Cinema Astra, riaperto in luglio

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– Due giovani hanno ridato a Misano il cinema Astra che il prossimo inverno vuole anche fare cultura. L’Astra ha una bella storia. E’ appena finito la seconda guerra mondiale, a Misano, c’è distruzione e fame. Ci si arrabatta per soddisfare i bisogni primari: il mangiare, la casa, il vestire. A Misano abitano i coniugi Vulpio. Sono attori di teatro; vivono u Villa Clelia. Direttamente sul mare, oggi al suo posto c’è l’hotel Daniel’s. La coppia porta una ventata nuova per una cittadina di contadini, dove gli alberghi erano più un contributo che il bilancio primario di una famiglia.
Vulpio ha l’idea della Cooperativa Edile Misanese; fondata il 1° settembre del ’46; un’associazione mutuata dal mondo dello spettacolo. Poiché i coniugi vengono dall’arte, convincono i soci della Cooperativa Misanese a tirar su un cinema-teatro. Nasce quella che oggi è l’Astra. Un’architettura semplice, ma con un segno forte, di sobria bellezza. “Vulpio ha scritto storie che piacciono: belle, infantili, vincenti e dolenti, che lasciano dietro di sé dei monumenti non voluti. Meriterebbe che il Comune gli intitolasse una strada, non per aver lanciato l’idea della cooperativa, ma per aver sfamato i poveri e aver costruito il teatro. Raccontava con un pizzico di ironia Guerrino Semprini, un galantuomo scomparso pochi anni fa: ‘Vulpio era un signore molto generoso. Dopo il fronte aprì una mensa a casa sua e dava da mangiare ai poveri. Arrivavano da tutta Misano. Pugliese, benestante, tutta la sua famiglia era fascista dalla pianta dei piedi alle punte dei capelli. Egli, invece, era un comunista e per giunta attore; una professione di certo non andata a genio ai genitori. Capitò per puro caso. Andato a recitare a Pesaro, passò per Misano e si innamorò del luogo. Si costruì una casetta dove oggi si trova il Daniel’s. Da anziani si ritirano qui. La costruzione del teatro ce la impose Vulpio; noi accettammo per riconoscenza. E ci rendevamo conto che l’opera iniziata nei primi anni ’50 era ambiziosa. Un lusso che i soci costruivano la domenica nel giorno di riposo. Ma i sacrifici non bastano. La Cooperativa si indebita ed è costretta a venderlo. Prezzo: 3 milioni. Acquista. Ermenegildo (Gildo) Tonti”.

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