La cattura del mostro marino

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– Con la Piazza del mese scorso si ripropone la cronaca del turismo adriatico degli anni Sessanta commentata da Riviera Eco, il settimanale distribuito gratuitamente in tutti i centri turistico-balneari da Marina di Ravenna a Fano. La pubblicazione edita dall’Agenzia Cozzi di Riccione era diretta da Gianni Quondamatteo, un personaggio molto noto anche in campo nazionale. Il giornalista continuerà per 24 stagioni estive a proporre le manifestazioni, gli avvenimenti, i grandi nomi dell’intrattenimento mondiale e la presenza di personaggi importanti ad un pubblico composto di milioni di persone delle svariate nazionalità.
L’11 agosto 1962, Riviera Eco pubblica in prima pagina la notizia della cattura di un mostro marino sulla costa gabiccese. In quella occasione i pescatori Berto Valmaggi e Fausto Fabbri di Cattolica e i gabiccesi Tonino Venturi e Franco Bevilacqua, giunti sul far della sera su una piccola lancia all’altezza di Valbruna per procedere come di consueto alla raccolta di cozze che forniscono ai locali tipici della zona, accostandosi alla riva notano una grossa forma oscura che, dibattendosi sul bagnasciuga, lascia uscire dall’acqua una specie di soffio.
E’ un enorme pesce probabilmente già in coma, in una zona a pochi metri in linea d’aria dai numerosi locali notturni. Le grida e l’eccitazione dei pescatori attirano l’attenzione del fotoreporter Alberto Marchi alla cui abilità e prontezza di spirito dobbiamo l’eccezionale servizio. Egli, fiutando il colpo, con alcuni uomini e donne (molte in abito da sera) si precipita per i ripidi sentieri per raggiungere la costa. Per dar manforte nella faticosa impresa di tirare a terra il bestione che si dibatte, Pericle Re, un facoltoso imprenditore di Cattolica che con la moglie Maria soggiorna in estate in una villetta isolata in zona Valugola, solitamente frequentata da qualche coppietta, richiede telefonicamente aiuti presso l’osteria Cevoli nella vecchia Cattolica frequentata da pescatori.
Ad accorrere sono Giorgio Vannoni, amico della famiglia Re, e i pescatori Giovanni, Silvio e Giuseppe (Pinon) Santoni e Quarto Bertozzi (Quarton). Verso le 4 del mattino il corpo del Parafratus Ephiletus, il cui peso viene calcolato sui sette quintali, giace definitivamente immobile sulla spiaggia.
“Di questa razza di misteriose creature che vivono negli oceani a grandi profondità, non ancora classificate dagli stessi scienziati e che stanno estinguendosi” – esplicita a tale proposito il prof. Kurt Rosenforf ittiologo di fama mondiale e insegnante all’Università di Gottingen, rintracciato a Pesaro all’albergo Cruiser. Con l’aiuto di un interprete dichiara “Non tralascerò la rara e fortunatissima occasione che mi si presenta di vedere di persona un esemplare del Parafratus Ephiletus, poiché a quanto posso intendere dalle vostre sommarie descrizioni di un tale esemplare si tratta. La forma particolare della coda tripuntita, la posizione e la struttura embrionale degli organi visivi, il colore della pelle e infine, la grossa mole, sono elementi sufficienti per ritenere che l’animale catturato appartenga alla specie annunciata”.
In seguito qualcuno diffonde la notizia che il corpo dell’enorme animale è stato trasferito al museo di Casteldimezzo. Gli abitanti del piccolo borgo, dopo l’iniziale stupore, annunciano alla massa di visitatori che il Parafratus Ephiletus è stato trasportato a Roma per essere studiato, ma che presto verrà roiportato definitivamente al museo di Casteldimezzo.
Come tutto il resto un vero eufemismo, dato che a Casteldimezo non esiste il museo. Tutta la storia, come si sarà capito, è uno scherzo di Riviera Eco per il ferragosto 1962.

Buon ferragosto 2006.

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