Pasolini, riccionese nell’olimpo della lirica

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– Se fosse un tennista è come se avesse giocato a Wimbledon. Se fosse un calciatore è come se avesse calpestato il sacro campo di San Siro. Insomma, si entra a far parte di un olimpo. Il riccionese Gian Luca Pasolini lo scorso 20 aprile ha cantato i Carmina Burana (trasmessi in diretta da Radio 3) al Teatro Comunale di Firenze per i 70 anni di Zubin Mehta, direttore di orchestra indiano e tra i maggiori al mondo.
Il riccionese è stato scelto dallo stesso Mehta, che nell’occasione lo anche diretto. La serata, come spesso capita, si è chiusa in toni mondani: rinfresco a Palazzo Corsini.
Le fortune di Gian Luca Pasolini, studente in legge, iniziano un’estate di molti anni fa alla gelateria Nuovo Fiore in viale Ceccarini. Fa la stagione come cameriere e tra una vassoiata e l’altra canticchia arie famose. Gli amici, si sa, non sono teneri, soprattutto accesi dalla frenesia estiva; la leggera presa in giro sferza il belcanto. Un amico, Giovanni, gli dice, più per scherzo che in modo serio, che gli fa avere un’audizione: magari ha del talento: chissà!
Gianluca è d’accordo. Purtroppo passano 2-3 anni da per quell’audizione. Un giorno Gian Luca va a trovare l’amico sulle colline di Misano. Giovanni lo porta dai vicini di casa, i coniugi Giorgio Grimaldi e Carla Chiara. Sono stati cantanti lirici e hanno calcato platee importanti, tra cui la Scala.
Gian Luca canta alcuni brani. Sempre parco di complimenti, sempre distaccato, sempre serio, Giorgio questa volta si sbilancia: “Hai il talento per andare lontano: Magari alla Scala. Devi solo studiare; i tenori non si trovano tutti i giorni”.
Si iscrive al conservatorio di Bologna. Nel frattempo fa alcuni concerti, stage, non disdegna di portare a casa qualche lira con l’operetta sulle piazze estive.
L’altro passo fortunato è ancora una volta Giorgio Grimaldi. Ha un vecchio amico Robleto Merolla, prestigioso insegnante al conservatorio di Pesaro. Gli chiede di curare la voce di un giovane tenore.
Merolla nicchia; è pieno. Grimaldi insiste: “Questo è un ragazzo di talento. Se te lo consiglio vuol dire…”. L’insegnante si fa convincere; Pasolini entra alla sua corte. Merolla è un autentico personaggio.
A 40 anni, nel pieno della carriera, ha già calcato i maggiori teatri d’opera del mondo: davanti una carriera luminosa. Quel mondo non è fatto per la sua personalità. Si ritira ad insegnare.
Uscito col massimo dei voti dal conservatorio Rossini di Pesaro, il riccionese proviene da Maggio Fiorentino Formazione, l’accademia di perfezionamento legata al teatro di Firenze e guidata, per il canto, da Bernadette Manca di Nissa, uno tra i maggiori contralti italiani.
Lo scorso 10 maggio Pasolini ha avuto un’audizione alla Fenice di Venezia; è già stato sentito dalla Scala, il maggiore teatro lirico al mondo. La voce del riccionese è capace di scalare tutta l’estensione.
Il suo repertorio: il Barbiere, la Sonnambula, il Don Pasquale o il Rigoletto; composizioni più rare del sei-settecento: Il ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi, il Mitridate di Mozart o il Pigmalione di Donizetti.
Si è cimentato nelle prime esecuzioni moderne di opere di Nicolini e di Jommelli (incise da Bongiovanni) e dell’Ape Musicale di Lorenzo Da Ponte, proposta nella prima versione a Jesi nel 2005. Pasolini ha inoltre una particolare propensione verso il primo romanticismo operistico di Bellini, Donizetti, e del giovane Verdi.
Fuori dal palcoscenico Pasolini ha una caterva di interessi. Tra l’altro cucina da dio.

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