Etiopia, solidarietà nella fame per arricchirsi

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– Immaginare una terra come l’Etiopia è veramente difficile, così quando l’aereo sta per toccare terra senti quella strana sensazione di chi non sa cosa aspettarsi, o di chi si aspetta sempre qualcosa che viene puntualmente smentita. Così è stato per noi ragazzi scout abituati a sognare. Il nostro aereo è atterrato la fredda mattina del 6 settembre. Fuori dall’areoporto un pulmino vintage, più adatto a scarrozzare una rockband che un gruppo scout, ci stava aspettando. Al posto di guida un uomo dal volto serio ma allo stesso tempo accogliente ci esortava a salire dopo essersi accertato che tutti i bagagli fossero stati caricati, il suo nome era Abram.
I pochi chilometri che ci separavano dalla missione sono stati a dir poco sconvolgenti, le immagini che ci trovavamo di fronte erano angoscianti e forti, i finestrini da cui osservavamo attoniti sembravano dividere due mondi completamente diversi: ci sentivamo impotenti e le nostre coscienze urlavano come non mai nella nostra vita. La miseria che ci circondava era indescrivibile, non avevamo mai visto nulla di simile e solo il cancello della missione che ci avrebbe ospitato ha saputo placare quell’angoscia che ci tormentava, ma non annullarla. La missione-base ad Addis Ababa, come tutte quelle che abbiamo visitato, è un piccolo paradiso in un inferno di sofferenza. Una volta arrivati abbiamo incontrato la persona più importante per il nostro viaggio: padre Bernardo, personaggio schivo e riservato ma con una forza ed una generosità incredibili. Abbiamo avvertito la sua mano in tutte le attività e i viaggi che abbiamo fatto. La sua missione è grande ed accogliente e contiene anche la scuola che raduna molti bambini della città. Abbiamo assistito anche all’inaugurazione del nuovo asilo proprio accanto alla missione. L’operato di padre Bernardo non è altro che una goccia nel mare, come lui stesso ha sottolineato, ma una goccia che può dar vita ad un fiume di amore in un paese che di un futuro migliore ha soltanto la speranza.
Il Centro Romagna, questo è il nome della “base” di padre Bernardo, contiene anche dei laboratori manuali per insegnare a bambini o adulti a specializzarsi in diversi mestieri. Pochi giorni dopo il nostro arrivo siamo partiti per un “tour” in altre missioni lontano da Addis Ababa, destinazione Maganasse, Ghigesse, Sciasciamanne e Nazareth. Il verde intorno a noi sembrava non finire mai, il cielo colorato dalle nuvole regalava ogni giorno paesaggi nuovi. Nelle missioni il nostro compito era essenzialmente quello di stare con i bambini per farli giocare o danzare insieme, regalando loro anche solo un pomeriggio diverso dal solito in cui avessero un motivo per sorridere. Così armati di parrucche nasi e chitarre abbiamo trascorso intere giornate tra i loro sorrisi e i loro sguardi profondi.
Un altro compito che ha caratterizzato questo viaggio è stato l’ascolto, in particolare verso i racconti dei missionari che ci ospitavano; il motivo principale che ci ha spinti ad affrontare un viaggio simile era proprio quello di osservare ed ascoltare per cercare di capire ed entrare in una realtà completamente diversa dalla nostra. Siamo stati ripagati totalmente dalle parole delle persone incontrate, gli insegnamenti che i missionari ci hanno dato sono stati fondamentali e sono entrati in profondità.
Ritornati a casa, quelle parole le teniamo strette, cercando di non farle volare via col tempo cancellatore spietato. Cerchiamo di fare le cose per bene, come ha detto suor Luciana; cerchiamo di tenere aperte le porte come desidera padre Bernardo e soprattutto, terremo chiusi nel cuore i sorrisi e gli occhi dei bambini con i quali siamo stati, consapevoli di aver ricevuto molto di più di quello che abbiamo dato.
Il viaggio è stato anche un continuo addentrarci nella cultura etiope, a partire dal cibo, che abbiamo “assaporato” in due ristoranti tipici in Addis Ababa, ma anche nella religione. In Etiopia musulmani e cristiani convivono pacificamente nel pieno rispetto dell’altro credo, ma la cosa che più ci ha colpiti è la fortissima spiritualità che si respira in ogni angolo di questa terra. La messa a cui abbiamo assistito a Maganasse è stata ferma testimonianza di questo; l’emotività che i continui canti emanavano era fortissima, commovente, tutti bambini e adulti partecipavano, sentendosi ognuno protagonista ed ascoltato agli occhi di un Dio che spesso si rivela la loro unica speranza.
Ritornati ad Addis Ababa abbiamo partecipato alla posa della prima pietra al Centro Romagna 2, progetto ambizioso a cui padre Bernardo tiene particolarmente e dove verranno trasferiti tutti i laboratori di lavoro. Gli ultimi giorni sono stati dedicati anche allo shopping in cerca di qualcosa di fisico da portare a casa a testimonianza di quel mondo meraviglioso. L’arrivo all’aeroporto è stato commovente; siamo stati accompagnati da alcuni ragazzi della nostra età che svolgono qualche lavoro al centro con i quali avevamo stretto amicizia. Le loro lacrime al momento di salutarci ci hanno commosso e ci obbligavano a non dare loro un addio, ma un semplice e sincero “arrivederci”. Una volta saliti sull’aereo si respirava un’aria diversa… un forte insieme di sentimenti che si intrecciavano: nostalgia e desiderio di rimanere in quella terra che ci aveva ospitato..anche solo per qualche giorno in più… paura di quello che ci avrebbe aspettato a casa, paura di non farcela… dubbi, interrogativi, domande a cui dare risposte. Per questo, mentre l’aereo sorvolava deserti, fiumi e mari..ripensavamo agli insegnamenti che erano stati dati..in quelle parole cercavamo la forza per affrontare la vita una volta tornati… per affrontare i problemi e l’incubo del ritorno alla normalità. Ora… rientrati nel pieno della nostra vita, dei nostri ritmi, non possiamo far altro che ricordare i volti, i luoghi che abbiamo incontrato in questa fantastica avventura, riuscita grazie alla generosità di molte persone che non smetteremo mai di ringraziare e l’importante appoggio del centro missionario..aspettiamo il mal d’Africa… con la speranza che l’unica cura possibile..sia tornare in quel mondo fantastico che ci ha dato tanto.

Marco kino Capelli
Gruppo scout AGESCI Riccione 1

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