Corrado Piva, le farmacie comunali non vanno vendute

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– Corrado venne illustrato in vesti cardinalizie in un ritratto graffiante di Cecco. E del cliché del porporato Piva ne ha il ruolo fisico: alto, calvizie sventolata, occhiali da intellettuale, al quale si aggiunge una elevata eleganza fatta di colori tenui,con una ricercatezza dissimulata. In politica, apparentemente, non pesta i piedi a nessuno, più che attaccare parte da se stesso; si cuce in un ragionamento che diventano staffilate silenziose quanto sanguinolente. E’ uno dei politici forti di Cattolica. I detrattori ne cantano peste e corna; gli estimatori ne lodano l’intelligenza. Il sindaco Gian Franco Micucci, sempre pronto alla battuta a infilare assessori e collaboratori, con Piva non trasbordava.
Sposato, due figli, professione geometra, originario di San Giovanni in Marignano, ha giocato a calcio in tutte le società della città eccetto il Torconca: Cattolica, Superga, Sporting. In un ruolo che ne traccia il carattere: libero (una posizione politica, di mediazione, non meno che durezza anche in campo).
Ha 51 anni, ma è sulla breccia della politica che conta da quando ne avava 25: entra in Consiglio comunale nell’80. Nel 90 è assessore al bilancio con la prima giunta Micucci; vi resta fino al 2004, salvo una interruzione di due anni. Fu strana l’uscita, ma il suo rientro fu un raffinato segno della sua capacità di muoversi.
Nel 2004 tentò di entrare in consiglio provinciale; non fu eletto perché i Ds a Cattolica scesero di 20 punti rispetto alla tornata di cinque anni prima.
Ha mai pensato di vendere le farmacie quando eri assessore?
“Mai”.
Ha sottoscritto il referendum per le farmacie ?
“Sì, perché credo sia giusto difendere gli strumenti democratici conquistati dal movimento democratico ed anche perché questa proposta non era contenuta nel programma elettorale del centrosinistra. L’idea va condivisa con la città. Le farmacie non rappresentano certamente un dogma, la problematica è di tipo economico, mi permetto di dire che le farmacie rappresentano un pezzo impotante del patrimonio della città e quindi la loro eventuale alienazione deve valerne veramente la pena, da un punto di vista economico. Il loro eventuale sacrificio deve coincidere con un momento di crescita della città”.
Si dice che i rapporti tra Piva e i Ds siano tesi, un piede dentro ed uno fuori, come giudica la gestione del partito da parte di Prioli?
“Faccio parte della segreteria provinciale dei Ds, quindi sono con i piedi dentro. Le persone oggi hanno un approccio diverso alla politica che in passato, le relazioni, gli atteggiamenti cambiano con il cambiare degli uomini.
Cattolica è un territorio piccolo che va inserita in un ragionamento più grande, la vallata del Conca, da Montegridolfo-Montefiore al mare, tutto quel lembo di terra contenuto dai fiumi Tavolo-Conca. Cattolica ha avuto una crescita imponente e progressiva negli ultimi 40 anni pensata e progettata. Penso che la realizzazione della darsena rappresenti la fine di questa fase di sviluppo.
Ora va pensato un altro grande progetto da mettere in campo per una nuova fase di sviluppo, non limitata alla nostra città, ma in grado di guardare all’entroterra e al contesto provinciale. Attualmente la città marca una crisi di gruppo dirigente nel suo complesso, c’è bisogno di rilancio nella elaborazione politica per un nuovo processo di sviluppo. Oggi il dibattito è racchiuso nelle quattro mura del consiglio comunale, diventando cosi capzioso, cavilloso, pretestuoso. Serve parlare dei problemi veri della città, dalla qualità dei suoi servizi alla crescita della sua economia per una migliore qualità della vita dei cittadini residenti e ospiti.
Occorre anche rompere questo muro di incomunicabilità politica che si è venuta a creare a Cattolica, fra chi governa e chi non governa, ragionando con tutto il mondo cattolico, con i partiti della sinistra nostri naturali alleati a livello nazionale, regionale e provinciale e con l’imprenditoria”.
Antonio Gabellini, il suo successore al bilancio, parla di conti che fanno acqua da tutte le parti che dice?
“Non so che cosa dica Gabellini, vorrei però precisare che il bilancio non è un assessorato di spesa e comunque questa città è cresciuta perché le amministrazioni hanno investito nel medio e lungo periodo trasformando Cattolica sotto ogni punto di vista. Il ruolo di volano del pubblico ha fatto muovere anche i capitali privati e comunque le somme destinate agli investimenti nel bilancio del comune oggi rappresentano 1/7 dello stesso, quindici anni fa ne rappresentavano 1/3.
Cattolica non è un paese terzo rispetto al quadro nazionale, se andiamo a vedere tutti i parametri previsti dalla legge Cattolica risulta essere un comune virtuoso.
Negli ultimi 40 anni sono state fatte politiche di crescita e sviluppo di elevamento della qualità della vita dei cittadini attraverso un’offerta di servizi sempre più qualificati e rispondenti ai nuovi bisogni che man mano venivano avanti, sono state le prerogative che hanno accompagnato le amministrazioni di Cattolica dal dopoguerra ad oggi. La fine del percorso della giunta Micucci non ha lasciato in rapporto al bilancio più debiti di quanti ce ne fossero quando ha iniziato, portando a termine un percorso di crescita, di sviluppo e qualificazione urbana, con la realizzazione dei teatri, del museo, degli arredi urbani, da ultimo l’ospedale, opera che non si poteva non fare.
Devo anche dire che l’epoca Micucci ha ereditato dalla giunta Mazzocchi progetti e idee di sviluppo della città in parte anche gia iniziati, significando che c’e sempre stata grande continuità di governo a Cattolica”.
In novembre si sceglierà il segretario dei Ds, scende in campo?
“No, bisogna pensare a qualcosa di più grande che possa mettere insieme le ragioni del mondo cattolico e della sinistra”.
Frequenta Pietro Pazzaglini?
“Non ho frequentazioni personali, abbiamo amministrato assieme per 10 anni. Le Navi sono state un momento di sofferenza, ma sono un prodotto importante per la città”.
Chi era Micucci?
“Un grande personaggio, grande comunicatore, con una visione ed una cultura più avanzata della media, con grandi intuizioni di crescita, mettendo anche in campo molta spregiudicatezza, dando a questa città ed ai suoi cittadini orgoglio e senso di appartenenza, amandola profondamente. Con un difetto di fondo, la difficoltà a comprendere la gestione quotidiana. Le aziende prima investono poi si consolidano. Lui saltava l’anello del consolidamento? aveva fretta!
Le manca il potere ?
“Non l’ho mai esercitato, mi sono sempre messo al servizio della città”.
Quali pregi e quali difetti si riconosce ?
“Una dose di equilibrio e l’attenzione alle ragioni altrui. Di difetti ne ho 20.000 in particolare la difficile comunicazione con l’esterno”.

di Giovanni Cioria

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