Padre Pio, la sua vita in musical

Il mondo dell’invisibile che circonda padre Pio, quello dei personaggi celesti e dei demoni, viene quindi abilmente messo in scena rispettando le fonti storiche ufficiali e descrivendo la storia di un Santo che, per diventare tale, deve superare lotte e sacrifici, scegliendo di dare spazio a Dio dentro di sé.
Un fremito d’ali. La vita di padre Pio vista dagli angeli, è l’ultimo musical portato in scena da Carlo Tedeschi e celebra il suo ventennio di attività teatrale. Fedele alle fonti storiche ufficiali, è patrocinata dalla Chiesa di San Pio, dal convento dei frati minori cappuccini e da Accoglienza Pellegrini di San Giovanni Rotondo.
Dalla storia dell’amicizia nel corso dell’umanità alla straordinaria visione degli angeli che narrano la vita di padre Pio, questo l’excursus creativo di Carlo Tedeschi che, unitamente alla realizzazione delle opere, ha dato vita a quattro compagnie teatrali i cui interpreti (ballerini, attori, musicisti, cantanti) da allievi dell’Accademia, da lui diretta, hanno raggiunto la difficile tappa del professionismo.
Tutti gli spettacoli di Carlo Tedeschi sono promossi dalla Fondazione Leo Amici e prodotti dall’associazione umanitaria Dare, che utilizza i proventi degli spettacoli per la realizzazione, la gestione ed il mantenimento di strutture ed opere a favore del prossimo come la casa famiglia per per bambini abbandonati e le case di accoglienza per anziani, per ragazzi e per ragazze.




Costituzione, ora la riforma col centrodestra

Questa aveva usato come specchietto per le allodole la diminuzione del numero dei parlamentari, nascondendone la reale portata: decorrenza dal 2016! Ma gli italiani non sono più allodole, a quanto pare. In controtendenza rispetto alla Lombardia bossian-berlusconiana, persino la città di Milano, ossia la testa pensante della regione, ha votato in maggioranza contro Bossi e Berlusconi. Non parliamo poi della Sicilia e di Palermo, dove l’ammuffito clericalismo del partito di Casini è uscito pesantemente sconfitto.
La data del 25 giugno resterà nella storia dell’Italia repubblicana. Essa segna la fine del leghismo dei Bossi e dei Calderoli, che non ha saputo restare all’altezza dei suoi giusti proclami di autogoverno dei tempi del suo ideologo, il professor Gianfranco Miglio. In tutti questi anni la Lega Nord non ha saputo far di meglio che appoggiarsi al potere economico e mediatico di Berlusconi, e Berlusconi stesso, tramite Tremonti, ha tradito il suo conclamato liberalismo per fare del razzismo e della xenofobia della Lega la propria vera religione. Simul stabant, et simul cadunt: insieme stavano in piedi, insieme sono caduti. Vedremo che cosa saranno capaci di proporre dinanzi a Prodi, ora. Prodi è un uomo d’onore, ha promesso di lavorare ad una riforma onesta della Costituzione con il contributo più ampio possibile del centro-destra, e si è impegnato a ridurre il numero dei parlamentari a partire dalle prossime elezioni, ossia dal 1011: altro che 1016!.
Salutiamo la fine del bonapartismo berlusconiano e del servilismo dei suoi alleati come un grande giorno della democrazia.

di Alessandro Roveri Professore di Storia contemporanea all’Università di Ferrara




Turismo, vendere arte e storia

– Aggiungere al solito e classico turismo, quello fatto di spiaggia, sole e discoteca, i negozi di viale Ceccarini, quello più colto, come andare per borghi e città d’arte. Non si sa quale futuro, non si sa se si riuscirà a fare centro, ma la provincia di Rimini si presenta al turista esigente con un partner blasonato, nobile, con i quarti di nobiltà al posto giusto: il Touring Club Italia. Ha portato sui tavoli degli appassionati ben due guide: una verde legata alla provincia di Rimini ed un’altra interprovinciale. Insomma, è soltanto un altro dei tanti turismi al quale il Riminese cerca di dare la caccia in un cambiamento continuo del modo di vivere la vacanza; poche famiglie svernano l’estate al mare, o vi restano 15 giorni.
La prima guida, quella verde, che è un autentico distintivo di riconoscibilità e di appartenenza (ragazzi creativi vanno a zonzo per arte e per incontri galanti), si intitola “Rimini e provincia: la Riviera delle vacanze, la Signoria dei Malatesta”.
La seconda invece ha per titolo “Malatesta e Montefeltro: itinerari tra Romagna e Marche”. E rientra nel progetto tra le province di Rimini e Pesaro ed ha come denominazione “Terre Malatestiane e del Montefeltro”.
Le due operazioni culturali e commerciali effettuate con il mito, i suoi 600.000 abbonati, i suoi 1.300 punti vendita, del Touring Club Italia, sono costate alla comunità 168.000 euro. Hanno prodotto due guide: quella classica verde (acquistate 8.000 copie, 4.000 in italiano e altrettante in inglese) e quella della collana le “Perle d’Italia” (10.000 copie). Per la prima (100.000 euro) i soldi sono stati messi al 40 per cento dalla Provincia, il restante, in parti uguali, da Camera di Commercio, Fondazione Cassa di Risparmio e Comune di Rimini.
La seconda (68.000 euro) invece è stata possibile grazie al progetto turistico, Terre Malatestiane e del Montefeltro, finanziato dal ministero. Le due guide, dato il pregio, saranno distribuite in modo selezionato e possono essere acquistate nei 1.300 punti vendita della Touring. Fondato agli inizi del secolo, il Touring è una delle più importanti istituzioni culturali dell’Italia. Pubblica le guide, ha una rivista (i famosi 600.000 abbonati) ed ha educato milioni di italiani al culto delle opere d’arte e dell’ambiente.
Nonostante tanto blasone, anche il Touring Club ci ha messo qualche errorino. Uno molto divertente è l’aver confuso il bel campo di cipolle fotografato a San Clemente, con l’aglio, un ortaggio buono ma meno nobile.
Massimo Gottifredi è la persona giusta al posto giusto. Presidente dell’Apt (Azienda promozione turistica dell’Emilia Romagna, fino a due anni fa assessore provinciale al Turismo, è un bell’esperto, non meno che persona umile. Delle due guide afferma: “Rappresentano la nostra certificazione di qualità; un territorio che non è solo spiaggia, divertimentificio e parchi tematici, ma anche arte, cultura, storia. Eravamo l’ultima provincia dell’Emilia Romagna a non essere inseriti nelle Guide verdi, ma abbiamo chiuso la falla in modo molto conveniente”.
“Le due guide – continua Gottifredi – sono due prodotti diversi. La ‘Malatesta e Montefeltro’ supera i confini territoriali e cerca di mettersi nei panni dei nostri turisti che percepiscono le due realtà come una sola. I legami Verucchio- San Leo e Gradara-Montefiore sono fortissimi, ad esempio. Ancora non siamo pronti, ma i motivi per una promozione unica sono tanti.
La Guida Verde doveva essere fatta prima, ma il solo esserci è un riconoscimento di spessore, di possedere valori di livello. E’ informativa e non promozionale e va a riequilibrare come gli altri vedono questa provincia. Abbiamo gioielli architettonici di attrazione internazionale e una rete di castelli unica”.
Ma come si presenta il materiale promozionale della nostra provincia?
Marco Giovannini, giovane presidente degli albergatori di Riccione: “Direi di buon livello, anche se ci sono delle sovrapposizioni, di marchi, loghi, prodotti, come in altri settori. Ogni assessorato e ogni comune presenta qualcosa. Oltre alla miscellanea, alcune volte difettiamo anche di aggiornamento. Tra i nostri competitori sfornano cose di valore il Trentino, la Toscana, l’Abruzzo, il Veneto. E anche con un filo conduttore”.
Maurizio Cecchini, altro giovane, presidente a Cattolica: “Abbiamo punte di eccellenza e debolezza. L’informazione è variegata e complessa; direi che la nostra non è male rispetto ai concorrenti. Partendo dal dato che la Toscana ha materiale superiore al nostro, la strada la possiamo fare. Ci vorrebbe qualcosa al fuori del cartaceo. Le nicchia, come le due guide Touring, sono un enorme potenziale”.

di Francesco Toti

CURIOSITA’

Bellini, Ghirlandaio, Cagnacci, Centino, Guercino, Cantarini

Le opere di artisti di livello assoluto sono conservate nel Museo della Città a Rimini

– I pittori di Scuola Riminese del Trecento (Giuliano da Rimini, il maggiore), Giovanni Bellini, Domenico Ghirlandaio, Guido Cagnacci (nato a Santarcangelo e morto alla corte dell’imperatore austriaco), il Centino, il Guercino, Simone Cantarini. Tutti artisti che farebbero da richiamo ai grandi musei del mondo. Nomi che hanno fatto la storia della pittura mondiale e che si possono ammirare al Museo della Città di Rimini, forse il più importante della Romagna. Si contende lo speciale scettro, senza competizione naturalmente, con Forlì.
Non solo sono di rango le opere, ma di buona architettura è anche il contenitore. Infatti, l’istituzione culturale si trova nel convento dei Gesuiti (accanto alla chiesa di San Francesco Saverio) in piazza Ferrari. E’ molto probabile che la conoscenza del museo riminese sarebbe stato esaltata se fosse stato collocato negli spazi accanto al Tempio Malatestiano. L’affascinante intreccio avrebbe attirato molti più appassionati e curiosi. Ma tant’è. Ora non resta che farlo conoscere prima ai riminesi, che potranno poi sensibilizzare gli amici forestieri e i tanti turisti che vengono in riviera. In questo la stampa locale non aiuta; è molto più dedicata e sensibile ai fatti di cronaca nera, incidenti stradali e beghe politiche.
Progettista l’architetto bolognese Alfonso Torreggiani, l’edificio museale è stato tirato su tra il 1746 e il 1755 come collegio dei Gesuiti. Nel 1773, dopo la soppressione dell’ordine, passò al seminario vescovile che nel 1796 lo vendette ai domenicani. Dal 1797 al 1977 è stato utilizzato prima come ospedale militare poi civile. Museo Civico, col primo nucleo, dal 1981.

CULTURA

Mondo antico, conferenze con 5.000 appassionati

Il ponte di Tiberio, uno dei monumenti antichi più importanti d’Italia

– Il prestigioso “tuttoLibri”, supplemento letterario del sabato della Stampa, gli ha dedicato la copertina. Il magazine patinato del Corriere della sera lo ha citato ampiamente. Grossa eco sui mezzi di comunicazione per il Festiva del Mondo antico, in programma a Rimini, Cattolica, Mondaino, Montefiore, San Mauro, Verucchio e San Marino dal 15 al 18 giugno scorso. Alla seconda edizione, se lo è inventato Marcello Di Bella, direttore della biblioteca Gmbalunga di Rimini: “un’immersione nella cultura delle origini con il gusto dei contemporanei”. Hanno assiepato gli incontri con gli intellettuali circa 5.000 appassionati, molti dei quali hanno colto al volo la cultura per passare qualche giornata come ospiti degli alberghi. I temi, svariatissimi (da come giocavano i bambini alle macchine da guerra), affrontati da una novantina di intellettuali.

Tempio Malatestiano, nobile tappa

Tutti d’accordo: Marino Bonizzato, Giuliano Chelotti, Oscar Del Bianco e Ilio Pulici. E’ la maggior opera d’arte del territorio

– Quali opere d’arte della provincia di Rimini un turista dovrebbe assolutamente non perdersi? Lo chiediamo ad alcuni illustri personaggi del Riminese.
Marino Bonizzato, architetto in Rimini: “Cinque cose da non perdere per chi raggiunge la nostra costa. 1. lo Spirito dei Luoghi – Seppur fortemente oscurato da menti che privilegiano il materiale all’immateriale, lo si può ancora cogliere, sia nelle pieghe della Città non ancora aperte e dissacrate, sia nei comportamenti, negli occhi e nelle parole di Cittadini consapevoli del proprio ruolo.
2. I Segni dell’Età dell’Oro – Rintracciabili ancora nelle opere compiute dagli Uomini subito dopo la fine della loro felice convivenza con gli Dei, ben custodite nei Musei che costellano il territorio, da Rimini a Verucchio? a Mondaino.
3. L’Arco d’Augusto – Simbolo di un mondo senza barriere, dedicato a un grande che profuse impegno per la pace universale.
4. Il Tempio Malatestiano – Dove l’equipe di geni assoluti – Leon Battista Alberti, Agostino di Duccio, Piero della Francesca e Matteo de’ Pasti – messa assieme da Sigismondo, seguendo le piste filosofiche di Gemisto Pletone, illustra la formula magica della nascita e dell’evoluzione del mondo.
5. La Darsena di Rimini – Architettura generata da un rapporto amoroso con il Mare, eletta figlia dei Cittadini che, amando ancora, forse potrebbero darle fratelli e sorelle capaci di rappresentare una Città futura migliore”.
Giuliano Chelotti, architetto, saludecese impiegato nel Comune di Saludecio, è stato l’artefice di Ottocento Festival, battistrada di qualità per le manifestazioni nate nell’entroterra: “Sicuramente bisogna partire dal Tempio Malatestiano di Rimini. Poi ci sono delle testimonianze seppur ricostruite come Gradara e San Marino. Senza dimenticare l’Arco d’Augusto, il Ponte di Tiberio, la Rocca Malatestiana di Rimini. Non si viene a Rimini per il Tempio, ma per un giro più largo. E poi l’entroterra con i centri storici. Nello specifico: il Museo e la chiesa a Saludecio, piazza Maggiore a Mondaino e le rocche di Montefiore e Verucchio. Chi è qui non può dimenticare le chiese di San Leo, più della fortezza”.
I riccionesi Ilio Pulici e Oscar Del Bianco sono le menti del “Block 60”, il negozio più trendy e emporio di bellezza di Riccione. Dicono: “Come non vedere Montefiore, il tempio Malatestiano di Rimini con il Piero della Francesca, Verucchio, San Leo, la Domus del chirurgo sempre a Rimini. Nello speciale tour ci metterei anche la Piadina della Lella in via Covignano”.

LA GUIDA

Touring, le stelle

Due, il massimo, a Rimini e Montefiore. Una a Santarcangelo e Verucchio

– Le guide del Touring Club utilizzano le stelle per indicare il valore dell’opera d’arte. Il massimo sono le due stelline. Nella nostra provincia sono state assegnate alla città di Rimini nel suo complesso, al Tempio Malatestiano (due stelle per il Crocifisso di Giotto e l’affresco di Piero della Francesca), al borgo di Montefiore Conca; una stella a Santarcangelo (due al polittico di Jacobello di Bonomo e una al Museo Storico); una stella al borgo di Verucchio (e due al Museo Villanoviano).




Ifi, filosofia tedesca

– L”Ifi si trova a Tavullia, ed è leader in Europa per la produzione di banchi bar, gelateria e pasticceria. Ha una filosofia imprenditoriale all’avanguardia: progettazione di qualità, battere nuovi mercati, attenzione all’organizzazione. D’estate, da sette anni, a partire dal 19 giugno fino ai primi di agosto, come stagionali, ospita i figli studenti dei suoi dipendenti: “Porte aperte ai giovanissimi”. Settimane impegnative, ma formative che, oltre ad offrire ai ragazzi la possibilità di guadagnare con le “proprie forze” uno stipendio di tutto rispetto, consentono loro di avvicinarsi concretamente al mondo del lavoro. Undici quelli che vivono l’esperienza 2006: Diego Arduini, Alessandra Albertini, Simona Alessandri, Mattia Buresta, Fabio Fabi, Matteo Guerra, Alessandro Loccarini, Diego Mazzoli, Zaira Morabito, Fatoumata Sylla, Nicole Sabatini. Fotografati insieme a Giuseppe Lattanzi (a destra), direttore generale Ifi, Gianfranco Tonti, amministratore delegato e Maurizio Testaguzzi, direttore amministrativo e finanziario.




Autodromo, macchina da 400.000 presenze

– Un gioiellino da 400.000 presenze l’anno, con un fatturato diretto di 10 milioni di euro e una ricaduta turistica-economica poco quantificabile. Si potrebbe fare un’ipotesi, per difetto. Se ogni presenza spendesse mediamente sul territorio 100 euro al giorno, avremmo un giro di 40 milioni di euro (circa 80 miliardi). Insomma, i ricavi di una media azienda.
Gli 80 ettari e la struttura dell’autodromo di Santamonica, oggi, per la costruzione, richiederebbero una somma ragguardevole: circa 200 milioni di euro. E forse questa cifra dà il senso vero della struttura e del patrimonio che possiede Misano e la provincia di Rimini.
“L’indotto – afferma Maurizio Damerini, il direttore – non è facile quantificarlo. Diciamo che il 70-80 per cento di chi viene da noi si avvale dei servizi e dell’ospitalità delle nostre cittadine”.
E’ da 7-8 anni, che l’autodromo viaggia sulle 400.000 presenze l’anno. Gli appuntamenti clou sono due: il campionato mondiale di super bike (svoltosi dal 23 al 25 giugno) e il raduno Ducati (appuntamento biennale; 2007). Le due manifestazioni hanno la capacità di attirare 40.000 appassionati a testa.
Vi lavorano stabilmente 15 persone che diventano molti di più nei giorni degli eventi. Ad esempio, per il mondiale super bike gli addetti diventano circa 300.
Grazie alla potenza economica (e alla scommessa sul futuro), al contributo della Repubblica di San Marino, della Provincia di Rimini e dei comuni del nostro territorio, l’anno prossimo (contratto di 5 anni), in settembre, ritornerà a Misano il motomondiale. La ricaduta immediata dovrebbe essere tra le 150 e le 200.000 persone. Mentre è difficilmente quantificabile sia il richiamo turistico del territorio e sia l’attività professionale e amatoriale dell’autodromo riservato ai piloti negli anni a venire. L’investimento sulla struttura per ospitare Valentino Rossi e compagnia è di 20 milioni di euro: pista, box, sala stampa, tribune.
Da molti anni sull’autodromo si continua ad investire con veemenza. Ad esempio, il rifacimento dell’asfalto della pista costa 50 euro al metro quadrato, mentre la messa in sicurezza di una curva ha esborsi enormi (200.000 euro solo di ghiaia). L’ultima spesa in ordine di tempo è il nuovo centro medico: 300 metri quadrati costati 600.000 euro (inaugurati per la superbike).
Ma le migliorie non sono state riservate solo alla pista, ai box, alla messa in sicurezza, ma anche alla ristorazione. Da 4 anni funziona una tavola calda ricavata sopra i box e un ristorante. Quest’ultimo in una costruzione esterna con tanto di piscina. Si mangia, manco a dirlo, bene grazie alla professionalità di Vincenzo Leardini, titolare dell’hotel Lungomare di Riccione e della locanda i “Girasoli” di Misano (Ca’ Rastelli).
Da anni, per l’esattezza dall’88, l’autodromo Santamonica ha come direttore Maurizio Damerini. 54 anni, sposato, due figli (Davide e Luca), passione per la vela, è un riminese trapiantato a Riccione.
E dietro l’autodromo, dall’89, c’è una delle maggiori realtà industriali italiane: il Gruppo Colacem. Sede a Gubbio, con il marchio Colacem, produce cemento e distribuisce calcestruzzo. Inoltre, i 4 fratelli Colaiacovo (che non disdegnano Misano come luogo di vacanza, anzi) sono al centro di molti incroci azionari dei cosiddetti salotti buoni. Ad esempio hanno in portafoglio circa il 2 per cento di Capitalia.
Il Gruppo Colacem fattura, milione più, milione meno, attorno agli 800 milioni di euro. Dei 170 soci iniziali, ne sono rimasti nella società una settantina.
A chi gli chiede che cosa hanno portato gli umbri in Romagna, risponde Damerini: ‘La professionalità, l’imprenditorialità, un modo di fare legato ad una grande industria. Ci hanno dato la possibilità di lavorare normalmente con un supporto professionale molto forte. Si lavora su programmi e obiettivi che guardano lontano. Quello che abbiamo realizzato negli ultimi anni era stato pianificato”.
“Abbiamo la fortuna – continua Damerini – che l’autodromo è posizionato vicino al mare, con un’offerta alberghiera unica che gli altri circuiti, Imola, Monza, Mugello, non hanno”.
L’autodromo Santamonica è aperto attorno ai 330 giorni l’anno. Organizza eventi per una settantina di giorni, mentre nei restanti ci sono i privati che affittano la pista per provare (le moto le hanno a disposizione per 130 giorni). La Santamonica è anche altri circuiti, altre attività: la pista di kart e una di off road, dove cimentarsi con i fuori strada. Inoltre, qui ha la sua scuola-guida Sigfried Stohr (già campione di Formula 1). E nel pieghevole di presentazione, dal titolo “Nuovi spazi alle emozioni”, c’è lo spirito di un’azienda che crea economia esterna con molti zeri.




Rimini elezioni, la sinistra perde consensi

– Sinistra in difficoltà, per vari motivi, dopo le ultime elezioni amministrative. Quello di Rifondazione Comunista è il caso più eclatante, ma anche dentro i Ds qualche problemino non manca, anzi. Insomma, non proprio sempre la vittoria (in questo caso elettorale) unisce.
Più semplice da analizzare il caso del Prc. I rifondaroli riminesi, infatti, hanno perso parecchi voti alle ultime comunali di Rimini, dovendo dunque rinunciare ad un consigliere comunale. E questa cosa ha scompaginato tutti i giochi, a riprova, triste dirlo ma vero, di come a volte gli equilibri interni di un partito si giochino essenzialmente sulla spartizione delle poltrone. Facendo un passo indietro, le questioni erano praticamente già risolte prima del voto. Rifondazione avrebbe dovuto eleggere (appunto) Savio Galvani e Cesare Mangianti, entrambi membri della stessa mozione, quella dei grassiani, che a Rimini è di maggioranza. Mangianti sarebbe stato riconfermato presidente del consiglio comunale, mentre Vittorio Buldrini sarebbe a sua volta tornato ad essere assessore alla Casa, in rappresentanza della componente bertinottiana, che ha perso però l’ultimo congresso.
Mentre presidente del Quartiere Sei sarebbe stato a sua volta riconfermato Nevio Gaudi, a sua volta dei grassiani. Se il partito fosse andato bene in palio ci sarebbe stata anche la presidenza dell’Acer. Ma le cose sono andate diversamente. Tanto per cominciare Mangianti s’è trovato solo in Consiglio, ma non per questo avrebbe rinunciato alla presidenza. Ma il sindaco Alberto Ravaioli, reso risoluto dalla vittoria al primo turno, ha fatto capire chiaramente che presidenza del Consiglio, del quartiere, e assessorato, non si sarebbero potuti avere tutti. E qui si è aperta una lotta letteralmente al coltello all’interno del partito, che probabilmente si concluderà con un congresso straordinario.
La mozione dei grassiani è stata, tra l’altro, lasciata da Gaudi e dai suoi, sicché gli esiti sono tutt’altro che certi. I bertinottiani sostengono che per rilanciare il partito a Rimini bisognerebbe liberarlo della figura di padre-padrone rappresentata, ormai da anni, da Mangianti. Ambigua, in questa fase, la figura del segretario Paolo Gambuti, forse un po’ troppo nascosto nell’ombra di Mangianti. A livello di numeri, vista la situazione di sostanziale stallo, potrebbero tornare assai buoni i voti della mozione Malabarba, quella dei trotzkisti, i quali però hanno già fatto sapere che non si identificano né con gli uni né con gli altri: tutti troppo attaccati alla poltrona, hanno fatto sapere.
Un po’ diversa la situazione dei Ds che, a onor del vero, vengono spesso tacciati di essere attaccati alla poltrona anche se in realtà non lo sono poi così tanto. E anche queste ultime elezioni l’hanno dimostrato. Va bene che Ds e Margherita hanno corso insieme con un unico simbolo, e che creeranno un unico gruppo, ma il fatto che Dl, oltre al sindaco, abbia sempre rivendicato 4 assessori, a fronte dei 4 assessori (e senza sindaco) dei Ds, a qualcuno è parso davvero troppo. Alla fine i Ds di assessori ne hanno avuti 5, ma hanno dovuto lottare per avere il presidente del Consiglio (carica che comunque potrebbero dover cedere presto), pur a fronte del fatto che il capogruppo unico ulivista sarà diellino. Insomma un complesso d’inferiorità da parte della Quercia nei confronti della Margherita, che qualcuno legge come una mancanza di forza conseguente alla mancanza di una guida forte.
Il presidente della Provincia Nando Fabbri, in una riunione del partito, ha chiesto di rinnovare la leadership. E segnali, in questo senso, sono stati lanciati anche dall’immarcescibile Maurizio Melucci, in una lunga intervista rilasciata al Corriere di Rimini, in cui auspica che si crei una vera classe dirigente di giovani diessini. Va anche detto che, a parte i due sopracitati e pochi altri, nel dopo Chicchi poco c’è stato di forte sotto i rami della Quercia. Il professore può essere accusato di molte cose (un po’ egoista, non simpaticissimo se non lo si sa prendere) ma è una testa politica tra le più lucide del territorio (e non solo) ed è persona completa oltre che capace.
Il problema è che lui e quelli come lui (basti pensare anche a Gambini) non si stanno letteralmente ammazzando per il partito. E un po’ di vuoto di potere si nota. Adesso, poi, c’è la questione del Partito Democratico. Tutti stanno dicendo che non può essere la mera somma di Ds e Margherita, e che bisogna rilanciare il partito tra la gente. Il punto è: quale classe dirigente emergerà da questo nuovo progetto politico: una nuova (e capace) o la mera somma di quelle dei due partiti iniziali? E quale identità continueranno ad avere i Ds, proprio rispetto alla loro base, ai militanti, e a chi li dovrà votare? Domande cui solo una classe dirigente forte può rispondere in modo soddisfacente. Ergo, se ci siete, battete un colpo.

di Francesco Pagnini




Cenni, via le auto dalla ferrovia al mare

– Via le automobili dalla ferrovia al mare. Fare turismo oggi significa ragionare in grande. Fuori dall’Italia oramai nessuno ci conosce. Dovremmo fare promozione insieme a Milano Marittima e Lignano e collocarci nel Golfo di Venezia. Va bene 46^ Strada e non Valentino Rossi, gli porterebbe sfiga. Riccione sta ritornando forte, si vede dall’apertura da parte di un forestiero del “Sixty Hotel”, dove si coniuga la griffe come negozio e la griffe come albergo.
Sono alcuni dei concetti espressi da Attilio Cenni, una capacità di vedere lontano. Ha portato in Italia, guadagnando molti soldi, marchi come i succhi di frutta Pago e la birra Corona. Eredi della Cenni Distribuzione di bevande e birre, oggi la famiglia ha tre alberghi di proprietà, “Des Bains”, “Savioli Spiaggia” e “Maddalena” e uno in affitto, l'”Hotel de la Ville”. Dice, con un sorriso e la sua classica punta di ironia: “L’ho preso per avere un pied a terre in viale Ceccarini”. Sempre alla ricerca di nuove opportunità economiche, Attilio Cenni da 5 anni importa dalla Cina circuiti stampati. Dice: “Ognuno di noi ne ha pochi centimetri quadrati addosso (il cellulare), pochi decimetri in auto (cruscotto) e molti decimetri in casa (computer, elettrodomestici). In questi anni abbiamo avuto difficoltà; adesso risaliamo la china”.
Che cosa significa fare turismo oggi?
“Bisogna ragionare in grande, farlo a livello globale. Arrivare con un aereo a Rimini da Helsinky, o da altre capitali, sono poche ore. C’è un però. Fuori dall’Italia, a parte qualche tedesco nostalgico, non sanno dov’è Rimini, tanto meno Riccione. Tuttavia gli stranieri conoscono una città vicino a noi, Venezia. Nelle antiche carte geografiche, Rimini era collocata nel Golfo di Venezia. Quindi se vogliamo farci conoscere a livello internazionale dobbiamo sfruttare il richiamo di Venezia. Si dice continuamente di fare sistema nei vari settori, perché non fare promozione mettendo insieme Riccione, Rimini, Milano Marittima, Cattolica, Lignano Sabbiadoro? Fare un unico comprensorio e promuoverlo potrebbe essere il nostro prossimo futuro per competere sul mercato della vacanza: Caraibi, Costa Azzurra, Ibiza. Se facciamo la guerra a livello di provincia di Rimini siamo sconfitti in partenza. In un comprensorio grande si trovano le eccellenze e una di queste è Riccione, che purtroppo non sempre vuol dire qualità. Qualità che andrebbe rafforzata in gruppo, partendo dalla vivibilità urbana. Creerei un comitato di saggi per far crescere la bellezza dei nostri luoghi, non necessariamente di Riccione, ma anche da coloro che le vogliono bene e l’hanno scelta per viverci. Contro la qualità spesso remano contro gli stessi enti locali. Stiamo facendo una grossa campagna contro i rumori, con i nostri tram che sono rumorosi, inquinanti e antiquati. Perché non è ancora stato pensato ad un mezzo elettrico?”.
Che cosa dovrebbero fare gli operatori turistici per rendere più appetibile Riccione?
“Spesso siamo legati al nostro orto. Se ho un bell’albergo e non mi preoccupa del negozio vicino, o del bar, non corrispondono agli standard richiesti, si svaluta anche il mio prodotto fondato sulla qualità”.
In questo momento, quanto è viva la Riccione turistica?
“E’ estremamente viva. L’esempio sul Marano è positivo a livello nazionale; ancora oggi le discoteche sono tra le più belle d’Italia. E la vivacità si vede dal fatto che ci sono forestieri che stanno investendo nei nostri alberghi. L’ultimo esempio è il ‘Sixsty Hotel’, dietro l’hotel ‘Mediterraneo’. Sotto negozi di qualità, sopra l’albergo di altrettanta qualità. Dietro c’è una grande azienda romana e Riccione è un modello che si intende replicare anche in altre città”.
Che cosa vuol dire avere un locale in affitto?
“Gli esseri umani hanno il culto della proprietà nel Dna. Ti dà insicurezza psicologica. La prendo come esperienza; l’uomo deve provare e questa è una prova in più”.
E intitolare una strada a Valentino Rossi?
“Idea simpatica. Va bene 46^ Strada. Chiamarla col suo nome invece porta sfortuna”.
Che cosa chiedere invece alla pubblica amministrazione?
“E’ al servizio del cittadino, votata e pagata. Chiedo che sia vicino alla città, che ne senta il respiro e che riesca a ragionare in grande ed in grado di competere con le capitali del turismo. Sono del parere che Riccione dalla ferrovia al mare non debba avere auto. Il turista che va in vacanza vuole diventare pedone. E cosa strana inizia ad odiare le auto”.




Palazzate di Cecco

Gas – Leggiamo: “Estate, partenza a tutto gas”. Non si capisce bene se si riferisce alla buona affluenza di turisti o all’inquinamento dell’aria derivante da un traffico sempre più caotico e insopportabile. Al turista non far sapere come è buono il gelato col benzene…

Battaglia navale – Leggiamo: “150 sub alla ricerca della città sommersa – Il Prefetto apre la caccia al tesoro. Presente la Marina Militare con una nave di 58 metri”. Con tutti i problemi che ha la città emersa… E giù patachèdie…

Il quadrupede – Leggiamo: “Giuseppe Prioli sarà il nuovo vicesindaco” – Pazzaglini commenta: “Sembra un cavallo di razza”. Sarà un complimento? Non sappiamo. Comunque sarebbe stato peggio se avesse detto: A caval donato non si guarda in bocca. Il vicesindaco in pectore, riclassificato a razza equina, può stare tranquillo. A San Giovanni stanno costruendo un bellissimo centro ippico…

Il bene – Sindaco, giunta e maggioranza giustificano tutte le loro scelte con la frase ‘Lo facciamo per il bene della città e dei cittadini’. Dalla città si alza una supplica: “Vogliateci meno bene, anzi, odiateci!”. Donca!…

Metamorfosi – Leggiamo: “Valzer delle poltrone: i diellini chiedono la verifica – Margherita all’attacco di Mazza e Gabellini”. Margherita, da fiore gentile a pianta carnivora? J’ha ‘na fèma da cuminion…

Debiti – Leggiamo: “Alienazioni per 4,5 milioni di euro per ripianare i conti pubblici”. Ancora? E’ già stato venduto di tutto e di più. I ché ormai l’è come tre su al brod sla furcina…

La scelta – Sulla prima pagina del Corriere Romagna del 6 giugno scorso campeggiava una grande fotografia. Titolo: “Remiamo insieme”. Didascalia: “Massimo Gottifredi alla Bit di Milano posa con Alba Parietti”. Però! Avete capito perché il Gottifredi ha accettato la presidenza dell’Apt regionale e abbandonato la pericolante barca di Pazzaglini?!? Os-cia!…

Degrado – Leggiamo: “Un fiume di rabbia – La protesta degli operatori economici contro il degrado della zona Ventena”. Il sindaco ha promesso che un giorno quell’area vedrà grandiosi miglioramenti. I topi, per il momento, non hanno manifestato nessuna preoccupazione. Squit-squit…

Una mano lava l’altra – Leggiamo: “Abusi edilizi e ambientali da un milione e mezzo di euro – I condoni del Governo Berlusconi hanno portato denaro contante nelle casse comunali”. Allora uno si chiede: ma i nostri amministratori, che si autodefiniscono di centrosinistra, hanno provato un certo imbarazzo? No! La mano sinistra incassa quello che conta la mano destra. Jezza fora!…

Assorbenti – Leggiamo: “A14, silenzio sulla terza corsia – Grazie ai pannelli fonoassorbenti niente più rumori per l’ospedale e Rsa”. Sarà… Un po’ come i pannoloni… mèrda e puza l’arvènza i lé…




Vico, una cattolichina alla corte di Fuksas

– Silvia Vico ha una bella storia da raccontare. Lo scorso luglio si è laureata in architettura a Firenze. Dopo l’estate, in ottobre, spedisce il curriculum a Massimiliano Fuksas, uno tra i maggiori architetti del mondo, per uno stage. Viene presa. Da gennaio allo scorso giugno è a Roma per fare esperienza. Soddisfa anche un sogno del babbo Franco, che ha firmato begli edifici nella provincia di Rimini. Egli stesso architetto, da giovane gli sarebbe piaciuto fare esperienza alla corte di un grande, magari all’estero.
Una cinquantina di collaboratori, a stragrande maggioranza sotto i 35 anni, la cattolichina ha seguito in tutte le sue fasi l’allestimento della mostra dedicata a Marcel Duchamp che si tiene a Genova fino a tutto luglio. Inoltre, ha partecipato ad altri progetti del prestigioso professionista: il nuovo porto turistico di Albissola, il quartiere residenziale di Saint’Etienne (Francia), rinnovamento urbano di una parte di Istanbul, concorso per il nuovo quartiere generale dell’Agip.
Racconta. “Sono veramente felice di aver avuto la possibilità di vivere questa esperienza: di aver passato dei mesi in un posto dove nasce quel tipo di architettura che è arte e magia, e ancora di più per aver lavorato a stretto contatto con dei professionisti eccezionali dai quali credo di aver appreso tanto. In uno studio così si impara a pensare agli effetti che con l’architettura puoi produrre, impari a pensare ad una serie di immagini che di un edificio o di uno spazio si vuole dare, qualsiasi siano le sue dimensioni. E poi impari a far sì che anche gli altri possano vedere quello che ancora non c’è. È una sequenza, un movimento, un passare attraverso. E’ l’unirsi di queste immagini che dà forma alle nuove architetture”.
Quella di Fuksas è una bottega, dove nasce prima il modello, il plastico (assicurati come opere d’arte) e poi la progettazione sui fogli. Si lavora sodo. Ad esempio, hanno passato dal giovedì alla domenica, ininterrottamente, su un progetto a cercare di dare vita allo “schizzo del babbo”, come i collaboratori amano definire i progetti di Fuksas. Ora, Silvia Vico lavora a Cattolica.




Le polveri sottili uccidono. Il rapporto Oms. Il caso Vgs

– Sul numero 62 (maggio) di Cubia, campeggiava una lunga intervista al segretario dei Ds Giuseppe Prioli. Sorvolando, con spirito olimpico, tutto il resto, si rileva che alcuni sono rimasti impressionati da una risposta riguardande la costruzione del Video-Gioco-Sport (11mila mq. di cemento adiacente il parco della Pace, in mezzo a quattro scuole, ospedale, Rsa, tutti i centri sportivi, Diamante… il tutto in una zona già altamente urbanizzata). La domanda riferiva sulla necessità della valutazione di impatto ambientale (VIA). Questa la risposta.
“Se la valutazione dell’impatto ambientale ci fosse, sarebbe meglio. … E’ esasperato mettere in relazione la costruzione di un centro, che non è come le Befane, con il fatto che i bambini delle scuole prendono il cancro e muoiono. Manteniamo la misura delle cose. … Non credo che l’aria rimanga ferma lì. Ma se il traffico sarà come quello del Marco Polo, perché probabilmente ci sarà anche un centro commerciale di materiale elettronico, non sarà maggiore di quello del Diamante. E non penso che la popolazione attorno al Diamante sia tutta malata di tumore”…
Leggi una cosa simile e vieni colpito dalla sgradevolezza nei riferimenti della malattia. Poi rimani perplesso sulla superficialità dell’analisi su un problema che sta al vertice delle preoccupazioni di governanti, politici, urbanisti, medici e scienziati di mezzo mondo. Allora pensi, vabbè, ma in fondo è il solito uomo di partito che qualcosa deve pur dire per giustificare scelte controverse. E lasci perdere.
Poi, però, leggi sui giornali che la medesima persona sarà il prossimo vicesindaco della tua città con probabilità di avere le deleghe all’Urbanistica, Lavori Pubblici o Viabilità. O addirittura all’Ambiente… Allora la preoccupazione ti coglie come un crampo allo stomaco e senti l’urgenza di fare qualcosa di utile. La cosa migliore, quindi, è quella d’informare sul problema dell’inquinamento da polveri sottili.
Senza guardare al mondo intero, un cittadino di Cattolica pensa al traffico e inquinamento della sua città, e con orrore (e con la mascherina sulla bocca) si vede in via Allende, Mazzini, Emilia-Romagna… Gli viene anche un sussulto, di rabbia, e pensa se lì venissero installate delle centraline di rilevamento… Dunque, cogliamo l’occasione per saperne di più riportando alcuni stralci di un articolo comparso su La Repubblica del 16 giugno scorso.
Titolo: “Traffico e smog, allarme Oms. In tredici città novemila morti”.
“Lo smog ne uccide uno su dieci. Da uno studio su 13 città italiane con oltre 200 mila abitanti, condotto dall’Oms (Organizzazione mondiale di sanità) e dall’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente), è venuto fuori un quadro allarmante: tra il 2002 e il 2004 si sono registrati, in media, 8.220 morti all’anno per le polveri sottili. Il che equivale al 9% della mortalità degli over 30, comprendendo tutte le cause tranne gli incidenti stradali.
In altre parole, se l’obiettivo di qualità dell’aria che diventerà legge a partire dal 2010 – una concentrazione massima di PM10 (le particelle con un diametro inferiore a 10 millesimi di millimetro) pari a 20 microgrammi per metro cubo – fosse già in vigore e venisse rispettato, ogni anno si salverebbero più di 8 mila vite.
Oggi la soglia massima di polveri consentite è più alta: 40 microgrammi per metro cubo. A portare la responsabilità di queste morti aggiuntive (a cui si aggiungono 516 vittime da ozono) non è però il passo lento delle direttive europee che ci garantiscono un quadro legale più protettivo, ma lo scarso impegno nel disciplinare il traffico che si è tradotto in un sostanziale aggiramento della legge fondamentale in vigore e di fatto ignorata.
La normativa attuale prevede infatti che quando una città raggiunge i 35 superamenti del tetto massimo di polveri sottili previsto in un anno, scatti un piano di contromisure efficaci.
In questo modo si eviterebbe l’effetto di accumulo che può scatenare, nell’arco di alcuni anni, le malattie elencate nel rapporto Oms-Apat: infarto, cancro al polmone e ictus. Ma questo tetto continua ad essere oltrepassato senza che le città reagiscano.
Anzi, negli ultimi anni il problema si è aggravato. …Il nodo che nessuno sembra voler sciogliere è proprio il traffico. Lo dice con chiarezza il rapporto Oms-Apat che ha fotografato la salute di 9 milioni di persone precisando che nelle città prese in esame, i veicoli a motore sono responsabili di oltre metà dell’inquinamento totale (il resto dipende dal riscaldamento, dalle industrie e, in misura ridotta, da cause naturali).
… I dati Oms e Apat – dichiara il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio – confermano che siamo di fronte a una situazione grave che richiede interventi energici, mirati e in tempi rapidi. …”.
Sullo studio Oms il Corriere della Sera del 2 luglio dedicava una pagina intera (e altri giornali).
Come si vede il problema è molto grave e complesso e richiede tutt’altro che superficialità e pressapochismo. Sgomentano risposte del tipo “Però dobbiamo decidere se vogliamo stare in Papua Nuova Guinea o in un Paese come l’Italia, dove lo sviluppo economico purtoppo fatica a conciliarsi con il problema dell’ambiente”.
In conclusione si pensa soprattutto agli esterefatti (e intossicati) cittadini di via Allende. Un’idea demenziale (battuta per battuta), tanto per fare qualcosa ci sarebbe. Cambiare nome alla ormai invivibile via Cabral. Intitoliamola Via Papua Nuova Guinea…

di Enzo Cecchini