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Convegno sull’energia pulita

– L’energia pulita sarà la scommessa futura dell’uomo. Patrocinio dei Comuni di Cattolica, Gabicce Mare e Gradara, la Banca di Credito Cooperativo di Gradara è lo sponsor del convegno scientifico che si tiene allo Snaporaz di Cattolica il prossimo 13 maggio. “Energia fotovoltaica: come, quanta, perché”, l’argomento, il workshop è animato dall’Università di Urbino. I lavori si aprono alle 10 con il saluto delle autorità. Poi intervengono il professor Francesco Grianti che parla di “Energia solare” e “Il conto energia, investimento e risparmio”, il dottor Alessandro Gambarara su “Monitoraggio impianto fotovoltaico”. Conclusioni di Luigi D’Annibale, direttore generale della BCC di Gradara. Si chiude con gli interventi del pubblico. Ancora una volta la Banca di Gradara promuove lo sviluppo attraverso il sapere.




La contagiosa atmosfera praghese

Un testimone: “Abbiamo vissuto coinvolgenti sensazioni, con emozioni assolute. Tra noi c’è stato un alto grado di affinità non meno che complicità. E credo che sia questo lo spirito con cui la BCC di Gradara organizzi le gite. Lo stato d’animo ha tenuto lontano perfino la stanchezza”.




Se la chiesa avesse il coraggio di scomunicare chi fa la guerra

Come mai 40 anni dopo la Chiesa è ancora cosi titubante, incerta, e non ha la forza per gridare, come Paolo VI all’Onu: “Mai più guerra”?
“La ragione fondamentale è questa: la Chiesa potrà dire questo solo quando finalmente farà il passo finale, rinunciare all’essere religione civile. Purtroppo la Chiesa per tanti secoli è diventata religione civile, ha benedetto imperi ecc. Non è questo il suo compito, ma quello di essere coscienza critica per la società. Nasce da questo contesto la richiesta che più volte ho avanzato, cioè se la Chiesa vuole uscire da questa eredità di religione civile, una delle cose importanti da fare è che il Vaticano rinunci ad essere Stato. Non è concepibile che il Papa sia anche Capo di Stato, questo mette in moto tutta una serie di trappole, la diplomazia ecc. Per cui è chiaro che bisogna barcamenarsi poi da tutte le parti. Il magistero della Chiesa deve avere il coraggio di proclamare come dogma di fede il fatto che è stato Gesù di Nazareth ad inventare la non violenza attiva. Non è stato Gandhi. Gandhi lo ha imparato dal Vangelo e se la Chiesa ha il coraggio di proclamare questo apertamente, produrrà nel cuore della gente una rivoluzione enorme, un salto di qualità incredibile, e soprattutto in questo momento gravissimo aiuterebbe l’umanità ad uscire da questa follia bellicista in cui si trova”.
L’obiezione al “No alla guerra” è questa: come si dirimono i conflitti internazionali e come si combatte il terrorismo se si rinuncia alla forza armata?
“Ormai è sempre più chiaro che il terrorista più lo combatti con la guerra, più diventa terrorista, la violenza produce violenza, fango produce fango. Dobbiamo ritornare a credere al Vangelo della non violenza. Il male si vince con il bene, con la logica della non violenza. Qualcuno dirà che questo può valere a livello personale mentre non si può obbligare a questo un paese, tutta la società. Ma noi siamo convinti che a questo punto della storia, l’umanità deve fare un salto di qualità. Dalle ultime statistiche abbiamo letto che abbiamo abbastanza bombe atomiche da far saltare 4 volte il mondo per aria. Stati Uniti e Russia hanno dimezzato del 50 % armi nucleari, chimiche e batteriologiche, ma abbiamo ancora abbastanza armi, da uccidere la popolazione mondiale 5 mila volte. Abbiamo oltre 340 tonnellate di plutonio. Ne bastano 15Okg per uccidere tutti. E’ la follia totale in cui ci siamo cacciati. Pertanto o l’umanità riesce ad uscire fuori dalla follia totale della guerra oppure ne saremo tutti travolti”.
Che cosa deve fare il cristiano per essere costruttore di pace?
“Credo che la strada sia stata indicata da Giovanni Paolo II, il 30 novembre 2003, quando all’Angelus, ha detto: “Rinnovo il mio appello ai responsabili delle grandi religioni: uniamo le forze nel predicare la nonviolenza, il perdono e la riconciliazione!’ Beati i miti, perché erediteranno la terra’ (Matteo 5,5)”. In queste parole è indicata la strada per i credenti nel senso che per le religioni e per le Chiese non è più tempo di silenzi e connivenze di fronte ai conflitti bellici e all’instaurarsi del “pensiero unico” della guerra, intesa ormai come unico mezzo per risolvere le controversie e per far girare l’economia. Inoltre il papa indica un intreccio tra nonviolenza, perdono e riconciliazione. Si tratta di tre tappe dello stesso percorso, per il quale non si dà l’una senza le altre. Ai cristiani spetta il compito di diventare “maestri” della pedagogia della nonviolenza e i portatori sani di quella che Bernard Háring definiva la “forza terapeutica” della nonviolenza”.
Il papa fa un richiamo preciso alla beatitudine della mitezza. Perché?
“Non credo che il Papa l’abbia utilizzata come un abbellimento letterario. Sono convinto, che la nonviolenza ha la sua, radice proprio nella Parola di Dio e nello stesso Cristo, modello di nonviolenza. Essa non è una delle tante teorie prodotte nella storia dell’umanità o da qualche personalità eccezionale, come Gandhi o Martiri Luther King. Al contrario, la nonviolenza evangelica è la sintesi di quel comandamento nuovo, cioé di quell’ordine nuovo, di amarci come Dio ci ama e, addirittura, di amare i propri nemici”.
Cos’era, in definitiva, per Gesù la non violenza?
“Per Gesù la nonviolenza rappresentava il superamento della logica del vecchio Testamento dell’ ‘occhio per occhio, dente per dente. “Se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli l’altra” (Mt 5,39), diceva Gesù. Per colpire uno sulla guancia destra bisogna usare il manrovescio e al tempo di Gesù veniva usato dal padrone per umiliare lo schiavo. Gesù dice: “Mettiti in piedi fratello, tu sei un uomo, non uno schiavo! E porgigli la guancia sinistra”. Se chiude la mano o usa il pugno della mano, il padrone è costretto a trattare lo schiavo come suo pari. In un mondo di onore e umiliazioni, si è impedito a un pre-potente di svergognare un “inferiore” in pubblico. Gli è stato sottratto il potere di disumanizzare l’altro. Come insegnava Gandhi, “il primo principio dell’azione nonviolenta è la non cooperazione con tutto ciò che si prefigge di umiliare”.
Il compito della Chiesa?
La nonviolenza attiva deve diventare una dimensione essenziale della sequela cristiana. Le Chiese devono avere il coraggio di proclamare che è Gesù che l’ha praticata nella sua vita. Se la Chiesa scomunica chi abortisce o dice che non può fare la comunione una donna che usa i contraccettivi, non dovrebbe scomunicare chi va a bombardare in una guerra come quella contro l’Iraq ritenuta “immorale” dal cardinale Martino e “criminale” dal cardinale Tauran?




Chi ha paura della fede?

In questi ultimi tempi la religione cristiana viene usata, abusata e tirata da tutte le parti per avvallare e sacralizzare poteri che di sacrale non hanno nulla o quasi! Purtroppo devo dire che la Chiesa “ufficiale” e gerarchica ha offerto e offre spesso il fianco a questo uso strumentale ed ipocrita. Gli interessi temporali evidentemente premono più delle istanze evangeliche. La religione civile, una religione che non ha bisogno di Dio né del Vangelo, sembra avere sostituito la fede vissuta. Quanto il Vangelo è dinamismo, apertura al nuovo, proiezione spesso rischiosa in avanti, tanto la religione è ancorata al passato, fissa nelle sue forme immutabili, bloccata dalla paura di perdere la propria presunta identità da opporre alle invasioni di campo di altra provenienza. La religione ha paura delle altre religioni! Ancora una volta i cristiani rischiano di perdere una buona occasione per testimoniare il Dio dell’Amore. La Chiesa deve essere presente, deve essere viva, deve parlare, ma con segni visibili. La incisività della Parola di Gesù è nell’essere azione concreta, è nell’essere vita non solo voce o un insieme di parole ben scritte. Perché i martiri vengono sempre citati e portati come esempi? Perché vediamo in loro chi non solo “ha detto”, ma soprattutto “ha fatto” la Parola. Martiri come testimoni concreti, come coloro che hanno dato la loro esistenza all’Altro. Le parole di Cristo sarebbero passate se non fosse morto per viverle! Quale testimonianza allora come cristiani vogliamo e dobbiamo donare? Non sono certamente le dichiarazioni ufficiali di qualche cardinale a cambiare il mondo e a costruire il Regno. Anzi! La condivisione, la lettura della Parola di Dio insieme, il confronto fraterno, l’accoglienza di coloro che la pensano diversamente o ci portano Dio incontrato su piste diverse: questo cambierà il mondo!
Chi si ritiene l’unico e corretto depositario dei valori etici e si pone su un piano di superiorità e di sicurezza, costui non costruisce il Regno di Dio, anzi lo ostacola, perché si sostituisce alla grandezza di Dio ponendo paletti e limiti alla Bontà Infinita, così infinita che si è svuotata di se stessa per incarnarsi in un Uomo, nato da donna, nel limite del tempo e della carne: nella storia!
Oggi la Chiesa approfitta di una rinata religiosità per tenere il potere, ma corre il rischio di perdere la Fede.

Magda Gaetani




Perché leggere la Bibbia

Pensare alla lettura della Bibbia come attività serena e distesa, si rivela presto una illusione. Tante persone che conosco dopo aver tentato varie volte l’impresa hanno ben presto abbandonato. Ho cercato di rispondere ai tanti interrogativi che le persone mi pongono. La forma epistolare che ho adottato è per rendere più familiare il discorso. Il mio interlocutore, Rodolfo, è fittizio; dietro si nasconde il lettore interessato ad avventurarsi in questo mondo certo faticoso ma capace di ripagare abbondantemente il temerario ricercatore.
“Le leggi del dialogo”
Carissimo Rodolfo, i tuoi interrogativi e le tue perplessità su certe pagine della Bibbia, mi hanno stimolato tantissimo, ti ringrazio.
Vorrei condividerti alcuni pensieri e considerazioni. Dopo tre decenni di lettura e di meditazione personale e in vari gruppi, sono giunto a maturare alcune convinzioni riguardo ai testi sacri. Ti interroghi sul significato di benedizione e della geometria dei numeri, ti sorprendi davanti alla violenza e al Dio degli eserciti, mi racconti le tua sorpresa quando Gesù si rivolge alla donna Sirofenicia quasi fosse un cane, ecc?
Mi rendo conto che le parole ebraiche o greche, tradotte nella nostra cultura e nel nostro contesto, non sempre hanno lo stesso significato che noi diamo loro. Facciamo fatica a capirci tra persone della stessa lingua, pensa a quanto sia impegnativo cogliere il significato delle parole di culture antiche e di lingue a noi estranee.
Giudicando quelle parole e concetti con la sensibilità “moderna” possiamo sentirci turbati, irritati o quant’altro. Ritengo che, se vogliamo capire cosa l’atro ci vuole comunicare, non solo dobbiamo leggere, ma anche ascoltare. E qui si innescano le leggi del dialogo interculturale e quel bisogno di “uscire” da noi stessi per vedere le cose come l’altro le vede e le intende. Occorre fare domande perché l’altro possa comunicarci ancora meglio ciò che vuol dire. Occorre sospendere il giudizio immediato per dedicarci a ciò che l’altro vuole comunicarci di sé. Nella nostra frettolosa vita e nella nostra “presunzione” moderna e occidentale, siamo poco attrezzati per questo sforzo che richiede tempo e accoglienza, umiltà e dedizione. Tutte le culture esprimono convinzioni e il significato di certe esperienze con gli strumenti che hanno a disposizione, che spesso sono diversi dai nostri. Mi sono convinto che la Bibbia non si può solo leggere, ma deve essere anche ascoltata e fatta oggetto di dialogo. Forse quelle parole ed espressioni che ti hanno suscitato perplessità, chi le ha scritte le ha usate in modo diverso da come le usiamo noi. Inoltre le traduzioni, e tu lo sai bene, sono sempre interpretazioni. E noi dobbiamo oggi interpretare ciò che il traduttore ha interpretato. Arrivare a cogliere ciò che l’autore di un testo voleva comunicare potrebbe sembrare, dunque, una impresa disperata. No, non è così.
Se cominciamo ad ascoltare e a dialogare con i testi e le persone che li hanno scritti entreremo nel fascino di una relazione viva e attraverso le parole giungeremo a sfiorare il fruscio della Parola che vuole incontrarci. Ci è stato detto che la Bibbia si comprende con la Bibbia. Con questa frase si vuole incoraggiare la frequentazione assidua dei testi, l’ascolto umile e “vergine”, il dialogo, per avere la possibilità di entrare in un modo di pensare e di esprimersi, tanto da riconoscere se una pagina ha lo stile di un autore piuttosto che di un altro.
Rodolfo, ci sarebbero tante altre questioni da affrontare riguardo a questi temi e so che tu, con la tua sensibilità e la tua attenzione critica saprai sollevarle. Continuiamo, dunque a sfidarci l’un l’altro, con quella sana provocazione che ci impegna nel comunicarci le piccole verità che la nostra esperienza ha potuto confermare.
Alla prossima, dunque.

Alessandro Crescentini
E-mail: piumenelvento@gmail.com




Una guida per portare in riviera l’altro turista

– San Giovanni pensa in grande, e lo fa, orgogliosamente, cercando nella bella vita e nel bel mangiare la ricetta per gonfiare il proprio turismo. Alla presentazione, mercoledì 12 aprile al Riviera Golf, del nuovo “materiale per la promozione turistica e culturale” del borgo, erano presenti il sindaco Domenico Bianchi, l’assessore alle Attività produttive Daniele Morelli e l’assessore alla Cultura Giuseppe Barilari; da Rimini l’assessore provinciale al Turismo Andrea Gnassi e l’omologo alla Regione Guido Pasi, per Cattolica c’era l’assessore alla Cultura Alba di Giovanni; padrone di casa Paolo Alfilli, presidente del Riviera Golf.
La guida (che ha già riscosso approvazione alla Bit di Milano) riporta quattro itinerari: storia e paesaggio, eventi e turismo, città del vino e Granaio dei Malatesta, il bel vivere.
Sarà distribuita negli hotel e nei centri informativi della riviera, prodotta in circa 10 mila copie e presto tradotta in altre lingue.
“L’obbietivo – spiega sorridendo il sindaco Bianchi – non è quello di rubare turisti a Cattolica. La scommessa era quella di distinguerci non solo come polo industriale, ma anche come realtà turistica, e in concerto con gli altri comuni vicini. Una scommessa che possiamo dire di aver vinto”.
L’assessore regionale Pasi concorda: “Il principio è quello dell’adeguamento ad un mercato turistico in continua evoluzione: non più vacanze standardizzate, ma un’offerta diversificata per cui ognuno avrà la libertà di scegliere dove andare e cosa vedere”.
“La condivisione di una strategia comune tra i centri della Valconca – dice Gnassi – permetterà di accedere ad un mercato internazionale. Non ci sarà più solamente il Chiantishire, la Riviera torna grazie alle proposte che si adatteranno alla personalità del singolo turista”.
E i mezzi? Si punta certo sulla qualità della locale enogastronomia, sulla bellezza e sul valore storico artistico del borgo, sugli eventi e manifestazioni non solo estivi, ma presenti e vivi tutto l’anno.
Troppo poco spazio è stato dato alla cultura, alla valorizzazione delle risorse artistiche e della memoria che dai contadini e signori (loro forse sì, erano dei signori!) medievali arriva fino alle ville romane e alla produzione del vino, del grano e dell’olio che le nostre terre ancora vantano come garanzia di qualità.
L’opinione del consigliere comunale Atonio Casadei Menghi (Rifondazione) è su questa linea:” Ero stato invitato alla conferenza di presentazione, ma sono sempre stato contrario a questo tipo di promozione turistica: così si crea un turimo del lusso che però esclude i cittadini. Nella costruzione del Riviera Golf sono stati compiuti diversi abusi edilizi, da me personalmente denunciati alla Procura della Repubblica, ma che ancora devono essere sanati: si va dal mancato rispetto del progetto presentato in Comune, alla realizzazione di pozzi in una zona in cui erano espressamente vietati. Tra poco con le 18 buche si arriverà ad un consumo d’acqua stimato a quello della metà dell’intero comune. Speriamo che con il Riviera Horses non si presentino gli stessi problemi”.

di Matteo Marini




Bel vivere? Non solo frivolezze!

– Il fascicoletto di quattro sezioni, “Città del vino”, “Eventi e turismo”, “Storia e paesaggio”, “Il bel vivere” è ben disegnato. Insomma, è un buon prodotto con l’ambizione di far affluire qualche appassionato di arte, storia, cultura e cibi eccellenti a San Giovanni. Quel viaggiatore dalla mente intelligente e sensibile che spende ogni anno 5 miliardi di euro in Italia.
C’è un piccolo grande neo alla sezione “Il bel vivere”; racchiude solo “frivolezze” e anche queste hanno un loro valore ma non possono rappresentare il tutto. Si parte con uno strano titolo “Vivere lo sport con charme” con una foto che reca un angolo del campo da golf. Lo sport, più che con charme (fascino), è sudore, piacere sottile, concentrazione, tecnica (che è sapere), stringere la mano all’amico e all’avversario, spensieratezza (sans souci).
Poi si sfogliano le pagine e il bel vivere in questa speciale way of life marignanese è: il campo da golf, il ristorante del campo da golf, un saltatore di ostacoli, la simulazione dell’impianto di Riviera Horses (Riviera Cavalli), la tribuna vuota dello stadio. E, a seguire, pagina dopo pagina: abiti colorati sulle grucce, uno yacht, uno scafo off shore da gara, un’indossatrice in sfilata, altre due indossatrici sempre in sfilata, altra fanciulla in sfilata, ancora un’indossatrice in passerella ma questa volta dal passo avvolgente, altra ragazzina vestita di begli abiti. Si chiude la sezione “Il bel vivere” con un’altra donna abbigliata con gli abiti prodotti a San Giovanni.
Si è sempre pensato che il bel vivere fosse una coniugazione di stati d’animo che si raggiungono attraverso la bellezza e non a frammenti di lusso in stile Capital: non esistono. Gli stilisti lo sanno. E quelli che amano il bel vivere anche. E poi il paese arretra economicamente e tutti vogliono svoltare battendo la strada delle veline!




Rifondazione, inaugurata la sede

– Rifondazione comunista ha una sede. Inaugurata lo scorso 25 aprile, si trova in un locale dell’ex Casa del Popolo. Per il taglio del nastro molti dirigenti provinciali. Tra gli ospiti, con mezza giunta marignanese, i cugini diessini: il sindaco Domenico Bianchi e gli assessori Giuseppe Barilari e Daniele Morelli.
Una quarantina di iscritti, Rifondazione a San Giovanni ha molti consensi; viaggia tra il 7 e il 10 per cento una delle percentuali più alte della provincia. Ha un suo consigliere a San Giovanni, Antonio Casadei Menghi e un consigliere in Provincia, il giovane Cristian Conti. In questi anni si è contraddistinta per un’opposizione forte e puntuale senza scadere nella polemica spiccciola.
Dice Menghi, il leader storico: “La sede ha un grosso significato. Vi potremo incontrare i cittadini le associazioni e potrebbe essere il punto di ritrovo per il nostro partito in Valconca. Sarà aperta tutti i mercoledì sera”.




Un cappuccino al profumo dei tigli

– Il profumo dei tigli è una bellezza degna degli dei. A San Giovanni la si respira a cavallo tra maggio e giugno, il periodo dei fiori. Sorseggiare un cappuccino e mangiare una brioche con questa fragranza dà un bel senso di vita. Tutto intorno al centro storico ci sono alcune centinaia di piante e già grandi. Appena fuori le mura, verso Morciano, c’è il Parco dei Tigli. Il profumo da solo vale una passeggiata.




Per il dopo Micucci: Foronchi vs Abbondanza

– E’ un piccolo primato. Due donne, entrambe insegnanti, entrambe vicino ai Ds, in campo il prossimo 28 maggio per diventare sindaco di Gradara. Voto anticipato per sostituire Gian Franco Micucci, scomparso lo scorso 23 febbraio.
Franca Foronchi rappresenta una lista civica trasversale ma appoggiata dal centrodestra, che non propone un proprio candidato. Mentre Diana Abbondanza guida una squadra (“Centrosinistra per Gradara”) con dietro: Ds, Rifondazione Comunista, Sdi, Verdi e Italia dei Valori. E’ sostanzialmente una lista nata dal basso, dove i partiti, ufficialmente, hanno fatto un passo indietro. Il vice-sindaco, in caso di vittoria, sarà Felice Prioli. Diana Abbondanza, sposata, due figli, insegna Diritto All’Isiss di Morciano.
Il destino delle due professoresse è molto probabile che venga deciso da un pugno di voti. La Foronchi rappresenta l’eredità emotiva di Micucci, non proprio facile da gestire. Difficile anche il ruolo della collega; inaspettatamente due anni fa la sinistra ha perso non si sa se più per il cattivo governo degli anni precedenti che per l’ondata popolare che Micucci sapeva accendere. Diana Abbondanza promette di cambiare pagina.
Ora, nella corte gradarese questo nuovo duello.