1

Sagra dell’oliva e prodotti autunnali

– Colori e profumi autunnali con la fiera dell’oliva e dei prodotti di stagione a a Coriano domenica 19 e 26 novembre. Organizzano Pro Loco e Comune.
Gli appassionati del meglio dell’enogastronomia potranno trovare prodotti tipici e selezionati del periodo e delle nostre terre. Per i degustatori: olive nostrane, olio extravergine, tartufo, funghi, vino novello, miele, formaggi di fossa, più tutta una serie di prodotti naturali e macrobiotici, frutta.
Non solo l’aspetto culinario dell’autunno, ma anche i prodotti tipici dell’artigianato: ferro battuto, terra cotta del rame, legno, artigianato in vimini, attrezzature da giardino e per lo sport.
Numerose le iniziative che si accompagnano ai sapori, come le mostre fotografiche sulla civiltà contadina romagnola, dei vini, l’esposizione di attrezzature agricole e la rievocazione di mestieri antichi.
Inoltre dibattiti e convegni sul mondo oleario, i suoi problemi e le sue prospettive.
Il binomio Coriano-olive nasce proprio per la vocazione del territorio corianese per questo prodotto, essendo uno dei maggiori produttori e avendo ben quattro frantoi attivi, tutti visitabili per chi è curioso di conoscere il procedimento per la preparazione di un olio extravergine tipico.
Oltre agli stand gastronomici, curati dalla Pro Loco, con la preparazione di menù tipici a base di olive e la degustazione di vini romagnoli (sangiovese, trebbiano, albana, pagadebit e cagnina), gli appassionati potranno assistere a spettacoli di ogni genere: l’esibizione della banda musicale, piano bar, canterini romagnoli, personaggi romagnoli in vestiti tipici.
Attenzione anche per i più piccini, con burattini, trampolieri, clown, mangiafuoco e un piccolo luna park.
L’occasione è ghiotta anche per visitare Coriano, paese ricco di storia, con i suoi musei, i resti del castello malatestiano, le sue splendide chiese, contenitori di capolavori di pittura e scultura.

Per informazioni: ufficio I.A.T. Pro Loco,
tel e fax 0541/656255.




Meleto restaurato, balcone malatestiano con vista fino a Ravenna

L’intervento di riqualificazione del valore di 390.000 euro, finanziato al 50% dal Comune di Saludecio, il 25 dalla Provincia di Rimini e al 25 dalla Regione Emilia-Romagna, è fondato sulla ristrutturazione e sul potenziamento della rete di sottoservizi (gas, elettricità, acquedotto, fognatura, illuminazione pubblica, ecc,) e sul rifacimento totale della pavimentazione, con il riutilizzo, dove possibile, della pietra originale. La giornata inaugurale sarà occasione anche per ufficializzare il restauro della chiesa settecentesca del castello, avvenuto precedentemente a cura della Soprintendenza di Ravenna.
“Questa inaugurazione rappresenta un momento molto importante perché con il recupero del borgo di Meleto, che si affianca alle località di Mondaino, Saludecio, Montegridolfo e Cerreto andiamo ad arricchire l’offerta turistica della zona – dice il sindaco di Saludecio Giuseppe Sanchini. Per completare l’opera mancano ancora 210 metri di selciato, non previsti dal progetto iniziale, e l’impianto di pubblica illuminazione per il quale abbiamo stanziato 40.000 euro”.
Il castello di Meleto risale al VI secolo; l’impianto urbanistico è del periodo comunale, durante il quale il castello, acquistando importanza, fu conteso tra il Comune di Rimini e la Santa Sede. Nel XV secolo passò ai Montefeltro, poi allo Stato della Chiesa, successivamente fece parte del territorio di Mondaino per diventare infine saludecese nel 1800.




Via Ventena, basta una civile lingua d’asfalto

– Via Ventena non molla!!! Quelli di Via Ventena non mollano!!! La protesta continua con 5 km di nuovi messaggi, questa volta “trasmessi” con la cartellonistica! Messaggi di richiesta di aiuto e di protesta per l’immobilismo delle amministrazioni che, nonostante le promesse di alcuni singoli, non si sono ancora riunite per affrontare la rimessa in pristino della via.
I residenti ed i simpatizzanti, in sostanza, chiedono solo di poter transitare in sicurezza su questa strada che, ad ogni metro, riserva buche insidiose e pericolosissime per ogni tipo di veicolo, cicli compresi!
Un incidente è già occorso ad un ciclista che aveva solo voglia di fare una passeggiata vicino casa, insieme al fratellino, in quella bellissima zona incontaminata che è la valle del fiume Ventena. Una donna incinta è stata costretta a lasciare il lavoro per il pericolo di perdere il bambino a causa delle migliaia di buche che sono presenti lungo tutti i 5 km di strada. Le automobili hanno subito varie rotture (marmitte, semiassi, paraurti, ecc.) per transitare a passo d’uomo la strada che li conduceva a casa.
In provincia di Rimini non può succedere una simile vergogna! Perciò i cittadini intendono continuare la protesta che è un segno di giustizia e civiltà per tutti. La è di competenza dei Comuni di Saludecio, Montefiore e Mondaino.

Quelli del Ventena




Via Ventena, basta una civile lingua d’asfalto

I residenti ed i simpatizzanti, in sostanza, chiedono solo di poter transitare in sicurezza su questa strada che, ad ogni metro, riserva buche insidiose e pericolosissime per ogni tipo di veicolo, cicli compresi!
Un incidente è già occorso ad un ciclista che aveva solo voglia di fare una passeggiata vicino casa, insieme al fratellino, in quella bellissima zona incontaminata che è la valle del fiume Ventena. Una donna incinta è stata costretta a lasciare il lavoro per il pericolo di perdere il bambino a causa delle migliaia di buche che sono presenti lungo tutti i 5 km di strada. Le automobili hanno subito varie rotture (marmitte, semiassi, paraurti, ecc.) per transitare a passo d’uomo la strada che li conduceva a casa.
In provincia di Rimini non può succedere una simile vergogna! Perciò i cittadini intendono continuare la protesta che è un segno di giustizia e civiltà per tutti. La è di competenza dei Comuni di Saludecio, Montefiore e Mondaino.

Quelli del Ventena




Via Ventena, basta una civile lingua d’asfalto

– Via Ventena non molla!!! Quelli di Via Ventena non mollano!!! La protesta continua con 5 km di nuovi messaggi, questa volta “trasmessi” con la cartellonistica! Messaggi di richiesta di aiuto e di protesta per l’immobilismo delle amministrazioni che, nonostante le promesse di alcuni singoli, non si sono ancora riunite per affrontare la rimessa in pristino della via.
I residenti ed i simpatizzanti, in sostanza, chiedono solo di poter transitare in sicurezza su questa strada che, ad ogni metro, riserva buche insidiose e pericolosissime per ogni tipo di veicolo, cicli compresi!
Un incidente è già occorso ad un ciclista che aveva solo voglia di fare una passeggiata vicino casa, insieme al fratellino, in quella bellissima zona incontaminata che è la valle del fiume Ventena. Una donna incinta è stata costretta a lasciare il lavoro per il pericolo di perdere il bambino a causa delle migliaia di buche che sono presenti lungo tutti i 5 km di strada. Le automobili hanno subito varie rotture (marmitte, semiassi, paraurti, ecc.) per transitare a passo d’uomo la strada che li conduceva a casa.
In provincia di Rimini non può succedere una simile vergogna! Perciò i cittadini intendono continuare la protesta che è un segno di giustizia e civiltà per tutti. La è di competenza dei Comuni di Saludecio, Montefiore e Mondaino.

Quelli del Ventena




Mondainese l’organo papale

– La Viscount ha quasi un secolo di vita ma il colpo più prestigioso lo ha messo a segno pochi mesi fa: uno dei suoi organi elettronici ha trovato spazio nella basilica di San Pietro, Roma: accompagna le messe che papa Benedetto XVI celebra in piazza san Pietro (all’interno si usa l’organo classico a canne. Gli eredi dell’azienda mondainese sono Mauro Galanti e la sorella Loriana. Oltre agli organi elettronici (che valgono il 60 per cento dei ricavi), sono presenti con i pianoforti elettrici (20 per cento) e amplificazione (restante 20).
Il Lions Club Valle del Conca, in collaborazione con la Piazza, ha assegnato il Premio 2006 a Mauro Galanti (professionalità espressa con valore, etica, stile) e agli Amici di Mondaino (associazione che si è distinta per l’impegno nel sociale). Insomma, doppio riconoscimento per una delle cittadine della provincia di Rimini culturalmente più dinamiche.
Quarantasei anni, sposato, due figli (Lorenzo e Riccardo), Galanti svolge con discrezione una intensa attività nell’associazionismo, sia sociale, sia sportivo. Per anni è stato presidente del Daino Calcio (oggi è presidente onorario, con Paolo Sanchi, presidente) ed è anche uno degli animatori degli Amici di Mondaino. Ama viaggiare e tornare a casa; giocare a calcetto con gli amici; passare parte del tempo libero in campagna (fa il vino, produce l’olio, va per tartufi e alleva i maiali).
I suoi organi elettronici portano la bandiera di Mondaino in 46 nazioni; con i mercati esteri che valgono l’80 per cento del fatturato. A chi gli chiede come vede il futuro della sua azienda, risponde: “Sono momenti difficili; saremo bravi se faremo il fatturato di tre anni fa. Ma il personale occupato nello sviluppo e ricerca significa che ci crediamo. Poi, io e mia sorella andiamo molto d’accordo, cosa che moltiplica le forze”.
L’azienda occupa un centinaio di addetti; ben quaranta fanno studio e ricerca tra il laboratorio di Mondaino (22) e quello di Ancona. Ed è in atto un rapporto di collaborazione con le Università di Ancona e Perugia. Dopo nove anni di studi è stato presentato alla Fiera di Francoforte uno strumento che utilizza una tecnologia innovativa, il passo successivo all’elettronica, denominata “fiscal modeling”: brevettata.
Ogni anno, per reggere gli urti del mercato e il dinamismo della concorrenza, prende parte ad una decina di fiere: 2 negli Stati Uniti, una in Cina, il resto in Europa. Gli organi vengono venduti, Yamaha distributore, anche in Giappone. Galanti: “Se non si fanno le fiere, se non si viaggia, non si riescono a capire i mercati e gli interlocutori; il contatto diretto con i nostri distributori diventa fondamentale”. Un anno fa, la Viscount ha siglato un accordo con una casa americana di organi classici; a Mondaino si faranno quelli elettronici.
Tutte le volte che si presenta al mercato un nuovo prodotto, i distributori vengono invitati a Mondaino nella vecchia Fabbrica “Fratelli Galanti”, un monumento di architettura industriale. Secondo edificio in cemento armato costruito in Italia, restaurato alcuni anni fa, ospita uno show room, un auditorium di 150 posti, un piccolo museo degli strumenti musicali dell’azienda e uno dei laboratori di ricerca. Ed è qui che da alcuni anni, per onorare la figura di Marcello Galanti (babbo di Mauro e Loriana), in ottobre, si tiene il Premio internazionale per organi riservato a giovani musicisti. In pochi anni è diventato talmente prestigioso, da ricevere il patrocinio della Repubblica italiana e dell’Unione europea.
La Viscount rappresenta la classica impresa italiana che riesce a competere sui mercati. Unisce le qualità artigianali (falegnameria e meccanica) e la tecnologia (l’elettronica), senza trascurare lo stile.
L’avventura industriale inizia alla fine dell’800. Antonio Galanti gira con un organetto le feste e le fiere della zona. Mente vivace, si costruisce la sua fisarmonica. Nasce la Fabbrica di Fisarmoniche Fratelli Galanti a Mondaino. Da allora ha sempre avuto la forza di seguire le sfide e le svolte delle nuove tecnologie. Nel piccolo chip studiato in Valconca sono racchiusi centinaia di anni di storia e oltre 7.000 canne degli organi classici. Come un vestito tagliato su misura dal sarto, ogni organo possiede la personalità delle nazioni dove vengono esportate. Per farlo i tecnici mondainesi hanno raccolto i suoni negli organi più importanti del mondo e trasferiti nei loro moderni strumenti.
Maurizio Bertuccioli ha 20 anni; viene colpito dalla sclerosi multipla. Gli amici d’infanzia non lo lasciano; restano con lui. Con cadenza periodica, iniziano ad andarlo a trovare anche quando viene trasferito in una struttura pubblica, a Villa Salus di Torre Pedrera. Col tempo, gli Amici di Mondaino “adottano” anche gli altri ospiti. Così “la storia di uno, diventa la storia di molti, uno specchio potente nel quale i protagonisti, riflettono sul senso della malattia, della solidarietà, dell’amicizia. Ed è proprio il segno dell’amicizia, il valore più commovente e intenso”. Gli amici sono tanti… il Lions Club li ha premiati.




Turismo, volo alto con Ryanair? Puntati 200.000 euro

– Il carrubo, frutto dalla crescita lentissima, è stato piantato anche se ci sono stati sette anni di ritardo, ma prima o poi andava fatto. La compagnia inglese low cost sbarca a Rimini. Numero uno al mondo per il traffico internazionale, la Ryanair dal prossimo 27 marzo attiva la tratta Rimini-Nottingham, Gran Bretagna. Tre voli settimanali: martedì, giovedì e sabato. Già aperte le prenotazioni su Internet; le prime ad un solo centesimo, più tasse aeroportuali. L’obiettivo è traghettare in Riviera 40.000 persone il primo anno. Aeradria, l’azienda pubblica che gestisce lo scalo riminese, e Ryanair, hanno firmato una convenzione della durata di cinque anni. Rinnovabili.
L’accordo è stata presentata lo scorso 2 novembre in aeroporto alla presenza di un vero e proprio parterre de roi, con uno squillar di trombe, in bello stile italiano. Con Massimo Masini, presidente di Aeradria e Alessia Viviani, giovanissima vicedirettore marketing Ryanair per l’Italia, c’erano: Andrea Gnassi, assessore al Turismo della Provincia di Rimini, Massimo Gottifredi, presidente Apt (Azienda promozione turistica dell’Emilia Romagna), Sandro Tiraferri, presidente di Hera Rimini, Terzo Pierani, ex presidente di Aeradria, Massimo Vannucci, amministratore delegato di Riviera Rimini Promotions, Rodolfo Vezzelli, direttore dell’aeroporto di Forlì e moltissimi addetti del turismo.
Per far atterrare la Ryanair a Rimini, da Aeradria arriva il bonus delle tasse aeroportuali ed un contributo in danaro dato dai privati di Riviera Rimini Promotions di 200.000. Cifra che servirtà ad acquistare spazi pubblicitari sul sito della compagnia aerea inglese.
Se le cose dovessero funzionare tra il 2007 e il 2008 dovrebbero essere aperte altre tre rotte. Ha detto Massimo Masini, tirato a lucido come non mai, col suo linguaggio divertente e ironico: “E’ un accordo strategico che ci dovrebbe dare ottimi frutti; con questo volo andiamo a recuperare sempre di più il nostro rango internazionale, come ama dire l’assessore provinciale al Turismo Gnassi. Inoltre, abbiamo sminato le relazioni con l’aeroporto di Forlì. Si sta discutendo sul sistema regionale e siamo pronti a collaborare per fare insieme più voli nei prossimi anni. L’obiettivo della nostra regione è raggiungere i 4 milioni di passeggeri contro gli attuali due”.
Andrea Gnassi: “E’ il risultato di un lavoro condiviso e concertato con gli operatori privati. E’ uno degli strumenti efficaci messi in campo dal territorio per essere competitivi. Non ci dobbiamo sedere qui, ma dobbiamo continuare a leggere i cambiamenti. Siamo nella formula uno del turismo e per riuscire a competere va intrecciato il marketing con la commercializzazione”.
Viviani, Ryanair: “Sono sicura che sarà un grande successo”.
Terzo Pierani, ex sindaco di Riccione, ex presidente di Aeradria, come al solito deciso e sicuro di sé fino a strappare ai presenti un timido applauso: “C’è una ragione in più per essere felici, anche se abbiamo perso sette anni, fummo tra i primi in Italia ad allacciare un rapporto con Ryanair. Poi bruscamente interrotto da chi ancora oggi è classe dirigente nella provincia. Preferirono cambiare presidente e consiglio di amministrazione. Forse qualcuno se n’è pentito, perché uno dei motori poco utilizzati della provincia è proprio l’aeroporto”.

UOMINI

Aeradria, tutti gli uomini di Masini

– Aeradria è l’azienda pubblica che getisce l’aeroporto Federico Fellini. Ecco il consiglio di amministrazione.

Presidente
Massimo Masini

Vicepresidente
Mario Formica
e Massimo Vannucci

Consiglieri: Pierpaolo Gambuti, Gianni Piacenti, Sergio Cappelletti, Enzo Fabbri, Corrado Carattoni, Eugenio Pacassoni, Gabriele Bucci

Direttore
Claudio Fiume




Spigolature degli Scrondi

…Lotta per il “turrismo” – C’è giunta e giunta. NO, NO, NO. E’ furioso il sindaco Bologna, la seduta di giunta che è in corso gli sta sfuggendo di mano; mai era successo prima d’ora. Perché? Se lo sta chiedendo già da qualche minuto, cosa c’è sotto? Mi vogliono
mettere nell’angolo? Pensano di mettere un freno al mio decisionismo? Questo sta passando per la testa del sindaco Bologna mentre il suo vice, l’assessore Bernardi, giovane rampante della politica “DI CENTRO”, colui che piace alle ragazze e alle mamme delle ragazze, colui che piace ai vecchi marpioni della politica “DI CENTRO”, il volto di copertina della politica della città, colui che si è guadagnato le pagine dei magazine di costume e società che tanto vanno di moda tra i “ggiovani”, sta dicendo al suo capo che l’attività di promozione del turismo la vuole fare lui. Che vada pure il sindaco Bologna a festeggiare a Monaco con i tedeschi e che si presenti poi in Consiglio comunale con il vestito della festa e quell’aria un po’ assonnata di chi ha bevuto un boccale in più, ma nei salotti che contano, dove c’è la Press, dove si parla di Target, di Emotion, lì ci deve essere lui, il “ggiovane” assessore Bernardi, giovane rampante della politica. Eccetera eccetera.

Il sindaco Bologna cerca con gli occhi lo sguardo e la solidarietà dei suoi, ma l’assessore Casadio sta frugando tra le pratiche che lo riguardano, stradepalazzideglisportpiscinemarciapiedi ed affini, la sua collega Cardinali sta consultando sul telefonino l’oroscopo per sapere se sarà lei il prossimo sindaco invece del suo collega di partito Pulcini, oramai lanciato (o silurato) dal sindaco stesso, l’assessore Diavolini sta pensando alla finanziaria, rispettivamente del paese in senso di Italia, del comune, e di casa sua perché la vita costa sempre di più e qualcuno dovrebbe pur fare qualcosa, ah già! Sarei io, pensa Diavolini, ma come faccio se Bologna vuole fare di tutto prima di smettere di fare il sindaco? Il Sindaco è sempre più teso, la sua fida scudiera Villetta (a schiera, solo per la rima) non c’è, se ci fosse lei mi darebbe ragione e supporto, d’altra parte la scuola protopostsocialista serve a questo, a dare ragione a me se no tolgo delega, presidenza del consiglio a quel partito che ha preso due voti e
tre poltrone.

Basta, dice Imola, il turismo sono io e la prossima copertina di “Top on the beach” spetta a me, tu giovane Bernardi (colui che piace alle ragazze …eccetera eccetera) hai avuto già la copertina del magazine “Over the Surf” dove posavi in bragoni da bagno, ti hanno ritoccato la foto per non fare vedere la pancetta, ah! ah! ah! (tutta la giunta partecipa alla risata) e tenevi in mano il racchettone da beachtennis. Ora tocca a me. Finalmente dopo lunghe discussione si raggiunge un accordo, Bologna avrà la sua copertina, ma alle sue spalle ci sarà il giovane Bernardi (colui che piace alle ragazze …eccetera, eccetera) mentre sorseggia un coloratissimo drink in compagnia di una bagnina dell’ultima generazione.

P.S. Ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale.




Una lunga stagione fino al 25 Aprile

Ogni mese, i racconti pubblicati potranno anche essere ascoltati direttamente dalla voce del loro protagonista. Da qualche giorno, infatti, oltre al sito www.lacittainvisibile.it, sul web è online il blog www.dallacittainvisibile.it sul quale verranno periodicamente inseriti brevi, ma significativi, spezzoni audio di ciascuna delle 20 interviste.
Ogni intervista, dalla durata di 2-12 ore, è stata svolta negli ultimi due anni incontrando più volte una serie di testimoni, adesso quasi tutti riccionesi, che hanno vissuto sessant’anni orsono anche altrove la tragedia della guerra: sotto i bombardamenti a Rimini, sfollando nelle gallerie di San Marino, nelle colonie di Misano o nelle campagne di Coriano, come partigiani a Fossombrone o nascondendo a Riccione un aviere alleato, come soldati deportati nei campi di lavoro in Germania o accampati in una soffitta per sfuggire ai rastrellamenti, oppure come ebrei in fuga da Trieste uniche sopravvissute allo sterminio della propria famiglia.
Il metodo adottato di raccolta, revisione e diffusione di ogni testimonianza, anche su ciò che ha preceduto e seguito gli eventi bellici, verrà presentato a fine novembre alla terza edizione di Medi@tando, convention nazionale su educazione e media organizzata dal Centro Zaffiria di Bellaria Igea Marina, in un workshop, rivolto agli insegnanti provenienti da tutta Italia, dal titolo: “Intorno all’identità e alla memoria. Alfabeti mediali per autobiografie e storia”.
Tutti i racconti, il prossimo 25 aprile 2007, verranno presentati integralmente all’interno di un libro, comprendendo anche le immagini che ogni testimone ha scelto per raccontare la propria vita.
Il libro è parte di un progetto avviato con il parziale contributo del Comune di Riccione e in collaborazione con l’Istituto di Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea della provincia di Rimini e con l’Associazione Riccione Teatro. Di recente il progetto ha anche ricevuto il patrocinio da parte dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna. Oltre al libro e al web, il progetto comprende lo spettacolo teatrale a cui, lo scorso 25 aprile e in replica il 20 maggio, hanno assistito a Riccione più di 700 persone.




Parmeggiani, la mia Linea Gotica

Guido Parmeggiani è nato a Rimini il 28 febbraio 1921. Dopo il diploma di ragioniere e il corso allievi ufficiali, dal ’40 al ’43 è soldato a Mentone. Nel frattempo si trasferisce a Riccione, dove si sposa e rileva l’albergo Colombo in viale Ceccarini. E’ qui che vive il passaggio del fronte, dopo essere tornato dallo sfollamento a San Clemente e Misano. Dal ’44 al ’55 è segretario della locale sezione della Croce Rossa Italiana di cui sarà presidente dal ’56 al 2003. Per 30 anni è anche presidente della clinica privata Villa Maria di Rimini. Assessore alle Finanze nella prima giunta riccionese del dopoguerra, è per molti anni agente di commercio per la Fiat. Contemporaneamente gestisce le proprietà familiari, tra cui l’albergo Colombo, fino a ritirarsi, pochi anni fa, a vita privata.

LA NOSTRA STORIA

– “Quando gli alleati sfondarono la prima Linea Gotica all’altezza di Pesaro, la notte precedente, ricordo che i bombardamenti e i bengala verso i paesi dell’entroterra illuminarono il cielo a giorno.
Così dalla casa colonica di San Clemente, dove ci eravamo rifugiati assieme a diverse altre famiglie riccionesi, decidemmo di spostarci verso Misano, presso dei nostri parenti che abitavano in via Ca’ Rastelli. Poi, neanche una settimana dopo, ricevemmo l’ordine di evacuazione dai tedeschi ed il giorno stesso, il 2 settembre 1944, io, mia moglie e i miei suoceri, i Fattori, decidemmo di tornare a Riccione, al nostro albergo, il Colombo, qui in viale Ceccarini. E con noi accogliemmo subito una ventina di persone, incluso un sottotenente dell’esercito, originario di Latina e fuggito dalla deportazione in Germania, che era capitato qui per caso durante il suo fortunoso ritorno a casa.
Alle nove di sera di quel 2 settembre i tedeschi fecero saltare la centrale telefonica, quasi accanto a noi (dov’è ora la BancaIntesa), poi di notte si ritirarono oltre il ponte del porto. E lì rimasero ad attendere gli alleati, facendo patire grandi sofferenze a tutti quei riccionesi che si trovarono bloccati sul lato tedesco del fronte.
Il mattino dopo, viale Ceccarini si era completamente svuotato. In giro c’erano solo gruppi sbandati di soldati russi (turkmeni, ndr) che, dopo aver disertato dalle fila tedesche, si erano prima riuniti attorno alla fornace Piva e poi sparpagliati per il centro (poi vennero tutti raccolti dai soldati alleati e portati via come prigionieri).
E’ verso le cinque del pomeriggio di quel giorno, il 3 settembre, che sono arrivati i primi canadesi. Saranno stati duecento, con tante di quelle macchine che sembravano non finire mai. E tranquilli. Si sono fermati, hanno iniziato a bivaccare su viale Ceccarini e a farsi il tè.
Così anche noi dall’albergo scendemmo in strada e loro furono gentilissimi, offrendoci zucchero, caffè, cioccolato, biscotti. Avevano davvero un po’ di tutto, anche la carne in scatola e quella congelata (me la ricordo ancora, era carne di pecora dell’Australia). Noi accettammo volentieri. Non c’era praticamente più nulla. In albergo avevamo sì un po’ di riserve di farina per la piada, ma, dopo averle divisa con gli ospiti che si erano rifugiati da noi, non ne era rimasta quasi più nulla.
In quel preciso momento, il nostro albergo era l’unico stabile di tutto viale Ceccarini a non essere stato danneggiato. Di lì a poco, ci si misero anche gli alleati, perché ricordo che fecero saltare con l’esplosivo, alla ricerca della cassaforte, la sede del Credito Romagnolo.
Poi, tre giorni dopo, arrivarono anche i carabinieri italiani, di quelli che stavano al seguito degli alleati, e con prepotenza ci ordinarono di andarcene tutti dall’albergo, tempo due ore, perché tutta la zona di lì al porto avrebbe dovuto essere subito evacuata. E, in tutta fretta, riparammo in una villa nella zona Abissinia, all’incrocio tra via Trento Trieste e via Battisti (l’attuale albergo Conterosso), assieme a un’altra trentina di persone. Con noi c’erano anche altri miei parenti e pure la cugina di mia moglie scesa dal Paese assieme al marito (Conti, il fabbro di corso Fratelli Cervi).
Quindi, attorno al 10-12 settembre, arrivarono a Riccione pure i soldati greci. Fu un brutto periodo, perché odiavano gli italiani e volevano vendicarsi. E, a dirla tutta, può darsi pure che ne avessero più di una ragione, perché tra noi commilitoni giravano brutte voci sul comportamento di qualche nostro soldato, tanto in Grecia come in Jugoslavia, quando eravamo stati noi ad occupare le loro case.
La nostra fortuna era che i greci, per disposizione alleata, non potevano scendere sotto la ferrovia, così noi potevamo dircene al riparo, ma Conti invece, il fabbro del Paese, saliva ogni giorno a controllare che la sua casa fosse ancora in piedi. Ed era lui a raccontarci degli scontri, dei saccheggi, di persone che venivano bastonate dentro casa e delle bastonate che gli stessi greci si prendevano dai soldati canadesi ogni volta che provavano a spingersi sotto la ferrovia.
La situazione per noi era dunque relativamente tranquilla. I tedeschi al di là del porto, però, non smettevano di sparare. Da quello che so, pur rimasti in pochissimi, mantennero la posizione per una decina di giorni e con un solo carro armato continuarono a tenere in scacco gli alleati. Una volta una granata colpì ed entrò nella casa che avevamo di fronte, di proprietà di un’altra cugina di mia moglie. Lei si era rifugiata nello scantinato e il proiettile per fortuna rimase inesploso al piano terra, altrimenti avrebbe fatto una strage. Poi andai io a prenderlo e portarlo via. Avrà avuto un diametro di almeno quindici centimetri.
In ogni caso, per chi stava più a nord, dietro le linee tedesche e sotto il fuoco alleato, era davvero molto peggio. Ricordo che una sola granata caduta su un rifugio (credo che dentro ci fosse la famiglia Pronti), poco prima del Marano, causò sette-otto morti.
In quei giorni feci anche brevemente parte del locale Comitato di Liberazione Nazionale e fu per questo motivo che, la sera del 16 settembre, gli inglesi mi mandarono a chiamare. Assieme al dottor Ghedini (che aveva la villa in via Dante) e a un altro dottore di Bologna, ci diedero in consegna la locale sede della Croce Rossa Italiana e mi assegnarono la carica di segretario (che poi ricoprii fino al 1955, quindi come presidente fino al 2003).
Mentre continuavano a tenerci in via Battisti, una sera, verso le nove, salirono tre-quattro soldati inglesi, mezzi ubriachi, urlandoci: “Stanotte grande fuoco! Grande fuoco!”. Poco dopo infatti, quasi a mezzonotte, gli alleati iniziarono a sparare. Sentivamo i colpi di cannone uno di seguito all’altro e i bengala illuminavano il cielo a giorno, come quando da San Clemente li vedemmo all’orizzonte verso Pesaro. Come allora, “sembrava la fine del mondo”. Era la notte tra il 20 e il 21 settembre, quella che precedette la liberazione di Rimini.