Benedetto XVI, un rispettoso consiglio

Il no ai pacs è accompagnato da un appello allarmato contro le unioni gay: “Si vuole addirittura giungere -ha aggiunto il Papa- a una nuova definizione del matrimonio per legalizzare le unioni omosessuali”. Infine, un segno dell’indebolimento della famiglia: “Va crescendo purtroppo il numero delle separazioni e dei divorzi, che rompono l’unità familiare e creano non pochi problemi ai figli, vittime innocenti di tali situazioni” [?]. Dal centro-destra Luca Volonté (Udc) se la prende con il leader dell’Unione: “Stupisce l’intolleranza verso il Papa e il fastidioso silenzio di Prodi. L’ignavia di Prodi non può proseguire”. Analoghe le dichiarazioni del leghista Calderoli e di Gasparri di An riportate lo stesso giorno dalla stampa quotidiana.
Queste notizie meritano qualche riflessione. Giova partire dall’aumento, in Italia, delle separazioni e dei divorzi lamentato dal papa, del quale nessuno potrebbe non condividere la denuncia delle sofferenze dei figli e la loro definizione quali “vittime innocenti di tali situazioni”. Questo è, indirettamente, un appello ai genitori, rivolto con trepidazione e anch’esso sacrosanto. Come se il papa avesse esclamato: “anteponete i vostri doveri di genitori ai vostri interessi sentimentali”.
Di tutt’altro genere appare però la preoccupazione del pontefice per il danno che dal riconoscimento di alcuni (sottolineo alcuni) diritti delle unioni di fatto deriverebbe per il matrimonio tradizionale, giacché: 1) non risulta che il 1.500.000 di conviventi attuali abbiano deciso di rifiutare il matrimonio in vista di una sperata legge sui pacs: l’hanno fatto, e basta; 2) non è detto che dall’eventuale riconoscimento legislativo di alcuni diritti, già avvenuto nei principali paesi europei (tra cui la cattolicissima Spagna), derivino, come conseguenza, nuove unioni di fatto. Io credo che sul rifiuto del matrimonio influisca molto di più, per dirne una, l’impossibilità, per molti giovani, di scommettere sul loro futuro, e ciò a causa del carattere precario del loro lavoro “a tempo determinato”. A questo riguardo sarebbe auspicabile che il pontefice, dal momento che egli si rivolge ai politici e ai legislatori, si pronunciasse anche contro il lavoro precario, a costo magari di essere accusato di simpatizzare per il programma di Prodi, contenente tale impegno.
Tanto più che al pericolo di essere accusato di simpatizzare per Lega Nord, Udc di Casini, Alleanza nazionale e Forza Italia, il papa si è esposto con le dichiarazioni del 13 maggio, subito utilizzate dal finiano Gasparri, dal leghista Calderoli e dal cattolico integralista Volonté dell’Udc. Un colpo al cerchio e un colpo alla botte, insomma, direbbero molti. Ma la Chiesa non ha nulla da guadagnare dall’essere strumentalizzabile da parte di uno soltanto dei due schieramenti in cui è divisa la scena politica: quello che è pronto a cavalcare l’ostracismo dato dal papa ai pacs.
Non pago dell’appello del 13 maggio, nel giro di pochi giorni il papa è tornato altre due volte sull’argomento, tanto che il “Corriere della Sera” del 21 maggio titolava: Pacs, terzo affondo in dieci giorni durante l’udienza con l’ambasciatore spagnolo, e l’insigne storico cattolico Alberto Melloni, membro della Fondazione per le Scienze religiose di Bologna fondata da Giuseppe Dossetti e diretta da Giuseppe Alberigo, ricordava al papa nella stessa pagina: “quando De Gasperi rifiutò il consiglio di Pio XII di “sdoganare” l’ Msi per salvare il Comune di Roma, mandò a dire al papa: “Se non vado bene, trovatevi un altro”: non era spocchia o calcolo, ma la convinzione che la politica aveva bisogno di cristiani che mostrassero nel concreto l’inviolabilità della coscienza che la Chiesa insegna”. Il fatto era accaduto nell’aprile 1952. E quando la figlia di De Gasperi si fece suora, Pio XII si rifiutò di ricevere l’allora presidente del consiglio De Gasperi.

di Alessandro Roveri Professore di
Storia contemporanea all’Università di Ferarara




Inceneritore, la Provincia capitola?

– Ampliamento dell’inceneritore di Coriano, la questione si può mettere così: partita tutta aperta, tutta da giocare, con un arcobaleno di sorprese. Dopo una lunga battaglia il presidente della Provincia di Rimini, Nando Fabbri, sembra che abbia l’intenzione di accogliere tutte le richieste (osservazioni al Piano provinciale dei rifiuti) dei comuni di Riccione, Coriano e Misano, sorrette da consiglieri dalle posizioni ferme, non meno che civili: Sandro Pizzagalli e Cristian Conti (Rifondazione comunista), Fabrizio Piccioni (Comunisti italiani), Luigino Garattoni (Verdi), Antonio Padalino (già Italia dei valori, gruppo misto). I consiglieri provinciali diessini invece, almeno ufficialmente, hanno sempre assecondato il presidente Fabbri. La svolta di Fabbri è avvenuta in maggio durante un incontro informale con la maggioranza. Tra l’incudine e il martello l’assessore provinciale all’Ambiente Cesarino Romani. Verde, ha portato il Piano in Consiglio.
Adriano Torsani, assessore all’Ambiente di Misano, grande sensibilità, argomenta: “Il futuro passa per la raccolta differenziata. Noi nel 2004 eravamo al 12 per cento; siamo passati al 15 l’anno dopo. Adesso ci attestiamo attorno al 20. Il nostro obiettivo è arrivare al 35 entro il 2006, 45 entro il 2008, altrimenti saremo sanzionati dalla legge. Approvata dal governo nell’aprile del 2006, infligge una multa del 20 per cento alle amministrazioni che non raggiungono tale risultato. Multa che i cittadini si ritroveranno poi sulla bolletta. L’obiettivo forte è posto al 2012: differenziare il 65 per cento della raccolta. Con questi risultati da raggiungere, è quindi evidente che si necessita della sensibilità dei cittadini a fare una maggiore raccolta differenziata; da parte sua, il gestore del servizio, Hera, deve mettere in atto progetti che rendano possibile raggiungere l’obiettivo fissato dalla legge. Con questa fotografia, penserei al quarto forno, ma prima di smantellare il terzo ci penserei, anche perché dovranno andare in discarica solo i residui dell’inceneritore e non più l’indifferenziato”.
“Poi – continua Torsani – c’è il problema delle nanoparticelle prodotte dagli inceneritori di ultima generazione. A quanto mi risulta sono più pericolose delle emissioni dei vecchi forni; occorre una verifica scientifica dell’Istituto superiore della sanità”.
Mario Galasso, assessore all’Ambiente a Riccione, si è battuto con gagliardia contro il Piano provinciale. Argomenta: “Se noi raggiungiamo il 50 per cento di raccolta differenziata, la terza e quarta linea sono più che sufficienti per i fabbisogni provinciali. Il fatto che ci ha mandato in crisi è l’aver incontrato lo studioso di nanoparticelle Stefano Montanari (consigliere di Beppe Grillo). Dimostra, dati scientifici alla mano, che i moderni inceneritori sono peggiori dei vecchi; a temperature elevatissime producono particelle inferiori alle Pm10. Polveri talmente sottili che non riescono ad essere bloccate dalla pelle e che provocano forme tumorali. Partendo da tutto questo, la priorità è spingere sulla raccolta. A questo punto si pone questa domanda: vale la pena costruire il quarto forno? Non sarebbe sufficiente un restyling degli esistenti, che producono particelle più grandi delle Pm10? Riccione, Misano e Coriano hanno chiesto la consulenza scientifica all’Istituto superiore della sanità: indagine epidemiologica e il monitoraggio sulla caduta delle polveri dell’inceneritore partendo dai dati dell’Arpa”.
Massimo Pierpaolini, saludecese, consigliere provinciale forzista, che barattò col sorriso sulle labbra il suo voto a favore dell’adozione del piano Fabbri con finanziamenti per 1,5 milioni di euro a favore dell’entroterra. Afferma, sempre con il suo classico sorriso: “La partita è tutta aperta. Ho presentato un’osservazione al Piano dove dico che Raibano ha già dato e dunque va smantellato. Se Galasso, l’assessore di Riccione, vuole fare una guerra a favore dell’ambiente deve far chiudere l’autostrada che inquina molto di più dell’inceneritore. E poi deve far chiarezza nel suo partito; il Piano è stato portato da uno di suoi, Romani. Oggi, il problema non sono i rifiuti civili ma quelli industriali. Ed è anche immorale spedire l’immondizia nelle zone più povere del paese. Voto a favore soltanto se Fabbri mi dà l’assessorato all’Ambiente”.
Fabrizio Piccioni, Comunisti italiani: “Prima di ogni scelta va avviata un’indagine dall’Istituto superiore della sanità sugli agenti inquinanti. E vedere se in passato l’inceneritore è stato causa di tumori. Dopo c’è un altro dubbio, se entro il 2012, come dice la normativa europea, bisogna arrivare al 65% di raccolta differenziata, perché spendere 50 milioni di euro per la quarta linea, quando gli esistenti sono già sufficienti. Voglio sottolineare che le nostre osservazioni non sono mediabili; le abbiamo già mediate al momento della presentazione”.
Sandro Pizzagalli, consigliere provinciale di Rifondazione, si è battuto con molta forza contro questo Piano provinciale dei rifiuti: “Se le nostre osservazioni dovessero essere rigettate, il nostro voto sarà contrario al Piano. Poi ci sono le microparticelle che cambiano i colori della fotografia”.

di Francesco Toti

I FATTI

LE RAGIONI DI HERA

– La società pubblica, con le firme-approvazione di tutti i comuni della provincia di Rimini, a Raibano può costruire il quarto forno e tirare su la centrale elettrica.

DIFFERENZIATA

– Una comunità di un certo tipo la dovrebbe spingere. Invece, in provincia si arretra. Siamo attorno al 22 per cento. Primo obiettivo: 35 per cento.

PIANO PROVINCIALE

– Punti del Piano provinciale: costruzione del quarto forno, più raccolta differenziata, apertura di una discarica. Nessuna sicurezza sulla chiusura dei due forni vecchi e di spingere sulla raccolta differenziata.

IL PUNTO DI VISTA

Rifiuti, Fabbri ha cambiato idea?

Il presidente della Provincia aveva spaccato la maggioranza sul voto d’adozione, approvato con Forza Italia. Invece, sembra che abbia cambiato idea

– A sentirlo parlare Nando Fabbri, presidente diessino della Provincia di Rimini, è un paladino delle questioni ambientali. Alcune delle sue parole d’ordine: governare il territorio pensando al suo equilibrio, sostenibilità e innovazione, difesa e valorizzazione del paesaggio, qualità al posto della quantità. Invece, un anno e mezzo fa quando l’assise provinciale si pronunciò sull’adozione del Piano provinciale dei rifiuti ci vollero i voti di Forza Italia per l’approvazione. Sulla questione aveva sfilacciato la maggioranza (Rifondazione, Comunisti italiani, Italia dei valori e Verdi contrari) e anche il territorio (Riccione, Misano e Coriano e tutta la Valconca contrari). Senza contare che anche in casa diessina molti avevano votato a favore, ma turandosi e storcendo il famoso naso e per qualcuno, Sandro Tiraferri e Sergio Funelli, si presentava anche l’abusato conflitto di interessi (il primo era, ed è, presidente di Hera, il secondo vi lavorava). Il Piano prevedeva la costruzione della quarta linea dell’inceneritore di Coriano e il mantenimento delle altre tre.
In un anno il potentissimo presidente sembra che abbia cambiato idea. La Provincia dovrebbe spingere sulla raccolta differenziata, mentre sulla partita inceneritore anche alla luce delle nuove scoperte scientifiche non si sa più che fare.
Fabbri dovrebbe imprimere una svolta allo sviluppo urbanistico e all’assetto del territorio. Una civile raccolta differenziata dovrebbe essere la pietra miliare. Con poco più del 20 per cento, siamo ad una percentuale da paese arretrato, sia per noi stessi, sia per qualificarci come grande potenza turistica europea.

CURIOSITA’

A Coriano circa 500.000 euro l’anno di servitù

– Per Coriano l’inceneritore è una autentica manna dal cielo. Si trova in un angolo del suo territorio, ma dentro le case dei riccionesi e dei misanesi. Sono loro a sopportarne i cattivi odori e le polveri più o meno sottili. Riceve dalla comunità provinciale, Coriano, circa 500.000 euro l’anno di indennità da servitù da inceneritore.

Inceneritori e tumori, quali relazioni

Studi epidemiologici condotti dal 1987 al 2003 sotto il controllo dell’Istituto Superiore di Sanità affermano che alcuni sono da associare alle emissioni

– Quali relazioni tra gli inceneritori e il tasso dei tumori in una determinata area? Non ci sono dati certi.
Scrive il Comitato cittadino Riccione per l’energia pulita: “Le sostanze inquinanti emesse dai forni inceneritori possono causare tumori. Lo affermano gli studi epidemiologici condotti dal 1987 al 2003 sotto il controllo dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo queste ricerche contenute negli annali dell’Istituto Superiore di Sanità (anno 2004) tumori come il carcinoma polmonare, il linfoma non Hodgkin, i sarcomi dei tessuti molli e i tumori dell’infanzia, sono da associare alle emissioni degli inceneritori dei rifiuti. Per questo è indispensabile e urgente attuare un programma di riduzione dei rifiuti mettendo in pratica la strategia ‘rifiuti zero’.
Le proposte fatte da tempo dal Comitato Riccione per l’energia pulita alla soluzione del problema dei rifiuti trovano un autorevole appoggio nelle affermazioni del rappresentante del dipartimento di sanità pubblica della Usl di Rimini, Fausto Fabbri il quale, alcuni giorni fa, davanti alla commissione rifiuti della Provincia in merito al progetto di ampliamento dell’inceneritore dei rifiuti di Coriano ha pubblicamente affermato che:
1) ‘l’attenzione rivolta alla riduzione della produzione dei rifiuti, al loro riciclaggio e riutilizzo è inadeguata’;
2) ‘per minimizzare il rischio di danni alla salute della popolazione occorre ridurre al minimo la quantità di rifiuti da incenerire, limitando l’incenerimento ai rifiuti prodotti nella provincia di Rimini’;
3) ‘occorre ridurre al minimo le emissioni in atmosfera particolarmente per le sostanze ritenute a maggior rischio sanitario’.
L’area di Raibano è da bonificare dalle emissioni nocive e non da sovraccaricare ulteriormente. Se si attuasse un serio programma di riduzione dei rifiuti, che è possibile sin da ora, per le necessità della nostra provincia non è necessario costruire un’altra linea dell’inceneritore, ma sarebbe sufficiente utilizzare solo la terza. Chiediamo ai politici di anteporre la salvaguardia della salute dei cittadini agli affari di Hera”.

NUMERI

Rifiuti, se ne producono 240.000 tonnellate l’anno

Produzione giornaliera pro-capite di 2,2 kg

– I quasi 290.000 abitanti della provincia di Rimini producono rifiuti solidi urbani per circa 240.000 tonnellate l’anno, quasi una tonnellata a testa, con una produzione giornaliera pro-capite di 2,2 kg. Attraverso l’inceneritore di Coriano si ha la capacità di smaltirne 160.000. Il resto lo esporta nella discarica di Sogliano (provincia di Forlì-Cesena).
La legge afferma che ogni provincia deve avere una capacità autonoma. Smaltire una tonnellata di rifiuto costa alla comunità circa 120 euro. I cittadini avrebbero nelle mani il potere civile della raccolta differenziata, invece nei cassonetti ci infilano di tutto e di più, come il prato tagliato e le potature. Non sono mancati oggetti che hanno provocato danni per decine di migliaia di euro, come calcinacci e pali di cemento delle viti, ad esempio.

I FATTI

VOTO PROVINCIALE

– Il 14 dicembre 2004 la Provincia di Rimini ha adottato il Piano rifiuti. Hanno votato a favore Ds e Margherita e Massimo Pierpaolini, Forza Italia. Hanno votato contro An, Forza Italia, Pdci, Rifondazione, Gruppo misto (Padalino) e Verdi. Risultato: 13 sì a 11 no.




Valconca, la valle incantata

– Mi spiace dover constatare giornalmente che la nostra stupenda valle del Conca così apprezzata da tanti cicloturisti italiani e stranieri stia attraversando un periodo tanto oscuro per l’ordine e la pulizia delle strade.
La frase più ricorrente sulla loro bocca è: “Una volta le strade venivano curate meglio.
Il cantoniere di zona puliva i fossi, tagliava l’erba dei greppi, poi raccoglieva il tutto aspoprtandolo altrove. Oggi, al contrario, i pur potenti mezzi meccanici a disposizione, strappano, maciullano, sbrancano, sradicano, triturano indifferentemente bottiglie di plastica, tronchi d’albero e fresano anche quegli orribili paletti segnaletici di plastica che per essere visti dovrebbero erigersi in posizione verticale.
Provate a contare dopo aver letto queste righe quanto paletti fluorescenti sono fuori posto, schiacciati sul ciglio della strada, abbandonati e mai raccolti o sostituiti. La strada è una cosa seria; non è una discarica a cielo aperto, dove qualche malizioso buontempone getta addirittura il sacchetto dell’immondizia dal finestrino della sua vettura.
La domanda più ovvia è: di chi è la colpa di questo degrado ambientale? Purtroppo finché non ci faremo tutti di nuovo cantonieri il problema non si risolverà anzi peggiorerà ancora. Non possiamo sempre insistentemente picchiare il Comune, la Provincia, o la Regione, bensì il nostro deficit di ragione. La parola “comune” sta per roba di tutti.
L’Italia vive e vivrà ancora di turismo, anche se disgraziatamente si appresta a diventare una nazione sempre più povera di idee, almeno avremo in futuro la soddisfazione di sentirci dire questo, magari da turisti cinesi e indiani: “Voi italiani 2000 anni fa eravate padroni del mondo, adesso siete ridotti in miseria, ma avete conservato dignità, fierezza e orgoglio. Dopo l’era del petrolio (che fortunatamente sta per finire) e della decadenza, il vostro buon gusto e l’arte del saper vivere che da sempre vi ha contraddistinti riemergerà. Disordine, declino e decadenza sono tre parole da cancellare dal nostro dizionario stradale.
Questa utopia pessimista serve a farci capire che i paesi emergenti ci possono copiare o clonare qualsiasi cosa, fino al punto di toglierci tutto ma non il nostro stivale così ben ancorato alle Alpi. D’altronde cosa se ne farebbero di un solo calzare per gran parte immerso nell’acqua? Amare l’ambiente che ci circonda, rispettandolo, è sicuramente il nostro miglior investimento per il futuro. Per riconquistare quella italica saggezza che per oltre 20 secoli è stata maestra del mondo.

di Emilio Cavalli




Sangiovese, padre di 100 doc

– Brunello di Montalcino, Morellino di Scansano, Torgiano Rosso, il Montefalco, Chianti. Sono solo alcuni dei figli nobili che si producono dal Sangiovese. E’ una delle tantissime informazioni che deliziano il palato dei lettori del libro dal titolo “Il Sangiovese”. Sottotitolo “Storia, ricette, curiosità” lo hanno scritto Michele Marziani, giornalista e scrittore, collaboratore alla guida dei ristoranti dell'”Espresso” e Roberta Sapio, collaboratrice con la facoltà di Economia di Rimini. Le 46 pagine, illustrate da Massimo Modula, sono belle, curiose, divertenti, raccontano il vino su più livelli: breve storia generale, storia del Sangiovese, il Sangiovese, in cucina (legato ai piatti del Riminese), nella tradizione popolare, come si serve a tavola e le sue parole fondamentali.
Marziani e Sapio gettano luce anche sui migliori vignaioli del Riminese: Santini, Mascarin (San Valentino), Bigucci (Vecciano), Cecchini (Valli delle Lepri), Muccioli (San Patrignano), Marcello Zanni e Walter Bezzi (Marchesi). Peccato che non è stato inserito nessun vignaiolo della Valconca, dove pure qualcuno meritava.
Ben scritto, la lettura è leggera, piacevole, senza noia. E per dargli un valore internazionale, in più, contiene anche la traduzione in inglese. Non a seguire. Ma la quarta di copertina, diventa la prima ma in inglese.




Rimini, Ravaioli confermato al primo turno

– E’ praticamente disintegrata, almeno in questa fase, l’opposizione a Rimini. Con la sua vittoria al primo turno, per quanto risicata, Ravaioli ha centrato l’ulteriore obiettivo di scompaginare le fila della Casa delle Libertà.
Una situazione che si legge nei numeri. Il dato principale è la debacle di Forza Italia. Raggiunge il 18,27 per cento perdendo più di 12 punti percentuali rispetto al 30,59 per cento del 2001 e un 5 per cento rispetto alle ultime Politiche. Bene invece An (forse anche perché appaiata al nome del candidato a sindaco sulla scheda): 15,25 per cento contro il 10,51 di cinque anni fa e al 13,06 del mese scorso. Cresce anche l’Udc: si attesta sul 3,42 per cento mentre nel 2001 si era fermato all’1,66 appena (ma era arrivato al 5,82 già alle Politiche). La Lega Nord ottiene l’1,11 per cento in linea con l’1,14 delle scorse amministrative, mentre alle Politiche era arrivata al 2,14 per cento: niente consigliere. Con l’aggiunta del 2,21 per cento della lista di Bucci, il centro-destra supera di poco il 40 per cento, contro il 44,66 del 2001 e il 44,39 delle Politiche: netta la perdita. Che succede ora? La resa dei conti tra i colonnelli è già iniziata, e mentre questa ha luogo, la città continua a non avere un’opposizione. Potrebbe essere Bucci, il candidato a sindaco, colui che ricompatterà il centro-destra? Lo auspica l’Udc, che individua nel mondo cattolico non di centro-destra, l’ago della bilancia: essendosi schierato tutto con Ravaioli ne avrebbe determinato la vittoria.
Quanto ai candidati “singoli”, Renato Capacci ottiene, come candidato il 4,56 per cento di voti contro il 4,28 della sua lista. Stefano Casadei, per la Rosa nel Pugno, vale quasi un punto percentuale: la lista ottiene il 3,6 mentre alle Politiche si era fermata al 2,26 per cento. Entrambi promettono opposizione durissima.
Inesistenti Riccardo Cirri, per la Fiamma, ed Eugenio Giulianelli (Federalisti democratici europei).
Nel centro-sinistra, la lista dell’Ulivo si attesta sul 37,24 per cento: ha perso il 4,33 per cento rispetto alla somma di Ds e Margherita di cinque anni fa, e un punto rispetto alle Politiche del mese scorso. Netta la crescita dell’Italia dei Valori: si impone con un 4,38 che le frutta due consiglieri, mentre nel 2001 aveva ottenuto il 2,56 per cento e alle ultime Politiche ancor meno: il 2,09.
E’ comunque ormai noto che il partito allineato, sulla scheda elettorale, al nome del sindaco, riceve l’effetto trascinamento. Nel centro-sinistra crescono anche i Comunisti Italiani: più 0,99 per cento rispetto all’1,76 di cinque anni fa e più 0,26 rispetto al 2,49 delle Politiche. Chi scende sono invece i Verdi con un 2,38 di poco più basso rispetto al 2,5 di cinque anni fa, e soprattutto Rifondazione Comunista, che scende al 3,79 per cento: meno 0,43 rispetto al 2001 ma rispetto alle ultime Politiche il calo è dell’1,63 per cento. Si aggiungono Consumatori-Pensionati-Ap-Udeur (0,64) e i Socialisti (0,27). Complessivamente il centro-sinistra ottiene il 51,2 per cento dei voti; cinque anni fa ottenne, già al primo turno, il 53,84 per cento, ma si andò al ballottaggio perché i Socialisti, Rifondazione e l’Italia dei Valori corsero con loro candidati a sindaco. Alle ultime politiche la coalizione si è attestata sul 52,8 per cento. Quanto al valore aggiunto del candidato a sindaco, Alberto Ravaioli ha portato a casa 36.500 voti, contro i circa 35mila della somma di quelli dei partiti: più 1.500 voti. Lettura politica: Ravaioli va ancora bene come traino, ma si deve fare un ragionamento serio per la creazione del Partito Democratico.
Certo è che Margherita e Ds si somigliano sempre di più. Pare, addirittura, che in giunta otterranno quattro assessori ciascuno. Mentre la sinistra radicale sta pensando ad un suo coordinamento interno. Insomma l’Ulivo assume sempre di più le sembianze di un animale a due gambe. Mentre il centro-destra, di gambe, pare stia stentando a trovarne anche una sola su.

di Francesco Pagnini




Spigolature degli Scrondi

…La Margherita rossa – Evidentemente l’accordo elettorale tra Ds e Margherita che ha prodotto la lista dell’Ulivo e il gruppo unico alla Camera dei Deputati, ha lasciato il segno anche a Riccione. Mai si sarebbe immaginato che a Spontricciolo, la Leningrado di Riccione, la Margherita avrebbe aperto la propria sede cittadina. Segni dei tempi che cambiano; vedere in quel quartiere, rosso per natura, vocazione e tradizione, il simbolo del partito di quel bellone di Rutelli, fa un certo che. E’ vero che i giovani virgulti della Margherita brillano per la loro balda aitanza che fa sfigurare lo stesso loro leader, ma a sentire qualche vecchio compagno del quartiere viene da sorridere: loro ancora dei democristiani, vecchi e nuovi, non si fidano; sarebbe stato meglio che la sede l’avessero aperta in centro, fa più fighetto.

…RicC1one e Nike – Dopo l’esperienza dello scorso anno con la Citroen legata al lancio della nuova auto C1, quest’anno Riccione non lascia, anzi raddoppia; continua l’operazione con la casa automobilistica francese e si apre un nuovo rapporto con la Nike, uno dei marchi più attraenti del mondo. Lo scorso anno le polemiche furono tante, la modifica dei cartelli con il nome della città e soprattutto non si è capito se alla promozione dell’operazione fosse sortito il giusto effetto; evidentemente la cosa funziona se è vero che addirittura un albergo importante pensa di cambiare il nome per seguire questa sponsorizzazione. Lascia alcuni dubbi l’operazione con la Nike, azienda che nel passato è stata accusata di impiegare bambini per la produzione di alcuni oggetti, e a seguito di questo si è dovuta dotare di un codice di comportamento etico. Ma navigando per la rete, non sono ancora del tutto chiarite queste pratiche, ci sono notizie discordanti; vista la poca chiarezza che si riscontra sul tema del lavoro minorile, si sarebbe potuto e dovuto essere più prudenti: non vorremmo che il detto “pecunia non olet” diventasse una pratica per risolvere i problemi di mancanza di soldi per la promozione turistica della città.

…Querelle Berardi-Imola – Continua la querelle tra l’assessore al turismo Lucio Berardi (uno dei baldi aitanti di cui sopra) e il sindaco Daniele Imola sulla cabina di regia del turismo. L’assessore, nonché vicesindaco, vorrebbe governare questa cabina e di conseguenza anche le scelte che si fanno in altri settori che hanno una rilevanza sull’aspetto turistico, concentrando così un potere rilevante in un unico organo; Imola non molla e continua a gestire personalmente alcune questioni, d’altra parte glielo consente la legge e il ruolo. Quello che preoccupa non è questo teatrino del faccio io, no ci penso io, ma che qualcuno ci pensi sul serio a rilanciare un’immagine sana, pulita e vivibile della nostra città.




Josephine Baker in mostra

– Marco Travaglini, marchigiano, professore al Fellini, nel baule in soffitta ha scoperto una bella storia. Uno zio, Spadolini, ballerino, artista di successo a Parigi tra le due guerre mondiali, ebbe una storia con la bellissima ballerina nera Josephine Baker. Grazie ai suoi cimeli, nell’istituto d’arte è stata organizzata una mostra sulla ballerina. Dal 7 al 30 giugno la si può ammirare a Mondaino, Sala del Durantino.




Due giugno: Festa della Repubblica

Fatti e ricordi di una moda antica,
li ho visti andare su per la salita
tre trenini, a Gradara, piano piano
andavano come carovana del gitano
che col suo spirito di uomo vagabondo
non ha confini ed appartiene al mondo.

Sopra turisti, adulti e più bambini,
anziani, forse nonni con i nipotini,
da Cattolica salgono, sono attirati
da una storia che lascia sempre emozionati,
lì Dante immortalò senza pudore
di due amanti un clandestino amore.

Il divino poeta, l’opera Dantesca
a tutti racconta di Paolo e Francesca
ma quei tre trenini quando sono vicini
li unisce ciò che è la Patria, i confini,
uno bianco, uno rosso, uno verde di colore,
formano la bandiera d’Italia, il tricolore

Mario Tonini




Pasolini, riccionese nell’olimpo della lirica

– Se fosse un tennista è come se avesse giocato a Wimbledon. Se fosse un calciatore è come se avesse calpestato il sacro campo di San Siro. Insomma, si entra a far parte di un olimpo. Il riccionese Gian Luca Pasolini lo scorso 20 aprile ha cantato i Carmina Burana (trasmessi in diretta da Radio 3) al Teatro Comunale di Firenze per i 70 anni di Zubin Mehta, direttore di orchestra indiano e tra i maggiori al mondo.
Il riccionese è stato scelto dallo stesso Mehta, che nell’occasione lo anche diretto. La serata, come spesso capita, si è chiusa in toni mondani: rinfresco a Palazzo Corsini.
Le fortune di Gian Luca Pasolini, studente in legge, iniziano un’estate di molti anni fa alla gelateria Nuovo Fiore in viale Ceccarini. Fa la stagione come cameriere e tra una vassoiata e l’altra canticchia arie famose. Gli amici, si sa, non sono teneri, soprattutto accesi dalla frenesia estiva; la leggera presa in giro sferza il belcanto. Un amico, Giovanni, gli dice, più per scherzo che in modo serio, che gli fa avere un’audizione: magari ha del talento: chissà!
Gianluca è d’accordo. Purtroppo passano 2-3 anni da per quell’audizione. Un giorno Gian Luca va a trovare l’amico sulle colline di Misano. Giovanni lo porta dai vicini di casa, i coniugi Giorgio Grimaldi e Carla Chiara. Sono stati cantanti lirici e hanno calcato platee importanti, tra cui la Scala.
Gian Luca canta alcuni brani. Sempre parco di complimenti, sempre distaccato, sempre serio, Giorgio questa volta si sbilancia: “Hai il talento per andare lontano: Magari alla Scala. Devi solo studiare; i tenori non si trovano tutti i giorni”.
Si iscrive al conservatorio di Bologna. Nel frattempo fa alcuni concerti, stage, non disdegna di portare a casa qualche lira con l’operetta sulle piazze estive.
L’altro passo fortunato è ancora una volta Giorgio Grimaldi. Ha un vecchio amico Robleto Merolla, prestigioso insegnante al conservatorio di Pesaro. Gli chiede di curare la voce di un giovane tenore.
Merolla nicchia; è pieno. Grimaldi insiste: “Questo è un ragazzo di talento. Se te lo consiglio vuol dire…”. L’insegnante si fa convincere; Pasolini entra alla sua corte. Merolla è un autentico personaggio.
A 40 anni, nel pieno della carriera, ha già calcato i maggiori teatri d’opera del mondo: davanti una carriera luminosa. Quel mondo non è fatto per la sua personalità. Si ritira ad insegnare.
Uscito col massimo dei voti dal conservatorio Rossini di Pesaro, il riccionese proviene da Maggio Fiorentino Formazione, l’accademia di perfezionamento legata al teatro di Firenze e guidata, per il canto, da Bernadette Manca di Nissa, uno tra i maggiori contralti italiani.
Lo scorso 10 maggio Pasolini ha avuto un’audizione alla Fenice di Venezia; è già stato sentito dalla Scala, il maggiore teatro lirico al mondo. La voce del riccionese è capace di scalare tutta l’estensione.
Il suo repertorio: il Barbiere, la Sonnambula, il Don Pasquale o il Rigoletto; composizioni più rare del sei-settecento: Il ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi, il Mitridate di Mozart o il Pigmalione di Donizetti.
Si è cimentato nelle prime esecuzioni moderne di opere di Nicolini e di Jommelli (incise da Bongiovanni) e dell’Ape Musicale di Lorenzo Da Ponte, proposta nella prima versione a Jesi nel 2005. Pasolini ha inoltre una particolare propensione verso il primo romanticismo operistico di Bellini, Donizetti, e del giovane Verdi.
Fuori dal palcoscenico Pasolini ha una caterva di interessi. Tra l’altro cucina da dio.




Il miracolo di Spimi

– Sì signori, lui è tornato e ha vinto! Ma cosa ha vinto questo signor Vittorio Spimi? Forse uno scudetto o una Champions League? Eh no! Quest’uomo ha vinto una sfida infinita, la sfida contro tutti. Costui ha ripreso la sua squadra a poche giornate dalla fine del torneo in un clima di totale scoramento. Mancava di tutto nell’entourage, mancavano addirittura molti atleti, che fiutata la difficile situazione finanziaria della società, se l’erano svignata. E mister Spimi c’è rimasto? Sì, Spimi rimane anche in barba alle cassandre.
Rimane forse per scommessa, forse per un esubero di fiducia in se stesso, ma rimane al timone. Le ultime partite sono veramente dure. Ahinoi! si cade nei play-out. L’avversario è nientemeno che un pimpante e volitivo Riccione. E’ derby, purtroppo! A Bellaria il Riccione domina, però nel finale il goal di Leardini rianima un poco i giallorossi del Cattolica.
28 maggio: qui è decisiva, o dentro o fuori. Toh! è il decimo minuto di gara e Mercuri infila la rete. Tranquilli, il Riccione ha due marce in più, pareggerà e poi, volendo, umilierà i cugini. Signori, il primo tempo si chiude sull’1-0. Il secondo tempo non è per i deboli di cuore, ma la grinta del mister è il toccasana per i ragazzi. Al triplice fischio dell’ottimo signor Nasca di Bari, vi sono 200 supporters della Perla Verde increduli e allibiti. Di contro 200 supporters indigeni, che smaltita l’adrenalina da tensione, si portano in centro tribuna scandendo in un virtuale abbraccio, Vittorio cha-cha-cha.
A fine gara pure negli sguardi dei vari giornalisti convenuti, trapelava incredulità. In chiusura un auspicio: che nel sodalizio le cosa possano cambiare e che detto trionfo non cada nel vuoto. Mister Spimi, sportivamente parlando, lei si consideri nel punto più alto della nostra stima. Grazie di tutto.

(Rambo)