Meno partiti, più società civile

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– Stanno arrivando come un rullo compressore le elezioni politiche. Ci sono i partiti, ci sono i loro leader, sempre quelli. Tengono in pugno la scena e le sceneggiate televisive. Mancano i cittadini, relegati su spalti oscurati. Devono solo tifare, poi il 9 aprile scendere giù uno ad uno, accodarsi e mettere una crocetta su una scheda. Finito! Tutti a casa. Ma per tanti non sarà una scelta ideale, sarà solo sul “meno peggio”.
Non c’è spazio per i movimenti dei cittadini, quelli ricchi di tante sensibilità, quelli che si propongono come nuovi soggetti politici. Movimenti aperti, non ideologici, con al centro le persone e non i partiti, soggetti includenti, quelli che hanno ricreato le condizioni per nuovi entusiasmi di partecipazione politica. Quelli che non pensano di fare militanza politica, ma parlano più umilmente di impegno civile e sociale. Non c’è spazio: la politica, dicono, è per i partiti che ne selezionano la classe politica drigente. Insomma, i più fedeli. Spesso i peggiori. Così si forma, trasversalmente, una classe politica malata. Lo si vede a livello nazionale, ma molto anche nell’articolazione su base locale.
Oggi, invece, è necessario che i movimenti e la società civile riprendano in mano l’iniziativa. C’è bisogno di più società civile e meno partiti. O meglio, di partiti più aperti, non autoreferenziali e risucchiati all’interno degli interessi di propri apparati inamovibili, solo finalizzati alla gestione del potere per il potere. Che spesso significa intreccio perverso tra politica e affari. Chi più, chi meno.
Rimettere al centro la questione morale. Politica e affari vanno sempre più a braccetto insinuando comportamenti inquinati. Tangentopoli, Bancopoli… scoppiano. Autorità preposte, partiti, classe dirigente… nessuno aveva visto nulla. Chissà perché!
Chi ruba (destra o sinistra) è un ladro! La questione morale permette di uscire dagli steccati ideologici (gabbie al servizio degli apparati partitici), per mettere al centro valori essenziali: onestà, correttezza, pace, rispetto della diversità, regole condivise. Una politica dal basso per superare le logiche soffocanti dell’appartenenza partitica, per liberare energie critiche e vitali per rinnovare la classe politica.
Oggi i partiti pensano di avere ripreso in mano la partita, grazie anche ad una legge elettorale infame. Ma c’è una novità: niente più delega in bianco. Questo per evitare che sconfitto Berlusconi, ci si ritrovi, ancora, nel bel mezzo del berlusconismo, magari travestito con altre casacche.

Enzo Cecchini

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