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La chiesa fra profezia e logiche di potere

LA RIFLESSIONE

– La Chiesa si presenta come un’agenzia dei bisogni religiosi… e per altro verso è un’agenzia politica. Ma l’evangelo è buona notizia per i discriminati. Riflessioni del biblista Giuseppe Barbaglio, autore di numerosi saggi sulle origini cristiane e in particolare su san Paolo.

“La prima considerazione che occorre fare riguarda la situazione italiana così come è oggi. Situazione profondamente cambiata da alcuni decenni, e dove la pratica religiosa, tanto per limitarsi a questo, è minoritaria. La Chiesa italiana è in stato di minoranza, e non di dominanza. Questa è una presa d’atto fondamentale per fare i conti con la realtà e non con fantasie.” Così inizia l’intervento di Giuseppe Barbaglio, scritto per l’agenzia giornalistica Adista.
“Come si determina allora la missione della Chiesa alla luce di tale situazione? ?alla Chiesa italiana è richiesto oggi di declinare il Vangelo di sempre nella situazione concreta, perché la Chiesa non ha un prodotto atemporale da smerciare, ma un annuncio da interpretare e testimoniare? infatti il messaggio, è un messaggio di gioia per persone concrete, non per entità astratte.”
“Nel concreto oggi assistiamo in Italia ad una Chiesa – ad un magistero cattolico soprattutto – che interviene su molte questioni”, cercando di recuperare sul piano etico e politico quanto ha perso in profezia e testimonianza. Un piano che fa perdere di vista le radici sovversive del vangelo, la sua carica dirompente, la sua capacità di infrangere barriere, di superare confini ?. Rifacendosi a san Paolo che spazza via ogni discriminazione ed esclusione dichiarando che “chi è in Cristo è una nuova creatura, non c’è greco né giudeo, non c’è schiavo né libero, né maschio e femmina” Barbaglio conclude che “la comunità cristiana oggi dovrebbe interrogarsi su quale significato ha questo annuncio di un Dio ‘indiscriminante’.” Infatti “la missione della Chiesa è evangelica nel senso letterale del termine, è cioè un annuncio di gioia, di gioia per i discriminati. E l’annuncio è che Dio non li discrimina, bensì li accoglie per quello che sono, li accoglie per puro amore.” Lieto messaggio per persone concrete, per i discriminati (omosessuali, divorziati?), per gli emarginati, per gli immigrati, per gli appartenenti ad altre culture e religioni?
” Ma i vertici della Chiesa cattolica mi sembrano non troppo occupati nella missione fondamentale: in loro non sembra risuonare con limpidezza la missione evangelica, cioè la lieta notizia? Risuonano soprattutto imperativi, proibizioni.”
In conclusione: “Per un verso la Chiesa si presenta come una agenzia dei bisogni religiosi – riti sacramentali, processioni, culto dei santi, rosario – che non sono bisogni propriamente cristiani, risentendo in larga parte della religiosità pagana; e per altro verso è una agenzia politica, fa accordi con strati sociali e con partiti in modo da far valere erga omnes, credenti e non credenti, alcuni principi etici generali che per se stessi non richiedono la presenza della chiesa di Cristo nel mondo.
Basterebbe per esempio l’insegnamento degli stoici! Mi sembra che la Chiesa italiana debba ritrovare il senso della sua vera missione, che è quella dell’annuncio di un Dio che accoglie i non accolti, un Dio non delle sanzioni ma della grazia, che è il cuore del cristianesimo.
Non vi si tradisce forse una nostalgia del passato, quando c’era la societas christiana e la Chiesa dettava legge? Oggi la Chiesa non può più dettare legge, ma attraverso alleanze, soprattutto con le forze di destra, cerca di avere un controllo sulla società italiana. Mi riferisco all’azione dei vertici, mentre si possono incontrare tante comunità, tanti gruppi, ed è tutto un altro panorama, per grazia di dio.”

(iglis)
(Fonte Adista
doc. n. 66/2006)




Quando il “terrorista” รจ cristiano

– Daniel è stato ucciso il 23 aprile nel campo profughi di Deishee, vicino a Betlemme. Aveva 25 anni, era un militante delle brigate Al Aqsa, braccio armato di Fatah: lo ha freddato, assieme a un compagno, un reparto scelto israeliano. Ci trovavamo casualmente nello stesso campo profughi, appena tornati da un servizio giornalistico a Ramallah. Senza pensarci troppo, siamo andati a vedere. Trovandoci di fronte a un fatto due volte sconvolgente: la caotica scena del delitto, appena consumato, di due “terroristi” palestinesi. E il fatto che uno dei due, Daniel Abu Hamama, fosse cristiano e fiero di esserlo. Non è forse scandaloso un “terrorista cristiano”?
La scena dell’omicidio è quella vista decine di volte in televisione e alla quale però è difficile abituarsi. Gente che corre, ingorgo di macchine, ambulanze ferme. Su un marciapiedi una striscia di sangue larga 40 centimetri e lunga 20 metri che porta da un’automobile crivellata di colpi a un negozio. Sgomitiamo per entrare nella bottega: urla, gente che si accalca. Ci sono solo una coperta e un giubbotto intrisi di sangue. Decidiamo di andare all’ospedale di Betlemme, per capire chi è stato ucciso. Arrivati, quattro ambulanze e una folla di persone attonite, in lacrime, arrabbiate. Con la telecamera alla mano, che è un ottimo passpartout, entriamo nell’atrio dell’ospedale, per raggiungere la sala operatoria bisogna farsi largo fra la folla. Poliziotti palestinesi con le ricetrasmittenti cercano di dare ordini a qualcuno, infermieri che urlano perché la gente esca. Incrociamo la madre in lacrime, portata via da parenti. Anche un bambino viene portato via. Avrà dieci anni. Cosa vorrà fare nella vita, penso. Il medico o il martire?

?..Decidiamo di uscire. Le strade, mentre torniamo, sono piene di ragazzini che si raccolgono a sciami. Sono arrabbiati, emozionati, spiritati. Ci sono due nuovi martiri da celebrare. E la celebrazione dei “martiri” qui sembra avere un rituale comune: il funerale, tre giorni di veglia e un poster che viene attaccato ovunque nel quartiere dell'”eroe”. Nel caso di Daniel e del suo compagno musulmano, Ahmad Mesleh, la coreografia è identica: il ritratto in atteggiamento militaresco; ai piedi un tempio, per ricordare la fede a causa della quale il martire è caduto; in alto, i simboli di Fatah e al-Aqsa e una frase presa dal libro Santo. Il poster di Daniel ci fa trasecolare: ai piedi la basilica della natività di Betlemme e in alto una frase del Vangelo di Giovanni: “Io sono la via, la verità e la vita: chi crede in me avrà la vita eterna”. In mezzo, lui che imbraccia un mitragliatore.
Il giorno dopo partecipiamo a entrambe le veglie funebri insieme a Nabil Kukali, palestinese cristiano, professore di scienze statistiche all’università di Hebron. Con un pullman di cristiani di Betlemme andiamo prima a Dehishee, alla veglia per Ahmad: all’ombra di un capannone viene offerto caffè a tutti coloro che vogliano rendere omaggio. Ci sono un’ottantina di persone, cristiane e musulmane. Musica militante. Un oratore che celebra il sacrificio di chi è morto.
Poi ci spostiamo a Betlemme, nei locali di un istituto religioso cristiano, alla veglia funebre di Daniel. Stesso schema: i parenti all’ingresso ad accogliere chi arriva, caffè e discorso celebrativo. Tra la gente anche quattro pope ortodossi e un prete cattolico. Non sembra uno scandalo, sembra una normale veglia di preghiera. Il professor Kukali non comprende il mio disappunto. Kukali è un cristiano che cerca il dialogo. La sua società di statistica (Pcpo, Palestinian center for Public Opinion), ha dimostrato con indagini scientifiche come (al di là dei luoghi comuni) esista una base solida di persone in Palestina che vogliono innanzitutto la pace. Secondo un recente sondaggio il 69,8% dei palestinesi è a favore della ripresa dei negoziati di pace con Israele; l’80,4% vuole che continui il cessate il fuoco. Il 62,2% che cessino i lanci di razzi contro Israele. E il 50,8% è addirittura d’accordo, con varie sfumature, sul fatto che Hamas riconosca lo Stato d’Israele. “Noi li uccidiamo e loro ci uccidono e nessuno lo vorrebbe – spiega Kukali -. Ma con l’occupazione gli israeliani stanno dando ogni motivo ai palestinesi per reagire. Il deterioramento delle condizioni economiche è il logico risultato dell’occupazione. Con l’aumento della disoccupazione e della sofferenza, la percentuale delle persone che si oppongono alla pace sta crescendo e così anche il numero di quelli che approvano la violenza. Molti palestinesi si trasformano in martiri perché non hanno nulla da perdere”. Cristiani o musulmani che siano.

Carlo Giorgi
Fonte “Popoli” (Agosto-sett. 2006), mensile internazionale della Compagnia di Gesù




Malatestiana, bella Sagra nonostante lo stonato palacongressi

– La Staatskapelle di Dresda intona. Il suo “La” morbido e luminoso fugge con voluttà tra i settori dell’orchestra.
Nonostante l’inadeguatezza acustica del Palacongressi.
Georges Pretre, dalla prodigiosa sensibilità e memoria, incurante dell’habitat, non rinuncia a nessuno dei sui celebri e suggestivi “pienissimo”.
Respiri bloccati dal fascino interpretativo. Richard Strauss nella scrittura del Poema sonoro Don Juan e nel dialogo del Duetto – concertino per clarinetto – fagotto – orchestra d’archi e arpa. Dalla tavolozza sonora vengono rubati preziosi colori: è il Concerto per Orchestra Sz 116 di Bela Bartòk.
Il Maestro dipinge nella totale dedizione dell’Orchestra: magica chirografia dei grandissimi, che, nella geometria descrittiva, curano i dettagli come fragili volute di vetro soffiato.
Nonostante l’inadeguatezza acustica del Palacongressi.
L’entusiasmo del foltissimo pubblico sollecita devotamente i Bis. Il vorticoso attacco è prima che si spenga il fragore delle mani.
Conclusa la serie dei grandi Concerti della 57.a edizione della Sagra Musicale Malatestiana. Mozart e Schumann naturalmente.
Janacek, Schmitt, Berlioz, Grieg, Sibelius, Reimenn, Tiersen, Pugni, nelle arcate delle orchestre di Praga, Oslo, Salzburg, Lipsia e Dresda guidate da tutti i numeri uno della serie A: da Chailly a Lonquich, da Altrichter a Saraste, e Georges Pretre.
Successi strepitosi, come si suol dire per variegate proposte.
Nonostante l’inadeguatezza acustica del Palacongressi.
Rimini non ha ancora né Auditorium né Teatro. La frequenza – numerosissima – non riesce a scuotere l’insensibilità delle coscienze burocratiche (anzi, forse si pensa “…tanto gli appassionati vanno comunque…” dobbiamo scioperare?).
Se a Napoli è stato fatto il funerale della Giustizia, saremo costretti a farlo anche alla negletta Musica classica? Dare una tale inadeguatezza acustica al sublime non è un peccato di omissione è un delitto mafioso di mancate priorità.
Nelle serate dei Concerti le giovani coppie o i nonni di turno avrebbero potuto fruire di baby-parking: ai bambini la proiezione di un film o di un cartone animato.
Ottima iniziativa, ma ai bambini dovrebbe essere offerto un “loro” concerto. Vivo e vero.
Caratteri cubitali alla Staats Oper di Vienna per il cartellone della “Kinder Oper”: le iniziative che sfruttano lo specifico e sterminato repertorio d’Autore scritto per loro sono semplici e da imitare. “Kinder Konzert” dunque: il n. 146 del Giornale della Musica in data febbraio 199 proponeva un cataloghino operistico, e non solo, interessantissimo.
Torniamo alla sera del 20 settembre scorso: la Staatskapelle di Dresda è schierata al gran completo. La bella bambina robusta che mi siede accanto in attesa dell’inizio, si alza e si avvicina al palco. La sua è curiosità prudente e felpata: quanto ne sa? Quale strumento studia o vorrebbe…?
Accarezza i settori con lo sguardo stupito di chi vede qualcosa di bello da vicino. Torna al suo posto. Nel procedere del concerto a poco a poco si addormenta. Il suo respiro è quieto e regolare: sulle labbra un sorriso.
Sì! Avrebbe diritto a un suo programma.

di Carla Chiara




Con il Sangiovese novello doc in busta rovinano il nostro lavoro

– Enrico Santini è una delle punte di diamante della Provincia di Rimini; ne è innamorato come un ragazzino. La Tenuta Santini, Passano di Coriano, è di livello assoluto. I suoi vini hanno vinto molti premi e sono stati raccontati da grandi giornalisti di settore; Paolo Massobrio (la Stampa), Luca Maroni sono due di costoro. E’ anche presidente dell’Unione agricoltori del Riminese. Alcuni anni fa fece inserire nello statuto dell’associazione che il presidente non poteva essere tale per due mandati consecutivi. Ora, sui vini, sta facendo la sua battaglia per il futuro del territorio. Una nota cooperativa romagnola ha messo il Sangiovese novello a denominazione in busta. Tuona, ed a ragione, Santini: “Noi ci facciamo un mazzo così per far uscire il nostro Sangiovese dal ghetto e loro, una cooperativa, che avrebbero l’impegno morale alla qualità, infilano il vino nel tetrapack. Avrebbero la forza economica per fare cose meravigliose e dare una mano ai produttori con meno possibilità finanziarie. Inoltre, il presidente dell’Ente tutela vini è anche un dirigente della cooperativa in tetratpack; è come mettere a guardia dell’enoteca Dracula”.




Speciale Fiera – Salone attrezzatura alberghiera, attingere nuove idee

– Farsi venire delle idee. Per un turismo innovativo e capace di competere in uno scenario internazionale sempre più affilato e complesso. Un pozzo delle idee è il Sia (Salone internazionale dell’attrezzatura albrghiera) in programma alla Fiera di Rimini dal 25 al 28 novembre.
La manifestazione non è solo prodotti ma anche mostre, cultura, intrattenimento. Il clou è “Dormire Altrove. Il design dei luoghi inusuali, dall’eros alle suite volanti”.
“L’intento – ha detto il direttore generale di Rimini Fiera, Piero Venturelli – è quello di consolidare Sia Guest quale punto di riferimento per il mondo della progettazione dei luoghi dedicati all’accoglienza e come osservatorio di nuove mode e stili di vita”.
Continua Venturelli: “Stiamo inoltre lavorando ad un nuovo progetto Sia Dubai, un workshop tra aziende italiane e operatori arabi dal 4 al 6 marzo 2007, all’interno del prestigioso Burj al-Arab, il famosissimo albergo a 7 stelle”.
“La mostra – spiega il product manager Sia, Barbara Padovan – si snoda su 5 mila metri quadrati. E’ organizzata da Rimini Fiera in collaborazione con la rivista Suite ed è un percorso su progetti avveniristici per soggiorni alternativi e intende rappresentare la risposta in termini architetturali e di design alle esigenze del nuovo viaggiatore che sempre più sfugge a qualsiasi catalogazione, alternando senza apparente contraddizione le modalità di soggiorno più diverse”.
L’architetto Giuseppe Biondo, curatore della mostra ha detto: “Saranno otto famosi designer a cimentarsi su altrettanti ‘diversi luoghi’ dell’ospitalità: Marcello Ceccaroli (Il cielo in una stanza), King & Roselli (Tree house suite), Marco Lucchi (Borderline), Andrea Meirana (Wish you were here!), Simone Micheli (Cheap & Chic, l’hotel per il nostro tempo), Marco Piva (Luxury shell), Luca Scacchetti (La tenda, il sogno e la macchia color porpora) e Studio 63 (Love Hotel). Un percorso affidato al loro estro che condurrà in suite sullo spazio, sugli alberi o ancora con vista sul fondo del mare o assolutamente borderline, in raffinati accampamenti nel deserto o sensuali love hotel fino ad arrivare agli hotel cheap & chic o dal lusso sfrenato”.
Politecnico di Milano
A Sia Guest 2006 anche un allestimento di Poli.Design, il Consorzio del Politecnico di Milano, con la presentazione dei lavori realizzati dagli studenti dei primi due corsi di perfezionamento “Bathroom Design” e “Hotel Experience Design” promossi in collaborazione con Rimini Fiera e il Salone dell’Accoglienza.
“Evidenzio – chiude Piero Venturelli – lo sviluppo del profilo internazionale di Sia Guest. Ci siamo concentrati sui mercati del Centro e dell’Est Europa con iniziative commerciali e di comunicazione in Germania, Austria, Francia, Svizzera, Ungheria e Polonia; e ancora su quelli orientali del lusso emergente. Ospiteremo delegazioni di operatori da Emirati Arabi, Bulgaria, Turchia, Spagna e, in collaborazione con Ice (Istituto commercio estero), dalla Polonia”.

CURIOSITA’

– Sia Guest è anche il Forum sul Turismo nel Mediterraneo. Alla sesta edizione, è organizzato dalla Camera di Commercio di Rimini. Arrivano delegazioni dal Marocco, Tunisia, Egitto, Giordania, Siria, Turchia, Croazia
e Russia

Dieci settori merceologici

– Negli anni i settori merceologici di Sia si sono arricchiti. I principali: attrezzature grandi impianti per la ristorazione, arredamento contract, hotellerie, tecnologia, impiantistica, arredo bagno, benessere, inter Decò per alberghi, residence, ristoranti e pubblici esercizi.

Più di 40.000 visitatori

– Quest’anno Sia Guest presenta 700 espositori su 90 mila metri quadrati e ospiterà anche i grandi impianti per la ristorazione. Ogni anno giungono circa 40.000 visitatori ( circa 2.500 gli stranieri). Per maggiori informazioni: www.siarimini.it.




Misanese, 60 anni di belle storie

L’AZIENDA

– Coniugare l’intelligenza della maturità con lo spirito dell’adolescente. Così si possono sintetizzare i 60 anni di storia della Cooperativa Edile Misanese ricordati lo scorso 20 ottobre con una festa in uno spazio della loro nuova sede a Raibano. Invitati i soci, gli ex soci, i lavoratori, i fornitori, i collaboratori, i tecnici, le autorità. Un menù a base di pesce azzurro cucinato dai pescatori di Riccione, terminato con il “ciambellone” e il vino giusto. E forse nel tipico “ciambellone” sta lo spirito con cui lavora: essenzialità, semplicità, non meno che un certo gusto dove si parte dalla domanda: “A che cosa serve questo?”.
Tredici soci (uno è un extracominitario), una ventina di addetti diretti, la presiede Danilo Leardini, geometra, in Cooperativa prima come tecnico, dal ’96, dopo la morte di Giuliano Bologna, come presidente, dice: “Siamo sempre alla ricerca di nuove figure che hanno voglia di lavorare e di crescere. Il nostro obiettivo è trovare i giovani che possano portare avanti la cooperativa con la nostra filosofia”.
E uno degli spiriti della Cooperativa si chiama Carlo Vulpio, il fondatore. Pugliese di origine, nobile, insieme alla moglie attori, nel suo girovagare per palcoscenici italiani, passa per Misano e si innamora e vi si stabiliscono. Ha una bellissima casa direttamente sul mare: villa Clelia (oggi hotel Daniel’s). E sarà lui ad avere l’idea della Cooperativa. Idea fatta propria da altre 58 persone. Ricorda nel 1996, Guerrino Semprini, scomparso pochi anni fa: “Noi allora non sapevamo neppure cosa fosse una cooperativa. Ne sentimmo parlare per la prima volta da Vulpio”.
Era una Misano povera, che usciva dalla Seconda guerra mondiale, ma con la voglia di rimboccarsi le maniche e fare. E’ sempre Semprini a ricordare: “Le qualità professionali della Cooperativa erano di prim’ordine, la voglia di sgobbare tanta e le attrezzature poche. Vi erano confluiti tutti gli artigiani misanesi più bravi”.
Il primo tecnico fu Cesarino Berardi. Morto pochi anni fa, era molto attento. Seguiva l’evoluzione della progettazione con gli abbonamenti a riviste d’avanguardia americane. Innovazioni che si possono leggere nei suoi edifici.
E quelle capacità professionali negli anni non sono mai state smarrite. Anzi. Se il primo lavoro in assoluto fu la sistemazione del cimitero di Scacciano, a cui seguirono opere di pregio: il palazzo comunale di Misano, la Casa della Vedetta a Rimini.
L’ultimo lavoro importante e innovativo è stato consegnato al Comune di San Giovanni in Marignano lo scorso agosto. Si è trattato della scuola materna; completamente costruita con materiali ecologici e grande attenzione agli isolamenti (comprensivo anche di impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica); nel rispetto di una normativa che deve ancora essere applicata. Ed è stata la Misanese a proporre agli amministratori le nuove tecnologie. Leardini è molto orgoglioso. Afferma: “La nostra soddisfazione è accollarci ogni problema. Alla committenza offriamo sempre edifici costruiti a regola d’arte”.
Dal 2000 è certificata con i dettami di Iso 9001. Sempre affidabile, sempre professionale, sempre propositiva, negli ultimi anni la Cooperativa ha continuato a realizzare opere di prestigio: la ristrutturazione dell’ex scuola elementare (oggi palazzo comunale) di San Giovanni, Porta Curina, teatro, palazzo comunale, casa sui bastioni e altro ancora a Montefiore, quasi tutto quello che è restaurato ad Onferno, scuola elementare e parte del Centro civico a San Clemente, hotel a Misano e Riccione, lavori nel centro di Gemmano, il grezzo della Rsa alla Camilluccia (Misano).
Negli anni: edilizia privata a Portoverde, lo stadio Santamonica a Misano, il Peep a Morciano, palazzo comunale a San Clemente.
Monumento ai Caduti
In occasione dei 50 anni, la Cooperativa Edile Misanese ha regalato alla comunità il restauro del monumento ai Caduti e la cappella sottostante che si trovano davanti al Palazzo comunale di Misano Adriatico.

GLI UOMINI

Danilo Leardini, presidente

– La Cooperativa Edile Misanese è composta da 13 soci. Tra loro anche due donne.
L’organigramma. Danilo Leardini (presidente), Stefano Baratti (vicepresidente), Silvano Bartolini, Settimo Nazareno, Maurizio Barocci, Laro Arben, Fabio Piccioni, Daniele Spagnoli, Carla (Lorenza) Venturini, Nevio Semprini, Thomas Fratti, Barbara Deluca, Mauro Vandini.

Presidenti,
da Fabbri a Leardini

– Alla presidenza della Cooperativa Edile Misanese si sono succeduti in sette: Pietro Fabbri, Luigi Gamberini, Carlo Vulpio, Guerrino Semprini, Vittorio Muccioli, Edoardo (Giuliano) Bologna, Danilo Leardini.




Pesca al tocco, inventata a Riccione e adottata in tutto il mondo

– La pesca al tocco senza galleggiante è stata “inventata” a Riccione e fatta propria dal mondo della pesca. Oggi, si disputano anche i campionati mondiali. Guidato da una quindicina di anni dal presidente Claudio Mancini, il Lenza Club di Riccione, sede bar “Incontro” a San Lorenzo, è formato da autentici campioni. La quarantina di iscritti pesca solo in mare (riva e in barca); con l’eccezione di alcuni iscritti che d’inverno si dedicano alla trota in fiumi.
Le punte di diamante del Lenza sono Domenico Salvatori e il figlio Mauro. Il figlio è stato uno dei componenti della nazionale che ha conquistato il mondiale a squadre in Irlanda, dove è giunto secondo nel mondiale individuale. Ha circa 25 anni e ha seguito le gloriose orme paterne, il quale è stato sia campione, sia vice, del mondo. Quest’anno, per non perdere l’abitudine alla vittoria, Domenico ha vinto il campionato italiano di pesca da riva ed è giunto secondo nell’individuale e terzo a squadre (composta da 4 elementi) nell’olimpiade della pesca, una manifestazione che si tiene ogni sei anni.
Sempre sui giornali specializzati, il Lenza Club Riccione è una società conosciuta in ogni dove e anche temuta, una sorta di Juve dell’amo. Insomma, quando partecipa alle gare agli altri viene il braccino; vanno in fibrillazione.
Un altro dei suoi campioni è Michelangelo Vanzolini. Claudio Mancini è un altro fuoriclasse. E’ appena stato invitato, in Irlanda, a partecipare ad una gara dove fa testo il pesce più grosso. Naturalmente, ha vinto. Inoltre, è anche campione italiano a squadre con canne da riva. Quando negli anni addietro c’era la sfida dei top 12 in Italia, più che vincere, trionfava. Gabriele Giacomini tiene alto il livello dando il proprio apporto alla squadra.
Ma il Lenza Club di Riccione è anche passione, piacere di stare insieme, di chiacchierare. A questa categoria appartiene Silvio, un campione che non ha il tempo per le gare. Con le amate canne non salta un fine settimana, se gli accade lo recupera il giorno dopo.
Le tante vittorie significano, come si conviene allo spirito della Romagna, anche tanti incontri attorno alla tavola. Gino, pescatore, professione cuoco, prepara dei pranzetti che ti “graffi per quanto sono gustosi”. Il massimo lo esprime alle prese con il pesce. Il tempio è a Mulazzano, presso Carlo Gregorini, che ha allestito un luogo per le attese “sbaraccate”.
Gregorini ha una mente raffinata. Produce le punte per la pesca al tocco. Le personalizza in base alla lunghezza e alla sensibilità di braccio dei proprio cliente. L’ultimo tocco, è la verniciatura di due colori a mano; infine la firma sopra “by Greg”. Gli attrezzi da lavoro li ha ricavati dai motorini degli elettrodomestici dismessi: frigoriferi, lavatrici. Insomma, appartiene all’olimpo della capacità artigianale italiana: creatività, precisione e arte di trovare soluzioni impossibili. Gli amici in onore delle sue mangiate, gli hanno donato una targa acquistata da Fiorini, Cattolica.
Una mano all’attività del Lenza Club Riccione giunge dagli sponsor: Artico (canne da pesca) e Benzi Big Game di Cattolica.
Vito Pastore è un altro talento; prepara pasture magiche, degne degli dei. E’ un falegname in pensione che ha fatto delle cassette di legno porta oggetti che sono autentici gioiellini. Il suo laboratorio e quello di Gregorini sono anche dei salotti per gli associati e non solo. Si passa per una visita e si è certi di trovare qualcuno per quattro chiacchiere e un po’ di più.




Rotary, Premio Pelliccioni

– Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina, autrice “Dell’elogio dell’imperfezione”, autobiografia bella per i giovani, non meno che per gli adulti, pose la prima pietra del Liceo scientifico di Riccione. Il 18 novembre, ore 10, nell’auditorium a lei intitolato, si celebra il XIX Premio Rotary Scuola “Francesco Maria Pelliccioni”: consegna delle Borse di Studio dell’anno scolastico 2005/2006, ai diplomati con i migliori risultati delle superiori del territorio.
Gli altri appuntamenti del Club – 13 novembre, 21,15 – Ristorante il Mulino di Misano – Riunione dei soci per l’elezione del presidente 2008/2009 e delle cariche sociali 2007/2008.
Lunedì 27 novembre, 20,30 – Ristorante il Mulino di Misano, relazione del professor Pietro Palladino del Politecnico di Milano “Illuminazione pubblica. Una storia nella storia”, il suo tema.




Formaggio di Fossa, fiera del gusto a Mondaino

– A Mondaino, appuntamento il 26 novembre, dalle 10 alle 19, nonostante la giovane tradizione, è già un punto di riferimento per gli appassionati delle eccellenza eno-gastronomiche, soprattutto di formaggi.
Nell’occasione si celebra la sfossatura del formaggio, che è maturato per tre mesi nelle grotte. E’ anche luogo d’incontri, si vanno a riscoprire sapori e gusti. Si possono conoscere alcune fra le migliori produzioni casearie d’Italia, insieme a quelle agro-alimentari e dell’artigianato artistico locale.
Qualità come motivo di fondo, Mondaino si propone come punto di riferimento per gli amanti dei prodotti di pregio che possono trovare validi spazi per un’autentica cultura del gusto.
E’ l’ultima tappa del ciclo annuale del formaggio mondainese; le forme sono state infossate in agosto in occasione del Palio del Daino e che si chiude estraendo dalle fosse i sacchi di cotone in cui è conservato il formaggio.
Piazza Maggiore, chiamata dai mondainesi piazza “Padella” per la sua forma circolare, è il luogo ideale per ospitare una mostra-mercato dei prodotti della tradizione locale e non solo.
L’amministrazione crede nel valore del confronto e nella ricchezza che scaturisce dallo scambio di esperienze, conoscenze e tradizioni diverse fra loro. Un percorso di crescita che è bello condividere con quanti più possibile.
Nella scorsa edizione furono migliaia i visitatori che salirono a Mondaino alla ricerca di prodotti di qualità e al contempo trascorrere una giornata diversa e divertente.
Il programma della manifestazione comprende anche spazi per i bambini alla riscoperta dei giochi di una volta, musica della tradizione popolare, oltre che stand gastronomici e un ricco mercato di artigianato e prodotti agro-alimentari.




Filosofia, serate che aiutano a comportarsi meglio

– Quale polo di maggior consuetudine culturale della nostra zona, si è aperta anche in questo autunno 2006, la interessante rassegna di incontri filosofici cui la maestria e la bravura di Gustavo Cecchini ha messo in cantiere per la Biblioteca Comunale di Misano Adriatico.
Nel dare il dovuto plauso alla amministrazione comunale per il fruttuoso mecenatismo e la lodevole presenza agli incontri negli accoglienti locali dell’Istituto San Pellegrino, preme fermare un attimo il pensiero sulla figura di padre Benito Fusco il cui trasferimento non viene da alcuno percepito come una scelta, ma come una sofferta imposizione che lascia l’amaro in bocca e il cuore triste. Valente personaggio nel mondo della cultura e della fede, tuttavia appare forse scomodo alle alte sfere e le soluzioni adottate allo scopo sono quelle che vediamo.
Tant’è!! Noi non abbiamo il potere di intervenire, si può solo esprimere, in casi come questo, la solidarietà alle vittime.
La serie delle conferenze che ha per tema “Le vie della sapienza”, in otto incontri con nove relatori, e che a tutt’oggi hanno visto la luce le prime quattro nei capaci locali dell’Istituto misanese, sono iniziate il 5 ottobre e, per la serata inaugurale, abbiamo avuto come relatore il prof Umberto Galimberti con il tema: “Conosci te stesso”, imperniato sulla cultura Greca e sulla sua connotazione in evidente contraddizione rispetto alla cultura Giudaico-Cristiana.
Penso che, parlando di Galimberti, non sia necessaria la presentazione di questo filosofo ai nostri lettori; d’altronde la folla presente nella serata testimonia di per se una perfetta conoscenza di questo personaggio di punta della cultura italiana.
Il relatore, con una mirabile lezione filosofica esposta in maniera sublime di fronte ad un pubblico attento, avvinto, pigiato e stipato in due sale e nei corridoi, con il supporto di un maxischermo nella seconda sala, ha esposto con sapienza e competenza la evidente ed inconciliabile differenza abissale che esiste tra la grecità, nel mondo antico ed il giudaico-cristianesimo.
Sono due concezioni della vita in aperta antitesi e noi, anche tra i più evoluti, i più laici e i meno condizionati di noi, nel mondo occidentale, siamo tuttavia il risultato di una cultura millenaria che pesa come cappa di piombo anche sulla possibilità di ragione e di svincolo dai condizionamenti religiosi nonostante il grande evento dell’Illuminismo, come ha voluto sottolineare il relatore.
Galimberti ha dimostrato come nella allora concezione greca della vita si inquadri il mondo di natura, quella “Natura che nessun Dio e nessun Uomo fece”, quella “Natura che non promette, ma fa accadere”, quella natura che è caratteristica di temporalità e che è legata al concetto di Ordine Naturale, cioè il Cosmos, che per il mondo greco è fonte di sapere e di regolarità che farà nascere il “Sapere Scientifico” con la geometria, la matematica, l’architettura, la medicina, la fisica, la bellezza nella forma dell’arte e la consapevolezza che l’uomo è mortale così come lo sono gli animali, le piante e tutti gli esseri viventi nell’arco della loro vita che, è unica e che è solo quella che ci è dato di vivere ed una sola volta e ciò in aperta antitesi al mondo giudaico-cristiano che non produsse alcun sapere ma solo l’illusione di far vivere l’uomo oltre la morte in una ipotetica vita ultraterrena regolata dalla dannazione o dalla salvezza con la intermediazione sacerdotale tra la divinità e l’uomo con tutte le conseguenze immaginabili sul possibile esercizio del potere.
Il 13 ottobre ha avuto per relatore il prof Carlo Sini il quale, nel quadro delle “Vie Sapienziali”, ha indagato sulla gestualità dell’uomo che, fin dagli albori della civiltà, ha fatto ricorso per intendersi con i suoi simili prima di acquisire la capacità del linguaggio. Nell’attuale modernità didattica per i non udenti, l’attività dei gesti viene ampiamente utilizzata per il loro inserimento culturale.
Il relatore ha fatto riferimento ad un volume di Oliver Sachs, che è un neurologo, più specificatamente uno psichiatra-neurologo che, nel suo scritto “Vedere voci”… “un viaggio nel mondo dei sordi” del ’89-’90, ha indagato su di un aspetto esistenziale sconosciuto che è quello dei sordi. Nessuno si avvide mai che i non udenti, in passato, tentavano di darsi un linguaggio attraverso i segni.
Noi che sentiamo è chiaro che identifichiamo il linguaggio con la voce e soltanto con la voce. Invece il linguaggio, ci si è accorti, che può essere espresso anche con i segni.
Noi saremmo convinti che “pensare equivalga a parlare e che quindi parlare equivalga ad avere un linguaggio e quindi escludiamo dalla zona della possibile intelligenza e del possibile linguaggio, qualsiasi altra manifestazione che non sia quella della voce. Ma non è così”.
Nel corso dei secoli passati, purtroppo, la menomazione dell’udito significò una presunta menomazione dell’intelligenza con il che i sordi, con il loro conseguente comportamento, venivano considerati poco intelligenti o per nulla intelligenti.
Lo stupore di chi ha avuto il merito di indagare a fondo in questo campo fu quello di venire a conoscenza di un altro mondo, il mondo degli altri, un mondo cioè che, per comunicare, adopera un linguaggio che può fare a meno della voce. E dalla storia dei sordi e dalle loro straordinarie sfide linguistiche che devono affrontare ne è nata una entusiasmante e lodevole ricerca sul piano scientifico ed umano.
Terza serata, il 20 ottobre, protagonista Quirino Principe, docente di fama internazionale, musicologo, scrittore, poeta, conoscitore delle lingue e fine traduttore dal tedesco delle opere dei maggiori scrittori e musicisti, pensatore controcorrente, personaggio dalle attività poliedriche che spazia in ogni campo del sapere ed anche in quello del teatro come interprete e regista, personaggio che io già conoscevo ma solo attraverso le letture e che ho avuto invece, nella serata, il piacere di congratularmi personalmente e scoprire anche, se mi è consentito, che è un mio preciso coetaneo.
Il tema e filo conduttore è stato: “Vivere senza Dio” il che potrebbe sembrare presuntuoso alla mente dei più, ma nella sua esposizione finemente condotta senza alcuna supponenza pur nel livello alto dell’argomento trattato, si è colto un evidente invito all’uso della ragione e del raziocinio intellettuale, nel compito di pensare mentre si indaga l’universo; tutto l’universo inteso come megarappresentazione dell’intero Cosmo a ciò che è, e che è mirabilmente costruito con le sue leggi di natura che rilevano una intelligenza matematica cui l’uomo ha fatto ricorso per cominciare a capirlo (vedi Galileo nel Saggiatore n.d.r.).
Il maestro e guida spirituale del relatore è Ernst Junger, scrittore e filosofo tedesco morto nel ’98 all’età di 103 anni, sulla cui vita e le cui opere Quirino Principe ha attinto ampiamente e lo stesso suo brano “La cava di ghiaia”, letto e spiegato nella serata e tradotto da lui nella lingua italiana nell’86 nel volume “Il cuore avventuroso”, è una dimostrazione di come l’uomo, lo spirito intellettuale dell’uomo, tenderà sempre ad avvicinarsi alla soluzione del suo problema esistenziale in un punto all’infinito cui ci si può avvicinare indefinitivamente come un asintoto in un discorso iperbolico, ma che non arriverà mai. Noi non lo toccheremo mai quel punto all’infinito.
Il relatore ha dimostrato come sia insensato pensare e voler convincere che la costruzione di tutto questo mega universo che c’è e c’è sempre stato come frutto di una lenta evoluzione, almeno a partire dal supposto Big Bang di miliardi di anni fa, sia stato costruito e concepito, da un afflatto divino, il tutto per far nascere una specie intelligente sul nostro minuscolo pianetino di un oscuro sistema solare situato in una infinitesima parte dell’intero universo posto in una oscura porzione di dimensione infinitesimale e forse appartata dell’intero insieme; e che non sia invece più plausibile che, quello che noi chiamiamo intelligenza, sia semplicemente l’adeguarsi della nostra mente intelligente alla comprensione di ciò che è; cioè dell’esistente, quella cosa che è, cioè l’essere, con il rigore delle leggi di natura che sono leggi matematiche.
Ha illustrato l’importanza dell’amore e del sesso nella vita dell’umanità e come ciò sia mirabile, nobile e sublime e non disgiungibile ed, allo scopo, ha puntualmente criticato ciò che la Chiesa ancora sostiene con formule che sono lì ancora scritte e che nessuno di buon senso assume e cioè la deleteria pretesa della separazione tra l’Amore e il Sesso e che lo scopo del rapporto sessuale, nel matrimonio, debba essere la procreazione e lo sfogo della libido dell’uomo con la moglie; con il che la donna viene ad assumere la umiliante funzione della prostituta in casa.
Si osservi come tutto ciò sia ancora scritto e gli scritti della chiesa restano come pietre e si osservi quanto ciò sia umiliante sia per l’uomo che per la donna come aveva già indagato Nietzsche nella “Morte di Dio”.
Quarta serata, 27 ottobre, protagonista la scrittrice e giornalista Lidia Ravera, prolifico personaggio nel mondo della letteratura, impegnata a dare degli scossoni alla dormiente società moderata fin dagli anni ’70 con la sua pubblicazione di “Porci con le ali” assieme a Marco Lombardo Radice.
L’autrice ha riportato, con la lettura e il contenuto di brani delle sue opere, lo spirito dei personaggi femminili che sono le eroine dei suoi scritti e la riconsiderazione allo sguardo di oggi tra quelli dell’attualità e quelli di venti-trenta anni fa.
Nel suo ultimo romanzo uscito in questo ottobre dal titolo “Eterna ragazza”, si coglie l’inquietudine dell’autrice che non riesce ad astrarsi dai personaggi, con le loro storie e le loro trame e che lei parrebbe volerli estranei ed al di fuori di se stessa, in quegli intrighi di amori tormentati dai profili gialli che poi altro non sono se non una commedia di costume, nella cui psicologia del personaggio l’autrice, suo malgrado, va a riflettersi.

di Silvio Di Giovanni