Carim, archiviato buon semestre

– Il primo anno con i “nuovi” bilanci potrebbe concludersi con un nuovo dato record. Il consiglio d’amministrazione di Banca Carim convocato lunedì 18 settembre per l’approvazione della relazione al 30 giugno 2006, deve essere stato più intenso del solito ma certamente ricco di soddisfazioni. La banca numero uno della provincia di Rimini pronta a chiudere il 2006 con 110 sportelli ha infatti approvato, per la prima volta, un documento ufficiale su dati di bilancio conformi ai nuovi principi contabili internazionali (IAS/IFRS). “Uno stravolgimento per i conti della banca”, ha detto ai giornalisti il direttore generale Alberto Martini. “Se ne parlava da tre anni, l’anno scorso i dati erano già stati addomesticati Ias, questa volta lo sono in via definitiva. E’ stato un lavoro molto impegnativo e bisogna prestare attenzione a comparare i dati attuali con quelli storici. L’utile netto, ad esempio, che è in calo è per la politica degli accantonamenti richiesti ai sensi della nuova normativa”. In ogni caso un risultato eccezionale. Infatti se nel dicembre 2005 la Banca ne ha messi a bilancio 14,06 milioni, quelli al 30 giugno 2006 sono già 10,55. Significa che l’istituto che negli ultimi cinque anni ha offerto ai propri azionisti – tra dividendi e rivalutazione – un rendimento superiore al sette per cento, in sei mesi ha realizzato il 75% dell’utile di tutto il 2005.
I conti di Banca Carim, il cui pacchetto azionario è al 71 per cento nella cassaforte della Fondazione e nelle mani di 8.000 piccoli azionisti, hanno il segno positivo un po’ ovunque.
Qualche meno compare ma – secondo i vertici di Piazza Ferrari – sarebbe proprio a causa proprio delle nuove modalità di calcolo provenienti dal mondo anglosassone. “Non so se questo nuovo modo di fare i bilanci sia un bene un male. Il fatto è che ci siamo dovuti adeguare. Sono andati in pensione i vecchi metodi e, ad esempio, gli immobili di proprietà da adesso in poi saranno valutati ed inseriti nel bilancio al prezzo di mercato” ha detto il presidente Fernando Maria Pelliccioni commentando i dati. “La Banca complessivamente va bene, sono cresciuti sia la raccolta sia gli impieghi e la scelta dell’autonoma continua ad essere oltre che una prerogativa assoluta mi pare, dati alla mano, una scelta felice. La mia intuizione personale è che se va bene per noi anche per l’economia in generale sia stato un buon periodo”.
L’utile netto è di 10,55 milioni di euro, in calo dell’11,79 per cento rispetto allo stesso periodo del 2005. Il valore della raccolta globale è di 5.031,59 milioni di euro (+5,46). Sfiora del sette per cento la crescita della raccolta diretta pari a 2.627,99 milioni di euro mentre quella aggregata indiretta raggiunge i 2.403,60 milioni (+3,88). Gli impieghi, che misurano il denaro prestato alla clientela, sono stati di 2.624,58 milioni di euro (+8,9%). Con la consueta attenzione alla qualità del credito, Banca Carim ha mantenuto a livelli contenuti il rapporto sofferenze lorde/impieghi lordi che stato è stato pari all’ 1,19 contro l’1,03 dell’anno scorso. Il rapporto impieghi su raccolta, che misura quanto la banca eroga in proporzione sulle risorse raccolte, è del 99, 87. Ogni mille euro di raccolta 998,7 euro sono tornate ai clienti sotto forma di prestiti. Sul fronte dei risultati economici, il margine di interesse grazie al costante aumento di volumi intermediati, l’espansione degli impieghi, della raccolta e tassi di mercato in crescita ed uno scenario di tassi in aumento, si è attestato a 42,20 milioni di euro (+7,62%). Sommando i 16,68 derivanti da commissioni nette, altri proventi ed oneri di gestione, il margine di intermediazione primario raggiunge i 58,88 milioni di euro (+6,81%). In calo del 10,79 per cento ed attestata a 47,81 milioni di euro il risultato netto della gestione finanziaria influenzato – si legge nel comunicato – in massima parte dalle rettifiche nette per la valutazione dei crediti. Il risultato operativo netto, si attesta infine a 12,73 (-32,75%).

di Domenico Chiericozzi




Papa santarcangiolese, mostra nelle Marche

– In occasione del terzo centenario della nascita di Papa Clemente XIV (al secolo Giovan Vincenzo Antonio Ganganelli nato a Santarcangelo di Romagna), l’assessorato alla Cultura del Comune di Sant’Angelo in Vado, ha allestito la mostra tematica dal titolo “Clemente XIV e il suo tempo” che resterà aperta fino al prossimo 29 ottobre. Le ragioni della mostra marchigiana risiede nel fatto che la famiglia del papa era originaria di Sant’Angelo in Vado.
La mostra è composta di documenti storici, dei quali molti inediti, volti a delineare la figura di questo pontefice che ha fatto molto parlare di sé per aver soppressa la Compagnia dei Gesuiti.
L’esposizione è allestita nella Pinacoteca Civica di Santa Maria Extra Muros con la creazione apposita di una sala dedicata alla figura di Papa Ganganelli denominandola appunto “Sala Clementina”. I pezzi sono riuniti per la prima volta arricchendosi con altre memorie storiche prestate da privati, studiosi e discendenti della famiglia Ganganelli.
Frate, col nome di Lorenzo, dell’ordine dei Conventuali di San Francesco (studiò a Urbino), si distinse come oratore sacro e per la solida preparazione filosofica e teologica. Chiamato nel 1740 a Roma da Benedetto XIV che lo pose a capo del convento di San Bonaventura, fu anche consultore del Santo Uffizio: Clemente XIII lo creò cardinale nel 1759. Nel 1669 fu chiamato al soglio pontificio. La sua figura rimane legata ai Gesuiti, e pur essendo uomo di larga umanità e di vasta cultura, e pur cercando di far valere il suo spirito conciliativo in mezzo alle forti pressioni della nuova cultura illuministica, nel 1773 firmò il decreto di soppressione della Compagnia.
I fatti fondamentali del suo pontificato: i tentativi di riavere i possedimenti tolti alla Chiesa; l’avvio dei lavori di prosciugamento delle Paludi Pontine; il documento in difesa degli ebrei in seguito al pregiudizio di omicidio rituale; la fondazione del Museo Vaticano che porta il suo nome (Museo Pio-Clementino, poi continuato dal suo successore). Per quest’ultima opera Clemente XIV incaricò Winckelmann di raccogliervi le statue antiche. Così come personalmente acquisì alcune opere d’arte che erano state alienate, ancor oggi conservate nei musei Capitolini.
E’ celebre il suo monumento funerario; opera di Antonio Canova, è conservato nella basilica dei Santi Apostoli a Roma.




Etiopia, solidarietà nella fame per arricchirsi

– Immaginare una terra come l’Etiopia è veramente difficile, così quando l’aereo sta per toccare terra senti quella strana sensazione di chi non sa cosa aspettarsi, o di chi si aspetta sempre qualcosa che viene puntualmente smentita. Così è stato per noi ragazzi scout abituati a sognare. Il nostro aereo è atterrato la fredda mattina del 6 settembre. Fuori dall’areoporto un pulmino vintage, più adatto a scarrozzare una rockband che un gruppo scout, ci stava aspettando. Al posto di guida un uomo dal volto serio ma allo stesso tempo accogliente ci esortava a salire dopo essersi accertato che tutti i bagagli fossero stati caricati, il suo nome era Abram.
I pochi chilometri che ci separavano dalla missione sono stati a dir poco sconvolgenti, le immagini che ci trovavamo di fronte erano angoscianti e forti, i finestrini da cui osservavamo attoniti sembravano dividere due mondi completamente diversi: ci sentivamo impotenti e le nostre coscienze urlavano come non mai nella nostra vita. La miseria che ci circondava era indescrivibile, non avevamo mai visto nulla di simile e solo il cancello della missione che ci avrebbe ospitato ha saputo placare quell’angoscia che ci tormentava, ma non annullarla. La missione-base ad Addis Ababa, come tutte quelle che abbiamo visitato, è un piccolo paradiso in un inferno di sofferenza. Una volta arrivati abbiamo incontrato la persona più importante per il nostro viaggio: padre Bernardo, personaggio schivo e riservato ma con una forza ed una generosità incredibili. Abbiamo avvertito la sua mano in tutte le attività e i viaggi che abbiamo fatto. La sua missione è grande ed accogliente e contiene anche la scuola che raduna molti bambini della città. Abbiamo assistito anche all’inaugurazione del nuovo asilo proprio accanto alla missione. L’operato di padre Bernardo non è altro che una goccia nel mare, come lui stesso ha sottolineato, ma una goccia che può dar vita ad un fiume di amore in un paese che di un futuro migliore ha soltanto la speranza.
Il Centro Romagna, questo è il nome della “base” di padre Bernardo, contiene anche dei laboratori manuali per insegnare a bambini o adulti a specializzarsi in diversi mestieri. Pochi giorni dopo il nostro arrivo siamo partiti per un “tour” in altre missioni lontano da Addis Ababa, destinazione Maganasse, Ghigesse, Sciasciamanne e Nazareth. Il verde intorno a noi sembrava non finire mai, il cielo colorato dalle nuvole regalava ogni giorno paesaggi nuovi. Nelle missioni il nostro compito era essenzialmente quello di stare con i bambini per farli giocare o danzare insieme, regalando loro anche solo un pomeriggio diverso dal solito in cui avessero un motivo per sorridere. Così armati di parrucche nasi e chitarre abbiamo trascorso intere giornate tra i loro sorrisi e i loro sguardi profondi.
Un altro compito che ha caratterizzato questo viaggio è stato l’ascolto, in particolare verso i racconti dei missionari che ci ospitavano; il motivo principale che ci ha spinti ad affrontare un viaggio simile era proprio quello di osservare ed ascoltare per cercare di capire ed entrare in una realtà completamente diversa dalla nostra. Siamo stati ripagati totalmente dalle parole delle persone incontrate, gli insegnamenti che i missionari ci hanno dato sono stati fondamentali e sono entrati in profondità.
Ritornati a casa, quelle parole le teniamo strette, cercando di non farle volare via col tempo cancellatore spietato. Cerchiamo di fare le cose per bene, come ha detto suor Luciana; cerchiamo di tenere aperte le porte come desidera padre Bernardo e soprattutto, terremo chiusi nel cuore i sorrisi e gli occhi dei bambini con i quali siamo stati, consapevoli di aver ricevuto molto di più di quello che abbiamo dato.
Il viaggio è stato anche un continuo addentrarci nella cultura etiope, a partire dal cibo, che abbiamo “assaporato” in due ristoranti tipici in Addis Ababa, ma anche nella religione. In Etiopia musulmani e cristiani convivono pacificamente nel pieno rispetto dell’altro credo, ma la cosa che più ci ha colpiti è la fortissima spiritualità che si respira in ogni angolo di questa terra. La messa a cui abbiamo assistito a Maganasse è stata ferma testimonianza di questo; l’emotività che i continui canti emanavano era fortissima, commovente, tutti bambini e adulti partecipavano, sentendosi ognuno protagonista ed ascoltato agli occhi di un Dio che spesso si rivela la loro unica speranza.
Ritornati ad Addis Ababa abbiamo partecipato alla posa della prima pietra al Centro Romagna 2, progetto ambizioso a cui padre Bernardo tiene particolarmente e dove verranno trasferiti tutti i laboratori di lavoro. Gli ultimi giorni sono stati dedicati anche allo shopping in cerca di qualcosa di fisico da portare a casa a testimonianza di quel mondo meraviglioso. L’arrivo all’aeroporto è stato commovente; siamo stati accompagnati da alcuni ragazzi della nostra età che svolgono qualche lavoro al centro con i quali avevamo stretto amicizia. Le loro lacrime al momento di salutarci ci hanno commosso e ci obbligavano a non dare loro un addio, ma un semplice e sincero “arrivederci”. Una volta saliti sull’aereo si respirava un’aria diversa… un forte insieme di sentimenti che si intrecciavano: nostalgia e desiderio di rimanere in quella terra che ci aveva ospitato..anche solo per qualche giorno in più… paura di quello che ci avrebbe aspettato a casa, paura di non farcela… dubbi, interrogativi, domande a cui dare risposte. Per questo, mentre l’aereo sorvolava deserti, fiumi e mari..ripensavamo agli insegnamenti che erano stati dati..in quelle parole cercavamo la forza per affrontare la vita una volta tornati… per affrontare i problemi e l’incubo del ritorno alla normalità. Ora… rientrati nel pieno della nostra vita, dei nostri ritmi, non possiamo far altro che ricordare i volti, i luoghi che abbiamo incontrato in questa fantastica avventura, riuscita grazie alla generosità di molte persone che non smetteremo mai di ringraziare e l’importante appoggio del centro missionario..aspettiamo il mal d’Africa… con la speranza che l’unica cura possibile..sia tornare in quel mondo fantastico che ci ha dato tanto.

Marco kino Capelli
Gruppo scout AGESCI Riccione 1




Agolanti, la prima di Camilla

– E’ la prima personale di Camilla Muccioli, una giovane artista misanese. Ventotto anni, diploma di maturità scientifica al Volta, diploma all’Accademia di belle arti di Urbino nel corso di decorazione. Sempre ad Urbino, conseguita la specializzazione in tecniche grafiche.
La sua arte è una ricerca di carattere sperimentale nel campo dell’incisione puramente grafica (acquaforte, acquatinta, ecc.) che alterna a tecniche più innovative e materiche come, ad esempio, la collografia. E’ una ricerca puramente pittorica fatta su dimensioni importanti, ricca di tessiture cromatiche e forte espressione simbolica. Inoltre, si sta dedicando anche all’illustrazione editoriale (libri per ragazzi). Nel suo curriculum numerose mostre: Urbino (Sala Castellare), Firenze (Villa Vogel), Ascoli Piceno (Galleria l'”Idioma”), Montefiore (nell’occasione Vittorio Sgarbi, allora presidente dell’Accademia di Urbino, furono criticate in modo positivo), Sassoferrato. E premi: 1° premio Borsa di Studio Banca Popolare Valconca (2002).




La perla dell’Adriatico era Rimini

Un primo esempio è la denominazione “Perla dell’Adriatico”. Per tutti è sinonimo di Riccione. Invece, un tempo indicava Rimini. La prova si ha in un fascioletto dell’estate del 1925. Omaggio della ditta “Antonio Bedetti & Figlio” (con sede a Rimini in via Corso Nuovo), si intitola “Rimini: la perla dell’Adriatico”. E’ un intelligente contenitore pubblicitario che si rivolge ai turisti. La prima parte del fascicolo reca i monumenti della città e la loro storia.




Gigi, la vincente arte di arrangiarsi

– Tanto spirito d’iniziativa e la suprema arte di arrangiarsi, col sorriso sempre stampato sul volto e la concezione del turismo come divertimento, prima che come un lavoro. Luigi Giannini ha 80 anni, riccionese di nascita, ma a Misano dal 1940. È sua la prima pizzeria della città, così come il primo residence e la prima piscina collettiva. Una serie interminabile di lavori, quando, durante e dopo la guerra, bisognava in qualche modo fare da soli per campare.
“Lavoro da quando avevo 11 o 12 anni, sempre nel settore turistico – spiega Luigi Giannini, detto Gigi –. Ho fatto la maschera al dancing Florida, e l’ambulante vendendo cartoline al mare, come i vu’ cumprà. Anche lo strillone, d’estate, vendendo prima il Popolo d’Italia, il quotidiano fascista, poi il Resto del Carlino, la Stampa e infine il Corriere della Sera. E d’inverno vendevo i giornali all’ospedale militare, dai feriti di guerra”.
E dopo la guerra il lavoro come spaccapietre e a trebbiare il grano. “Ci si doveva arrangiare – dice –, ma poi negli anni ’50 ho cominciato il commercio di pollame con Milano, un lavoro che ho sempre continuato a fare d’inverno e che rendeva parecchio”. Gli anni 50 cavalcando l’onda, mettendo a frutto le idee, costruendo sogni dal niente. “Nel 1953 aprimmo il primo chiosco, nella proprietà che era dei Vanni, poi nel ’56 il bar ristorante “da Gigi”, in piazzale Roma. Quelli erano gli anni in cui cominciava il godimento, la ripresa economica. E tutto era vissuto dai misanesi con grande spirito di amicizia e solidarietà”.
Nel 1958 il ristorante bar “da Gigi” si allarga, diventando anche pizzeria, la prima a Misano. “Avevamo la fila fuori, sfornavamo credo 400 pizze al giorno. Avevamo inventato anche la “Pizza Gigina”, una pizzetta cotta all’istante che costava 50 centesimi, i bambini ne andavano matti. Ma c’era anche la terrazza danzante, sopra il bar, dove la sera mettevamo su la musica col giradischi, e i ragazzi ballavano. Il disc jokey era un bagnino di Misano, Gianni Nicolini, piccolo e nero. Veramente un personaggio. Ma di personaggi ne sono passati parecchi”.
Un locale di tendenza, per tutti gli anni ’60 e l’inizio dei ’70, punto di ritrovo dei giovani e delle famiglie: “Si può dire che eravamo il salotto di Misano, facevamo orario continuato non-stop, 24 ore su 24. Ma non eravamo famosi solo per le pizze. Facevamo il miglior cappuccino di Misano, era un viavai continuo, soprattutto di tedeschi. Gente danarosa, i turisti dell’epoca spendevano tanto perché erano veramente ricchi”. Tra i tanti anche qualche volto noto: “Eravamo amici dei Pooh, che ai tempi di “Piccola Ketti” si fermavano da noi a mangiare, una volta è venuto anche Bud Spencer”.
Dal 1973, dopo 20 anni nella ristorazione, si cambia. Sempre accompagnato dalla moglie Antonia Tonti, detta Tonina, Gigi decide di aprire un residence, ancora una volta precorrendo i tempi. “Anche l’idea del residence è stata una trovata originale – conferma –. Naturalmente il modo di lavorare è cambiato. Qui si lavora con le famiglie, prima invece si faceva sempre “baracca”, tra giovani e amici sempre in cerca di avventure, ma io no che avevo sempre a fianco a me la Tonina?”.
Ora il residence è gestito dalla nipote Chiara e dal marito, Michele: “Si può dire che continua comunque la tradizione della famiglia in questo settore. I miei figli Stefano e Pierluigi invece sono entrambi avvocati”.
Dagli occhi e dal sorriso di Luigi traspare una certa malinconia per i tempi andati, ricordi vividi, anche se in bianco e nero, di un’Italia ma soprattutto di una riviera molto mutata: “C’erano tantissimi tedeschi, li ricordo come buoni osservatori e grandi abitudinari. E assai ricchi. C’era veramente possibilità per tutti. Noi di quella generazione abbiamo dovuto ricominciare a vivere dalla miseria, ci siamo arrangiati e abbiamo tirato avanti dandoci una mano l’un l’altro: se uno era democristiano, l’altro socialista e tu eri comunista non contava”.
Storie d’altri tempi, quasi di un altro mondo, di quando ci si rimboccava le maniche e, sorridendo, si dava una mano, in amicizia. Una solidarietà che neppure la politica aveva il potere di spezzare.

di Matteo Marini




Parole da e ‘Fnil’

…Vandaletti in azione – Ci sono dei giovinastri cari alle proprie mamme che non sanno come ingannare il tempo. Per trovare un po’ di divertimento nella serata del 14 settembre si sono sbizzarriti con un cartello verticale di via Mazzini. Si sono impegnati nello svitare le viti e nel far scivolare per terra l’insegna. Poi, annoiati hanno lasciato l’opera a metà: non sono riusciti nell’impresa di divellere il pallo e smontare la tabella di latta. Occorreva del tempo, quasi un lavoro. E si sa che i progettisti contano sul tempo per sconfiggere i vandaletti cari alle mamme.

…Biblioteca, voglia di buffet – Dopo il taglio del nastro i bambini si sono fiondati sul buffet. Stoppati e rimandati in classe. Era sabato 23 settembre, inaugurazione della nuova biblioteca, Andrea, terza media, mente pronta, a chi gli chiede com’è andata: “Un’ora di noia, con tutti quei discorsi” [si sa che a volte le cose importanti annoiano]. Poi ci hanno fatto rientrare in classe, mentre loro sono rimasti per il buffet. Forse ci potevano offrire anche agli studenti, era la nostra festa, un pasticcino ed un bicchiere di aranciata”. Sarà per la prossima inaugurazione.




Vandi, consulente del ministero degli Interni

– Il misanese Maurizio Vandi occupa un ruolo di prestigio. E’ uno dei 36 componenti del Comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi, che fa parte del dipartimento Vigili del fuoco del ministero degli Interni. Nella commissione siede anche un altro tecnico della provincia di Rimini, Elio Verdelli, presidente del collegio dei Periti industriali di Rimini.
Cinquantatré anni, sposato, due figli, originario delle Fontanelle, Vandi abita alla Cella. Fa parte del Comitato dal 2005 e resterà in carica fino al 2008. Composto da architetti, ingegneri, periti, geometri, esponenti delle assicurazioni, confederazioni, ministeri, sulle varie normative lavorano in gruppi di 5-8 persone. Una volta effettuato il lavoro, le “leggi” vengono sottoposte al Comitato per l’approvazione.
Vandi ha lavorato alla norma anti-incendi sugli alberghi, molto sentita nella nostra provincia, grazie alle quasi 2.500 strutture alberghiere. Gli albergatori dovrebbero essere in regola entro la fine dell’anno, ma solo il 5 per cento ha fatto i lavori per mettersi a norma ed il 25 per cento ha effettuato qualcosa. Dice Vandi: “Credo, e mi auguro, che ci sarà la proroga. Nel resto d’Italia il 90 per cento degli alberghi affiliati a Confindustria e il 50 per cento a Federalberghi sono in regola”. Perito, per 20 anni Vandi ha lavorato all’inceneritore di Coriano. Dieci anni fa si è licenziato ed ha iniziato con la libera professione, aprendo l’ufficio a Misano. Sulla prevenzione anti-incendio ha girato l’Italia per illustrarla. Oltre all’incarico nel Comitato del ministero, è anche uno degli otto componenti della commissione nazionale del suo ordine professionale. Nel 2004 fu il candidato a sindaco in una lista di centrodestra, il Polo per Misano. Siede in Consiglio comunale.




Funghi in cattedra con patentino Marche

Forte di 750 iscritti, ha due momenti fondamentali: primavera e autunno con i corsi: funghi e erbe di campagna. Sede a Scacciano, la piccola frazione, grazie alle serate si rianima.
Quello di micologia si è tenuto a Cattolica dal 4 al 6 ottobre; 4 serate con un esperto di livello assoluto, il milanese Roberto Galli. Gli argomenti: “I boleti” (4 ottobre), “I lattari” (il 5), “I funghi in cucina” (il 6). Invece il 7, uscita didattica e raccolta funghi in preparazione della mostra del 21 e 22 ottobre che si tiene presso la parrocchia di Sant’Antonio (via Del Prete, 81) a Cattolica: “Mostra micologica e filatelica”, con angoli erboristici, floreali e bonsai. I corsi, fatti con il contributo della Provincia di Rimini ed il patrocinio del Comune di Misano, dà diritto al Tesserino Marche, un prezioso cartiglio che ti permette di andare in una regione generosa. Soprattutto, il tesserino costa come ad un marchigiano. Inoltre, ai partecipanti vengono regalati una serie di libri grazie alla sensibilità della Provincia di Pesaro. Oltre ai corsi, il Gruppo effettua cene a base di erbe e funghi ed escursioni naturalistiche. L’ultima cena il 1° ottobre, a Forte Bill. Ai fornelli un giovane cuoco di grande talento, Emiliano Cini: sapori e colori della cucina da mandare a memoria.




Gaia, timoniere per l’ultimo approdo

IL PERSONAGGIO

– Antonio Gaia, commerciante cinquantacinquenne misanese doc, è da cinque anni il presidente del consiglio d’amministrazione di una realtà importante per i comuni di Misano Adriatico e San Clemente: l’ente morale “Del Bianco”. Un ente nato dal lascito di un benefattore, l’avvocato bolognese Giuseppe Del Bianco, mecenate di tanti diseredati in vita e generoso filantropo dei due comuni anche dopo la sua morte.
Gaia ha raccolto i frutti del lavoro di tanti presidenti e consiglieri dell’istituzione che presiede che negli anni hanno governato senza sperperare un patrimonio importantissimo di terreni e case coloniche sparsi nei comuni di Misano, San Clemente e San Giovanni in Marignano.
Il lascito viene messo in pericolo da una lettura miope da parte della Regione Emilia Romagna di una legge nazionale riguardante gli enti come il Del Bianco. Alla domanda su che cosa sia stato l’ente in passato per i due comuni Gaia risponde: “L’ente ha avuto un importanza notevole per entrambi i comuni e in generale per il sociale di tutta l’area limitrofa. Negli anni sono state realizzate strutture importanti come il centro per disabili di Sant’Andrea in Casale nella villa conosciuta come la Cantina, o quello diurno nella vecchia struttura conosciuta da tutti come il Messicano. Ha partecipato alla realizzazione del Centro polivalente di Sant’Andrea in Casale, sta costruendo in proprio quello di Misano Adriatico. Ha concesso prima, e garantito poi, la realizzazione degli orti per anziani a Misano. Ha concesso terreni per la realizzazione di impianti sportivi a San Clemente.
Non potendo recepire alla lettera i testamento del compianto Del Bianco abbiamo rivolto le nostre attenzioni al sociale. I terreni sono stati mantenuti vivi dagli affittuari e andiamo anche orgogliosi di un ultimo contratto d’affitto fatto con la Coop Valbruna che consentirà sia una valorizzazione dei vini prodotti che dei terreni del nostro ente.”
Una realtà importante quindi che una legge nazionale mette in grave pericolo vero? “Purtroppo si. Una lettura rigida da parte della Regione Emilia Romagna di una legge nazionale valida come principio ma con molte lacune che portano ad aberrazioni come quella che ci vediamo costretti a subire in questo momento. Di fatto si mette in pericolo il patrimonio dell’ente gestito con oculatezza da parte dei consigli d’amministrazione succedutisi fino ad oggi per farlo confluire in un unica Asp ( Azienda di Servizio alla Persona) che per la nostra zona avrebbe come capofila Riccione e comprenderebbe altri 14 comuni della zona sud della provincia riminese. Un’azione che mette in pericolo il patrimonio di due comuni sottraendo energie e benefici ai legittimi destinatari per compensare lacune nate altrove. A questo gli estensori della legge non hanno pensato”.
Un po’ di rammarico dopo cinque anni di impegno?
“Beh! E’ naturale visto il lavoro fatto da ma e dal mio consiglio che ha lavorato e preso decisioni in completo spirito di volontariato senza prendere un solo centesimo. Vedere certe rigide prese di posizione fa male. Da parte mia comunque devo ringraziare di cuore tutti coloro che hanno collaborato, Il dottor Stelio Vaselli del comune di Misano, ogni consigliere e i tanti collaboratori che spesso sempre gratuitamente ci hanno aiutati. Speriamo solo che anche i loro sforzi non vadano totalmente persi”.
Le resta qualcosa di incompiuto che avrebbe voluto fare?
“Di progetti a sfondo sociale in collaborazione con le amministrazioni interessate ce ne sono. Per quelli parlerà il futuro sempre che il 2008 non sia per noi una catastrofe. Vorrei però che almeno chi ci seguirà nel nostro lavoro mantenesse fede una cosa. Il consiglio precedente a quello attuale ha voluto il recupero-decoro della tomba di Del Bianco posta nel cimitero di San Giovanni in Marignano e che vi fosse sempre il verde di una pianta a manifestare la nostra gratitudine. Finché potremo saremo noi a garantire che questa promessa sia mantenuta. Speriamo poi che in futuro ci pensi chi, senza titolo, usufruirà della generosità immensa di quest’uomo speciale”
Un po’ di amarezza nelle parole di Antonio Gaia, l’ultimo presidente di un ente che la burocrazia della politica affossa in barba alla logica ed alla giustizia.

ORGANIGRAMMA

Consiglio, composto da 7 unità

– La Fondazione Del Bianco possiede quasi 100 ettari di terra, 7 cascine e due ville padronali. Ecco il consiglio uscente, il nuovo si insiederà in novembre.
Claudio Casadei, Pecci, Vallorani, Edoardo Signorini, Antonio Baffoni, Francesco Della Rosa