Luciano Arcangeli, affollato nono Memorial

Quest’anno si è giocato il 15 luglio. Si ricorda il sorriso di Luciano Arcangeli, un ragazzo della Cella scomparso in moto. Presenti i familiari, il momento che più scava dentro è il primo minuto: quello del silenzio che precede il fischio d’inizio che viene dato da Francesco, già arbitro, fratello di Luciano. Tre squadre che corrono dietro ad una palla per non dimenticare. Quest’anno, con la formazione dei vecchi 8tra i 40 e i 50 anni), c’era anche il figlio di Daniele; 14 anni e un cerchio nei capelli.
Stefano Bellini è l’anima del triangolare. Effettua una miriade di telefonate per organizzare, prendere appuntamenti. Coppe consegnate dai familiari a tutt’e tre le formazioni. Naturalmente, per ricordare il sorriso dell’amico e il senso della vita, ci si ritroverà anche nel luglio del 2007.




Misano Monte, la Festa del Crocifisso

LA TRADIZIONE

– “Ma il gioiello della chiesa è senz’altro costituito dal Crocifisso ligneo del XVI secolo, custodito nel lato sinistro del transetto. Qualche esperto lo farebbe provenire dal Nord’Italia (Trentino o Veneto); in ogni caso siamo convinti di un’opera scolpita da qualche artista tedesco (si sa che in questo campo i teutoni erano degli autentici maestri). A parer nostro è una scultura di grande pregio per l’armonia della forma, la drammatica, ma composta espressione del volto, il realismo cromatico e la perfezione dei dettagli anatomici”. Lo ha scritto il professor Vincenzo Rossi, a proposito del Crocifisso.
Oggi, la preziosa scultura si trova sopra l’altare maggiore (prima lungo la navata sinistra), in armonia con un dipinto del ‘600 che reca la Vergine e i santi Biagio e Erasmo. E presto, la preziosa icona sarà restaurato, assicura don Angelo.
La festa ha origini antichissime ed è molto sentita. Ne approfittano i tanti misanesi di Misano Monte che sono andati ad abitare altrove; nel dopoguerra la mèta più gettonata era Riccione, per il rimpatrio. Costoro sono molto gratificati per la mostra fotografica con vecchie immagini.
La chiesa, una delle più belle e grandi della Valconca, testimonia anche il potere economico e culturale raggiunto da Misano Monte (un tempo, poi, il campanile era molto più alto, 35 metri).
Costruita nella metà dell’Ottocento, le fondamenta risalgono a prima del 1000. Scrive lo storico Currado Curradi: “Le carte ravennati anteriori al mille ricordano tre Pievi della Valconca: San Giorgio in Conca, Sant’Erasmo di Misano, Sant’Andrea in Casale”. Insomma, origini nobili. E la raffinatezza della comunità la si può leggere anche dall’organo, il Callido. Restaurato da pochi anni, il 21 agosto lo si celebra con un concerto, inizio alle 21, tenuto da Matteo Messori. La chiesa continua ad arricchirsi di opere d’arte. L’ultima: i mosaici di Augusto Del Bianco

Programma

21 agosto
Concerto d’organo (Callido), ore 21, tenuto da Matteo Messori, in ciollaborazione con il Rotary Club-Riccione-Cattolica

25 agosto
Ore 20 – messa
Ore 21 – Processione con il Crocifisso per le vie del paese

26 agosto
Ore 19 – Motoraduno
Ore 21 – orchestra Carlo e Donatella

27 agosto
Ore 11 – Messa solenne
Ore 12 – Pranzo insieme con prenotazione
Ore 17 – messa
Dalle 17 alle 24 – Festa popolare con orchestra Debora Blue band
Ore 20 – Spettacoli di ballerini
Ore 23 – Fuochi di artificio
– Pesca di beneficenza
– Mostra fotografica “Come eravamo”
– Mostra del pittore Paolo Salvadori
– Pizza nel chiostro




Portoverde, il legno incendia la discussione

IL FATTO

– Un bravo albergatore di Cattolica per ben ospitare i clienti, col macchinino elettrico, porta gli ospiti a zonzo. Una sera decide di fare un salto a Portoverde. Stupiti i forestieri esclamano: “Ma è un posto bellissimo. Non lo avremmo mai detto!”. E su questo posto bellissimo si è accesa nella città una animata e piacevole discussione. Il motivo è apparentemente marginale ma con un suo valore. L’amministrazione comunale ha messo sul piatto circa un milione di euro di arredo urbano da concretizzare in tre stralci.
Il primo di 300.000 euro dovrebbe partire dopo l’estate e riguarda, rispetto all’ingresso, la parte destra della darsena. Poi toccherà a quella sinistra, infine alla piazzetta Colombo, dove c’è parte del rimessaggio oggi.
Il motivo dell’accesa discussione è uno dei materiali dell’arredo urbano: il legno, con il quale dovrebbero essere fatti i vialetti delle passeggiate. Dice Antonio Magnani, il sindaco: “Dobbiamo fare delle visite per vedere dove c’è già, tipo Cattolica, Riccione. Mi sembra una buona scelta; anche se il fatto importante è intervenire nella vecchia darsena per darle un nuovo volto”.
A tuonare contro è Michele Laganà, consigliere comunale della “Tua Misano” e presidente del Club Nautico Misano Adriatico. Affetta tagliente come un rasoio: “Dove è stato messo il legno, dopo pochi anni si è stati costretti a sostituirlo. Con una pavimentazione classica si spenderebbe la metà e non si avrebbe da pentirsene. Ad esempio, una moto parcheggiata sul cavalletto potrebbe bucare il legno; nelle cui fessure poi si infiltra l’acqua e addio. Inoltre, il legno si impregna di qualsiasi macchia. A questo vanno aggiunti i costi di manutenzione. Invito tutti ad andare a vedere la nuova darsena di Cattolica e i relativi materiali”.

CURIOSITA’

Legno, quel precedente di viale Ceccarini

Sostituito dopo pochi anni

– Il legno ha un precedente forte sulla Riviera, risale all’arredo urbano di viale Ceccarini, quello passato alla piccola storia sotto il sindaco Terzo Pierani. Venne pavimentata il tratto della famosa strada davanti alla gelateria Nuovo Fiore. Venne chiamato alla posa un’esperta ditta dell’Alto Adige. Solo che il materiale assorbiva ogni tipo di sporco. Dopo pochi mesi era in condizioni pietose; i tecnici comunali lo cambiarono con le mattonelle dopo meno di una manata di anni.




Libri d’estate

– “La vera eleganza”. E’ il titolo del libro di Barbara Ronchi della Rocca. Viene presentato il 6 agosto, con inizio alle 21, in piazzale Colombo, sulla darsena di Portoverde; ingresso libero. Rientra nel ciclo “Libri d’estate: incontri con l’autore”. Quest’anno sono tre e tutti dall’apparenza leggeri. Ma come ha scritto qualcuno non c’è nulla più utile dell’inutile. Il 28 luglio, Maria Rita Parsi ha raccontato “La natura dell’amore”. “La bellezza interiore” lo ha portato al pubblico il 3 agosto Diego Della Palma”.




Adrias’ Cup, vince Sweet Malia II

– Adria’s Cup, “la regata tutta d’un fiato”, dopo il rinvio di domenica 16 luglio dovuto al maltempo, il via è stato dato il 23 luglio, con alla partenza 23 barche. Primi al bastone costiero “Sweet Malia II” Club Portoverde Sailing (team armatori, Muratori-Cesari, skipper Mattia Cesari), secondo “Horus” (armatore Tullio Matarese, skipper Giovanni Matarese), terzo “Tormento” (armatore e skipper Danilo Mazucchelli), quarto il sorprendente equipaggio morcianese di “Modul System” (armatore e skipper Cleto Quadrelli).
Dopo la boa di Portoverde le barche partono per il percorso croato. Ancora 6 barche in gara nella traversata, anche quest’anno il record di Paolo Cori rimane imbattuto. Record di 25 ore su 170 miglia di traversata, le barche hanno girato stamani l’isola di Sansego e dopo alcune ore lo scoglio della Gagliola che funge da boa.




Parlare la lingua dell’altro

Ma a parte la ridondanza stilistica, di cui mi scuso, cosa significa parlare la lingua dell’altro?
Già nella conversazione intralinguistica, quella cioè che avviene tra persone che appartengono alla medesima comunità linguistica, la comunicazione non avviene in maniera sempre fluida per una serie di motivi più o meno profondi, tra cui l’effettiva capacità espressiva e l’eterogeneità di esperienze. Ad esempio, se un tornitore mi spiega il suo lavoro, posso comprendere linguisticamente ciò che mi sta dicendo, a parte probabilmente alcuni termini tecnici che un dizionario potrà chiarire, ma non condividendone l’esperienza materiale, mi manca la conoscenza operativa delle cose di cui mi parla, e dunque faccio fatica a ricostruire un senso.
Analogamente, nella comunicazione interlinguistica, quella che avviene, cioè, tra parlanti appartenenti a comunità linguistiche diverse, sorgono problemi simili sul piano concettuale e culturale, legati a problemi manifesti come la diversità linguistica che costituisce una oggettiva barriera allo scambio. Nel mondo della traduzione, quell’arte o disciplina che si occupa di trasporre un testo nato in una determinata cultura e contesto storico in un’altra cultura e un’altra lingua, c’è un forte dibattito su come facilitare la comprensione dell’Altro, su come tradurre l’Altro. Si sono fatti strada nel tempo due principali approcci: uno che tende ad avvicinare a chi legge il testo tradotto la diversità di partenza, adeguandosi il più possibile al suo contesto culturale, per cui, ad esempio si tradurrebbe siesta con “riposino pomeridiano”, sacrificando tutte quelle suggestioni che la parola siesta ha nell’immaginario di chi conosce l’esperienza ispanica, e l’altro che tende, invece, ad avvicinare il lettore del testo tradotto all’estraneità ed esotismo del mondo di partenza, per cui siesta rimarrebbe siesta.
Anche per l’interpretazione, ovvero la traduzione orale che consente a due persone di lingua diversa di comunicare in tempo reale, la questione è sostanzialmente la stessa: trovare l’equilibrio tra estraneità e omogeneità, attraverso la mediazione linguistica accorciare le distanze culturali in senso lato che renderebbero difficile il dialogo. In realtà, per poter comunicare con l’Altro, con lo straniero, non basta conoscerne la lingua con il massimo controllo possibile dei suoi aspetti formali (grammatica, ecc.), ma bisogna entrare in sintonia con l’Altro e poter parlare così la lingua che lui parla ed è in grado di comprendere, significa scegliere le parole che facciano parte del suo mondo, le parole che facilitino l’apertura e non feriscano. La parola come dono che si scambia, attraversando le diversità.

Mariachiara Russo

Estate, tempo di vacanze di viaggi di incontri. Comunque lo si intenda e al di là delle intenzioni o della consapevolezza di chi lo intraprende, il viaggio è metafora della vita. E’ spostamento in avanti, verso l’ignoto anche se si programma tutto nei minimi particolari, con la pretesa di non lasciar niente all’imprevisto. Ma questo è nelle cose. Siamo comunque costretti a incontrare qualcuno, a intessere relazioni, a conoscere costumi e luoghi diversi da quelli a noi abituali, a entrare in altre storie. Potremo erigere barriere difensive, cercare di non esporci troppo, evitare di lasciarci catturare da un luogo, da un profumo, da una memoria della storia. Oppure lasciarci andare alla curiosità, alla voglia di conoscenza. L’articolo di Maria Chiara Russo evidenzia la necessità di una fatica da fare per poter uscire da noi stessi e metterci in relazione con l’altro anche se l’altro parla la nostra lingua e appartiene al nostro mondo. Mentre don Sandro ci aiuta a cercare di capire chi siamo: viaggiatori, turisti o pellegrini?

(Iglis)




E’ tutta parola di Dio?

– Rodolfo, grazie delle tue considerazioni e condivisioni. Questo scambio epistolare è di grande stimolo per me perché mi chiede di formulare con chiarezza quelle esperienze che sono nate nel corso di questi anni di frequentazione della parola. Questa volta mi poni una domanda che è di una delicatezza estrema e che richiede un equilibrio difficile. Mi chiedi: “Tutte le parole della Bibbia sono Parola di Dio?”.
Credo che tutta la Bibbia è parola di Dio, testimonianza di un dialogo con l’uomo che, passo dopo passo, mostra le intenzioni (volontà) e i desideri (passione) del divino per le sue creature.
Lo stesso Antico testamento distingue tra Parola di Dio (legge e profeti) e parole su Dio (sapienza – libri storici ecc.., che la Bibbia Ebraica indica come “Agiografi”). E l’Evangelista Luca conferma questa suddivisione quando al cap. 24 dice: “Era proprio questo che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si adempia tutto ciò che di me sta scritto nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”. La Bibbia è singolare tra tutti i libri dell’antichità perchè contiene anche la critica più serrata all’operato del re e dell’autorità. Alcuni autori biblici e molti profeti credono che la perdita della terra sia il prodotto del peccato del re. Si arriva persino ad affermare che l’istituzione della monarchia sia idolatria, cioè si sostituisce l’autorità di Dio con quella del suo rappresentante in terra (“non avrai altro Dio all’infuori di me”). L’autore deuteronomista che ordina la storia del suo popolo (al tempo dell’esilio in Babilonia) mette in bocca al vecchio profeta e sacerdote queste parole quando gli anziani delle tribù vanno da lui per chiedergli un re che governi su di loro: “Ecco, tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Ora stabilisci su di noi un re, che ci governi, come fanno gli altri popoli”. Questa cosa dispiacque a Samuele, perché avevano detto: “Dacci un re che ci governi”. Perciò Samuele implorò il Signore. Il Signore rispose a Samuele: “Ascolta la voce del popolo in tutto quello che ti hanno detto, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché non regni più su di essi. (1Samuele 8)”.
Si viene così a delineare un quadro estremamente vivace, un dibattito dove confronti e scontri fanno emergere la visione di ciò che appartiene a Dio e ciò che non è in sintonia con Lui. E’ secondo il cuore e la mente di Dio la fraternità vissuta nella comunione, nella solidarietà, nella responsabilità. Questa vita è da celebrare e da nutrire nei momenti comunitari e da portare avanti personalmente, difendendola da ogni sopraffazione e manipolazione. Il Dio innominabile, al di là di ogni definizione, Lui che è vita del popolo che aderisce al suo progetto, è vita, lode, celebrazione e criterio per giudicare ciò che vero e giusto e ciò che non lo è. Per questo criterio e per questa visione si può criticare e giudicare tutto ciò che non le è conforme.
Anche il confronto interno alla Bibbia è parola di Dio in quanto fa emergere ciò che a Lui appartiene, e allo stesso tempo mette in guardia da quelle manipolazioni o ingerenze, che allontanano il cuore e la mente dell’uomo dal “disegno” divino.
Se guardiamo poi Gesù, egli corregge alcune norme ritenute Parola di Dio. Ricordi? “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha ordinato questo, ma all’inizio non era così; ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi”. Oppure quando corregge la disposizione sull’esclusione del lebbroso toccandolo e mostrando che l’intenzione di Dio non è quella di escludere, ma di accogliere.
Sappiamo benissimo che certe pagine della Bibbia sono state prese a giustificazione per stermini e guerre sante, per la schiavitù imposta ad interi popoli e a certe categorie di persone. Ancora oggi alcuni di coloro che ascoltano la Parola di Dio sono responsabili di sistemi economici e politici iniqui e immorali. Conosciamo dai frutti (purtroppo sempre dopo anni / secoli) di non essere riusciti a cogliere la parola di Dio, nelle parole che ce la comunicano. La Parola di Dio è vita e sarà solo la vita ad essere capace di esprimerla. Tutto ciò che crea fraternità, comunione nella diversità, tutto ciò che anima la speranza e crea solidarietà e condivisione, tutto ciò che favorisce la responsabilità e anima il coinvolgimento personale nel vivere un sogno di eguaglianza e giustizia, tutto ciò che induce al servizio; insomma tutto ciò che espande la vita, la arricchisce e le dà respiro è da Dio. Ciao, Rodolfo. Alla prossima.

Sandro piumenelvento@gmail.com




Viaggiatori, turisti, pellegrini

Tutte queste persone che si spostano mi riportano alla mente alcuni commenti di Bauman, celebre sociologo residente negli Usa.
Pellegrini, turisti, viaggiatori hanno un rapporto tutto particolare con l’ambiente che abitano, col viaggio nel quale sono impegnati, nei desideri e obiettivi che albergano nel cuore e nella mente di chiunque parte.
Il viaggiatore fa della leggerezza il suo stile di vita. Non è ingombrante, non è pesante, non trasforma l’ambiente ai suoi desideri o bisogni, ma cerca il contatto con persone e luoghi e si lascia determinare da ciò che incontra. Il tempo del suo dimorare è determinato dall’intensità di stimoli che riceve, ma sempre determinato dal suo nuovo partire. Incontra, si relaziona, senza imporsi, quasi con inesauribile curiosità e accoglienza; non deve insegnare nulla. E’ persona che racconta e si fa raccontare, che si vede passare e che, a sua volta osserva chi passa.
Il pellegrino ha una meta da raggiungere. Ogni tappa è una sosta che lo avvicina alla meta sospirata. Porta con sé la forza della speranza, il suo cammino è determinato dal futuro. Vive il tempo come intervallo tra ciò che è stato lasciato e ciò che si deve raggiungere. Anche questo tipologia di cammino porta con sé leggerezza. Non può sostare molto in nessun luogo, la meta chiama. Ci si ferma solo il tempo necessario per recuperare forza per riprendere il cammino. Il suo passaggio lascia il profumo della speranza che muove i passi, perché c’è una meta certa che chiama e che è fondamentale per la qualità della propria vita. E chi lo incontra è richiamato non tanto dalla sua persona ma è invitato a guardare la meta, sua unica ricchezza.
Il turista si sposta per fissare la sua dimora in un altro luogo. Ha bisogno di un luogo dove avere una dimora comoda e confortevole. Da questa sua nuova dimora fa brevi visite a luoghi e persone per ritornare alla base. Ha bisogno di trasformare il nuovo l’ambiente che abita (temporaneamente) per trovare serenità e sicurezza. Per questa comodità offre denaro, paga. Sceglie luoghi dove crede di trovare bellezza e/o tranquillità. Ovviamente per queste caratteristiche e per offrire ciò di cui ha bisogno l’ambiente si trasforma o viene adattato. E’ una tipologia di presenza di grande impatto, che ha un certo peso; non può essere leggera.
Queste tipologie descritte così sommariamente potrebbero essere anche immagini per leggere la vita, gli incontri quotidiani, il percorso di una vita. Buone vacanze!!!

Alessandro Crescentini piumenelvento@gmail.com




Economia, i vari settori iniziano a riprendere

BCC GRADARA L’ECONOMIA

Dall’analisi dei report del 1° semestre 2006 possiamo collocare la Banca di Credito Cooperativo di Gradara in una posizione sicuramente lusinghiera.
In un clima a livello nazionale improntato al pessimismo, per quanto concerne l’andamento dell’ economia locale possiamo ritenerci ottimisti e la performance del nostro Istituto è senz’altro dovuta anche al buon momento che sta vivendo l’imprenditoria locale e i comparti commerciali in genere, ai quali promuoviamo i nostri servizi con prodotti specifici volti ad agevolare la loro operatività.
D’altro canto la strategia di apertura di ulteriori sportelli, volta al potenziamento della rete commerciale ottimizzando il servizio di prossimità dell’Istituto verso la nostra clientela in continuo aumento, dalle aree costiere (Riccione, Misano, Cattolica, Gabicce Mare, Pesaro), alle zone industriali di San Giovanni in Marignano, Tavullia e Montecchio, si traduce con la crescita del movimento di denaro sia sul fronte della raccolta che su quello del prestito.
L’incremento dell’utile dell’Istituto garantisce una prospettiva di maggior e costante impegno dei nostri investimenti sia in campo economico, che sociale e culturale.

Luigi D’Annibale, direttore generale BCC di Gradara




Eleonora Duse e Francesca da Rimini

– “E’ da vedere. Le stanze del castello sono diventate improvvisamente vive”. Questo il commento di uno dei presenti il giorno della presentazione ufficiale. La mostra si intitola: “Amarti ora e sempre: Eleonora Duse e Francesca da Rimini” ed è stata inaugurata lo scorso 21 luglio (i battenti chiudono il 5 novembre). Tra i presenti anche lo stilista Elio Fiorucci e Cini, dell’omonima fondazione veneziana. Prestiti dalla Fondazione Cini, Fondazione Primoli e Paolo Radaelli, il bellissimo materiale, abiti e costumi di scena, fotografie originali, documenti e oggetti personali, è appartenuto all’attrice Eleonora Duse, amata da Gabriele d’Annunzio ed è suo, del d’Annunzio, “amarti ora e sempre”. Bellissimi, gli abiti di scena furono quelli indossati per interpretare Francesca da Rimini, uno dei personaggi femminili che più hanno intrigato l’immaginario dell’uomo. Ad iniziare da Dante che ne fece il personaggio del V Canto dell’Inferno. Accanto alla grande mostra la sensibilità della Banca di Gradara. Ha scritto Fausto Caldari: “Rappresenta l’ennesima dimostrazione della nostra disponibilità a promuovere la cultura locale, per consolidare valori importanti che fanno parte della nostra storia”.