Vanni, le comodità nel solco della tradizione

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– Probabilmente è una questione di Dna, il patrimonio genetico dell’ospitalità, che si tramanda naturalmente dai genitori ai figli. O forse è solo l’educazione e la passione per il proprio lavoro, che legano tre generazioni di una famiglia ad un’unica attività. All’entrata dell’hotel Vanni spicca l’insegna: “Dal 1929”. Una famiglia che gestisce uno tra i primi alberghi di Misano Adriatico, costruito quando ancora intorno c’erano solamente campagna e campi coltivati.
“Nel ’29 mio babbo Augusto, che era economo al comune, e mia mamma Gina sono scesi da Misano Monte e hanno cominciato questa attività – spiega Aldina Vanni, proprietaria dell’hotel –. All’inizio si chiamava Pensione Flora, poi è diventata Locanda Vanni e infine Hotel Vanni”. I ricordi della signora Aldina arrivano fino agli anni prima della guerra.
“Avevamo 7 camere, d’inverno ci abitavamo noi. D’estate invece lasciavamo spazio agli ospiti. Veniva gente anche da Bologna e Milano, soprattutto per la cucina. Avevamo i salumi fatti in casa dei nostri maiali, eravamo famosi per gli uccellini e le patatine fritte, che ancora nessuno faceva. Non molti anni fa ancora i clienti mi dicevano Quant’era brava la tua mamma a cucinare!”.
Dopo Augusto e Gina, Aldina ha gestito l’albergo con il fratello Luigi. Ora invece l’aiutano il marito Palmiro Torsani, e i tre figli: Augusto, Roberto e Annalisa. “Abbiamo studiato tutti e tre al liceo linguistico – racconta Augusto – perché abbiamo deciso di lavorare in questo settore, e le lingue sono importanti. Lavoriamo soprattutto con italiani, ma almeno il 30% dei nostri ospiti sono belgi. Per questo conoscere le lingue fiamminghe ci serve, gli ospiti lo apprezzano molto”.
Di generazione in generazione, sempre lo stesso impegno: “L’albergo ha 74 stanze, e 180 posti – continua Augusto – e la particolarità di avere attorno un ampio spazio per il giardino, nonostante la posizione centrale. Questo lo dobbiamo alla lungimiranza di nostro zio Luigi, che ha deciso di non edificare”.
Come cambia il turismo, nel corso di quasi 80 anni? “All’inizio la gente si accontentava di più – racconta Aldina Vanni – nella locanda c’era addirittura un solo bagno per sette stanze”. “Ora gli accorgimenti sono diventati indispensabili – continua Augusto –. Nel ’93-’94 abbiamo ristrutturato, ora ogni stanza ha il condizionatore, la tv satellitare e la cassaforte elettronica. In più ci sono le suite, due delle quali prestige, di 40 metri quadrati. Negli ultimi anni si sono comunque ridotti i periodi di permanenza. Chi rimaneva almeno 15 giorni ora non sta più di una settimana”.
Gli accorgimenti non finiscono qui. Siamo in Romagna, tempio della gioia del palato. “Una cosa che certo non trascuriamo è la cucina – spiega ancora Augusto –. Le cuoche lavorano per noi da 30-40 anni, fanno pasta fresca, come lasagne, gnocchi e tagliatelle e tutti i piatti della tradizione. Cerchiamo però anche di innovarci, recentemente abbiamo proposto i garganelli al cioccolato. Poi in bassa stagione ci sono le degustazioni dei prodotti e dei vini locali”.
La famiglia Vanni si diverte, e fa divertire. “Durante la stagione organizziamo serate a tema. Per esempio avevamo le serate marinare e contadine. Quest’anno invece siamo cowboy e hawaiani. Con altri tre alberghi e un residence siamo soci dell’Adriapark, il parco acquatico con piscine e scivoli. Anche lì si organizzano serate folcloristiche, con musiche e balli”.
Impegno e dedizione che pagano, clienti fedelissimi scelgono l’hotel Vanni da più di mezzo secolo, e anche qualche celebrità: “Due nostri ospiti, in particolare, vengono qua dal 1947 – continua Augusto – una volta abbiamo avuto ospite Massimo Giletti, e Claudio Baglioni negli anni ’70. Dovevamo chiudere i cancelli per evitare l’invasione di fans sfegatate. Comunque durante l’intera stagione siamo sempre pieni, questo perché chi viene cerca la tradizione e la buona cucina, due nostri punti forti”.
Ma il vero punto forte sembra essere la famiglia, l’unità e la collaborazione tra i componenti, il Dna che porta avanti la tradizione.

Matteo Marini

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