Tasse, per gli italiani non รจ peccato

Duecento miliardi di euro vogliono dire circa cinque leggi finanziarie, dell’entità di quelle che l’Unione europea giustamente pretende da uno Stato, come il nostro, in sofferenza per alto livello del disavanzo e altissimo livello del debito pubblico, tale da scoraggiare gli investimenti stranieri.
Se si vuole inquadrare storicamente, come mi è stato chiesto, il ?non amichevole rapporto tra gli italiani e le tasse, si deve, privilegiando una delle più suggestive tra le tante spiegazioni possibili, risalire a tempi molto lontani: almeno al passaggio dall’alto medioevo all’età del capitalismo moderno. E’ il passaggio da un’epoca feudale, in cui i filosofi scolastici condannavano ancora l’interesse ricavato dal prestito del denaro, ad un’altra, in cui la stessa Chiesa finì per tollerare tacitamente i numerosi artifici mediante i quali si praticava più che mai l’usura (non si può non chiamare in causa la Chiesa in questa materia, perché essa è formatrice ed educatrice delle coscienze, anche se oggi essa è sempre meno ascoltata).
Come è noto, Gesù era stato il rappresentante di una rivoluzione morale contro il denaro e i suoi maggiori possessori: si pensi ai ricchi che non entrano in paradiso (più facile per i cammelli passare per le crune degli aghi); a Gesù che dice ai suoi Non mettete né oro né argento nelle vostre tasche; alla condanna di Mammona, sterco del diavolo. Ancora oggi molti cattolici coltivano questi sentimenti, e non fanno del denaro lo scopo della loro vita; anzi li mettono in pratica, attraverso il volontariato (si pensi per esempio alla Caritas; ma spesso i cattolici italiani che vogliono restare fedeli all’insegnamento pauperistico di Gesù vengono tacciati di cattocomunismo).
La Chiesa feudale rispettò la rivoluzione cristiana condannando senza riserve l’usura, ma in Italia le cose cambiarono quando i papi, dopo avere inventata una inesistente donazione di Costantino, costruirono un proprio Stato e proprie finanze e fecero guerre e divennero veri e propri capi di Stato. Non fu più possibile alla Chiesa, a questo punto, seguire l’insegnamento rivoluzionario di Gesù. L’ Istituzione-Chiesa, quindi, non si interessò più del problema “denaro”, che restò estraneo alla devozione religiosa da essa predicata, se non nei termini di una generica sollecitudine per i poveri. Il denaro divenne materia moralmente indifferente. Ancora oggi, per esempio, nella confessione il fedele non si sente mai chiedere se ha evaso il fisco o se ha pagato i contributi per i propri dipendenti. Non è peccato, insomma, derubare la comunità della quale si fa parte, anche se Gesù aveva detto: “A Cesare quel che è di Cesare”.
Furono invece la Riforma di Calvino e le chiese riformate a riprendere vigorosamente in mano il problema “denaro”, ma in modo storicamente nuovo ed inedito, cioè positivo. I calvinisti introdussero nel loro codice morale il lavoro e il guadagno, che al cattolicesimo non interessavano. Il mondo calvinista, Inghilterra, Olanda, Francia ugonotta, Stati Uniti d’America, fu educato a ritenere il guadagno e il suo impiego, il lavoro e il capitale valori rilevanti sotto il profilo religioso; e addirittura il successo imprenditoriale come segno della grazia divina.
Si spiega anche così il fatto che negli Stati Uniti non esista l’evasione fiscale, perché quel sistema, attraverso le deduzioni delle spese, prevede che, per esempio, il tecnico che ha riparato l’impianto idraulico rilasci regolare ricevuta al cliente. Siamo agli antipodi del costume italiano, per il quale la norma è che il pagamento all’idraulico avvenga in nero (si formano così i 93 miliardi…). Lo stesso discorso vale per tanti medici anche di alto livello, per i geometri, per gli architetti, per gli elettricisti, per i meccanici, per i dentisti, per certi avvocati ecc. ecc. Non si dimentichi che negli Usa fu grazie alla scoperta dell’evasione fiscale che venne assicurato alla giustizia il gangster Al Capone.
Ma che dico: “evasione fiscale”? Mentre dopo la scandalo Enron il Congresso Usa ha portato a 24 anni di reclusione il reato di falso in bilancio, in Italia, paese eminentemente cattolico, i berlusconiani non hanno forse praticamente depenalizzato quello stesso reato? In questo campo la Chiesa cattolica, tanto attenta quando si tratta di unioni civili etero- ed omosessuali, non dice nulla, che io sappia.
Inoltre i più ricchi magnati Usa, tra cui il padre di Bill Gates, hanno condannato il progetto del presidente Bush inteso ad abolire l’imposta di successione, mentre qualcuno (indovinate chi) strepita a più non posso contro il governo Prodi che intende risottoporre le grandi fortune alla medesima imposta.
A questo si aggiunga, per quanto riguarda l’Italia, il qualunquismo antipolitico introdotto nel costume da vent’anni di regime fascista (si legga al riguardo La politica fiscale del fascismo di Gianni Marongiu), con la conseguenza di devastanti effetti sul senso civico degli italiani. La politica è quella categoria sociale che può combattere l’evasione fiscale e l’egoismo individuale? Ebbene: abbasso la politica, cosa sporca, e chi la fa per professione. Non si sa mai che i politici di professione ci facciano pagare qualche tassa in più?
Ci si ricordi, infine, delle intuizioni di Machiavelli, che già ai primi del Cinquecento osservava quanto poco il costume italiano fosse permeato di valori autenticamente cristiani, e se la prendeva, magari esagerando un po’, con la Chiesa cattolica, che – scrisse – “ha fatto diventare noi italiani sanza religione e cattivi”. Guardandosi attorno, poi, il grande segretario fiorentino, sconsolato, esclamava: “Gli uomini dimenticano più facilmente la morte del padre che la perdita del patrimonio”. Sono tanto diversi da questo modello gli evasori fiscali di oggi?

di Alessandro Roveri Professore di Storia contemporanea all’Università di Ferrara




Piano rifiuti, avanti con Raibano

– E tutto si vide sulla partita del Piano provinciale dei rifiuti, prima dell’approvazione del Consiglio provinciale dello scorso 24 ottobre. Per usare una espressione forte si potrebbe scomodare quel fine pensatore tedesco di Max Weber: l’etica della responsabilità ha prevalso sull’etica della convinzione. Con un’appendice, sul campo sono rimasti morti, feriti, rancori. Da un punto di vista politico invece il presidente della Provincia, Nando Fabbri, dopo un infinito tira e molla di tre anni, è sceso a patti (altrimenti lo avrebbero impallinato) e sfilacciato la sua maggioranza: un segno di forza personale e di decadenza collettiva; si legga partiti. C’era bisogno di una tattica simile? Un atteggiamento che ha mandato su tutte le furie i componenti della sua maggioranza: Verdi, Comunisti italiani e Rifondazione.
Ma andiamo con ordine. In ogni caso, dopo una discussione di tre anni, i 20 comuni del Riminese hanno il Piano provinciale dei rifiuti. Lo hanno approvato con 14 voti: Ds, Margherita, Verdi e Comunisti italiani. Invece, per ragioni diverse, è stato bocciato da Rifondazione comunista (robusto piede di maggioranza), Forza Italia e An. Antonio Padalino, gruppo misto (già Italia dei valori) si è astenuto.
Il Piano fu adottato dall’assisse provinciale con il voto fondamentale di Forza Italia il 14 dicembre dell’anno scorso; mentre pilastri della maggioranza, Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani gli votarono contro.
Allora, Massimo Pierpaolini, Forza Italia, parlò di responsabilità: “La Provincia deve avere un Piano; l’immondizia non può essere lasciata in mezzo alle strade, o portata altrove”. Già repubblicano, massone, intelligenza viva, istrionico, comunicatore con la capacità di sorprendere, argomenta il suo gran rifiuto, dopo che la Provincia ha notevolmente migliorato la bontà del Piano: “Io conosco le fasi della politica ed ho una motivazione semplicissima. Avevo presentato un’osservazione nella quale, partendo dal presupposto che Raibano avesse già contribuito alla comunità, chiedevo di cercare un altro luogo dove impiantare l’inceneritore. Respinta la mia osservazione, mi sono ritenuto libero di votare contro”.
“La mia osservazione – rimarca quell’intelligenza viva, contorsionista e sempre sorridente di Pierpaolini – ha diviso il Consiglio. Ci sono stati appena 12 voti contrari, 10 a favore e 3 astenuti. La mia analisi politica è che il presidente Fabbri con questo Piano abbia portato a casa tutto. Voglio rimarcare che la raccolta differenziata a percentuali alte è un’utopia. E con l’atteggiamento di Rifondazione comunista, la sinistra è andata a recuperare consensi a sinistra, le 6.500 firme raccolte dei comitati cittadini contro il potenziamento della struttura di Raibano-Riccione”. Voci ben fondate fanno sapere che Pierpaolini, nel caso in cui i voti della maggioranza non ci fossero stati, avrebbe allungato un braccio verso Fabbri.
Ma ci pensa Sandro Pizzagalli, misanese, consigliere di Rifondazione a smentire Pierpaolini. La sua più che una dichiarazione di voto è un attacco frontale al presidente Fabbri. Tira fendenti che fanno male: “E’ un Piano che non necessitava di tante intelligenze, non necessitava di tanti tecnici, funzionari o politici, l’avrebbe potuto fare anche un bambino. Lei Fabbri ha fatto un Piano dei rifiuti teso non a ostacolare la potente società Hera. Tutti gli altri stati europei impongono ai gestori di inceneritori di pagare una tassa per disincentivare l’incenerimento dei rifiuti. E’ vero che come partito avevamo presentato delle osservazioni al Piano ma a queste dobbiamo aggiungere ormai con certezza la recente scoperta della presenza di nanoparticelle di dimensioni talmente piccole, inferiori anche a 100 nanometri, che molti ricercatori hanno messo in relazione con gli effetti dannosi… Possiamo senz’altro affermare che gli inceneritori sono l’amianto del XXI secolo”.
Chiude piano Pizzagalli: “Concludo affermando che il Piano sottoposto al Consiglio, è un Piano non compatibile con l’ambiente e con la salute dei cittadini, per questi motivi il nostro gruppo consiliare esprime un voto fortemente negativo”.
Il voto affonda-inceneritore di Pizzagalli ha un passaggio il 20 ottobre. Nel consiglio federale del suo partito manca il numero legale; non c’è l’indicazione di voto sul Piano. Ci fosse stato il quorun, è probabile che Rifondazione si sarebbe spaccata in due: da una parte quelli a Sud della provincia (triangolo Cattolica-Riccione-Montegridolfo), dall’altra quelli a nord.
C’è invece soddisfazione nei Verdi, sia provinciali, sia di Riccione. Stefano Albani, coordinatore a Riccione: “Credo che sia un Piano che abbia spostato in avanti il tiro e il fine. Ed è servito per rendere più digeribili le modifiche. Credo che in futuro, qualunque Piano debbe essere fatto con le indicazioni dei comitati cittadini”.
Nando Fabbri è stato il protagonista assoluto del Piano dei rifiuti. Argomenta: “Sono soddisfatto nel merito e per ragioni politiche. Nel merito perché stiamo innovando il nostro territorio, abbiamo un piano completamente nuovo che prevede un termovalorizzatore pulito che produce energia per 50.000 abitanti equivalenti e ha un rendimento calorico del 26% del bruciato con un sensibile abbattimento dei fumi. E poi perché arriveremo al 60% della raccolta differenziata”. “Politicamente – continua Fabbri – perché abbiamo trovato un accordo importantissimo. Rifondazione? La loro è la voglia di essere liberi. E’ più facile raccontare le cose meno esatte? uno che ha responsabilità di governo non può dire cose inesatte”.
“La ferita con Rifondazione – chiude il presidente – sarà difficilmente recuperabile”.
Adriano Torsani, assessore all’Ambiente di Misano, soprattutto una grande sensibilià verso il verde. Commenta: “Mi sembra un Piano accettabile, ma vanno fatte le verifiche sulle nanoparticelle e i riflessi sulla salute. E’ un autentico buco nero e non si sa bene quale effetto possa avere. Deve essere l’Istituto superiore della sanità ad effettuare le verifiche. L’altro elemento forte è il coinvolgimento delle associazioni sulla costruzione dei nuovi forni. Ottimo l’aver bloccato i rifiuti che esterni alla provincia”.
Fabrizio Piccioni, Partito dei comunisti italiani, consigliere provinciale eletto a Misano: “Grazie agli emendamenti, rispetto al Piano iniziale abbiamo portato a casa un buon risultato. Invece, di quattro, due linee e con tecnologie avanzate. Il limite annuo per rifiuti urbani e speciali da incenerire è di 140.000-145.000 tonnellate. E’ chiaro che chi pensa che lì non ci voglia l’inceneritore, il risultato lo giudica scadente. Peccato che si sia sfilata Rifondazione comunista”.
Mario Galasso, assessore all’Ambiente del Comune di Riccione: “Politicamente non si poteva ottenere di più. Due anni fa, su questi punti, ci dicevano che eravamo matti. Decisamente, il problema è stato spostato in avanti. Si sono incrementate le conoscenze, non ultime le nanoparticelle, che mettono un velo di duvbbio sul Piano approvato. L’altro nodo è che venga fatta la raccolta differenziata al 60 per cento, prevedendo penali nel caso in cui Hera non raggiunga gli obiettivi”.
Cesarino Romani, Verdi, assessore all’Ambiente: “Sno sereno nel presentare questo Piano, senza disconoscere i Comitati e il mio partito. Il ragionamento di fondo è che il territorio va governato, con la qualità come punto di riferimento. Il 60 per cento è fatto dalla raccolta differenziata; con la nuova impiantistica si hanno meno emissioni nell’aria rispetto alle tre linee attuali. L’obiettivo è rifiuto zero nel 2020”

di Francesco Toti

PILLOLE

Piano rifiuti, quello bocciato

– Il Piano provinciale dei rifiuti presentato dalla giunta provinciale la prima volta, prevedeva:
– Struttura con 4 forni
– Incenerimento massimo: 220.000 tonnellate
Raccolta differenziata: 35 per cento, per arrivare al 50 per cento nel 2012

Piano rifiuti, quello approvato

– Il Piano provinciale dei rifiuti approvato dal Consiglio provinciale lo scorso 24 ottobre, prevede:
– Struttura con 2 forni
– Incenerimento massimo: 175.000 tonnellate (compresi gli speciali)
– Raccolta differenziata fino al 60 per cento
– Abbattimento dei due vecchi forni

– Ogni tonnellata di rifiuto ha un costo tra raccolta e smaltimento di 110 euro

NUMERI

Ogni cittadino produce quasi una tonnellata l’anno di rifiuto

– I quasi 290.000 abitanti della provincia di Rimini producono rifiuto urbano per circa 230.000 tonnellate l’anno. Vale a dire che ogni abitante riesce ad accumulare immondizia per 8 quintali in un anno. Vengono così smaltite: 127.000 incenerite, 40.000 prendono la via della raccolta differenzia. Mentre il resto viene portato nella discarica di Sogliano (Forlì-Cesena), ad un costo di circa 40 euro per tonnellata.

Fabbri, presidente della Provincia: “Sono soddisfatto. Abbiamo un Piano ottimo. Politicamente abbiamo raggiunto un accordo importantissimo. Rifondazione è una ferita aperta”

Pierpaolini, Forza Italia: “Non hanno accolto il mio emendamento di trovare un altro sito per l’inceneritore; mi sono sentito libero di votare contro”

Torsani, assessore Ambiente di Misano: “Il buco nero sono le nanoparticelle. Si deve pronunciare l’Istituto superiore della Sanità. Tutto sommato è un buon Piano”

Pizzagalli, Rifondazione: “E’ un Piano che non necessita di tante intelligenze. Contro perché le nanoparticelle saranno l’amianto del XXI secolo”

Galasso, assessore all’Ambiente di Riccione: “Politicamente non si poteva ottenere di più. Due anni fa su queste condizioni ci davano dei matti”

Piccioni, Comunisti italiani: “Il limite annuo per i rifiuti urbani e speciali da incenerire è di 140-145.000 tonnellate l’anno. Credo che sia un buon risultato”

Romani, assessore provinciale all’Ambiente: “Sono sereno nel presentare questo Piano; non disconosco i Comitati e il mio partito. Raccolta differenziata al 60%”

IL PUNTO DI VISTA

Attenzione agli aspetti ecologici e alla salute

– Smaltire i rifiuti urbani in modo pulito. Questa dovrebbe essere la scommessa della Rimini del futuro, della Rimini capitale europea del bel turismo, del polo nautico, del polo tessile abbigliamento, della meccanica di qualità. Bisognerebbe battere nuove strade e pensare forse che l’inceneritore come soluzione possa essere superato. Quando in Europa si dismetteva l’industria siderurgica, l’Italia cotruiva a Bagnoli, a Taranto, a Gioia Tauro. Cattedrali nel deserto anche per la poca capacità di far funzionare le industrie dello Stato, purtroppo. I tedeschi non saranno migliori di noi, la Volkswagen che è pubblica funziona però.
Oggi, mentre l’Europa più avanzata cerca altre strade all’incenerimento, a Riccione, a pochi metri dalla spiaggia, vista Aquafàn, si tira su un mega impianto. Sì le nanoparticelle, osserva Fabbri, presidente della Provincia, sono dannose, ma il grosso del nostro inquinamento sono le automobili. Grazie. I veneti, a Treviso, sono riusciti a raggiungere, grazie alla raccolta differenziata spinta, percentuali apparentemente impossibili, perché non provare anche nei 20 Comuni della provincia di Rimini?
Il presidente Nando Fabbri e l’assessore all’Ambiente, Cesarino Romani, hanno ragione: la politica deve risolvere i problemi dei cittadini. Ma al meglio. Le aziende pubbliche dei servizi hanno il privilegio di non avere concorrenza. Devono cercare la soluzione migliore al prezzo più basso. Un’intelligenza non meno arguta del suo acume politico, da Nando Fabbri ci si aspettava un Piano dei rifiuti capace di coniugare la salute del cittadino con il servizio. Invece, insieme ad Hera (l’azienda pubblica di gestione) ha preferito la strada più facile, la scorciatoia. Alle aziende pubbliche del settore servizi non si chiedono gli utili, le prestazioni, l’aumento del titolo azionario in borsa, ma di innovare perché la felicità civile passa per “una crescita decrescente”. Quella personale con una giornata di primavera, magari con una ragazza carina ed intelligente.