via velocemnete con le gambe al sedere
– (9) Il santo di cui non si ha fede e che non si prega, è quello che ti fa la grazia
– (10) Non hai finito di brontolare? Mi sembri il mare quando borboglia
– (11) Saranno brutti i debiti? Ma lui è anche peggio. E’ il diavolo a forma di chioccia (persona infida)
– (12) Da quando gli hanno tolto il comando si è avvilito. E’ come l’erba tagliata
– (13) Quel bambino è molto vivace, mi sono sfiancato per stargli dietro
– (14) Sarà anche rozza come uno scarpigno, però è anche proprietaria di un bel podere
– (15) Metti lo scaldaletto nel letto che la brace per lo scaldino è già fatta




Aldo Calbi, Gabana, Pattini: i ricordi più belli

Aldo Calbi. Pochi lo ricordano giocatore. Il precoce esordio nel vecchio Cattolica delle Navi. La breve milizia nel nuovo football club. Il prematuro ritiro. In entrambi i periodi, Renzi allenatore, è un mediano robusto. Con ampia visione del gioco. Fatale che diventi presto allenatore. …Tanti, come tale, non lo dimenticano. Due generazioni almeno. Fonda,dirige, anima il NAGC (nucleo addestramento giovani calciatori) – Ciotti e Pino Sabattini partecipano a Coverciano alla gara di palleggio ­ Allena giovanissimi e allievi. Adotta per primo il 4-4-2 di stampo inglese. Due punte centrali ed esterni che attaccano più che difendere (quante discussioni con me che preferivo le punte larghe e 2 mezzepunte!). Ma vince campionati. Con i ’54, i ’58, i ’60. Tre grandi squadre. Come gongola Tuci, dirigente e… cantore!
Più razionale che metodico, più bonario che severo, i ragazzi lo seguono, lo stimano, gli vogliono bene. E parecchi di loro, da pulcini arrivano alla 1^ squadra. Conti e Pino della prima covata. Leardini, Pritelli, Pazzaglini, Barzotti della seconda. Pasini, Bertozzi, Santucci, Casellato, Paolucci della terza. Fino al Mercuri di ultima generazione. Al Suo fianco in questa opera oscura, ma GRANDE, Renzi il primo maestro. Oscuro anche Lui. Anche Lui grande. COMPLIMENTI, GRAZIE Aldone nostro.
Gabana. Al secolo Aldo Gabellini. Ma Tarzan non è John Smith… Gabana quindi. Il nostro è Figaro, Michelangelo, Trimalcione… Cerbero! Custode del campo, magazziniere, massaggiatore è il factotum… della città. Della nostra. Di noi giallorossi. …Si parte in trasferta. Gabana, in divisa, è inappuntabile. Giacca blu, pantaloni grigi, camicia bianca e cravatta blurossogialla. Carica i borsoni nel ventre del pullman. Sale, siede in silenzio. Nello spogliatoio, novello Fregoli, via la giacca, indossa la Sua tuta azzurra, con la scritta F.C. CATTOLICA (quanto ci tiene!) …è massaggiatore! Siamo un branco di vecchie puttane… e inebriante è il profumo di canfora. Nessuno rinuncia al lettino. …”Ma fà pièn Aldo, tmi tzcorghe li gamb”. Chi ha fatto, ritorna al suo sacco. Sì… Michelangelo! Maglietta, mutande tutto perfetto. E le scarpe! Un tacchetto più basso o più alto, una soletta, l’ovatta. A correggere i danni di andature sbilenche. Si gioca.
C’è un uomo a terra. Gabana con secchio, spugna e cassetta bianco-crociata VOLA in campo. Mistero. Lui, che fuori servizio strascina ciabatte ! E’ vittoria! (succede spesso). Sul pullman, non più teso e serioso, un altro Gabana. Dalla Sua voce roca, microfono in mano, sgorga un finimondo di puttanate. Se poi, ci si ferma a mangiare… che Trimalcione! “E se questo è un colpo secco, Dio me ne mandi un altro” (bicchier di vino). Martedì allenamento. Aldo, pantaloni con bretelle e ciabatte è di nuovo magazziniere. Sulle panche, la roba di ognuno, ognuna al suo posto! Il morale è alto. Smaniosi, si entra in campo a tirare due calci. …ma Cerbero! “Vi ho detto che non dovete prendere i palloni”… qualcuno fà il furbo. Gabana estrae il martello. “A tal dag ti dènt”. Non c’è vittoria, o amicizia che tenga. Ad evitare la botta si lascia la palla. Come i massaggi, l’ordine, le puttanate, anche il martello Ti merita amore. E’ il carisma dei grandi. Grande GABANA!
Pattini. Allena il Cattolica nei campionati ’62/’63. Vittoria con +5 in media inglese e ’63/’64… secondo posto, con promozione in serie D a tavolino. Tale eccezionale curriculum, non gli vale la riconferma! Un affronto tremendo ed immeritato per il buon Giano. GIANO sì. Alcuni di noi, suoi compagni di squadra nella Rimini calcio , lo chiamano così, per nome: Pozzi, Perfetti, Bertoni, Fava, Marani… Calbi. Gli altri: Andreatini, Franca, Masi, Zaccagni, Ronci, Cervesi, Nicolini, Bompadre, Lorenzi, Ciro (indigeni) e Bettancini, Clementoni, Gabellini, sig. PATTINI. Ma, tutti gli diamo del Lei. Tutti, al di là della confidenza, gli vogliamo bene (come a Nino Romani, Suo predecessore). Non è importante il valore: conoscenza di schemi, proprietà di linguaggio, acume tattico, psicologia… Pattini o Giano che sia… gli vogliamo bene. Anche se spesso lo facciamo arrabbiare. Non che sia difficile, in verità, che Giano è buono, ma… incazzereccio! Succede raramente per azioni di gioco, ma quando, in allenamento non ci mettiamo il Suo stesso impegno.
Quella passione che Lui ha nel sangue. “Con questa formula mi avete rotto i coglioni” ci grida una volta, brandendo l’indice (un ditone da Polifemo)… sta giocando anche Lui la partitella. E noi, invece di correre gli facciamo una irriverente melina. Però è giusto. Si incazza con tutti in egual misura. Non fà differenze tra giovani allievi o vecchi compagni. La squdra gioca il WM o sistema. (oggi si direbbe 1-3­2-2-3). Lo schieramento detta la logica del gioco (scambi incrociati fra i centocampisti, lanci o passaggi verticali per le punte). Il valore dei singoli ne sancisce la bontà. Senza schemi preordinati! … Ma un bel giorno Pattini, terminata la partita del giovedì con le riserve, vuol provare schemi d’attacco, con la squadra schierata e senza avversari. Ma… a Bertoni gli si gela la schiena… e, con marcato accento bresciano: “Giano, dia retta a me. Li mandi via. Se non hanno ancora imparato, non imparano più. Non vede che testa che hanno? (Gabel, Perfetti, Fava) dia retta a me, dia retta a me Giano, li mandi via!”. Pattini ammutolisce, china sconsolato la testa… ed esegue. Mezzora dopo si spalanca la porta dello spogliatoio e Berto impallidisce davanti al minaccioso… ditone del “Giano furioso”. Poi, insieme, senza rancore, ripartono alla volta di Rimini. Così è Giano. Un uomo semplice, genuino, onesto, ingenuo quasi. Innamorato del Suo gioco. Del calcio. Del bel gioco. E’ un grande atleta. Elegante nelle movenze, plastico. Un portiere di serie A…
In quel campionato Pattini, non resiste alla tentazione. Contro il Riccione a 41 anni, torna fra i pali. A rinvedire i fasti di Rimini: Pattini, Gianni Lucchi… E ancora vola. Ma gli fanno gol nel finale! A Bertoni, reo di averlo coperto mostra una volta ancora, il minaccioso manone. Grande, unico, impagabile Giano! Non me ne vogliano Aldo e Gabana, ma sono Tuoi i ricordi più belli.




Strada per Tavullia, cantiere nel 2008

L’INTERVISTA

– Undici milioni sul piatto (metà dalla Provincia di Rimini e metà dal Comune di San Giovanni), con una nota positiva la Regione ha stanziato 2 milioni di euro e cantierazione della Strada provinciale per Tavullia (Sp 58) nel 2008. L’infrastruttura taglierà il traffico pesante e il relativo inquinamento dal centro marignanese.
Sergio Funelli, sindaco di San Giovanni fino al 2004, è consigliere provinciale eletto a San Giovanni nello stesso anno, a chi gli chiede se fa lobby in Provincia, risponde: “Se posso sì. Ho abbastanza chiaro quello che può essere il contributo della Provincia al percorso di sviluppo e crescita di San Giovanni, però non mi sfugge l’interesse della Valconca, della quale sono l’unico consigliere. Nella prima fase attuativa della Provinciale per Tavullia è giunto un contributo regionale di due milioni di euro, equamente suddiviso tra Provincia e Comune di San Giovanni. Dunque, il Comune di San Giovanni ha guadagnato un milione”.
E’ giusto che una strada provinciale venga costruita con i soldi del Comune di San Giovanni?
“Uno degli elementi di discussione è: troppo il 50 per cento dei costi che si deve accollare il Comune? Sicuramente è un importo elevato, pari ad un’intera annualità del piano delle opere pubbliche marignanesi. Va ricordato che le spese della Provinciale per Tavullia rientrano nell’accordo generale del nuovo stralcio d’espansione urbanistica. Attraverso gli introiti d’urbanizzazione e l’Ici era stata valutata sostenibile da parte dell’amministrazione comunale. Questa opera pubblica tra l’altro segue il solco della Saludecese, che venne finanziata per il 35 per cento dal Comune. Credo che entro il 2008 possa esserci la cantierizzazione”.
Tavullia riceverà enormi benefici dalla nuova Provinciale, impossibile farli compartecipare ai costi?
“Su questa partita il presidente della Provincia Nando Fabbri ha chiesto un incontro all’assessore marchigiano. Cosa che feci anch’io nel 2003 quando ero sindaco e ci fu un incontro tra i presidenti delle due province”.
Ora, la palla Provinciale per Tavullia passa al Comune di San Giovanni che deve indicare il percorso definitivo del tracciato; oggi c’è solo l’indicativo.




Lazzarini, allevatore di cani di livello mondiale

– “…nessuna novità: ha dominato la propria batteria ancora lui, l’unico, l’invincibile, l’inimitabile Tito, epagneul breton condotto, dal mitico Adriano… Stessa prestazione, quasi fosse caricato a molla, stessa stupenda ferma in ottima espressione di razza, stessa soluzione del punto con guidata spontanea su fagiano. Ennesima puntata di un serial televisivo, un copione già visto ma che anche nelle repliche continua a tenere incollati allo schermo gli spettatori”. E’ quanto ha scritto lo scorso ottobre il mensile “Caccia & Cani”, la bibbia degli appassionati. Tito, quattro anni, razza bretone, è fuoriclasse a livello mondiale. Tra il 2005 e il 2006 ha inanellato una serie infinita di vittorie; un po’ come se la Juve, Milan, Inter (o la Marignanese), avessero vinto campionato, Coppa Italia, Coppa Campioni, per chiudere con la Coppa Intercontinentale. Allenato da Adriano Turci, appartiene a Fabio Galli. Medico nutrizionista con ambulatori in ogni parte d’Italia, dalla Calabria alle Alpi, possiede una dozzina di bretoni, divisi tra i canili di San Giovanni e Gradara. A Gradara condivide la passione e il canile con l’amico Remo Urbinati, co-allevatore di Tito e un altro campione, Milla.
Una quarantina d’anni, Lazzarini deve l’entrata nel mondo della cinofilia ad un amico suo coetaneo, Andrea Gabellini. Hanno più o meno una ventina d’anni, Gabellini è un cacciatore e lo invita ad una battuta. Ricorda Lazzarini: “Era la prima volta e mi piacque da morire. Capisco che vedere lavorare i cani sono soddisfazioni uniche, assolute”. In questi anni, il marignanese è diventato un profondo conoscitore di due razze, setter prima e bretone poi. Ha letto di tutto e di più come si conviene a coloro i quali hanno curiosità. E da anni, i suoi “amici” sono ai vertici mondiali. La prima soddisfazione risale al ’94. Un suo cane, un setter, a Bruxelles, conquista il campionato mondiale. Nello stesso anno, abbandona i setter per passare ai bretoni. “E’ un cane – sottolinea Lazzarini – che non mancherà mai più in una famiglia quando lo si conosce. Ha un carattere giocoso, generosissimo, tranquillo e sicuro con i bambini. E’ rustico e sul lavoro (a caccia) molto diligente”.
Dai primi anni ’90, Lazzarini ha sempre avuto cani al vertice. “Adesso, con Tito, ho il top dei top. Il mio campionissimo”. I suoi campioni hanno un allenatore, Turci. E sono custoditi in canili con tanto di zanzariera per proteggerli da una malattia portata dai pappatacei che porta fino alla morte.
Rara fino a pochi anni (causa cambiamento del clima?) sta diventando un problema. E la disinteressata passione di Lazzarini si vede anche dal fatto che le cucciolate, con poche eccezioni, vengono regalate agli amici.




Massari, inverno spettacolare

TEATRO DIALETTALE – Il primo appuntamento è sabato 13 gennaio I giovne amarcord presentano Un¹insteda da mandrell.
Il 20 gennaio sarà la volta della compagnia La Carovana con Separed in chesa.

MELODICA JAZZ – I venerdì sera con il jazz di qualità promossi dall’Associazione Culturale Popolare “Melodica” in collaborazione con la Compagnia Fratelli di Taglia. Prima serata il 19 gennaio con un duo inedito che promette faville: il pianoforte del veterano ed imprevedibile Renato Sellani assieme alla tromba del giovane ma già popolare astro Fabrizio Bosso, impegnati in un omaggio a Gershwin.

COMICO D¹AUTORE – Dopo il grande successo del Nuzzo ­ Di Biase Live Show del martedì, primo appuntamento il 27 gennaio con un doppio spettacolo: Gigi e Ross, le finte Iene della Tintoria di RaiTre, nonché voci irriverenti di Radio Kiss Kiss, con le parodie di Non c¹è storia (usciamo un¹ora prima) e Pietro Sparacino, dal vivaio di LoComix, con la sua Una vita low cost.
Comicità made in romagna il 3 febbraio con il forlivese Davide Dalfiume che sul palco si sdoppia per Di nuovo basso?arriva un altro sasso.

SELEZIONI LOCOMIX
L’Associazione Culturale Locomotiva ha già aperto le iscrizioni a Locomix, concorso per comici emergenti di di San Marino, e rinnovato la collaborazione con la Compagnia Fratelli di Taglia. Dal 10 marzo, ogni sabato sera, al Teatro Massari si terranno le selezioni dei giovani comici